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mercoledì 21 settembre 2011

Le manifestazioni propagandistiche volute a Jenin dalla fazione Fatah sono una totale delusione!


Da tempo é nota la nostra posizione critica sulla richiesta di "riconoscimento" dello Stato palestinese all'ONU, sulla base dei confini riconosciuti dalla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza 242; innanzitutto perché tale mossa subordina la soddisfazione delle richieste non-negoziabili del popolo di Palestina a una sorta di "beneplacito" esterno, da ottenere all'Assemblea generale ONU, secondariamente perché Fatah ha usato la questione come scusa per bloccare il processo di riconciliazione, terzo perché anche qualora 'magicamente' per effetto del Riconoscimento ONU l'occupazione si ritirasse oltre la Cisgiordania e oltre Gerusalemme Est e ogni insediamento illegale sparisse per magia resterebbe comunque la questione delle terre palestinesi occupate nel 1948 e dell'illegittima entità sionista che sorge da allora su di esse, questione che bisognerebbe affrontare e risolvere radicalmente (come radicalmente é stata risolta la questione del Sudafrica dell'Apartheid, con la sua dissoluzione in uno stato veramente democratico e rappresentativo).

La richiesta di 'riconoscimento ONU' fa sembrare che la legittimità di uno Stato sia qualcosa di esterno da mendicare a una assise internazionale, mentre essa discende direttamente dalla volontà del popolo e il popolo palestinese non vuole venire messo 'in riserva' nei territori del 1967, ma vuole uno Stato 'dal mare al fiume' su tutto il territorio originariamente abitato da Palestinesi prima dell'arrivo degli invasori Ebrei. La questione del 'riconoscimento' é stata usata da Fatah come 'distrazione' dal prosieguo del processo di Riconciliazione nazionale quando é apparso chiaro che l'influenza, il potere e la corruzione dei cacicchi della fazione di Abbas non sopravvivranno alla popolarità di Hamas, conquistata con la coerenza, la resistenza e l'onestà.

Prova di ciò é stato il lamentabilissimo e tiepido 'turnout' alla manifestazione di propaganda voluta da Fatah a Jenin, dove appena poche centinaia di 'ultrà' di Abbas e cacicchi vari si sono radunati brandendo come smorti sudari i vessilli di Fatah, gialli come le bandiere di quarantena, agitando tristi totem come una sedia con il ritratto di Arafat, leader carismatico ma malaccorto e peggio consigliato, che recentemente é stato ricordato (e criticato) per essersi fatto 'uccellare' da Clinton e Rabin nel 'trappolone' di Oslo, una svolta sbagliata che ha regalato ai Palestinesi nient'altro che diciott'anni di tribolazioni, angherie e frustrazioni.
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lunedì 29 agosto 2011

Prosor: "Oltre 130 paesi riconosceranno lo Stato di Palestina alla prossima Assemblea ONU di settembre!"


Nell'edizione di ieri il quotidiano sionista Haaretz ha citato l'ambasciatore del regime ebraico all'ONU, Ron Prosor (foto sopra), dando voce alla sua ragionata convinzione che, con l'eccezione di pochi paesi europei, la stragrande maggioranza di aderenti all'assemblea newyorchese, tra 130 e 140 ambasciatori su 193, voterà compatta per il riconoscimento dello Stato palestinese sui confini antecedenti all'aggressione israeliana del 1967, quali indicati dalla Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza. La convinzione sarebbe stata espressa in un cablo cifrato trasmesso al Ministero degli Esteri di Tel Aviv.

Solamente gli Usa dominati dalla Lobby a Sei Punte, la Germania della salsicciaia Merkel, l'Italia del gaudente Burlesque-oni, l'Olanda e la Repubblica Ceca voterebbero contro la mozione di riconoscimento; il massimo a cui avrebbe potuto aspirare lo stato dell'Apartheid era un 'veto' Usa al Consiglio di Sicurezza, nel caso che i Palestinesi avessero chiesto l'ammissione all'ONU come membro votante, ma visto che la richiesta é solo per un seggio di osservatore senza diritto di voto il CdS non sarà chiamato in causa e, in un rinfrescante esercizio di vera democrazia, il voto di ogni paese varrà quanto quello degli USA.

