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giovedì 31 marzo 2011

Adalah New York manifesta per il boicottaggio di Israele...nel bel mezzo della Grand Central Station!



Originale, coraggiosa, ben studiata e preparata...un grandissimo successo, come altro definire l'iniziativa pubblica di "Adalah-NY", frazione newyorchese del network internazionale per il rispetto dei Diritti umani in Palestina, che ha animato pochi giorni fa la vasta e affollata hall della celebre stazione ferroviaria Grand Central, che molti di noi conoscono per aver visto in numerosi film ambientati nella "Grande Mela"?

Accompagnati dalla musica e dal ritmo (forniti "live" da una piccola orchestra) di "Don't Stop Believing" dei 'Journey' gli attivisti di Adalah si sono esibiti in una routine di danza e canto adattando il testo originale in 'Don't Stop Boycotting', ricordando ai passanti che si fermavano a osservarli e ammirarli quanto sia vitale colpire gli interessi economici del regime dell'Apartheid ebraico evitando sia di comprare beni provenienti da Israele, ma soprattutto evitando prodotti e servizi di compagnie che facciano affari, investano o realizzino progetti in quel paese.
Le strofe della canzone 'riadattata' menzionavano anche artisti come Roger Waters ed Elvis Costello, che da diversi anni rifiutano di esibirsi in Israele per compensi molto alti, ma sono ben felici di suonare nei territori palestinesi per cachet simbolici, contribuendo a generare entrate e ricavi per l'economia locale palestinese. Ben ricevuta dagli astanti, che hanno applaudito l'esibizione, l'iniziativa é stata anche un modo per contrastare 'dal basso' con la forza delle convinzioni e dell'ingegno, la macchina della propaganda filosionista che, grazie ai tentacoli della "lobby a sei punte", negli Stati Uniti controlla praticamente tutta la stampa, la televisione e l'industria del cinema.
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lunedì 28 febbraio 2011

Cittadini di New York picchettano concerto della Filarmonica di Israele: "L'Apartheid non é armonioso!"


Sembrava l'evento "Hasbara" perfetto, l'Orchestra filarmonica israeliana che si esibiva a New York nella Canergie Hall per manifestare l'apprezzamento dello Stato ebraico per il cieco e unilaterale supporto dimostratogli in ogni occasione dagli Stati uniti (recentemente con il Veto che ha bloccato la mozione altrimenti approvata a stragrande maggioranza dall'ONU contro le colonie illegali ebraiche)...invece, anche questa volta é successo "qualcosa" che ha trasformato la serata in un ammonimento, indirizzato alla "Lobby a sei punte" e ai suoi manutengoli, che persino negli Stati uniti, persino a New York, esistono persone, molte persone che non vedono affatto di buon occhio Israele e il suo regime dell'Apartheid.

I manifestanti si sono riuniti al di fuori della sala da concerti Canergie e, brandendo cartelli "intonati" all'occasione e scandendo slogan come: "Amiamo la musica, amiamo suonare, ma l'occupazione ci fa gridare" hanno dato un concreto ed evidente segno dei loro sentimenti e delle loro opinioni. Fra gli altri si segnalavano slogan come "Non c'é armonia senza giustiza", "Israele suona la cetra mentre la Palestina brucia", "Giustizia per la Palestina, 'forte' non 'pianissimo' ".

Noelle Ghoussaini, attivista e organizzatrice del gruppo "Adalah - New York" ha dichiarato: "Stasera con l'aiuto di compagni e sostenitori newyorchesi abbiamo mandato un chiaro messaggio alla Filarmonica israeliana e al Governo che pensa di usarla come 'copertura' per le proprie violenze e i propri abusi". Le proteste newyorchesi fanno parte delle iniziative prese in terra americana per rispondere all'appello del PACBI la Campagna palestinese per il Boicottaggio di Israele, che comprendono altri sit-in e dimostrazioni in occasioni di altre esibizioni dell'orchestra, a partire da quella di mercoledì 2 marzo a Newark per proseguire poi con le serate di Seattle, San Francisco e Los Angeles.

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lunedì 24 gennaio 2011

Manifestazioni a Pittsburgh e New York contro chi fa affari con l'Apartheid israeliano


Negli scorsi giorni la rete di attivisti e associazioni che negli Stati Uniti tengono viva l'attenzione sulle sofferenze del popolo di Palestina si é prodotta in due importanti manifestazioni contro coloro che forniscono allo Stato sionista dell'Apartheid i mezzi e gli strumenti di repressione: oltre cento manifestanti, coordinati dal Comitato di Pittsburgh per la Solidarietà con la Palestina, si sono riuniti a Jamestown davanti alla sede della "Combined Systems Incorporated", l'azienda che tramite una sua sussidiaria fornisce all'esercito e alla polizia israeliani il gas urticante che viene sparato contro i manifestanti.

