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domenica 15 marzo 2015

Tre quarti di Tikrit in mano alle truppe irakene: "Ci sono meno di sessanta terroristi rimasti nei quartieri interni!"

Meno di sessanta persone, a questo si é ridotta ormai la presenza terrorista a Tikrit, cittadina natale di Saddam Hussein, i cui quartieri sulle rive del Tigri sono rimasti per diversi mesi sottoposti all'umiliante giogo dei 'barbouze' dell'autoproclamato 'califfato' dell'ISIS. Ormai, con tre quarti della città liberata ed ermeticamente isolata da qualunque possibilità di controffensiva o rinforzo ai terroristi in essa intrappolati, le forze irakene hanno deciso, anche per evitare perdite dovute a mine e trappole esplosive certamente seminate dai takfiri, di attendere l'intervento di unità specializzate per ripulire i pochi quartieri ancora infestati dal 'Daash'.

domenica 2 ottobre 2011

L'Alta Corte di giustizia britannica riconosce il diritto dello Sceicco Salah a sporgere richiesta di compensazione!


Il Giudice Nicol dell'Alta Corte britannica ha accordato allo Sceicco Raed Salah, capo della Fratellanza Musulmana nella Palestina occupata, il permesso di rivolgere richiesta d'appello sulla legittimità del suo arresto e della sua detenzione, avvenute in occasione del suo viaggio in Inghilterra per prendere parte a una serie di incontri e conferenze sulla situazione in Palestina.

Il Giudice ha ritenuto che lo Sceicco Salah abbia "pieno diritto" a richiedere compensazione per i danni morali e materiali derivatigli da un'ingiusta e immotivata carcerazione. In un comunicato stampa rilasciato venerdì attraverso il canale del MEMO - Middle East Monitor (una delle associazioni coinvolte nell'organizzazione del viaggio inglese di Salah) lo Sceicco e i suoi amici e sostenitori si sono rallegrati per la decisione.

Daoud Abdullah, Direttore di MEMO, ha dichiarato: "Questo importante riconoscimento manda un chiaro messaggio alle autorità politiche responsabili di questo 'caso' basato sul niente; il sistema legale Britannico non può venire usato per reprimere la basilare libertà di circolazione ed espressione". Tayab Ali, che guida il team legale patrocinante gli interessi dello Sceicco ha accolto con altrettanto favore la decisione definendola 'il primo gradino' verso la dimostrazione dell'illegale natura delle vessazioni cui il suo cliente é stato sottoposto.
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venerdì 6 maggio 2011

I corifei della propaganda filosionista attaccano un seminario informativo sulle tattiche dell'Hasbara! Hanno paura che il loro gioco venga scoperto?


Le organizzazioni PSC (Palestine Solidarity Campaign) e MEMO (Middle East MOnitor) hanno organizzato un seminario per discutere e informare sul proliferare della disinformazione e della propaganda filoisraeliana e filosionista nei mass-media; l'evento si terrà il 23 maggio a Londra e verrà ospitato dalla sede di Amnesty International.

Ovviamente, le truppe cammellate dell'Hasbara si sono subito mobilitate contro questa legittima riunione, terrorizzate che i loro trucchi e i loro inganni possano venire esposti a una platea di uditori, che potrebbero anche parlarne con parenti, amici, colleghi e iniziare così un processo di "risveglio" collettivo dal sopore indotto dalla parziale e mendace narrativa filoisraeliana ripetuta ogni giorno dalle prime pagine e dai titoli di ogni giornale e di ogni rete televisiva occidentale.

Michael Weiss, portavoce del 'centro studi' filoisraeliano "Just Journalism" ha scritto sul Daily Telegraph (dove ha una colonna personale) chiedendo 'come mai' Amnesty International ospiti una simile riunione promossa da queste organizzazioni; chi lo sa, forse a Just Journalism pensano che Amnesty International sia un club dell'uncinetto o del birdwatching, invece possiamo informarli che é una ONG che si occupa di diritti umani a livello internazionale e che, sulla scena politica mondiale, non vi é Stato che li abbia violati tanto a lungo e tanto profondamente quanto il regime dell'Apartheid.

