Khutaytah, Abbas, Mazraat Shamr, Qitah, Mujawwadah, Jebel al-Nusuriyah, Tal Bani, Tal Khinzir, sono i nomi delle località liberate da ogni residua presenza dell'ISIS lungo il basso corso dell'Eufrate prima del confine con l'Irak.
In particolare é importante la conquista di Mazrat Shamr visto che in corrispondenza di quella località le forze siriane sono riuscite a varcare il corso del grande fiume nel terzo punto dopo Deir Ezzour e Al-Mayadin.
Anche in questo caso i genieri siriani sono stati aiutati da esperti e da mezzi russi, esattamente come nelle altre due occasioni: sappiamo da fonte certa (la stessa fonte che ci ha fatto battere sul tempo agenzie, testate e portali prestigiosi e danarosi) che nelle operazioni di attraversamento sono stati usati sia i complessi MT-55 che i più moderni MTO-90.
Visualizzazione post con etichetta Abbas. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Abbas. Mostra tutti i post
lunedì 4 dicembre 2017
La Forza Tigre e le truppe siriane attraversano l'Eufrate nel TERZO PUNTO, vicino a Mazrat Shaamr!
Etichette:
Abbas,
Attraversamento,
Esercito Russo,
Fiume Eufrate,
Genieri,
Genio,
Jebel al-Nusuriyah,
Khutaytah,
Mazraat Shamr,
MT-55,
MTO-90,
Mujawwadah,
Qitah,
Tal Bani,
Tal Khinzir
martedì 23 giugno 2015
Hamas critica e respinge le manovre di Abbas contro il Governo di unità nazionale!
In seguito alla decisione unilaterale dello scadutissimo Presidente dell'Anp Mahmud Abbas di procedere con lo scioglimento del gabinetto governativo di Ramallah, decisione presa senza alcun avviso o concertazione coi nominali partner di Governo di Hamas, il Movimento musulmano di Resistenza che amministra il territorio liberato di Gaza ha affidato al proprio portavoce Sami abu Zuhri un messaggio di condanna e stigmatizzazione del colpo di mano del vecchio cacicco di Fatah.
In un ulteriore messaggio comunicato ai media nella giornata di ieri lo stesso Zuhri ha dichiarato che Hamas rifiuta di riconoscere la legittimità della decisione di Abbas e che non considererà legittimo qualunque 'Governo' palestinese che si pieghi ai diktat dell'Occidente o che porti avanti politiche non approvate da Hamas.
A questo punto i cosiddetti 'accordi di riconciliazione' sono praticamente morti.
In un ulteriore messaggio comunicato ai media nella giornata di ieri lo stesso Zuhri ha dichiarato che Hamas rifiuta di riconoscere la legittimità della decisione di Abbas e che non considererà legittimo qualunque 'Governo' palestinese che si pieghi ai diktat dell'Occidente o che porti avanti politiche non approvate da Hamas.
A questo punto i cosiddetti 'accordi di riconciliazione' sono praticamente morti.
Etichette:
Abbas,
Fatah,
Gaza,
Hamas,
Ramallah,
Resistenza,
Ricatto,
Riconciliazione,
Sami Abu Zuhri,
Washington,
West Bank
giovedì 18 giugno 2015
Hamas contro la decisione del cacicco Abbas: "Manovra unilaterale, nessuno ci ha consultato in merito!"
"Una manovra arbitraria e unilaterale. Nessuno ci ha consultato a proposito di alcuna ipotesi di scioglimento del Governo di unità nazionale, Fatah e la sua leadership hanno agito in maniera totalmente autonoma, sotto tutti i punti di vista".
Così la dirigenza di Hamas, per bocca del suo portavoce ufficiale Sami abu Zuhri ha stigmatizzato la decisione di Mahmud Abbas di dichiarare sciolto il Governo di Ramallah. Fonti dell'Anp hanno poi cercato di dare la colpa della decisione ad Hamas visto che a loro detta l'organizzazione di Resistenza "non permetterebbe al Governo di funzionare nella Striscia di Gaza".
