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sabato 4 novembre 2017

I takfiri di Al Nusra amici di israhell attaccano Hadar; i Drusi del Golan si mobilitano per impedire ai sionisti di aiutarli!

L'immagine e il filmato che vedete testimonia l'eroismo del popolo siriano, un eroismo che rimane intatto non importa la setta, non importa la religione o l'etnia.
E non importa nemmeno se da cinquanta anni questi indomiti siriani vivono sotto il regime sionista, pirata e corrotto, che illegalmente occupa la terra di Siria ma che presto la dovrà abbandonare, come ha abbandonato il Sinai, come ha abbandonato il Libano, come ha abbandonato Gaza, sempre dopo vergognose e cocenti sconfitte.

domenica 7 aprile 2013

Sabato di protesta ad Al-Quds occupata! Il popolo palestinese chiede l'immediato rilascio di Samir Issawi!


La recente tragica morte di Masirah abu Hamdiah  vittima della negligenza sanitaria sionista trasformata in illegale "pena capitale" da infliggere ai detenuti politici più invisi all'occupazione ebraica ha ravvivato nel popolo della Cisgiordania illegalmente occupata l'urgenza di ottenere il rilascio di Samir Issawi, detenuto il cui stato di salute, minato dal lunghissimo digiuno che egli si é inflitto per protestare contro il suo ri-arresto illegale.

Infatti Issawi era stato liberato grazie alla perizia di Hamas nel tenere nascosto per molti anni l'ebreo francese Gilad Schalit, catturato mentre si preparava a invadere la Striscia di Gaza a bordo del suo "panzer" da 50 tonnellate, ma in seguito i Giuda di Tel Aviv si sono rimangiati la parola e dopo pochi mesi di libertà lo hanno ricatturato.

Nella giornata di ieri sit-in di solidarietà si sono tenuti nella città occupata di Al-Quds (Gerusalemme); centinaia di cittadini: uomini, donne, lavoratori, studenti, hanno chiesto un impegno deciso per ottenere il più celermente possibile il rilascio totale e definitivo di Issawi, prima che il suo nome si aggiunga a quelli dei martiri della prigionia politica.




domenica 17 febbraio 2013

Gli sgherri di Re Al-Khalifa uccidono un altro adolescente, ma i suoi funerali confermano che il popolo Barheini non é disposto a fermarsi!


Come avevamo annunciato al momento della sua uccisione é di  Hussein al-Jaziri, 16enne già residente nella cittadina di Dahi, l'identità dell'ultima vittima dei brutali mazzieri di Re Al-Khalifa, tiranno sunnita del Barhein mantenuto sul trono in odio alla totalità dei suoi abitanti solo dalle convenienze strategiche dell'inquilino nero della Casa Bianca che vuole usarne l'Isola delle Perle come 'portaerei' in funzione anti-iraniana e come base-appoggio per la sua Quinta Flotta.

Ma i funerali del ragazzo Barheini, ennesima vittima di un Movimento per la Democrazia e il Cambiamento che dura ormai da due anni e che si concluderà in una sola maniera: con il rovesciamento di Al-Khalifa e la sua cacciata in esilio o il suo processo da parte del Popolo. Una enorme, colossale marcia ha riempito e animato le strade, concludendosi con l'usuale scontro con i gendarmi reali, i loro alleati sauditi e i crudeli mercenari pachistani arruolati nelle madrasse fondamentaliste.

Non si sono registrati morti negli scontri ma, quando ormai il conteggio delle vittime di Casa Al-Khalifa ha raggiunto e sorpassato le centinaia nel più completo silenzio ipocrita e interessato dei media occidentali, la cosa ha molta poca importanza, ha importanza che a oltre 24 mesi dall'inizio delle proteste il popolo del Barhein non ha intezione di farsi intimidire, minacciare o ricattare in alcun modo e continua a radunarsi e lottare per i propri Diritti e i propri Ideali.
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domenica 10 febbraio 2013

Enorme raduno di protesta in Barhein, la popolazione grida: "Via il Re Al-Khalifa, fantoccio dell'Imperialismo!"

Un enorme sit-in di protesta sta animando in queste ore Piazza della Libertà a Manama, capitale dell'Isola di Barhein, dove la popolazione (in massima parte sciita) si é già mobilitata per il vicino anniversario delle proteste iniziate il 14 marzo 2011, due anni fa, sull'onda delle vittoriose rivoluzioni in Tunisia e in Egitto e a imitazione della mobilitazione di massa che all'epoca animava (e ancora non si é spenta) anche il popolo yemenita.

