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sabato 7 dicembre 2013

Quattordicenne palestinese di Betlemme ha il volto devastato da un candelotto lacrimogeno sionazista!

Questa foto mostra gli effetti avuti sul viso del quattordicenne palestinese Yosef Lutfi dell'impatto di un candelotto lacrimogeno di alluminio sparatogli in faccia a oltre ottanta chilometri all'ora da un 'democratico' sbirro sionazista.

Lutfi manifestava con i suoi concittadini palestinesi nei pressi di Betlemme, nella Cisgiordania illegalmente occupata dalle forze del regime ebraico, protestando contro la continua annessione di terreni e risorse idriche e agricole alle 'colonie' dei miliziani ebrei.

Abbiamo già parlato della maniera volutamente fuori dalle regole di ingaggio previste con cui la sbirraglia sionazista usa i candelotti lacrimogeni, sparandoli direttamente contro il corpo dei manifestanti per ferirli, mutilarli e ucciderli, come successo molte volte in passato.

giovedì 31 ottobre 2013

Il calvario del giovane Yzid al-Rub, prigioniero delle galere sioniste a soli sedici anni!!

La famiglia di Yzid abu al-Rub, detenuto nelle carceri sioniste ha lanciato un appello nazionale e internazionale affinché organizzazioni competenti chiedano l'immediato rilascio del ragazzo, ferito a colpi d'arma da fuoco da forze sioniste di occupazione mentre si trovava vicino all'infame muro dell'Apartheid.

Trasferito d'urgenza all'Ospedale Afula e operato due volte dopo quattro giorni di degenza é stato rapito dai sionisti e portata al centro di tortura e interrogatorio di Jalama, dove é stato tenuto per 11 giorni senza che una sola volta la medicazione sia stata cambiata.

Fouad Khuffash, del Centro Ahrar ha condannato questo arresto, ennesimo episodio della campagna sionista mirata a traumatizzare e perseguitare le giovani generazioni di Palestinesi per convincerle a lasciare la loro terra d'origine. Omar abu al-Rub, arrestato insieme a Yzid, sempre nella galera di Jalama é stato lasciato in isolamento per ben due settimane.

giovedì 8 settembre 2011

Il Muro attorno all'ambasciata sionista fa infuriare i cairoti: "Abbatteremo questo e abbatteremo quello attorno a Israele!"



Quando si dice: peggio la toppa del buco; il muro di cemento fatto erigere dalla Giunta militare del Maresciallo Tantawi per separare l'edificio dell'ambasciata israeliana al Cairo dalle massicce manifestazioni di piazza che la vorrebbero vedere chiusa una volta per tutte, lungi dal 'disinnescare' la tensione attorno a quello che tutti gli Egiziani considerano un doloroso simbolo della svendita del loro orgoglio nazionale compiuta a Camp David da Anwar Sadat, é riuscito solo a focalizzare ancora più rabbia e attenzione attorno all'oggetto del contendere.

"E' una provocazione insopportabile" spiega uno dei dimostranti "anche perché dimostra che Israele riesce a sopravvivere solo con barriere, separazioni, muri, dimostra la sua natura aliena e incompatibile con questa regione"; poi é il turno di un altro manifestante a rincarare la dose "Israele ha esportato in Egitto il suo mini-apartheid". Il paragone con l'odiosa e illegale barriera con cui il regime ebraico porta avanti la sua persecuzione e le sue politiche di disgregazione del tessuto sociale, economico e demografico palestinese é sufficiente a infiammare di ulteriore sdegno l'intera folla.

Una ragazza conclude le sue dichiarazioni ricordando che "In tutto il corso della Storia le mura non hanno mai protetto nessuno" e, ricordando il fato ultimo di alcune 'barriere impenetrabili' come la Grande Muraglia, la Linea Maginot e il Muro di Berlino (e per esteso l'intera Cortina di Ferro), non si può fare altro che darle ragione. Auguriamo ironicamente 'buona fortuna' ai sionisti rinserrati dietro le loro asfittiche muraglie e assediati nei loro fortini di propaganda e menzogne...ne avranno estremo bisogno!

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domenica 4 settembre 2011

La Missione UE a Ramallah "sconcertata" dalla continua estensione dell'infame barriera dell'Apartheid in Cisgiordania!


La Missione dell'Unione Europea nella Cisgiordania occupata ha espresso la sua "profonda preoccupazione" per la decisione della Corte Suprema del regime di Tel Aviv di respingere un appello per la modifica del tracciato del famigerato "Muro dell'Apartheid" che così finirà per separare per sempre gli abitanti del villaggio di Al-Walaja da risorse acquifere e arterie di comunicazione vitali per la loro vita quotidiana.