Così la dirigenza di Hamas, per bocca del suo portavoce ufficiale Sami abu Zuhri ha stigmatizzato la decisione di Mahmud Abbas di dichiarare sciolto il Governo di Ramallah. Fonti dell'Anp hanno poi cercato di dare la colpa della decisione ad Hamas visto che a loro detta l'organizzazione di Resistenza "non permetterebbe al Governo di funzionare nella Striscia di Gaza".
Etichette:
Abbas,
Fatah,
Fondi,
Gaza,
Hamas,
Ramallah,
Resistenza,
Ricatto,
Riconciliazione,
Sami Abu Zuhri,
Washington,
West Bank
mercoledì 17 giugno 2015
Nuova capriola di Abbas: fa sciogliere il Governo di Ramallah per cercare di sembrare meno inutile e politicamente morto!
Il 'ras' di Fatah, che da lunghissimo tempo occupa la scadutissima poltrona di capo dell'Anp senza che sia intervenuto nessuno ad avvisarlo che la sua carica é ormai spirata da quasi sei anni ha ordinato lo scioglimento del 'Governo di Coalizione' che doveva segnalare la riconciliazione con Hamas e che invece é rimasto inutile e ignorato mentre i gendarmi collaborazionisti di Abbas continuavano a perseguitare la Resistenza nella West Bank.
La France Presse ha riportato la notizia che dopo le dimissioni dell'esecutivo di Ramallah dovrebbero iniziare i dialoghi per la formazione di un nuovo gabinetto, ma é chiaro a chiunque che se Fatah vorrà persistere nel suo atteggiamento di sottomissione verso il regime ebraico qualunque nuovo Governo nascerà morto.
La France Presse ha riportato la notizia che dopo le dimissioni dell'esecutivo di Ramallah dovrebbero iniziare i dialoghi per la formazione di un nuovo gabinetto, ma é chiaro a chiunque che se Fatah vorrà persistere nel suo atteggiamento di sottomissione verso il regime ebraico qualunque nuovo Governo nascerà morto.
Etichette:
Abbas,
Fatah,
Fondi,
Gaza,
Hamas,
Ramallah,
Resistenza,
Ricatto,
Riconciliazione,
Washington,
West Bank
domenica 1 marzo 2015
Il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina celebra il proprio 46esimo anniversario in Cisgiordania!!
Il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina ha tenuto una cerimonia pubblica per il 46esimo anniversario della propria fondazione nella Cisgiordania occupata dai sionisti e invasa dai loro coloni ebrei razzisti.
martedì 10 giugno 2014
Ecco i "bei risultati" dell'accrocchio Hamas-Fatah: il varco di Rafah potrebbe venire chiuso a piacere da Tel Aviv!!
Quando poche settimane orsono gli amici della Radio Iraniana IRIB ci concessero i loro microfoni e il loro "airtime" per interrogarci sulle nostre opinioni sulla recente 'riconciliazione' Hamas-Fatah riuscimmo chiaramente ad avvertire che, al contrario della nostra redazione, essi ritenevano l'avvenimento positivo e foriero di sviluppi beneauguranti per la situazione dei Palestinesi, in primis per quelli della Striscia di Gaza.
Lungi da noi il proposito saccente e antipatico di recitare la parte del "Noi l'avevamo detto"; ma purtroppo i recenti eventi dimostrano come il nostro scetticismo venato di pessimismo fosse probabilmente una posizione più realistica.
A fatti di cui abbiamo già reso cronaca si affianca ora l'annuncio del leader di Fatah, Abbas/Abu Mazen, di voler sottoporre il varco di accesso di Rafah tra Gaza e Sinai Egiziano alle norme stabilite nel 2005 con uno degli innumerevoli "calamenti di braghe" di fronte ai sionisti.
Secondo i papiri firmati dai 'negoziatori' palestinesi nove anni fa le operazioni di transito tra Egitto e Gaza si potrebbero effettuare SOLO E SOLAMENTE in presenza di osservatori internazionali UE, la cui base operativa si trova nella porzione di Palestina occupata dal 1948.
Al regime sionazista basterebbe quindi bloccare l'unica via d'accesso tra il QG degli osservatori e Rafah (e in passato lo ha fatto già più di una volta) per impedire loro l'accesso e quindi paralizzare l'unica vavolva di sfogo del ghetto costiero assediato.
