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lunedì 8 luglio 2013

Esplode ancora una volta il gasdotto del Sinai, attaccato da ignoti: completamente interrotto l'export di metano verso Amman!

Mentre in Egitto continua l'incertezza e la tensione dopo la strage di dimostranti pro-Mursi consumatasi tra venerdì e sabato e ancora non é chiarita la questione dell'interim del premierato (annunciato come assegnato a El-Baradei, fatto poi smentito dai media ufficiali) l'instabilità post-golpe si sposta anche nel Sinai.

Dopo mesi e mesi dall'ultimo attentato ignoti dinamitardi hanno attaccato presso El-Arish il gasdotto che rifornisce la Giordania dell'80 per cento dei suoi bisogni energetici, causando gravi danni alla linea e il completo blocco delle esportazioni di metano verso Amman.

Il responsabile della Petra News Agency ha dichiarato che, secondo le autorità egiziane, ci vorranno almeno alcuni giorni di valutazione dei danni e di primi interventi di messa in sicurezza degli impianti prima che il pompaggio del gas verso il Regno Ascemita possa riprendere.

Nel frattempo i sudditi di Re Abdallah dovranno prepararsi a ripetuti black-out e all'improvviso e arbitrario rialzo dei prezzi di alcuni genersi di consumo.

giovedì 20 giugno 2013

La "Diplomazia dei Gasdotti" premia l'Iran e sanziona il fallimento delle trame americane in Centro-Asia!

Dietro tutte le guerre imperialiste degli ultimi 25 anni c'era il chiaro desiderio americano di trovare percorsi alternativi per il gas e il metano delle repubbliche centroasiatiche ex-sovietiche che doveva transitare fuori dalla sfera di influenza russa in maniera da marginalizzare il ruolo di Mosca nel mercato mondiale degli idrocarburi. Kosovo e Afghanistan forniscono gli esempi più lampanti di questa strategia a stelle e strisce, per questo suscita stupore e divertimento il fatto che, nel totale collasso della presenza e dell'influenza americana nell'Heartland eurasiatico, il maggior vincitore della "diplomazia dei gasdotti" sia proprio la Repubblica Islamica dell'Iran.

Il metanodotto che unirà l'Iran con Lahore, Pachistan, é pronto dalla sua parte iraniana e 500 milioni di dollari sono stati prestati da Teheran a Islamabad non appena il Governo di Zardari é riuscito a trovare il resto della cifira necessaria a costruire la sua parte di infrastruttura. Una volta che sarà pronta, l'allungarla verso India e Cina sarà quasi più facile a farsi che a dirsi.

Ricevendo 750 milioni di metri cubi di metano al giorno grazie alla strategica arteria il Pachistan potrà dire 'addio' ai quotidiani black-out che ancora affliggono le sue metropoli e che rallentano l'attività delle sue fabbriche e dei suoi opifici. Vedere lo stato che gli stranamore del Pentagono e della CIA volevano vedere asservito e aggiogato agli Usa "in saecula saeculorum" in virtù della presenza americana in Afghanistan e della 'guerra al terrorismo' che fa affari con la potenza regionale iraniana più in risalto che mai é uno dei molti segni di decadenza e di fallimento di tutte le politiche Usa nell'area.

mercoledì 30 gennaio 2013

A giugno operativo il Gasdotto dell'Amicizia tra Iran e Irak: poi si estenderà fino al Libano e ad Amman!

In un comunicato ufficiale il Ministero delle Risorse Petrolifere iraniano ha rivelato come il progetto di estendere un grande gasdotto dalla Repubblica Islamica attraverso l'Iran e la Siria fino al Libano (e con ogni probabilità con una deviazione fino alla Giordania), sia ormai nelle fasi finali della preparazione iniziata nel 2011 subito dopo la firma dell'accordo trilaterale in merito e che già nel giugno 2013 sarà possibile iniziare a fare fluire il metano iraniano verso le centrali elettriche di Bagdad e, in secondo tempo, anche verso quelle di Damasco.

Il gasdotto, denominato "Dell'Amicizia", costituirà un importantissimo tassello nella politica energetica dell'Iran verso gli altri paesi dell'Asse della Resistenza, che pur essendo a oggi esportatori netti di idrocarburi (o sul punto di diventarli, come il Libano) non riescono a soddisfare i loro bisogni di elettricità. L'Iran invece, in conseguenza della guerra del 1980-88 e delle criminali sanzioni Usa e occidentali, é diventato totalmente autonomo in materia e ora può fare la parte dell' esportatore di corrente o di metano verso i suoi alleati.