Naturalmente chi scrive si può solo stupire della bambinesca ingenuità dei 'missionari' europei che sembrano (oppure danno a vedere di) non conoscere le REALI motivazioni per cui il regime dell'occupazione sionista ha iniziato la costruzione della barriera: lungi dal volersi "proteggere" da attacchi della Resistenza (che, come appare evidente, rimane in grado di continuare a colpire obiettivi sionisti come e quando vuole) il Muro ha lo scopo primario di rubare ulteriore terra ai Palestinesi e rendere difficile se non impossibile la loro vita, proseguendo così la politica di pulizia etnica e giudaizzazione forzata dei territori illegalmente soggetti alla colonizzazione e all'insediamento di fanatici giudei armati.

La Missione UE a Ramallah descrive come "minacciose e disturbanti" le implicazioni umaniterie e l'impatto politico e civile dell'erezione di sempre nuovi tratti di barriera che frammentano il tessuto sociale ed economico della terra palestinese a favore delle pretese 'ragioni' degli occupanti sionisti. Finora 400 Km di Apartheid sono stati stesi sui 700 previsti con conseguenze gravissime per gli abitanti della Cisgiordania. La Corte di Giustizia Internazionale ben sette anni fa ha dichiarato la barriera sionista "totalmente illegale" invitando Tel Aviv ad arrestarne i lavori e smantellare la porzione costruita.

Ovviamente senza alcun risultato.
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martedì 29 marzo 2011

All'Aia prende il via una iniziativa europea contro Muro dell'Apartheid e insediamenti illegali in Palestina!


Il lancio di una "Iniziativa europea per la rimozione del Muro dell'Apartheid e lo smantellamento degli insediamenti ebraici illegali" é stato annunciato in Olanda durante il corso della rassegna "Palestina Festival 2011: No all'Occupazione, No all'Assedio", tenutasi a Rotterdam presso la "Zazat Blaine Hall". L'iniziativa, però sarà basata all'Aia, città simbolo delle rivendicazioni umanitarie e delle iniziative in difesa dei diritti dell'Uomo.

Il Presidente della manifestazione Amin Abu Rashid ha affermato nel suo discorso: "L'annuncio del lancio di questa iniziativa europea si aggiunge agli sforzi di tutti coloro che operano contro il Muro dell'Apartheid e le colonie illegali in Palestina, che costituiscono una violazione chiara e flagrante del Diritto internazionale".

"L'iniziativa segue da presso le questioni legate alla segregazione, alla pulizia etnica e alle persecuzioni portate avanti contro i Palestinesi, alle politiche di sfratto e giudaizzazione forzata in atto a Gerusalemme Est, alla confisca di terre e al furto di acqua da parte del regime sionista".

Abu Rashid ha ugualmente notato che l'iniziativa documenterà, ricercherà e diffonderà le informazioni sul Muro dell'Apartheid e sulle sue conseguenze, in modo da amplificare e portare a nuovi ascoltatori internazionali il grido d'aiuto palestinese contro il progetto razzista del sionismo; l'utilizzo di diversi mezzi di comunicazione nel più vasto numero di linge possibile, aiuterà lo sviluppo di iniziative di solidarietà sempre nuove e sempre crescenti, organizzando, sostenendo gli sforzi di ri-dinamizzare gli sforzi politici di un'Europa che ultimamente, distratta e preoccupata dalle sue traversie economiche, si é troppo facilmente lasciata lusingare dalle 'sirene' israeliane.

Inoltre Khaled al-Tirani, direttore dell'associazione media "INFORM" di Bruxelles (sopra, a sinistra) e Abbas Nasr, corrispondente di Al-Jazeera (a destra), hanno interloquito col pubblico riportando le loro esperienze personali con la "Freedom Flotilla" che l'anno scorso venne violentemente abbordata in acque internazionali da truppe sioniste, che causarono la morte di oltre dieci volontari per la pace e il ferimento di moltissimi altri.

In una ideale 'staffetta' fra volontari della prima e della seconda "Freedom Flotilla" si é poi avuto l'intervento di Anna Dionj, volontaria per il secondo convoglio umanitario europeo diretto a Gaza, che salperà l'ancora alla volta del ghetto palestinese assediato a metà maggio 2011.

"Le sofferenze dei palestinesi della Striscia", ha dichiarato la Dionj, "Sono assolutamente inaccettabili e tutto il mondo deve sapere cosa succede nell'enclave assediata ormai da quasi cinque anni, dove ancora molte famiglie non hanno potuto ricostruire le loro case sgretolate dall'attacco di 'Piombo Fuso', di cui l'assedio riesce quindi a prolungare ed esacerbare gli effetti".


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domenica 13 marzo 2011

Il Comando dell'esercito israeliano lancia l'allarme: "Se i Palestinesi si sollevassero come gli Egiziani non sapremmo fermarli!"