Ovviamente l'UE, schiava e serva del sionismo internazionale, permeata di lobbisti a Sei Punte fin nel più piccolo ufficio di Strasburgo e Bruxelles mai e poi mai avrebbe i "cojones" di spostare il Quartier Generale dei suoi osservatori.
Speriamo che ad Hamas qualcuno si renda conto che questa 'riconciliazione' é stata una pessima, pessima idea.
Lungi da noi il proposito saccente e antipatico di recitare la parte del "Noi l'avevamo detto"; ma purtroppo i recenti eventi dimostrano come il nostro scetticismo venato di pessimismo fosse probabilmente una posizione più realistica.
A fatti di cui abbiamo già reso cronaca si affianca ora l'annuncio del leader di Fatah, Abbas/Abu Mazen, di voler sottoporre il varco di accesso di Rafah tra Gaza e Sinai Egiziano alle norme stabilite nel 2005 con uno degli innumerevoli "calamenti di braghe" di fronte ai sionisti.
Secondo i papiri firmati dai 'negoziatori' palestinesi nove anni fa le operazioni di transito tra Egitto e Gaza si potrebbero effettuare SOLO E SOLAMENTE in presenza di osservatori internazionali UE, la cui base operativa si trova nella porzione di Palestina occupata dal 1948.
Al regime sionazista basterebbe quindi bloccare l'unica via d'accesso tra il QG degli osservatori e Rafah (e in passato lo ha fatto già più di una volta) per impedire loro l'accesso e quindi paralizzare l'unica vavolva di sfogo del ghetto costiero assediato.
Ovviamente l'UE, schiava e serva del sionismo internazionale, permeata di lobbisti a Sei Punte fin nel più piccolo ufficio di Strasburgo e Bruxelles mai e poi mai avrebbe i "cojones" di spostare il Quartier Generale dei suoi osservatori.
Speriamo che ad Hamas qualcuno si renda conto che questa 'riconciliazione' é stata una pessima, pessima idea.
Etichette:
Abbas,
Assedio,
Fatah,
Gaza,
Ghetto,
Hamas,
Rafah,
Riconciliazione,
Strangolamento
lunedì 2 giugno 2014
Tanto tuonò che piovve: il cacicco Abbas presenta il suo nuovo Governo 'apolitico' e rischia di perdere Hamas fin dal primo giorno!!
Dopo oltre un mese di trattative estenuanti il 'nuovo' Governo palestinese 'apolitico' e di 'unità nazionale' é stato presentato a Ramallah.
Il Premier sarà Rami Hamdallah, una nonentità che fa da prestanome per Abbas la cui volontà di usare il neo Primo Ministro come 'sock puppet' per continuare a coordinarsi con l'occupazione sionista e supervisionare quietamente la continua distruzione della comunità palestinese nei territori occupati di Cisgiordania appare chiarissima e lampante.
Ma scopo di questo 'Governo' é anche imbrigliare, impantanare l'azione di Resistenza che un'organizzazione come Hamas potrebbe continuare a esercitare dalla Striscia di Gaza e così si spiega la capitolazione all'ultimo minuto di Abbas che per non scontentare troppo i sionisti avrebbe voluto eliminare il "Ministero per i Prigionieri Politici" sulla cui presenza invece Hamas insisteva.
Alla fine Abbas ha ceduto e ha 'permesso' che tale Ministero fosse incluso, seppure come portafoglio secondario affidato allo stesso Premier, altrimenti Hamas avrebbe ritirato il suo sostegno a tale esecutivo ancor prima che venisse presentato.
Nessun dignitario di Hamas era presente a Ramallah visto che il regime ebraico ha proibito il transito ai dirigenti del movimento da Gaza. Senza dubbio Abbas é stato molto grato a Tel Aviv per questo fatto.
Il Premier sarà Rami Hamdallah, una nonentità che fa da prestanome per Abbas la cui volontà di usare il neo Primo Ministro come 'sock puppet' per continuare a coordinarsi con l'occupazione sionista e supervisionare quietamente la continua distruzione della comunità palestinese nei territori occupati di Cisgiordania appare chiarissima e lampante.
