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domenica 20 ottobre 2019
La Repubblica Araba Siriana si riappropria delle proprie preziose fonti di idrocarburi!
Sono iniziati i lavori di recupero nei giacimenti di petrolio e gas nella provincia siriana di Raqqa e nel "triangolo" tra le province liberate di Raqqa, Hama e Homs, ha dichiarato il capo della gestione del campo al-Saura gestita dallo stato Ali Ibrahim.
"Il ripristino dei campi richiederà molto lavoro e il coinvolgimento di grandi aziende", ha detto domenica alla RIA, poiché tutti i pozzi di petrolio e l'intera infrastruttura presso gli impianti di trattamento dei campi sono stati completamente distrutti, mentre i gasdotti sono stati parzialmente distrutto.
Ibrahim ha sottolineato che la distruzione è stata causata dagli attacchi aerei della coalizione americana, che hanno bombardato territori sotto il controllo dello stato islamico dell'Irak e del gruppo terroristico Levante (ISIL, ISIS o Daesh) e hanno lanciato missili contro ogni pozzo.
Alla fine di luglio, il colonnello generale Sergei Rudskoy, capo della direzione operativa principale dello Stato maggiore delle forze armate russe, ha affermato che le compagnie militari private americane, che contano oltre 3.500 persone, stanno saccheggiando le strutture petrolifere siriane sotto la copertura degli Stati Uniti coalizione, ha riferito l'agenzia di stampa TASS.
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lunedì 26 novembre 2018
Della vigliaccheria francese approfitta la Cina, che con CNPC sostituisce TOTAL nello sviluppo del ricchissimo giacimento iraniano di gas "South Pars"!!
Teheran afferma che il colosso energetico statale cinese CNPC ha sostituito Total nel progetto del gas South Pars multimiliardario dopo che la società francese ha lasciato l'Iran a causa del ritorno delle sanzioni statunitensi.
Il Ministro iraniano del Petrolio Bijan Zangeneh ha detto domenica all'agenzia di stampa ICANA che CNPC inizierà le operazioni nel progetto, senza fornire ulteriori dettagli.
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domenica 25 novembre 2018
I Sukhoi-25 russi hanno distrutto le postazioni takfire da cui erano partite le granate tossiche!
Aerei Su-25 delle forze aerospaziali russe hanno distrutto i terroristi che hanno bombardato i civili ad Aleppo con munizioni chimiche sabato, ha detto ai giornalisti il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov.
La Russia aveva già mobilitato esperti in difesa chimica per aiutare i cittadini siriani colpiti.
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La Russia mobilita i suoi esperti di guerra chimica per aiutare le vittime del cloro dei terroristi!
Esperti militari russi nella protezione chimica sono arrivati nella città di Aleppo ore dopo che i terroristi takfiri hanno lanciato un attacco al cloro sui quartieri residenziali della periferia Ovest, ha detto ai giornalisti il portavoce del Ministero della Difesa russo, il Generale Igor Konashenkov.
"Gruppi di specialisti di unità di protezione nucleare, chimica e biologica dispiegate nei posti di osservazione in Siria sono arrivati con urgenza nell'area dell'attacco, trasportando attrezzature speciali con loro, stanno lavorando con i feriti negli ospedali e monitorano l'ambiente nel area in cui le sostanze tossiche sono state usate dagli attaccanti", ha detto.
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ORRORE VICINO AD ALEPPO! Terroristi usano granate al cloro ferendo gravemente sessanta persone!
Ovviamente di tutto questo non leggerete una riga nel pattume "ciurnalistico" occidentale.
Poche ore fa le zone ad Ovest di Aleppo di Al-Khadiya, del Quartiere delle Associazioni di Al-Zahra e di Nile Street sono state colpite dai terroristi takfiri con granate caricate a gas di cloro.
Più di sessanta civili sono rimasti feriti, più o meno gravemente.
Tutti i sintomi corrispondono.
Cliniche ed ospedali del circondario si sono immediatamente attivati per soccorrere le vittime.
Un video correlato:
Poche ore fa le zone ad Ovest di Aleppo di Al-Khadiya, del Quartiere delle Associazioni di Al-Zahra e di Nile Street sono state colpite dai terroristi takfiri con granate caricate a gas di cloro.
Più di sessanta civili sono rimasti feriti, più o meno gravemente.