L'Alto Comando dell'esercito israeliano sta lanciando allarmati richiami ai vertici politici dello Stato ebraico, dichiarando che, dopo attenta valutazione della massa di dati e registrazioni raccolte in questa settimana sull'ondata rivoluzionaria che sta spazzando il Mondo Arabo, con particolare attenzione, ovviamente, a quanto avvenuto in Tunisia ed Egitto, gli esperti dell'IDF sono arrivati alla conclusione che il vantato 'Migliore esercito del Medio Oriente' non sarebbe in grado di affrontare una massiccia sollevazione palestinese, né se essa fosse limitata alla Cisgiordania, e tanto meno se avvenisse contemporaneamente in Israele e nei territori occupati.

"Non ne saremmo semplicemente capaci, ecco tutto", rivela uno degli ufficiali, che spiega come la conclusione sia sostenuta dai risultati di una matrice di simulazione sviluppata nel corso degli ultimi dodici mesi proprio per calcolare e pianificare le migliori risposte a una protesta generalizzata da parte di imponenti masse di civili. Ovviamente, i capi del famigerato 'esercito più (im)morale del mondo' non hanno intenzione di darsi per vinti e già stanno progettando tutta una gamma di attacchi e rappresaglie qualora le proteste investissero i posti di blocco, il Muro dell'Apartheid o gli insediamenti illegali occupati dai coloni ebrei fondamentalisti.

Tuttavia, ogni violenta campagna repressiva contro dimostranti civili farebbe immediatamente il giro del mondo grazie a internet e non vi sarebbero media generalisti addomesticati a sufficienza per evitare un pericoloso contraccolpo all'immagine di Israele e un incremento ancora più letale delle adesioni alla campagna internazionale per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni contro il regime sionista.

Il pessimismo dei gallonati generali di Tsahal riflette quanto poco le armi e gli apparati repressivi anche più foraggiati e sofisticati del mondo (grazie ai lauti contributi che la "Lobby a Sei Punte" strappa in tutto il mondo, dagli Usa alla Germania) possano interferire con la forza dirompente di un Popolo che, esasperato, decida di marciare compatto anche a mani nude contro i carri armati e gli elicotteri.

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lunedì 7 marzo 2011

Mentre Roger Waters si schiera contro il Muro dell'Apartheid i media italiani cascano in pieno nelle trappole dell'Hasbara sionista!



Sobrio, rispettoso, consapevole, così si può definire lo stile e l'atteggiamento dell'artista britannico Roger Waters, l'indimenticabile bassista e voce dei Pink Floyd, mente creativa dietro alcuni dei brani più iconici e famosi dei signori della psichedelia anni '70, nella sua apparizione davanti a Riz Khan dell'emittente qatariana Al-Jazeera, durante la quale, più che di musica, ha articolato la sua visione e la sua posizione contro le politiche segregatorie e razziste del regime dell'Apartheid sionista e, in particolare, contro la sua manifestazione più evidente e più "collegabile" con la sua carriera musicale: la barriera di separazione che circonda la Cisgiordania.

Più che mettersi "sotto il riflettore" in maniera ipocrita e autocelebratoria, come troppo spesso accade con le rockstar che abbracciano cause sociali per 'mostrarsi impegnate', Waters sposta da subito l'attenzione sull'importanza dei mezzi di comunicazione vecchi e nuovi (la musica, ma anche i social media basati sulla Rete) per costrurire "ponti" di comprensione e consapevolezza che possano in primo luogo scavalcare e in ultimo, sperabilmente, abbattere i muri, come vent'anni fa a Berlino così come, nel prossimo futuro, a Betlemme e Jenin e in tutta la West Bank.

Waters ha anche dichiarato il suo completo e convinto sostegno alla campagna di Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele come strumento fondamentale e insostituibile contro la permanenza e l'espansione della barriera dell'Apartheid; un concetto che dovrebbe venire inculcato nei cervellini di quei gazzettieri italioti che nelle ultime settimane hanno letteralmente 'fatto a gara' per cascare con tutte le scarpe nel tranello dell'Hasbara israeliana, i cui pianificatori ed esecutori hanno mandato in anvanscoperta nel 'Bel Paese' la vapida e superficiale cantante 'Noa' con un ridicolo LP di canzoni napuletane rimasticate a mo' di cover, per convincere i cultori della melodia partenopea che "gli israeliani sono proprio come noi" e anche loro sanno intonare "i' te vurria vasà" e l'immancabile "O sole mio".



