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lunedì 23 luglio 2012

Nuovo attentato esplosivo nel Sinai distrugge sezioni dell gasdotto verso Israele! Si sospettano i beduini locali

Nella giornata di ieri l'ennesima potente esplosione ha squassato le tubature e le stazioni di pompaggio del metanodotto che molti mesi orsono riforniva il regime ebraico di occupazione della Palestina di gas naturale egiziano letteralmente "regalato" a prezzi enormemente inferiori a quelli di mercato dal Mubarak e dai suoi sicofanti, che in cambio ricevevano da Tel Aviv sostanziose tangenti esentasse.

L'attentato esplosivo ha colpito la zona di Al-Tuwail a Est di El-Arish, proprio nel punto in cui le tubazioni si dividono per proseguire in parte verso la Palestina occupata e in parte verso la Giordania. Non é chiaro se gli attaccanti abbiano colpito solo la ramificazione verso israele o anche quella verso Amman. Secondo i resoconti di testimoni il boato dell'esplosione é stato talmente fragoroso da venire inteso chiaramente fino ad almeno 30 chilometri dall'epicentro.

Anche questa volta non vi é stata nessuna rivendicazione ufficiale o ufficiosa; le autorità egiziane ritengono che come le altre quattordici volte precedenti l'attacco dinamitardo sia stato compiuto da beduini del Sinai.
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martedì 10 aprile 2012

E quattordici! Ancora una volta ignoti attentatori sabotano e bloccano il gasdotto Egitto-Israele!


Il famigerato gasdotto egiziano che permetteva al regime di Mubarak di inondare l'entità ebraica dell'Apartheid di milioni di metri cubi di metano praticamente a titolo gratuito ha subito nelle scorse ore il 14esimo attacco esplosivo in 14 mesi, venendo messo nuovamente nell'impossibilità di funzionare. E' incredibile come gli attentatori (quasi certamente beduini nativi del Sinai) riescano a capire infallibilmente quando esso sta per essere rimesso in funzione e intervengano prontamente con un nuovo devastante attentato che lo rimette puntualmente KO.

Le fonti della sicurezza hanno riportato che l'esplosione si é manifestata nuovamente nella parte settentrionale del Sinai, vicino a El-Arish, evidentemente una zona particolarmente "debole" nel tracciato del gasdotto visto che quasi tutti gli attacchi sono stati portati a termine in questi dintorni. Quasi la totalità dell'opinione pubblica egiziana vede di buon occhio gli attentati e vorrebbe che ogni accordo energetico tra il Cairo e Tel Aviv fosse subito cancellato.

La sequela di attentati finora é costata alla società GASCO che gestisce l'infrastruttura qualcosa come un miliardo di sterline egiziane, circa 100 milioni di Euro, in perdite sul mercato azionario, costi delle riparazioni e aumenti dei premi assicurativi. Nessuna delle misure di sicurezza prese finora si é rivelata efficace nell'evitare nuovi attacchi.
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martedì 6 marzo 2012

Ancora una volta in fiamme il gasdotto del Sinai tra Egitto e Israele!


Una sezione del gasdotto che trasporta il metano egiziano in direzione della Giordania e dello Stato sionista dell'Apartheid é saltata in aria nel tredicesimo caso di attacco all'infrastruttura dal momento della cacciata del dittatore egiziano filosionista, Hosni Mubarak, nel febbraio dello scorso anno. Secondo i testimoni oculari l'attacco alle tubature sarebbe avvenuto nella zona di Massaeed, a Ovesti di Al-Arish e sarebbe stato portato con due diverse cariche esplosive che sarebbero brillate a poche decine di metri l'una dall'altra, probabilmente attivate con un comando a distanza.

A collocare le cariche sarebbero stati una mezza dozzina d'uomini che, secondo le testimonianze, sarebbero discesi da due camion pickup e vi sarebbero risaliti appena piazzati gli esplosivi. Pompieri e personale di sicurezza hanno impiegato un paio d'ore a contenere le fiamme e chiudere le valvole di sicurezza; era passata nemmeno una settimana dalla riattivazione delle stazioni di pompaggio dopo l'attentato esplosivo dello scorso 5 febbraio.

