Mentre in Egitto continua l'incertezza e la tensione dopo la strage di dimostranti pro-Mursi consumatasi tra venerdì e sabato e ancora non é chiarita la questione dell'interim del premierato (annunciato come assegnato a El-Baradei, fatto poi smentito dai media ufficiali) l'instabilità post-golpe si sposta anche nel Sinai.
Dopo mesi e mesi dall'ultimo attentato ignoti dinamitardi hanno attaccato presso El-Arish il gasdotto che rifornisce la Giordania dell'80 per cento dei suoi bisogni energetici, causando gravi danni alla linea e il completo blocco delle esportazioni di metano verso Amman.
Il responsabile della Petra News Agency ha dichiarato che, secondo le autorità egiziane, ci vorranno almeno alcuni giorni di valutazione dei danni e di primi interventi di messa in sicurezza degli impianti prima che il pompaggio del gas verso il Regno Ascemita possa riprendere.
Nel frattempo i sudditi di Re Abdallah dovranno prepararsi a ripetuti black-out e all'improvviso e arbitrario rialzo dei prezzi di alcuni genersi di consumo.
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lunedì 8 luglio 2013
Esplode ancora una volta il gasdotto del Sinai, attaccato da ignoti: completamente interrotto l'export di metano verso Amman!
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giovedì 14 luglio 2011
Tuqan: "Dieci giorni per ristabilire il flusso del metano tra Egitto e Giordania!"
Ci vorranno circa dieci giorni per completare le riparazioni al metanodotto del Sinai colpito recentemente dal quarto attentato esplosivo dall'inizio dell'anno. Così ha dichiarato in una intervista rilasciata all'agenzia di stampa ufficiale "Petra" il Ministro dell'Energia del regno ascemita di Giordania, Khalid Touqan.Anche se avvenuto ad El-Arish, letteralmente sul confine israeliano e inteso come atto di protesta e avvertimento alle reiterate dichiarazioni del governo di transizione per la ripresa delle forniture metanifere allo Stato ebraico l'attentato (e il conseguente vasto e distruttivo incendio) hanno interrotto il flusso del combustibile anche verso Amman.
I governanti giordani avranno sudato certo freddo per l'interruzione delle forniture visto che tra dicembre e gennaio, proprio nel periodo tra la caduta del tunisino Ben Ali e quella di Mubarak Amman era stata teatro di forti proteste scatenate proprio dal rincaro dei generi di prima necessità, tra cui il gas combustibile. Nonostante confini con due dei più formidabili esportatori di greggio e metano del pianeta (Irak e Arabia Saudita) il piccolo regno di Re Abdallah é pressoché sprovvisto di giacimenti di idrocarburi.
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