Mentre in Italia imbecilli "de sinistra" si stracciano le vesti e gridano al "razzismo" perché il Ministero dell'Interno (pur diretto da un cretino filosionista) cerca di far rispettare basilari norme di rispetto dei confini nazionali, sull'altra sponda del Mediterraneo un regime che si auto-qualifica come "democrazia" discrimina le persone sulla base di etnia e religione.
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venerdì 11 gennaio 2019
Il regime ebraico apre la "Strada dell'Apartheid" separata per 'razze'
Immaginate di uscire di casa, mettervi in macchina e di essere costretti a imboccare una strada fiancheggiata da un muro che non potete superare, perché siete di una certa "razza".
Mentre in Italia imbecilli "de sinistra" si stracciano le vesti e gridano al "razzismo" perché il Ministero dell'Interno (pur diretto da un cretino filosionista) cerca di far rispettare basilari norme di rispetto dei confini nazionali, sull'altra sponda del Mediterraneo un regime che si auto-qualifica come "democrazia" discrimina le persone sulla base di etnia e religione.
Mentre in Italia imbecilli "de sinistra" si stracciano le vesti e gridano al "razzismo" perché il Ministero dell'Interno (pur diretto da un cretino filosionista) cerca di far rispettare basilari norme di rispetto dei confini nazionali, sull'altra sponda del Mediterraneo un regime che si auto-qualifica come "democrazia" discrimina le persone sulla base di etnia e religione.
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domenica 2 marzo 2014
"Leggi di Jim Crow" in Israele, il regime razzista ebraico prepara asili separati per i figli degli immigrati negri a Tel Aviv!!
Shapira e Hatikvah sono i due più poveri quartieri di Tel Aviv, originariamente popolati di Ebrei orientali e poi di immigrati dall'ex-URSS, in seguito meta delle famiglie di lavoratori filippini e romeni e ultimamente di africani negri entrati nel regime ebraico negli ultimi 7-8 anni.
Adesso nei due quartieri le autorità municipali stanno costringendo le famiglie africane a iscrivere i loro figli ad asili "speciali", asili dove i piccoli africani saranno segregati dai loro coetanei ebrei, ma anche dagli asiatici e dagli europei non-ebrei.
Questo ennesimo episodio di segregazione che fa precipitare il regime ebraico al livello della Louisiana del 1950, dimostra come il razzismo sia un modo di pensare endemico che non colpisce solo i Palestinesi ma si estende a molte altre minoranze, anche quelle recentissime.
Tel Aviv, la città che i lecca-israhell nostrani da Roberto Saviano a Nichi Vendola magnificano come tollerante e "inclusiva", 'include' i suoi piccoli abitanti negri in kindergarten separati da quelli del 'popolo eletto' ma separati anche da quelli degli altri 'goyim'.
Adesso nei due quartieri le autorità municipali stanno costringendo le famiglie africane a iscrivere i loro figli ad asili "speciali", asili dove i piccoli africani saranno segregati dai loro coetanei ebrei, ma anche dagli asiatici e dagli europei non-ebrei.
Questo ennesimo episodio di segregazione che fa precipitare il regime ebraico al livello della Louisiana del 1950, dimostra come il razzismo sia un modo di pensare endemico che non colpisce solo i Palestinesi ma si estende a molte altre minoranze, anche quelle recentissime.
Tel Aviv, la città che i lecca-israhell nostrani da Roberto Saviano a Nichi Vendola magnificano come tollerante e "inclusiva", 'include' i suoi piccoli abitanti negri in kindergarten separati da quelli del 'popolo eletto' ma separati anche da quelli degli altri 'goyim'.
giovedì 26 aprile 2012
Gang sionazista israeliana incita a "bruciare" gli studenti palestinesi! Ecco la 'democrazia' del regime ebraico!
"Im Tirtzu" é un gruppo extraparlamentare sionista, fascista e razzista nel quale si "fanno le ossa" i giovani teppisti ebrei indottrinati fin dall'infanzia all'odio verso i legittimi abitanti della Palestina che resistono all'occupazione e rifiutano di venire intimiditi e sradicati con la minaccia dello sterminio e dell'annientamento fisico costantemente praticata dalle forze militari e di polizia del regime dell'Apartheid ebraico. Siccome gli studenti palestinesi dell'Università di Gerusalemme avevano protestato recentemente per dimostrare la loro solidarietà ai prigionieri politici in sciopero della fame i giovani sionazisti si sono lasciati andare sul loro sito web a ogni sorta di appello alla violenza contro di essi.