Ma scopo di questo 'Governo' é anche imbrigliare, impantanare l'azione di Resistenza che un'organizzazione come Hamas potrebbe continuare a esercitare dalla Striscia di Gaza e così si spiega la capitolazione all'ultimo minuto di Abbas che per non scontentare troppo i sionisti avrebbe voluto eliminare il "Ministero per i Prigionieri Politici" sulla cui presenza invece Hamas insisteva.
Alla fine Abbas ha ceduto e ha 'permesso' che tale Ministero fosse incluso, seppure come portafoglio secondario affidato allo stesso Premier, altrimenti Hamas avrebbe ritirato il suo sostegno a tale esecutivo ancor prima che venisse presentato.
Nessun dignitario di Hamas era presente a Ramallah visto che il regime ebraico ha proibito il transito ai dirigenti del movimento da Gaza. Senza dubbio Abbas é stato molto grato a Tel Aviv per questo fatto.
Etichette:
Abbas,
Fatah,
Fondi,
Gaza,
Hamas,
Hamdallah,
Qatar,
Ramallah,
Resistenza,
Ricatto,
Riconciliazione,
Washington,
West Bank
martedì 6 maggio 2014
A Doha, nello sfarzo pagato dall'Emiro Tamim, si trascina stancamente l'ennesima "riconciliazione" Hamas-Fatah!
Nella giornata di ieri gli amici di IRIB RADIO ITALIA hanno avuto la gentilezza di offrire al vostro affezionato caporedattore il loro palcoscenico per fargli esprimere il suo giudizio sull'ultima della lunga serie di 'riconciliazioni' tra Hamas e Fatah.
Purtroppo il giudizio non ha potuto essere positivo, a partire dal fatto che tale 'accordo' non é il primo e che, dal momento del suo annuncio ha già disatteso le prime tempistiche: si parlava di un "Governo di Unità Nazionale in cinque giorni" e di una immediata 'road map' verso nuove elezioni, ma, a tredici giorni dal presunto 'accordo' siamo ancora alla fase dei meeting bilaterali.
L'ultimo di questi si é svolto a Doha, nella sfarzosa cornice pagata dall'Emiro Tamim al-Thani; fatto che da solo dimostra come Fatah e Hamas, più che dall'ansia quasi erotica di "ricongiungersi" siano stati portati a effettuare questo nuovo giro di valzer dagli argomenti monetari del ricco stato petrolifero, unica fonte di fondi per la ricostruzione di Gaza (motivo sufficiente a convincere Hamas) e potenziale fonte di finanziamento alternativo per l'Anp (visto che Tel Aviv trattiene le tasse raccolte a nome di Ramallah e Washington e Bruxelles ultimamente lesinano i fondi).
Purtroppo, lo ripetiamo con molta tristezza nel cuore; non é da queste manifestazioni superficiali che potrà nascere un vero, compatto, fronte unito di forze palestinesi che porti avanti con coerenza gli interessi dei Palestinesi di Gaza, della West Bank, della Diaspora.
Purtroppo il giudizio non ha potuto essere positivo, a partire dal fatto che tale 'accordo' non é il primo e che, dal momento del suo annuncio ha già disatteso le prime tempistiche: si parlava di un "Governo di Unità Nazionale in cinque giorni" e di una immediata 'road map' verso nuove elezioni, ma, a tredici giorni dal presunto 'accordo' siamo ancora alla fase dei meeting bilaterali.
L'ultimo di questi si é svolto a Doha, nella sfarzosa cornice pagata dall'Emiro Tamim al-Thani; fatto che da solo dimostra come Fatah e Hamas, più che dall'ansia quasi erotica di "ricongiungersi" siano stati portati a effettuare questo nuovo giro di valzer dagli argomenti monetari del ricco stato petrolifero, unica fonte di fondi per la ricostruzione di Gaza (motivo sufficiente a convincere Hamas) e potenziale fonte di finanziamento alternativo per l'Anp (visto che Tel Aviv trattiene le tasse raccolte a nome di Ramallah e Washington e Bruxelles ultimamente lesinano i fondi).
Purtroppo, lo ripetiamo con molta tristezza nel cuore; non é da queste manifestazioni superficiali che potrà nascere un vero, compatto, fronte unito di forze palestinesi che porti avanti con coerenza gli interessi dei Palestinesi di Gaza, della West Bank, della Diaspora.