Gli attentati ormai si susseguono a cadenza poco più che mensile, di solito pochi giorni dopo che il gasdotto é stato rimesso in grado di funzionare. Secondo i più recenti sondaggi di opinione meno del dieci per cento dell'opinione pubblica egiziana é favorevole a continuare l'esportazione di gas metano verso il regime ebraico, anche quando questo acconsentisse a pagare prezzo di mercato per la materia prima che, in virtù degli iniqui e umilianti 'Accordi di Camp David', veniva implicitamente 'regalata' a Tel Aviv con grave danno per l'erario del Cairo.
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domenica 4 marzo 2012

Il Presidente libanese Suleiman avverte il regime sionista: "Giù le mani dai nostri giacimenti di metano!"


Nella scorsa giornata di venerdì Michel Suleiman, Presidente libanese; si é augurato "per il bene della Pace e della stabilità della regione" che il regime ebraico di Tel Aviv "non prenda alcuna iniziativa aggressiva e avventata riguardo l'esplorazione dei giacimenti di metano e petrolio del Mediterraneo orientale nelle zone di pertinenza libanese". Suleiman ha chiarito che ogni violazione della porzione libanese dei giacimenti porterebbe a "pronte e severe reazioni" da parte di Beirut, che non tollererebbe quella che considererebbe "l'ennesima aggressione sionista contro il Libano" dopo quelle del 1978, del 1982 e del 2006.

Suleiman ha rilasciato questi ammonimenti nel corso della sua recente visita in Repubblica Ceca, poco dopo essersi incontrato col Ministro degli Esteri boemo Karel Schwarzenberg. Dibattendo di altre questioni con i rappresentanti della stampa continentale e internazionale il Presidente libanese ha dichiarato di "sperare ardentemente che la Lega Araba ritorni a occuparsi delle questioni più urgenti dell'arena mediorientale, in primis la Questione Palestinese, dopo un periodo nel quale una lobby di pochi paesi la ha distratta e deviata su questioni di interesse particolare di pochi governi" (Evidente riferimento alle prese di posizione anti-Assad fomentate dagli sceiccati petroliferi del Golfo).

Suleiman ha ricordato come l'atteggiamento arrogante e unilaterale di Tel Aviv riguardo alla Questione Palestinese sia la causa prima di tutte le tensioni e le instabilità mediorientali e come quindi sarà impossibile arrivare a una Pace e a una stabilità duratura nella regione senza un cambiamento radicale di atteggiamento da parte del regime sionista.

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lunedì 6 febbraio 2012

Nuova esplosione nel Sinai al metanodotto diretto verso Israele! E' la dodicesima in dodici mesi


Una sezione del metanodotto che all'epoca di Mubarak riforniva il regime ebraico di gas egiziano a prezzi ridicolmente bassi (come previsto dalle clausole vessatorie della cosiddetta 'Pace di Camp David', in realtà un'umiliante capitolazione) é andata distrutta nel dodicesimo attacco esplosivo contro la struttura nel corso di altrettanti mesi. Ufficiali delle forze di sicurezza egiziane hanno dichiarato che numerosi sabotatori mascherati hanno piazzato esplosivi sotto una sezione di tubature circa 60 Km a Ovest di Al-Arish, nel Nord del Sinai nelle prime ore di ieri.

Testimoni oculari hanno visto altissime fiamme levarsi dalle tubature squarciate subito dopo la detonazione. Pompieri e lavoratori del metanodotto sono immediatamente accorsi per tentare di contenere il rogo, non vi sarebbero stati feriti o vittime. Secondo il risultato di recenti sondaggi condotti lo scorso autunno ben il settantanove percento degli Egiziani vuole che ogni tipo di accordo energetico con Tel Aviv sia cancellato per sempre mentre solo il nove per cento sarebbe favorevole a riprendere la fornitura, ovviamente a un prezzo adeguato.

Fino alla caduta di Mubarak il regime dell'Apartheid era abituato a ricevere quasi la metà del proprio fabbisogno di metano dal dittatore Mubarak; pare che ora per soddisfare le proprie esigenze il Governo Netanyahu si sia rivolto alle monarchie petrolifere del Golfo, per cui l'ostilità verso gli occupanti della Palestina é solo una postura mantenuta per esigenze di facciata.
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lunedì 19 dicembre 2011

E Dieci! Nuovo attentato esplosivo al metanodotto che dal Sinai va verso Israele


Il tratto di tubature metanifere che da Al-Arish va verso Israele é stato sottoposto al decimo attacco dinamitardo dallo scorso febbraio, circa cinque chilometri a Sud della cittadina.

