Mangiatore di cavallette!". Così sentirete esclamare un Iraniano che voglia ricorrere a un insulto colorito nei confronti di un Saudita. L' abitudine beduina di cibarsi di locuste é inveterata tra i sudditi di Riyadh, come conferma una peculiare scena filmata recentemente in Arabia Saudita, in questi giorni invasa da sciami di tali insetti, che sono arrivati fino a La Mecca.
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venerdì 3 maggio 2019
Arabia invasa dalle cavallette! I regnicoli di Casa Saoud si preparano a una...MANGIATA!
Un nuovo "saporito" video per il nostro cliccatissimo Canale Youtube che è vicino a raggiungere il traguardo dei 300 iscritti!!
Mangiatore di cavallette!". Così sentirete esclamare un Iraniano che voglia ricorrere a un insulto colorito nei confronti di un Saudita. L' abitudine beduina di cibarsi di locuste é inveterata tra i sudditi di Riyadh, come conferma una peculiare scena filmata recentemente in Arabia Saudita, in questi giorni invasa da sciami di tali insetti, che sono arrivati fino a La Mecca.
Mangiatore di cavallette!". Così sentirete esclamare un Iraniano che voglia ricorrere a un insulto colorito nei confronti di un Saudita. L' abitudine beduina di cibarsi di locuste é inveterata tra i sudditi di Riyadh, come conferma una peculiare scena filmata recentemente in Arabia Saudita, in questi giorni invasa da sciami di tali insetti, che sono arrivati fino a La Mecca.
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mercoledì 22 ottobre 2014
Due soldati sionisti feriti in un attacco con mitra ed RPG alla frontiera con l'Egitto!
Due militari delle forze di occupazione di Tel Aviv schierate alla frontiera con il Sinai egiziano sono rimasti feriti quando da oltreconfine ignoti aggressori hanno aperto il fuoco contro la loro pattuglia impiegando armi automatiche e almeno una granata a razzo anticarro.
Il veicolo semi-protetto su cui si trovavano i militari ha riportato estesi danni.
Finora non ci sono rivendicazioni dell'attacco e lo stesso comunicato del comando sionista non dà chiarimenti sull'entità delle ferite riportate dai due.
E' molto tempo che non si registravano attacchi armati contro l'occupazione sionista dal Sinai, uno degli ultimi, sicuramente il più intenso, fu circa tre anni fa contro la località marittima di Eilat; quell'attacco, in prima battuta attribuito a militanti palestinesi, in seguito si rivelò opera di beduini del Sinai.
Il veicolo semi-protetto su cui si trovavano i militari ha riportato estesi danni.
Finora non ci sono rivendicazioni dell'attacco e lo stesso comunicato del comando sionista non dà chiarimenti sull'entità delle ferite riportate dai due.
E' molto tempo che non si registravano attacchi armati contro l'occupazione sionista dal Sinai, uno degli ultimi, sicuramente il più intenso, fu circa tre anni fa contro la località marittima di Eilat; quell'attacco, in prima battuta attribuito a militanti palestinesi, in seguito si rivelò opera di beduini del Sinai.
domenica 1 dicembre 2013
Manifestazioni e scontri in tutta la Cisgiordania contro il nuovo piano genocida del regime di Tel Aviv!
Il 'Piano Prawer' elaborato dai teorici della pulizia etnica di Tel Aviv prevede la distruzione di circa 40 villaggi beduini nel Negev meridionale e lo spostamento coatto, simile a quelli imposti ai Nativi Americani dai Soldati Blu yankee di circa 70mila persone che fin dai tempi biblici (se non prima!) hanno abitato quella zona.
Contro questo genocidio (perché rimuovere a forza una popolazione dalla sua patria avita é genocidio non meno che sterminarla fisicamente), contro questo nuovo 'Sentiero delle Lacrime' si é mobilitata l'intera opinione pubblica palestinese, con manifestazioni massicce che ieri hanno coinvolto l'intera Cisgiordania.
Si sono registrati scontri con gli occupanti sionazisti, lanci di gas tossici e urticanti con le consuete procedure pericolose e potenzialmente mortali, uso di munizioni di gomma e plastica utilizzate in modo da massimizzare il danno (eludendo così la presunta natura 'non letale' di tali pallottole).
Vi sono stati numerosi feriti e diversi arresti; mano a mano che arriveranno aggiornamenti in merito vi terremo al corrente di ogni ulteriore sviluppo della vicenda, specie se le manifestazioni dovessero ripetersi nella giornata di oggi.
Contro questo genocidio (perché rimuovere a forza una popolazione dalla sua patria avita é genocidio non meno che sterminarla fisicamente), contro questo nuovo 'Sentiero delle Lacrime' si é mobilitata l'intera opinione pubblica palestinese, con manifestazioni massicce che ieri hanno coinvolto l'intera Cisgiordania.
Si sono registrati scontri con gli occupanti sionazisti, lanci di gas tossici e urticanti con le consuete procedure pericolose e potenzialmente mortali, uso di munizioni di gomma e plastica utilizzate in modo da massimizzare il danno (eludendo così la presunta natura 'non letale' di tali pallottole).