Nonostante l'uso spropositato di gas urticanti e asfissianti, l'intervento massiccio di truppe Saudite, degli UAE e persino di violenti e crudeli mercenari pachistani reclutati nelle più retrive moschee e madrasse wahabite, nonostante centinaia di morti massacrati e migliaia di prigionieri rapiti, torturati, spariti nelle galere dei despoti Al-Khalifa. Nonostante la diretta partecipazione dei "delfini" reali alle sevizie inflitte ai detenuti politici, il popolo é più che pronto a proseguire la lotta.

Uno sciopero generale di 24 ore é già stato dichiarato per il prossimo giovedì, secondo anniversario di una Rivoluzione che deve ancora compiersi del tutto ma che presto farà giustizia di un altro despota servo degli interessi stranieri.
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venerdì 18 gennaio 2013

Scontri a Sidone fuori dall'Istituto di Cultura Francese! Le folle mobilitate anche a Nabatea, Tripoli e Baalbek!

Nella cittadina libanese di Sidone si sono registrati scontri quando forze dell'ordine sono entrate in contatto con dimostranti che chiedevano la liberazione del prigioniero politico George Abdallah attualmente imprigionato in Francia al di fuori dell'Istituto di Cultura francese; i manifestanti avevano vergato scritte contro la decisione del Ministro degli Interni transalpino di non firmare i documenti di scarcerazione di Abdallah quando i poliziotti hanno pensato che si apprestassero a violare il perimetro dell'edificio e sono intervenuti per disperderli.

Intanto anche il Presidente libanese Michel Sleiman ha inviato un messaggio a Parigi dicendosi "deluso" del mancato mantenimento dell'impegno a liberare lunedì scorso l'ex-militante del PFLP e delle LARF, invitando i governanti parigini, dall'Eliseo in giù, a riconsiderare le loro azioni e permettere ad Abdallah di tornare in patria e ricostruirsi una vita dopo quasi 30 anni passati in carcere. Altre manifestazioni di fronte a rappresentanze più o meno ufficiali della Repubblica Francese si sono tenute a Nabatea, Tripoli Siriaca e Baalbek.
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mercoledì 16 gennaio 2013

Il Movimento sciita Hezbollah si mobilita per la liberazione di George Abdallah dalle carceri francesi!

Con la discesa in campo del potente partito e movimento di Resistenza Hezbollah la questione della ritardata liberazione del prigioniero politico George Ibrahim Abdallah da parte della Francia che solo qualche settimana fa sembrava riguardare solo i parenti e amici del prigioniero politico libanese e qualche nostalgico della lotta anti-imperialista anni '70 ha assunto un peso specifico del tutto diverso diventando "ipso facto" un dossier rilevante della politica libanese contemporanea.
 L'Ufficio Relazioni di Hezbollah ha accusato la Francia di avere subito l'indebita influenza di una 'campagna di pressioni orchestrata all'uopo dagli Usa', da sempre contrari alla liberazione del prigioniero politico George Abdallah, indicando come 'Il continuo capitolare e uniformarsi delle autorità di Parigi ai 'diktat' provenienti ora da Washington ora da Tel Aviv dimostra quanto velleitarie siano le pretese di autonomia e indipendenza di azione e giudizio del Governo francese'.

Hezbollah, che prendendo in mano direttamente la questione si rivela una volta di più come il vero 'agenda setter' della politica interna ed estera libanese, promette una "vasta e massiccia" mobilitazione a livello popolare e istituzionale per affrettare la definitiva liberazione di Abdallah e il suo ritorno in patria.
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martedì 15 gennaio 2013

Lo sdegno del Libano contro i ritardi francesi nella liberazione di George Abdallah: i suoi parenti chiedono moderazione alla folla!