L'oleodotto poi potrà rifornire anche la Giordania, giovando all'indipendenza energetica di Amman ora come ora costretta a rifornirsi da Egitto e Arabia Saudita; l'ingresso dell'Iran nel suo 'parco fornitori' farà abbassare i prezzi con un sistema di virtuosa concorrenza. In seguito sarebbe possibile dal Libano estendero o verso la Turchia (nonostante adesso come adesso le relazioni tra Ankara e il blocco della Resistenza siano ai minimi storici) oppure verso la parte greca di Cipro e da lì estenderlo in direzione dei Balcani e dell'Europa.
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venerdì 20 aprile 2012

Flash dalla Siria: "Ingegneri e tecnici russi riprendono il lavoro a Homs per la costruzione di un nuovo gasdotto!"

La compagnia russa Stroytransgaz ha annunciato che continua a realizzare il suo progetto di costruire una fabbrica per fornire gas alle terre siriane.

Sergey Makarov, Presidente della compagnia, ha detto martedì in una dichiarazione che la situazione in Siria sta gradualmente tornando alla stabilità, e ha aggiunto che “La compagnia ha trasportato un certo numero di membri del proprio staff da Homs a Damasco durante gli eventi, ma ora iniziamo a riportarli a Homs per completare il progetto”.
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martedì 12 luglio 2011

Quarto attentato esplosivo contro i terminal del gasdotto egiziano verso Israele!


Attaccanti non identificati hanno nuovamente dinamitato un terminal del gasdotto che attraverso la Penisola del Sinai garantisce l'esportazione del metano egiziano verso il regno ascemita di Giordania e, fino ad alcuni mesi orsono, anche in direzione dello Stato ebraico; secondo quanto riportato dall'agenzia Associated Press e dall'emittente iraniana in lingua inglese PRESSTV l'esplosione é avvenuta nelle prime ore del martedì, presso El-Arish, nella parte del Sinai più vicina proprio a Israele.

Gli attaccanti hanno preso ogni precauzione per evitare di ferire guardiani e tecnici dell'impianto: loro obiettivo era la struttura di pompaggio, non il suo personale. E' ormai il quarto attacco di questo tipo dall'11 febbraio, quando il tiranno Hosni Mubarak venne costretto alle dimissioni da settimane di colossali e ininterrotte proteste e agitazioni popolari.

L'Egitto, per imposizione dell'autocrate filo-americano e filo-sionista forniva a Israele il 45 per cento del suo fabbisogno di metano per generazione di energia elettrica, a un prezzo ridicolmente fuori mercato, la cui applicazione ha cagionato un danno di miliardi di Euro all'erario del Cairo.
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lunedì 4 luglio 2011

Nuovo attentato esplosivo al gasdotto del Sinai, colpita una stazione di pompaggio!


Secondo quanto riportato da fonti delle forze di sicurezza egiziane il gasdotto del Sinai sarebbe stato teatro nelle prime ore di stamane di un nuovo attentato esplosivo che ha costretto a interrompere il flusso di metano verso il regno Ascemita di Giordania.

Uomini a volto coperto armati di granate a mano e fucili d'assalto avrebbero costretto il personale di una stazione di pompaggo ad abbandonare i loro posti per poi piantare cariche esplosive e farle brillare.

L'incendio che si é subito sviluppato ha impegnato fino a poco fa i vigili del fuoco e sarebbe attualmente sotto controllo. Dal momento della caduta di Mubarak il gasdotto é sotto costante attacco, visto che uno dei molti modi in cui Israele esercitava la propria prepotenza verso Il Cairo era proprio farsi fornire metano a profusione a prezzi totalmente assurdi, garantiti solo dal versamento di laute tangenti ai corrotti burocrati del regime.
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giovedì 9 giugno 2011

L'Egitto nega di aver ripreso le forniture di metano a Israele, annuncia aumenti di prezzo quando riprenderà il pompaggio


Il Ministero degli Idrocarburi egiziano ha negato recisamente le voci diffusesi tra i rappresentanti dei media secondo le quali negli ultimi giorni sarebbe ripreso il pompaggio di gas verso Israele attraverso la rete metanifera del Sinai. Le stazioni di pompaggio che portavano il gas verso Ashkelon sono state sabotate più volte negli ultimi mesi, fino a quando la fornitura di metano allo Stato ebraico non é stata completamente interrotta.

Grazie alle pressioni politicamente motivate del dittatore Hosni Mubarak Israele riceveva il 40 per cento del suo fabbisogno di gas a prezzi ridicolmente più bassi di quelli di mercato. Dopo la sua cacciata, tuttavia, il Governo transitorio egiziano ha annunciato più volte che, una volta riparati i danni al metanodotto, bisognerà aprire un round di trattative con Israele per concordare prezzi di vendita più rispondenti alla realtà. Il Premier sionista Netanyahu ha già annunciato che non accetterà aumenti di prezzo. I cittadini egiziani, dal canto loro, vorrebbero che la fornitura di metano a Israele sia definitivamente interrotta.

