Libia
Ieri in Libia è stato ricordato il 46° anniversario della deposizione del Re Idris guidata da Mu'ammar Gheddafi e della Fondazione della Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista
Posted by Syria-Press وكالة الا نباء السوريه II on Wednesday, September 2, 2015
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giovedì 3 settembre 2015
Forze gheddafiane a Brak celebrano l'anniversario della deposizione di Re Idris!
Muammar Gheddafi potrebbe costituire per il popolo libico un simbolo di unità e di riscatto dal caos, dalla violenza e dalle umiliazioni che si sono riversate sul paese dopo l'aggressione NATO del 2011 che ha portato al suo rovesciamento e al suo assassinio. Nella giornata di ieri, nelle località del Sudovest del Fezzan sotto il controllo di clan e tribù leali alla sua memoria si sono tenute manifestazioni commemorative del colpo di mano con cui 46 anni fa l'allora Capitano Gheddafi insieme ad altri ufficiali nasseristi depose il sovrano Idris e si impadronì del potere nell'ex-colonia italiana.
La località di questa cerimonia che vedete in video sembrerebbe proprio essere Brak, il capoluogo del distretto di Wadi al-Shati che é stato conquistato dai Gheddafiani alla fine di luglio scorso.
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sabato 1 agosto 2015
Forze tribali fedeli alla memoria di Gheddafi prendono il controllo di Brak, cittadina del Fezzan libico!
Un paio di giorni fa avevamo ricevuto notizia dell'occupazione della cittdina di Brak (40mila abitanti), capoluogo del distretto di Wadi al-Shatii, nella regione libica del Fezzan, da parte di forze tribali fedeli alla Jamahiriya e alla memoria del Colonnello Gheddafi.
Non avendo elementi a supporto di quella voce, abbiamo aspettato di avere qualche ulteriore dettaglio e, grazie ai nostri contatti, possiamo ora presentarvi una foto della cerimonia ufficiale con cui é stato occupato il municipio locale, e persino un filmato dell'evento.
Tribù e clan gheddafiani esistono ancora nell'interno del paese e certamente nessuno dei gruppi che si confrontano sulla costa (i filoturchi di Tripoli, il Governo di Tobruk e le cellule estremiste presenti intorno a Derna o sul confine tunisino) sono in grado di espandere il loro controllo su quelle zone.
Non avendo elementi a supporto di quella voce, abbiamo aspettato di avere qualche ulteriore dettaglio e, grazie ai nostri contatti, possiamo ora presentarvi una foto della cerimonia ufficiale con cui é stato occupato il municipio locale, e persino un filmato dell'evento.
Tribù e clan gheddafiani esistono ancora nell'interno del paese e certamente nessuno dei gruppi che si confrontano sulla costa (i filoturchi di Tripoli, il Governo di Tobruk e le cellule estremiste presenti intorno a Derna o sul confine tunisino) sono in grado di espandere il loro controllo su quelle zone.
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martedì 12 novembre 2013
Dal sito di "Stato & Potenza", alcune notizie recenti dalla Libia!
Dal sito-web degli amici di "Stato & Potenza" ci troviamo a 'prelevare' questo magnifico "pezzo" redatto da Alessandro Lattanzio che chiarisce molto bene le dinamiche che si stanno sviluppando in Libia, dove, una volta venuta a mancare la guida di Gheddafi il paese sembra sempre più sull'orlo dello sbriciolamento e del Caos.
A settembre, il Fezzan ha dichiarato l’autonomia da Tripoli. Qui solo la tribù Aulyad Sulaiman aveva inizialmente sostenuto la “rivoluzione”, per poi mettersi d’accordo con Tripoli, e sostenere il Colonnello. Il resto delle tribù, Magrahi, Gheddafi, Varfala, Hasun e Tuareg sostennero da subito la Jamahiriya. Tripoli e la maggior parte della Tripolitania si oppongono alla semi-indipendenza del Fezzan. Le tribù in risposta hanno ritirato i loro deputati dal parlamento, controllato dagli islamisti di Misurata, e hanno annunciato la creazione del consiglio tribale: il Forum Universale delle tribù del Paese, in sostanza un governo parallelo. I battaglioni militari della Cirenaica hanno appena giurato verso la nuova autorità della Federazione di Barqa e lo stesso accadrà nel Fezzan. In Tripolitania, in diverse città si prepara la ribellione, come a Bani Walid e a Tarhuna, e perfino in alcune zone di Tripoli.
