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venerdì 4 marzo 2011

Liberato lo Sceicco Salah! Non regge alla prima udienza la pretestuosa accusa israeliana!


Come preconizzato dal suo team di avvocati difensori le autorità giudiziarie sioniste, alla prima udienza, non hanno trovato motivi per prolungare la carcerazione dello Sceicco Raed Salah, noto esponente della Fratellanza musulmana in Israele, che era stato sequestrato mentre tornava da Gerusalemme Est verso casa sua dopo aver partecipato a una pacifica manifestazione contro i progetti di giudeizzazione forzata della città araba a Silwan. Dopo il rapimento, molti giorni dopo, era stato rivelato il capo d'imputazione elevatogli contro: un ridicolo addebito per "incendio di cespugli" durante una sua visita al villaggio beduino di Araqib nel Negev, demolito dai bulldozer sionisti venti volte finora.

Il sequestro dello Sceicco, evidentemente nato dall'occasione che si é presentata invitante davanti agli uomini della polizia segreta sionista che stavano seguendo e pedinando le mosse di Salah, ha avuto termine a causa dell'impossibilità di essere 'giustificato' da un pretesto più convincente, tanto che persino la corte israeliana, notoriamente parziale e sfavorevole quando si debbano giudicare cittadini arabi (come dimostra il caso di Ameer Makhoul), ha dovuto rimettere in libertà il religioso.

Lo Sceicco Salah é stato già in carcere in passato ed é reduce dal massacro della Mavi Marmara, quando la nave di aiuto umanitario sulla quale si trovava venne illegalmente abbordata ed assaltata in acque internazionali da commando della Marina israeliana, che freddarono più di dieci attivisti sparando loro nella nuca e nella schiena mentre si trovavano inermi sdraiati sulla tolda.

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giovedì 17 febbraio 2011

Hamas sulla giudaizzazione forzata di Gerusalemme: "Si vuole cancellare l'identità storica, religiosa e culturale di una città unica al mondo"


Ismail Radwan, portavoce del Movimento musulmano di Resistenza Hamas, ha recentemente dichiarato che Israele sta preparandosi a intensificare ulteriormente le sue feroci politiche di giudaizzazione della parte araba di Gerusalemme, nel tentativo di snaturare il makeup etnico e religioso di una città che ha un ruolo centrale nella Storia, nella religione e nella cultura di miliardi di persone a esclusivo beneficio di una piccolissima minoranza di razzisti intolleranti e violenti.
Tronfi e soddisfatti della totale impunità accordata loro dalle autorità sioniste i coloni ebrei fondamentalisti pensano di poter disporre a piacere della parte araba di Gerusalemme.
La dichiarazione segue di poche ore il preoccupante annuncio della costruzione di ben diciannove sinagoghe nella colonia fondamentalista di Har Homa, costruita su terra palestinese illegalmente occupata nella parte araba della Città Santa.
Cristiani e Musulmani devono cooperare per difendere l'identità storica, culturare e religiosa della Città Santa
"Il piano degli occupanti di costruire nuovi edifici dove i loro sacerdoti potranno predicare il razzismo e l'intolleranza criminale che già fin troppo bene caratterizza il comportamento dei coloni deve suonare come una sirena d'allarme nel mondo Arabo, sia cristiano che musulmano...Al-Quds é in pericolo e posizioni risolute e coraggiose devono essere prese contro questa minaccia".

Radwan, inoltre ha commentato la diciannovesima demolizione consecutiva del villaggio beduino di Araqib, nel Negev: "I residenti del villaggio, con la loro determinazione a non lasciare la terra che occupano legittimamente, costituiscono un esempio di risolutezza che dovrebbe infiammare i cuori di tutti gli Arabi e rafforzare i nostri legittimi propositi di non farci sradicare a nessun costo".

lunedì 7 febbraio 2011

Israele vuole giudaizzare a forza il Negev, ma gli abitanti di Al-Araqib hanno idee diverse



I bulldozer corazzati delle forze di occupazione sioniste, scortati da un numero irragionevolmente alto di forze militari e di polizia in pieno assetto da guerra, sono intervenuti alle prime luci dell'alba del 7 febbraio 2011 per demolire, per la dodicesima volta consecutiva, il villaggio beduino di Al-Araqib, nel Negev.

Il Dr. Awad Abu Freih, portavoce del comitato in difesa di Araqib, ha dichiarato che i bulldozer israeliani hanno demolito tutte le costruzioni (capanne e baracche) erette dagli abitanti dopo l'undicesima demolizione, senza lasciare tempo a nessuno di prelevare alcun oggetto, bene o articolo dalle stesse, travolgendo e schiacciando tutto.

La popolazione, che era stata circondata nei pressi del cimitero e violentemente attaccata se cercava di allontanarsene, é stata quindi abbandonata ai rigori del mese di febbraio, costretta a scavare tra le macerie dei propri rifugi per recuperare il poco rimasto intatto. Gli abitanti di Araqib, tuttavia, sono adamantini nella determinazione di rimanere sul suolo del loro villaggio, anche se dovessero affrontare altre dieci o venti demolizioni.

L'intenzione degli israeliani sarebbe quella di cacciare i beduini per metterli a vivere in qualche baraccopoli recintata (al cui confronto perfino le "township" in cui i sudafricani razzisti rinchiudevano i lavoranti di colore farebbero una bella figura), e poi permettere a coloni ebrei fondamentalisti di occupare la loro terra.