Evidentemente Weiss sta mettendo in pratica le raccomandazioni dell'altro 'centro studi' filoisraeliano e sionista, "The Reut Institute" che poco tempo fa raccomandava di "attaccare i movimenti pro-palestinesi cercando di diffondere divisioni e contrasti al loro interno". Naturalmente PSC e MEMO sono molto felici di questi attacchi, giacché dimostrano come la propaganda filoisraeliana tema ogni discussione e ogni disvelamento delle sue tattiche e delle sue tecniche e sono felici di annunciare che le prenotazioni per assistere al seminario stanno registrando responsi oltre le più rosee previsioni.
REGISTRATEVI QUI per prendere parte al Seminario internazionale del 23 Maggio

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lunedì 14 marzo 2011

Statistica commissionata da Al-Jazeera rivela: i cittadini europei sono sempre più critici nei confronti di Israele!


Il 'Centro studi Al-Jazeera', in cooperazione con l'associazione 'Middle East Monitor - Memo' e il 'Centro ricerche musulmano in Europa' (EMRC) hanno portato avanti uno studio congiunto nelle settimane tra gennaio e febbraio 2011 per valutare le modifiche e variazioni delle percezioni di Israele e dei Palestinesi nell'opinione pubblica europea; questo tema era stato affrontato per l'ultima volta nel 2003, quando i risultati scioccarono molti rappresentanti delle lobby filosioniste "a sei punte" rivelando che una consistente parte degli intervistati considerava Israele 'una minaccia alla pace'.

A quasi un decennio di distanza si può ben dire, guardando i risultati, che la generale ostilità dell'opinione pubblica europea verso lo Stato ebraico e le sue politiche aggressive, segregatorie e razziste non ha fatto altro che approfondirsi e definirsi, a dispetto di tutti i tentativi di "Hasbara" filo-sionista e nonostante i milioni di dollari sperperati per foraggiare blog, siti e 'gruppi di opinione' filo-israeliani.

Riassumento alcuni risultati della ricerca (scaricabile e consultabile nella sua completezza QUI e QUI), possiamo anticipare che:

  • - Il 13 per cento degli oltre 7000 intervistati ritiene Israele "Il più grande pericolo odierno per la pace mondiale".
  • - Il 34 per cento dagli interrogati ritiene che Israele non sia una vera democrazia.
  • - Il 39 per cento ha dichiarato che considera la persecuzione israeliana dei Palestinesi come un fattore primario del clima di tensione fra occidente e mondo arabo.
  • - Il 40 per cento degli intervistati pensa che l'esistenza della colonie ebraiche illegali sia il più grande ostacolo alla stipula di un solido trattato di pace e coesistenza tra ebrei e palestinesi.
  • - Il 41 per cento degli intervistati pensa invece che il regime di segregazione e Apartheid sionista sia da indicare come causa primaria del collasso del 'processo di pace'.
  • . Il 45 per cento dei soggetti interrogati ha dichiarato che Hamas dovrebbe essere 'parte integrante' del processo di pace.
  • - Il 48 per cento degli intervistati ritene che Israele sfrutti per propri fini politici ed economici le passate persecuzioni patite dagli ebrei europei.
  • - Esattamente la metà degli interrogati ritiene che criticare le politiche dello Stato ebraico non equivalga ad esprimere odio pregiudiziale contro gli Ebrei e il giudaismo.
  • - Il 53 per cento dei soggetti ha definito "illegale" il blocco economico delle frontiere di Gaza.
  • - Il 54% delle risposte affermano che Gerusalemme dovrebbe essere una città libera sotto controllo internazionale.
  • - 58 persone su cento interpellate hanno rifiutato l'idea di cambiare le norme sulla giurisdizione internazionale per i crimini di guerra.
  • - 60 intervistati su cento hanno definito "Un crimine di guerra" il 'pogrom' militare sionista contro la Striscia di Gaza.
  • - 64 su cento invece sono stati coloro che hanno definito "criminale" l'attacco israeliano alla Mavi Marmara, dove perseo la vita più di 10 attivisti umanitari.
  • - Il 65 per cento degli intervistati ritengono che Israele discrimini la propria popolazione a seconda di etnia, ceppo, razza, religione.
  • - Il 67 per cento avverte l'influenza della lobby ebraica nella maggior parte della politica estera e anche interna del suo paese.

- Sette intervistati su 10 ritengono che la "Lobby a Sei Punte" influisca pesantemente sul discorso politico-mediatico, influenzando surrettiziamente la percezione del cosiddetto 'conflitto' israelo-palestinese.

