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giovedì 3 agosto 2017

Roberto Saviano, plagiatore profesSIONista, non sa nemmeno quand'é iniziata l'aggressione takfira alla Siria!

Ancora una volta roberto saviano, scribacchino sionista, plagiatore e mitomane, come accertato da sentenze di tribunale, non riesce a starsene zitto, apre la bocca ed emette torrenti di tonitruanti castronerie.

Questo bel tomo viene pagato fior di quattrini per 'scrivere' e non riesce nemmeno a usare Google.

Cioé, rendiamoci conto, una ricerchina di tre secondi sul motore di ricerca web più diffuso al mondo gli avrebbe evitato una figuraccia epocale ma la spocchia del pelato campano è leggendaria e così ha preso l'ennesima facciata per terra.

Persino io non ho resistito alla tentazione di divertirmi un po' alle sue spalle, guardate  come:

venerdì 16 ottobre 2015

Di associazioni, "think tank", gruppi e iniziative volte verso il Medio Oriente... (2)

Il nostro passato articolo col quale segnalavamo al nostro pubblico (sicuramente e sinceramente bene intenzionato) di quanto sia opportuno esercitare la prudenza e la circospezione (e compiere approfondite analisi e ricerche) prima di anche solo considerare di avvicinare o contattare una realtà associativa che magari si occupa di argomenti simili a quelli nei quali noi rivestiamo profondo interesse e slancio politico e ideale ha avuto un buon successo e ha spinto alcuni di voi (certamente persone molto bene informate e avvedute) a segnalarci ulteriori elementi di documentazione al riguardo delle attività del gruppo di cui si discuteva e come esse, condotte con metodi e maniere altamente opinabili siano infine collassate le une sulle altre.

mercoledì 7 ottobre 2015

Di associazioni, "think tank", gruppi e iniziative volte verso il Medio Oriente e delle scoperte che é possibile fare su di loro...

Nel corso della sua vita il progetto "PALAESTINA FELIX" é incredibilmente cresciuto, da inizi umilissimi e quasi impercettibili nel vasto panorama della comunicazione politica sul Medio Oriente fino ad arrivare a traguardi che ci hanno contemporaneamente strabiliato e inorgoglito.

Uno dei punti di forza nella nostra attività (ne siamo fermamente convinti) é stato quello di aver SEMPRE tenuto aperto un canale di comunicazione col nostro pubblico, perché solo interpretando le richieste, i desideri e anche gli umori e le opinioni di coloro che si interessano alla nostra proposta informativa possiamo renderla sempre più soddisfacente e aumentare il suo potere di richiamo e di catalizzazione dell'interesse.

Spesse volte alcuni nostri lettori ci hanno segnalato questo o quell'evento, organizzato dal tale o dal talalatro gruppo o associazione, invitandoci a metterci in contatto con diverse realtà che, a loro dire, avrebbero potuto formare sinergie con noi.

Spesso poi tali inviti erano sostenuti da dettagli come: "L'associazione tale collabora con personaggi di chiara fama dell'Asse della Resistenza, é quindi un interlocutore ideale per voi!".

Quando riceviamo simili "input" la prima cosa che facciamo é buttare il nome di questi 'possibili partner' online e cercare di formarcene un'idea.

Capita, a volte, di trovare testimonianze poco o punto lusinghiere.


sabato 4 maggio 2013

Google.ps diventa "Google Palestina"; rabbia impotente del regime ebraico di occupazione per la modifica!

La multinazionale della rete "Google", proprietaria del più famoso e utilizzato motore di ricerca internettiano fino a ieri indicava la propria homepage Google.ps come 'Google Territori Palestinesi' offendendo e sminuendo la dignità storica e culturale di milioni di abitanti legittimi della Palestina, nazione riconosciuta storicamente fin dagli occupanti romani, oltre duemila anni fa.

Adesso il colosso di Mountain View ha corretto le proprie diciture, giustamente indicando l'url Google.ps come 'Google Palestina', scatenando l'ira meschina e impotente dei sionisti del regime ebraico di occupazione che vorrebbero disperatamente negare l'esistenza della Palestina; il territorio che essi abusivamente hanno invaso oltre sessanta anni fa.

Portavoce dell'azienda californiana, rispondendo alle scomposte e offensive reazioni di parte sionista hanno dichiarato che Google.com non ha fatto altro che adeguarsi alla nomenclatura usata in ambito internazionale, in particolare dopo la promozione della Palestina in ambito ONU avvenuta l'anno scorso con voto a maggioranza schiacciante.

domenica 18 dicembre 2011

Eric Schmidt (Google) alla CNN: "Gli informatici iraniani sono da sempre molto dotati, la cattura del drone stealth non mi stupisce!"



Quando a fare "chapeau" alla tua bravura informatica é l'Amministratore delegato di un colosso del Web come Google, l'orgoglio e la soddisfazione sono praticamente d'obbligo, immaginiamo che simili sentimenti, insieme a una generosa dose di sorrisi, strette di mano e pacche sulle spalle, si siano diffusi anche nella comunità degli esperti di contromisure e guerra elettronica della Repubblica Islamica quando gli sarà arrivata notizia dei commenti di Eric Schmidt riguardo al recente "affaire" del drone 'stealth' intercettato e dirottato elettronicamente sopra l'Iran.

Il dirigente della web-corporation di Mountain View, parlando ai microfoni della CNN ha dichiarato: "Ci sono sempre buone ragioni per sospettare o temere che gli Iraniani siano riusciti a penetrare i software criptati di controllo del drone, i loro esperti si sono sempre dimostrati inusualmente talentuosi nella guerra cibernetica per...per qualche ragione che non ci é interamente chiara, ad esempio, di recente, hanno preso il controllo di una parte del traffico di Google in Danimarca...attraverso un 'hackeraggio' molto sofisticato...non abbiamo capito precisamente perché lo abbiano fatto, quindi, sono certamente una forza da riconoscere e tenere in considerazione nel futuro".

'Pungolato' dalla sua intervistatrice riguardo l'hackeraggio avvenuto in Danimarca Schmidt ha dichiarato che in quel caso, apparentemente, l'incursione cibernetica di Teheran si sarebbe limitata a 'sviare' il traffico di Google attraverso l'Iran per poi farlo tornare alle sue destinazioni desiderate; forse nel tentativo di 'fare un test' riguardo a qualche loro particolare capacità da mettere alla prova. Schmidt ha affermato che con una certa regolarità certe nazioni conducono 'manovre' di guerra elettronica semplicemente per verificare il genere di accesso a sistemi stranieri od ostili che riescono a raggiungere, senza bisogno di danneggiare o rimuovere informazioni.
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