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venerdì 8 agosto 2014

Abu Mujahid dichiara: "Iran, Hezbollah, Siria, hanno accompagnato Gaza nella sua lotta armata!!"

Il portavoce ufficiale dei Comitati Popolari di Resistenza, Abu Mujahid, in una conferenza stampa tenuta poche ore fa ha ufficialmente esteso il sentito ringraziamento della sua organizzazione e della sua ala armata (Le Brigate Salah ad-Din) a tutti quegli Stati e quelle entità che hanno partecipato alla lotta di Gaza rifornendo la Resistenza Palestinese con armi, fondi, consulenza tecnica e tattica.
"Iran, Hezbollah e Siria sono i primi e i massimi recipienti della nostra gratitudine" ha concluso Mujahid, confermando quello che su queste pagine i nostri lettori hanno sempre potuto leggere ed ascoltare: nessuno come l'Asse della Resistenza é vicino e partecipe della lotta armata del Popolo Palestinese per affermare i propri diritti inalienabili contro l'arroganza e la prepotenza del regime ebraico.
I Comitati Popolari, fondati nel corso della Seconda Intifada da Jamal Abu Samhadana; né il suo martirio nel 2006, e neppure quello del suo successore Al-Qaisi nel 2012 sonìo riusciti a spegnere l'entusiasmo dei suoi militanti che anche nel corso degli ultimi combattimenti a Gaza si sono distinti in più di un'occasione.

venerdì 8 novembre 2013

"I Comitati di Resistenza Popolare dalla Seconda Intifada all'alba della Terza" un dossier speciale di PALAESTINA FELIX!

Mentre si moltiplicano le provocazioni e le tensioni nei territori palestinesi illegalmente occupati dal regime ebraico e le aggressioni contro la Striscia di Gaza e appare sempre più probabile l'esplosione di una nuova insurrezione generalizzata a tredici anni dall'inizio dell'Intifada delle Moschee abbiamo realizzato su richiesta esplicita di Stefano Bonilauri di "Stato & Potenza" una sintetica storia dei Comitati Popolari di Resistenza, organizzazione palestinese nata proprio in seguito allo scoppio della rivolta del 2000.
Jamal Abu Samhadana, già membro di Al-Fatah e ufficiale dei Battaglioni Tanzim creò i primi embrioni di ciò che divennero in seguito i "Comitati Popolari di Resistenza" dopo lo scoppio dell'Intifada delle Moschee precipitata dalla provocazione di Ariel Sharon contro Al-Aqsa per difendere i campi profughi della Striscia di Gaza dalle incursioni armate sioniste (ricordiamo che all'epoca il regime ebraico manteneva una presenza in tutta la Striscia e vi controllava numerose colonie militarizzate piene di miliziani armati).

Samhadana era originario di Rafah, nel Sud estremo della Gaza Strip e anche per questo i gruppi più forti dei Comitati Popolari si formarono proprio in quella zona ma ben presto le adesioni al gruppo si estesero ben al di là di quella 'culla', (a tutt'oggi la roccaforte del gruppo si trova nel campo profughi di Jabalyia, nell'estremo Nord della Striscia) e cellule vennero formate anche nella West Bank.
Il reclutamento, anche per le necessità contingenti, diede da subito buoni risultati, fornendo un'amalgama di 'veterani' reduci da precedenti esperienze di militanza in altri gruppi (formazioni di Sinistra, ma soprattutto Fatah, specie dopo la morte di Yasser Arafat) e di 'nuove leve' che si affacciavano per la prima volta all'esperienza della Resistenza armata.

Organizzata la loro componente militare nelle 'Brigate Salah ad-Din' i Comitati Popolari si segnalarono da subito per l'estrema flessibilità dei loro metodi operativi, dimostrandosi in grado di mutuare alcuni protocolli da altre organizzazioni e contemporaneamente di introdurne di nuovi e insospettati, dimostrandosi molto efficienti nelle operazioni combinate portate avanti con altri gruppi.

Come d'uso con le organizzazioni della Resistenza palestinese, solo le loro operazioni più distanti nel tempo possono essere attribuite con certezza, i dettagli su quelle più recenti sono trattenuti per evitare di aiutare le forze sionaziste nei loro sforzi di repressione, comunque gli attacchi dei Comitati e delle loro Brigate agli insediamenti sionisti illegali hanno avuto molta parte nella decisione del boia Sharon di ritirarsi dalla Striscia di Gaza.

