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lunedì 16 aprile 2012

Il reuccio Abdallah cede di fronte alle continue proteste e libera i 19 attivisti arrestati a marzo!


Di fronte alle continue manifestazioni che hanno continuato a scadenze regolari (di solito ogni venerdì dopo le preghiere) a turbare la capitale e gli altri maggiori centri urbani del paese e alle pressioni di organismi internazionali il capo della Casa di Hashem ha ceduto e deciso di rilasciare con effetto immediato i diciannove attivisti politici arrestati a marzo con le accuse di "Incitamento contro il Governo, sommossa e ingiurie alla persona del Re".

Secondo un comunicato emesso ieri sera dalla Corte e ripreso dall'Agence France Presse: "Sua Maestà ha istruito il Governo e il Ministero dell'Interno e della Giustizia di prendere tutte le necessarie misure per garantire il prima possibile il rilascio dei diciannove incarcerati in questione; la decisione é stata presa dopo l'incontro domenicale di Sua Maestà con i leader tribali di Tafileh -da dove provenivano sei dei prigionieri in questione-, che hanno caldeggiato la grazia per i loro concittadini".

Ovviamente l'incontro con gli 'anziani di Tafileh' non é stato altro che un pretesto per dare l'impressione della clemenza regale che interviene dopo una supplica dei sudditi; ormai infatti la situazione si era fatta esplosiva, prova ne é il fatto che oltre i sei di Tafileh sono stati liberati anche tredici residenti di Amman in favore dei quali nessuno aveva impetrato grazie di sorta. E' dal gennaio del 2011 che il regno transgiordano é agitato da proteste per la riforma politica ed economica e un contrasto serio e profondo alla diffusa corruzione negli uffici pubblici
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giovedì 22 settembre 2011

Il reuccio ascemita si sbraccia a chiedere aiuto a Israele, sente il trono traballare sotto il suo 'reale' didietro!


Il reuccio di Giordania Abdallah II ha approfittato dell'esposizione riflessa sulla sua poco dignitosa persona dall'Assemblea generale dell'ONU riunita in questi giorni a New York per 'avvertire' (parlando a nuora perché suocera intenda) Israele che gravi rischi di instabilità derivano dalla sua recente condotta nell'arena regionale e internazionale e che, nella fattispecie, la situazione giordana potrebbe diventare esplosiva e avere 'imprevedibili ripercussioni' proprio nei confronti dello Stato ebraico dell'Apartheid.

Abdallah, che si trova NY proprio per l'Assemblea generale ONU, ha dichiarato in una intervista al Wall Street Journal (testata nota per le sue posizioni filosioniste) che "continuando a infilare la testa nella sabbia" i dirigenti israeliani non fanno che facilitare "eventi con un impatto molto negativo sull'intera regione"; ovviamente il reuccio é in primo luogo preoccupato per sé stesso, spaventato a morte (forse più dello stesso ambasciatore sionista scappato a gambe levate da Amman) dalla colossale "marcia di un milione di uomini" tenutasi la scorsa settimana ad Amman.

I vecchi equilibri coltivati dalla Casa di Hashem sono saltati; quella 'compensazione' tra i beduini del deserto (che formavano il nocciolo di seguaci fanatici della monarchia e di cui erano riempiti i ranghi della polizia, dell'Esercito, dei servizi segreti) e gli abitanti delle poche zone urbane (quasi tutti i origine o ascendenza palestinese) erano già claudicanti a fine anni '60 (cosa che rese 'necessaria' per il nano Hussein ricorrere al "pogrom" armato di Settembre Nero per 'sfoltire' i ranghi dei potenziali oppositori) ma nell'ultimo quarantennio la popolazione delle città é cresciuta a dismisura mentre quella beduina é diminuita.