Il primo ministro A. Zaidan chiede a tutte le banche un credito di 9 milioni di dollari, per costruire l’esercito e tentare di riconquistare le infrastrutture petrolifere da assegnare agli europei e agli statunitensi.
La Cirenaica o Federazione di Barqa, proclamatasi autonoma, controlla quasi tutto il petrolio, i depositi e le compagnie petrolifere locali, così come i porti petroliferi dell’est della Libia, come Zuvaytina, Braga, Sirte, Ras Lanuf e Tobruq, dove sono assenti le cosiddette forze federali di Tripoli. Qui le milizie hanno tutte firmato la Dichiarazione della Federazione di Barqa, guidata da Ibrahim Jadhran e da Sidiq al-Gaithi, capo di stato maggiore ed ex-membro della LIFG islamista. La Federazione di Barqa ha potuto creare la sua compagnia petrolifera in contrasto con la National Oil Company di Tripoli. Mentre il ministero delle Finanze, ad agosto aveva lanciato l’allarme per il rischio di rimanere senza fondi entro la fine dell’anno, a causa dell’esaurimento dei proventi delle esportazioni energetiche; anzi, le autorità hanno dovuto persino iniziare ad importare combustibili. A Bengasi, quindi, veniva annunciata la creazione dello Stato di Cirenaica e la formazione del suo governo con un primo ministro, un viceprimo ministro e 24 ministri. La nuova entità è una creazione dell’ex-comandante della Guardia Petrolifera Ibrahim Jadhran, che aveva fatto occupare i terminali petroliferi orientali e che, il 17 agosto 2013, era stato eletto a capo dell’Ufficio Politico del Consiglio della Cirenaica che, a sua volta, ha nominato primo ministro Abdraba Abdulhamid al-Barasi. Il Consiglio della Cirenaica aveva dichiarato che il governo, che avrà sede a Baida, era stato formato dopo ampie consultazioni con tutti i segmenti della società civile regionale. In realtà, è solo un’emanazione della Fratellanza musulmana libica. La Cirenaica sarà divisa in quattro province amministrative, Aghedabia, Bengasi, Jebel Aqdar e Tobruq. Ogni provincia, che sarà diretta da una squadra amministrativa di dieci elementi, sarà ulteriormente suddivisa in municipalità. Il portavoce del governo centrale di Tripoli, Omar Hemidan, aveva dichiarato che la ‘cosiddetta Regione della Cirenaica’ é illegale.
Neanche le Forze Speciali Aeroportate della Brigata ‘Tuono‘, dell’Esercito di Difesa Nazionale, erano più fedeli al governo, dato che gli islamisti di Misurata, ignorando il parere dello Stato maggiore, avevano destinato centinaia di milioni di dinari alla milizia islamista “Scudo della Libia“; ciò aveva spinto l’unità ‘Tuono’ a giurare fedeltà alla Federazione di Barqa. In particolare, Sirte è protetta dal 21.mo Battaglione blindato della Brigata ‘Tuono‘, che ha promesso di ripulire Sirte dai misuratini. Stessa cosa con il gruppo della Brigata ‘Tuono‘ di Niza Buqmad, inviato a Sabha per ricacciare i salafiti di Bengasi. In definitiva, il Governo supporta gli islamisti, e le autorità locali e federaliste della Cirenaica supportano la Brigata ‘Tuono‘. Inoltre, i vari tentativi di riprendesi i porti petroliferi orientali sono finiti in scontri armati, mentre i diversi tentativi di riconquistare Ras Lanuf da parte dei misuratini sono falliti.
Ad agosto, si era svolta una battaglia tra zintani e berberi, presso Abu Salim, dove i zintani erano riusciti, di notte, a distruggere una dozzina di veicoli corazzati del nemico, ciò grazie agli RPG fornitigli dall’EAU. Infatti, i varshifana e i zintani avevano saccheggiato i depositi militari della Difesa, portandosi via decine di veicoli militari, tra cui anche quelli appena consegnati dagli italiani. Le tribù attaccano costantemente i depositi militari, ma i zintani, che controllano Ghadamis, al confine con l’Algeria, sono gli unici che sono riusciti ad accumulare un centinaio tra carri armati e blindati. “Qual è la differenza tra le formiche e i zintani, le formiche portano a casa la roba solo d’estate, i zintani d’estate e d’inverno.” Il combustibile viene comprato dai miliziani presso ciò che resta della raffineria in al-Zawiyah, che funziona a singhiozzo. In compenso la tribù Magrahi ha tagliato i condotti dell’acqua diretti verso Tripoli, allo scopo di ottenere il rilascio della figlia dell’ex capo dell’intelligence libica al-Sanussi. Tripoli è rimasta paralizzata dall’azione. A loro volta, i berberi di Nalut hanno chiuso il locale giacimento di petrolio e gas, chiedendo che nella nuova Costituzione appaia il tamazig come lingua ufficiale del Paese.
