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martedì 29 ottobre 2013

In Europa i sionisti belano e sbraitano a favore degli immigrati, in Palestina li perseguitano con manganellate e spray urticanti!

In tutta Italia i tromboni sionisti del giornalismo filoisraeliano (Mentana, Lerner, Saviano, Marco Pasqua, Fabio Scuto...) strillano e si sgolano sulla "necessità" che un paese in piena crisi economica come il nostro 'accolga' torme di immigrati dall'Africa e dal Medio Oriente destabilizzati dalle politiche aggressive delle potenze neocolonialiste e imperialiste come Francia, UK, Usa e Israhell. Ovviamente nel territorio che occupano illegalmente dopo averlo strappato con le armi e la prevaricazione ai suoi abitanti legittimi i sionisti si comportano in tutt'altro modo e sottopongono a brutali "pogrom" dal sapore nazistoide (tante piccole Kristallnacht) gli immigrati negri arrivati dall'Africa che "minacciano" col loro alto tasso di melanina l'omogeneità cromatica del Popolo Eletto.

Anche in questo caso si vede chi é Umano e chi no, i legittimi abitanti della Palestina invasa, che potrebbero anche avere buonissime ragioni a non vedere di buon occhio ulteriori "immigrati" in casa loro, sono i primi invece a distinguersi per solidarietà sincera e disinteressata (ovviamente quella dei gruppuscoli finto-buonisti 'israeliani' la schifiamo e non la consideriamo nemmeno, semplice balocco per prefiche borghesotte col bisogno di giocare ai 'coccola-diversi'), come dimostra il caso di Nasser Qaws, leader della Società dei Prigionieri Palestinesi e residente del sobborgo gersolimitano dove ieri si é scatenata una 'caccia all'africano' condotta dalla sbirraglia sionazista in assetto di guerra.

Qaws ha prontamente denunciato l'accaduto registrando come i sionazisti si siano accaniti in particolare contro donne e bambini negri inseguendoli e spruzzando loro composti urticanti in piena faccia. Nel corso di questa sarabanda di violenza le forze di occupazione ebraiche hanno anche rapito Murad Salayme, punto di riferimento della comunità africana.

venerdì 12 aprile 2013

Bestiale violenza sionazista: un invalido cateterizzato ferito dalle truppe di Tel Aviv e quindi rapito!

Il ragazzo che vedete in foto si chiama Motaz Obeidu, Palestinese di Al-Khalil e protagonista dell'ultimo capitolo della cronaca delle bestialità sioniste inflitte contro il Popolo Martire per eccellenza. Già in passato vittima della violenza della 'razza eletta', Obeidu é invalido ed é costretto a circolare con un catetere urinario permanente a seguito di una pallottola israeliana che lo ha colpito nel 2011.

Le forze di occupazione del regime ebraico gli hanno invaso e perquisito la casa nella giornata di ieri: secondo il loro rapporto Obeidu (un invalido costretto a circolare con la sacca delle proprie urine perennemente attacata al corpo) si sarebbe "gettato contro uno dei militari cercando di togliergli l'arma".

Obeidu é stato nuovamente ferito con una pallottola, dopodiché é stato rapito dai suoi aggressori e feritori. La Società per i Diritti dei Prigionieri politici Palestinesi si sta mobilitando per capire dove sia attualmente detenuto Obeidu e in quali condizioni di salute versi.

venerdì 8 febbraio 2013

Arresto arbitrario, abusi, pestaggi, torture; ecco la scioccante odissea della giovane donna Enaam Abdul Jabbar!

La Società per il Sostegno ai Prigionieri Politici Palestinesi ha dichiarato che ieri la corte militare sionista di Ofer abbia condannato dopo cinque mesi di detenzione la prigioniera politica Enaam Abdul Jabbar a 24 mesi di carcere e a una multa di mille shekel.

La donna, trentenne, residente presso Betlemme nel campo profughi di Dheisheh, é stata sottoposta a pestaggi e torture sia durante la sua cattura che durante la sua detenzione dal 4 settembre 2012 a oggi.

Parlando coi suoi avvocati essa ha chiarito che, mentre stava attraversando un posto di blocco coi documenti perfettamente in regola é stata aggredita dai militari sionazisti che senza alcun motivo o provocazione l'hanno gettata a terra e quindi hanno preoceduto a colpirla coi fucili, ammanettarla toglierle le scarpe e usarle per colpirla ancora e ancora.

Enaam Abdul Jabbar fu quindi portata alla galera sionist di Al-Maskoubiya, presso la città occupata di Al-Quds, dove in contravvenzione alle norme riguardo la detenzione dei Palestinesi venne lasciata per giorni a contatto con criminali comuni sionisti nella speranza che essi (come spesso accade) la attaccassero e la abusassero ulteriormente.
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martedì 16 agosto 2011

Carcerieri sionisti tengono in isolamento un palestinese reso cieco dalla loro stessa negligenza medica!


Le autorità carcerarie israeliane, sempre alla ricerca di nuovi modi in cui tormentare e torturare gli sfortunati palestinesi che cadono nelle loro mani, ha raggiunto un nuovo 'traguardo' di meschinità e abiezione arrivando a porre in isolamento solitario un prigioniero politico che é ormai completamente cieco da quasi nove anni, reso tale dalla totale mancanza di ogni interesse, da parte dei secondini sionisti, a fornire ai detenuti cure adeguate per le loro condizioni cliniche. Obadeh Bilal, questo il nome del prigioniero, soffriva infatti di un'affezione alla retina, che riusciva comunque a tenere sotto controllo; dal momento del suo arresto, nel 2002 le sue condizioni peggiorarono progressivamente, fino a privarlo del tutto della vista.

Secondo la testimonianza raccolta dalla Società dei Prigionieri Palestinesi, che é riuscita a intervistare un detenuto di nome Ahmed al-Maghrabi, a sua volta tenuto in isolamento fino a poco tempo fa, l'isolamento solitario nelle carceri israeliane è "Una tomba vivente per i prigionieri politici. Ogni singola cosa che aiuta a sopportare l'esistenza in carcere viene tolta al prigioniero, che si sente come lentamente e metodicamente messo a morte secondo dopo secondo".

Bilal, nativo di Nablus, in Cisgiordania, ha due fratelli che sono anch'essi prigionieri politici in carceri israeliane ed è stato tenuto in isolamento solitario per sei mesi; adesso, la direzione del carcere di Ramleh, dove é tenuto, ha deciso di estendere l'isolamento per ulteriori tre mesi. Negli ultimi tempi anche la moglie di Bilal, la sua madre 65enne, un fratello ancora libero e altri parenti ancora sono stati arrestati, interrogati e sottoposti a pressioni fisiche e psicologiche, nel tentativo di rendere la sua detenzione ancora più insopportabile.

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