Vi sono stati numerosi feriti e diversi arresti; mano a mano che arriveranno aggiornamenti in merito vi terremo al corrente di ogni ulteriore sviluppo della vicenda, specie se le manifestazioni dovessero ripetersi nella giornata di oggi.
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giovedì 18 luglio 2013
Violenza nel Sinai fa un morto ad Al-Arish e otto feriti a Sud di Rafah!
Mentre con difficoltà l'Egitto tenta di uscire dal periodo di caos seguito alla deposizione militare del Presidente-eletto Mohammed Mursi e ad evitare una spaccatura violenta del paese tra sostenitori dell'Ikhwan e suoi oppositori bisogna certo dire che i clan beduini del Sinai non hanno certo apprezzato gli sforzi delle autorità militari di reprimere ulteriormente il contrabbando di beni tramite tunnel sotterranei diretti a Gaza.
Se ne é avuta prova anche nella giornata di ieri quando due diversi incidenti riguardanti gli attacchi di uomini armati ai posti di blocco e alle strutture militari di Rafah e Al-Arish hanno lasciato sul terreno un morto (ad Al-Arish) e ben otto feriti (vicino alla Striscia di Gaza), tutti tra i ranghi dei governativi.
Il morto era una sentinella che si trovava fuori da una caserma di guardia quando é stato raggiunto da un colpo d'arma da fuoco al collo; i feriti invece sono rimasti coinvolti in un'esplosione seguita al lancio di granate a razzo contro il checkpoint che stavano presidiando.
Se ne é avuta prova anche nella giornata di ieri quando due diversi incidenti riguardanti gli attacchi di uomini armati ai posti di blocco e alle strutture militari di Rafah e Al-Arish hanno lasciato sul terreno un morto (ad Al-Arish) e ben otto feriti (vicino alla Striscia di Gaza), tutti tra i ranghi dei governativi.
Il morto era una sentinella che si trovava fuori da una caserma di guardia quando é stato raggiunto da un colpo d'arma da fuoco al collo; i feriti invece sono rimasti coinvolti in un'esplosione seguita al lancio di granate a razzo contro il checkpoint che stavano presidiando.
sabato 13 aprile 2013
Violenta repressione a Irbid, il reuccio ascemita di Giordania non sa più a che santo votarsi!!
Due settimane dopo l'insediamento dell'ennesimo Governo giordano in poco più di due anni una vasta manifestazione di protesta nella città settentrionale di Irbid é stata repressa con estrema violenza dalle forze di sicurezza reali che hanno lanciato un diluvio di agenti lacrimogeni e urticanti contro la popolazione che marciava compatta 'armata' solo di cartelli e striscioni e quindi si sono scatentati in un carosello di cariche al manganello sparando anche colpi 'intimidatori' ma pericolosamente vicini all'altezza d'uomo.
Bisogna ricordare che poliziotti e militari sono reclutati tra i clan di nomadi beduini fedeli alla casa reale ascemita, gruppi etnici e clanici che hanno una naturale antipatia (adeguatamente coltivata e rafforzata nell'addestramento) contro gli abitanti delle città (in particolare quelli di origine Palestinese); atteggiamento che già risultò utile durante i massacri del "Settembre Nero".
E' significativo che la protesta sia scoppiata a Nord, vicino al confine con la Siria; territorio che la CIA, il Mossad e gli emiri wahabiti del petrolio vorrebbero trasformare nel "Pachistan siriano" proprio come il Pachistan era il retroterra sicuro dove venivano addestrati e riforniti i selvaggi wahabiti inviati contro l'Afghanistan filosovietico da tutti i dittatori arabi amici di Washington (Mubarak, Re Mohammed, Re Fahd e via discorredndo...). Evidentemente i Giordani di Irbid non vedono di buon occhio l'idea di dovere ospitare fanatici qaedisti dalle loro parti!
Bisogna ricordare che poliziotti e militari sono reclutati tra i clan di nomadi beduini fedeli alla casa reale ascemita, gruppi etnici e clanici che hanno una naturale antipatia (adeguatamente coltivata e rafforzata nell'addestramento) contro gli abitanti delle città (in particolare quelli di origine Palestinese); atteggiamento che già risultò utile durante i massacri del "Settembre Nero".
E' significativo che la protesta sia scoppiata a Nord, vicino al confine con la Siria; territorio che la CIA, il Mossad e gli emiri wahabiti del petrolio vorrebbero trasformare nel "Pachistan siriano" proprio come il Pachistan era il retroterra sicuro dove venivano addestrati e riforniti i selvaggi wahabiti inviati contro l'Afghanistan filosovietico da tutti i dittatori arabi amici di Washington (Mubarak, Re Mohammed, Re Fahd e via discorredndo...). Evidentemente i Giordani di Irbid non vedono di buon occhio l'idea di dovere ospitare fanatici qaedisti dalle loro parti!
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venerdì 22 marzo 2013
Si inasprisce con accuse sempre più pesanti la guerra mediatica tra Hamas e l'opposizione egiziana!