15 soldati sono stati uccisi e 6 feriti in un posto di blocco di Rishrash, tra Tahruna e Bani Walid, per mano degli islamisti. Un paio di mesi prima, i miliziani di Bani Walid e di Tarhuna si erano scontrati. La ‘banda del 28 maggio‘, formata da rinnegati varfala residenti a Bani Walid, aveva aggredito un’altra banda di Tarhuna, del clan al-Najil. Infine presso Tarhuna, su richiesta dei residenti di Tuzha, era arrivata come forza d’interposizione un’unità dell’esercito nazionale composta da reclute varshifana di Tarhuna. Il colonnello Buhulayga ha accusato del crimine gli islamisti di Misurata.
Una rivolta era scoppiata nella città di al-Humas, sulla costa, mentre a Tripoli e Bengasi continuano attentati e scontri a fuoco, in rese dei conti per spartirsi potere e risorse. Il capo della polizia militare di Bengasi, Ahmad Barghuti veniva ucciso il 18 ottobre. A Misurata, Zuwarah e Garyan sono state compiute pulizie etniche contro gli oppositori del nuovo ‘governo’. Invece a Zintan, il clan Zamir e molti filo-gheddafiani hanno scacciato gli islamisti.
In diverse parti del Paese continuano ad operare bande di terroristi, preda di faide interne e che si scontrano con i miliziani locali che difendono città come Zintan, Sabha, Bani Walid e intere provincie. Parte di queste milizie sono formate dai combattenti della Resistenza Verde, che difesero la Libia dai golpisti e dai mercenari stranieri nel 2011. Infine, una riunione è stata organizzata dai leader di al-Qaida, a Jamayel, a circa 70 chilometri dal confine con la Tunisia, presso Zuwarah. Alla riunione hanno partecipato:
Abdul Hakim Belhadj, il governatore islamista di Tripoli;
Sulaiman Dawadi, rappresentante di Jamayel nella “Conferenza nazionale”;
Qilany, rappresentante di Zawiyah nella “Conferenza nazionale”;
Abu Obaida, rappresentante del cosiddetto Consiglio militare di Tripoli;
Abu Iyad, leader dell’organizzazione terroristica Ansar al-Sharia che opera in Tunisia assieme ad al-Qaida;
Presso Jamayel vi è la base di al-Qaida ‘Wattayah’, diretta da Abdul Hakim Belhadj, dove vengono addestrati i mercenari provenienti dalla Tunisia e da altri Paesi per poi operare in Siria, Tunisia, Algeria, Egitto, Mali. Nella riunione si era discusso dell’incremento delle attività in Tunisia, Egitto, Algeria ed Europa, e dell’invio di nuovi gruppi terroristici e di armi in Siria attraverso la Turchia e la Giordania. Inoltre, nel corso della riunione si era discusso del piano per creare l’”Emirato islamico della Libia”, che dovrebbe estendersi nel nord-ovest della Libia. Secondo le Nazioni Unite, negli ultimi 12 mesi, con il sostegno finanziario del Qatar, al-Qaida ha inviato duemila tonnellate di armi nel porto turco di Iskanderun, destinati ai terroristi, tra cui sistemi missilistici antiaerei e armi chimiche. Oggi l’Esercito arabo siriano combatte contro diecimila mercenari addestrati nei campi di al-Qaida, sul territorio della ex-Jamahiriya libica.
Ai primi di novembre, una nave dell’ENI veniva assaltata nel porto di Mellitah dalla milizia berbera, che aveva occupato il terminal petrolifero più importante dell’ENI in Libia, da cui passava il gas proveniente dai giacimenti di Wafa e Bahr al-Salam diretto al gasdotto Greenstream che collega Mellitah a Gela. Gli stessi miliziani già in precedenza avevano attaccato il gasdotto di Wafa costringendo l’ENI a ridurre del 50% il flusso di gas da quel giacimento.
