C'é chi blatera della "putentissima" aviazione sionista.
La "putentissima" aviazione sionista é stata brava solamente a bombardare a tradimento gli aeroporti siriani, egiziani e giordani nel 1967.
Nel 1973 bastarono poche batterie di S-75, S-125 e 2K12 sovietici per causarle enormi perdite e diffondere nello Stato Maggiore sionista (da cui si diffuse rapidamente negli ambienti NATO) la convinzione che "l'era dell'aereo pilotato fosse agli sgoccioli" (guardacaso in quel periodo si diffusero nella fantascienza -Hammer's Slammers- e nel wargaming -OGRE- scenari futuri in cui il ruolo dell'aereo era praticamente annientato da sistemi di difesa terrestre in grado di intercettarlo immediatamente).
Visualizzazione post con etichetta Guerra dei Sei Giorni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Guerra dei Sei Giorni. Mostra tutti i post
sabato 3 novembre 2018
Presto! Qualcuno chiami un carro attrezzi! I 'favolosi' jet sionisti hanno avuto un altro incidente!!
sabato 2 giugno 2012
Mubarak evita il patibolo, ma passerà il resto della sua vita in carcere, assolti i figli!
E' deciso, come avevamo annunciato il verdetto nel principale processo che vedeva imputati Hosni Mubarak e i suoi due figli Alaa e Gamal é stato emesso oggi, sabato due giugno 2012. L'Ex-autocrate del Cairo non salirà i gradini del patibolo, ma spenderà il resto della sua vita (quello che gli rimane visto che é ultraottuagenario) in prigione.
Mentre il giudice leggeva il verdetto, Mubarak, in occhiali neri e tuta da ginnastica di identico colore, sembrava impassibile mentre i figli che pure sono andati assolti dalle accuse di aver preso parte diretta ai processi decisionali che portarono all'uso di forza letale contro i manifestanti tra gennaio e febbraio 2011, apparivano scossi e prossimi alle lacrime.
Riproponiamo qui una breve biografia politica di Mubarak che avevamo stilato nel novembre 2011, ben prima dell'esplosione della rivolta che doveva farlo ruzzolare giù dal trono.
Nato nel 1928 nel villaggio di Kafr-El-Meselha Hosni scelse la carriera militare nelle allora 'reali' forze armate di Farouk come la migliore via alla scalata sociale, diplomandosi nel 1949 e passando all'accademia aeronautica dove conseguì il brevetto prima di pilota e poi di istruttore sugli Spitfire che nei primissimi anni '50 costituivano la linea di volo principale delle aeronautiche mediorientali.
Cacciato re Farouk nel 1952 dall'insurrezione dei "Giovani ufficiali" Mubarak si accostò al movimento nazionalista e, ormai ufficiale superiore, partecipò a programmi di addestramento e perfezionamento in Unione Sovietica, divenendo esperto di bombardieri a reazione e ritornando definitivamente in patria nel 1964 dopo prolungati soggiorni a Mosca (Accademia Frunze) e in Kyrgyzstan, venendo nominato comandante di base a Cairo Ovest e Beni Suef tra il 1966 e il '67.
Con la debacle subita a causa del proditorio attacco a tradimento di Israele la carriera di Mubarak, stranamente, non subì frenate o arresti, anzi, la necessità di ricostruire l'aviazione egiziana lo spinse a diventare prima Comandante dell'Accademia aeronautica, poi Capo di SM aereo e infine, nel '72, contemporaneamente Comandante in capo delle Forze aeree e Viceministro della Difesa.
La Guerra del Kippur/Ramadan del 1973, contrassegnata da un uso del potere aereo cauto e graduale e da un grande affidamento sui sistemi missilistici antiaerei per negare i vantaggi israeliani in addestramento e materiali consolidò definitivamente la sua posizione, fruttandogli, in riconoscenza dei risultati ottenuti, il grado di Maresciallo dell'Aria.
Ma la più grande spinta verso il vertice del potere, bizzarramente, Hosni la ricevette da persone che, potendo, sarebbero state ben felici di ucciderlo, infatti, il 6 ottobre 1981, quando il presidente-faraone Anwar Sadat venne ucciso da una cospirazione di militari ed esponenti religiosi, lo stesso Mubarak venne ferito piuttosto seriamente a una mano e fu solo grazie alla pronta risposta della polizia militare che il suo nome non si aggiunse a quello dei caduti nell'attentato (oltre a Sadat, l'ambasciatore di Cuba, un vescovo Copto e un generale dell'Oman).
