Questa foto mostra gli effetti avuti sul viso del quattordicenne palestinese Yosef Lutfi dell'impatto di un candelotto lacrimogeno di alluminio sparatogli in faccia a oltre ottanta chilometri all'ora da un 'democratico' sbirro sionazista.
Lutfi manifestava con i suoi concittadini palestinesi nei pressi di Betlemme, nella Cisgiordania illegalmente occupata dalle forze del regime ebraico, protestando contro la continua annessione di terreni e risorse idriche e agricole alle 'colonie' dei miliziani ebrei.
Abbiamo già parlato della maniera volutamente fuori dalle regole di ingaggio previste con cui la sbirraglia sionazista usa i candelotti lacrimogeni, sparandoli direttamente contro il corpo dei manifestanti per ferirli, mutilarli e ucciderli, come successo molte volte in passato.
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sabato 7 dicembre 2013
Quattordicenne palestinese di Betlemme ha il volto devastato da un candelotto lacrimogeno sionazista!
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lunedì 3 gennaio 2011
Reportage esclusivo sulla morte di Jawaher Abu Rachman, la donna palestinese uccisa dai gas israeliani
Riportiamo le parole di un Palestinese presente alla dimostrazione contro il Muro dell'Apartheid israeliano che é costata la vita alla trentaseienne donna palestinese Jawaher Abu Rachman, soffocata dai gas urticanti delle forze di occupazione sioniste.
Un sabato ventoso e freddo a Bi'lin, con l'umidità che si insinua ovunque e ti faceva rabbrividire fin nelle ossa.
Un migliaio di persone si radunano per la protesta settimanale contro il Muro dell'Apartheid, mi sorprende vedere, al centro della folla, il sedicente Primo Ministro dell'Autorità nazionale palestinese, Salaam Fayyad, che si guarda intorno alla ricerca di obiettivi che lo inquadrino; chissà se ha dovuto fare richiesta come gli altri per i permessi israeliani di attraversare barriere e checkpoint che ormai frastagliano la Cisgiordania.
Si marcia, appena i "pavoni" di Fatah hanno finito di fare la ruota a beneficio dei media; dopo appena sessanta metri Fayyad si ferma di colpo e si guarda intorno come se si rendesse conto di aver lasciato il gas acceso in casa; afferra qualche mano, la scuote in un frettoloso saluto e scompare con seguito e guardaspalle...perfetto, tanto le foto e un po' di riprese le ha ottenute.
Dopo un po'l'Esercito ebraico di liberazione della Palestina (dai Palestinesi), inizia a bombardarci coi gas.
I sionisti sparano gas in due tipi di dispenser differenti: uno (rappresentato nel filmato sopra) é una specie di bulbo di plastica, aerodinamico e disegnato per ruotare velocemente lungo la traiettoria, disperdendo il gas in un'aria molto ampia con un volo irregolare e difficile da prevedere.
Il secondo tipo invece é un candelotto metallico molto più grosso e pesante: è con questo che ti tirano addosso, cercando sempre di colpire alla testa, sperando di ferirti o ammazzarti. Poi c'é il gas...chiamarlo semplicemente "lacrimogeno" é un eufemismo bugiardo come tutti gli slogan dei sionisti...é un vero e proprio agente soffocante e urticante: si sentono come centinaia di aghi di vetro che ti trafiggono bronchi e polmoni, persino le lacrime che si spremono fuori dagli occhi sembrano fatte di acido...e per quanto si cerchi di respirare la situazione non migliora, sembra quasi che una bestia feroce ti sia entrata dentro e ti stia facendo a pezzi, dagli alveoli in su.
Se sei al centro di una nube di gas, e non riesci a tirartene fuori coi primi due, tre passi, tutto diventa nero e quando riapri gli occhi, tossendo come un dannato, capisci che qualcuno ti ha tirato fuori.
Non hanno fatto in tempo a tirare fuori Jawaher, sorella di martiri, madre di figli che ricorderanno il suo coraggio e il suo sacrificio...Jawaher, morta per aver protestato contro chi vuole affettare e spezzettare la terra del suo Popolo, la terra dei suoi figli, la terra che ora la accoglie e la ricopre.
| La tomba di Jawaher (a sinistra), esattamente a fianco di quella di suo fratello Bassem Abu Rahmah, a sua volta assassinato dagli israeliani durante una protesta anti-Apartheid. |
Un migliaio di persone si radunano per la protesta settimanale contro il Muro dell'Apartheid, mi sorprende vedere, al centro della folla, il sedicente Primo Ministro dell'Autorità nazionale palestinese, Salaam Fayyad, che si guarda intorno alla ricerca di obiettivi che lo inquadrino; chissà se ha dovuto fare richiesta come gli altri per i permessi israeliani di attraversare barriere e checkpoint che ormai frastagliano la Cisgiordania.
Si marcia, appena i "pavoni" di Fatah hanno finito di fare la ruota a beneficio dei media; dopo appena sessanta metri Fayyad si ferma di colpo e si guarda intorno come se si rendesse conto di aver lasciato il gas acceso in casa; afferra qualche mano, la scuote in un frettoloso saluto e scompare con seguito e guardaspalle...perfetto, tanto le foto e un po' di riprese le ha ottenute.