A settembre, il Fezzan ha dichiarato l’autonomia da Tripoli. Qui solo la tribù Aulyad Sulaiman aveva inizialmente sostenuto la “rivoluzione”, per poi mettersi d’accordo con Tripoli, e sostenere il Colonnello. Il resto delle tribù, Magrahi, Gheddafi, Varfala, Hasun e Tuareg sostennero da subito la Jamahiriya. Tripoli e la maggior parte della Tripolitania si oppongono alla semi-indipendenza del Fezzan. Le tribù in risposta hanno ritirato i loro deputati dal parlamento, controllato dagli islamisti di Misurata, e hanno annunciato la creazione del consiglio tribale: il Forum Universale delle tribù del Paese, in sostanza un governo parallelo. I battaglioni militari della Cirenaica hanno appena giurato verso la nuova autorità della Federazione di Barqa e lo stesso accadrà nel Fezzan. In Tripolitania, in diverse città si prepara la ribellione, come a Bani Walid e a Tarhuna, e perfino in alcune zone di Tripoli.
Il primo ministro A. Zaidan chiede a tutte le banche un credito di 9 milioni di dollari, per costruire l’esercito e tentare di riconquistare le infrastrutture petrolifere da assegnare agli europei e agli statunitensi.
La Cirenaica o Federazione di Barqa, proclamatasi autonoma, controlla quasi tutto il petrolio, i depositi e le compagnie petrolifere locali, così come i porti petroliferi dell’est della Libia, come Zuvaytina, Braga, Sirte, Ras Lanuf e Tobruq, dove sono assenti le cosiddette forze federali di Tripoli. Qui le milizie hanno tutte firmato la Dichiarazione della Federazione di Barqa, guidata da Ibrahim Jadhran e da Sidiq al-Gaithi, capo di stato maggiore ed ex-membro della LIFG islamista. La Federazione di Barqa ha potuto creare la sua compagnia petrolifera in contrasto con la National Oil Company di Tripoli. Mentre il ministero delle Finanze, ad agosto aveva lanciato l’allarme per il rischio di rimanere senza fondi entro la fine dell’anno, a causa dell’esaurimento dei proventi delle esportazioni energetiche; anzi, le autorità hanno dovuto persino iniziare ad importare combustibili. A Bengasi, quindi, veniva annunciata la creazione dello Stato di Cirenaica e la formazione del suo governo con un primo ministro, un viceprimo ministro e 24 ministri. La nuova entità è una creazione dell’ex-comandante della Guardia Petrolifera Ibrahim Jadhran, che aveva fatto occupare i terminali petroliferi orientali e che, il 17 agosto 2013, era stato eletto a capo dell’Ufficio Politico del Consiglio della Cirenaica che, a sua volta, ha nominato primo ministro Abdraba Abdulhamid al-Barasi. Il Consiglio della Cirenaica aveva dichiarato che il governo, che avrà sede a Baida, era stato formato dopo ampie consultazioni con tutti i segmenti della società civile regionale. In realtà, è solo un’emanazione della Fratellanza musulmana libica. La Cirenaica sarà divisa in quattro province amministrative, Aghedabia, Bengasi, Jebel Aqdar e Tobruq. Ogni provincia, che sarà diretta da una squadra amministrativa di dieci elementi, sarà ulteriormente suddivisa in municipalità. Il portavoce del governo centrale di Tripoli, Omar Hemidan, aveva dichiarato che la ‘cosiddetta Regione della Cirenaica’ é illegale.
Neanche le Forze Speciali Aeroportate della Brigata ‘Tuono‘, dell’Esercito di Difesa Nazionale, erano più fedeli al governo, dato che gli islamisti di Misurata, ignorando il parere dello Stato maggiore, avevano destinato centinaia di milioni di dinari alla milizia islamista “Scudo della Libia“; ciò aveva spinto l’unità ‘Tuono’ a giurare fedeltà alla Federazione di Barqa. In particolare, Sirte è protetta dal 21.mo Battaglione blindato della Brigata ‘Tuono‘, che ha promesso di ripulire Sirte dai misuratini. Stessa cosa con il gruppo della Brigata ‘Tuono‘ di Niza Buqmad, inviato a Sabha per ricacciare i salafiti di Bengasi. In definitiva, il Governo supporta gli islamisti, e le autorità locali e federaliste della Cirenaica supportano la Brigata ‘Tuono‘. Inoltre, i vari tentativi di riprendesi i porti petroliferi orientali sono finiti in scontri armati, mentre i diversi tentativi di riconquistare Ras Lanuf da parte dei misuratini sono falliti.