Da quando con la propria politica ondivaga, tentennatne ed eccessivamente sussiegosa nei confronti di Usa, Israele ed emirati del petrolio, la dirigenza della Fratellanza Musulmana egiziana é riuscita ad alienarsi parte dell'opinione pubblica che aveva partecipato con entusiasmo alla Rivoluzione di Piazza Tahrir e che sognava per l'Egitto un Rinascimento a base di convinte e solide politiche di autonomia, indipendenza, recupero del ruolo-guida nel Mondo Arabo e nella lotta contro l'occupazione sionista, i pochi rimasugli del regime di Mubarak hanno avuto buon gioco a mescolarsi con questa platea di scontenti e a usare tutti gli ultimi residuati delle loro 'borse di trucchi' per fomentare una campagna di stampa anti-Hamas, movimento che gli
ex-mubarakiti vedono come troppo vicino all'Ikhwan e ai suoi dirigenti attuali.
Adesso, citando non meglio identificate 'fonti della sicurezza' che con pochissima fantasia si può facilmente far risalire a ex-uomini del regime della 'Vacca che Ride', il quotidiano egiziano "Al-Youm al-Sabeh" ha accusato la dirigenza di Hamas nella Striscia di Gaza di essere stata coinvolta nientemeno che nell'attacco omicida che a Rafah uccise 16 guardie di confine egiziane (e che invece noi per certo attribuiamo a una manovra provocatoria del Mossad sionista con l'aiuto di uomini della sicurezza di Fatah cacciati proprio dalla Striscia col fallito golpe del 2007).
Sarebbero proprio questi ex-scherani di Fatah fuggiti da Gaza 6 anni orsono e rifugiatisi in Egitto (allora ancora controllato dal Rais Mubarak) ad avere il maggior astio verso Hamas e a volerlo coinvolgere a tutti i costi in ogni situazione torbida che si presenti in Egitto, presente o passata. Il portavoce del Movimento musulmano palestinese Tahir al-Nunu ha preso la parola in una recente conferenza stampa accusando questi personaggi di voler sabotare a ogni costo le buone relazioni tra Gaza e il Cairo per il loro piccolo ed egoistico tornaconto personale.
ex-mubarakiti vedono come troppo vicino all'Ikhwan e ai suoi dirigenti attuali.
Adesso, citando non meglio identificate 'fonti della sicurezza' che con pochissima fantasia si può facilmente far risalire a ex-uomini del regime della 'Vacca che Ride', il quotidiano egiziano "Al-Youm al-Sabeh" ha accusato la dirigenza di Hamas nella Striscia di Gaza di essere stata coinvolta nientemeno che nell'attacco omicida che a Rafah uccise 16 guardie di confine egiziane (e che invece noi per certo attribuiamo a una manovra provocatoria del Mossad sionista con l'aiuto di uomini della sicurezza di Fatah cacciati proprio dalla Striscia col fallito golpe del 2007).
Sarebbero proprio questi ex-scherani di Fatah fuggiti da Gaza 6 anni orsono e rifugiatisi in Egitto (allora ancora controllato dal Rais Mubarak) ad avere il maggior astio verso Hamas e a volerlo coinvolgere a tutti i costi in ogni situazione torbida che si presenti in Egitto, presente o passata. Il portavoce del Movimento musulmano palestinese Tahir al-Nunu ha preso la parola in una recente conferenza stampa accusando questi personaggi di voler sabotare a ogni costo le buone relazioni tra Gaza e il Cairo per il loro piccolo ed egoistico tornaconto personale.
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domenica 9 settembre 2012
Adesso ci sono le prove! L'attacco nel Sinai organizzato dal Mossad aiutato dal burattino Dahlan!
Un capo anziano dei beduini del Sinai settentrionale di nome Majdi Salem, ha inviato una lettera al Presidente egiziano Mohammed Mursi dichiarando di avere "prove certe" riguardo la natura e i colpevoli dell'attacco omicida avvenuto alcune settimane fa a un posto di frontiera egiziano, costato la vita a sedici guardie di confine. Come sostenuto su queste pagine fin dall'inizio la responsabilità dell'azione ricadrebbe sul Mossad sionista aiutato dal corrotto collaborazionista cacciato persino da Fatah per i suoi legami col regime ebraico, Mohamed Dahlan.
Ma non é tutto, Salem ha dichiarato di sapere per certo che vari ufficiali dell'Esercito egiziano fossero a conoscenza in anticipo dell'attacco e avrebbero taciuto nella speranza che esso portasse il Governo del Cairo ad accusare i Palestinesi di Hamas e ritardasse o rimandasse sine die l'apertura del varco di confine di Rafah e la fine dell'assedio economico alla Striscia costiera. Durante l'Era Mubarak infatti il confine con Gaza rimaneva chiuso a ogni genere di transito.
Majdi Salem ha chiesto udienza col Presidente Mursi per rivelargli le informazioni di cui é a conoscenza. Nonostante gli intenti israeliani l'attacco nel Sinai é stato sfruttato da Mursi per licenziare i Generali della vecchia guardia filo-Mubarak (ci sono stati oltre settanta pensionamenti finora), smembrare lo SCAF e cancellare tutti i provvedimenti che erano stati presi da questo per indebolire Parlamento e Presidenza. Inoltre la presenza militare egiziana nel Sinai é stata rafforzata.