Abbiamo già denunciato la vergognosa procrastinazione da parte francese delle procedure di rilascio e ritorno in patria del prigioniero politico George Ibrahim Abdallah, attivista della Resistenza apparentemente appartenente a un'altra era e a un altro mondo (quella dei movimenti rivoluzionari mediorientali politicizzati e laici, ideologicamente collocati a Sinistra) che si é ritrovato a diventare suo malgrado un simbolo della Resistenza del Ventunesimo Secolo visto che la potenza colonialista e imperialista che lo trattiene in carcere con pretesti é tuttora impelagata nel sostegno al terrorismo islamico di matrice qaedista in Siria e contemporaneamente interviene con le armi nell'Africa Nera con la scusa di combattere quello stesso qaedismo che favorisce altrove.
Dopo che una folla inferocita si é radunata sotto le mura dell'ambasciata francese di Beirut bersagliandola con sassi e rifiuti e lasciando graffiti in arabo e langue d'oil che accusavano Parigi di essere la "serva" o la "puttana" degli Usa, i familiari stessi di George Abdallah hanno rilasciato un appello in cui invitano i dimostranti a stazionare pacificamente presso la delegazione di Mat-haf ed a evitare gesti che "complicherebbero solo la situazione del loro congiunto".
Nel frattempo il Premier libanese Najib Mikati ha telefonato all'ambasciatore di Parigi Patrice Paolì chiedendogli ragione del ritardo nella liberazione di Abdallah e facendo pressione perché qualunque intoppo procedurale o burocratico venga superato confermando la fiducia nella buona volontà dell'Eliseo di dare esecuzione a quanto promesso non più di poche settimane fa.
Intanto i dimostranti fuori dall'ambasciata transalpina hanno iniziato a erigere una tendopoli promettendo di sostare attorno ad essa fino alla positiva soluzione dell' "Affaire Abdallah".
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sabato 17 dicembre 2011

In Egitto dimostranti e Premier si rimpallano l'accusa di essere ricorsi alla violenza


Scontri con vittime al Cairo in quella che si presenta come la più grande recrudescenza di violenza dopo le circa quaranta vittime di novembre. Quello che é singolare in questa situazione é che i manifestanti si sono preparati ad affrontare le forze armate e la polizia militare, come dimostra l'uso di bottiglie incendiare e altri semplici armamenti che, tuttavia, hanno bisogno di essere predisposti in anticipo. Il fatto dà credito alla tesi secondo cui questi scontri sarebbero stati preparati da quei movimenti politici che, nelle due fasi finora trascorse delle lunghe e snervanti votazioni indette dai militari, non hanno visto confermate le loro speranze di affermazione.

Esercito e polizia, oltre che ai consueti manganelli e candelotti lacrimogeni sarebbero ricorsi su larga scala anche ai cannoni ad acqua e persino alle fiamme; diversi testimoni hanno dichiarato che, dopo aver scacciato gli occupanti del "campeggio di protesta" che da tre settimane chiedevano le dimissioni immediate del Consiglio Supremo delle Forze Armate, vi avrebbero di proposito appiccato le fiamme, onde distruggere tende e ripari.

Poche ore fa, durante un intervento televisivo, il Neopremier Kamal Ganzhouri ha accusato i manifestanti di aver premeditatamente attaccato le forze dell'ordine che hanno dovuto 'giocoforza' rispondere per proteggere gli obiettivi che erano stati loro affidati. Ripetendo che gli uomini della sicurezza non attaccherebbero mai protestanti pacifici e disarmati Ganzhouri ha accusato gli organizzatori della protesta di voler far precipitare la situazione, assicurando che contro i dimostranti non sarebbero state usate armi da fuoco.
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sabato 3 dicembre 2011

Migliaia di partecipanti a sit-in invitano Fatah: "Ci dia una prova della volontà di riconciliazione liberando i detenuti politici!"


Un grande numero di cittadini cisgiordani ha partecipato all'usuale sit-in settimanale per chiedere la liberazione di tutti i detenuti politici rinchiusi nelle galere di Fatah, per la maggior parte militanti o simpatizzanti di Hamas, della Jihad Islamica e di altre organizzazioni palestinesi contrarie alla politica di sottomissione al regime sionista portata avanti finora dai cacicchi di Abbas.

Questa volta i dimostranti si sono fatti forza degli impegni per la riconciliazione nuovamente sottoscritti dall'ex-Presidente dell'Anp al Cairo, invitandolo a dare loro forza con dimostrazioni concrete come lo 'stop' alle persecuzioni politiche nella West Bank che, nonostante tutte le pretese di accordo, sono continuate senza variazioni apprezzabili da aprile fino ad ora. "Sì alla riconciliazione, no a ogni procrastinazione", é stato lo slogan maggiormente ripetuto durante il picchettaggio.