Finora oltre cento paesi hanno ufficialmente riconosciuto in sede bilaterale lo Stato palestinese sui confini del 1967, il riconoscimento ONU è simbolico ma può avere una grande importanza; secondo la tabella di marcia esso dovrebbe essere discusso a New York circa il 20 settembre prossimo. Si preparano tempi molto grigi per Israele, il cui recente sforzo di far salire la tensione con Gaza può essere 'letto' come tentativo di creare un'emergenza "sul terreno" in maniera da distrarre l'attenzione della comunità internazionale dalla prossima petizione ONU.
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mercoledì 10 agosto 2011

La Turchia condanna Israele per la campagna di "giudeizzazione forzata" a Gerusalemme Est e nel resto della Cisgiordania!


La Turchia ha messo in guardia Israele dal continuare nella sua irresponsabile condotta riguardo al tentativo di cambiare gli equilibri demografici dei territori occupati come la Cisgiordania e Gerusalemme Est tramite la costruzione di nuovi insediamenti per coloni fanatici e l'espansione metastatica delle colonie già esistenti. In un comunicato rilasciato nella mattina di mercoledì 10 agosto il Ministero degli Esteri di Ankara ha ufficialmente condannato la decisione israeliana di costruire oltre novecento 'unità abitative' ad Har Homa echeggiando simili stigmatizzazioni già espresse da parte Europea e persino inglese e statunitense.

"E' inaccettabile", si legge nel documento, "che il Governo di Tel Aviv da una parte chieda di riprendere 'le trattative di pace', mentre dall'altra ignori beatamente tutti i richiami regionali e internazionali che gli chiedono di fermare una buona volta le manovre di insediamento di coloni, indebolendo, se non distruggendo ogni spirito positivo di cooperazione e fiducia tra le parti negozianti. Chiediamo ancora una volta a Israele di agire con cognizione delle responsabilità che gli derivano dalla legislazione internazionale e di astenersi una volta per tutte da qualunque tentativo di cambiare artificiosamente gli equilibri etnici e demografici di Gerusalemme Est".

Intanto, il Centro per la Difesa dei Diritti Sociali ed Economici a Gerusalemme (JCSER) ha lanciato l'allarme riguardo "un serio e sottovalutato pericolo di 'deflagrazione violenta' di tutta l'area gerosolimitana", imputabile alle continue iniziative persecutorie messe in opera dallo Stato ebraico, specialmente contro la comunità araba (cristiana e musulmana) della parte occupata della Città santa, Il gruppo avverte che una decisa sterzata nel numero e nella gravità delle persecuzioni, con un picco degli sfratti e delle demolizioni di immobili, nonché nella cacciata di leader delle comunità cristiane e musulmane (religiosi, politici, semplici esponenti dell' "intellighentsia", professionisti etc...) potrebbe avere luogo subito dopo la fine del mese sacro del Ramadan e prima della presentazione all'ONU del "caso" per il riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente entro i confini menzionati nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU numero 242.

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domenica 3 luglio 2011

Saeb Erekat dichiara: "La Spagna riconoscerà lo Stato palestinese!"


Saeb Erekat, capo negoziatore dell'Anp, temporaneamente ancora egemonizzata dalla fazione Fatah, ha recentemente ringraziato il Governo di Madrid per la sua intenzione di riconoscere uno Stato palestinese appena sarà chiaro ed evidente che il cosiddetto 'processo negoziale' con Israele é bloccato a causa della pervicacia di quest'ultimo a proseguire sulla strada della costruzione e dell'ampliamento di colonie, dell'annessione unilaterale di terre, dell'Apartheid e della persecuzione etnica.

Erekat ha definito la decisione spagnola "un passo nella giusta direzione"; il Presidente de facto dell'Anp, Mahmud Abbas, ha annunciato ufficialmente che, finora, ben 130 paesi in tutto il mondo hanno accettato di riconoscere un Stato palestinese delimitato dai confini indicati nella Risoluzione Onu 242, basati sulla situazione antecedente all'aggressione israeliana del 1967.