"Devono essere bruciati", ha suggerito uno dei 'camerati' con la svastica a sei punte, "Dobbiamo ammazzarli tutti", rincarava la dose un altro, avendo bene appreso la lezione di Himmler e Rosenberg, "L'Università é nostra, dobbiamo cacciarli", si limitava a dire uno, "accontentandosi" di una discriminazione accademica senza arrivare all'uccisione o allo sterminio. E così via, in un rosario di commenti sempre più bigotti, sempre più razzisti, sempre più intrisi di quella violenza verbale che, rafforzatasi a sufficienza nel meccanismo del 'branco' poi arriva a esplodere invariabilmente anche nei fatti.
La parlamentare palestinese Haneen Zoabi ha indicato che la pagina web del movimento fascista sionista "E' il classico esempio del clima e dell'atmosfera prevalenti in Israele, dove simili gruppi sentono la connivenza delle autorità e scatenano contro i cittadini arabi campagne di odio, di persecuzione fisica e psicologica". La Zoabi ha colto l'occasione per denunciare il clima di ostilità che pervade la società israeliana ormai a ogni livello, cui contribuiscono, alimentandolo ed esasperandolo, autorità locali, civili, religiose e poliziesche.
"Devono essere bruciati", ha suggerito uno dei 'camerati' con la svastica a sei punte, "Dobbiamo ammazzarli tutti", rincarava la dose un altro, avendo bene appreso la lezione di Himmler e Rosenberg, "L'Università é nostra, dobbiamo cacciarli", si limitava a dire uno, "accontentandosi" di una discriminazione accademica senza arrivare all'uccisione o allo sterminio. E così via, in un rosario di commenti sempre più bigotti, sempre più razzisti, sempre più intrisi di quella violenza verbale che, rafforzatasi a sufficienza nel meccanismo del 'branco' poi arriva a esplodere invariabilmente anche nei fatti.
La parlamentare palestinese Haneen Zoabi ha indicato che la pagina web del movimento fascista sionista "E' il classico esempio del clima e dell'atmosfera prevalenti in Israele, dove simili gruppi sentono la connivenza delle autorità e scatenano contro i cittadini arabi campagne di odio, di persecuzione fisica e psicologica". La Zoabi ha colto l'occasione per denunciare il clima di ostilità che pervade la società israeliana ormai a ogni livello, cui contribuiscono, alimentandolo ed esasperandolo, autorità locali, civili, religiose e poliziesche.
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mercoledì 28 marzo 2012
L'ONU condanna Israele per le leggi razziste che permettono l'Apartheid verso cittadini Palestinesi e non-ebrei!
Il Comitato ONU per l'Eliminazione della Discriminazione Etnica e Razziale ha richiesto ufficialmente al Governo di Tel Aviv di interrompere le proprie politiche discriminatorie contro i Palestinesi e di abolire ogni legge passata dalla Knesset negli ultimi sessant'anni che permetta la segregazione e l'Apartheid nei confronti loro e verso altri cittadini del regime di etnia non-ebrea.
Il Comitato ha chiesto che vengano rimosse tutte le forme di discriminazione tra Ebrei e non-ebrei, con speciale riguardo a quelle introdotte nel corso del 2011 che permettono, tra le altre cose, alle autorità locali ebraiche di impedire ai non-ebrei di trasferirsi nelle loro comunità.
In omaggio ai valori di uguaglianza di fronte alla legge, Israele deve assicurare che le minoranze non-ebree possano godere di uguali capacità di accesso all'istruzione, ai servizi sociali, al lavoro, alla attività politica.
Pesante censura e stigma é poi stato espresso verso violazioni dei Diritti Umani come la legge contro il ricongiungimento delle famiglie palestinesi, le pratiche di demolizione delle case, la persecuzione delle comunità beduine, l'ineguale distribuzione delle risorse idriche e le altre, numerosissime violazioni dei diritti dei Palestinesi e degli altri non-ebrei residenti nel regime ebraico di occupazione.
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venerdì 1 aprile 2011
Apartheid uber alles! Ecco come il 'democratico' regime di Tel Aviv discrimina i suoi cittadini arabi!!