Il Governo a guida Likud-militaristi-estremisti religiosi non ha l'intelligenza o la prospettiva storica e politica per capire che la Giordania Ascemita é uno dei 'baluardi' su cui si regge la 'sicurezza' dell'entità sionista di occupazione forse anche più di quanto non fosse l'Egitto di Mubarak: l'Egitto confina con Israele tramite il Sinai, zona vastissima e praticamente deserta, mentre la Giordania ha un lunghissimo confine lineare con il regime ebraico che dà direttamente sulla Valle del Giordano. Se Abdallah cadesse o fuggisse in esilio chiunque controllasse la Giordania potrebbe immediatamente colpire gli insediamenti ebraici con una facilità e su una scala che farebbero impallidire i bombardamenti di Hezbollah o i lanci di razzi e mortai da Gaza.
Un cacciabombardiere Hunter della RJAF giordana distrugge un T-55 siriano della divisione inviata contro Amman per salvare i Palestinesi dalle stragi del Settembre Nero e deporre Re Hussein; Israele era pronto a lanciare i suoi aerei nella mischia se fosse stato necessario a salvare il nano ascemita.
I politici laburisti (razzisti e criminali in quanto sionisti, ma molto più scaltri e abili) lo sapevano e hanno sempre trovato accordi con la Casa di Hashem, durante il 1948 convincendo Amman a non condurre più che una 'drole de guerre' con la Legione Araba contro le milizie ebraiche, nel 1970 mettendo in preallarme l'aviazione per colpire le colonne corazzate siriana che minacciavano di marciare sulla capitale per deporre Hussein impegnato nel "Settembre Nero", nel 1973 convincendo lo stesso nano reale a non partecipare alla Guerra del Ramadan se non con un tardivo intervento "fuori casa" in terra siriana (e non colpendo direttamente Israele, cosa che avrebbe fatto del tutto collassare il traballante sistema difensivo sionista).

Speriamo intensamente che le parole porte da Abdallah al WSJ siano totalmente sprecate sulle orecchie tappate di Netanyahu e Lieberman; la Causa palestinese ne beneficerebbe immensamente e il popolo di Giordania altrettanto, liberandosi finalmente di una casa regnante indegna e venduta, che ha sempre valutato il proprio interesse e la propria stabilità come molto più importanti delle aspirazioni del popolo e della nazione su cui, senza titolo di merito alcuno, si é trovata a esercitare una maldestra potestà.
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sabato 28 maggio 2011

Le proteste scuotono Amman, il popolo giordano si ribella alla monarchia da rotocalco: "Dobbiamo interrompere tutti i rapporti con Israele!"


Proprio mentre l'Egitto va rapidamente ribaltando e annullando tutte le misure di "appeasement" filoisraeliano imposte da Sadat e dal suo successore Mubarak nel corso degli ultimi 32 anni il popolo giordano scende in piazza dopo le preghiere del venerdì e fa capire chiaramente alla corte Hascemita che non ci sta a rimanere l'unico paese arabo a mantenere rapporti con Israele, Stato del quale la maggior parte dei cittadini giordani non ha certo intenzione di riconoscere come entità legittima e tantomeno col quale vorrebbe intessere relazioni o legami di alcun tipo.

Ieri in tutto il paese, dalla capitale Amman fino alla provincia di Tafileh, la popolazione ha rimarcato la necessità di cancellare il trattato di pace con lo Stato ebraico voluto dal piccolo Re Hussein e ha altresì domandato le dimissioni del Primo Ministro Marouf Bakhit, succeduto al suo predecessore Al-Rifai meno di quattro mesi orsono proprio a causa di massicce proteste popolari che minacciavano di replicare nell'ex-Transgiordania la Rivoluzione egiziana anti-Mubarak.

Il tentativo di riforma dall'alto però, sembra essersi impantanato tra le attività di un Premier ex-generale che non riscuote molta popolarità tra gli abitanti e i balbettii di una commissione costituzionale (di nomina regia) che non riesce a cavare un ragno dal buco, anche perché la struttura costituzionale della Giordania é studiata per lasciare grande discrezionalità al monarca sotto gli orpelli e i paramenti esteriori della "democrazia" occidentale e una seria riforma sarebbe dunque inaccettabile per la corte, visto che marginalizzerebbe la figura del re e lascerebbe campo libero al partito di ispirazione religiosa Fronte Islamico d'Azione, filiato dalla branca locale della Fratellanza Musulmana, che riscuote il favore della maggior parte degli elettori.
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