I suoi doveri come nuovo Presidente egiziano erano a dir poco ciclopici: c'era da risollevare un'economia stagnante e il prestigio mediorientale del Paese era ai minimi (per via dell'accordo di pace con Israele); Hosni scelse la via più facile, subordinando in toto quello che una volta era stato il faro del Mondo arabo e del movimento dei Non-allineati ai desiderata politico-strategici di Washington, diventando uno dei maggiori rifornitori e finanziatori della guerriglia islamista in Afghanistan (cosa che contribuì a gettare le basi per l'emersione dei Talebani e di Al-Qa'eda) e arrivando a prendere le armi contro l'Irak di Saddam Hussein nel 1990-91, per il quale servigio gli Usa costrinsero l'IMF a cancellare 20 miliardi di dollari del colossale debito estero egiziano.
Ovviamente, per tutti questi anni, Mubarak é rimasto assiso sul "trono" del Cairo come un dittatore, ma senza che nessun "difensore dei diritti umani" di professione strettamente filo-occidentale e filo-imperialista si sia mai levato a denunciarne gli abusi e le repressioni; quelle grida e quegli sdegni, ben lo sappiamo, sono riservate a chi va contro i progetti dell'Impero a stelle (di Davide) e strisce, come Cuba, Cina, Iran e via dicendo; tutt'al più il 'piccolo faraone' organizzava di tanto in tanto (1987, 1993, 1999) un 'referendum confermativo' con solo il suo nome sulla scheda, secondo la nota procedura mussoliniana.
Cinque anni fa (2005), vennero organizzate delle 'elezioni' leggermente meno farsesche che, fra un'affluenza ridicolmente bassa (dal 19 al 30 per cento a seconda dei distretti) e inchiostro cancellabile per marcare le mani dei votanti (manco fossero in Afghanistan) videro il 'trionfo' del piccolo faraone con percentuali degne della Bulgaria di Zhivkov (88% contro il 12 dell'unico candidato di opposizione ammesso); naturalmente, il più grande e popolare partito di opposizione egiziano, quello della Fratellanza musulmana, venne escluso a priori dalla consultazione.
Mentre il giudice leggeva il verdetto, Mubarak, in occhiali neri e tuta da ginnastica di identico colore, sembrava impassibile mentre i figli che pure sono andati assolti dalle accuse di aver preso parte diretta ai processi decisionali che portarono all'uso di forza letale contro i manifestanti tra gennaio e febbraio 2011, apparivano scossi e prossimi alle lacrime.
Riproponiamo qui una breve biografia politica di Mubarak che avevamo stilato nel novembre 2011, ben prima dell'esplosione della rivolta che doveva farlo ruzzolare giù dal trono.
Nato nel 1928 nel villaggio di Kafr-El-Meselha Hosni scelse la carriera militare nelle allora 'reali' forze armate di Farouk come la migliore via alla scalata sociale, diplomandosi nel 1949 e passando all'accademia aeronautica dove conseguì il brevetto prima di pilota e poi di istruttore sugli Spitfire che nei primissimi anni '50 costituivano la linea di volo principale delle aeronautiche mediorientali.
Cacciato re Farouk nel 1952 dall'insurrezione dei "Giovani ufficiali" Mubarak si accostò al movimento nazionalista e, ormai ufficiale superiore, partecipò a programmi di addestramento e perfezionamento in Unione Sovietica, divenendo esperto di bombardieri a reazione e ritornando definitivamente in patria nel 1964 dopo prolungati soggiorni a Mosca (Accademia Frunze) e in Kyrgyzstan, venendo nominato comandante di base a Cairo Ovest e Beni Suef tra il 1966 e il '67.
Con la debacle subita a causa del proditorio attacco a tradimento di Israele la carriera di Mubarak, stranamente, non subì frenate o arresti, anzi, la necessità di ricostruire l'aviazione egiziana lo spinse a diventare prima Comandante dell'Accademia aeronautica, poi Capo di SM aereo e infine, nel '72, contemporaneamente Comandante in capo delle Forze aeree e Viceministro della Difesa.