Tutti i sintomi corrispondono.
Cliniche ed ospedali del circondario si sono immediatamente attivati per soccorrere le vittime.
Un video correlato:
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sabato 17 novembre 2018
Inaugurata vicino Damasco la prima centrale fotovoltaica in grado di fornire elettricità a cinquecento isolati!
Un importante passo nella ricostruzione della Siria, in cui non é difficile vedere il contributo della tecnologia iraniana o cinese.
Qisweh, nei dintorni di Damasco, ha visto oggi l'inaugurazione della centrale fotovoltaica che rappresenta il punto d'ingresso della Repubblica Araba Siriana nel settore delle energie rinnovabili.
Ogni anno l'impianto di Qisweh, costato circa 2 milioni di dollari, potrà produrre 1 milione e mezzo di Kw, ma presto riceverà un potenziamento che porterà il suo 'output' a 2 milioni di Kw.
Qisweh, nei dintorni di Damasco, ha visto oggi l'inaugurazione della centrale fotovoltaica che rappresenta il punto d'ingresso della Repubblica Araba Siriana nel settore delle energie rinnovabili.
Ogni anno l'impianto di Qisweh, costato circa 2 milioni di dollari, potrà produrre 1 milione e mezzo di Kw, ma presto riceverà un potenziamento che porterà il suo 'output' a 2 milioni di Kw.
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lunedì 13 agosto 2018
Accordo tra Russia, Iran, Azerbaigian, Kazakhstan e Turkmenistan per lo status del Mar Caspio!
Dopo vent'anni di stasi gli stati litoranei del Mar Caspio: Russia, Iran, Kazakhstan, Turkmenistan e Azerbaigian hanno finalmente siglato un accordo per la determinazione dei rispettivi confini marittimi, per lo sfruttamento delle risorse del Mare e per la proibizione di qualunque schieramento di forze militari che non appartengano ai paesi in questione.
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lunedì 26 febbraio 2018
Il Presidente Aoun si incontra col Generale Aoun, per discutere della sicurezza nazionale libanese!
Nella giornata di oggi il Capo di Stato libanese Michel Aoun ha reso visita al suo quasi omonimo (ma non parente) Capo di SM dell'Armee Libanaise, Generale Michel Aoun a Yarze, presso il Quartier Generale delle forze armate.
Argomento principale del loro incontro, la situazione della sicurezza nazionale libanese e le missioni che possono prospettarsi per l'Armee onde proteggere i confini e la sovranità del Paese dei Cedri.
Argomento principale del loro incontro, la situazione della sicurezza nazionale libanese e le missioni che possono prospettarsi per l'Armee onde proteggere i confini e la sovranità del Paese dei Cedri.
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mercoledì 21 febbraio 2018
Il Generale Josef Aoun dichiara: "L'Armee Libanaise é pronta ad affrontare ogni tipo di aggressione sionista, con tutti i mezzi a sua disposizione!"
L'Armee Libanaise é pronta ad affrontare qualunque genere di aggressione da parte del regime sionista e lo farà con tutti i mezzi e le capacità a sua disposizione.
Lo ha ribadito il suo Comandante, Generale Josef Aoun (non parente dell'attuale Presidente del Libano, pur condividendone grado militare, incarico -quando in servizio anche Michel Aoun era stato Generale e CinC dell'Armee-, e cognome) in una recente conferenza stampa di cui riportiamo la foto in esclusiva per l'Italia.
Lo ha ribadito il suo Comandante, Generale Josef Aoun (non parente dell'attuale Presidente del Libano, pur condividendone grado militare, incarico -quando in servizio anche Michel Aoun era stato Generale e CinC dell'Armee-, e cognome) in una recente conferenza stampa di cui riportiamo la foto in esclusiva per l'Italia.
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venerdì 9 febbraio 2018
Il Presidente (Ex-generale) Aoun: "L'Esercito Libanese é pronto ad affrontare le minacce sioniste!"
Mai più un Esercito Libanese immobile e imbelle come nel 2006, quando la difesa del Paese dei Cedri fu lasciata alle sole forze della Resistenza Nazionale dal pavido filosaudita Fouad Siniora.
E' quello che ha promesso il Presidente (Ex-Generale ed Ex-Premier) Michel Aoun in una sua recente dichiarazione.
