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domenica 7 luglio 2013

Nasce nella Cisgiordania occupata il figlio di Arafat Jaradat, prigioniero politico morto per le torture degli aguzzini sionazisti!

Questo neonato, venuto da poco al mondo a Beit Einun, nella martoriata terra di Palestina, é stato battezzato col nome di Arafat Jaradat, come suo padre. Arafat Jaradat Sr. lo ricordiamo é perito a febbraio 2013 da prigioniero politico nelle galere del regime ebraico di occupazione della Palestina a causa delle torture e delle brutalità cui era quotidianamente sottoposto e riguardo alle quali, con l'aiuto dei suoi legali e dei suoi familiari, aveva tantato, invano, di sollecitare l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale.

Auguriamo al giovane Arafat di condurre una vita che possa rendere orgoglioso il suo genitore, che certamente lo guarderà e lo proteggerà dal Cielo dei Martiri: possa il giovane Arafat Jaradat contribuire a creare una Palestina unita, libera e democratica dove i suoi figli, le sue figlie e i loro discendenti possano vivere e prosperare senza dover temere, come il loro avo, di patire incarcerazione e tortura da parte degli sgherri di un illegittimo regime razzista e criminale.

giovedì 11 aprile 2013

Un altro prigioniero palestinese muore da martire nelle galere del regime ebraico! Sconosciuta finora l'identità della vittima!

Dopo Arafat Jaradat, morto per le percosse bestiali a cui era stato sottoposto e Maisarah Abu Hamdiah rimasto vittima (come già altri prima di lui) della criminale negligenza sanitaria sionista nei suoi confronti siamo stati raggiunti oggi dalla notizia che un altro detenuto politico palestinese ha perso la vita nelle carceri sioniste, che si stanno rivelando sempre di più dei veri e propri "bunker della morte" per carcerati spesso condannati solo per avere resistito con il loro coraggio e la loro abnegazione all'Apartheid sionista.

Il nome del nuovo martire delle galere di Tel Aviv non é ancora noto ma si sa che ha trovato la morte a Nafha, vicino Beersheba, una delle peggiori 'caienne' del sistema concentrazionario sionazista e sembra sicuro che le circostanze della sua morte siano completamente imputabili alle disumane condizioni di detenzione, che includono pestaggi, torture, negazione di cure e attenzioni mediche adeguate.

Israele, ipocrita quant'altri mai nel definirsi "unica democrazia mediorientale" usa le spaventose condizioni di maltrattamento vigenti nelle sue prigioni politiche come 'pena di morte' accessoria, infliggibile a piacimento, sempre e soltanto a detenuti palestinesi mentre i criminali ebrei godono di privilegi quasi impensabili: visite frequenti, distribuzione di generi forniti dalle famiglie, permessi-premio e sconti di pena.

mercoledì 27 febbraio 2013

Duro attacco del Governo di Hamas contro il portavoce dei collaborazionisti di Fatah!

Adnan Addameri, portavoce dell'Autorità collaborazionista con cul la fazione Fatah aiuta Israele a occupare la Cisgiordania nel ruolo di solerte 'askaro' coloniale del bwana sionista é stato messo al centro dello stigma espresso dal Governo legittimo palestinese (localizzato nella Striscia di Gaza) per le sue dichiarazioni riguardo alle proteste seguite alla morte del detenuto politico Arafat Jaradat, da lui definite "caos e gazzarra".

Tahir al-Nunu, sul suo profilo Facebook ha definito tali dichiarazioni: "Un offesa per il dolore del popolo palestinese, soprattutto per i congiunti e i camerati del martire Jaradat". Il dirigente di Hamas Salah Al-Bardawil ha notato che: "Ogni volta che Addameri apre bocca si nota l'estrema distanza tra le sue opinioni e le opinioni e i sentimenti del popolo di Palestina". Diversi commentatori hanno auspicato che qualcuno ricordi ad Addameri come proprio i prigionieri di Fatah siano stati tra i primi a lanciare l'appello alla rivolta e alla protesta per la morte di Jaradat.
Intanto si mantengono stazionarie le condizioni del piccolo Mohammad al-Kurdi (foto sopra), il tredicenne ricoverato nell'Ospedale di Beit Jalla dopo essere rimasto ferito dai colpi esplosi contro di lui da militari sionisti durante una manifestazione di protesta per la morte di Arafat Jaradat. Sembra che almeno un frammento di proiettile, conficcato vicino alla spina dorsale, non potrà venire rimosso per gli alti rischi connessi con un eventuale tentativo. Gli altri frammenti di pallottola estratti dal ragazzo verranno presto sottoposti ad analisi balistica per capire se contro i dimostranti palestinesi siano state usate munizioni dum-dum (vietate dal Diritto Internazionale).

martedì 26 febbraio 2013

Le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa colpiscono Askelon con un razzo e dichiarano il loro sostegno alla Siria di Assad!