La Guerra del Kippur/Ramadan del 1973, contrassegnata da un uso del potere aereo cauto e graduale e da un grande affidamento sui sistemi missilistici antiaerei per negare i vantaggi israeliani in addestramento e materiali consolidò definitivamente la sua posizione, fruttandogli, in riconoscenza dei risultati ottenuti, il grado di Maresciallo dell'Aria.
Ma la più grande spinta verso il vertice del potere, bizzarramente, Hosni la ricevette da persone che, potendo, sarebbero state ben felici di ucciderlo, infatti, il 6 ottobre 1981, quando il presidente-faraone Anwar Sadat venne ucciso da una cospirazione di militari ed esponenti religiosi, lo stesso Mubarak venne ferito piuttosto seriamente a una mano e fu solo grazie alla pronta risposta della polizia militare che il suo nome non si aggiunse a quello dei caduti nell'attentato (oltre a Sadat, l'ambasciatore di Cuba, un vescovo Copto e un generale dell'Oman).
I suoi doveri come nuovo Presidente egiziano erano a dir poco ciclopici: c'era da risollevare un'economia stagnante e il prestigio mediorientale del Paese era ai minimi (per via dell'accordo di pace con Israele); Hosni scelse la via più facile, subordinando in toto quello che una volta era stato il faro del Mondo arabo e del movimento dei Non-allineati ai desiderata politico-strategici di Washington, diventando uno dei maggiori rifornitori e finanziatori della guerriglia islamista in Afghanistan (cosa che contribuì a gettare le basi per l'emersione dei Talebani e di Al-Qa'eda) e arrivando a prendere le armi contro l'Irak di Saddam Hussein nel 1990-91, per il quale servigio gli Usa costrinsero l'IMF a cancellare 20 miliardi di dollari del colossale debito estero egiziano.
Ovviamente, per tutti questi anni, Mubarak é rimasto assiso sul "trono" del Cairo come un dittatore, ma senza che nessun "difensore dei diritti umani" di professione strettamente filo-occidentale e filo-imperialista si sia mai levato a denunciarne gli abusi e le repressioni; quelle grida e quegli sdegni, ben lo sappiamo, sono riservate a chi va contro i progetti dell'Impero a stelle (di Davide) e strisce, come Cuba, Cina, Iran e via dicendo; tutt'al più il 'piccolo faraone' organizzava di tanto in tanto (1987, 1993, 1999) un 'referendum confermativo' con solo il suo nome sulla scheda, secondo la nota procedura mussoliniana.
Cinque anni fa (2005), vennero organizzate delle 'elezioni' leggermente meno farsesche che, fra un'affluenza ridicolmente bassa (dal 19 al 30 per cento a seconda dei distretti) e inchiostro cancellabile per marcare le mani dei votanti (manco fossero in Afghanistan) videro il 'trionfo' del piccolo faraone con percentuali degne della Bulgaria di Zhivkov (88% contro il 12 dell'unico candidato di opposizione ammesso); naturalmente, il più grande e popolare partito di opposizione egiziano, quello della Fratellanza musulmana, venne escluso a priori dalla consultazione.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
lunedì 29 agosto 2011
Prosor: "Oltre 130 paesi riconosceranno lo Stato di Palestina alla prossima Assemblea ONU di settembre!"
Nell'edizione di ieri il quotidiano sionista Haaretz ha citato l'ambasciatore del regime ebraico all'ONU, Ron Prosor (foto sopra), dando voce alla sua ragionata convinzione che, con l'eccezione di pochi paesi europei, la stragrande maggioranza di aderenti all'assemblea newyorchese, tra 130 e 140 ambasciatori su 193, voterà compatta per il riconoscimento dello Stato palestinese sui confini antecedenti all'aggressione israeliana del 1967, quali indicati dalla Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza. La convinzione sarebbe stata espressa in un cablo cifrato trasmesso al Ministero degli Esteri di Tel Aviv.
Solamente gli Usa dominati dalla Lobby a Sei Punte, la Germania della salsicciaia Merkel, l'Italia del gaudente Burlesque-oni, l'Olanda e la Repubblica Ceca voterebbero contro la mozione di riconoscimento; il massimo a cui avrebbe potuto aspirare lo stato dell'Apartheid era un 'veto' Usa al Consiglio di Sicurezza, nel caso che i Palestinesi avessero chiesto l'ammissione all'ONU come membro votante, ma visto che la richiesta é solo per un seggio di osservatore senza diritto di voto il CdS non sarà chiamato in causa e, in un rinfrescante esercizio di vera democrazia, il voto di ogni paese varrà quanto quello degli USA.