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venerdì 11 febbraio 2011

Oltre il muro della censura mediatica occidentalista: la verità sulla Fratellanza Musulmana!


Come si dice "Fortuna Audaces iuvat", soltanto ieri sera abbiamo pubblicato il nostro compendio su personalità e anime dell'immenso movimento di protesta egiziano che sta scuotendo fin dalle fondamenta il "sarcofago di Camp David", dove Stati Uniti e Israele pretendevano di mummificare per sempre le aspirazioni democratiche, sociali e nazionali del popolo egiziano, prospettando nuovi post in merito e, con tempismo veramente provvidenziale, troviamo stamane in rete due notizie pertinenti la Fratellanza Musulmana che faranno moltissimo per edurre e illuminare ulteriormente in merito quei lettori che sentano il bisogno di lacerare il "Velo di Maia" che la stampa nazionale, venduta agli interessi imperialisti, non ha il coraggio morale di pubblicare.

Il primo e decisamente più corposo 'item' si trova sul sito "Memo - Middle East Monitor" ed é costituito da un file .pdf di 18 cartelle in cui vengono esplicate ed analizzate le posizioni e le dichiarazioni della Fratellanza Musulmana riguardo la situazione egiziana, le prospettive immediate e gli obiettivi a lungo termine del seminale movimento di risveglio civile e religioso.

Ben lungi dai gli stucchevoli e semplicistici 'quadretti' che si possono vedere esposti su "La Repubblica", "La Stampa" e altre gazzette nazionali filosioniste e a distanza siderale dai crassi esercizi di propaganda razzista che imbrattano cenci da edicola come "Libero" e "Il Giornale" emerge dalle pagine del .pdf un'immagine della Fratellanza Musulmana che ha molto a che spartire con l'AKP attualmente al Governo in Turchia e poco o punto con i Talebani e la fantomatica Al-Qaeda, normali "pietre di paragone" invocate puntualmente quando si parla dell'organizzazione egiziana.

"La Fratellanza Musulmana conferma che non ha alcuna intenzione di 'prendere il potere', né alcun programma o piano per partecipare a elezioni presidenziali che potrebbero tenersi nel futuro più o meno immediato. La Fratellanza lotta e si impegna per ottenere Libertà e Giustizia per tutto il popolo egiziano, non solo per i seguaci dell'Islam, ed é pienamente preparata a sostenere lo sforzo nazionale per trarre la patria fuori dalle secche della crisi attuale. Questi punti, qui riaffermati, sono stati ripetutamente enunciati e confermati in passato, anche nella conferenza stampa ufficiale tenuta dal movimento il 9 febbraio scorso".

Riguardo al timore che da diverse parti é stato espresso nel mondo occidentale che la Fratellanza possa imporre all'Egitto una qualche tipo di "Stato islamico" il movimento é convinto che tale spauracchio venga usato da leader e media che, più o meno segretamente, sono collusi con lo Stato israeliano e vogliono conservarlo al riparo da ogni genere di critica e denuncia, prolungando per esso lo status di totale impunità e anzi di collaborazione e sottomissione da parte egiziana che era garantito dagli autocrati Sadat e Mubarak. La Fratellanza riconosce la natura multiconfessionale e multiculturale dell'Egitto e non ha la minima intenzione di imporre i precetti della fede musulmana a chiunque non sia interessato ad essi; la Fratellanza si auspica l'instaurazione di uno Stato libero e democratico dove i diritti della componente musulmana della società siano riconosciuti e protetti su un piano di parità con quelli di tutto il resto della popolazione.

Per quanto concerne i "timori" che una volta abbattuto il regime filoimperialista e filosionista che ha retto il paese per oltre un trentennio il trattato di Camp David firmato dall'autocrate Sadat si trovi in qualche modo "in pericolo" la Fratellanza Musulmana indica come, in presenza di uno Stato autorevole e rappresentativo, sarà facoltà della popolazione egiziana decidere se mantenere o rinegoziare tale accordo; coloro che gettano alte grida e lamentazioni riguardo il Trattato di Camp David molto raramente ne hanno lanciate in difesa dei Palestinesi della Cisgiordania e di Gaza, anche quando costoro sono vittima di persecuzioni, espropri, violenze, carcerazioni arbitrarie, torture e persino vere e proprie campagne di aggressione e sterminio militare.

