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giovedì 18 ottobre 2018

Lavrov alla stampa francese denuncia le provocazioni occidentali e il crescente rischio di incidenti!


Le provocazioni occidentali, la prospettiva dello scoppio di una guerra mondiale e la posizione più vicina della Cina alla Russia sono solo alcuni degli argomenti trattati dal Ministro degli Esteri Sergei Lavrov nel corso di un intervista con reporter francesi.
"Saremo pronti anche per provocazioni su larga scala. Ma la nostra risposta è molto semplice: se ci parlano attraverso i media, risponderemo anche attraverso i media, ma in modo specifico e corretto ", ha detto Lavrov rispondendo alle domande di RT France, Paris Match e Le Figaro.

Andando oltre, ha detto che una terza guerra mondiale è uno scenario inimmaginabile, osservando che "tutti dovrebbero dimostrarsi abbastanza sani da non permettere che accadesse". Tuttavia, un fattore aggravante è l'assenza di qualsiasi dialogo tra l'esercito russo e la NATO.

Le tensioni sono ancora alte tra i due, ha detto Lavrov, citando il recente incidente a mezz'aria in cui un jet da combattimento spagnolo ha rilasciato casualmente un missile aria-aria durante una missione di addestramento nei cieli estoni. "Grazie a Dio, non ci furono vittime, ma cosa sarebbe successo se fosse atterrato sul suolo russo? Tutto è così vicino lì. "

Gli Stati Uniti stanno aggiornando la propria dottrina nucleare, ha dichiarato il diplomatico.

"Stanno creando armi nucleari a bassa potenza con il chiaro intento di usarle potenzialmente in combattimento".

sabato 8 ottobre 2011

L'Egitto donerà a Gaza una parte dell'elettricità necessaria a combattere e vincere l'assedio sionista!


Una buona notizia per gli abitanti del ghetto assediato di Gaza, costantemente perseguitati da frequenti e prolungati blackout a causa degli attacchi aerei sionisti contro l'infrastruttura elettrica della Striscia, a partire dall'unica centrale dell'enclave; il Ministero dell'Energia egiziano ha approvato una richiesta del Governo Haniyeh e si é impegnato ad aumentare la quantità di energia trasmessa oltreconfine per andare incontro alle esigenze di villaggi e cittadine della fascia meridionale della Striscia.

Il Ministro Hassan Younis ha dichiarato che il dispacciamento energetico da parte egiziana salirà da 17 a 22 MW, suscitando la soddisfazione e l'entusiasmo da parte gazese, i cui cittadini, é proprio il caso di dirlo, cominciano a vedere, grazie ai cambiamenti portati in Egitto dalla recente cacciata di Mubarak, "la luce alla fine del tunnel", un tunnel rappresentato dall'illegale assedio sionista, che veniva spalleggiato e appoggiato dal 'faraone' coi capelli tinti, quando invece (come dimostra questa notizia) l'Egitto ha tutte le potenzialità per vanificarlo e nullificarlo.

Naturalmente, sia pur migliorandola notevolmente, 5 MW in più non risolvono una situazione disastrosa, dove si registrano, in momenti e stagioni di picco di consumi, ammanchi che arrivano fino a 70 Megawatt, ma costituiscono comunque un incoraggiante passo avanti. La situazione energetica a Gaza é così disperata che praticamente tutte le famiglie posseggono uno o più gruppi elettrogeni a combustibile per supplire ad ammanchi e blackout ma la manutenzione e il corretto utilizzo di questi macchinari é spesso difficoltoso e frequentemente si registrano incidenti, anche mortali. Il massiccio utilizzo di questi gruppi, inoltre, contribuisce all'inquinamento atmosferico e acustico, peggiorando condizioni di vita che sono già molto, molto difficili.
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martedì 24 maggio 2011

Nabih Berri condanna le ingerenze americane nelle questioni interne libanesi


Il Presidente del Parlamento libanese Nabih Berri (sopra) ha stigmatizzato senza mezze misure quelle che ha definito "insopportabili ingerenze" del Vicesegretario di Stato Usa Jeff Feltman (sotto) nelle dinamiche politiche interne libanesi. Parlando al quotidiano As-Safir Berri si é detto arciconvinto di aver fatto la scelta giusta rifiutando un incontro ufficiale col rappresentante statunitense in visita, giacché il riceverlo avrebbe potuto dare la falsa impressione di riconoscergli un qualche ruolo nella situazione politica attuale.

Feltman si é recato in Libano nell'improbabile tentativo di "portare acqua" al mulino della sfilacciata e indebolita coalizione filo-israeliana e filo-occidentale guidata da Sa'ad Hariri, oltre che per monitorare la situazione dei rifugiati palestinesi dopo le loro massicce manifestazioni al confine con Israele e per tentare di aiutare coloro che hanno interesse a destabilizzare la vicina Siria attraverso infiltrazione di agitatori armati e agenti provocatori.

Berri ha dichiarato ai cronisti di As-Safir che l'inaffidabilità e la parzialità dell'Amministrazione Obama risultano evidenti dalla maniera in cui Feltman, premunendosi di raccomandare "maggiore sicurezza ai confini" non abbia pronunciato nemmeno mezza parola contro il massacro israeliano di dozzine di manifestanti, quando invece la Casa Bianca é sempre pronta a stracciarsi le vesti parlando di "diritti umani" quando l'obiettivo é diverso da Israele.
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martedì 17 maggio 2011

Giurista israeliana specialista in Diritto internazionale afferma: "Israele la scorsa domenica ha infranto dozzine di leggi e accordi internazionali!"


Una giurista israeliana, specialista in Diritto internazionale, ha recentemente dichiarato che negli incidenti di domenica, quando le truppe dell'esercito sionista hanno "moralmente" e "coraggiosamente" aperto il fuoco sulle folle di Palestinesi che premevano sulle barriere di confine per rivendicare il loro incancellabile Diritto al Ritorno, lo Stato ebraico si é reso responsabile della violazione di "innumerevoli articoli di legge internazionale", facendo letteralmente strame di accordi e trattative stilati e siglate nel corso degli anni e dei decenni.

Secondo Daphne Richmond-Barak, del Centro Interdisciplinare di Herzliya, l'apertura del fuoco sui civili ha costituito una sorta di 'linea rossa' dopo la quale le azioni delle truppe israeliane si sono svolte all'insegna dell'arbitrio e della violenza, senza alcun riguardo per il contegno che dovrebbero tenere delle forze armate nazionali, sottoposte a una precisa catena di comando.

"Vi erano decine, dozzine di opzioni alternative che non avrebbero messo in pericolo la vita di un numero così alto di manifestanti: anche coloro che avevano abbattuto le recinzioni di confine potevano essere circondati, fermati con mezzi infinitamente meno letali, ma le truppe sul campo hanno perso la calma e gli ufficiali non sono stati all'altezza di imporre la loro autorità, dando così il via a una carneficina; sparare con munizioni da guerra contro manifestanti stranieri disarmati é una flagrante e blatante violazione della Legge internazionale, ma soprattutto del buon senso, non stiamo parlando di un'invasione militare siriana, ma di folle di civili che avanzavano con le mani alzate".
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