E' quello che ha promesso il Presidente (Ex-Generale ed Ex-Premier) Michel Aoun in una sua recente dichiarazione.
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sabato 19 marzo 2016
"Hazzad non può draspordareh il ghazz!" E però in Siria si riaprono dozzine di pozzi di metano chiusi per la guerra!
Certo che fare lo iettatore da blog deve essere una carriera molto grama e arida di soddisfazione, alcuni portasfiga telematici poco fa ci informavano che 'Assad non può trasportare il Gas!'; tuttavia, chissà come, il Governo siriano ha iniziato proprio in queste giornate a riaprire non uno ma dozzine e dozzine di pozzi di metano che erano stati chiusi per gli eventi dell'aggressione terroristica, per venire incontro alle necessità energetiche delle zone pacificate.
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giovedì 18 febbraio 2016
Nuova retata in Libano contro cellula di Al-Nusra! Esplosione sospetta nel quartiere sciita di Beirut!
In un nuovo 'blitz' antiterrorismo fortunatamente coronato da successo, la Surete Generale Libanaise nella giornata di avantieri é riuscita a bloccare una cellula operativa affliliata all'organizzazione wahabita Jabhat Al-Nusra, attiva nell'aggressione militare contro la Siria, prima che potessero dare il via ai loro progetti terroristici nel Paese dei Cedri.
Cinque uomini, in possesso di documenti siriani quasi certamente falsificati, sono stati bloccati ed arrestati in una località non rivelata dal comunicato stampa rilasciato dopo il loro fermo. Si sa per certo, comunque, che dopo un primo interrogatorio i cinque hanno ammesso la loro militanza takfira e hanno confessato di aver ricevuto l'ordine di compiere attentati con autobombe in terra libanese.
Cinque uomini, in possesso di documenti siriani quasi certamente falsificati, sono stati bloccati ed arrestati in una località non rivelata dal comunicato stampa rilasciato dopo il loro fermo. Si sa per certo, comunque, che dopo un primo interrogatorio i cinque hanno ammesso la loro militanza takfira e hanno confessato di aver ricevuto l'ordine di compiere attentati con autobombe in terra libanese.
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giovedì 30 luglio 2015
Delegazione dell'Oman presto a Teheran per finalizzare il contratto da 60 miliardi di $ per l'esportazione di gas verso Muscat!
Ali Reza Kameli, Direttore Generale della Compagnia Nazionale Iraniana per l'Esportazione del Gas, ha dichiarato che "nell'immediato futuro" una delegazione omani visiterà la capitale per finalizzare il contratto stilato poco meno di due anni fa per l'esportazione di 28 milioni di metri cubi di metano all'anno per 15 anni.
L'accordo venne stilato dopo la visita del Sultano Qaboos in Iran, tramite l'accordo prima su un Memorandum d'Intesa, in seguito trasformato in contratto. Secondo gli attuali prezzi del metano sul mercato il valore del contratto si aggira sui 60 miliardi di dollari Usa.
L'accordo venne stilato dopo la visita del Sultano Qaboos in Iran, tramite l'accordo prima su un Memorandum d'Intesa, in seguito trasformato in contratto. Secondo gli attuali prezzi del metano sul mercato il valore del contratto si aggira sui 60 miliardi di dollari Usa.
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martedì 30 settembre 2014
L'Asse russo-iraniano prevale al meeting di Astrakhan sullo status del Mar Caspio!
Il vertice di Astrakhan tra i paesi che si affacciano sul Mar Caspio ha segnato una importante affermazione delle posizioni portate avanti congiuntamente da Repubblica Islamica Iraniana e Federazione Russa. La più importante questione da dirimere sullo status del grade bacino salato é quella se esso debba venire giuridicamente considerato un mare interno o un lago. "Che cosa cambia a seconda di ciò?" potrebbero domandarsi i nostri lettori: ebbene, se il Caspio fosse considerato un 'Mare', le grandi risorse che esso cela sarebbero sfruttabili dai rispettivi paesi littoranei in proporzione all'estensione delle loro coste.
