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domenica 8 luglio 2012

Violenze, roghi, sparatorie e proteste: la Libia fallisce nell'obiettivo di dare un'immagine 'normalizzata' del paese con le elezioni!

Atti di violenza, proteste, sabotaggi e persino incendi hanno costretto le autorità libiche a sospendere le operazioni di voto in oltre cento seggi, massimamente localizzati nella restiva parte orientale del paese, portando grave imbarazzo al Consiglio di Transizione che sperava di poter dare un'immagine di normalità e tranquillità del paese nordafricano chiamato alle urne per la prima volta nella sua Storia. Il Segretario della Commissione elettorale Nuri al-Abbar ha cercato di dare una lettura normalizzatrice e rassicurante ammettendo solo che "alcune stazioni di voto non hanno potuto dare il via alle operazioni non essendo state raggiunte per tempo dai materiali necessari, per motivi di sicurezza". Ma le sue parole, attentamente analizzate, dimostrano che il Governo transitorio di Tripoli a oltre otto mesi dalla morte di Gheddafi non controlla il territorio di tutta la nazione.

Inoltre, testimoni diretti contattati a Bengasi dichiarano di avere chiaramente inteso il crepitio delle armi automatiche subito dopo che circa 200 dimostranti si erano riuniti in piazza per chiedere maggiore rappresentatività in Parlamento per la regione della Cirenaica; "culla" del movimento violento anti-Gheddafi che é riuscito ad avere la meglio sulle forze del Colonnello solo dopo mesi di 'tira e molla' e con la copertura aerea della NATO e dei paesi filoimperialisti del Golfo Persico l'Est della Libia tuttavia sarà rappresentato, secondo i programmi elettorali, da soli 60 rappresentanti nella futura Assemblea Nazionale che dovrebbe uscire dalle urne, a malapena 20 in più di quelli assegnati all'enorme e disabitato meridione del paese, contro i ben 102 eletti in Tripolitania.

Un impiegato della Commissione Elettorale che stava trasportando via elicottero materiali di voto a sud di Bengasi é rimasto ucciso quando il velivolo di cui si trovava a bordo é stato fatto segno di fuoco da terra da parte di miliziani scontenti e, nella giornata di ieri, il deposito dei materiali di voto ad Agedabia ha preso fuoco per cause che pare certo siano state dolose. Si attende con ansia il termine delle operazioni di voto, mentre non é escluso che nuove violenze possano punteggiare anche la giornata di oggi.
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venerdì 6 luglio 2012

Si aprono domani le urne in Libia per le prime elezioni del 'Dopo-Gheddafi'!

Dopo un rinvio di alcune settimane dovute a ritardi nella preparazione delle necessarie strutture, tutto sembra ormai pronto in Libia, a quasi otto mesi dalla morte dell'ex-uomo forte del paese e suo padre-padrone per oltre 4 decenni, Muammar Gheddafi, per dare il via alle prime elezioni nella storia del paese che, passato dallo status di possedimento ottomano a quello di colonia italiana, da campo di battaglia della Seconda Guerra Mondiale a monarchia conservatrice (legata a doppio filo agli interessi anglo-americani) e infine a 'Jamahiryia araba e socialista' (per chi era disposto a crederci...), non ha mai avuto modo di sperimentare una chiamata alle urne.

Dalle elezioni di sabato dovrebbe uscire un Congresso Generale Nazionale che nominerà un nuovo Governo in sostituzione di quello guidato finora da Abdurrahim el-Kib, nominato dall'NTC di Mustafa Abdul Jalil, e anche una apposita commissione per redigere una Costituzione adeguata alle aspettative e alle richieste del popolo libico. Le procedure di registrazione dell'elettorato si sono svolte speditamente e circa 2 milioni e 700mila persone le hanno completate. Il numero degli elettori possibili era di poco superiore ai tre milioni quindi circa l'85 per cento degli aventi diritto si é effettivamente registrato.