Finora oltre cento paesi hanno ufficialmente riconosciuto in sede bilaterale lo Stato palestinese sui confini del 1967, il riconoscimento ONU è simbolico ma può avere una grande importanza; secondo la tabella di marcia esso dovrebbe essere discusso a New York circa il 20 settembre prossimo. Si preparano tempi molto grigi per Israele, il cui recente sforzo di far salire la tensione con Gaza può essere 'letto' come tentativo di creare un'emergenza "sul terreno" in maniera da distrarre l'attenzione della comunità internazionale dalla prossima petizione ONU.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
giovedì 7 luglio 2011
L'ONU condanna ufficialmente Israele per l'uso indiscriminato della forza che ha causato 25 morti nell'anniversario della "Nakba"
Confermando il loro severo giudizio espresso subito dopo la strage del 15 maggio le Nazioni Unite hanno reiterato la loro censura di Israele per avere colpevolmente utilizzato forza letale contro manifestanti disarmati in occasione delle manifestazioni per l'anniversario della Nakba sette settimane orsono, causando la morte di almeno 25 persone. In particolare, nelle pagine del rapporto ONU presentato dal Segretario Generale Ban-Ki Moon, si sottolinea come l'avere aperto il fuoco attraverso confini internazionali come accaduto sulle Alture del Golan e lungo il confine libanese abbia violato la lettera e lo spirito delle Risoluzioni che hanno posto termine alle guerre scatenate dallo Stato ebraico contro la Siria e il Paese dei Cedri rispettivamente nel 1967 e nel 2006.
In particolare, proprio i rapporti e le evidenze raccolte dalle forze ONU scaglionate nella zona hanno fornito il materiale per i capi di imputazione più gravi a carico di Israele, colpevole di non aver saputo attivare adeguati protocolli di contenimanto dei manifestanti con metodi non letali e di aver lasciato degenerare la situazione fino all'uso indiscriminato della forza militare "quando non esisteva alcuna seria minaccia da parte dei manifestanti nei confronti delle truppe sioniste".
La pubblicazione del severo rapporto ha fatto arruffare le piume ai rappresentanti sionisti, che, in un inane 'rappresaglia', hanno interrotto i contatti col Coordinatore Speciale ONU per gli Affari libanesi, Michael Williams, a tempo indeterminato. A 24 ore dalla strage di manifestanti disarmati Williams si disse "scioccato" dall'uso sproporzionato della forza da parte israeliana e dal numero di vittime che esso aveva provocato in appena una giornata, esprimendo una "condanna senza appello" per la condotta di Tel Aviv.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
martedì 7 giugno 2011
Immagini esclusive delle manifestazioni per lo "Yawm al-Naksa" tenutesi a Gaza e difese dalle Forze di sicurezza di Hamas!
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
venerdì 27 maggio 2011
Return to Palestine prepara nuove manifestazioni ai confini con Israele: "Vogliamo che i sionisti debbano mobilitare tutto il loro esercito!"
Il 6 giugno prossimo il comitato "Return to Palestine" ha programmato nuove attività al confine tra Libano e Israele, come confermato da Abu Mohammed Imad, membro dell'organizzazione, ai microfoni della televisione di Hezbollah "Al-Manar". E' dallo scorso 15 maggio che, per onorare il sacrificio dei martiri caduti sotto il fuoco assassino dei militari sionisti, il Comitato ha continuato a tenere le fila e preparare volontari e attivisti palestinesi residenti in Libano e Siria per una nuova dimostrazione che renda chiaro a Israele come il "Diritto al Ritorno" nei territori occupati dal 1948 non sia negoziabile, non sia evitabile, non sia prevenibile, né con la forza militare, né con la manipolazione della Casa Bianca a opera della Lobby a Sei Punte, né con alcun altro stratagemma o escamotage.