Appassionato (per evidenti motivi d'interesse) "sostenitore" di questa linea é il Kazakhstan, che si ritrova con l'estensione costiera massima e vorrebbe quindi avere diritto al massimo di sfruttamento dei bacini energetici presenti sotto le verdi acque del Caspio. D'altra parte, se invece esso venisse definito 'Lago' secondo le norme internazionali lo sfruttamento dovrebbe essere attribuito a quote paritarie tra tutti gli Stati littoranei, quindi, essendo questi cinque, il 20 per cento di petrolio e gas a ciascuno.
Questo causa anche 'alleanze' strane come quella tra Iran e Azerbaijan; pur essendo quest'ultimo un paese schierato con Usa e Israele (vedi la recente querelle del drone lanciato sull'Iran da una base aerea azera), Baku avrebbe tutto l'interesse a poter sfruttare un quinto del bacino del Caspio, pur avendo una piccolissima costa che le garantisce l'accesso alle sue acque.
Per la Russia, invece, la preoccupazione principale non é tanto lo sfruttamento delle pur importanti risorse naturali, quanto la sicurezza che dal bacino del Caspio non possano arrivare minacce militari ai suoi confini: se il Caspio fosse un 'Mare', sulla sua superficie varrebbe il diritto di navigazione e agli Usa basterebbe corrompere qualche politico azero (o magari fare entrare l'Azerbaijan nella NATO) per avere una comoda base navale puntata al cuore asiatico della Russia, all'Heartland geostrategico.
Per questo motivo Vladimir Putin é più che felice di rinunciare a qualche milione di barili di greggio e qualche miliardo di metri cubi di gas naturale per sostenere con Teheran la linea "Mar Caspio uguale Lago", linea che sembra avviata ad affermarsi e potrebbe venire ratificata ufficialmente già dal prossimo meeting che si terrà in Kazakhstan; starà alle diplomazie russa e iraniana di lenire la delusione di Astana promettendo ai Kazaki investimenti e sviluppo dei rapporti economici nell'ambito dell'SCO o dell'Unione Eurasiatica.
Appassionato (per evidenti motivi d'interesse) "sostenitore" di questa linea é il Kazakhstan, che si ritrova con l'estensione costiera massima e vorrebbe quindi avere diritto al massimo di sfruttamento dei bacini energetici presenti sotto le verdi acque del Caspio. D'altra parte, se invece esso venisse definito 'Lago' secondo le norme internazionali lo sfruttamento dovrebbe essere attribuito a quote paritarie tra tutti gli Stati littoranei, quindi, essendo questi cinque, il 20 per cento di petrolio e gas a ciascuno.
Questo causa anche 'alleanze' strane come quella tra Iran e Azerbaijan; pur essendo quest'ultimo un paese schierato con Usa e Israele (vedi la recente querelle del drone lanciato sull'Iran da una base aerea azera), Baku avrebbe tutto l'interesse a poter sfruttare un quinto del bacino del Caspio, pur avendo una piccolissima costa che le garantisce l'accesso alle sue acque.
Per la Russia, invece, la preoccupazione principale non é tanto lo sfruttamento delle pur importanti risorse naturali, quanto la sicurezza che dal bacino del Caspio non possano arrivare minacce militari ai suoi confini: se il Caspio fosse un 'Mare', sulla sua superficie varrebbe il diritto di navigazione e agli Usa basterebbe corrompere qualche politico azero (o magari fare entrare l'Azerbaijan nella NATO) per avere una comoda base navale puntata al cuore asiatico della Russia, all'Heartland geostrategico.
Per questo motivo Vladimir Putin é più che felice di rinunciare a qualche milione di barili di greggio e qualche miliardo di metri cubi di gas naturale per sostenere con Teheran la linea "Mar Caspio uguale Lago", linea che sembra avviata ad affermarsi e potrebbe venire ratificata ufficialmente già dal prossimo meeting che si terrà in Kazakhstan; starà alle diplomazie russa e iraniana di lenire la delusione di Astana promettendo ai Kazaki investimenti e sviluppo dei rapporti economici nell'ambito dell'SCO o dell'Unione Eurasiatica.
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giovedì 14 agosto 2014
Nuovo Canale di Suez e investimenti per miliardi; Putin e Al-Sisi escono dal vertice sempre più "Soci"!!!!
Riprendiamo in toto dal sito web di 'Stato e Potenza'.
Per Abdel Fattah al-Sissi, questa è
stata la prima visita in Russia in qualità di presidente egiziano. Al
contrario dei suoi predecessori ha preferito effettuare la sua prima
visita, dopo le elezioni in giugno, in Russia e non negli Stati Uniti.