L'operazione, tralasciati per amor di carità i suoi discutibilissimi 'valori' musicali, é un vero e proprio pugno in faccia al generoso sforzo di centinaia e centinaia di attivisti italiani amici della Palestina per diffondere anche nel nostro Paese la consapevolezza che Israele é un regime razzista e nemico della pace che va contrastato e combattuto in ogni modo, a partire prima di tutto dai suoi tentativi di rendersi 'palatabile' e 'simpatico' dal punto di vista culturale e turistico, visto che ogni copia del ridicolo disco di Noa fornirà nuovi proiettili ai cecchini che fanno il tiro al bersaglio contro i bambini di Gaza, nuovi candelotti di gas CS da sparare in faccia ai pacifici manifestanti di Bilin e, se venduto in abbastanza copie, persino qualche nuovo canister di Napalm e di Fosforo Bianco da scaricare su scuole e ospedali in occasione del prossimo "pogrom" militare contro la Palestina o contro il Libano.


Un'altra volta ancora, l'Italia fa una ben magra figura, per gentile concessione del giornalaiame locale, fin troppo contento di strusciarsi e fare le fusa nel comodo, tiepido e ben foraggiato grembo dell'Hasbara filosionista.

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mercoledì 2 marzo 2011

Studenti della Boston University manifestano contro il muro dell'Apartheid israeliano!


I membri dell'organizzazione Studenti dell'Università di Boston per la Giustizia in Palestina hanno manifestato ieri davanti a una delle palazzine del campus in Commonwealth Avenue la loro solidarietà con il popolo palestinese segregato e oppresso dall'infame 'barriera di separazione', la struttura di cemento e acciaio, molte volte più lunga del famigerato Muro di Berlino, che lo Stato ebraico ha eretto per frammentare e spezzettare la continuità abitativa, storica, sociale ed economica della Palestina, segregare e umiliare le sue genti e occupare e rubare nuova terra su cui impiantare nuove colonie di fondamentalisti razzisti e armati.


Davanti al muro di polistirolo e cartongesso, istoriato con slogan che richiamavano all'analogia tra Gaza assediata e il Ghetto di Varsavia, che chiedevano le sanzioni economiche contro il regime di Tel Aviv e che ne denunciavano gli abusi e i crimini, membri dell'associazione hanno esteso striscioni di slogan, fatto volantinaggio e distribuito volantini ai passanti, per sensibilizzare la popolazione universitaria riguardo la questione.


Un milite della locale forza di polizia, forse incuriosito dall'assembramento, non ha trovato da ridire sulla manifestazione.


Una delle cose divertenti riguardo questo scenografico sit-in é che l'idea per la sua realizzazione sia venuta, fra tutte le possibili fonti di ispirazione, da una preoccupata missiva degli "Studenti dell'Università di Boston per Israele"  (Boston University Students for Israel, altrimenti B.U.S.I.). Diversi giorni fa i B.U.S.I. avevano infatti esteso una preoccupata missiva a molti indirizzi email universitari denunciando l'intenzione degli studenti pro-palestinesi di "infiammare gli animi" e "incitare all'odio" tramite "la costruzione di un finto muro di separazione".
 

Gli studenti dell'associazione SJP, che non avevano PER NIENTE considerato l'idea; sapendo della campagna di email "preventiva" contro di essa, l'hanno considerata, ponderata e, ritendendola ottima, l'hanno tradotta in pratica!


Agli esterreffati B.U.S.I., colpiti da una sorta di "paradosso di predestinazione", non é restato che ingollare l'amaro boccone senza potersela prendere con nessuno, del resto, si sa, "chi é causa del suo mal...".

Special Thanks to all the people at Boston University Students for Justice in Palestine, with particular regards and a big hug, smooch and brofist to: Scott Delisle for having shot the pics and to Zena Ozeir for having sent them to us! Keep up the good work, folks!!


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lunedì 3 gennaio 2011

Reportage esclusivo sulla morte di Jawaher Abu Rachman, la donna palestinese uccisa dai gas israeliani

Riportiamo le parole di un Palestinese presente alla dimostrazione contro il Muro dell'Apartheid israeliano che é costata la vita alla trentaseienne donna palestinese Jawaher Abu Rachman, soffocata dai gas urticanti delle forze di occupazione sioniste.

La tomba di Jawaher (a sinistra), esattamente a fianco di quella di suo fratello Bassem Abu Rahmah, a sua volta assassinato dagli israeliani durante una protesta anti-Apartheid.
Un sabato ventoso e freddo a Bi'lin, con l'umidità che si insinua ovunque e ti faceva rabbrividire fin nelle ossa.

Un migliaio di persone si radunano per la protesta settimanale contro il Muro dell'Apartheid, mi sorprende vedere, al centro della folla, il sedicente Primo Ministro dell'Autorità nazionale palestinese, Salaam Fayyad, che si guarda intorno alla ricerca di obiettivi che lo inquadrino; chissà se ha dovuto fare richiesta come gli altri per i permessi israeliani di attraversare barriere e checkpoint che ormai frastagliano la Cisgiordania.