Il Congresso eletto domani avrà 200 seggi e a essi concorreranno qualcosa come 2500 candidati indipendenti e i rappresentanti di ben 140 formazioni politiche. La Libia é un paese musulmano al 100 per cento, dove non esistono minoranze religiose di rilievo; esistono quindi pochi dubbi che la Shariah sarà riconosciuta come sorgente principale del Diritto e delle sue articolazioni legislative.
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mercoledì 7 marzo 2012

Chi vuole dividere la Libia? Ci sono gli Stati del Golfo dietro le ubbie 'leghiste' di Ahmed Zubair Senussi?


Parlando a nome di un fantomatico "Consiglio ad Interim per la Cirenaica" lo Sceicco Ahmed Zubair al-Senussi avrebbe rivendicato per la provincia libica orientale, da cui circa un anno fa sono partite le prime manifestazioni che hanno portato alla guerra civile e alla caduta del quarantennale regime di Muammar Gheddafi uno "status federale", debole artificio dialettico per mascherare una velata richiesta di secessione nell'ambito di una fumosa "scelta federalista" che, a sentirlo parlare, sarebbe "la migliore soluzione" per il futuro del paese nordafricano. In realtà non si vede come uno stato che raduna a malapena sei milioni di persone concentrate al novantacinque per cento nella fascia costiera, aderenti al novantanove percento alla stessa religione e parlanti la stessa lingua dovrebbe mai darsi uno statuto federale.

L'appello che, a fronte di una riunione di appena tremila persone (meno di quelle che convengono a Ponte di Legno vestiti da Obelix per le libagioni di acque del Po, grappe e altri fluidi probabilmente proibiti dal Corano) Senussi pretenderebbe di chiamare "dichiarazione di indipendenza" é stato lanciato prendendo a ispirazione la divisione del Paese in tre 'regioni' che venne adottata nel 1951 al momento dell'intronizzazione di Re Idris, il sovrano filo-americano che venne cacciato proprio dall'alzamiento militare di Gheddafi e camerati nel 1969. Ma la reazione piccata di Mustafa Abdel Jalil e degli altri membri del Consiglio Nazionale di Transizione non si é fatta attendere e si é concretata in una dichiarazione ufficiale che condanna ogni ipotesi di "soluzione federale" rimarcando come in nessun momento della guerra civile i combattenti contro Gheddafi abbiamo mai innalzato vessilli o slogan separatisti e come "I martiri della Liberazione hanno dato la vita per una Libia libera e unita".

Anche il Premier Abdelrahim al-Kib si é unito alle proteste per le dichiarazioni "gratuite, inopportune e superflue" di Al-Senussi e del suo 'consiglio', a cui sono seguite, nello stesso capoluogo cirenaico, manifestazioni pubblice (di consistenza numerica ben più imponente di quella 'federalista') che hanno affermato il desiderio di mantenere la Liba unita. In susseguenti dichiarazioni Mustafa Abdel Jalil ha chiarito che il CNT sarebbe "pronto a usare la forza per mantenere l'integrità e la sovranità dello Stato" e che "Le dichiarazioni 'federaliste' sono parte di uno schema finanziato e istigato da paesi arabi terzi che vorrebbero vedere una Libia divisa e indebolita per poterla influenzare con maggiore successo. Jalil non ha chiarito quali sarebbero questi paesi arabi ma dai commenti di osservatori e analisti sembra che si riferisse alle monarchie petrolifere del Golfo Persico (Arabia Saudita, Emirati Arabi, Barhein e Qatar).
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lunedì 13 febbraio 2012

Prestano giuramento a Tripoli i membri della neonominata Commissione Elettorale Libica!