Etichette:
Abbas,
Cisgiordania,
Doha,
Emiro Tamim al-Thani,
Fatah,
Fondi,
Gaza,
Hamas,
Qatar,
Ramallah,
Resistenza,
Ricatto,
Riconciliazione,
Washington,
West Bank
giovedì 24 aprile 2014
La 'riconciliazione' Hamas-Fatah non entusiasma nessuno, tranne la Casa Bianca, che minaccia Ramallah...
I media 'generalisti' gridano al "miracolo" della 'riconciliazione' Hamas-Fatah, che entro la prossima settimana dovrebbe fruttare un "Governo di Unità Nazionale"; i media palestinesi cinicamente parlano di "riunificazione di facciata" e "topolino partorito dalla montagna", mostrandosi molto scettici su possibili effetti reali dei trionfanti annunci di ieri.
Per parte nostra condividiamo tutte le perplessità dei nostri colleghi palestinesi ma segnaliamo, con amarezza, come persino un annuncio così cosmetico possa irritare l'amministrazione Usa, che minaccia di 'sospendere' i trasferimenti di fondi a Fatah (fondi che si dissipano in mille rivoli di corruttela e non beneficiano per nulla la popolazione della Cisgiordania), nel caso che la fazione di Ramallah "osi" dichiararsi a favore della Resistenza in una prospettiva di unità nazionale con Hamas.
Che sia di ammaestramento ad Abbas e sodali: l'interesse nazionale palestinese non può e non potrà mai accordarsi con l'approvazione e il "placet" di Washington (e tanto meno con quello di Tel Aviv!) abbiate il coraggio di riconoscerlo, fate saltare l'inutile "tavolo" dei negoziati che in settecentoventi mesi non vi hanno portato nulla se non umiliazioni e riprendete le armi in mano!!
Per parte nostra condividiamo tutte le perplessità dei nostri colleghi palestinesi ma segnaliamo, con amarezza, come persino un annuncio così cosmetico possa irritare l'amministrazione Usa, che minaccia di 'sospendere' i trasferimenti di fondi a Fatah (fondi che si dissipano in mille rivoli di corruttela e non beneficiano per nulla la popolazione della Cisgiordania), nel caso che la fazione di Ramallah "osi" dichiararsi a favore della Resistenza in una prospettiva di unità nazionale con Hamas.
Che sia di ammaestramento ad Abbas e sodali: l'interesse nazionale palestinese non può e non potrà mai accordarsi con l'approvazione e il "placet" di Washington (e tanto meno con quello di Tel Aviv!) abbiate il coraggio di riconoscerlo, fate saltare l'inutile "tavolo" dei negoziati che in settecentoventi mesi non vi hanno portato nulla se non umiliazioni e riprendete le armi in mano!!
Etichette:
Abbas,
Cisgiordania,
Fatah,
Fondi,
Gaza,
Hamas,
Ramallah,
Resistenza,
Ricatto,
Riconciliazione,
Washington,
West Bank
sabato 25 gennaio 2014
Mahmud Abbas: campione mondiale di salto in lungo....sul 'carro dei vincitori'!!
Nel corso della passata settimana lo scadutissimo 'presidente' (col mandato terminato nel gennaio 2009, cinque annetti giusti di occupazione abusiva della poltrona!) dell'ANP e leader di Fatah, Mahmud Abbas ha dato un nuovo saggio di camaleontico servilismo esprimendo la speranza che "La Russia giochi un ruolo centrale nella soluzione dei problemi del Medio Oriente".
Senza la benché minima traccia di ironia lo stesso cacicco che fece di tutto per convincere il vecchio Arafat della necessità di tagliare ogni rapporto dell'OLP con Mosca e di prostrarsi alle condizioni poste dagli Usa, nel 1991 freschi coniatori del termine 'Nuovo Ordine Mondiale' ha avuto il coraggio di dire: "Siamo felici di vedere i successi politici della Russia in questi giorni, siamo contenti del grande peso politico che la Russia possiede," incontrando il Presidente Putin a Mosca.
