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giovedì 2 giugno 2011

Artisti inglesi di pop ed elettronica incidono un brano pro-palestinese, i Coldplay li sostengono


La lotta per i Diritti dei Palestinesi e per la liberazione dei territori occupati si combatte su molti fronti e in molte maniere diverse e, se apparentemente l'incisione di un brano pop sulla libertà per la Palestina può portare alla mente certe superficiali e facilone iniziative "impegnate" usate da alcune star come veicolo di autopromozione (Bono degli U2 docet) bisogna ricordare che, in un panorama mediatico pesantemente manipolato a favore di Israele dalla invasiva e potentissima lobby filosionista, anche una canzone può servire a sensibilizzare alla questione fasce di pubblico che altrimenti non avrebbero potuto esserne raggiunte.


E' quello che é successo recentemente con il singolo "Freedom for Palestine", pubblicato congiuntamente dalle organizzazioni filopalestinesi 'OneWorld' e 'War on Want'; la canzone, che qui potete ascoltare nel mix originale, sarà disponibile sulle piattaforme iTunes e HMVdigital a partire dalla giornata di domani e ha visto coinvolti nella sua realizzazione Maxi Jazz (dei Faithless), Dave Randall (degli Slovo e Faithless), LSK, Il coro gospel sudafricano di Durban, membri del coro gospel 'London Community', Jamie Catto (degli 1 Giant Leap) e altri musicisti.

La canzone si é potuta avvalere anche della promozione dei Coldplay, band britannica di alternative rock capitanata da Chris Martin e Jonny Buckland, che hanno segnalato la prossima uscita del singolo sulla loro pagina Facebook invitando i loro fan ad acquistarne l'mp3 appena sarà disponibile. Altre organizzazioni come "Jews for Justice for Palestine", la "Palestine Solidarity Campaign", "Just Peace for Palestine" hanno lanciato negli ultimi giorni appelli simili. Negli ultimi mesi molti famosi e autorevoli musicisti internazionali come Roger Waters, Elvis Costello, i Pixies, i Leftfield, Carlos Santana e i Klaxons hanno sostenuto la lotta del popolo palestinese rifiutandosi di suonare in Israele e, in qualche caso, anche suonando nei territori occupati.
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venerdì 6 maggio 2011

I corifei della propaganda filosionista attaccano un seminario informativo sulle tattiche dell'Hasbara! Hanno paura che il loro gioco venga scoperto?


Le organizzazioni PSC (Palestine Solidarity Campaign) e MEMO (Middle East MOnitor) hanno organizzato un seminario per discutere e informare sul proliferare della disinformazione e della propaganda filoisraeliana e filosionista nei mass-media; l'evento si terrà il 23 maggio a Londra e verrà ospitato dalla sede di Amnesty International.

Ovviamente, le truppe cammellate dell'Hasbara si sono subito mobilitate contro questa legittima riunione, terrorizzate che i loro trucchi e i loro inganni possano venire esposti a una platea di uditori, che potrebbero anche parlarne con parenti, amici, colleghi e iniziare così un processo di "risveglio" collettivo dal sopore indotto dalla parziale e mendace narrativa filoisraeliana ripetuta ogni giorno dalle prime pagine e dai titoli di ogni giornale e di ogni rete televisiva occidentale.

Michael Weiss, portavoce del 'centro studi' filoisraeliano "Just Journalism" ha scritto sul Daily Telegraph (dove ha una colonna personale) chiedendo 'come mai' Amnesty International ospiti una simile riunione promossa da queste organizzazioni; chi lo sa, forse a Just Journalism pensano che Amnesty International sia un club dell'uncinetto o del birdwatching, invece possiamo informarli che é una ONG che si occupa di diritti umani a livello internazionale e che, sulla scena politica mondiale, non vi é Stato che li abbia violati tanto a lungo e tanto profondamente quanto il regime dell'Apartheid.

Evidentemente Weiss sta mettendo in pratica le raccomandazioni dell'altro 'centro studi' filoisraeliano e sionista, "The Reut Institute" che poco tempo fa raccomandava di "attaccare i movimenti pro-palestinesi cercando di diffondere divisioni e contrasti al loro interno". Naturalmente PSC e MEMO sono molto felici di questi attacchi, giacché dimostrano come la propaganda filoisraeliana tema ogni discussione e ogni disvelamento delle sue tattiche e delle sue tecniche e sono felici di annunciare che le prenotazioni per assistere al seminario stanno registrando responsi oltre le più rosee previsioni.
REGISTRATEVI QUI per prendere parte al Seminario internazionale del 23 Maggio

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sabato 30 aprile 2011

A Manchester si onora la memoria di Vittorio Arrigoni, "La sua morte ci spinge a moltiplicare i nostri sforzi per la Palestina!"


Un memorial tenuto nella città britannica di Manchester in onore di Vittorio Arrigoni si é rapidamente trasformato in una affollata e vibrante manifestazione di sostegno alla Causa palestinese, con attivisti dell'ISM che hanno intonato canti e slogan per la liberazione delle terre sottoposte all'Apartheid israeliano, la fine dell'inumano strangolamento economico di Gaza e il prosieguo dell'invio di convogli di aiuto umanitario alla Striscia assediata.