I partecipanti innalzavano foto e poster di dozzine e dozzine di prigionieri politici in mano a Fatah, insieme a cartelli che stigmatizzavano la politica di persecuzione e criticavano la condotta delle 'autorità' dell'Autorità nazionale palestinese in merito. La richiesta di rilascio incondizionato di tutti i prigionieri, rispetto dei diritti democratici e delle libertà personali veniva echeggiata anche nel volantino distribuito a cronisti e giornalisti, dove gli organizzatori del rally chiamavano Fatah e le sue 'forze di sicurezza' a praticare finalmente quel che finora hanno solamente predicato in occasione di vertici e meeting.
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giovedì 6 ottobre 2011

Attivisti inglesi manifestano davanti agli uffici del Governo contro la visita della criminale di guerra Tzipi Livni!


Gruppi inglesi per la Difesa dei Diritti umani terranno nella giornata di oggi un sit-in fuori dagli uffici governativi di Londra per protestare contro la prevista visita della criminale di guerra sionista Tzipi Livni, già Ministro degli Esteri dell'Entità di Occupazione coinvolta ai massimi livelli nelle decisioni di invasione del Libano dell'estate 2006 e nel brutale 'pogrom' militare contro Gaza, svoltosi tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009.

La Livni é stata invitata dal Segretario degli Esteri inglese William Hague e il suo arrivo é atteso nel corso del week end.

Originariamente un Mandato di Arresto fu emesso nei suoi confronti dalle autorità giudiziarie britanniche ma, grazie alle indebite pressioni della ben rifornita lobby sionista di Londra il Governo bicefalo attualmente al potere nel paese ha ignominiosamente cambiato le proprie leggi in maniera retroattiva in maniera da rendere impossibile per individui e organizzazioni non statali il lancio di procedure legali contro criminali stranieri.

Intanto però il Governo britannico si é mobilitato come un sol uomo per arrestare e detenere per varie settimane lo Sceicco Raed Salah, capo della Fratellanza musulmana in Israele, una persona che in tutta la sua vita ha avocato la non-violenza come unico mezzo di Resistenza religiosamente ammissibile e che, con tutti i visti e i documenti necessari in regola, si era recato in Inghilterra per tenere discorsi e conferenze.
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martedì 4 ottobre 2011

Inizia a Ramallah uno sciopero della fame di solidarietà con i prigionieri politici palestinesi rinchiusi nelle galere sioniste!


Ci raggiunge ora la notizia che durante una manifestazione a Ramallah, città della Cisgiordania occupata, attivisti e rappresentanti del Comitato dei Prigionieri Politici Palestinesi e della Campagna per la Liberazione di Ahmad Sadaat (il Segretario Generale del PFLP tenuto in isolamento solitario da oltre due anni nelle galere dell'Entità sionista) hanno iniziato uno sciopero della fame a oltranza in solidarietà con quei carcerati per reati politici che nelle galere israeliane stanno mettendo in atto le stesse modalità di lotta passiva.

Le famiglie dei prigionieri politici e le organizzazioni della società civile palestinese hanno indetto la manifestazione per chiedere alle Organizzazioni umanitarie internazionali di esercitare tutte le pressioni possibili sul regime ebraico per costringerlo a rispettare gli standard minimi dei Diritti umani riconosciuti ai prigionieri in carcere; standard che ora come ora sono quotidianamente e grossolanamente violati.

200 prigionieri politici del PFLP sono in sciopero della fame a oltranza, mentre altre centinaia e centinaia (di Hamas, Jihad Islamica, Brigate Al-Aqsa, DFLP, PFLP Comando Generale) si sono uniti a loro, per ora, con un termine di sette giorni. Le autorità carcerarie sioniste hanno iniziato un programma di sistematica vessazione nei confronti degli scioperanti, separandoli dai loro compagni di prigionia, negando loro visite di familiari e legali, confiscando le loro proprietà, ma senza riuscire a fiaccare la loro determinazione.
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Cinquemila detenuti politici palestinesi rinunciano al cibo, mentre il regime ebraico incrementa le brutalità contro di loro!

Molte bandiere, un unico obiettivo: una Palestina libera dall'occupazione sionista.

