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martedì 10 luglio 2012

Rappresentanza dei movimenti palestinesi in Libano incontra il Presidente del Parlamento Berri!

Una delegazione di partiti e movimenti palestinesi in Libano, guidata dal locale rappresentante del Movimento musulmano di Resistenza Hamas, Ali Baraka, ha incontrato il Presidente del Parlamento libanese e leader del partito sciita Amal, Nabih Berri; all'incontro era anche presente Mohammed Jbawi, rappresentante del Politburo di Amal. Baraka ha affrontato con Berri la situazione generale e le condizioni di vita dei profughi palestinesi in Libano, rimarcando come sia mutuo interesse che la situazione nei campi profughi rimanga stabile.
Baraka ha altresì confermato che non é interesse o intenzione dei Palestinesi cercare di ottenere la cittadinanza libanese o fare piani per rimanere nel territorio del Paese dei Cedri più di quanto strettamente necessario e che la bussola dei loro interessi é sempre costituita dal "Diritto al Ritorno". "L'unico progetto che ci interessa é il Ritorno in Palestina, non accetteremo mai ogni progetto che prenda di mira tale Diritto o che preveda 'soluzioni alternative' al completo rimpatrio dei profughi entro i confini della Palestina storica".
Berri ha informato i suoi interlocutori che il Governo Mikati presto formerà un'equipe politica, tecnica e di sicurezza per gestire in maniera univoca e competente il dialogo palestino-libanese e si é impegnato in prima persona per aiutare i residenti del campo di Nahr el-Bared, nel recente passato teatro di scontri con fanatici qaedisti, con iniziative di ricostruzione e di miglioramento delle condizioni di vita materiale.
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giovedì 13 ottobre 2011

Il regime ebraico cede, chiederà scusa al Cairo per l'uccisione delle guardie di confine avvenuta ad agosto!


In quello che sembra un vero e proprio 'effetto-domino' di rese e capitolazioni quello che una volta era l'arcigno e 'macho' Governo di Estrema Destra di Benji Netanyahu, Avigdor Lieberman e del Ministro della Guerra Ehud Barak si sta rivelando soffice come un panetto di marzapane, visto che, dopo aver ceduto sullo scambio di oltre mille prigionieri politici palestinesi contro la liberazione dell'Ebreo francese Schalit nei prossimi giorni renderà pubbliche e ufficiali scuse al Governo egiziano per l'uccisione, nell'ambito delle selvagge e cieche rappresaglie dello scorso agosto seguite al riuscito attacco della Resistenza palestinese contro soldati sionista ad Eilat, di una pattuglia di guardie di confine nel Sinai, raggiunte dal missile Hellfire sparato da un elicottero Apache delle forze armate di Tel Aviv.

La morte delle guardie di confine aveva alzato al livello di guardia la tensione tra i due paesi,  già molto alta dopo la deposizione del faraone filosionista Mubarak; portando folle di migliaia di persone ad assediare la rappresentanza diplomatica israeliana al Cairo e spingendo il Consiglio delle Forze Armate a farla cingere da un muro di cemento, poi assaltato e abbattuto dalla popolazione che penetrò nell'ambasciata devastandone gli uffici e causando la fuga del personale. L'annuncio delle scuse ufficiali é stato dato da un Barak sempre più 'fantozzianamente' costretto a rimangiarsi le dichiarazioni di poche settimane fa, quando aveva giurato e spergiurato che "mai" lo Stato ebraico avrebbe chiesto scusa all'Egitto.

Ci viene in mente che, visto che non c'é due senza tre, Benji Netanyahu potrebbe far filotto accettando anche di scusarsi e di pagare compensazioni a familiari e parenti degli attivisti turchi della 'Freedom Flotilla' massacrati in alto mare dai commando della marina israeliana; anche in quel caso la 'parola d'ordine' del regime dell'Apartheid era stata "mai e poi mai scuse", anche a costo di causare la più grave crisi diplomatica con la Turchia mai finora registrata ma, visto il nuovo 'andazzo', la prospettiva di 'fare tutto un fagotto' di queste scuse e ritrattazioni ed in qualche modo 'stemperarne' l'impatto sulla pubblica opinione potrebbe perfino farsi allettante.
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lunedì 25 luglio 2011

Barakah: "La priorità di Hamas é costituita dal rilascio di tutti i prigionieri politici palestinesi!"


