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domenica 23 ottobre 2016

La lobby tossica del sionismo internazionale ha distorto la verità sulla risoluzione Unesco sui luoghi santi musulmani a Gerusalemme!

Pochi giorni fa abbiamo per l'ennesima volta assistito alla tossica potenza della Lobby a Sei Punte che sulla base solo del proprio capillare controllo dei mezzi di informazione di tutto l'Occidente è arrivata a strepitare che "L'Unesco vuole distruggere il Muro del Pianto" o altre idiozie. In realtà all'UNESCO era solo stato votato un ordine del giorno che condannava le molteplici violazioni del regime sionista (potenza occupante) contro il sito religioso noto come Moschea di Al-Aqsa / Spianata delle Moschee; costantemente sottoposto a chiusure arbitrarie, attentati di estremisti giudei, e minacciato dagli scavi volti a tentare di farlo crollare, condotti da Tel Aviv con scuse "archeologiche" quando é noto che nessun sito archeologico ebraico esista nella zona, certo non uno necessario di profondi scavi proprio sotto la Spianata. Presentiamo qui la traduzione fedele del documento approvato e la sottoponiamo all'attenzione dei nostri affezionati lettori.
Comitato Esecutivo
Sessione n. 200
Commissione programma e relazioni esterne (PX)
Oggetto 25: PALESTINA OCCUPATA



Discussione
Sottoposta da: Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan
IA Gerusalemme



Il comitato esecutivo,
1. Avendo esaminato il documento 200EX/25,
2. Richiamandosi alle quattro disposizioni della convenzione di Ginevra (1949) ed i relativi protocolli (1977), alle regolamentazioni del Tribunale de L’Aia in territorio di guerra, alla convenzione de L’Aia per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato (1954) ed i relativi protocolli, alla Convenzione sui mezzi per proibire ed impedire l’importazione, l’esportazione ed il trasferimento illegale di beni culturali (1970) e alla Convenzione per la protezione del Patrimonio Culturale e Naturale Mondiale (1972), all’iscrizione della città vecchia di Gerusalemme e delle mura tra i siti Patrimonio Mondiale (1972) e tra i siti del Patrimonio a Rischio (1982), nonché alle raccomandazioni, risoluzioni e decisioni dell’UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale, così come alle risoluzioni e decisioni dell’UNESCO in riferimento a Gerusalmme, ed anche richiamandosi alle precedenti risoluzioni UNESCO in materia di ricostruzione e sviluppo di Gaza ed alle risoluzioni UNESCO relative ai siti palestinesi di Al-Kahlil/Hebron e Betlemme,
3, Affermando l’importanza che Gerusalemme e le proprie mura detengono per le tre religioni monoteiste, anche affermando che in nessun modo la presente risoluzione, che intende salvaguardare il patrimonio culturale della Palestina e di Gerusalemme Est, influenzerà le risoluzioni prese in considerazione dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e le risoluzioni relative allo status legale di Palestina e Gerulemme,
4, Condanna fortemente il rifiuto di Israele di implementare le precedenti decisioni UNESCO in materia di Gerusalemme, in particolare il punto 185 EX/Ris. 14, sottolineando come non sia stata evasa la propria richiesta al Direttare Generale di nominare, il prima possibile, un rappresentate permanente di stanza in Gerusalemme Est per riferire regolarmente quanto relativo ad ogni aspetto di competenza UNESCO, né lo siano state le reiterate successive richieste omologhe;
5. Condanna fortemente il fallimento di Israele, potenza occupante, nel cessare i persistenti scavi e lavori in Gerusalemme Est ed in particolare all’interno ed intorno alla città vecchia, e rinnova ad Israele, la potenza occupante, la richiesta di proibire tali lavori in conformità con i propri obblighi disposti da precedenti convenzioni e risoluzioni UNESCO;
6. Ringrazia il Direttore Generale per gli sforzi compiuti nel cercare di ampliare le precedenti risoluzioni UNESCO per Gerusalemme e nel cercare di mantenere e rinnovare tali sforzi;

giovedì 7 novembre 2013

Radwani: "L'arroganza sionista rende la Terza Intifada inevitabile, ormai é solo questione di tempo!"

Il Ministro per gli Affari Religiosi del legittimo Governo palestinese Ismail Radwani ha dichiarato nel corso di un'intervista rilasciata ieri che a causa delle continue arroganti provocazioni sioniste, l'esplosione di una rivolta generalizzata di magnitudine non inferiore all'Intifada delle pietre (1987-1990) e a quella di Al-Aqsa (2000-2004) é "oramai inevitabile".

Radwani poteva citare i continui attacchi di militari e coloni armati sionisti a villaggi e proprietà agricole palestinese, la continua costruzione di colonie illegali, gli arresti senza giustificazione legale, le torture e la negligenza medica in carcere; ma si é soprattutto soffermato sulle irruzioni e le profanazioni della Spianata delle Moschee ad Al-Quds e del Nobile Santuario di Al-Aqsa, al centro dei brutali tentativi di 'giudaizzazione' di uno spazio che testimonia la millenaria natura araba e islamica della Città Santa.

Radwani si é augurato che le organizzazioni arabe e musulmane a livello internazionale sappiano assumersi le loro responsabilità nei confronti della città di Al-Quds e dei suoi monumenti storici e religiosi.

sabato 1 settembre 2012

Il Deputato palestinese Abu Halabiya: "Resistenza armata necessaria per proteggere Gerusalemme dalla giudaizzazione forzata!"

Ahmed abu Halabiya, Deputato al Consiglio Legislativo Palestinese e Capo della Commissione per Gerusalemme ha lanciato un appello perché tutte le forze della Resistenza palestinese attivino le proprie unità armate e si coordinino per portare avanti una campagna di Resistenza contro i tentativi sionisti di giudaizzare a forza la città cancellando il suo millenario carattere arabo, cristiano e musulmano.

L'opzione delle armi, ha spiegato Abu Halabiya, non deve essere scartata a priori, anzi, il ritmo delle violazioni, delle aggressioni, delle persecuzioni etnice attualmente in atto nella Città Santa di Al-Quds deve portare i gruppi della Resistenza a considerarla sempre di più.

Halabiya ha anche dichiarato che é obbligo morale degli stati della Lega Araba e dell'Organizzazione per la Cooperazione Islamica fornire ai Palestinesi i mezzi con cui sostenere la loro risolutezza nell'affrontare e respingere i tentativi giudaizzatori del regime di occupazione della Palestina.
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