Sono oltre cinquemila, su un totale di otto, i prigionieri politici palestinesi rinchiusi nelle galere israeliane che hanno aderito alla campagna di rifiuto del cibo lanciata la scorsa settimana per protestare contro gli abusi delle autorità carcerarie del regime dell'Apartheid e contro l'isolamento solitario inflitto da oltre due anni al leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Ahmad Sadaat.

All'appello hanno risposto in massa non solo i militanti del PFLP, tra i quali l'adesione alla protesta tocca, comprensibilmente punte del 95-100% ma anche membri del FDLP, del FPLP-GC, e anche di Hamas, della Jihad Islamica, delle Brigate di Al-Aqsa: nazionalisti, comunisti, rivoluzionari, laici, religiosi, intellettuali, dirigenti e militanti; lo sciopero della fame é massiccio e trasversale e ha talmente spaventato i caporioni dell'occupazione ebraica da convincerli a mobilitare le loro squadre di sgherri più vili e crudeli, le cosiddette "unità speciali" Metzada e Nahshon che si sono scatenate ieri mattina contro la prigione di Nafha.

Coperti da un blackout appositamente indotto e saturando i bracci delle celle con gas asfissiante e urticante gli "eroici" componenti delle unità speciali ebraiche si sono abbandonati a un'orgia di violenza e sopraffazione a cui i detenuti, fiaccati dalle precedenti angherie e indeboliti anche dalla loro stessa forma di protesta non violenta, non hanno chiaramente potuto opporre resistenza.

Intanto nella mattinata di oggi il Movimento musulmano di Resistenza, Hamas, ha annunciato una serie di adunate, manifestazioni, sit-in e altre iniziative in tutta la Striscia di Gaza, per aiutare la consapevolezza e la partecipazione all'eroica opera di protesta dei prigionieri politici, alcuni dei quali, come Akram Mansour, hanno già iniziato a soffrire dei peggiori effetti collaterali dell'inedia. Il detenuto palestinese malato di cancro al cervello ha cominciato infatti a scivolare in coma.
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domenica 2 ottobre 2011

Grande manifestazione ad Al-Khalil per la liberazione dei detenuti arrestati da Fatah per compiacere i 'bwana' israeliani!


Centinaia di famiglie palestinesi hanno organizzato un sit-in nel pieno centro della città di Al-Khalil, nella Cisgiordania occupata, chiedendo il rilascio di tutti i detenuti politici in mano alle forze di sicurezza di Fatah, asservite ai Diktat sionisti oggi come ieri, come se la firma del cosiddetto 'accordo di riconciliazione' avvenuta pochi mesi fa non avesse mai avuto luogo.

I dimostranti hanno espresso la loro disapprovazione per il mancato concretarsi delle promesse fatte al momento della firma, al Cairo, secondo le quali i loro figli, padri, mariti, parenti avrebbero dovuto tornare in libertà da lungo tempo ormai. Le critiche ad Abbas e alla sua 'fretta' di mendicare un riconoscimento ONU per uno Stato inesistente, sottomesso a un'umiliante occupazione militare e a una costante cancerosa espansione di colonie e insediamenti illegali non si sono certo fatte aspettare.

"Fatah deve rilasciare ogni prigioniero politico, altrimenti come é possibile forzare Israele a fare lo stesso?", si é sentito ripetere a più riprese durante la manifestazione; "l'era della paura é finita per sempre, il popolo Palestinese dimostrerà di non avere niente da invidiare a Egiziani, Tunisini, Libici e a tutti gli altri arabi che hanno lottato o stanno lottando per la loro libertà, per la loro autonomia, per la loro indipendenza".
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sabato 24 settembre 2011

Vittoria! La protesta del Movimento BDS caccia i 'cosmetici dell'Apartheid' da Covent Garden


Un grande successo per il movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro il regime dell'Apartheid israeliano; a Londra le continue manifestazioni e mobilitazioni della popolazione hanno costretto alla chiusura il punto vendita della Ahava, la compagnia israeliana che vende cosmetici "a base di fanghi del Mar Morto" rubati alla Palestina.