Con la scomparsa di Arafat e la totale 'svendita' di ogni prospettiva di Resistenza da parte di Fatah i Comitati Popolari hanno visto aumentare molto il loro seguito in Cisgiordania ma hanno anche dovuto confrontarsi con gli arresti e le persecuzioni da parte degli apparati di sicurezza dell'ANP ormai collaborazionista con Israele, specialmente dopo il fallito golpe del 2006 che però ha lasciato Abbas e complici in controllo della West Bank.

E' quasi certo che i Comitati Popolari abbiano organizzato sia l'attentato esplosivo contro il convoglio americano a Beit Hanoun e abbiano organizzato l'assalto alla residenza di Moussa Arafat, congiunto del defunto Yasser, nel quale egli venne ucciso per aver perseguitato a lungo gli uomini della Resistenza in Cisgiordania.

Si  dice che i Comitati popolari abbiano tra i 2000 e i 3000 aderenti a tempo pieno e un numero molto maggiore di membri part-time e simpatizzanti; tra i membri full-time l'adesione alle Brigate Salah ad-Din é altissima tanto che alcuni osservatori indicano come 'meramente cosmetica' la distinzione tra aderenti a tempo pieno e militanti dell'ala armata.
Anche se presi di mira dalle imboscate sioniste (il fondatore Samhadana é stato martirizzato nel 2006, il suo successore Al-Qaisi nella primavera 2012) i Comitati Popolari hanno trovato modo di rafforzarsi, stabilendo una fruttuosa collaborazione con Hezbollah, di cui ammirano apertamente metodi e risultati, arrivando a omaggiarne persino il glifo sulla loro bandiera ufficiale.

Nel corso degli otto giorni di scontro con l'Esercito sionista l'anno scorso a novembre 2012, tredici loro militanti sono caduti come martiri, ma in compenso dalle loro posizioni di Gaza i membri dell'organizzazione hanno lanciato razzi e colpi di mortaio verso le posizioni dell'Esercito di Tel Aviv fino all'ultimo minuto di conflitto.

mercoledì 2 gennaio 2013

Dichiarazione di inizio anno delle Brigate Salah ad-Din, milizia armata dei Comitati Popolari di Gaza!

Gennaio 2013, tempo di bilanci degli ultimi 12 mesi e di dichiarazioni e prospettive per i seguenti 12.
Le Brigate Salah ad-Din, braccio armato dei Comitati di Resistenza Popolare, organizzazione palestinese attiva soprattutto nella Striscia di Gaza e nota per i suoi intensi e profondi contatti con l'Hezbollah libanese, hanno annunciato, con un comunicato rilasciato nella giornata di ieri, che in tutto il corso del passato anno le perdite subite dai loro ranghi ammontano ad appena 13 unità.
La dichiarazione fa giustizia di molte rodomontesche dichiarazioni sioniste che, come nel caso dell'ultimo confronto militare contro Gaza, dichiarano di avere eliminato numeri del tutto assurdi e ridicoli di combattenti palestinesi. La maggior parte dei caduti, secondo il comunicato delle Brigate, si sono avuti nei reparti di artiglieria mobile, particolarmente negli otto giorni di guerra aperta contro l'occupazione sionista a fine novembre.
Ma fra i caduti va anche incluso il leader dei Comitati di Resistenza, Sceicco Zuhair al-Qaisi, caduto vittima di un codardo attacco aereo sionista alla vigilia della scorsa primavera: possa, dal Cielo degli Eroi, avere testimoniato dell'abnegazione dei suoi seguaci nel vendicare il suo sacrificio. Le Brigate Salah ad-Din hanno rivendicato il lancio di centinaia e centinaia proiettili razzo e bombe di mortaio contro obiettivi sionisti, nonché l'uccisione di quattro militari dell'Occupazione.
Le Brigate Salah ad-Din si confermano fedeli ed entusiastiche esecutrici delle direttive dei Comitati di Resistenza Popolare, che vedono nella lotta armata senza "se" e senza "ma" l'unica via praticabile per contrastare la politica annessionista dell'occupazione israeliana e per arrivare, finalmente, alla liberazione di tutta la Palestina.
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