Dopo un po'l'Esercito ebraico di liberazione della Palestina (dai Palestinesi), inizia a bombardarci coi gas.
I sionisti sparano gas in due tipi di dispenser differenti: uno (rappresentato nel filmato sopra) é una specie di bulbo di plastica, aerodinamico e disegnato per ruotare velocemente lungo la traiettoria, disperdendo il gas in un'aria molto ampia con un volo irregolare e difficile da prevedere.
Il secondo tipo invece é un candelotto metallico molto più grosso e pesante: è con questo che ti tirano addosso, cercando sempre di colpire alla testa, sperando di ferirti o ammazzarti. Poi c'é il gas...chiamarlo semplicemente "lacrimogeno" é un eufemismo bugiardo come tutti gli slogan dei sionisti...é un vero e proprio agente soffocante e urticante: si sentono come centinaia di aghi di vetro che ti trafiggono bronchi e polmoni, persino le lacrime che si spremono fuori dagli occhi sembrano fatte di acido...e per quanto si cerchi di respirare la situazione non migliora, sembra quasi che una bestia feroce ti sia entrata dentro e ti stia facendo a pezzi, dagli alveoli in su.
Se sei al centro di una nube di gas, e non riesci a tirartene fuori coi primi due, tre passi, tutto diventa nero e quando riapri gli occhi, tossendo come un dannato, capisci che qualcuno ti ha tirato fuori.
| Subhiyeh Abu Rahmah, ha perso tre figli a causa della disumana politica di occupazione sionista: prima Bassem e Abdullah e ora la figlia Jawaher. |
Non hanno fatto in tempo a tirare fuori Jawaher, sorella di martiri, madre di figli che ricorderanno il suo coraggio e il suo sacrificio...Jawaher, morta per aver protestato contro chi vuole affettare e spezzettare la terra del suo Popolo, la terra dei suoi figli, la terra che ora la accoglie e la ricopre.
| Jawaher, come i suoi fratelli, era una militante del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. |
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domenica 2 gennaio 2011
Palestinese trentaseienne muore soffocata dai lacrimogeni israeliani
Una donna palestinese é morta soffocata dai lacrimogeni israeliani, sparati dalle truppe dello Stato ebraico contro una pacifica dimostrazione che protestava contro l'estensione dell'infame "Muro dell'Apartheid" presso il villaggio di Bi'lin, nella porzione occupata della Cisgiordania. I sanitari palestinesi che hanno soccorso la trentaseienne Jawaher Abu Rachman hanno riportato che la massiccia inalazione del gas urticante sparato contro i manifestanti ha ustionato i polmoni della donna, portandola a un collasso cardiocircolatorio.
Jawaher Abu Rachman aveva già visto due dei suoi fratelli morire a causa delle violente e sproporzionate reazioni dei militari sionisti alle pacifiche dimostrazioni contro il Muro dell'Apartheid, che Israele ha edificato con la scusa della sicurezza (in realtà non vi é alcuna prova che la sua erezione fosse necessaria, o che abbia preventuo alcuna operazione armata palestinese) ma che in realtà mira a spezzettare e frantumare la continuità geografica, sociale, economica delle comunità palestinesi, occupando nel frattempo la maggior porzione possibile di terra Cisgiordana.
Come dimostrato dalle Ong palestinesi e internazionali, infatti, il Muro della vergogna é costruito in massima parte su terra palestinese, non sul confine fra Cisgiordania e Stato ebraico. Anche la Corte internazionale di Giustizia ha definito illegale la sua finalità e il suo modus di realizzazione, raccomandando una sua pronta demolizione.
All'apprendere la notizia della morte della donna l'esponente palestinese Mustafa Barghouti ha lanciato un appello per un'ulteriore mobilitazione palestinese e internazionale contro il progetto israeliano, invitando a protestare contro l'uso di gas urticanti tossici e pericolosi, che vengono perdipiù lanciati dai militari sionisti "mirando" con le granate direttamente contro i manifestanti, quando invece i candelotti dovrebbero venire lanciati in aria con traiettoria a parabola.
Nonostante la violenza delle sproporzionate reazioni israeliane attivisti palestinesi ed esteri non hanno mai cessato di protestare ogni settimana contro il Muro dell'Apartheid nei villaggi di Bi'lin, Ni'lin ed Al-Ma'sara.
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martedì 14 dicembre 2010
Libero! Libero!! Adeeb Abu Rahma é libero!! Una vittoria della Resistenza, contro Israele, i suoi muri e l'Apartheid!!