L’incontro di Sochi era incentrato più
sul commercio e l’economia, che sulle questioni internazionali. Cosa che
non sorprende in questo contesto di « guerra di sanzioni », imposta a
Mosca da Washington e Bruxelles.
Nel mese di agosto cade l’anniversario
dell’apertura ufficiale delle relazioni fra i due paesi. E ora Mosca e
Il Cairo si apprestano a riempire questo anno di contratti fruttuosi,
congelatisi durante la primavera araba. Nel corso degli ultimi due anni,
il commercio fra i due paesi è aumentato del 70%, arrivando a 3,5
miliardi di dollari nel 2012.
Le negoziazioni hanno portato a due
sensazioni: l’Egitto e la Russia creeranno una zona di libero scambio;
il Cairo ha invitato Mosca a partecipare ai lavori del nuovo canale di
Suez, la cui costruzione deve cominciare l’anno prossimo. Il presidente
Vladimir Putin ha affermato, durante la conferenza stampa, che l’Egitto e
la Russia si sono accordati, per prima cosa, sulla creazione di una
zona di libero scambio per aumentare il commercio sulle fonti
energetiche, gas e petrolio compresi, e sull’ampliamento della
cooperazione tecnico-militare:
«I nostri paesi stanno cooperando
attivamente nel settore dell’agricoltura. L’Egitto è un grande
consumatore di grano russo. I nostri partner si sono interessati alle
opportunità di esportazione di questo anno. Per l’Egitto non sarà
inferiore a 5-5,5 milioni di tonnellate. Forniamo circa il 40% dei
cereali consumati in questo paese. I prodotti agricoli costituiscono il
90% delle nostre importazioni dall’Egitto, che ha già aumentato le sue
forniture del 30% ed è disposto ad aumentarle ulteriormente in futuro di
un altro 30%.»
Lo scambio di opinioni sulle questioni
internazionali ha dimostrato non solo che le posizioni del Cairo e di
Mosca in riferimento alla risoluzione dei problemi regionali e
internazionali sono vicine, ma che coincidono, ha dichiarato il
presidente dell’Egitto, aggiungendo che ormai la cooperazione economica e
commerciale con la Russia si sviluppa con una particolare intensità:
«Le negoziazioni hanno aperto grandi
prospettive nel commercio con l’Unione doganale e l’Unione Eurasiatica,
così come nella creazione di una zona industriale russa in Egitto. Avevo
già espresso le mie speranze verso una maggiore cooperazione che
sarebbe andata ad aggiungersi al nuovo progetto del canale di Suez ».
L’addetto stampa del presidente russo
Dmitri Peskov ha comunicato che Mosca è disposta a concedere all’Egitto
importanti crediti finanziari. Il Cairo sta negoziando da più di un anno
con il FMI un credito di 4,8 miliardi di dollari, ma il FMI trascina
per le lunghe le trattative.
Le società russe sono interessate ad
investire in Egitto nell’estrazione di petrolio e di gas, nello
sfruttamento dei giacimenti di oro, nell’assemblaggio di vetture e
materiale industriale. Così il volume di investimenti di Lukoil è
stimato a 127 milioni di dollari. Un importante produttore di gas
indipendente, Novatek, è pronto a sborsare 70 milioni e il costruttore
di auto SMB Ingeneering, 30 milioni di dollari.
Il progetto del nuovo canale di Suez e
dell’ammodernamento del vecchio canale è stato reso pubblico il 5
agosto. I lavori dureranno almeno 3 anni e costeranno circa 8 miliardi
di dollari. Il progetto prevede la creazione di un canale parallelo
lungo 72 km, l’allargamento del canale esistente e la costruzione di un
sistema di gallerie stradali e ferroviarie. Tuttavia, il presidente
al-Sissi ha proposto di accelerare questo « cantiere del secolo » e di
terminarlo in un anno. 17 società civili lavoreranno su questo progetto.
L’esercito si occuperò dei lavori di ingegneria civile.