Ma non é tutto, Salem ha dichiarato di sapere per certo che vari ufficiali dell'Esercito egiziano fossero a conoscenza in anticipo dell'attacco e avrebbero taciuto nella speranza che esso portasse il Governo del Cairo ad accusare i Palestinesi di Hamas e ritardasse o rimandasse sine die l'apertura del varco di confine di Rafah e la fine dell'assedio economico alla Striscia costiera. Durante l'Era Mubarak infatti il confine con Gaza rimaneva chiuso a ogni genere di transito.
Majdi Salem ha chiesto udienza col Presidente Mursi per rivelargli le informazioni di cui é a conoscenza. Nonostante gli intenti israeliani l'attacco nel Sinai é stato sfruttato da Mursi per licenziare i Generali della vecchia guardia filo-Mubarak (ci sono stati oltre settanta pensionamenti finora), smembrare lo SCAF e cancellare tutti i provvedimenti che erano stati presi da questo per indebolire Parlamento e Presidenza. Inoltre la presenza militare egiziana nel Sinai é stata rafforzata.
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lunedì 26 marzo 2012
Mafioso israeliano taglieggiava immigrati africani nel regime dell'Apartheid sionista, a chi non pagava veniva espiantato un rene!
Abbiamo già a lungo parlato delle discriminazioni razziste di cui sono vittime, nel regime ebraico dell'Apartheid, gli immigrati di origine africana; oggi dobbiamo registrare come, in un'entità nata dal crimine dell'invasione e della Nakba, sia facilissimo compiere i più mostruosi e abietti reati contro la Persona, fidando proprio nella diffusa impunità garantita da un regime esso stesso frutto del più marchiano e basilare disconoscimento dei Diritti della Persona e, ancora una volta, le vittime di questi crimini sono di nuovo immigrati dal Continente Nero.
Secondo quanto riportato dai media sionisti una serie di circostanziate accuse mosse da esponenti della comunità beduina del Sud-Negev hanno portato all'arresto di un cittadino sionista colpevole di ricatti per dozzine di migliaia di dollari ai danni di famiglie immigrate eritree e sudanesi che, dopo essersi rivolte alla sua organizzazione mafiosa per "contrabbandare" nel paese parenti e amici li vedevano poi trattenuti come ostaggi dai complici del ricattatore che per mesi pretendeva pagamenti regolari di fronte alla minaccia di abbandonare il malcapitato nelle mani delle autorità israeliane (use a sparare a chi si avvicina al confine), ucciderlo oppoure prelevargli un rene o un polmone per alimentare il traffico di organi di cui Israele é l'indiscusso capoluogo mondiale.
I beduini, che abitualmente nomadizzano tra il Negev e il Sinai, erano al corrente dei movimenti e delle attività dell'uomo e dei suoi complici e non hanno tardato a infomrare le autorità di quanto andava accadendo sotto i loro occhi. Per anni le ONG umanitarie internazionali hanno pregato e invitato Israele a rivedere la sua politica dello "sparare a vista" contro tutti coloro che si avvicinano al confine dol Sinai.
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venerdì 13 gennaio 2012
Sorpresa, sorpresa, sorpresa! I militanti dell'attacco agostano ad Eilat erano beduini del Sinai
Come si ricorderà il nostro lettore più attento e assiduo lo scorso 18 agosto vicino a Eilat (più correttamente da indicarsi col suo nome arabo Umm el-Rishrash) corriere trasporto truppe dell'esercito sionista di occupazione vennero presa e bersaglio da militanti che, colpendole con granate a razzo e armi automatiche riuscirono a eliminare molti dei militari sionazisti a bordo. Mentre arrivavano di continuo aggiornamenti e flash non avemmo nessun dubbio ad attribuire quella audace e fortunata operazione a forze della Resistenza palestinese tanto da intitolare il nostro primo newsitem in merito: "Forze della Resistenza palestinese attaccano bus di soldati sionisti a Eilat".
Ebbene, dobbiamo chiedere scusa ai nostri lettori per esserci lasciati andare (in verità in buona compagnia, ma questo non ci scusa) a una affermazione non sostanziata e precipitosa; da quanto emerso dopo mesi e mesi di indagine dell'intelligence sionista, infatti, pare che i responsabili dell'azione non fossero affato Palestinesi e non fossero per nulla passati da Gaza nel Sinai egiziano e quindi da questo infiltratisi verso Umm Rishrash, affatto, essi, nel Sinai, ci avevano sempre vissuto essendo ormai praticamente certa (a quanto abbiamo potuto leggere sui media sionisti) la loro identità di Beduini egiziani, nativi e autoctoni della medesima penisola.
Questo fatto, a parte configurare i bombardamenti massicci effettuati dalle forze armate sioniste su Gaza "per rappresaglia" contro l'azione armata come un vero e proprio crimine di guerra, apre scenari fino a poco fa discussi solo a mezza bocca e sottovoce da pochi esperti di strategia e geopolitica (e anche allora, a mero livello di ipotesi in prospettiva) a un ben più vasto bacino di dibattito e considerazione. Finora i Beduini del Sinai non avevano mai preso le armi contro il regime sionista di occupazione. Il regime sionista, dal canto suo, era stato abbastanza furbo da non interferire troppo coi cicli di vita nomade dei beduini. Adesso però nel quadro della campagna sionista di pulizia etnica contro tutte le minoranze che vivono nella Palestina occupata i Beduini del Negev sono stati sottoposti, mese dopo mese, anno dopo anno a angherie e persecuzioni sempre più insopportabili.