Proprio in questi giorni il Comitato ha fatto erigere un monumento commemorativo sul confine, con i volti dei profughi uccisi e la scritta in ebraico: "Stiamo Tornando"; a quanti gli hanno chiesto natura e obiettivi della nuova iniziativa Imad ha replicato: "Questi particolari sono oggetto di discussione molto accesa proprio in queste ore, posso solo dirvi che abbiamo varie opzioni e le stiamo studiando e analizzando una per una. Vogliamo tenere il Nemico sionista in allarme da Nakoura al Golan, vogliamo costringerlo a spendere denaro per mantenere in stato di allerta tutte le brigate militari che ha già impiegato il quindici maggio, vogliamo fargli consumare più risorse possibili per portarlo al punto di rottura".
Sembra che, in queste ore, contatti molto intensi con l'Egitto e la Giordania siano in corso, in modo da rendere le iniziative del 6 giugno, data in cui il mondo arabo e palestinese ricorda la Yawm an-Naksa del 1967 (la seconda dispersione di profughi dovuti al codardo attacco a tradimento dello Stato ebraico contro Egitto, Siria e Giordania), ancora più massicce e imponenti di quelle di dodici giorni fa.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Etichette:
Abu Mohammed Imad,
Al-Manar,
Confini,
Diritto al Ritorno,
Egitto,
Giordania,
Golan,
Guerra dei Sei Giorni,
Hezbollah,
IDF,
Libano,
Nakoura,
Right of Return,
Siria,
Yawm al-Naksa
sabato 18 dicembre 2010
Diplomatico egiziano lancia l'allarme: "Israele mira a riprendersi il Sinai!"
Hassan Issah, ex-dignitario del Ministero degli Esteri egiziano, insignito per i suoi meriti di servizio del titolo di "ambasciatore a vita" ha recentemente lanciato l'allarme riguardo a mire e manovre israeliane per ritornare in possesso della penisola del Sinai: pluridecennale teatro di scontro e contesa fra l'Egitto e lo Stato ebraico, il cui status venne definito per l'ultima volta con i famosi "Accordi di Camp David" del 1976, con la restituzione al Cairo in cambio della promessa di trasformare la zona in un'area-cuscinetto smilitarizzata.
Issah ha l'autorità e l'esperienza per trattare l'argomento, visto che nel corso della sua lunga carriera é stato anche Direttore dell'Ufficio affari israeliani e sembra non nutrire alcun dubbio: "Israele ha lavorato e sta lavorando a tutta una serie di iniziative per tornare in possesso del Sinai, non escludendo opzioni che prevedono l'uso della forza. Non avrà pace fino a che non avrà rioccupato quel territorio...dietro questa ossessione ci sono motivazioni strategiche, economiche, ideologiche e perfino religiose".
Le affermazioni di Issah sono state fatte durante un seminario del "Centro per gli Studi sul Futuro", un think tank affiliato all' "Information and Decision Support Centre", che aveva come tema portante le prospettive future per le relazioni israelo-egiziane. Con la parabola storica e politica di Hosni Mubarak prossima ormai alla sua conclusione e il "giovane leone" Jamal pronto a succedere al padre l'apparato statale egiziano attende con trepidazione di scoprire quali saranno i toni e gli atteggiamenti del nuovo "faraone", specialmente nei confronti dello Stato sionista, le cui pretese aspirazioni verso il Sinai potrebbero essere abbastanza, se confermate, per far rinascere tutta l'inimicizia tipica del ventennio 1956-76.
Israele ha attaccato a tradimento l'Egitto attraverso il Sinai due volte: nel 1956 a sostegno del 'colpo di mano' contro Suez tentato dalle forze armate inglesi e francesi, la seconda volta poco più di un decennio dopo, con la famigerata "Guerra dei Sei Giorni". Nel 1973 furono gli Egiziani a rendere la pariglia ai sionisti scatenando la Guerra del Kippur/Ramadan, il cui diretto frutto politico furono i negoziati di Camp David.
domenica 28 novembre 2010
Mubarak la mummia prepara la successione fra urne truccate e malcontento montante
Il presidente/faraone egiziano Hosni Mubarak ha avuto un "picco di popolarità" sui media di casa nostra per la buffonesca rivelazione che il nostro Presidente del consiglio abbia cercato di gabolare una sgallettata del giro di minorenni compiacenti come sua nipote per ottenerne quieto rilascio dal fermo di polizia in cui si era venuta a trovare; ciò fatto salvo non si può certo dire che il Capo di Stato del Cairo sia molto conosciuto da noi, nonostante che abbia occupato la sua posizione per ben ventinove anni e la sua carriera militare e politica duri ormai da oltre sei decadi.