Secondo una dichiarazione di ufficiali locali cariche attivate a distranza da "sconosciuti attentatori arrivati in fuoristrada" avrebbero squarciato i tubi senza tuttavia provocare incendi visto che le stazioni di pompaggio verso l'entità ebraica sono ferme da molte settimane.

Nessuna rivendicazione del gesto é stata segnalata; tuttavia le autorità sospettano clan beduini e attivisti opposti ai legami commerciali con Tel Aviv, come quelli già arrestati nel recente passato.

Intanto, al Cairo e nelle maggiori città egiziane la folla rimprovera violentemente al Consiglio Supremo delle Forze Armate di non essersi sufficientemente distaccato dalle politiche e dagli atteggiamenti del passato regime di Mubarak.
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martedì 29 novembre 2011

Nono attacco esplosivo ai gasdotti del Sinai, ancora in fiamme le tubature!


L'agenzia stampa britannica Reuters riporta che, per la nona volta dal gennaio 2011, le tubature del metanodotto che veniva usato per rifornire a costo zero di gas il regime ebraico (secondo le clausole dell'umiliante capitolazione di Camp David) sono state soggette a un attacco esplosivo.

Una sezione di tubazioni a Ovest di Al-Arish é saltata in aria nella giornata di lunedì; pochi minuti dopo la prima esplosione una seconda, circa un centinaio di metri più avanti, ha fatto alzare ulteriori fiamme.

Gli attacchi sarebbero stati portati a termine nell'area di Al-Sabel; non ci sarebbero state rivendicazioni.
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sabato 26 novembre 2011

Ottavo attacco esplosivo nel Sinai contro il gasdotto che riforniva Israele; pochi i danni, i tubi sono ormai a secco!


Ignoti sabotatori hanno nuovamente colpito, per l'ottava volta da febbraio, il gasdotto che attraverso la penisola del Sinai riforniva, durante il regno di Hosni Mubarak, il regime ebraico di occupazione con il metano egiziano, praticamente 'regalato' a prezzi assurdamente inferiori al suo valore di mercato, secondo quanto imposto dagli Usa con le clausole dell'umiliante capitolazione di Camp David, accettata da Anwar Sadat al momento di prostituire sé stesso, la sua carica e l'eredità della rivoluzione Nasserita alle misere prebende promesse dall'imperialismo occidentale, da pagarsi con l'umiliazione della nazione e l'impoverimento del popolo schiacciato dalle 'liberalizzazioni' e dalle privatizzazioni a favore di pochi boiardi ammanigliati col potere (che si ingraziavano a furia di mazzette e bustarelle).

Tornando all'attacco, testimoni oculari hanno visto diversi sabotatori mascherati collocare cariche esplosive sotto le tubazioni a 60 chilometri a Ovest di Al-Arish, nel Nord del Sinai, prima di dileguarsi e fare brillare il tutto con comandi a distanza, secondo quanto riportato dall'Agence France Presse nella serata di ieri. Nonostante il gran numero di esplosivi collocati le esplosioni hanno causato incendi limitati visto che ormai nelle tubature praticamente non passa più metano.

Gli Egiziani, fin dal trionfo della Rivoluzione di Piazza Tahrir hanno chiesto apertamente lo smantellamento di ogni impianto di pompaggio in direzione del regime sionista; secondo un sondaggio effettuato da Synovate per conto dell'emittente iranian PressTV e pubblicato lo scorso 3 ottobre 73 cittadini egiziani su 100 vogliono l'eliminazione del gasdotto verso Israele, il 9 per cento é a favore e il 12 per cento non ha espresso opinioni in merito.
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martedì 15 novembre 2011

Le forze di sicurezza egiziane arrestano due degli attentatori responsabili delle esplosioni di venerdì scorso al metanodotto!