Il ricordo del volontario e cooperante italiano ucciso ad aprile, definito da cartelli e striscioni "Palestine's truest friend" si é quindi trasformato in un'ansia urgente di procedere lungo la strada da lui indicata e tracciata, che é poi il più grande omaggio che si potrebbe mai sperare di fare a Vik; siamo più che certi che lui avrebbe apprezzato.

La manifestazione, organizzata dal Forum britannico pro-palestinese (PFB) é stata seguita dai rappresentanti di diverse ong e associazioni di attivismo e volontariato e ha compreso la proiezione di un documento filmato riguardo la vita e le attività di Arrigoni. Il Dottor Tareq Tahboub, a nome del PFB ha detto come uno dei più grandi meriti del cooperante italiano é stato diffondere l'idea che a Gaza il problema principale non era meramente umanitario, che le ricadute sociali ed economiche non erano altro che ricadute e manifestazioni secondarie di un assetto politico che andava affrontato e modificato.

Tahboub, parland a nome della sua associazione, ha pubblicamente accusato Israele di avere organizzato l'uccisione di Vittorio o quantomeno 'indirizzato' i killer verso di lui, per diffondere una cattiva immagine dei Palestinesi e spaventare e scoraggiare ulteriori manifestazioni internazionali di solidarietà verso Gaza. Ibrahim al-Majrisi, attivista inglese pro-palestinese ha detto che morire dedicando la propria vita a una causa é molto meglio che vivere fino a tarda età senza nulla in cui credere.

Ken O’Keefe e Norma Turner, infine, ripetendo la loro intima e radicata convinzione del coinvolgimento dei servizi segreti israeliani nell'assassinio hanno pronosticato che, contrariamente ai desideri dei suoi carnefici, la morte di 'Vik' sta convincendo molti altri giovani europei e occidentali a seguirne le orme e continuarne la lotta.

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martedì 18 gennaio 2011

Boicotta, disinvesti, sanziona! Anche John Lewis dà lo sfratto ai cosmetici Ahava, frutto dell'Apartheid!


Questa settimana l'importante distributore britannico John Lewis ha comunicato il proprio rifiuto a continuare a ospitare i prodotti cosmetici della ditta Ahava, unendo il nome del proprio business alla ormai sempre più lunga lista delle catene che hanno dato l'ostracismo ai "fanghi del Mar Morto" prodotti negli insediamenti ebraici illegali di Mitzpe Shalem e Kalia.

La decisione di John Lewis rappresenta un grandissimo successo per la campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro l'Apartheid israeliano che, nei sei anni trascorsi dal suo inizio, ha raccolto sotto le sue bandiere un numero sempre crescente di attivisti (ormai arrivati a vari milioni, presenti in tutto il mondo) e ha persuaso centinaia di operatori economici ad abbandonare la distribuzione di prodotti derivati dalle pratiche sioniste di occupazione ed esproprio di terra palestinesi, così come ha convinto numerosi governi a mettere sotto accusa le compagnia israeliane e internazionali che profittano da tali crimini.

Nella lettera rivolta al movimento BDS britannico il Direttore esecutivo della catena John Lewis, Andy Street, ha scritto: "Come operatori socialmente responsabili, alla John Lewis prendiamo molto seriamente la questione del trattamento dei lavoratori coinvolti nella produzione degli articoli da noi stoccati; ci aspettiamo che tutti i nostri fornitori non solo rispettino le leggi in merito, ma operino in maniera rispettosa delle leggi, degli interessi e del welfare dei loro impiegati, delle loro comunità e dell'ambiente. In relazione alle vostre richieste riguardo la compagnia Ahava posso confermarvi che la John Lewis ha smesso di stoccare i suoi prodotti poco dopo l'inizio del 2011".

Sarah Colborne, direttrice delle campagne operative del gruppo PSC (Palestine Solidarity Campaign), ha così replicato al messaggio di Street: "Al PSC abbiamo accolto con grande gioia l'annuncio della John Lewis, i continui attacchi dello Stato ebraico contro la popolazione palestinese, sia quella costretta a vivere sotto la stretta dell'assedio economico, sia quella sottoposta all'occupazione in Cisgiordania o quella languente sotto l'oppressiva cappa dell'Apartheid nella Palestina occupata nel '48, stanno portando a un graduale ma continui "slittamento tellurico" nell'opinione pubblica, con il movimento per la pace e la giustizia che sta guadagnando sempre più sostegno e supporto a livello internazionale".

Mitzpe Shalem e Kalia, gli insediamenti ebraici illegali in cui vengono prodotti i cosmetici della Ahava, sono solo due colonie in una galassia di avamposti di occupazione ed esproprio israeliano di terra palestinese; comunità affidate ai più violenti e radicali rappresentanti dell'integralismo religioso e nazionalista giudaico, dove vivono oltre mezzo milione di individui, che si fanno notare per le loro continue aggressioni e violenze ai danni dei palestinesi, fra cui contano pestaggi, incendi di campi, distruzione di alberi da frutto, roghi di case e di edifici sacri (moschee, chiese), vandalismi di cimiteri e molto latro ancora.