Infatti Mubarak é vecchio, ben più vecchio del nostro Cavaliere (82 primavere contro 75), e, nonostante insista ostinatamente a tingersi i capelli di un nero inchiostro che vira quasi al blu, non vi é artificio, lifting o iniezione di botox e collagene che tenga: ha ormai l'aspetto scavato e cuoioso di una mummia disseccata, il che, in Egitto, può forse costituire una dimostrazione di attaccamento alle radici storico-culturali del paese.
Nato nel 1928 nel villaggio di Kafr-El-Meselha Hosni scelse la carriera militare nelle allora 'reali' forze armate di Farouk come la migliore via alla scalata sociale, diplomandosi nel 1949 e passando all'accademia aeronautica dove conseguì il brevetto prima di pilota e poi di istruttore sugli Spitfire che nei primissimi anni '50 costituivano la linea di volo principale delle aeronautiche mediorientali.
Cacciato re Farouk nel 1952 dall'insurrezione dei "Giovani ufficiali" Mubarak si accostò al movimento nazionalista e, ormai ufficiale superiore, partecipò a programmi di addestramento e perfezionamento in Unione Sovietica, divenendo esperto di bombardieri a reazione e ritornando definitivamente in patria nel 1964 dopo prolungati soggiorni a Mosca (Accademia Frunze) e in Kyrgyzstan, venendo nominato comandante di base a Cairo Ovest e Beni Suef tra il 1966 e il '67.
Con la debacle subita a causa del proditorio attacco a tradimento di Israele la carriera di Mubarak, stranamente, non subì frenate o arresti, anzi, la necessità di ricostruire l'aviazione egiziana lo spinse a diventare prima Comandante dell'Accademia aeronautica, poi Capo di SM aereo e infine, nel '72, contemporaneamente Comandante in capo delle Forze aeree e Viceministro della Difesa.
La Guerra del Kippur/Ramadan del 1973, contrassegnata da un uso del potere aereo cauto e graduale e da un grande affidamento sui sistemi missilistici antiaerei per negare i vantaggi israeliani in addestramento e materiali consolidò definitivamente la sua posizione, fruttandogli, in riconoscenza dei risultati ottenuti, il grado di Maresciallo dell'Aria.
Ma la più grande spinta verso il vertice del potere, bizzarramente, Hosni la ricevette da persone che, potendo, sarebbero state ben felici di ucciderlo, infatti, il 6 ottobre 1981, quando il presidente-faraone Anwar Sadat venne ucciso da una cospirazione di militari ed esponenti religiosi, lo stesso Mubarak venne ferito piuttosto seriamente a una mano e fu solo grazie alla pronta risposta della polizia militare che il suo nome non si aggiunse a quello dei caduti nell'attentato (oltre a Sadat, l'ambasciatore di Cuba, un vescovo Copto e un generale dell'Oman).
I suoi doveri come nuovo Presidente egiziano erano a dir poco ciclopici: c'era da risollevare un'economia stagnante e il prestigio mediorientale del Paese era ai minimi (per via dell'accordo di pace con Israele); Hosni scelse la via più facile, subordinando in toto quello che una volta era stato il faro del Mondo arabo e del movimento dei Non-allineati ai desiderata politico-strategici di Washington, diventando uno dei maggiori rifornitori e finanziatori della guerriglia islamista in Afghanistan (cosa che contribuì a gettare le basi per l'emersione dei Talebani e di Al-Qa'eda) e arrivando a prendere le armi contro l'Irak di Saddam Hussein nel 1990-91, per il quale servigio gli Usa costrinsero l'IMF a cancellare 20 miliardi di dollari del colossale debito estero egiziano.
Ovviamente, per tutti questi anni, Mubarak é rimasto assiso sul "trono" del Cairo come un dittatore, ma senza che nessun "difensore dei diritti umani" di professione strettamente filo-occidentale e filo-imperialista si sia mai levato a denunciarne gli abusi e le repressioni; quelle grida e quegli sdegni, ben lo sappiamo, sono riservate a chi va contro i progetti dell'Impero a stelle (di Davide) e strisce, come Cuba, Cina, Iran e via dicendo; tutt'al più il 'piccolo faraone' organizzava di tanto in tanto (1987, 1993, 1999) un 'referendum confermativo' con solo il suo nome sulla scheda, secondo la nota procedura mussoliniana.