Nello studio scaricabile a questa URL, compilato dal think tank "MEMO - Middle East Monitor" sono evidenziate tutte le istanze di discriminazione e sfavorevole trattamento economico cui sono sottoposti i Palestinesi residenti in Israele, i quali, lungi dal godere i frutti di quella che si presenta all'esterno come "la sola democrazia del Medio Oriente", appilica in realtà nei loro confronti il più rigido sistema di Apartheid, in totale assonanza con gli Stati del Sud delle leggi di Jim Crow e con i razzisti sudafricani di Pretoria, già ottimi alleati dello Stato ebraico.
Nella fattispecie:
- Il 61 per cento dei Palestinesi israeliani vivono in condizione di indigenza, contro il 20 per cento degli israeliani ebrei
- I dipendenti statali palestinesi in Israele sono appena 1 ogni 20.
- Israele spende meno di 200 dollari Usa ogni anno per studente palestinese, mentre ne investe oltre 1000 per ogni studente ebreo.
- I palestinesi, che non possono spostarsi o traslocare nei quartieri e nelle cittadine "riservate" agli ebrei sono confinati in villaggi e quartieri squallidi e spesso privi dei servizi di base come luce, acqua, fognature, illuminazione pubblica.
- Su 188 milioni di dollari Usa di budget infrastrutturale annuale Israele spende soltanto 10-11 milioni per i cittadini palestinesi.
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mercoledì 2 marzo 2011
Studenti della Boston University manifestano contro il muro dell'Apartheid israeliano!
I membri dell'organizzazione Studenti dell'Università di Boston per la Giustizia in Palestina hanno manifestato ieri davanti a una delle palazzine del campus in Commonwealth Avenue la loro solidarietà con il popolo palestinese segregato e oppresso dall'infame 'barriera di separazione', la struttura di cemento e acciaio, molte volte più lunga del famigerato Muro di Berlino, che lo Stato ebraico ha eretto per frammentare e spezzettare la continuità abitativa, storica, sociale ed economica della Palestina, segregare e umiliare le sue genti e occupare e rubare nuova terra su cui impiantare nuove colonie di fondamentalisti razzisti e armati.
Davanti al muro di polistirolo e cartongesso, istoriato con slogan che richiamavano all'analogia tra Gaza assediata e il Ghetto di Varsavia, che chiedevano le sanzioni economiche contro il regime di Tel Aviv e che ne denunciavano gli abusi e i crimini, membri dell'associazione hanno esteso striscioni di slogan, fatto volantinaggio e distribuito volantini ai passanti, per sensibilizzare la popolazione universitaria riguardo la questione.
Un milite della locale forza di polizia, forse incuriosito dall'assembramento, non ha trovato da ridire sulla manifestazione.
Una delle cose divertenti riguardo questo scenografico sit-in é che l'idea per la sua realizzazione sia venuta, fra tutte le possibili fonti di ispirazione, da una preoccupata missiva degli "Studenti dell'Università di Boston per Israele" (Boston University Students for Israel, altrimenti B.U.S.I.). Diversi giorni fa i B.U.S.I. avevano infatti esteso una preoccupata missiva a molti indirizzi email universitari denunciando l'intenzione degli studenti pro-palestinesi di "infiammare gli animi" e "incitare all'odio" tramite "la costruzione di un finto muro di separazione".
Gli studenti dell'associazione SJP, che non avevano PER NIENTE considerato l'idea; sapendo della campagna di email "preventiva" contro di essa, l'hanno considerata, ponderata e, ritendendola ottima, l'hanno tradotta in pratica!
Agli esterreffati B.U.S.I., colpiti da una sorta di "paradosso di predestinazione", non é restato che ingollare l'amaro boccone senza potersela prendere con nessuno, del resto, si sa, "chi é causa del suo mal...".
Special Thanks to all the people at Boston University Students for Justice in Palestine, with particular regards and a big hug, smooch and brofist to: Scott Delisle for having shot the pics and to Zena Ozeir for having sent them to us! Keep up the good work, folks!!
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lunedì 20 dicembre 2010
Human Rights Watch denuncia l'Apartheid israeliano in Cisgiordania con una ricerca documentata
"Le politiche israeliane in Cisgiordania discriminano pesantemente i residenti palestinesi, deprivandoli di necessità basilari e nel contempo concedendo agi e amenità ai residenti degli insediamenti ebraici, a poche centinaia di metri da famiglie che vivono nelle condizioni più abiette"; questo il nodo centrale di un documentatissimo e inoppugnabile resoconto di oltre 160 pagine rilasciato dall'organizzazione Human Rights Watch nella scorsa giornata di domenica.