L'Egitto potrebbe benissimo vendere il suo metano ad altri acquirenti internazionali disposti a pagare prezzi di mercato e in grado di prelevarlo con navi-cisterna LNG, oppure impiegarlo come combustibile nella sua rete di centrali elettriche turbogas, che conta 15 impianti in tutto il paese, di potenza variabile tra i 20 (Ismailyia) e i 650 MW (Sidi Kerir).
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venerdì 29 aprile 2011

Centinaia di Egiziani manifestano davanti all'ambasciata sionista: "Stop immediato a ogni relazione con Israele!"


Centinaia di cittadini egiziani hanno dimostrato di fronte all'ambasciata israeliana al Cairo, domandando una immediata e unilaterale interruzione di ogni rapporto diplomatico ed economico con il regime dell'Apartheid. La manifestazione si é concretata spontaneamente grazie a un passaparola tramite telefoni cellulari e personal computer man mano che si diffondevano le notizie riguardanti il nuovo e devastante attentato che ha colpito la rete metanifera del Sinai, tramite la quale, per volontà dell'ex-tiranno Mubarak, l'Egitto riforniva Israele del 40% del suo fabbisogno di gas naturale, a prezzi totalmente fuori mercato.

I dimostranti hanno intonato e scandito slogan contro questo accordo, che é già al centro di numerose inchieste della magistratura che ne hanno accertato la natura iniqua e dannosa per gli interessi nazionali, chiedendone la cancellazione immediata. L'attivista di sinistra e famoso blogger Husam al-Hamalawi (foto piccola) ha dichiarato che la manifestazione é stata una spontanea e vibrata replica agli inviti del Presidente (e criminale di guerra) dello Stato ebraico, Shimon Peres, che recentemente ha invitato la gioventù egiziana a 'normalizzare' le relazioni con Israele, dopo un goffo e insincero tentativo di 'felicitarsi' per la cacciata di Mubarak.
Frontespizio di "3Arabawy", blog di Husam al-Hamalawy
Al-Hamalawi, riferendosi all'attentato esplosivo di mercoledì, ha detto che se il Governo del Cairo non si incaricherà al più presto di rescindere anche formalmente l'accordo energetico con Israele sarà nuovamente il popolo a prendere in mano la questione, assicurandosi che non rimanga più alcuna struttura in grado di 'sifonare' le risorse naturali egiziane a favore di uno stato ostile.

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lunedì 28 marzo 2011

Beduini del Sinai tentano di nuovo di colpire il gasdotto verso Israele e Giordania, questa volta fallendo!


Il periodico indipendente egiziano Al-Badil ha comunicato che un nuovo attentato esplosivo, questa volta fallito, é stato messo in atto contro una stazione di pompaggio del gas naturale che dall'Egitto veniva fino a poche settimane fa inviato in Israele, secondo accordi fraudolenti presi dai figli di Mubarak e dai responsabili dell'energia e degli idrocarburi del passato regime, che hanno defraudato l'economia e l'erario egiziano di centinaia di milioni di metri cubi di gas combustibile e di una rendita di circa 12 miliardi di Euro.

Secondo i giornalisti egiziani un commando di dieci uomini armati ha minacciato le guardie allontanandole dalla loro postazione presso l'impianto, nel nord del Sinai, e avrebbe poi fissato un congegno esplosivo ai macchinari di pompaggio; questo però, anziché detonare, si sarebbe rivelato difettoso e sarebbe stato rimosso dai guardiani, che erano tornati sul posto dopo aver visto che i potenziali attentatori si erano dileguati su due piccoli furgoni scoperti.

Intanto, nell'ennesima ridda di annunci e smentite riguardo il ripristino della fornitura di gas egiziano a Israele, le fonti degli organi di sicurezza del gasdotto hanno recentemente negato che la previsione fatta negli scorsi giorni dal tabloid israeliano 'Yedioth Ahronot', che preconizzava una ormai imminente ripresa del pompaggio di gas in direzione dello Stato ebraico, sia basata, anche in minima parte, su stime o progetti delle competenti autorità del Cairo. Sembra proprio che dopo sei anni di 'vacche grasse' Israele dovrà adattarsi a fare a meno del gas egiziano ancora per un po'.

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giovedì 17 marzo 2011

Riprende a scorrere il gas egiziano verso la Giordania...ma non verso Israele!


Da poche ore il flusso di gas naturale egiziano attraverso i condotti diretti in Giordania é ripreso regolarmente mentre, nonostante affermazioni in merito fatte negli scorsi giorni da parte israeliana, non é chiaro se e quando le pompe riprenderanno a funzionare anche in direzione dello Stato ebraico.