Mantendendo almeno in parte la promessa di una rappresaglia contro la morte in carcere (per abusi e torture) del detenuto politico Arafat Jaradati le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, un tempo diretto braccio armato della Fazione Fatah, adesso in parte 'svincolate' da quella subordinazione, hanno rivendicato il lancio di un razzo verso la colonia ebraica illegale di Askelon. Il proiettile non é partito dalla Cisgiordania, dove il regime di collaborazione tra forze sioniste d'occupazione e caciccume locale di Mahmud Abbas avrebbe causato problemi nella realizzazione della rappresaglia, ma da Gaza, dove nonostante il teorico 'cessate il fuoco' di fine novembre sono ormai dozzine e dozzine i palestinesi feriti (e diversi anche i morti) a causa delle violazioni e delle aggressioni sioniste.

Ma non é questa l'unica notizia riguardante i militanti di Al-Aqsa, in un loro recente comunicato infatti i dirigenti dell'organizzazione sembrano avere abbandonato le precedenti pretese di "equidistanza" tra governo siriano e insorgenza terrorista wahabita, mano a mano che i mercenari al soldo di Saoud, Al-Thani ed Erdogan si macchiano di sempre più orrendi attentati contro la popolazione civile e anche i Palestinesi ospiti dei campi siriani (dove per decenni hanno goduto di sistemazioni ideali di edilizia popolare dotate di tutti i servizi, anziché venire stipati in baracche come in Giordania e in Libano) trovano difficile mantenere posizioni 'pilatesche' e si organizzano per tenere fanatici sunniti fuori dalle loro aree e dalle loro zone.

Il comunicato accusa in particolare i terroristi di 'Al Nusra' di essersi resi colpevoli dei peggiori attentati e augura alla Siria di emergere vittoriosa dalla sfida lanciatale dall'imperialismo occidentale e dai suoi servi arabi e turchi e annuncia che gli uomini di Al-Aqsa si schiereranno sempre in difesa prima di tutto dei Palestinesi residenti in Siria e poi delle autorità che generosamente li hanno accolti e protetti in tutti questi anni.

lunedì 25 febbraio 2013

La morte in carcere di Arafat Jaradat incendia la Cisgiordania, persino 'Fatah' minaccia ritorsioni!

Questo articolo é stato ripreso e segnalato anche dagli amici di "Stato&Potenza" che ogni giorno di più si dimostrano estimatori entusiasti dei nostri contenuti! Grazie Ragazzi! "Abbiamo la certezza, oltre ogni ragionevole dubbio, che la morte del camerata Arafat Jaradat, perito mentre si trovava prigioniero del regime sionista, sia stata cagionata dalle conseguenze dei brutali pestaggi e delle torture cui era regolarmente sottoposto da secondini e guardiani; noi, le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, giuriamo solennemente che questo crimine non resterà impunito e promettiamo all'occupazione sionista una rapida quanto dolorosa risposta".
 Con queste parole il braccio armato del movimento Fatah (le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa) ha commentato la notizia della morte di Arafat Jaradat, mentre imponenti misure di sicurezza sono state preparate per oggi nella zona tra Al-Khalil, Saeer e Beit Einun, dove abita la famiglia del defunto, in previsione di rally e dimostrazioni in occasione dei suoi funerali.

Le forze dell'occupazione militare sionazista, in particolare, vorranno bloccare ogni accesso da parte dei dimostranti alla cosiddetta "Autostrada 60", un'arteria delle cosiddette 'Autostrade dell'Apartheid' visto che il suo uso é tassativamente ristretto ai violenti coloni ebrei fanatici che partecipano in qualità di miliziani armati all'occupazione della Cisgiordania (contraria allo spirito e alla lettera del Diritto Internazionale).