Adeeb Abu Rahma esce dalla galera di Ofer, dove é stato rinchiuso per un anno e mezzo e la sua gente é lì, pronta a salutarlo e festeggiarlo, ci sono scoppi, ma sono soltanto petardi e mortaretti, c'é battito di mano e canto ritmico di slogan, bandiere palestinesi che garriscono e un frenetico alzarsi di dita a "V", perché questo giorno é una grande vittoria, conseguita da Abu Rahma e dai suoi vicini e conpatrioti di Bi'lin, che ogni settimana hanno affrontato i manganelli, i lacrimogeni e i proiettili di plastica con anima in metallo della sbirraglia israeliana, per protestare contro l'illegale muro di segregazione, strumento con cui Israele pensa di sgretolare la comunità palestinese e piegarla alle sue ubbìe paranoiche e alla sua fame di espropri e annessioni illegali di terre da aggiungere al sistema delle colonie e degli insediamenti.
Ogni settimana, ogni singola settimana, benedetta o maledetta che fosse, Abu Rahma e gli altri abitanti di Bi'lin si sono preparati e si sono presentati davanti alle barriere e agli sbarramenti presidiati dai militari sionisti: agitando bandiere, cantando slogan, facendo rumore con coperchi e contenitori di metallo...e si poteva vedere lo sguardo fra lo stupito e lo stolido negli occhi di questi "rambo" dalle mani superarmate e dai cervelli desolantemente vuoti, la materia grigia ottusa e inquinata dalla propaganda razzista e dall'abitudine all'uso della violenza su vittime indifese...e quei giovanotti in uniforme sembravano compatirli, sembravano dire: "Ma cosa vogliono questi Palestinesi? Cosa pensano di ottenere? Perché vengono qui tutti i venerdì, non vedono che abbiamo le armi, che siamo i più forti? Che potremmo ammazzarli tutti se solo volessimo?".
E invece, nonostante tutto, Abu Rahma ogni settimana era lì, con gli altri e non solo agitava la bandiera di Palestina, cantava gli slogan, faceva rumore, ma si staccava anche dal gruppo dei manifestanti e avanzava fino al cordone di truppe, parlava, urlava, inveiva a volte...dimostrando a quei soldati di essere un Uomo anche lui.
Per questo 'crimine', e per il suo ruolo di Coordinatore nel Comitato popolare di Resistenza contro il Muro e gli Insediamenti Abu Rahma era stato infine arrestato il 10 luglio 2009 per "avere ostruito il lavoro dell'esercito" (che da vent'anni ormai é diventato solo e soltanto il guardiano e custode dell'Apartheid, ogni altra missione essendo stata scartata e abbandonata).
Condannato a quattro anni di reclusione ne ha scontato uno e mezzo, prima di essere rilasciato con una improvvisa e irrituale decisione delle autorità carcerarie israeliana; evidentemente i giudici e gli ufficiali dello Stato ebraico hanno deciso che la campagna internazionale di pressione e solidarietà nei confronti dell'attivista palestinese stava costando troppo "punti immagine" al regime di Tel Aviv, risolvendosi quindi per un 'contenimento del danno' che é passato attraverso la sua liberazione.
La liberazione di Abu Rahma é una vittoria, una grande vittoria, ma la lotta ora deve riprendere, più intensa e serrata che mai, per dare valore alle sue sofferenze di questi 18 mesi, e per onorare la memoria di tutti coloro e di tutte coloro che sono stati percossi, feriti, intossicati, colpiti da proiettili durante la campagna di Bi'lin e quelle di altri villaggi e cittadine cisgiordane, una marcia alla volta, uno slogan alla volta, un sacrificio alla volta, l'Apartheid può essere vinto, come hanno insegnato Gandhi e Martin Luther King, anche dalla pacifica e serena determinazione della non-violenza.
domenica 28 novembre 2010
Proteste anti-apartheid in Cisgiordania, altre violenze israeliane
Anche questa settimana gli abitanti di al-Ma'sara, Bil'in e di Nil'in hanno protestato contro la costruzione di barriere e muri di separazione da parte delle forze dello Stato sionista sulle loro terre; una politica che mira a frammentare e spezzettare l'omogeneità demografica e abitativa palestinese per facilitare demolizioni, espulsioni e altre misure persecutorie tese alla 'pulizia etnica' e alla giudeizzazione forzata della Cisgiordania.
Le truppe israeliane hanno reagito con l'usuale, insensata violenza, usando candelotti fumogeni sparati come proiettili (a traiettoria tesa e mirati contro i dimostranti, anziché a parabola per diffondere il gas) e impiegando addirittura proiettili di plastica con l'anima in metallo, esplosi all'indirizzo di dimostranti disarmati fra i quali vi erano persone anziane, bambini e donne.
A dimostrare come i normali sentimenti di umanità e giustizia siano comuni a tutti i popoli e tutte le razze é con piacere che riportiamo la presenza di diversi attivisti ebrei nei gruppi di dimostranti; alla fine dell'attacco della sbirraglia sionista quattro di costoro, insieme a un giovane palestinese, sono stati fermati e condotti via. I gruppi che protestavano a Bi'lin e Ni'lin erano integrati anche da volontari internazionali della rete di solidarietà con la Palestina.
Molti dimostranti sono rimasti leggermente intossicati dai gas urticanti usati da Israele in luogo dei "normali" lacrimogeni.
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