Le forze di sicurezza del Cairo avrebbero catturato due membri del commando che pochi giorni orsono ha portato a termine il settimo attentato esplosivo contro il metanodotto che smista il gas egiziano verso la Giordania e che fino a qualche tempo fa provvedeva anche a rifornire il regime ebraico. L'agenzia stampa mediorientale (MENA) ha rivelato i nomi degli arrestati: sarebbero Abdel Karim Mohammed Ahmed e Ahmed Salem Awad, ambedue parti di un gruppo denominato 'Al Takfeer wal Hijra' e sarebbero stati fermati e quindi tratti in arresto durante una retata a Al-Arish.

I due avrebbero rivelato che a capo del gruppo impegnato ad attaccare il metanodotto in questi ultimi mesi vi sarebbe un certo Mohammed al-Teehi. Il comunicato ufficiale delle forze di sicurezza recita che quest'ultima operazione smentisce chi sosteneva che il Governo di transizione abbia problemi a mantenere il controllo sul suo territorio e che, anche grazie all'intensificazione delle misure di sicurezza, presto tutti i tratti del gasdotto del Sinai saranno al sicuro da proditori attentati esplosivi come quelli che si sono ripetuti da febbraio a oggi.
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venerdì 11 novembre 2011

Ancora in fiamme i metanodotti del Sinai! Settimo attacco esplosivo in nove mesi


Doppia esplosione nella giornata di ieri lungo le tubature e le condotte che servono a portare il metano dall'Egitto alla Giordania e che, prima della deposizione di Mubarak, erano servite a rifornire a prezzi assurdamente bassi anche il regime ebraico, come imposto dalle clausole della ignominiosa capitolazione firmata a Camp David da Anwar Sadat (e che gli valse la condanna a morte tre anni più tardi dopo la sua sigla, con l'attentato del 1982). La prima esplosione, all'una antimeridiana di giovedì 10 novembre, si é registrata a 40 chilometri Ovest da Al-Arish, nel Nord del Sinai, secondo quanto riportato dalla France Presse.

La seconda, presso una stazione di pompaggio vicino a Mazar, ha scatenato un vasto incendio con altissime fiamme che é stato possibile prima contenere e infine domare soltanto molto tardi nella giornata. Testimoni oculari riportano di aver visto una squadra di uomini scendere da un camion e piazzare cariche esplosive lungo il gasdotto, che sono poi state fatte brillare tramite controllo a distanza, dopo che il commando era risalito sul mezzo e si era allontanato.

Il Ministro dell'Energia del Governo ad interim, Abdullah Ghorab, ha dichiarato che "quanto prima" l'Egitto installerà avanzati pacchetti di sorveglianza e sicurezza lungo il metanodotto; per cercare di arginare questi attacchi distruttivi, attribuiti alla popolazione beduina della penisola.

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giovedì 13 ottobre 2011

Hussein Salem, consigliere di Mubarak, condannato a sette anni per corruzione nel 'caso' del metano svenduto a Israele!


Un tribunale egiziano ha condannato in contumacia uno dei più fedeli ex-consiglieri del deposto autocrate Hosni Mubarak a sette anni di detenzione per corruzione e interesse personale in atto pubblico, nell'ambito delle indagini sul 'caso' della vendita di gas metano dall'Egitto allo Stato ebraico, un 'affaire' che nel corso dei decenni (era infatti 'condizione necessaria' degli umilianti e iniqui Accordi di Camp David) ha causato all'erario del Cairo danni per dozzine di miliardi di dollari.

Hussein Salem, fuggito in Spagna il 3 febbraio, otto giorni prima delle dimissioni del dittatore, é stato ufficialmente condannato ieri secondo quanto riportato dall'Agence France Presse, insieme al figlio Khaled, alla figlia Magda, che si sono visti infliggere a loro volta sette anni di carcere per riciclaggio del denaro ottenuto dal genitore tramite tangenti e mazzette provenienti da Tel Aviv.

Salem era uno dei grandi azionisti della East Mediterranean Gas Company, principale responsabile della vendita all'occupazione sionista di enormi quantità di gas metano a prezzi incredibilmente più bassi di quelli di mercato (frazioni di dollaro usa per BTU -unità termogenica britannica-, quando normalmente il metano si vende a diversi dollari, anche sopra la dozzina, per la stessa unità di misura). Dopo avergli inizialmente concesso la cittadinanza spagnola le autorità di Madrid lo hanno arrestato a seguito del mandato di cattura internazionale ottenuto dall'Egitto. Salem é attualmente agli arresti domiciliari in Spagna e ha avuto tutte le proprietà mobili e immobili sequestrate.