Il rapporto, significativamente intitolato "Separati e diseguali" (gioco di parole sull'ipocrita formula 'separati ma uguali' alla base delle leggi razziste alla Jim Crow in vigore negli Usa a sud della linea Mason-Dixon) identifica le pratiche discriminatorie israeliane che, sotto la scusa della "sicurezza" (in realtà totalmente aliena alla maggior parte delle misure di Apartheid), mettono in funzione un sistema "a due velocità": una per la privilegiata popolazione delle colonie ebraiche, popolate di fanatici praticanti del giudaismo più ultraortodosso, e una per i Palestinesi dei villaggi e degli insediamenti circondati di barriere e filo spinato (per impedirne la crescita e il rinnovamento), a cui vengono centellinati e a volte completamente negati servizi di base come elettricità, acqua corrente, fognature, scuole, accesso alle strade...mentre i coloni che vivono a un tiro di sasso hanno giardini, piscine, strade e servizi di trasporto che sono sistematicamente e aprioristicamente interdetti alla popolazione palestinese.
SCARICA QUI IL FILE PDF DEL RAPPORTO DI "HUMAN RIGHTS WATCH"
"I Palestinesi affrontano sistematiche discriminazioni semplicemente per la loro origine nazionale, per la loro etnia, per la loro razza", dichiara Carroll Bogert, Vicedirettore esecutivo per le Relazioni esterne di HRW, "E questo non é tutto, qualunque Palestinese vive sotto la spada di Damocle dell'espropriazione, dell'espulsione, del vedere i propri campi danneggiati oppure il proprio bestiame attaccato". Nel corso degli ultimi 18 anni le politiche colonialiste israeliane hanno aumentato la popolazione ebraica delle aree attentamente monitorate nella compilazione del rapporto da 241.000 a 490.000 unità, facendola più che raddoppriare, contemporaneamente oltre il 30 per cento dei residenti palestinesi delle stesse zone (fra cui Gerusalemme Est) sono stati espropriati delle loro case e delle loro terre.
Human Rights Watch, rilasciando il rapporto, estende il proprio richiamo ai Governi degli Stati Uniti, che annualmente foraggiano lo Stato ebraico con quasi tre miliardi di dollari di "aiuti" e dell'Unione Europea, verso i cui mercati sono indirizzati i prodotti coltivati sulla terra rubata ai Palestinesi, di chiedere accontabilità a Israele per ogni centesimo e ogni dollaro concesso, in modo che risulti chiaro come queste somme non possano venire spese per aumentare e rendere più profonda la miseria e la sofferenza degli abitanti della Cisgiordiania, e di aderire fino in fondo alla campagna di boicottaggio dei prodotti dell'Apartheid, in modo da spingere, attraverso consistenti danni economici, le forze politiche che finora hanno protetto e facilitato l'espansione delle colonie illegali a riconsiderare il loro agire e le loro posizioni.
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giovedì 16 dicembre 2010
Benvenuti in Israele, paese dell'apartheid: "gli Ebrei sono minacciati dai matrimoni misti e dall'assimilazione!"
Una bella casetta di due piani a Katzir, villaggio poco a nord della Cisgiordania, con le mura linde di pittura nuova e un tetto di tegole rosse, é la nuova residenza della famiglia Kaadan; la famiglia Kaadan, dopo averla costruita, ha dovuto aspettare dodici anni e una contestatissima sentenza giuridica prima di potervisi trasferire; questo perché la famiglia Kaadan fa parte del venti per cento di popolazione israeliana di etnia araba e il resto degli abitanti di Katzir non voleva che i suoi componenti diventassero loro vicini.
Adesso, grazie all'attivismo dei partiti ultranazionalisti di destra che dominano l'attuale Governo israeliano la Knesset sta approvando a tappe forzate una legge che sottoponga qualunque caso simile a un "referendum preventivo" della comunità, in modo che il sacrosanto diritto degli Ebrei razzisti di escludere, segregare e ghettizzare i Palestinesi sia difeso dalla forza del Sopruso, elevato a Legge.