I membri della recentemente stabilita Commissione Elettorale Libica hanno prestato giuramento ieri durante una cerimonia tenutasi a Tripoli cui hanno preso parte dignitari del Governo and interim e la Segreteria al completo del Consiglio Nazionale di Transizione, guidata da Mustafa Abdel Jalil. La Commissione avrà il compito di mettere in piedi un processo elettorale che dovrà concludersi a giugno 2012 con consultazioni politiche nazionali per l'elezione di una Assemblea, la prima indipentendemente e democraticamente eletta nella storia del paese.

Othman Abu Bakr Qagiji (foto sopra) presiederà tale corpo e ha dichiarato che "Con l'aiuto di Dio esso supervisionerà i meccanismi e i processi elettorali che porteranno alla formazione di un Congresso come enunciato nella dichiarazione costituzionale". Dopo la cerimonia il Segretario Jalil si é detto "sicuro" che le elezioni libiche si terrano regolarmente e soddisferanno i più alti ed esigenti standard di democrazia, invitando gli organi internazionali e le ONG a osservarle e monitorarle con loro missioni e osservatori.

"I Libici sono capaci di prendere il loro futuro in mano con le loro scelte responsabili e sono certo che inizieranno a dimostrarlo proprio con questa occasione". Finora il paese é stato guidato dal CNT, che ha dichiarato la ribellione contro Gheddafi circa un anno fa e ha condotto lo sforzo bellico contro il dittatore e i suoi fedeli fino alla vittoria, nominando poi un Governo termporaneo tuttora in carica.
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lunedì 23 gennaio 2012

In Libia, dopo le recenti proteste, si dimette il Vice di Moustafa Abdul Jalil, già collaboratore di Gheddafi!


In seguito alle proteste di cui abbiamo dato notizia nella giornata di ieri, che hanno visto migliaia di partecipanti soprattutto nella città di Bengasi, culla della Rivoluzione, dove la stessa sede del Consiglio Nazionale di Transizione é stata attaccata e distrutta e lo stesso Moustafa Abdul Jalil ha dovuto allontanarsi coi suoi collaboratori protetto da un contingente di truppe, il suo Vice Abdel Hafiz Ghoga ha annunciato le proprie dimissioni.

"Non voglio che la mia presenza metta in difficoltà il Consiglio di Transizione e metta in pericolo gli interessi del paese che ora risiedono più che mai nella speranza di mantenere un clima pacifico e collaborativo, quindi ho deciso di rassegnare le mie irrevocabili dimissioni con effetto immediato". Queste le parole concise e inappellabili con cui Goga, già dignitario di Gheddafi, ha comunicato la propria scelta ai colleghi dell'NTC e al pubblico libico.

E' stata proprio la maniera 'disinvolta' con cui, quasi verso la fine della guerra civile, Ghoga aveva 'saltato la barricata' passando dalle fila dei fedeli del Rais a quelle degli insorti vittoriosi a far sorgere i primi mal di pancia nei suoi confronti anche se, la sua grande esperienza e la sua conoscenza della 'macchina' dell'amministrazione libica avevano inizialmente fatto spalancare le braccia a Jalil e soci quando questi aveva mostrato di voler saltare sul carro vincente.

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domenica 22 gennaio 2012

Manifestazioni a Tripoli e Bengasi, il popolo grida: "Vogliamo la Sharia!" devastata la sede cirenaica del CNT


Manifestanti libici inferociti hanno attaccato e distrutto la sede cirenaica del Consiglio Nazionale di Transizione a Bengasi, capoluogo della regione e punto di partenza della vittoriosa Rivoluzione che ha decretato la fine del regime del Colonnello Gheddafi. Dopo avere assediato l'edificio per ore scandendo slogan a favore della sharia e di una nuova Costituzione che, lasciati da parte i "laicismi" gheddafiani riconosca una volta per sempre il Corano come fonte naturale del Diritto, i dimostranti, guidati da alcuni veterani e mutilati delle battaglie contro le milizie e i mercenari dell'Ex-rais, si sono fatti largo nell'edificio, devastandolo.