E' noto che il regime ebraico abbia mobilitato la potente lobby internazionale filosionista nel tentativo di convincere con lusinghe o minacce alcuni stati a ritirare il loro sostegno alla causa nazionale palestinese. Gli Stati Uniti, il cui sistema mediatico e politico é totalmente in mano ad agenti sionisti, si sono detti pronti a imporre il veto su qualunque risoluzione ONU di riconoscimento di uno Stato palestinese. Tuttavia la battaglia va avanti, il denaro e il potere delle 'Lobby a Sei Punte' non devono e non possono soffocare la voce della maggioranza della popolazione mondiale, che sta con la Palestina contro l'Apartheid sionista.
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mercoledì 11 maggio 2011

Israele ha rubato il 35 per cento di Gerusalemme Est per i suoi folli progetti di giudeizzazione forzata!


Un rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite, Ufficio per la Coordinazione degli Affari umanitari (OCHA), ha recentemente confermato come le forze dell'Occupazione sionista abbiano, dal 1967 a oggi, strappato ai suoi legittimi proprietari palestinesi il 35 per cento di terreni e immobili di Gerusalemme Est per permettere ai coloni ebrei fanatici "paracadutati" dai quattro angoli del mondo in territorio palestinese di insediarvisi.

Ray Dolphin, autore del rapporto intitolato "Gerusalemme Est: basilari preoccupazioni umanitarie" rivela come le politiche dello Stato ebraico e le misure da esso prese per facilitare l'infiltrazione metastatica di gruppi di coloni allogeni a spese della comunità nativa indichino un chiaro intento persecutorio e razzista, assimilabile alle peggiori politiche di "pulizia etnica" del Ventesimo Secolo.

Gerusalemme Est, secondo la Risoluzione ONU 242 deve essere considerata 'territorio sotto occupazione militare' e, di conseguenza, Israele non avrebbe alcun diritto di spostarvi o insediarvi popolazioni straniere.


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giovedì 14 aprile 2011

Azzam el-Ahmad: "Israele attacca Gaza per aver mano libera nella giudaizzazione forzata della Cisgiordiania!"


Azzam el-Ahmad, uno dei pochi rappresentanti di Fatah che sembra aver mantenuto un quanto di dignità e dedizione agli interessi della Causa nazionale palestinese ha recentemente dimostrato una altrettanto lodevole chiarezza di analisi e sintesi quando, guardando al razionale e agli scopi delle recenti incursioni armate israeliane a Gaza, ha dichiarato che, attraverso di esse, lo Stato ebraico cerca di creare delle 'distrazioni' all'inarrestabile progresso delle operazioni di giudaizzazione forzata della Cisgiordania.

El-Ahmad, capo del blocco parlamentare di Fatah ha comunicato i suoi convincimenti davanti a una delegazione di 54 dignitari francesi che hanno visitato ciò che resta del Parlamento dell'Anp; fra essi si contavano parlamentari, sindaci e giornalisti guidati dal senatore Michel Pilote.

Il dignitario palestinese ha lodato il coraggio dei rappresentanti francesi e il loro impegno in varie iniziative di sostegno alla Causa nazionale di Palestina, come ad esempio i 'gemellaggi' fra città francesi e campi profughi; nel suo discorso, trasmesso televisivamente da canali filo-Fatah El-Ahmad si é rivolto alla comunità internazionale perché si assuma finalmente la responsabilità di riconoscere formalmente e in toto l'esistenza di uno Stato di Palestina entro i confini precedenti all'aggressione israeliana del 1967.

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domenica 20 febbraio 2011

Vergogna!! Gli Usa proteggono gli insediamenti ebraici illegali con il loro veto alle Nazioni Unite!!



Come in precedenza annunciato gli Stati Uniti hanno usato il loro potere di veto all'ONU, l'anacronistica e assurda garanzia che da sessantasei anni rende cinque paesi nell'assise che dovrebbe rispecchiare le istanze di tutti i popoli e le nazioni della Terra "più uguali degli altri", come i maiali nella celebre novella didattica di George Orwell, per silurare e affondare il progetto di Risoluzione che, con il voto positivo di tutti gli altri membri permanenti e temporanei del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, avrebbe rappresentato una forte presa di posizione morale e legale contro la tracotanza e l'impudenza con cui lo Stato ebraico continua imperterrito nella sua politica di esproprio, colonizzazione e giudaizzazione forzata di territori che non solo la Storia e il Diritto assegnano ai Palestinesi (questo é vero di TUTTA la Palestina, anche quella occupata nel 1948 con la Nakba), ma persino le ipocrite e squilibrate trattative post-Oslo riconoscono come terreno del fantomatico "Stato Palestinese", quello che Israele non ha nessuna intenzione di vedere fondato e riconosciuto, figuriamoci quanto voglia rispettarlo e conviverci.