Si marcia, appena i "pavoni" di Fatah hanno finito di fare la ruota a beneficio dei media; dopo appena sessanta metri Fayyad si ferma di colpo e si guarda intorno come se si rendesse conto di aver lasciato il gas acceso in casa; afferra qualche mano, la scuote in un frettoloso saluto e scompare con seguito e guardaspalle...perfetto, tanto le foto e un po' di riprese le ha ottenute.

Dopo un po'l'Esercito ebraico di liberazione della Palestina (dai Palestinesi), inizia a bombardarci coi gas.



I sionisti sparano gas in due tipi di dispenser differenti: uno (rappresentato nel filmato sopra) é una specie di bulbo di plastica, aerodinamico e disegnato per ruotare velocemente lungo la traiettoria, disperdendo il gas in un'aria molto ampia con un volo irregolare e difficile da prevedere.

Il secondo tipo invece é un candelotto metallico molto più grosso e pesante: è con questo che ti tirano addosso, cercando sempre di colpire alla testa, sperando di ferirti o ammazzarti. Poi c'é il gas...chiamarlo semplicemente "lacrimogeno" é un eufemismo bugiardo come tutti gli slogan dei sionisti...é un vero e proprio agente soffocante e urticante: si sentono come centinaia di aghi di vetro che ti trafiggono bronchi e polmoni, persino le lacrime che si spremono fuori dagli occhi sembrano fatte di acido...e per quanto si cerchi di respirare la situazione non migliora, sembra quasi che una bestia feroce ti sia entrata dentro e ti stia facendo a pezzi, dagli alveoli in su.

Se sei al centro di una nube di gas, e non riesci a tirartene fuori coi primi due, tre passi, tutto diventa nero e quando riapri gli occhi, tossendo come un dannato, capisci che qualcuno ti ha tirato fuori.
Subhiyeh Abu Rahmah, ha perso tre figli a causa della disumana politica di occupazione sionista: prima Bassem e Abdullah e ora la figlia Jawaher.

Non hanno fatto in tempo a tirare fuori Jawaher, sorella di martiri, madre di figli che ricorderanno il suo coraggio e il suo sacrificio...Jawaher, morta per aver protestato contro chi vuole affettare e spezzettare la terra del suo Popolo, la terra dei suoi figli, la terra che ora la accoglie e la ricopre.

Jawaher, come i suoi fratelli, era una militante del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.

domenica 2 gennaio 2011

Palestinese trentaseienne muore soffocata dai lacrimogeni israeliani


Una donna palestinese é morta soffocata dai lacrimogeni israeliani, sparati dalle truppe dello Stato ebraico contro una pacifica dimostrazione che protestava contro l'estensione dell'infame "Muro dell'Apartheid" presso il villaggio di Bi'lin, nella porzione occupata della Cisgiordania. I sanitari palestinesi che hanno soccorso la trentaseienne Jawaher Abu Rachman hanno riportato che la massiccia inalazione del gas urticante sparato contro i manifestanti ha ustionato i polmoni della donna, portandola a un collasso cardiocircolatorio.

Jawaher Abu Rachman aveva già visto due dei suoi fratelli morire a causa delle violente e sproporzionate reazioni dei militari sionisti alle pacifiche dimostrazioni contro il Muro dell'Apartheid, che Israele ha edificato con la scusa della sicurezza (in realtà non vi é alcuna prova che la sua erezione fosse necessaria, o che abbia preventuo alcuna operazione armata palestinese) ma che in realtà mira a spezzettare e frantumare la continuità geografica, sociale, economica delle comunità palestinesi, occupando nel frattempo la maggior porzione possibile di terra Cisgiordana.

Come dimostrato dalle Ong palestinesi e internazionali, infatti, il Muro della vergogna é costruito in massima parte su terra palestinese, non sul confine fra Cisgiordania e Stato ebraico. Anche la Corte internazionale di Giustizia ha definito illegale la sua finalità e il suo modus di realizzazione, raccomandando una sua pronta demolizione.

All'apprendere la notizia della morte della donna l'esponente palestinese Mustafa Barghouti ha lanciato un appello per un'ulteriore mobilitazione palestinese e internazionale contro il progetto israeliano, invitando a protestare contro l'uso di gas urticanti tossici e pericolosi, che vengono perdipiù lanciati dai militari sionisti "mirando" con le granate direttamente contro i manifestanti, quando invece i candelotti dovrebbero venire lanciati in aria con traiettoria a parabola.

Nonostante la violenza delle sproporzionate reazioni israeliane attivisti palestinesi ed esteri non hanno mai cessato di protestare ogni settimana contro il Muro dell'Apartheid nei villaggi di Bi'lin, Ni'lin ed Al-Ma'sara.

lunedì 20 dicembre 2010

Human Rights Watch denuncia l'Apartheid israeliano in Cisgiordania con una ricerca documentata


"Le politiche israeliane in Cisgiordania discriminano pesantemente i residenti palestinesi, deprivandoli di necessità basilari e nel contempo concedendo agi e amenità ai residenti degli insediamenti ebraici, a poche centinaia di metri da famiglie che vivono nelle condizioni più abiette"; questo il nodo centrale di un documentatissimo e inoppugnabile resoconto di oltre 160 pagine rilasciato dall'organizzazione Human Rights Watch nella scorsa giornata di domenica.