Sotto l'azzeccato ed evocativo slogan "Gas won't tear us apart" (che gioca sul doppio significato di 'tear'-lacrima e 'to tear apart'-dividere) i manifestanti hanno espresso la loro indignazione e riprovazione morale al fatto che la Combined Systems fornisca a Israele materiali suscettibili di diventare letali se usati nella maniera smodata e impropria tipica delle forze di repressione sioniste, che usualmente sparano candelotti in linea retta cercando di colpire i manifestanti con essi...e li usano in maniera tanto massiccia e concentrata da sforare qualunque parametro di sicurezza, raggiungendo concentrazioni di gas che, come nel caso di Jawaher Abu Rahmah all'inizio dell'anno, si rivelano sufficienti a uccidere.

A centinaia di chilometri di distanza, nella metropoli di New York, pochi giorni prima si era tenuta un'altra manifestazione durante la quale numerosi attivisti coordinati dall'associazione "Adalah NY" hanno picchettato gli uffici di Manhattan della "Point Lookout Capital Partners" un gruppo di investimento che ha interessi nella CSI; secondo il comunicato stampa rilasciato da Adalah NY i partecipanti hanno esposto cartelli che ricordavano le vittime della repressione israeliana facilitata dai gas made in Usa fra cui Jawaher, suo fratello Bassem (ucciso da un candelotto sparatogli direttamente contro) e vari attivisti internazionali feriti o resi invalidi, come per esempio il 27enne Tristan Anderson.

Dave Lippman, membro anziano di Adalah NY, ha dichiarato che i contribuenti americani vengono resi complici dei crimini e degli abusi di Israele a causa della scellerata politica di "aiuti" del Governo Usa, manipolato dalla Lobby sionista nel versare annualmente oltre tre miliardi di dollari allo Stato ebraico, più di quanto garantisca all'intero continente africano, "la Casa Bianca deve cessare questo perverso flusso di aiuti a un regime che tiene in spregio le più elementari norme di umana decenza, e la CSI e Point Lookout Capital devono interrompere i loro rapporti commerciali, diretti o indiretti, con Israele".

Oltre novemila cittadini americani, finora, hanno partecipato alla campagna di email indirizzata verso la compagnia di Jacksonville, il management di Point Lookout e verso il Gruppo Carlyle, altra impresa finanziaria che investe nella CSI; diverse altre centinaia, invece, hanno veicolato la loro riprovazione verso il Dipartimento di Stato.

mercoledì 12 gennaio 2011

Organizzazioni americane invitano i fornitori dei lacrimogeni a interrompere rapporti con Israele


Quattro organizzazioni attive negli Stati Uniti: Adalah New York (rappresentante locale della Campagna BDS contro l'Apartheid Israeliano), Code Pink, la Voce ebraica per la Pace e la Campagna USA per la fine dell'Occupazione israeliana hanno inviato un appello alla Combined Systems di Jacksonville per invitarla a "smettere di fornire equipaggiamenti al Governo israeliano che li utilizza in maniere inadatte con lo scopo evidente di causare gravi ferite e disabilità a quanti manifestano pacificamente contro le sue politiche segregatorie e razziste".

"Nel corso degli ultimi due anni l'esercito dello Stato ebraico ha usato prodotti della Combined Systems per uccidere due manifestanti disarmati provenienti dalla stessa famiglia palestinese, presso il villaggio di Bi'lin, per ferire gravamente due manifestanti pacifici americani e per ferirne più o meno gravemente molti altri; secondo il gruppo israeliano per i diritti umani, B'Tselem, altri due cittadini palestinesi sono stati uccisi da candelotti di gas sparati a bruciapelo nel 2002".

La lettera ha aggiunto che i materiali della Combined Systems inviati a Israele sono stati pagati dalle tasse dei contribuenti americani, nell'ambito dei tre miliardi di dollari di "aiuti" che annualmente vanno a ingrassare il bilancio dell'occupazione e della repressione sionista; Adalah New York e il sito Electronic Intifada invitano tutti a partecipare alla campagna di email verso la dirigenza della Combined Systems e verso le compagnie finanziarie che investono nei suoi prodotti.

giovedì 16 dicembre 2010

Benvenuti in Israele, paese dell'apartheid: "gli Ebrei sono minacciati dai matrimoni misti e dall'assimilazione!"


Una bella casetta di due piani a Katzir, villaggio poco a nord della Cisgiordania, con le mura linde di pittura nuova e un tetto di tegole rosse, é la nuova residenza della famiglia Kaadan; la famiglia Kaadan, dopo averla costruita, ha dovuto aspettare dodici anni e una contestatissima sentenza giuridica prima di potervisi trasferire; questo perché la famiglia Kaadan fa parte del venti per cento di popolazione israeliana di etnia araba e il resto degli abitanti di Katzir non voleva che i suoi componenti diventassero loro vicini.

Adesso, grazie all'attivismo dei partiti ultranazionalisti di destra che dominano l'attuale Governo israeliano la Knesset sta approvando a tappe forzate una legge che sottoponga qualunque caso simile a un "referendum preventivo" della comunità, in modo che il sacrosanto diritto degli Ebrei razzisti di escludere, segregare e ghettizzare i Palestinesi sia difeso dalla forza del Sopruso, elevato a Legge.