Quest’anno il canale di Suez, lungo 160
km, ha celebrato il suo 145esimo anniversario. Il pedaggio per il suo
attraversamento porta annualmente al tesoro egiziano circa 5 miliardi di
dollari. Le autorità egiziane si sono poste l’obiettivo di aumentare i
profitti del 260 %. Oltre alla creazione di un nuovo canale, l’Egitto
costruirà intorno a questo vaste zone industriali, delle quali si
occuperà la Russia. Verranno ospitati cantieri navali, fabbriche per la
costruzione di container e per l’assemblaggio di vetture.
Secondo le previsioni, la costruzione di
una nuova via d’acqua permetterà alle navi di ridurre il tempo di
percorrenza da 11 a 3 ore. Il traffico sarà più o meno raddoppiato e si
passerà da 49 a 97 navi al giorno.
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sabato 7 dicembre 2013
Quattordicenne palestinese di Betlemme ha il volto devastato da un candelotto lacrimogeno sionazista!
Questa foto mostra gli effetti avuti sul viso del quattordicenne palestinese Yosef Lutfi dell'impatto di un candelotto lacrimogeno di alluminio sparatogli in faccia a oltre ottanta chilometri all'ora da un 'democratico' sbirro sionazista.
Lutfi manifestava con i suoi concittadini palestinesi nei pressi di Betlemme, nella Cisgiordania illegalmente occupata dalle forze del regime ebraico, protestando contro la continua annessione di terreni e risorse idriche e agricole alle 'colonie' dei miliziani ebrei.
Abbiamo già parlato della maniera volutamente fuori dalle regole di ingaggio previste con cui la sbirraglia sionazista usa i candelotti lacrimogeni, sparandoli direttamente contro il corpo dei manifestanti per ferirli, mutilarli e ucciderli, come successo molte volte in passato.
Lutfi manifestava con i suoi concittadini palestinesi nei pressi di Betlemme, nella Cisgiordania illegalmente occupata dalle forze del regime ebraico, protestando contro la continua annessione di terreni e risorse idriche e agricole alle 'colonie' dei miliziani ebrei.
Abbiamo già parlato della maniera volutamente fuori dalle regole di ingaggio previste con cui la sbirraglia sionazista usa i candelotti lacrimogeni, sparandoli direttamente contro il corpo dei manifestanti per ferirli, mutilarli e ucciderli, come successo molte volte in passato.
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sabato 14 settembre 2013
Inchiesta turca accusa undici terroristi di Al-Nusra di produzione di gas tossici da passare ai wahabiti in Siria!
Undici terroristi arrestati dalle autorità turche nella provincia di Hatay/Alessandretta in maggio sono stati ufficialmente accusati dall'autorità giudiziaria di avere cercato di procurare i componenti e quindi sintetizzato una certa quantità di agente nervino 'Sarin' con l'obiettivo di passarlo ai gruppi wahabiti attivi oltre il confine con la Siria.
L'operazione non sarebbe stata possibile senza la connivenza e la facilitazione di alcuni ambienti dei servizi segreti e dell'Esercito che hanno permesso agli accusati, di nazionalità libica, guidati da un cittadino siriano notoriamente affiliato con ambienti estremisti legati alla rete di Al-Nusra/Al-Qaeda.
Questa coraggiosa inchiesta della magistratura turca, che sta agendo indipendentemente e in pieno e aperto contrasto con gli interessi del Governo di Erdogan, completamente invischiato nel sostegno all'internazionale terrorista scatenata contro Damasco, sarà fondamentale per dimostrare che ogni uso di agenti chimici in Siria (Khan al-Assal, Ghouta...) sia stato operato in realtà dai terroristi takfiri nella speranza di spingere Usa e NATO a un intervento militare.
L'operazione non sarebbe stata possibile senza la connivenza e la facilitazione di alcuni ambienti dei servizi segreti e dell'Esercito che hanno permesso agli accusati, di nazionalità libica, guidati da un cittadino siriano notoriamente affiliato con ambienti estremisti legati alla rete di Al-Nusra/Al-Qaeda.