Il Segretario del Consiglio di Transizione Moustafa Abdul Jalil, che aveva cercato con una sua improvvisa apparizione di temperare gli animi, sarebbe stato messo in fuga da una scarica di proiettili improvvisati al grido di: "Via, vattene via!", persino il veicolo abitualmente usato da Jalil per i suoi spostamenti non sarebbe stato risparmiato dalla furia dei manifestanti; infine grazie all'intervento di forze dell'ordine un 'corridoio di sicurezza sarebbe stato approntato per il Capo del CNT, che ha potuto lasciare la zona coi suoi collaboratori.

I dimostranti chiedono, oltre all'introduzione di una Costituzione esplicitamente religiosa, anche il totale 'repulisti' di ufficiali e dignitari dell'era Gheddafi e maggiore trasparenza su spese e amministrazione del patrimonio dello Stato da parte del Consiglio di Transizione.
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domenica 8 gennaio 2012

Visita-lampo del Presidente sudanese in Libia: "Al suo sostegno contro Gheddafi il popolo deve la sua libertà, altro che NATO!"


Il Presidente del Sudan Omar Hassan al-Bashir nella giornata di ieri si é recato a Tripoli per incontrare Moustafa Abdel Jalil, capo del Consiglio Nazionale di Transizione che, terminata la relativamente lunga fase della rivolta armata e della liberazione del paese, é ora impegnato a normalizzare il paese e avviarlo verso la Democrazia, garantita da una nuova Costituzione, e verso le elezioni, che dovrebbero tenersi più avanti nel corso dell'anno.

E' la prima visita di Bashir in Libia dal 2005, da quando cioé i rapporti tra Tripoli e Khartoum si erano guastati a causa del sempre maggiore sostegno prestato da Gheddafi alle milizie dei 'Signori della Guerra' come il recentemente ucciso Khalil Ibrahim, che cercano per conto di Usa e Israele di compromettere l'unità nazionale sudanese. E Bashir non ha esitato a rendere il 'favore' al mercuriale dittatore libico, sostenendo con copiosi e regolari invii di armi e munizioni i ribelli cirenaici che infine hanno avuto ragione di lui (mentre Gheddafi invece riceveva armi israeliane contrabbandate dai burattini palestinesi e curdi di Tel Aviv).

La generosità di Bashir é stata riconosciuta e lodata da Abdel Jalil, il quale ha dichiarato ai cronisti che "senza il sostegno di Khartoum, probabilmente ora non mi troverei qui a parlare con voi". Altro che i bombardamenti Nato! E' stata la solidarietà inter-araba a liberare la Libia e il nuovo Governo non ha nessuna intenzione di 'vendere' il proprio paese all'Occidente, nonostante qualche 'disco rotto', ammiratore della scombinata e aleatoria 'rivoluzione verde' vorrebbe darlo a intendere ripetendo il concetto ossessivamente.
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venerdì 4 novembre 2011

Oggi il Ministro degli Esteri iraniano visita Tripoli dopo essere stato a Bengasi!


Arrivato nel capoluogo della Cirenaica Bengasi durante la giornata di ieri il capo della Diplomazia di Teheran Ali Akbar Salehi ha incontrato il Segretario del Consiglio Nazionale di Transizione, Mustafa Abdul Jalil recandogli un messaggio di congratulazioni firmato dalla Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei e dal Presidente della Repubblica Islamica Mahmoud Ahmadinejad nel quale i due esprimono l'augurio che, deposto e ucciso Gheddafi, si sia aperta per la Libia una stagione nuova da vivere all'insegna della Democrazia illuminata e ispirata ai valori del Corano.