Le proteste, bisettimanali, sono andate avanti per poco più di due anni, con picchettaggi, volantinaggi e altre iniziative volte a informare la potenziale clientela del negozio che Ahava, compagnia basata nell'insediamento ebraico illegale di Mitzpe Shalem, trae le materie prime per i suoi prodotti da terreni rubati ai Palestinesi in totale contravvenzione dei cosiddetti 'Accordi del Mar Morto' (ennesimo esempio di 'accordi' firmati e poi quotidianamente violati dal regime ebraico).

Grazie all'attivismo di volontari e manifestanti sempre più londinesi hanno deciso di disertare la 'boutique dell'Apartheid' causandole danni economici per centinaia di migliaia di sterline e convincendo la proprietà dell'immobile a non rinnovare l'accordo di leasing dei locali. Il brillante successo dei militanti antisionisti di Londra dimostra che il Moloch israeliano si può affrontare e vincere colpendolo dove é più sensibile e vulnerabile, nel portafoglio.
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lunedì 5 settembre 2011

Giornalisti palestinesi manifestano davanti agli uffici ONU chiedendo la liberazione di Samir Allawi!

Con una marcia e un sit-in di solidarietà reporter ed operatori dei media iscritti al Sindacato dei giornalisti palestinesi ha manifestato la propria vicinanza al caporedattore di Al-Jazeera in Afghanistan, Samir Allawi, arrestato dalle forze dell'Occupazione sionista mentre stava lasciando la Cisgiordania dopo una breve visita a parenti e genitori.

Samir Allawi era stato avvicinato da rappresentanti del Mossad, il servizio di spionaggio estero del Regime dell'Apartheid, ricevendo la proposta di diventarne collaboratore, che aveva recisamente rifiutato.






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giovedì 25 agosto 2011

Israele é alle "comiche finali"; Barak dichiara: "Vogliamo riparare la frattura con l'Egitto", poi si contraddice: "Non ho chiesto scusa per le guardie uccise!"


"Non ho mica chiesto scusa!", la frase, istintivamente, viene da immaginarsela pronunciata nel tono affannato e flebile del miglior Paolo Villaggio, quello che andava "in un marasma allucinante" sottoposto a solenni 'grigliature' da Gianni Agus, mentre stava sulla diabolica poltrona-sacco; in un marasma davvero fantozziano deve esserci proprio Ehud Barak, già laburista, poi scissionista per formare l'ennesimo partito militarista e razzista che contamina l'arco parlamentare sionista, attualmente Ministro della Guerra, per lasciarsi scappare una "perla" che né più né meno distrugge tutti gli approcci finora tentati per ricucire la grave frattura diplomatica col Cairo, seguita all'uccisione, tramite razzo assassino lanciato da un elicottero, di cinque guardie di confine egiziane (tre morte sul colpo, due in seguito).

Ovviamente il poco furbo Barak pensava di parlare a beneficio della platea interna, dove, come "macho" responsabile della Difesa (proprio lui! così rotondetto e burroso, che quando si mette in uniforme sembra proprio un impiegato che gioca al softair!!) voleva fare vedere di essere un vero duro, che mica chiede scusa, lui; ma si sa, in questo mondo globalizzato registrazioni e filmati corrono veloci oltre le frontiere e, nel Paese delle Piramidi, la sua uscita non ha mancato di infiammare di sdegno anche quella parte di opinione pubblica che aveva reagito positivamente all'espressione di cordoglio per la morte delle guardie doganali.


Questa gravissima gaffe rende vano tutto il lavorio diplomatico fin qui svolto per cercare di 'disinnescare' una crisi che potrebbe benissimo evolversi fino alla revoca del Trattato di Camp David, al ritorno di truppe del Cairo nella penisola del Sinai, alla riapertura totale e definitiva (non limitata come ora ai soli passeggeri), del varco di Rafah e, valutano alcuni esperti, persino nell'estensione di un "ombrello" di difesa antiaereo sulla Striscia di Gaza, in modo da mettere una volta per tutte fine alle incursioni aeree sioniste contro la popolazione civile dell'enclave.

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martedì 19 luglio 2011

La Giordania protesta contro la brutale repressione voluta dal reuccio Abdallah!


Sit-in, cortei e manifestazioni di protesta non si sono arrestate dal giorno in cui, fidando sulla complicità ipocrita di Usa e Israele e sulla distrazione cronica degli altri stati dell'occidente, il piccolo re Abdallah, sovrano del regno ascemita di Giordania, ha cercato di disperdere con la brutalità poliziesca i dimostranti che si dirigevano dalla Moschea di Hussein verso il Municipio della capitale.