Era così inaspettato e imprevedibile il caso che i loro compatrioti di oltreconfine si indignassero e si organizzassero per colpire Israele?
La prospettiva di attacchi e azioni armate dal Sinai verso la porzione meridionale di Palestina occupata distrugge, facendone letteralmente piazza pulita, quasi trent'anni di assunti, sillogismi e implicazioni di parte israeliana riguardo la mitica "sicurezza dello stato ebraico" (che come la rossiniana Araba Fenice "Che ci sia ciascun lo dice, dove stia nessun lo sa") che considerando il 'Versante Sud' sicuro in quanto garantito dall'Accordo di Camp David permetteva alle forze armate sioniste di concentrare tutte le loro attenzioni verso Nord, verso il Libano (invaso nel 1982 e nel 2006) e verso le Alture del Golan (illegalmente occupate fin dal 1967). Ora questo non é più vero e tutta la postura dell'Esercito israeliano e delle forze di polizia militare e paramilitare israeliane deve essere rivista in profondità, ci saranno forti spese e gravi difficoltà logistiche e organizzative da affrontare, in mezzo a un'atmosfera di crisi continua che vede costantemente peggiorare la statura politico-strategica dell'entità di occupazione.
Non vogliamo spingere la nostra analisi o le nostre previsioni troppo in là, ma, vedendo cosa é accaduto nel Sud del Libano con la comunità sciita e la nascita di Amal e di Hezbollah porgiamo al lettore volenteroso uno spunto di riflessione. Il 18 agosto ad agire contro le corriere dei militari sionisti sono stati alcuni Beduini giovani e coraggiosi; cosa succederebbe domani se tali azioni non venissero compiute da commando isolati ma da gruppi e squadre addestrate e coordinate da una struttura organizzata, in grado di dare alla comunità del Sinai un livello di coscienza, di motivazione e di forza non dico uguale o simile ma 'quantomeno' paragonabile a quello delle Forze della Resistenza nazionale libanese?
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lunedì 21 novembre 2011
Allarme a Gaza: "Israele minaccia di aprire le dighe per provocare inondazioni devastanti nella Striscia assediata!"
Il Ministero dell'Agricoltura e quello della Difesa Civile del Governo palestinese hanno messo in guardia gli abitanti del ghetto costiero di Gaza riguardo al pericolo di devastanti inondazioni se il regime ebraico manterrà la propria promessa di aprire le dighe, riversando contro il territorio liberato da Hamas migliaia e migliaia di metri cubi di acqua usati come arma devastatrice.
Il Colonnello Yousef Zahhar, capo della Difesa civile a Gaza ha rivelato che la massa di acqua prevista devasterebbe cento abitazioni e quasi un migliaio di alveari (importante risorsa alimentare per la cittadinanza sottoposta al disumano assedio sionista), oltre che sommergere cento chilometri quadrati di orti e campi coltivati nella zona di Mighraka, al centro della Striscia.
Tutto il bestiame della zona, se non evacuato per tempo, sarebbe a rischio, mettendo in pericolo la sopravvivenza delle famiglie del luogo, principalmente allevatori e pastori beduini. I Ministeri hanno lanciato l'allarme per scoraggiare il regime ebraico dal mettere in atto simili azioni terroristiche, ma anche per dare modo alla popolazione di mettere al riparo armenti, case e, se ciò non fosse possibile, quantomeno evacuare la zona minacciata.
L'occupazione sionista già l'anno scorso aveva aperto le dighe causando milioni di dollari di danno all'agricoltura della Striscia.
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domenica 6 novembre 2011
Siamo sicuri che in Libia sia tutto finito? Nell'interno del paese e oltre il confine col Niger si organizza la guerriglia lealista.
LLF, Fronte di Liberazione Libico, questo il nome della neonata forza politica e militare organizzatasi in questi giorni tra il profondo Hinterland libico, dominio incontrastato dei clan beduini, e il confine col Niger, laddove le sabbie del Sahara cedono il passo alla prateria e alla savana semiarida che in arabo vengono definite 'Sahel', cioé 'costa', 'riva', non una riva tra acqua e terra, beninteso, ma tra terra e sabbia, tra sterpaglia e deserto.
Franklin Lamb, cronista statunitense esperto di Mondo Arabo, da anni residente e operante in Libano, si é recato di recente a visitare, nel Sahel del Niger proprio oltre il confine, il Quartier Generale di questa nuova formazione, dove, come si può ben capire, l'unica autorità riconosciuta é quella di Saif Gheddafi, tanto dai membri del suo clan, oltre che da quello dei Wafalla, storici alleati tribali dell'ex Rais.