Il rapporto, significativamente intitolato "Separati e diseguali" (gioco di parole sull'ipocrita formula 'separati ma uguali' alla base delle leggi razziste alla Jim Crow in vigore negli Usa a sud della linea Mason-Dixon) identifica le pratiche discriminatorie israeliane che, sotto la scusa della "sicurezza" (in realtà totalmente aliena alla maggior parte delle misure di Apartheid), mettono in funzione un sistema "a due velocità": una per la privilegiata popolazione delle colonie ebraiche, popolate di fanatici praticanti del giudaismo più ultraortodosso, e una per i Palestinesi dei villaggi e degli insediamenti circondati di barriere e filo spinato (per impedirne la crescita e il rinnovamento), a cui vengono centellinati e a volte completamente negati servizi di base come elettricità, acqua corrente, fognature, scuole, accesso alle strade...mentre i coloni che vivono a un tiro di sasso hanno giardini, piscine, strade e servizi di trasporto che sono sistematicamente e aprioristicamente interdetti alla popolazione palestinese.

SCARICA QUI IL FILE PDF DEL RAPPORTO DI "HUMAN RIGHTS WATCH"



"I Palestinesi affrontano sistematiche discriminazioni semplicemente per la loro origine nazionale, per la loro etnia, per la loro razza", dichiara Carroll Bogert, Vicedirettore esecutivo per le Relazioni esterne di HRW, "E questo non é tutto, qualunque Palestinese vive sotto la spada di Damocle dell'espropriazione, dell'espulsione, del vedere i propri campi danneggiati oppure il proprio bestiame attaccato". Nel corso degli ultimi 18 anni le politiche colonialiste israeliane hanno aumentato la popolazione ebraica delle aree attentamente monitorate nella compilazione del rapporto da 241.000 a 490.000 unità, facendola più che raddoppriare, contemporaneamente oltre il 30 per cento dei residenti palestinesi delle stesse zone (fra cui Gerusalemme Est) sono stati espropriati delle loro case e delle loro terre.

Human Rights Watch, rilasciando il rapporto, estende il proprio richiamo ai Governi degli Stati Uniti, che annualmente foraggiano lo Stato ebraico con quasi tre miliardi di dollari di "aiuti" e dell'Unione Europea, verso i cui mercati sono indirizzati i prodotti coltivati sulla terra rubata ai Palestinesi, di chiedere accontabilità a Israele per ogni centesimo e ogni dollaro concesso, in modo che risulti chiaro come queste somme non possano venire spese per aumentare e rendere più profonda la miseria e la sofferenza degli abitanti della Cisgiordiania, e di aderire fino in fondo alla campagna di boicottaggio dei prodotti dell'Apartheid, in modo da spingere, attraverso consistenti danni economici, le forze politiche che finora hanno protetto e facilitato l'espansione delle colonie illegali a riconsiderare il loro agire e le loro posizioni.

sabato 18 dicembre 2010

Israele, paese dell'Apartheid, progetta barriera di confine e lager di detenzione contro gli immigrati africani

 Israele da paese del "Muro del Pianto" a "Paese dei Muri" tout-court, dopo aver scempiato la Cisgiordania con il "muro di separazione" che frammenta e spezzetta la continuità geografica, economica e sociale delle comunità palestinesi e ruba la terra più fertile e i pozzi d'acqua più ricchi per riservarli all'esclusivo uso e consumo del 'popolo eletto' ora si prepara ad alzare una nuova barriera di cemento, acciaio, filo spinato e torrette di guardia, questa volta per assicurarsi di tenere ben fuori dai propri confini gli indesiderati immigrati africani, lasciandoli nelle amorevoli mani della sbirraglia di Mubarak.
Questa volta a essere circondati dagli anfibi e dai fucili spianati dell'Esercito più (im)morale del mondo non ci sono arabi palestinesi ma neri africani.
La nuova barriera di separazione sarà completata da un adiacente campo di prigionia per radunare e sorvegliare tutti gli africani che saranno sorpresi nel sacro territorio israeliano, in attesa di rimandarli nei paesi di origine, da cui la guerra, la guerriglia, le persecuzioni politiche o la pura e semplice miseria li hanno costretti a fuggire alla volta del più vicino pezzetto di 'Occidente' disponibile.
Un immigrato africano in Israele chiede: "Diritti Umani per Tutti". In Israele? Hai proprio sbagliato paese amico mio...
Come tutti gli stati 'sviluppati' anche Israele a parole stigmatizza e rimprovera gli immigrati illegali, poi nella realtà dei fatti li cerca e ne ha bisogno...e si capisce...chi se non gli immigrati africani è disposto a rompersi la schiena dieci, dodici o quattordici ore al giorno nei frutteti e negli orti delle colonie ebraiche illegali costruite in terra Palestinese, riempiendo canestro dopo canestro di arance, pompelmi o pomodori che poi verranno impacchettati e venduti a caro prezzo negli Usa o in Europa? Non certo la "jeunesse dorée" dei figli dei coloni fondamentalisti ebrei, loro orti e filari li frequentano solo quando si tratta di incendiarli e vandalizzarli, ma ci sono i "cushi" (parola ebraica per "negri") disposti a farlo per una manciata di nuovi shekel, ormai nei kibbutz e nelle colonie non si vede più un bianco a fare un lavoro manuale.