In particolare, visto l'accanirsi della sbirraglia reale contro reporter e giornalisti, é stata netta e senza mezze misure la condanna di Tareq Momani, dell'Associazione Stampa Giordana, che ha riportato numerosi casi di fratture e ferite tra i giornalisti aggrediti e ha annunciato una prossima raffica di denunce nei confronti di esecutori materiali e responsabili morali delle brutalità poliziesche, denunce che potrebbero non risparmiare nemmeno dignitari e cortigiani della cerchia di Abdallah.

Secondo l'agenzia di stampa cinese Xinhua raduni di cittadini sono in atto in tutto il paese, contrassegnati da slogan che chiedono le dimissioni dell'attuale Governo, riforme economiche e più ampie garanzie democratiche per i cittadini, oltre la cessazione totale e immediata di qualunque forma di cooperazione e riconoscimento dello Stato sionista.
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martedì 12 luglio 2011

Dimostranti accampati in piazza in Egitto vogliono le dimissioni di Tantawi, scontri a Suez


Il sit-in di massa iniziato venerdì non si é esaurito col week-end, all'alba di martedì sono ancora migliaia le persone che occupano pacificamente le piazze ad Alessandria, Suez, Il Cairo e numerose altre città più piccole. In particolare a Suez si sarebbero registrati scontri tra la polizia e i manifestanti, l'Associated Press riporta le dichiarazioni di dimostranti che denunciano il comportamento brutale delle autorità, punto differente da quello messo in atto sotto il regime di Mubarak.

Coloro che sono scesi in piazza domandano processi rapidi e severi per gli oligarchi e gli esponenti della dittatura caduta a febbraio e una chiara tabella di marcia per la transizione alla Democrazia. "Regime non vuole dire solo Mubarak e i suoi ministri", spiega un attivista in piazza Tahrir "ci sono dozzine, centinaia di burocrati e amministratori che devono la loro posizione all'ex-tiranno, lasciarli al loro posto è pericoloso".

I manifestanti hanno anche iniziato a chiedere le dimissioni del Maresciallo Mohamed Hussein Tantawi, capo della Giunta militare di Transizione, nonché lo stop immediato a tutti i processi a coloro che sono stati arrestati durante le proteste di gennaio e febbraio. Già perché mentre oligarchi e membri della cerchia di Mubarak beneficiano di 'maniche larghe' e sentenze lenienti nei procedimenti a loro carico gli arrestati nelle proteste di inizio anno stanno venendo giudicati (e condannati) quasi come se il 'cambio di regime' non ci fosse stato.
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martedì 21 giugno 2011

A Gaza si celebra la "Giornata Mondiale dei Rifugiati" con dimostrazioni, ricordando che oltre cinque milioni di persone hanno il Diritto di tornare in Palestina!



Centinaia di Palestinesi hanno manifestato di fronte agli uffici dell'UNRWA nella Striscia di Gaza per ricordare alla Comunità internazionale, nella Giornata Mondiale dei Rifugiati, che milioni di loro compatrioti, profughi del 1948, del 1967 e loro discendenti, ancora attendono di poter esercitare il loro Diritto al Ritorno; al loro fianco, dozzine di volontari internazionali hanno preso parte ai sit in e alle dimostrazioni per riaffermare l'importanza della solidarietà e della condivisione delle sofferenze del Popolo di Palestina.

Come affermato da Khalil Shaheen, del Centro Palestinese per i Diritti Umani: "Questo momento storico e politico é di cruciale importanza per i Palestinesi e i loro sostenitori internazionali per agire e convincere la comunità internazionale a mettere Israele di fronte alle sue colpe storiche e alle sue responsabilità, tra cui quella di permettere a profughi e rifugiati di tornare nella loro terra di origine, nello spirito e nella lettera del Diritto internazionale".

Infatti, secondo la Risoluzione 194 dell'Assemblea Generale dell'ONU tutti i profughi attualmente presenti nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania, in Libano, Siria ed Egitto, oltre ai componenti della Diaspora Palestinese nel resto del mondo hanno pieno diritto a tornare in Palestina e, se non volesserlo esercitarlo, hanno diritto a una compensazione monetaria da parte del Regime dell'Apartheid per le case e le proprietà sottratte loro durante la Nakba o la Naksa.
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