Lamb rimane stupito dalla qualità degli equipaggiamenti e dell'hardware tecnologico in mano ai membri dell'LLF e viene legittimo il sospetto che, in qualche modo, a qualche livello, non sia stata messa mano a cache di fondi e di risorse preventivamente accumulate per questo scopo, forse temendo un'invasione straniera della Libia o, come é avvenuto, una guerra civile. All'inizio del secolo i guerriglieri Senussi riuscirono a far vedere letteralmente i sorci verdi agli occupanti italiani che, come il Consiglio Nazionale di Transizione, occupavano solo la ristretta fascia costiera. La storia é forse destinata a ripetersi?
Ma forse il 'Fronte' preferirà muoversi su strade diverse da quelle della guerriglia armata dura e cruda, o, quantomento, mantenere un 'doppio binario' di iniziative politiche e militari; sembra infatti che, valendosi della trentennale esperienza dei 'consigli del popolo' (infingimenti di democrazia diretta per i nemici di Gheddafi, utili strumenti di autogoverno per i suoi fautori) l'LLF abbia intenzione di sostenere candidati d'opposizione alle elezioni politiche promesse per il 2012 dai capi del Consiglio di Transizione.
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mercoledì 27 aprile 2011
Beduini palestinesi e volontari internazionali costruiscono la scuola "Vittorio Arrigoni" a Ras al-Oje!
La scuola "Vittorio Arrigoni" ha iniziato a prendere forma a Ras al-Oje, a Sudest della località di Tobas, nella Valle del Giordano, grazie agli sforzi e alla fatica di settanta operai improvvisati, tra Palestinesi di etnia beduina e cooperanti e volontari del Movimento internazionale di Solidarietà che un colpo di badile alla volta, un mattone dopo l'altro, stanno portandone avanti la costruzione.
Abitanti del circondario hanno descritto l'inizio e il prosieguo dei lavori a reporter dell'agenzia stampa palestinese "Palestine Information Center", rimarcando come, quando si sono diffuse le tragiche notizie sul ritrovamento del cadavere di Vittorio 'Vik Utopia' la decisione di intitolargli la costruenda struttura é stata presa pressoché all'unanimità.
Come segno tangibile del perpetuo legame fra l'edificio e la figura del volontario italiano, una piccola bandiera tricolore garrisce nelle raffiche di vento, ben più dignitosa e fiera degli stendardi di quanti, sotto gli stessi colori, si prestano a vergognose occupazioni militari. Una volta completata la struttura potrà provvedere alle necessità educative di una settantina fra scolari e studenti; un numero più che sufficiente per la piccola comunità locale.
Il fondatore del Fondo Nazionale Ebraico, il sionista razzista Yossef Weitz |
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lunedì 28 marzo 2011
Beduini del Sinai tentano di nuovo di colpire il gasdotto verso Israele e Giordania, questa volta fallendo!
Il periodico indipendente egiziano Al-Badil ha comunicato che un nuovo attentato esplosivo, questa volta fallito, é stato messo in atto contro una stazione di pompaggio del gas naturale che dall'Egitto veniva fino a poche settimane fa inviato in Israele, secondo accordi fraudolenti presi dai figli di Mubarak e dai responsabili dell'energia e degli idrocarburi del passato regime, che hanno defraudato l'economia e l'erario egiziano di centinaia di milioni di metri cubi di gas combustibile e di una rendita di circa 12 miliardi di Euro.
Secondo i giornalisti egiziani un commando di dieci uomini armati ha minacciato le guardie allontanandole dalla loro postazione presso l'impianto, nel nord del Sinai, e avrebbe poi fissato un congegno esplosivo ai macchinari di pompaggio; questo però, anziché detonare, si sarebbe rivelato difettoso e sarebbe stato rimosso dai guardiani, che erano tornati sul posto dopo aver visto che i potenziali attentatori si erano dileguati su due piccoli furgoni scoperti.
Intanto, nell'ennesima ridda di annunci e smentite riguardo il ripristino della fornitura di gas egiziano a Israele, le fonti degli organi di sicurezza del gasdotto hanno recentemente negato che la previsione fatta negli scorsi giorni dal tabloid israeliano 'Yedioth Ahronot', che preconizzava una ormai imminente ripresa del pompaggio di gas in direzione dello Stato ebraico, sia basata, anche in minima parte, su stime o progetti delle competenti autorità del Cairo. Sembra proprio che dopo sei anni di 'vacche grasse' Israele dovrà adattarsi a fare a meno del gas egiziano ancora per un po'.
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giovedì 17 marzo 2011
Riprende a scorrere il gas egiziano verso la Giordania...ma non verso Israele!
Da poche ore il flusso di gas naturale egiziano attraverso i condotti diretti in Giordania é ripreso regolarmente mentre, nonostante affermazioni in merito fatte negli scorsi giorni da parte israeliana, non é chiaro se e quando le pompe riprenderanno a funzionare anche in direzione dello Stato ebraico.
La fornitura di metano ad Israele, a prezzi scandalosamente fuori mercato, era una delle molte vergogne che tenevano la popolarità del tiranno Mubarak e della sua 'corte' sottozero negli indici di gradimento del popolo egiziano. Appena cacciato dal potere l'autocrate del Cairo i suoi figli e l'ex ministro dell'Energia sono stati prontamente messi sotto inchiesta per malversazioni e tangenti collegate proprio con questa 'connection' israeliana.