A completare il quadro di queste posizioni perfettamente legittime, comprensibili, ispirate ai più elementari principi di democrazia, tolleranza e rispetto dei Diritti umani, arriva la rivelazione che in un recente meeting James Clapper (sopra), Direttore nazionale dell'Intelligence statunitense, ha comunicato ai suoi colleghi e sottoposti che, "stanti le fonti a disposizione e le ricerche e le indagini svolte recentemente" la Fratellanza musulmana in Egitto è un gruppo molto eterogeneo e diversificato, composto in grande maggioranza da rappresentanti laici inseriti nella società civile, che si astiene dalla violenza e rinnega e condanna qualunque vicinanza o affiliazione con gli esponenti del fondamentalismo islamico armato.

Capo dell'ufficio che coordina i colossali apparati di tutte e sedici le agenzie di spionaggio e intelligence a stelle e strisce, a Clapper non sono certo mancati gli elementi su cui fondare il suo equilibrato e positivo 'assessement', che ha completato facendo notare come, nello sfaldamento di ogni sistema di sicurezza e servizio sociale con l'adozione di misure liberistiche sempre più spinte e il trionfo della cleptocrazia legata al clan Mubarak e ai suoi sodali la Fratellanza Musulmana si é prodigata per fornire educazione, sanità, assistenza alle masse diseredate del popolo egiziano, senza per questo dotarsi di un apparato illegale o militare o dare alcun segno di essere interessata alla conquista del potere.

venerdì 10 dicembre 2010

Middle East Monitor: "Ecco le principali leggi razziste vigenti in Israele"


Fin dalla sua costituzione lo Stato ebraico di Israele é stato guidato da leader che hanno cercato di rendere la vita scomoda, dura, se non impossibile agli "indesiderati" occupanti originari, i Palestinesi, visti, secondo la lente deformante ed esclusivista dell'ideologia sionista, come "corpi estranei" da allontanare o, in caso di loro ostinazione, da distruggere con ogni mezzo. L'obiettivo finale, ovviamente, era la costruzione di uno Stato monoetnico "razzialmente puro" secondo le convinzioni dei sionisti originari, borghesi europei appartenenti alle classi sfruttatrici, intrisi di "miti" modellati nello stampo dei Gobineau e dei Chamberlain, ai cui pozzi infetti si abbeverarono anche i sostenitori della "purezza turca" che perseguitarono e sterminarono gli Armeni, nonché, ovviamente, gli ideologi nazisti.

Il risultato, parzialmente raggiunto ma sempre più perfezionato e ininterrottamente perseguito per tutti gli ultimi 62 anni, é stata quella che lo storico Ilan Pappe ha definito: "La pulizia etnica della Palestina", processo illegale e immorale che ha avuto inizio con l'espulsione coatta di oltre 750.000 Palestinesi (più probabilmente un milione), cacciati da oltre 540 cittadine e villaggi presi d'assalto dalle milizie sioniste e da gruppi di Ebrei armati decisi a sradicare gli Arabi dalla terra che avevano sempre occupato.

La coscienza di questo crimine paligenetico, di questo irredimibile 'peccato originale' manda i sionisti in una frenesia di autoassoluzione ed autocommiserazione, motivo per cui sentono il bisogno costante di "recitare" la parte delle vittime, soprattutto di fronte agli Europei e agli Americani. Ma il crimine originario di Israele é sempre lì. e rode le coscienze sioniste come l'immaginario sangue che macchiava le mani della rea Lady Macbeth: anche nel momento in cui essi roteano gli occhi al cielo e lamentano "gli attacchi coi razzi" contro la cittadina di Sderot si può cogliere il colpevole sguardo che gettano dietro le loro spalle, in direzione delle rovine del villaggio palestinese di Najd, da loro distrutto per "fare posto" all'attuale abitato.

Come se queste violente espulsioni ed espropri non bastassero, i Governi israeliani si sono poi sbizzarriti in una sequela di provvedimenti illegittimi, razzisti, segregazionisti, liberticidi, che hanno precedenti solo nelle istituzioni del Sudafrica dell'Apartheid, della Rhodesia di Ian Smith e, ovviamente, nelle Leggi di Norimberga del III Reich; il documento che trovate in download al link sottostante, elaborato dal think tank MEMO - Middle East MOnitor riassume in cinque facciate le principali angherie e ingiustizie che un Arabo musulmano o cristiano si trova ad affrontare quotidianamente, vivendo sotto il regime dell'Apartheid di Tel Aviv.

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