Il Sopruso che diventa Legge, Norimberga, Pretoria, il Terzo Reich e il razzismo istituzionale afrikaner, ecco a cosa é arrivato Israele, nel secondo decennio del Ventunesimo secolo. Quando (non se) la legge verrà apprivata per effetto di essa il 70 per cento dei villaggi e delle cittadine di Israele diventeranno "verboten" per i cittadini arabi; intendiamoci, non che prima essi avessero facoltà di muoversi, prender casa e traslocare dove paresse loro sul territorio israeliano, non sia mai, pure, esistevano delle falle, delle scappatoie, attraverso cui una famiglia arabo molto persistente, ostinata e piena di risorse, come i Kaadan, potevano riuscire, a costo di attese ultradecennali e una vera e propria odissea legale fatta di perizie, testimonianze, udienze ed appelli, a beffare l'Apartheid "di fatto" a cui si affidava il mantenimento della segregazione razziale nello Stato sionista.
Ora ciò non sarà più possibile, la nuova legge, grazie allo strumento del 'referendum preventivo' lo proibirà esplicitamente. Ovviamente, come Lot a Sodoma, esistono alcuni Ebrei decenti in Israele che riconoscono l'ingiustizia mostruosa che il provvedimento si appresta a suggellare, il giurista Mordechai Kremnitzer (foto sopra), dell'Università ebraica gerosolimitana ad esempio ha dichiarato che esso: "Emana il miasma inconfodibile del più pestilenziale razzismo" ma la stragrande maggioranza dei cittadini conviente con l'estensore del bill, il "centrista" di Kadima Israel Hasson il quale sostiene che esso rifletta "la dedizione dello Stato alla realizzazione della visione sionista".
Se la 'visione sionista' per realizzarsi deve passare sopra al diritto di una famiglia di poter vivere la propria vita dove desidera e dove possa trovare le condizioni migliori per crescere, accudire ed educare i propri figli, ci sarebbe da domandarsi se é poi veramente il caso di vederla inverare.
Suhad Bishara, avvocato del Centro Adalah per i diritti della Minoranza araba dichiara che la pratica di usare votazioni dei cosiddetti "comitati di ammissione" é sempre stata usata come "diga" contro l'arrivo di 'vicini scomodi' (cioé non-Ebrei) nei villaggi e nelle cittadine del nord di Israele, spuntate come funghi subito dopo la Nakba come strumento di annessione e colonizzazione di una regione che aveva sempre avuto una fortissima connotazione araba nella popolazione, nella cultura, persino nel paesaggio.
Il fatto che proprio nel nord di Israele si siano concentrati per decenni gli sforzi del Fondo nazionale ebraico di Yossef Weitz per sradicare la flora arboricola locale e sostituirla con pini nordici (quelli andati in fumo col recente incendio scoppiato presso Haifa) testimonia come la visione sionista sia una visione totalitaria dove il colonialismo ebraico deve fare 'tabula rasa' tanto degli alberi quanto delle persone indesiderati, senza indietreggiare di fronte a nessun ostacolo, anzi, rimuovendoli, oggi con le leggi, domani, chi può dire come?
I cittadini arabi di Israele, oltre il venti per cento del totale, sono costretti oggi a vivere in 124 cittadine e villaggi, popolati esclusivamente da loro, spesso circondati da barriere ed ostacoli eretti appositamente per impedirne l'allargamento e la crescita, privi dei più elementari servizi (acquiferi, fognari, elettrici, con strutture sanitarie e scolastiche alla rovina); coloro che cercano di spostarsi altrove, anche senza emulare il coraggio e l'ostinazione dei Kadaan, per esempio costruendosi una casetta fuori mani, lontano da ogni nucleo abitato ebraico, lo fanno a loro rischio e pericolo perché, essendo oltre il 70 per cento del territorio di Israele proprietà dello Stato possono sempre essere svegliati da una teoria di bulldozer corazzati che, pale spianate e mitragliatrici puntate, procederanno a demolire la loro abitazione rendendoli senzatetto.