E' triste che il lavoro di questi migranti, vittime del colonialismo e dell'imperialismo occidentale che li hanno trasformati in rifugiati, vada a diretto vantaggio di coloro che a loro volta vittimizzano, perseguitano e angariano il popolo palestinese ma, ovviamente, non per questo gli africani che lavorano nello Stato ebraico possono aspettarsi un trattamento migliore di quello che tocca agli arabi, anzi, per quanto la loro presenza sia "nuova" nella società israeliana, la loro estrema 'diversità' li ha girà resi bersagli perfetti per le ubbìe razziste e segregazioniste che hanno sempre più libero corso nell'Apartheid sionista.
Manifestanti razzisti anti-africani nel quartiere di Hatikvah
"L'influsso di immigrati dall'Africa nera" ha detto recentemente il primo ministro Netanyahu "sta crescendo e minaccia gli equilibri e l'aspetto dello Stato israeliano come lo conosciamo, deve quindi essere fermato" e alle sue intenzioni fanno eco gli slogan rauchi e la mobilitazione virulenta degli israeliani razzisti come quelli che si sono riuniti il mese scorso ad Hatikva per "protestare" contro il grande numero di africani che vive nel quartiere (perché molti proprietari di appartamenti di nascosto stipano fino a dodici-quindici immigrati in un quadrilocale estorcendo da ciascuno l'equivalente di un affitto e minacciando di denunciarli alla polizia se si ribellano). Fra i cittadini israeliani "indignati" dalla presenza africana si sentiva ripetere spesso e volentieri la parole "kooshi", "kooshaneem", "kooshanot", equivalenti ebraiche di "negraccio", "sporco negro" e via articolando, si sentivano ripetere le stesse piacevolezze che infarciscono un discorso di Mario Borghezio e dei vari identitaristi razzisti dell'estrema destra europea: "Gli africani sono bestie", "bevono e orinano per strada", "girano coi loro caftani senza niente sotto", "rubano", "guardano le nostre donne".
Gli agitatori razzisti Marziel (sx) e Ben Ari (dx) stanno probabilmente studiando di sostituire la parola "Ebrei" con "negri" nei "Protocolli dei Savi di Sion" e poi diffondere il famoso testo dell'Okhrana fra i loro elettori.
Come stercorari attratti dall'odore di letame i corrispettivi locali dei Borghezio e dei Le Pen, Michael Ben-Ari e Baruch Marziel, erano presenti a questa elevata adunanza, pronti a trarre il massimo profitto dalla montante ondata razzista che sta velocemente trasformando Israele nell'incarnazione realizzata di tutto il peggio che l'Occidente capitalista sa esprimere in questo inizio di Ventunesimo secolo: militarismo, razzismo e xenofobia.

mercoledì 8 dicembre 2010

Ali Abunimah spiega l'impossibilità di qualunque "Soluzione a due Stati"



"Quando ero uno studente, nel 1986, la mia scuola mi portò, con i miei compagni di classe, a visitare Berlino, e ricordo con vividezza l'impressione che mi lasciò la vista del Muro che divideva in due la metropoli: il Checkpoint Charlie, le guardie armate dell'Est e dell'Ovest, la terra di nessuno al di là del muro. Fui molto colpito da quanto mi apparveradicato e inamovibile quel grande meccanismo di divisione e oppressione, eppure, tre anni dopo, quel Muro crollò. Il Muro di Berlino mi insegnò ad 'aspettarmi l'inaspettato', quindi, a chi oggi mi dice che Israele, con la sua lobby, con le sue armi, con i suoi media asserviti, con i suoi muri e le sue barriere di separazione, é 'troppo forte' perché gli sforzi miei e degli altri attivisti per i diritti e la libertà della Palestina possano fare una differenza io dico: 'aspettatevi l'inaspettato!'".