Questa coraggiosa inchiesta della magistratura turca, che sta agendo indipendentemente e in pieno e aperto contrasto con gli interessi del Governo di Erdogan, completamente invischiato nel sostegno all'internazionale terrorista scatenata contro Damasco, sarà fondamentale per dimostrare che ogni uso di agenti chimici in Siria (Khan al-Assal, Ghouta...) sia stato operato in realtà dai terroristi takfiri nella speranza di spingere Usa e NATO a un intervento militare.
lunedì 12 agosto 2013
Rivelazione: I colloqui tra 'Bandar Bush' e Putin erano parte di un piano saudita per rovinare le relazioni Mosca-Teheran
Ci era sembrato strano fin dall'inizio che un personaggio addentro ai meccanismi della diplomazia e della geopolitica internazionale come il Principe Bandar 'Bush' bin Sultan fosse andato a Mosca sperando DAVVERO di poter convincere Vladimir Putin, già capo del KGB in Germania Est, ad abbandonare un alleato quasi cinquantennale in cambio di 15 miliardi di dollari di contratti e qualche altro 'cotillon', una tale superficialità si potrebbe aspettarsela da qualche rozzo senatore Usa mai uscito dagli Stati Uniti prima della propria elezione, ma non da un Principe che bene o male i palcoscenici internazionali li ha sempre bazzicati da quarant'anni a questa parte.
Leggiamo oggi in uno scritto di M. K. Bhadrakumar, veterano del Dipartimento di Stato indiano e già ambasciatore in Uzbekistan e Turchia (quindi con una certa esperienza in merito) che nemmeno Bandar Bush sperava di convincere Putin, il suo gioco era leggermente più sottile e consisteva, dopo il previsto 'Nyet' del Cremlino, nel mettere in giro voci sufficienti a far credere dalle parti di Teheran che Putin si fosse soffermato a considerare l'opzione di 'scaricare' Assad molto più a lungo di quanto non abbia fatto in realtà, con l'intenzione, ovviamente, di far circolare un mefitico 'venticello' di calunnia tra Mosca e Teheran, indebolendone l'unità di visione e di intenti.
Adesso anche questo tentativo é stato 'colpito e affondato' e già si parla di intensi contatti tra la Russia e la Repubblica Islamica volti a rassicurare quest'ultima che nemmeno per un istante il Presidente Putin abbia seriamente valutato l'opzione di abbandonare il suo più fedele alleato arabo.
Leggiamo oggi in uno scritto di M. K. Bhadrakumar, veterano del Dipartimento di Stato indiano e già ambasciatore in Uzbekistan e Turchia (quindi con una certa esperienza in merito) che nemmeno Bandar Bush sperava di convincere Putin, il suo gioco era leggermente più sottile e consisteva, dopo il previsto 'Nyet' del Cremlino, nel mettere in giro voci sufficienti a far credere dalle parti di Teheran che Putin si fosse soffermato a considerare l'opzione di 'scaricare' Assad molto più a lungo di quanto non abbia fatto in realtà, con l'intenzione, ovviamente, di far circolare un mefitico 'venticello' di calunnia tra Mosca e Teheran, indebolendone l'unità di visione e di intenti.
Adesso anche questo tentativo é stato 'colpito e affondato' e già si parla di intensi contatti tra la Russia e la Repubblica Islamica volti a rassicurare quest'ultima che nemmeno per un istante il Presidente Putin abbia seriamente valutato l'opzione di abbandonare il suo più fedele alleato arabo.
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giovedì 8 agosto 2013
I Sauditi avevano offerto 15 miliardi di dollari di contratti a Putin per abbandonare Assad; la sua risposta? "Nyet!"
Sperava di poter "comperare" Vladimir Putin, il Principe Bandar bin Sultan "Bandar Bush" recatosi a Mosca la scorsa settimana sperava che 'bastassero' quindici miliardi di dollari di contratti militari e 'guarentigie' sul non passaggio di gasdotti potenzialmente concorrenti con gli interessi energetici russi in una ipotetica Siria "Post-Assad" per convincere il Cremlino ad abbandonare un'alleanza pluridecennale come quella che lo lega con i governanti di Damasco.
Mirabile il contegno del Presidente, che, fedele alla sua fama di imperscrutabilità, ha lasciato parlare a lungo il Principe saudita, che si affannava a magnificare le "molte" possibilità di ulteriori investimenti russi in Arabia anche dopo la conclusione del mega-contratto da quindici miliardi di $, nonché lo rassicurava su come Riyadh si sarebbe assicurata di garantire gli interessi petroliferi e metaniferi russi impedendo che oleodotti e gasdotti 'concorrenti' venissero fatti passare su suolo siriano. Alla fine, dopo averlo fissato intensamente negli occhi, Putin avrebbe fatto capire al suo interlocutore che, per Mosca, rapporti come quelli costruiti in quasi mezzo secolo verso la Siria, non sono da considerarsi "in vendita" sia pure con contropartite così ingenti.