Il gruppo di attivisti israeliani per la pace "Gush Shalom" ha già annunciato che, quando il provvedimento verrà trasformato in legge, si appellerà alla Corte suprema per tentare di dimostrare la sua "patente e palese incostituzionalità", un gesto che non potrebbe che raccogliere il plauso e il consenso generalizzato di qualunque persona dedita alla difesa dei più basilari ed elementari diritti umani; ragion per cui la decisione é stata duramente criticata dal quotidiano Jerusalem Post, espressione della destra israeliana più reazionaria, che ha stigmatizzato i pacifisti dichiarando che: "gli Ebrei hanno il diritto di vivere al riparo dalla minaccia (sic) dei matrimoni misti e dell'assimilazione etnica e culturale".
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mercoledì 15 dicembre 2010
Israele cerca di mettere fuori legge l'uguaglianza e la libertà e tacitare l'opposizione democratica all'Apartheid
Le manifestazioni di odio anti-Palestinese all'interno dello Stato sionista si sono aggravate ultimamente, con sondaggi e statistiche che indicano chiaramente il sempre più vasto rifiuto della maggioranza dell'etnia privilegiata dall'Apartheid israeliano di vivere equamente e fianco a fianco con la popolazione araba e le altre minoranze etniche di Israele. Questo razzismo e l'odio che lo accompagna si sono modificati via via, mano a mano che crescevano e si rafforzavano le politiche segregazioniste, passando da inconfessati sentimenti individuali a dichiarazioni e gesti collettivi che non trovavano più alcuna riprovazione o dissociazione, ma anzi, venivano incoraggiati e quasi premiati, come conferma la sentenza halakhica con cui molte dozzine di rabbini si sono pronunciati contro coloro che "commettano peccato" accettando inquilini o affittuari arabi nelle loro proprietà.
Gli atteggiamenti politici e sociali non diventano parte di una cultura generale e di un consenso comune se non sono spalleggiati e approvati dalle politiche ufficiali, ad esempio la reazione "piccata" del primo ministro israeliano Netanyahu contro la 'fatwa' rabbinica vale molto poco se la si volesse prendere come esempio di una supposta distanza fra tale editto e la posizione del Governo: essa significa solo che il Governo si rende conto di quanto danno di immagine risulti a Israele da una dichiarazione così apertamente discriminatoria e razzista...Netanyahu avrebbe preferito spostare in avanti i paletti dell'Apartheid sionista nella maniera sorniona e vigliacca con cui l'ha fatto finora...piano piano, poco a poco, approfittando della distrazione di un Occidente superficiale e preoccupato piuttosto dalla crisi economica o sviato dalle lamentazioni e dalle geremiadi israeliane sul "pericolo iraniano".
Il principio in base al quale bisogna negare ai cittadini arabi di Israele (di Israele! Si badi bene, non di Gaza o della West Bank) di acquistare casa o terreni nelle porzioni di Palestina occupate da Israele é stato espresso da gruppi sempre più vasti di persone ed é quindi da trattarsi come un problema di gruppo, un problema dell'intera società israeliana: la Knesset, invece, pretende di affrontarlo o trattarlo come se fosse un problema individuale...questo é il tipo di approccio che non può minimamente impensiere i partiti ultranazionalisti e religiosi, i rabbini razzisti, i kachisti e i coloni ultraortodossi degli insediamenti illegali...perché con tale metodo il problema non verrà mai curato e anzi, troverà modo di allignare ancora più profondamente nel tessuto sociale di Israele, diventando via via inestirpabile.
E se fra i nostri lettori e amici e sostenitori sinceri della causa palestinese vi fossero alcuni che pensano che questo problema sia "esploso" tutt'a un tratto nel corso degli ultimi dieci anni, più o meno dal periodo della Seconda Intifada in poi, siamo costretti a dare loro torto, il problema del razzismo sionista viene da lontano, affonda le sue radici nella Nakba e anche prima, é connaturato all'idea stessa di sionismo, che é un'idea intrisa di colonialismo e imperialismo, come le altre ideologie conquistatrici e soggiogatrici di cui é parente.
La lotta per una "Soluzione a uno Stato" per Israele é come l'argento per il lupo mannaro o l'aglio per i vampiri dei film horror anni '30, esso non ha modo di combatterla, perché é una lotta intrisa di quei principi che hanno fatto grande e forte il moderno concetto di democrazia e viene condotta con sistemi del tutto legali e non violenti: quindi, per combattere contro coloro che vogliono avverare uno Stato basato su libertà e uguaglianza Israele deve 'ridefinire' il concetto di legalità per rendere "illegali" gli appelli alla libertà e all'uguaglianza...questo ha portato alla creazione della legge sul "giuramento di fedeltà a Israele".