La Tv di Stato egiziana ha detto che le procedure di estradizione di Salem sarebbero in corso di definizione tra Il Cairo e Madrid.
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martedì 27 settembre 2011

Quinto attacco esplosivo in pochi mesi contro il gasdotto egiziano ad Al-Arish, nella Penisola del Sinai!


Dopo l'esplosione che ha squassato l'aria nelle prime ore di martedì 27 settembre, una nuova lingua ruggente di gas in fiamme segna il punto in cui ignoti attentatori hanno dinamitato, per la quinta volta consecutiva, la stazione di pompaggio del metanodotto del Sinai presso Al-Arish.

L'impianto garantisce l'afflusso di gas combustibile egiziano verso la Giordania e, fino a pochi mesi fa, anche verso il regime dell'occupazione sionsita. In seguito alle proteste che hanno causato la caduta di Mubarak, tuttavia, questo secondo flusso si é praticamente arrestato, anche se non si arrestano gli attentati contro gli impianti.

Naturalmente tali gesti devono essere inquadrati in dinamiche complesse, dove entrano in gioco anche le condizioni delle popolazioni beduine native del Sinai e il loro trattamento da parte delle autorità egiziane. L'interruzione del flusso di metano verso Israele ha spinto il regime sionista a intensificare lo sfruttamento dei giacimenti offshore, uno dei quali si é recentemente esaurito, e causando comunque un deciso aumento della bolletta energetica.

Sotto la dittatura di Mubarak l'Egitto riforniva lo Stato ebraico di metano a prezzi incredibilmente più bassi di quelli praticati pure dai più grandi esportatori di gas mondiale (come Algeria, Qatar, Russia o Iran) grazie al versamento di copiose mazzette che finivano in tasca anche ai due figli del 'Faraone'.
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sabato 24 settembre 2011

Israhell alla canna del gas? Non proprio, visto che i giacimenti di Yam Tethys sono in rapida via di esaurimento!


Ci perdonino i nostri lettori più seriosi per l'infantile calembour del titolo, ma la tentazione per ironizzare un po' su una vera e propria tragedia, cioé l'esaurimento delle risorse naturali palestinesi per mano dell'illegale regime ebraico di occupazione ha avuto temporaneamente la meglio. Il tumore sionista in terra di Palestina, infatti, come tutte le metastasi sottrae sangue e nutrimento all'organismo sano, indebolendolo e fiaccandolo; é di pochi giorni fa la notizia (riportata dall'outlet sionista "Globes") che le pompe estrattive del pozzo Mari B del giacimento metanifero offshore di Yam Tethys hanno iniziato a portare a galla acqua salata anziché gas naturale, segno eloquente del prossimo esaurimento del giacimento.

Riflettete con noi, il metano di quel giacimento si trovava in acque territoriali Palestinesi, doveva venire estratto a beneficio dei Palestinesi, invece gli invasori ebrei lo hanno occupato, vi si sono attaccati come sanguisughe e lo hanno PROSCIUGATO; chi compenserà i Palestinesi e i loro discendenti del furto subito? Chi farà pagare il regime dell'Apartheid per questo latrocinio? Anche per questo, ribadiamo, siamo totalmente scettici e critici verso l'elemosina ONU di un 'riconoscimento' dello Stato palestinese sui confini del 1967; perché anche quando arrivasse esso lascerebbe aperta la questione della Palestina occupata dal 1948, dove anzi, proprio in virtù dei 'confini' del riconoscimento probabilmente i sionisti si sentirebbero in qualche modo 'autorizzati' a permanere e a continuare nella loro opera di sfruttamento e distruzione del patrimonio naturale di pertinenza palestinese.