Salehi ha comunque messo in guardia i leader del CNT da qualunque tentativo straniero di deviare la Rivoluzione libica dai suoi obiettivi e dagli interessi del popolo, offrendo nel contempo l'esperienza e il sostegno (morale e materiale) della Repubblica Iraniana, che trentadue anni fa, alla cacciata dello Scià-fantoccio dell'Occidente si trovò ad affrontare, sola, molte delle stesse sfide e delle stesse problematiche che oggi la Libia del dopo Gheddafi si trova di fronte. Jalil, da parte sua, ha ringraziato Teheran per l'offerta e per quanto già fatto a favore del popolo libico, con l'invio di aiuti umanitari e con le cure prestate ai feriti e i mutilati della guerra civile.

In serata Salehi ha lasciato la Cirenaica alla volta della capitale Tripoli, dove nella giornata di oggi incontrerà il nuovo Primo Ministro libico, Abdel Rahim el-Qib, e inizierà a prendere accordi per l'invio in Libia dell'annunciata commissione di inchiesta per accertare il fato di Imam Mousa Sadr, il religioso sciita di origine iraniana che, nel 1978, scomparve durante una visita in Libia e che si sospetta fatto rapire e quindi uccidere per volontà di Gheddafi.
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mercoledì 2 novembre 2011

Il Neopremier libico: "La Sharia sarà la nostra legge", intanto Tripoli diventa crocevia dipolmatico!

Appena nominato il Premier libico in pectore Abdel Rahim al-Qib ha colto l'occasione per reiterare, ai microfoni di Radio France Internationale, che la pietra angolare di ogni nuova legislazione introdotta nel paese per sostituire istituti e giurisprudenze in vigore durante l'ultraquarantennale regime di Gheddafi sarà l'Islam con i suoi precetti, come del resto é logico e naturale in un paese musulmano al 99.7 per cento. Tripolino, laureato in Ingegneria Elettrica, con un brillante passato da uomo d'affari Al-Qib é stato scelto come candidato dai 'boss' dell'insurrezione vittoriosa (originari della cirenaica e con chiari legami al potere che hanno appena infranto) come 'volto accettabile' della Nuova Libia.

Intanto la Tripoli rapidamente (e, si dice, sanguinosamente) de-Gheddafizzata é diventata uno snodo diplomatico di primaria importanza, lo testimonia lo sbarco improvviso e inatteso del Segretario Generale ONU, il sudkoreano Ban-Ki-Moon, arrivato stamane nella capitale nordafricana in compagnia del Presidente dell'Assemblea Generale Nassir Abdulaziz Al-Nasser, come debitamente e puntualmente riferito dall'Agence France Presse. Secondo il comunicato rilasciato dal PR dell'ONU Martin Nesirky il Segretario Generale ha incontrato i capi del Consiglio Nazionale di Transizione e rappresentanti della società civile.

Intanto la capitale libica ha ricevuto oggi la notizia che un altro prestigioso ospite si prepara a includerla in una sua prossima visita ufficiale: il Ministro degli Esteri iraniano Ali Akbar Salehi, una volta conclusi gli impegni che oggi lo hanno chiamato in Turchia, dove oggi ha preso parte a una conferenza internazionale sul futuro dell'Afghanistan, ha annunciato che farà rotta proprio su Tripoli. Il viaggio di Salehi segue un invito ufficiale ricevuto nel corso di agosto, quando ancora infuriavano gli scontri attorno a diverse città del paese con gli ultimi leali di Gheddafi. E' molto probabile che uno degli argomenti che verranno discussi nel corso della sua visita sia l'invio di una commissione d'inchiesta iraniana per accertare la sorte di Moussa Sadr, religioso libanese di origine iraniana, fondatore di Amal scomparso nel 1978 dopo un viaggio in Libia, che si ritene venne fatto imprigionare e quindi uccidere dal Colonnello.

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martedì 1 novembre 2011

Il Consiglio di Transizione in Libia nomina un "Signor Nessuno" a Capo del Governo, ma lascerà il potere solo tra 8 mesi!


Morto Gheddafi e archiviato l'intervento (o interferenza) militare della NATO, la Nuova Libia ha nominato l'uomo d'affari Abdel Rahi al-Qib come Capo dell'Esecutivo provvisorio incaricato di portare il paese fuori dalla guerra civile e verso le prime elezioni democratiche della sua storia.