L'interruzione delle forniture di gas a Giordania e Israele era stata decisa dopo l'attentato esplosivo del 5 febbraio scorso, col quale ignoti attaccanti (probabilmente beduini del Sinai) avevano immobilizzato i guardiani di una stazione di pompaggio e, dopo averli trasportati al sicuro ed essersi accertati che i residenti locali si tenessero ben al largo dalla struttura, l'avevano dinamitata, distruggendola.
La stazione distrutta era sul ramo di gasdotto diretto in Giordania, ma anche il flusso verso Israele, per precauzione, era stato bloccato. Da allora l'Eastern Mediterranean Gas Company ha annunciato per ben quattro volte che il pompaggio da parte egiziana era "in procinto di venire ripreso", soltanto per essere smentita ogni volta. Israele pagava cifre oscillanti tra 0,70 e 1,25 dollari usa per ogni Unità termogenica inglese di gas, mentre la sola estrazione e pompaggio del gas all'Egitto costa circa 3 dollari per Unità.
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giovedì 17 febbraio 2011
Hamas sulla giudaizzazione forzata di Gerusalemme: "Si vuole cancellare l'identità storica, religiosa e culturale di una città unica al mondo"
Ismail Radwan, portavoce del Movimento musulmano di Resistenza Hamas, ha recentemente dichiarato che Israele sta preparandosi a intensificare ulteriormente le sue feroci politiche di giudaizzazione della parte araba di Gerusalemme, nel tentativo di snaturare il makeup etnico e religioso di una città che ha un ruolo centrale nella Storia, nella religione e nella cultura di miliardi di persone a esclusivo beneficio di una piccolissima minoranza di razzisti intolleranti e violenti.
Tronfi e soddisfatti della totale impunità accordata loro dalle autorità sioniste i coloni ebrei fondamentalisti pensano di poter disporre a piacere della parte araba di Gerusalemme. |
Cristiani e Musulmani devono cooperare per difendere l'identità storica, culturare e religiosa della Città Santa |
Radwan, inoltre ha commentato la diciannovesima demolizione consecutiva del villaggio beduino di Araqib, nel Negev: "I residenti del villaggio, con la loro determinazione a non lasciare la terra che occupano legittimamente, costituiscono un esempio di risolutezza che dovrebbe infiammare i cuori di tutti gli Arabi e rafforzare i nostri legittimi propositi di non farci sradicare a nessun costo".
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lunedì 7 febbraio 2011
Israele vuole giudaizzare a forza il Negev, ma gli abitanti di Al-Araqib hanno idee diverse
I bulldozer corazzati delle forze di occupazione sioniste, scortati da un numero irragionevolmente alto di forze militari e di polizia in pieno assetto da guerra, sono intervenuti alle prime luci dell'alba del 7 febbraio 2011 per demolire, per la dodicesima volta consecutiva, il villaggio beduino di Al-Araqib, nel Negev.
Il Dr. Awad Abu Freih, portavoce del comitato in difesa di Araqib, ha dichiarato che i bulldozer israeliani hanno demolito tutte le costruzioni (capanne e baracche) erette dagli abitanti dopo l'undicesima demolizione, senza lasciare tempo a nessuno di prelevare alcun oggetto, bene o articolo dalle stesse, travolgendo e schiacciando tutto.
La popolazione, che era stata circondata nei pressi del cimitero e violentemente attaccata se cercava di allontanarsene, é stata quindi abbandonata ai rigori del mese di febbraio, costretta a scavare tra le macerie dei propri rifugi per recuperare il poco rimasto intatto. Gli abitanti di Araqib, tuttavia, sono adamantini nella determinazione di rimanere sul suolo del loro villaggio, anche se dovessero affrontare altre dieci o venti demolizioni.
L'intenzione degli israeliani sarebbe quella di cacciare i beduini per metterli a vivere in qualche baraccopoli recintata (al cui confronto perfino le "township" in cui i sudafricani razzisti rinchiudevano i lavoranti di colore farebbero una bella figura), e poi permettere a coloni ebrei fondamentalisti di occupare la loro terra.
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Netanyahu comanda Mubarak a bacchetta: forse per l'ultima volta?
Il tabloid dello Stato ebraico Maariv ha rivelato che il Governo di ultradestra guidato da Netanyahu ha respinto una richiesta egiziana di inviare ulteriori truppe nel Sinai per contrastare la crescente ostilità della popolazione beduina locale, che sente l'influsso della rivolta anti-Mubarak nelle aree metropolitane.
Il Governo egiziano nominato pochi giorni fa dall'autocrate del Cairo ha giustificato la propria richiesta elencando agguati e attacchi subiti negli ultimi giorni dal personale di sicurezza non-militare stanziato nella penisola, non ultimo l'attentato esplosivo che ha distrutto una stazione di controllo e pompaggio di gas liquido presso El-Arish.
Israele ha replicato che, dopo aver esaminato accuratamente la richiesta ha deciso di opporvisi, aggiungendo che anche le truppe precedentemente stanziate nel Sinai, subito dopo l'inizio della rivolta, dovranno essere "ritirate quanto prima".