Il Rappresentante del Movimento musulmano Hamas in Libano, Ali Baracha, ha dichiarato che l'organizzazione é decisa a ottenere la liberazione di tutti i detenuti politici palestinesi attualmente sottoposti a torture, abusi e indegnità nelle carceri del Regime dell'Apartheid e che, per raggiungere tale obiettivo "ogni mezzo, ogni tattica e condotta operativa é ammessa e accettata".

Baracha, in una dichiarazione diffusa sul sito www.hamasinfo.net nella giornata di domenica ha dichiarato che le priorità della Resistenza palestinese é costituita dalla soluzione del nodo dei prigionieri e che di fronte a essa "ogni altra agenda rimpicciolisce e scompare". Ha anche dichiarato che Gilad Shalit, il cittadino francese arruolatosi nell'esercito di israele catturato mentre si preparava a invadere la Striscia di Gaza, dimostra, con la sua prolungata prigionia la determinazione ferrea di Hamas a non cedere nemmeno uno degli assetti che alla lunga potranno rivelarsi decisivi per strappare allo Stato sionista le concessioni che finora si é rifiutato di fare.

Baracha ha dichiarato che Hamas terrà una serie di manifestazioni di massa in Libano, anche davanti agli uffici della Croce Rossa, alcuni ufficiali della quale verranno invitati a prendere coscienza della situazione dei prigionieri in mano a Israele e ad esercitare pressioni utili alla loro liberazione.

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venerdì 18 febbraio 2011

Hamas commenta con entusiasmo le recenti dichiarazioni di Nasrallah


Ali Barakah, rappresentante di Hamas in Libano, ha commentato con entusiasmo il discorso di Hassan Nasrallah, tenuto lo scorso sedici febbraio presso il complesso Sayyed Shohada’a in cui il Segretario Generale di Hezbollah ha dichiarato che le forze della Resistenza sono pronte e preparate, se necessario, a liberare dall'Occupazione sionista anche la Galilea.

In una dichiarazione scritta rilasciata oggi Barakah afferma che il Movimento musulmano di Resistenza accoglie con gioia le affermazioni del leader di Hezbollah, rilasciate nel corso delle celebrazioni per i leader martiri, aggiungendo che Hamas continua (come del resto l'organizzazione sciita libanese) che la Resistenza anche militare sia l'unica via certa per la liberazione non solo della Palestina settentrionale, ma di tutti i territori annessi e occupati dall'Entità sionista.
Militanti di Hezbollah festeggiano la liberazione del Libano meridionale nel 2000 a bordo di un APC M-113 di origine israeliana.
La bontà di tale convinzione, si legge più avanti, é dimostrata proprio dall'esperienza di Hezbollah, che non attraverso umilianti trattative, non attraverso negoziati sempre procrastinati e sempre condotti in malafede da parte israeliana, é arrivata non una, ma due volte a respingere senza condizioni e senza concessioni la presenza israeliana da territori in cui non aveva dirittò o giustificazione ad esistere.

Barakah ha anche sottolieato che i legami tra Hamas ed Hezbollah saranno sempre più forti, saldati dalle dolorose esperienze che hanno tante volte accomunato i Palestinesi e gli Sciiti libanesi e che, quando e come la Galilea e il resto della Palestina saranno libere, i profughi palestinesi, grati al popolo e alla nazione libanese per la loro prolungata ospitalità, saranno pronti a lasciare i campi e i rifugi che tanto a lungo li hanno accolti, per tornare, trionfanti, in quella terra che la Storia e il Diritto hanno assegnato loro come patria.