Il Neopremier é stato eletto ieri con volot pubblico dai membri dell'autonominato Consiglio Nazionale di Transizione, come riportato con enfasi dall'Agenzia stampa statunitense AP; é stata una votazione a maggioranza strettissima con Al-Qib nominato con appena 26 voti su 51, il minimo necessario. Ingegnere elettrico di formazione il Capo del Governo é uno sconosciuto sulla scena politica e molti osservatori ritengono che su di esso siano confluiti i voti controllati da diversi ex-dignitari di Gheddafi che ritengono preferibile non esporsi direttamente nella nuova amministrazione, per dare credibilità all'apparenza di un 'cambiamento radicale' rispetto ai giorni del Colonnello e della sua Jamarhiya.

Le elezioni comunque non appaiono dietro l'angolo, essendo state previste attorno al giugno del 2013, quindi oltre a venti mesi da adesso. Secondo le previsioni del Consiglio Nazionale ci vorranno otto mesi soltanto per effettuare il completo passaggio di poteri a un'assemblea eletta, "piedi di piombo" nella Nuova Libia dunque, forse necessari per cancellare accuratamente tutte le 'malefatte' di Jalil e compagni e lasciare intatte per il pubblico ludibrio solo quelle della famiglia Gheddafi e dei suoi fedeli?
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martedì 4 ottobre 2011

A Bengasi si organizza il "Dopo Gheddafi", mentre Sirte si ostina a non cadere

Appena nominato un Governo ad interim per gestire la fase di transizione del paese dai postumi dell'insurrezione e della guerra civile ai primi passi di un nuovo corso, i leader del Consiglio Nazionale di Transizione che sembra ormai avere il controllo della Libia hanno affermato che in futuro la nazione sarà ordinata da leggi in sintonia con la cultura e la religione musulmana, e hanno anche annunciato le loro prossime dimissioni una volta che anche le ultime sacche di resistenza di lealisti del Colonnello fuggitivo saranno espugnate e ridotte all'impotenza.

Mustafa Abdel Jalil, (foto sotto) Capo del CNT, e Mahmoud Jibril (foto sopra), Capo del suo Ufficio Esecutivo, hanno rilasciato le dichiarazioni rilevanti nella giornata di ieri, durante una conferenza stampa congiunta, tenutasi nella città di Bengasi, centro e motore dell'insurrezione anti-Gheddafi, anziché nella capitale Tripoli, dove pure sono in pieno corso le attività necessarie a trasferirvi il centro del potere nazionale (per riaffermare anche con la locazione geografica la natura nazionale e legittima del nuovo esecutivo).

Mahmoud Jibril manterrà il suo ruolo, assumendo nel contempo l'interim degli Esteri, Ali al-Tarhouni continuerà a svolgere le funzioni di Ministro del Petrolio, Abdelraman al-Keissah assumerà il nuovo dicastero dei reduci feriti e mutilati dalla guerra civile, Hamza Abu Fas rimpiazzerà Salem al-Sheiki come Ministro degli Affari Religiosi.

Intanto dai fronti di battaglia arrivano notizie di piccole vittorie degli insorti, che sembrano voler nascondere la mancanza di progressi sui fronti principali; per l'ennesima volta in poche settimane il comando delle forze insorte dichiara che la caduta di Sirte e Bani Walid é 'questione di giorni, forse ore', annunciando nel contempo la presa del villaggio di Qasr Abu Hadi, notevole unicamente per il fatto che esso fu luogo natale di Muammar Gheddafi.

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martedì 13 settembre 2011

Mustafa Abdul Jalil a Tripoli: "La Libia di domani sarà sicura, prospera e regolata dalla Shariah!"