Il colloquio tra i due si sarebbe chiuso sull'orlo dello scontro con un Bandar Bush, che, visibilmente contrariato dal rifiuto, avrebbe rudemente informato Putin che "l'opposizione siriana" (il coacervo di sigle terroriste takfire in lotta tra loro) non si presenterà a nessuna 'Conferenza di Pace' a Ginevra o altrove. Putin, traendo le conseguenze di ciò, avrebbe commentato che dunque alla situazione siriana non resterà altra soluzione se non quella militare.
Mirabile il contegno del Presidente, che, fedele alla sua fama di imperscrutabilità, ha lasciato parlare a lungo il Principe saudita, che si affannava a magnificare le "molte" possibilità di ulteriori investimenti russi in Arabia anche dopo la conclusione del mega-contratto da quindici miliardi di $, nonché lo rassicurava su come Riyadh si sarebbe assicurata di garantire gli interessi petroliferi e metaniferi russi impedendo che oleodotti e gasdotti 'concorrenti' venissero fatti passare su suolo siriano. Alla fine, dopo averlo fissato intensamente negli occhi, Putin avrebbe fatto capire al suo interlocutore che, per Mosca, rapporti come quelli costruiti in quasi mezzo secolo verso la Siria, non sono da considerarsi "in vendita" sia pure con contropartite così ingenti.
Il colloquio tra i due si sarebbe chiuso sull'orlo dello scontro con un Bandar Bush, che, visibilmente contrariato dal rifiuto, avrebbe rudemente informato Putin che "l'opposizione siriana" (il coacervo di sigle terroriste takfire in lotta tra loro) non si presenterà a nessuna 'Conferenza di Pace' a Ginevra o altrove. Putin, traendo le conseguenze di ciò, avrebbe commentato che dunque alla situazione siriana non resterà altra soluzione se non quella militare.
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martedì 16 luglio 2013
Gli eroici cittadini del Barhein danno l'ultimatum al tiranno Al-Khalifa: "Tra 30 giorni il tuo regime sarà parte del passato!"
Con una costanza, una dedizione, una fede che allargano e riscaldano il cuore i leader del movimento Barheini per la Democrazia, da due anni in lotta con la più retriva, meschina e vigliacca dinastia del Golfo Persico hanno annunciato la loro convinzione che l'obiettivo della cacciata del tiranno Al-Khalifa e dell'instaurazione di una vera ed effettiva Democrazia nell'Isola delle Perle sia quanto mai vicino.
Per raggiungere questo obettivo il Movimento barheini per la Rivoluzione ha dichiarato una mobilitazione straordinaria che toccherà il suo apice a un mese da adesso; secondo le previsioni dei dirigenti il tiranno sunnita di Manama potrebbe abbandonare l'isola tra il 14 e il 15 di agosto.
Nonostante la continua repressione portata avanti coi mezzi più disumani e brutali (truppe straniere, mercenari wahabiti, arresti arbitrari, torture, gas tossici) il popolo del Barhein continua, a 28 mesi dalla prima sollevazione, a scendere in piazza e manifestare: ancora ieri il cinquantacinquenne Saeed Abdullah Marzouq, di Diraz, é morto soffocato dal gas letale usato contro i manifestanti dagli sgherri del regime.
Per raggiungere questo obettivo il Movimento barheini per la Rivoluzione ha dichiarato una mobilitazione straordinaria che toccherà il suo apice a un mese da adesso; secondo le previsioni dei dirigenti il tiranno sunnita di Manama potrebbe abbandonare l'isola tra il 14 e il 15 di agosto.
Nonostante la continua repressione portata avanti coi mezzi più disumani e brutali (truppe straniere, mercenari wahabiti, arresti arbitrari, torture, gas tossici) il popolo del Barhein continua, a 28 mesi dalla prima sollevazione, a scendere in piazza e manifestare: ancora ieri il cinquantacinquenne Saeed Abdullah Marzouq, di Diraz, é morto soffocato dal gas letale usato contro i manifestanti dagli sgherri del regime.
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