Persino stati totalmente infiltrati da sodali e fiancheggiatori della lobby sionista ai più alti livelli come il Regno Unito, la Germania della Merkel e la Francia di Sarkozy hanno dichiarato, nell'annunciare le loro intenzioni di voto all'ONU, che ritengono gli insediamenti illegali di coloni ebrei fondamentalisti come una "gravissima violazione del Diritto internazionale". Le leggi e i protocolli vigenti infatti impediscono esplicitamente a uno Stato che occupi territori stranieri di trasferirvi popolazione e/o di annetterlo unilateralmente, fu proprio su questa base, infatti, che la dichiarata annessione del Kuwait come "diciannovesima provincia dell'Irak", annunciata da Saddam Hussein dopo la sua invasione dell'Emirato nell'agosto 1990 venne refutata dall'ONU, portando all'attacco militare multilaterale contro Bagdad.

Israele, ventun anni dopo, continua imperterrito a fare la stessa medesima cosa che voleva fare Saddam Hussein, ma nessuno si azzarda a scatenare "Tempeste nel Deserto" contro di lui. Come si potrebbe, visto che grazie all'AIPAC e alle altre agenzie della lobby sionista il Governo a stelle e strisce é praticamente nel taschino di Benji Netanyahu? Ancora più insopportabile di una chiara e aperta dichiarazione di sostegno ai crimini sionisti é la vigliacca e meschina giustificazione tentata dall'ambasciatrice Usa all'ONU, Susan Rice che ha avuto la faccia tosta di dichiarare che: "Il nostro veto non significa che gli Stati Uniti o l'Amministrazione Obama sostengano il processo di colonizzazione dei territori palestinesi".

Abbiamo già avuto in passato, con il ridicolo e umiliante balletto sul "congelamento per sei mesi" delle attività di colonizzazione (da ottenersi in cambio di dozzine di cacciabombardieri che Israele avrebbe poi avuto agio di impiegare contro Gaza, contro il Libano o contro la Siria o l'Iran), quanto efficace e rispettato sia l'approccio dell'abbronzatissimo Presidente Obama nelle sue relazioni con Tel Aviv e i suoi crimini. Nabil Abu Rdainah, rappresentante all'ONU dell'ex Presidente dell'Anp Mahmoud Abbas (tuttora facente funzione) ha stigmatizzato la decisione Usa indicando come, seppure la Risoluzione Onu non avrebbe certo avuto il potere di far sparire le centinaia e centinaia di costruzioni illegali che occupano ed espropriano ettari su ettari di terra cisgiordana, essa almeno avrebbe potuto costituire un primo gradino di un processo di condanna, disconoscimento e infine sanzione internazionale di Israele, una forma di pressione psicologica.

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venerdì 14 gennaio 2011

Anche la Guyana riconosce l'indipendenza della Palestina


La Guyana é diventato il sesto paese latinoamericano a riconoscere l'indipendenza della Palestina. Annunciando l'importante decisione Carolyn Rodrigues-Birkett, Ministro degli Esteri di Georgetown, ha dichiarato: "E' speranza del popolo della Guyana che il crescente riconoscimento internazionale dello Stato palestinese contribuirà alla soluzione della questione israelo-palestinese e alla creazione di una Pace giusta e duratura nella regione".

La decisione della Guyana, si legge nello stesso comunicato: "...é coerente con la tradizione di solidarietà e sostegno del nostro paese nei confronti delle giuste e legittime aspirazioni dei popoli all'autodeterminazione e alla libertà, alla costruzione di una loro patria che sia libera, indipendente, pacifica e prospera".

La Guyana segue Brasile, Argentina, Bolivia, Uruguay ed Ecuador nell'immediato riconoscimento dell'indipendenza palestinese, e precede di alcune settimane l'annunciato riconoscimento da parte di altri paesi sudamericani: come i suoi vicini anche lo Stato creolo riconosce l'esistenza di uno Stato palestinese con capitale Gerusalemme Est all'interno dei confini evidenziati dall'ONU nella risoluzione 242, precedente all'attacco a tradimento di Israele consumatosi nel giugno 1967.