Il Capo del Consiglio nazionale di Transizione Mustafa Abdul Jalil, rivolgendosi ieri sera a una folla fittissima e festante radunatasi nel centro della capitale recentemente liberata dalle forze rivoluzionarie ha invitato tutti i combattenti delle forze di liberazione nazionale di astenersi da rappresaglie sommarie ed esecuzioni nei confronti dei sostenitori di Gheddafi che cadano in mano loro durante le fasi finali dei rastrellamenti a Sirte, Bani Walid e altre zone in cui ancora recentemente si é combattuto: "Dobbiamo lasciar giudicare ai tribunali chi abbia commesso crimini contro la Liba e il suo popolo e non dobbiamo macchiarci di sangue innocente, consegnate prigionieri e disertori alle autorità competenti senza ergervi a giudici o, peggio, a boia".

"Quel che vogliamo per il futuro della Libia é uno stato di Diritto, prospero ed equo, nel quale la legalità sia basata sui cardini della Shariah, ma per arrivare a questo ambizioso obiettivo dobbiamo soddisfare molti requisiti"; Jalil ha reiterato che ideologie estremiste non avranno un ruolo nel futuro del paese, e che civiltà e democrazia saranno le parole d'ordine dopo oltre quaranta anni di arbitrio sotto Gheddafi. "Abbiamo bisogno di molte cose: unità nazionale, uguaglianza, riconciliazione, una fine alle recriminazioni e all'oppressione: fratelli libici, spero che la Rivoluzione, dopo il successo nel liberarvi dal tiranno, non manchi di mantenere anche queste stesse promesse".

Proprio mentre a Tripoli venivano pronunciate queste parole Gheddafi, per mezzo del network locale 'Al-Rai TV' emanava un messaggio di sfida col quale giurava di "Non voler permettere che la Libia cada sotto le mani degli imperialisti e dei loro servi". Nel comunicato l'ex rais denunciava il Consiglio di Transizione come "un branco di traditori ansiosi di vendere la loro patria". Mustafa Abdul Jalil, prima di unirsi ai rivoltosi, ha servito per anni Gheddafi come Ministro della Giustizia.
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Ismail Haniyeh invita il Capo del Consiglio di Transizione libico a visitare la Striscia di Gaza!


Il Premier palestinese Ismail Haniyeh, che col suo Governo amministra la Striscia di Gaza in rispetto al regolare esito delle elezioni legislative del 2006, ha raggiunto in teleconferenza il Capo del Consiglio nazionale di Transizione che ha esautorato il Colonnello Gheddafi, porgendogli le sue congratulazioni e i propri auguri per "la costruzione di una Libia più giusta, democratica e in sintonia con i desideri e le aspirazioni dei suoi abitanti".

Il Primo Ministro ha anche rivolto a Mustafah Abdul Jalil l'invito ufficiale a recarsi nell'enclave costiera palestinese il prima possibile, ricordando come i libici, sia prima che durante il quarantennio di egemonia gheddafiana, non abbiano mai mancato di esprimere la propria solidarietà con le sofferenze del popolo palestinese. In un'offerta generosa, seppure tinta di amarezza, Haniyeh ha considerato che, con tanti architetti e ingegneri che a Gaza sono disoccupati a causa dell'illegale assedio israeliano, molti di loro sarebbero ansiosi di trasferirsi in Libia per coadiuvare gli sforzi di ricostruzione del paese dopo gli scontri degli ultimi mesi.

Da parte sua Jalil ha rinnovato il pieno sostegno suo e di tutto il Consiglio Nazionale per la causa della Palestina, descrivendola come "inscindibile e inestricabile con l'identità della stessa Nazione Araba" e promettendo che Tripoli, tra tutti i cambiamenti anche radicali che vedrà nelle prossime settimane e e nei prossimi mesi, resterà sempre e comunque un'adamantina sostenitrice della Palestina, e anzi si impegnerà a mostrarsi più coerente e concreta delle pose spesso teatrali ma vane del dittatore sconfitto e fuggiasco.
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