Il Sopruso che diventa Legge, Norimberga, Pretoria, il Terzo Reich e il razzismo istituzionale afrikaner, ecco a cosa é arrivato Israele, nel secondo decennio del Ventunesimo secolo. Quando (non se) la legge verrà apprivata per effetto di essa il 70 per cento dei villaggi e delle cittadine di Israele diventeranno "verboten" per i cittadini arabi; intendiamoci, non che prima essi avessero facoltà di muoversi, prender casa e traslocare dove paresse loro sul territorio israeliano, non sia mai, pure, esistevano delle falle, delle scappatoie, attraverso cui una famiglia arabo molto persistente, ostinata e piena di risorse, come i Kaadan, potevano riuscire, a costo di attese ultradecennali e una vera e propria odissea legale fatta di perizie, testimonianze, udienze ed appelli, a beffare l'Apartheid "di fatto" a cui si affidava il mantenimento della segregazione razziale nello Stato sionista.

Ora ciò non sarà più possibile, la nuova legge, grazie allo strumento del 'referendum preventivo' lo proibirà esplicitamente. Ovviamente, come Lot a Sodoma, esistono alcuni Ebrei decenti in Israele che riconoscono l'ingiustizia mostruosa che il provvedimento si appresta a suggellare, il giurista Mordechai Kremnitzer (foto sopra), dell'Università ebraica gerosolimitana ad esempio ha dichiarato che esso: "Emana il miasma inconfodibile del più pestilenziale razzismo" ma la stragrande maggioranza dei cittadini conviente con l'estensore del bill, il "centrista" di Kadima Israel Hasson il quale sostiene che esso rifletta "la dedizione dello Stato alla realizzazione della visione sionista".

Se la 'visione sionista' per realizzarsi deve passare sopra al diritto di una famiglia di poter vivere la propria vita dove desidera e dove possa trovare le condizioni migliori per crescere, accudire ed educare i propri figli, ci sarebbe da domandarsi se é poi veramente il caso di vederla inverare.

Suhad Bishara, avvocato del Centro Adalah per i diritti della Minoranza araba dichiara che la pratica di usare votazioni dei cosiddetti "comitati di ammissione" é sempre stata usata come "diga" contro l'arrivo di 'vicini scomodi' (cioé non-Ebrei) nei villaggi e nelle cittadine del nord di Israele, spuntate come funghi subito dopo la Nakba come strumento di annessione e colonizzazione di una regione che aveva sempre avuto una fortissima connotazione araba nella popolazione, nella cultura, persino nel paesaggio.

Il fatto che proprio nel nord di Israele si siano concentrati per decenni gli sforzi del Fondo nazionale ebraico di Yossef Weitz per sradicare la flora arboricola locale e sostituirla con pini nordici (quelli andati in fumo col recente incendio scoppiato presso Haifa) testimonia come la visione sionista sia una visione totalitaria dove il colonialismo ebraico deve fare 'tabula rasa' tanto degli alberi quanto delle persone indesiderati, senza indietreggiare di fronte a nessun ostacolo, anzi, rimuovendoli, oggi con le leggi, domani, chi può dire come?

I cittadini arabi di Israele, oltre il venti per cento del totale, sono costretti oggi a vivere in 124 cittadine e villaggi, popolati esclusivamente da loro, spesso circondati da barriere ed ostacoli eretti appositamente per impedirne l'allargamento e la crescita, privi dei più elementari servizi (acquiferi, fognari, elettrici, con strutture sanitarie e scolastiche alla rovina); coloro che cercano di spostarsi altrove, anche senza emulare il coraggio e l'ostinazione dei Kadaan, per esempio costruendosi una casetta fuori mani, lontano da ogni nucleo abitato ebraico, lo fanno a loro rischio e pericolo perché, essendo oltre il 70 per cento del territorio di Israele proprietà dello Stato possono sempre essere svegliati da una teoria di bulldozer corazzati che, pale spianate e mitragliatrici puntate, procederanno a demolire la loro abitazione rendendoli senzatetto.

Il gruppo di attivisti israeliani per la pace "Gush Shalom" ha già annunciato che, quando il provvedimento verrà trasformato in legge, si appellerà alla Corte suprema per tentare di dimostrare la sua "patente e palese incostituzionalità", un gesto che non potrebbe che raccogliere il plauso e il consenso generalizzato di qualunque persona dedita alla difesa dei più basilari ed elementari diritti umani; ragion per cui la decisione é stata duramente criticata dal quotidiano Jerusalem Post, espressione della destra israeliana più reazionaria, che ha stigmatizzato i pacifisti dichiarando che: "gli Ebrei hanno il diritto di vivere al riparo dalla minaccia (sic) dei matrimoni misti e dell'assimilazione etnica e culturale".