Ad agosto, si era svolta una battaglia tra zintani e berberi, presso Abu Salim, dove i zintani erano riusciti, di notte, a distruggere una dozzina di veicoli corazzati del nemico, ciò grazie agli RPG fornitigli dall’EAU. Infatti, i varshifana e i zintani avevano saccheggiato i depositi militari della Difesa, portandosi via decine di veicoli militari, tra cui anche quelli appena consegnati dagli italiani. Le tribù attaccano costantemente i depositi militari, ma i zintani, che controllano Ghadamis, al confine con l’Algeria, sono gli unici che sono riusciti ad accumulare un centinaio tra carri armati e blindati. “Qual è la differenza tra le formiche e i zintani, le formiche portano a casa la roba solo d’estate, i zintani d’estate e d’inverno.” Il combustibile viene comprato dai miliziani presso ciò che resta della raffineria in al-Zawiyah, che funziona a singhiozzo. In compenso la tribù Magrahi ha tagliato i condotti dell’acqua diretti verso Tripoli, allo scopo di ottenere il rilascio della figlia dell’ex capo dell’intelligence libica al-Sanussi. Tripoli è rimasta paralizzata dall’azione. A loro volta, i berberi di Nalut hanno chiuso il locale giacimento di petrolio e gas, chiedendo che nella nuova Costituzione appaia il tamazig come lingua ufficiale del Paese.
15 soldati sono stati uccisi e 6 feriti in un posto di blocco di Rishrash, tra Tahruna e Bani Walid, per mano degli islamisti. Un paio di mesi prima, i miliziani di Bani Walid e di Tarhuna si erano scontrati. La ‘banda del 28 maggio‘, formata da rinnegati varfala residenti a Bani Walid, aveva aggredito un’altra banda di Tarhuna, del clan al-Najil. Infine presso Tarhuna, su richiesta dei residenti di Tuzha, era arrivata come forza d’interposizione un’unità dell’esercito nazionale composta da reclute varshifana di Tarhuna. Il colonnello Buhulayga ha accusato del crimine gli islamisti di Misurata.
Una rivolta era scoppiata nella città di al-Humas, sulla costa, mentre a Tripoli e Bengasi continuano attentati e scontri a fuoco, in rese dei conti per spartirsi potere e risorse. Il capo della polizia militare di Bengasi, Ahmad Barghuti veniva ucciso il 18 ottobre. A Misurata, Zuwarah e Garyan sono state compiute pulizie etniche contro gli oppositori del nuovo ‘governo’. Invece a Zintan, il clan Zamir e molti filo-gheddafiani hanno scacciato gli islamisti.
In diverse parti del Paese continuano ad operare bande di terroristi, preda di faide interne e che si scontrano con i miliziani locali che difendono città come Zintan, Sabha, Bani Walid e intere provincie. Parte di queste milizie sono formate dai combattenti della Resistenza Verde, che difesero la Libia dai golpisti e dai mercenari stranieri nel 2011. Infine, una riunione è stata organizzata dai leader di al-Qaida, a Jamayel, a circa 70 chilometri dal confine con la Tunisia, presso Zuwarah. Alla riunione hanno partecipato:
Abdul Hakim Belhadj, il governatore islamista di Tripoli;
Sulaiman Dawadi, rappresentante di Jamayel nella “Conferenza nazionale”;
Qilany, rappresentante di Zawiyah nella “Conferenza nazionale”;
Abu Obaida, rappresentante del cosiddetto Consiglio militare di Tripoli;
Abu Iyad, leader dell’organizzazione terroristica Ansar al-Sharia che opera in Tunisia assieme ad al-Qaida;
Presso Jamayel vi è la base di al-Qaida ‘Wattayah’, diretta da Abdul Hakim Belhadj, dove vengono addestrati i mercenari provenienti dalla Tunisia e da altri Paesi per poi operare in Siria, Tunisia, Algeria, Egitto, Mali. Nella riunione si era discusso dell’incremento delle attività in Tunisia, Egitto, Algeria ed Europa, e dell’invio di nuovi gruppi terroristici e di armi in Siria attraverso la Turchia e la Giordania. Inoltre, nel corso della riunione si era discusso del piano per creare l’”Emirato islamico della Libia”, che dovrebbe estendersi nel nord-ovest della Libia. Secondo le Nazioni Unite, negli ultimi 12 mesi, con il sostegno finanziario del Qatar, al-Qaida ha inviato duemila tonnellate di armi nel porto turco di Iskanderun, destinati ai terroristi, tra cui sistemi missilistici antiaerei e armi chimiche. Oggi l’Esercito arabo siriano combatte contro diecimila mercenari addestrati nei campi di al-Qaida, sul territorio della ex-Jamahiriya libica.