Benedetta ingenuità di Benji Netanyahu! Evidentemente i capi sionisti si sono talmente abituati a comandare a bacchetta gli Egiziani secondo i loro desideri e i loro capricci che non capiscono che, una volta arrivata a naturale conclusione la sollevazione popolare contro "la vacca che ride", avrà termine anche la loro capacità di dettare ordini al Cairo.
La Fratellanza Musulmana commenta l'attentato al gasdotto di El-Arish
La Fratellanza Musulmana in Egitto ha dichiarato che l'attacco esplosivo contro il gasdotto egiziano nel Sinai é "diretta conseguenza" della scellerata politica energetica del regime di Mubarak, che svende le risorse naturali del paese senza reinvestirne gli utili a beneficio della popolazione.
Il portavoce del gruppo Jamal Nassar ha dichiarato che il regime egiziano si é mostrato fin troppo ansioso di rifornire di gas Israele a prezzi del tutto slegati dalla normale domanda e offerta del mercato, per provare la propria "affidabilità" politica.
Nassar ha respinto come "mendace e pretestuosa" l'accusa venuta da parte israeliana che avrebbe voluto Hamas implicato in qualche modo nell'avvenimento, forse in cooperazione con elementi della stessa Fratellanza. Dal periodico egiziano "Al-Youm Al-sabe'a" é venuta invece la notizia che l'attentato é stato compiuto da uomini mascherati (probabilmente beduini) che hanno sopraffatto e immobilizzato i quattro guardiani della stazione di controllo, portandoli sufficientemente lontani da essa in modo che non rimanessero coinvolti nell'esplosione.
Dopo avere collocato le cariche sulla struttura i 'commando' si sarebbero allontanati su due fuoristrada privi di targa.
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domenica 6 febbraio 2011
Incredibile! I Palestinesi di Gaza nutrono la guarnigione egiziana che mantiene chiuso il varco di Rafah!
In un esercizio di generosità che sembra tratto da un "racconto morale" i Palestinesi di Gaza stanno provvedendo in questi giorni a rifocillare i soldati egiziani che sono stati schierati a guardia del varco di confine di Rafah, per controllare che rimanga chiuso (e quindi che lo strangolamento economico di Gaza, voluto da Israele, possa continuare).
Infatti, come certi soldati giapponesi della Seconda Guerra Mondiale i militari egiziani sono stati portati sul luogo e quindi praticamente abbandonati a sé stessi; e, visto lo stato di incertezza che accompagna il procedere della rivolta anti-Mubarak, i loro comandanti, la cosa potrebbe forse essere comprensibile.
Villaggio beduino nel Sinai; gli scontri fra beduini e personale di sicurezza egiziano sono quasi all'ordine del giorno. |
Confine Gaza-Egitto, le tende in primo piano nascondono i punti d'accesso dei tunnel di contrabbando. |
Del resto, come medita un anziano palestinese interrogato sulla questione, i soldati posti a guardia di Rafah non hanno deciso loro di cooperare con Israele, lasciare che facciano la fame sarebbe contrario ai principi di misericordia del Corano.
Attentato esplosivo contro gasdotto nel Sinai, interrotta la linea di rifornimento verso Aqaba
Ignoti attentatori hanno colpito un gasdotto nella zona di Al-Arish, nel Sinai, danneggiando le tubature che pompano gas liquefatto in direzione di Aqaba e quindi di Amman, in Giordania; la notizia, inizialmente riportata dal network qatariano Al-Jazeera é stata in seguito confermata dai media di Stato egiziani. Del materiale esplosivo é stato collocato in prossimità di una stazione di controllo della linea, distruggendola e facendo arrestare il flusso di gas liquefatto, non si riportano vittime o feriti.
Contattati da inviati dei media residenti della zona hanno parlato di una "enorme esplosione" con fiamme che si sono levate alte e persistenti sopra l'orizzonte e di una catena di esplosioni più piccole che si sono protratte a lungo dopo la prima. Le autorità egiziane ritengono che l'attacco sia stato preparato con attenzione e cura in passato e sia stato messo in opera approfittando dello stato di incertezza in cui si trova il personale egiziano di sicurezza nella penisola del Sinai.
Non sono stati registrati messaggi o rivendicazioni di alcuna sorta. In passato, membri di clan beduini che abitano il Sinai avevano cercato di portare a termine attacchi ai gasdotti, ma mai su una scala o con mezzi simili. "Le rivendicazioni dei beduini sono puramente economiche, la politica o il fondamentalismo religioso non c'entrano niente; vorrebbero solo che le loro comunità beneficiassero di una parte dei proventi dell'esportazione del gas, che invece la cleptocrazia di Mubarak tiene ben stretti".
Ad Amman, il Ministero giordano dell'Energia é in costante contatto con le autorità egiziane per tenersi aggiornato sull'evoluzione della situazione e su come e quanto il rifornimento energetico del regno hashemita sarà influenzato nell'immediato e prossimo futuro. La linea di tubature che porta gas verso Israele, invece, non é stata minimamente toccata dall'attentato o dai suoi effetti secondari.
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