Gli analisti del mercato sionista delle commodities hanno già previsto un rialzo dei prezzi delle bollette elettriche e una più pesante dipendenza da diesel e altre forme di generazione dell'elettricità più costose e inquinanti (e di nuovo Israhell in questo modo danneggerà e contaminerà ulteriormente la terra di Palestina illegalmente occupata). Tra questa notizia e la pressoché totale interruzione del pompaggio di gas dall'Egitto (al centro di un vastissimo scandalo di corruzione che coinvolge la stessa famiglia Mubarak e che costituisce uno dei principali capi d'accusa contro i figli dell'ex dittatore) le prospettive per Israhell si fanno sempre più 'buie' e le tensioni con Libano e Turchia per lo sfruttamento dei giacimenti sottomarini del Mediterraneo Orientale sempre più probabili e pericolose.
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domenica 18 settembre 2011

Ladri di terra, di acqua, di risorse! Si moltiplicano angherie e vessazioni sioniste contro i Palestinesi dei territori occupati


L'Autorità nazionale palestinese, egemonizzata in Cisgiordania dalla fazione Fatah, ha accusato il regime dell'Occupazione di avere iniziato operazioni di furto e sfruttamento di un giacimento di petrolio greggio e gas naturale vicino a Ramallah, a esclusivo beneficio dell'entità sionista, configurando un vero e proprio latrocinio di risorse naturali che dovrebbero venire sfruttate prima di tutto a favore degli abitanti della zona.

La denuncia, subito ripresa dall'agenzia stampa ufficiale della Repubblica popolare cinese, la Xinhua, puntualizza come tale operazione si inquadri in un progetto generalizzato di sottrazione e sfruttamento doloso di risorse idriche, agricole, minerarie e del suolo che defrauda i cittadini Palestinesi come e peggio le popolazioni sottoposte a dominio coloniale europeo venivano defraudate delle loro ricchezze naturali nei secoli passati.

Come se non bastasse, tali operazioni costituiscono una sfacciata e flagrante violazione dei cosiddetti "Accordi di Oslo", confermando una volta di più (se mai ce ne fosse stato alcun bisogno) che per il regime ebraico tali 'accordi' non hanno rappresentato altro se non un comodo paravento dietro il quale continuare impunemente le proprie politiche di colonizzazione, sfruttamento, occupazione illegale e giudeizzazione forzata dei territori palestinesi.

Interrogati a proposito di questo furto, rappresentanti dell'Occupazione sionista hanno cercato di giustificarlo citando l'interruzione del flusso di metano a prezzo super-scontato che, negli anni precedenti, raggiungeva Israele dall'Egitto sottoposto al giogo del dittatore Mubarak. Come ricorderanno bene in nostri lettori la 'svendita' a prezzi del tutto irragionevoli di enormi quantità di metano egiziano (con il fitto sottobosco di corruttela che ne stava alla base) costituisce uno dei principali capi di imposizione per l'ex-'Faraone' e i suoi due figli Alaa e Gamal. Privato del metano rubato agli Egiziani ora lo stato dell'Apartheid vuole rubarlo ai Palestinesi!
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giovedì 14 luglio 2011

Tuqan: "Dieci giorni per ristabilire il flusso del metano tra Egitto e Giordania!"


Ci vorranno circa dieci giorni per completare le riparazioni al metanodotto del Sinai colpito recentemente dal quarto attentato esplosivo dall'inizio dell'anno. Così ha dichiarato in una intervista rilasciata all'agenzia di stampa ufficiale "Petra" il Ministro dell'Energia del regno ascemita di Giordania, Khalid Touqan.



Anche se avvenuto ad El-Arish, letteralmente sul confine israeliano e inteso come atto di protesta e avvertimento alle reiterate dichiarazioni del governo di transizione per la ripresa delle forniture metanifere allo Stato ebraico l'attentato (e il conseguente vasto e distruttivo incendio) hanno interrotto il flusso del combustibile anche verso Amman.

I governanti giordani avranno sudato certo freddo per l'interruzione delle forniture visto che tra dicembre e gennaio, proprio nel periodo tra la caduta del tunisino Ben Ali e quella di Mubarak Amman era stata teatro di forti proteste scatenate proprio dal rincaro dei generi di prima necessità, tra cui il gas combustibile. Nonostante confini con due dei più formidabili esportatori di greggio e metano del pianeta (Irak e Arabia Saudita) il piccolo regno di Re Abdallah é pressoché sprovvisto di giacimenti di idrocarburi.
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