Così Ali Abunimah, scrittore e giornalista Palestino-americano, ha iniziato il suo intervento a una conferenza tenutasi recentemente a Berlino, durante la quale si é discusso della situazione attuale dei palestinesi in Israele, nei Territori occupati della Cisgiordania, nel Ghetto di Gaza e nella Diaspora internazionale. All'evento era presente anche lo storico Ilan Pappe e un vasto pubblico che allineava nei suoi ranghi commentatori e analisti politici, giornalisti, attivisti pro-palestinesi e moltissima gente comune. Durante il suo intervento Abunimah ha esposto la sua disillusione verso ogni ipotesi di ventilata "Soluzione a Due Stati".

Gli sforzi per costruire due Stati sul territorio storico della Palestina, uno per gli Arabi e uno per gli Ebrei, non hanno finora portato a nessun risultato, e ciò é solamente logico perché tali sforzi, per quanto nobilmente ispirati, partono da un assunto che falsifica la realtà: essi pretendono infatti di costruire una fittizia "parità" fra Arabi ed Ebrei, una parità che non esiste perché una parte ha occupato le terre dell'altra, una parte ha aggredito ripetutamnte l'altra, una parte scatena contro l'altra tutta la propria influenza politica e mediatica che é soprattutto forte con le più forti nazioni del mondo: gli Stati Uniti d'America e l'Europa Occidentale, una parte possiede un esercito addestratissimo e superarmato che usa senza ritegno o scrupolo morale, e non permetterà mai, mai, che l'altra parte si avvicini anche solo lontanamente ad avere un'organizzazione statale con pari dignità e potere di difendere la propria popolazione dagli abusi, dalle aggressioni e dalle angherie che ha subito ininterrottamente da oltre sessant'anni.
Caustico come sempre Latuff in questo cartoon dice una grande verità. Anche se esistesse uno Stato Palestinese sarebbe sempre ostaggio della potenza militare israeliana, che lo terrebbe costantemente sotto scacco.
Non si può raccontare la storia dell'Olocausto pretendendo che le SS e le vittime di Auschwitz fossero "parti in conflitto", "ognuna con le proprie ragioni", possiamo forse farlo? Sarebbe un'insulto alla Storia, un insulto alle vittime e una ingiustificabile glorificazione e assoluzione dei carnefici, giusto? E gli Stati Uniti e l'Europa pretendono di spiegare la questione palestinese, una questione di aggressione, occupazione, colonialismo e oppressione come "Conflitto israelo-palestinese"? Perché questo doppio standard?
Anche questo muro sembra inamovibile ed eterno...oggi.
Ma possiamo trovare una via d'uscita da questa palude, da questo labirinto di bugie, se ci volgiamo attorno a guardare a come é stato risolto il "conflitto" fra africani neri e i loro oppressori afrikaans che avevano imposto la segregazione e il razzismo dell'Apartheid, esattamente come oggi Israele impone la segregazione dei muri e delle barriere e dei posti di blocco e delle colonie illegali. Con la creazione cioé di uno Stato unico, dal Giordano al Mare Mediterraneo, che protegga e difenda tutte le etnie, tutte le culture, tutte le religioni, tutte le coscienze e le posizioni politiche sotto la regola della legge e della democrazia rappresentativa.

Al di fuori di questa cornice, di questa prospettiva, non c'é speranza di pace, né di giustizia.

domenica 28 novembre 2010

Proteste anti-apartheid in Cisgiordania, altre violenze israeliane


Anche questa settimana gli abitanti di al-Ma'sara, Bil'in e di Nil'in hanno protestato contro la costruzione di barriere e muri di separazione da parte delle forze dello Stato sionista sulle loro terre; una politica che mira a frammentare e spezzettare l'omogeneità demografica e abitativa palestinese per facilitare demolizioni, espulsioni e altre misure persecutorie tese alla 'pulizia etnica' e alla giudeizzazione forzata della Cisgiordania.

Le truppe israeliane hanno reagito con l'usuale, insensata violenza, usando candelotti fumogeni sparati come proiettili (a traiettoria tesa e mirati contro i dimostranti, anziché a parabola per diffondere il gas) e impiegando addirittura proiettili di plastica con l'anima in metallo, esplosi all'indirizzo di dimostranti disarmati fra i quali vi erano persone anziane, bambini e donne.

A dimostrare come i normali sentimenti di umanità e giustizia siano comuni a tutti i popoli e tutte le razze é con piacere che riportiamo la presenza di diversi attivisti ebrei nei gruppi di dimostranti; alla fine dell'attacco della sbirraglia sionista quattro di costoro, insieme a un giovane palestinese, sono stati fermati e condotti via. I gruppi che protestavano a Bi'lin e Ni'lin erano integrati anche da volontari internazionali della rete di solidarietà con la Palestina.

Molti dimostranti sono rimasti leggermente intossicati dai gas urticanti usati da Israele in luogo dei "normali" lacrimogeni.