Ai primi di novembre, una nave dell’ENI veniva assaltata nel porto di Mellitah dalla milizia berbera, che aveva occupato il terminal petrolifero più importante dell’ENI in Libia, da cui passava il gas proveniente dai giacimenti di Wafa e Bahr al-Salam diretto al gasdotto Greenstream che collega Mellitah a Gela. Gli stessi miliziani già in precedenza avevano attaccato il gasdotto di Wafa costringendo l’ENI a ridurre del 50% il flusso di gas da quel giacimento.
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domenica 8 luglio 2012
Violenze, roghi, sparatorie e proteste: la Libia fallisce nell'obiettivo di dare un'immagine 'normalizzata' del paese con le elezioni!
Atti di violenza, proteste, sabotaggi e persino incendi hanno costretto le autorità libiche a sospendere le operazioni di voto in oltre cento seggi, massimamente localizzati nella restiva parte orientale del paese, portando grave imbarazzo al Consiglio di Transizione che sperava di poter dare un'immagine di normalità e tranquillità del paese nordafricano chiamato alle urne per la prima volta nella sua Storia. Il Segretario della Commissione elettorale Nuri al-Abbar ha cercato di dare una lettura normalizzatrice e rassicurante ammettendo solo che "alcune stazioni di voto non hanno potuto dare il via alle operazioni non essendo state raggiunte per tempo dai materiali necessari, per motivi di sicurezza". Ma le sue parole, attentamente analizzate, dimostrano che il Governo transitorio di Tripoli a oltre otto mesi dalla morte di Gheddafi non controlla il territorio di tutta la nazione.
Inoltre, testimoni diretti contattati a Bengasi dichiarano di avere chiaramente inteso il crepitio delle armi automatiche subito dopo che circa 200 dimostranti si erano riuniti in piazza per chiedere maggiore rappresentatività in Parlamento per la regione della Cirenaica; "culla" del movimento violento anti-Gheddafi che é riuscito ad avere la meglio sulle forze del Colonnello solo dopo mesi di 'tira e molla' e con la copertura aerea della NATO e dei paesi filoimperialisti del Golfo Persico l'Est della Libia tuttavia sarà rappresentato, secondo i programmi elettorali, da soli 60 rappresentanti nella futura Assemblea Nazionale che dovrebbe uscire dalle urne, a malapena 20 in più di quelli assegnati all'enorme e disabitato meridione del paese, contro i ben 102 eletti in Tripolitania.
Un impiegato della Commissione Elettorale che stava trasportando via elicottero materiali di voto a sud di Bengasi é rimasto ucciso quando il velivolo di cui si trovava a bordo é stato fatto segno di fuoco da terra da parte di miliziani scontenti e, nella giornata di ieri, il deposito dei materiali di voto ad Agedabia ha preso fuoco per cause che pare certo siano state dolose. Si attende con ansia il termine delle operazioni di voto, mentre non é escluso che nuove violenze possano punteggiare anche la giornata di oggi.
Inoltre, testimoni diretti contattati a Bengasi dichiarano di avere chiaramente inteso il crepitio delle armi automatiche subito dopo che circa 200 dimostranti si erano riuniti in piazza per chiedere maggiore rappresentatività in Parlamento per la regione della Cirenaica; "culla" del movimento violento anti-Gheddafi che é riuscito ad avere la meglio sulle forze del Colonnello solo dopo mesi di 'tira e molla' e con la copertura aerea della NATO e dei paesi filoimperialisti del Golfo Persico l'Est della Libia tuttavia sarà rappresentato, secondo i programmi elettorali, da soli 60 rappresentanti nella futura Assemblea Nazionale che dovrebbe uscire dalle urne, a malapena 20 in più di quelli assegnati all'enorme e disabitato meridione del paese, contro i ben 102 eletti in Tripolitania.
Un impiegato della Commissione Elettorale che stava trasportando via elicottero materiali di voto a sud di Bengasi é rimasto ucciso quando il velivolo di cui si trovava a bordo é stato fatto segno di fuoco da terra da parte di miliziani scontenti e, nella giornata di ieri, il deposito dei materiali di voto ad Agedabia ha preso fuoco per cause che pare certo siano state dolose. Si attende con ansia il termine delle operazioni di voto, mentre non é escluso che nuove violenze possano punteggiare anche la giornata di oggi.
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