Cinque anni fa (2005), vennero organizzate delle 'elezioni' leggermente meno farsesche che, fra un'affluenza ridicolmente bassa (dal 19 al 30 per cento a seconda dei distretti) e inchiostro cancellabile per marcare le mani dei votanti (manco fossero in Afghanistan) videro il 'trionfo' del piccolo faraone con percentuali degne della Bulgaria di Zhivkov (88% contro il 12 dell'unico candidato di opposizione ammesso); naturalmente, il più grande e popolare partito di opposizione egiziano, quello della Fratellanza musulmana, venne escluso a priori dalla consultazione.
Domani l'Egitto si "prepara" per così dire a tornare alle urne, stavolta per rinnovare la "Duma" locale, un'assemblea che é tanto ricca di deputati (oltre 500, un numero quasi 'Italiano') quanto priva di effettivo potere. E' da notare tuttavia che, pur bandito dalla scena politica ufficiale il movimento della Fratellanza musulmana ha tuttavia proposto propri candidati sottoforma di "indipendenti", come già fece nelle consultazioni precedenti, arrivando quasi a sestuplicare i propri rappresentanti in Parlamento.
Dai "numeri" di questa chiamata alle urne (affluenza, consistenza della maggioranza che comunque il partito di Mubarak conquisterà, numero di deputati che i Fratelli musilmani riusciranno a portare in aula) si trarranno molti auspici sul futuro politico dell'Egitto, su cui, come una sorta di "Scimitarra di Damocle" pesa il prossimo avvicendamento fra il vecchio 'faraoncino' e il giovane (per modo di dire, avendo oltre cinquant'anni) 'Principe' Gamal Mubarak, designato ufficialmente alla successione.
Le possibilità di una transizione rapida e indolore dipenderanno molto dai risultati elettorali, che questa volta, una volta tanto, sembrano meno pilotabili dall'apparato di potere di Mubarak, nonostante la propaganda martellante, le pressioni, le intimidazioni e i brogli preventivi che hanno contrassegnato tutta la campagna di avvicinamento al voto.
Infatti Mubarak é vecchio, ben più vecchio del nostro Cavaliere (82 primavere contro 75), e, nonostante insista ostinatamente a tingersi i capelli di un nero inchiostro che vira quasi al blu, non vi é artificio, lifting o iniezione di botox e collagene che tenga: ha ormai l'aspetto scavato e cuoioso di una mummia disseccata, il che, in Egitto, può forse costituire una dimostrazione di attaccamento alle radici storico-culturali del paese.
Nato nel 1928 nel villaggio di Kafr-El-Meselha Hosni scelse la carriera militare nelle allora 'reali' forze armate di Farouk come la migliore via alla scalata sociale, diplomandosi nel 1949 e passando all'accademia aeronautica dove conseguì il brevetto prima di pilota e poi di istruttore sugli Spitfire che nei primissimi anni '50 costituivano la linea di volo principale delle aeronautiche mediorientali.
Cacciato re Farouk nel 1952 dall'insurrezione dei "Giovani ufficiali" Mubarak si accostò al movimento nazionalista e, ormai ufficiale superiore, partecipò a programmi di addestramento e perfezionamento in Unione Sovietica, divenendo esperto di bombardieri a reazione e ritornando definitivamente in patria nel 1964 dopo prolungati soggiorni a Mosca (Accademia Frunze) e in Kyrgyzstan, venendo nominato comandante di base a Cairo Ovest e Beni Suef tra il 1966 e il '67.
Con la debacle subita a causa del proditorio attacco a tradimento di Israele la carriera di Mubarak, stranamente, non subì frenate o arresti, anzi, la necessità di ricostruire l'aviazione egiziana lo spinse a diventare prima Comandante dell'Accademia aeronautica, poi Capo di SM aereo e infine, nel '72, contemporaneamente Comandante in capo delle Forze aeree e Viceministro della Difesa.
La Guerra del Kippur/Ramadan del 1973, contrassegnata da un uso del potere aereo cauto e graduale e da un grande affidamento sui sistemi missilistici antiaerei per negare i vantaggi israeliani in addestramento e materiali consolidò definitivamente la sua posizione, fruttandogli, in riconoscenza dei risultati ottenuti, il grado di Maresciallo dell'Aria.