Come Adolf Hitler negli anni '30 decise di imporre ai servitori dello Stato un giuramento di fedeltà fatto personalmente a lui, perché intendeva usare lo Stato per compiere dei crimini e temeva, ragionevolmente, che solo un patto di obbedienza personale avrebbe potuto impedire ai componenti dell'organizzazione statale di sottrarsi dal diventare complici ed esecutori di quei crimini, così Israele, per legalizzare il suo razzismo, cerca un "giuramento" di adesione alle sue fondamenta ideologiche, che sono per loro stessa natura segregatorie e razziste. Idealmente, nelle speranze dei Lieberman e dei Netanyahu, questo porterà a una immediata ed automatica criminalizzazione della legittima lotta politica per la libertà, l'uguaglianza e la democrazia, in cui gli apparati repressivi dello Stato avranno mano libera nell'agire contro quei pochi Ebrei sinceramente liberi e democratici e il 20% di Palestinesi cittadini d'Israele che costituiscono il "problema" a cui prima o poi Israele medita di riservare qualche tipo di Soluzione Finale...
Gli atteggiamenti politici e sociali non diventano parte di una cultura generale e di un consenso comune se non sono spalleggiati e approvati dalle politiche ufficiali, ad esempio la reazione "piccata" del primo ministro israeliano Netanyahu contro la 'fatwa' rabbinica vale molto poco se la si volesse prendere come esempio di una supposta distanza fra tale editto e la posizione del Governo: essa significa solo che il Governo si rende conto di quanto danno di immagine risulti a Israele da una dichiarazione così apertamente discriminatoria e razzista...Netanyahu avrebbe preferito spostare in avanti i paletti dell'Apartheid sionista nella maniera sorniona e vigliacca con cui l'ha fatto finora...piano piano, poco a poco, approfittando della distrazione di un Occidente superficiale e preoccupato piuttosto dalla crisi economica o sviato dalle lamentazioni e dalle geremiadi israeliane sul "pericolo iraniano".
Il principio in base al quale bisogna negare ai cittadini arabi di Israele (di Israele! Si badi bene, non di Gaza o della West Bank) di acquistare casa o terreni nelle porzioni di Palestina occupate da Israele é stato espresso da gruppi sempre più vasti di persone ed é quindi da trattarsi come un problema di gruppo, un problema dell'intera società israeliana: la Knesset, invece, pretende di affrontarlo o trattarlo come se fosse un problema individuale...questo é il tipo di approccio che non può minimamente impensiere i partiti ultranazionalisti e religiosi, i rabbini razzisti, i kachisti e i coloni ultraortodossi degli insediamenti illegali...perché con tale metodo il problema non verrà mai curato e anzi, troverà modo di allignare ancora più profondamente nel tessuto sociale di Israele, diventando via via inestirpabile.
E se fra i nostri lettori e amici e sostenitori sinceri della causa palestinese vi fossero alcuni che pensano che questo problema sia "esploso" tutt'a un tratto nel corso degli ultimi dieci anni, più o meno dal periodo della Seconda Intifada in poi, siamo costretti a dare loro torto, il problema del razzismo sionista viene da lontano, affonda le sue radici nella Nakba e anche prima, é connaturato all'idea stessa di sionismo, che é un'idea intrisa di colonialismo e imperialismo, come le altre ideologie conquistatrici e soggiogatrici di cui é parente.
La lotta per una "Soluzione a uno Stato" per Israele é come l'argento per il lupo mannaro o l'aglio per i vampiri dei film horror anni '30, esso non ha modo di combatterla, perché é una lotta intrisa di quei principi che hanno fatto grande e forte il moderno concetto di democrazia e viene condotta con sistemi del tutto legali e non violenti: quindi, per combattere contro coloro che vogliono avverare uno Stato basato su libertà e uguaglianza Israele deve 'ridefinire' il concetto di legalità per rendere "illegali" gli appelli alla libertà e all'uguaglianza...questo ha portato alla creazione della legge sul "giuramento di fedeltà a Israele".
Con il "giuramento di fedeltà" Israele non avrà più bisogno di inventare fantasiose cospirazioni spionistiche per buttare in carcere Ameer Makhoul...basterà il fatto che non si sottometta al suo etnocentrismo razzista. |
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