La fornitura di metano ad Israele, a prezzi scandalosamente fuori mercato, era una delle molte vergogne che tenevano la popolarità del tiranno Mubarak e della sua 'corte' sottozero negli indici di gradimento del popolo egiziano. Appena cacciato dal potere l'autocrate del Cairo i suoi figli e l'ex ministro dell'Energia sono stati prontamente messi sotto inchiesta per malversazioni e tangenti collegate proprio con questa 'connection' israeliana.

L'interruzione delle forniture di gas a Giordania e Israele era stata decisa dopo l'attentato esplosivo del 5 febbraio scorso, col quale ignoti attaccanti (probabilmente beduini del Sinai) avevano immobilizzato i guardiani di una stazione di pompaggio e, dopo averli trasportati al sicuro ed essersi accertati che i residenti locali si tenessero ben al largo dalla struttura, l'avevano dinamitata, distruggendola.

La stazione distrutta era sul ramo di gasdotto diretto in Giordania, ma anche il flusso verso Israele, per precauzione, era stato bloccato. Da allora l'Eastern Mediterranean Gas Company ha annunciato per ben quattro volte che il pompaggio da parte egiziana era "in procinto di venire ripreso", soltanto per essere smentita ogni volta. Israele pagava cifre oscillanti tra 0,70 e 1,25 dollari usa per ogni Unità termogenica inglese di gas, mentre la sola estrazione e pompaggio del gas all'Egitto costa circa 3 dollari per Unità.

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mercoledì 9 marzo 2011

Mega-tangente di 30 milioni di Euro per i fratelli Mubarak, tanto é bastato per svendere a Israele miliardi di metano!

Il quotidiano del Kuwait "Al Jarida" riporta che i figli dell'ex uomo forte del Cairo Mubarak (Alaa e Gamal), si sarebbero spartiti una ricchissima 'bustarella' made in Israel per acconsentire alle esportazioni a costo scontatissimo di mostruose quantità di metano egiziano; la notizia sarebbe stata rivelata in seguito alle indagini di un dipartimento speciale anti-corruzione attivato dal Ministero dell'Interno dopo la cacciata dal potere del padre degli indagati.

La tangente sarebbe stata pagata dopo l'incontro del gennaio 2005 tra gli israeliani, l'ex Ministro dell'Energia Sameh Fahmi e la Compagnia del Gas del Mediterraneo Orientale, EMG, rappresentata dall'azionista al 28 per cento Hussein Salem, legato a doppio filo al 'clan' dei Mubarak.

Dei 2.5 miliardi di Lire egiziane del contratto firnato tra le parti Gamal Mubarak avrebbe percepito una quota pari al 5 per cento, mentre la metà di quella cifra sarebbe stata invece corrisposta a Salem ed Alaa Mubarak, rispettivamente; in totale il processo corruttivo avrebbe interessato una cifra totale di 250 milioni di valuta locale, pari a 30 milioni di Euro.

Un 'jackpot' di tutto rispetto, capace di impressionare anche i più accaniti giocatori del Superenalotto nostrano. In cambio di tanta mazzetta i Mubarak e socio garantirono allo Stato ebraico la fornitura di circa 1 miliardo e 700mila metri cubi di metano all'anno dal 2008 fino al 2023. Il costo pagato da Israele per tale merce é sempre stato totalmente fuori mercanto, causando all'Egitto perdite di milioni e milioni di dollari; per ogni BTU di gas Israele pagava 3 dollari, mentre la Sud Corea, comprandolo a prezzo di mercato sul mercato del Golfo arriva a versare ai fornitori fino a 12 dollari per unità.
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lunedì 7 febbraio 2011

La Fratellanza Musulmana commenta l'attentato al gasdotto di El-Arish


La Fratellanza Musulmana in Egitto ha dichiarato che l'attacco esplosivo contro il gasdotto egiziano nel Sinai é "diretta conseguenza" della scellerata politica energetica del regime di Mubarak, che svende le risorse naturali del paese senza reinvestirne gli utili a beneficio della popolazione.

Il portavoce del gruppo Jamal Nassar ha dichiarato che il regime egiziano si é mostrato fin troppo ansioso di rifornire di gas Israele a prezzi del tutto slegati dalla normale domanda e offerta del mercato, per provare la propria "affidabilità" politica.

Nassar ha respinto come "mendace e pretestuosa" l'accusa venuta da parte israeliana che avrebbe voluto Hamas implicato in qualche modo nell'avvenimento, forse in cooperazione con elementi della stessa Fratellanza. Dal periodico egiziano "Al-Youm Al-sabe'a" é venuta invece la notizia che l'attentato é stato compiuto da uomini mascherati (probabilmente beduini) che hanno sopraffatto e immobilizzato i quattro guardiani della stazione di controllo, portandoli sufficientemente lontani da essa in modo che non rimanessero coinvolti nell'esplosione.

Dopo avere collocato le cariche sulla struttura i 'commando' si sarebbero allontanati su due fuoristrada privi di targa.