Ma la più grande spinta verso il vertice del potere, bizzarramente, Hosni la ricevette da persone che, potendo, sarebbero state ben felici di ucciderlo, infatti, il 6 ottobre 1981, quando il presidente-faraone Anwar Sadat venne ucciso da una cospirazione di militari ed esponenti religiosi, lo stesso Mubarak venne ferito piuttosto seriamente a una mano e fu solo grazie alla pronta risposta della polizia militare che il suo nome non si aggiunse a quello dei caduti nell'attentato (oltre a Sadat, l'ambasciatore di Cuba, un vescovo Copto e un generale dell'Oman).
I suoi doveri come nuovo Presidente egiziano erano a dir poco ciclopici: c'era da risollevare un'economia stagnante e il prestigio mediorientale del Paese era ai minimi (per via dell'accordo di pace con Israele); Hosni scelse la via più facile, subordinando in toto quello che una volta era stato il faro del Mondo arabo e del movimento dei Non-allineati ai desiderata politico-strategici di Washington, diventando uno dei maggiori rifornitori e finanziatori della guerriglia islamista in Afghanistan (cosa che contribuì a gettare le basi per l'emersione dei Talebani e di Al-Qa'eda) e arrivando a prendere le armi contro l'Irak di Saddam Hussein nel 1990-91, per il quale servigio gli Usa costrinsero l'IMF a cancellare 20 miliardi di dollari del colossale debito estero egiziano.
Ovviamente, per tutti questi anni, Mubarak é rimasto assiso sul "trono" del Cairo come un dittatore, ma senza che nessun "difensore dei diritti umani" di professione strettamente filo-occidentale e filo-imperialista si sia mai levato a denunciarne gli abusi e le repressioni; quelle grida e quegli sdegni, ben lo sappiamo, sono riservate a chi va contro i progetti dell'Impero a stelle (di Davide) e strisce, come Cuba, Cina, Iran e via dicendo; tutt'al più il 'piccolo faraone' organizzava di tanto in tanto (1987, 1993, 1999) un 'referendum confermativo' con solo il suo nome sulla scheda, secondo la nota procedura mussoliniana.
Cinque anni fa (2005), vennero organizzate delle 'elezioni' leggermente meno farsesche che, fra un'affluenza ridicolmente bassa (dal 19 al 30 per cento a seconda dei distretti) e inchiostro cancellabile per marcare le mani dei votanti (manco fossero in Afghanistan) videro il 'trionfo' del piccolo faraone con percentuali degne della Bulgaria di Zhivkov (88% contro il 12 dell'unico candidato di opposizione ammesso); naturalmente, il più grande e popolare partito di opposizione egiziano, quello della Fratellanza musulmana, venne escluso a priori dalla consultazione.
Domani l'Egitto si "prepara" per così dire a tornare alle urne, stavolta per rinnovare la "Duma" locale, un'assemblea che é tanto ricca di deputati (oltre 500, un numero quasi 'Italiano') quanto priva di effettivo potere. E' da notare tuttavia che, pur bandito dalla scena politica ufficiale il movimento della Fratellanza musulmana ha tuttavia proposto propri candidati sottoforma di "indipendenti", come già fece nelle consultazioni precedenti, arrivando quasi a sestuplicare i propri rappresentanti in Parlamento.
Dai "numeri" di questa chiamata alle urne (affluenza, consistenza della maggioranza che comunque il partito di Mubarak conquisterà, numero di deputati che i Fratelli musilmani riusciranno a portare in aula) si trarranno molti auspici sul futuro politico dell'Egitto, su cui, come una sorta di "Scimitarra di Damocle" pesa il prossimo avvicendamento fra il vecchio 'faraoncino' e il giovane (per modo di dire, avendo oltre cinquant'anni) 'Principe' Gamal Mubarak, designato ufficialmente alla successione.
Le possibilità di una transizione rapida e indolore dipenderanno molto dai risultati elettorali, che questa volta, una volta tanto, sembrano meno pilotabili dall'apparato di potere di Mubarak, nonostante la propaganda martellante, le pressioni, le intimidazioni e i brogli preventivi che hanno contrassegnato tutta la campagna di avvicinamento al voto.
Iscriviti a:
Post (Atom)