Tra i successi della Russia, Abbas ha elencato le conferenze internazionali sulla Siria "Ginevra-1" e " Ginevra-2", l'aver sventato l'aggressione militare Usa alla Siria e l'accordo sulla questione nucleare iraniana.
Putin, politico di abilità indiscussa, ha ascoltato la servile geremiade senza lasciar trasparire troppo fastidio: tra i leali alleati che Mosca conta in Medio Oriente l'ondivago Abbas sicuramente non figura.
Senza la benché minima traccia di ironia lo stesso cacicco che fece di tutto per convincere il vecchio Arafat della necessità di tagliare ogni rapporto dell'OLP con Mosca e di prostrarsi alle condizioni poste dagli Usa, nel 1991 freschi coniatori del termine 'Nuovo Ordine Mondiale' ha avuto il coraggio di dire: "Siamo felici di vedere i successi politici della Russia in questi giorni, siamo contenti del grande peso politico che la Russia possiede," incontrando il Presidente Putin a Mosca.
Tra i successi della Russia, Abbas ha elencato le conferenze internazionali sulla Siria "Ginevra-1" e " Ginevra-2", l'aver sventato l'aggressione militare Usa alla Siria e l'accordo sulla questione nucleare iraniana.
Putin, politico di abilità indiscussa, ha ascoltato la servile geremiade senza lasciar trasparire troppo fastidio: tra i leali alleati che Mosca conta in Medio Oriente l'ondivago Abbas sicuramente non figura.
venerdì 8 novembre 2013
"I Comitati di Resistenza Popolare dalla Seconda Intifada all'alba della Terza" un dossier speciale di PALAESTINA FELIX!
Mentre si moltiplicano le provocazioni e le tensioni nei territori palestinesi illegalmente occupati dal regime ebraico e le aggressioni contro la Striscia di Gaza e appare sempre più probabile l'esplosione di una nuova insurrezione generalizzata a tredici anni dall'inizio dell'Intifada delle Moschee abbiamo realizzato su richiesta esplicita di Stefano Bonilauri di "Stato & Potenza" una sintetica storia dei Comitati Popolari di Resistenza, organizzazione palestinese nata proprio in seguito allo scoppio della rivolta del 2000.
Jamal Abu Samhadana, già membro di Al-Fatah e ufficiale dei Battaglioni Tanzim creò i primi embrioni di ciò che divennero in seguito i "Comitati Popolari di Resistenza" dopo lo scoppio dell'Intifada delle Moschee precipitata dalla provocazione di Ariel Sharon contro Al-Aqsa per difendere i campi profughi della Striscia di Gaza dalle incursioni armate sioniste (ricordiamo che all'epoca il regime ebraico manteneva una presenza in tutta la Striscia e vi controllava numerose colonie militarizzate piene di miliziani armati).
Samhadana era originario di Rafah, nel Sud estremo della Gaza Strip e anche per questo i gruppi più forti dei Comitati Popolari si formarono proprio in quella zona ma ben presto le adesioni al gruppo si estesero ben al di là di quella 'culla', (a tutt'oggi la roccaforte del gruppo si trova nel campo profughi di Jabalyia, nell'estremo Nord della Striscia) e cellule vennero formate anche nella West Bank.
Jamal Abu Samhadana, già membro di Al-Fatah e ufficiale dei Battaglioni Tanzim creò i primi embrioni di ciò che divennero in seguito i "Comitati Popolari di Resistenza" dopo lo scoppio dell'Intifada delle Moschee precipitata dalla provocazione di Ariel Sharon contro Al-Aqsa per difendere i campi profughi della Striscia di Gaza dalle incursioni armate sioniste (ricordiamo che all'epoca il regime ebraico manteneva una presenza in tutta la Striscia e vi controllava numerose colonie militarizzate piene di miliziani armati).
Samhadana era originario di Rafah, nel Sud estremo della Gaza Strip e anche per questo i gruppi più forti dei Comitati Popolari si formarono proprio in quella zona ma ben presto le adesioni al gruppo si estesero ben al di là di quella 'culla', (a tutt'oggi la roccaforte del gruppo si trova nel campo profughi di Jabalyia, nell'estremo Nord della Striscia) e cellule vennero formate anche nella West Bank.
Il reclutamento, anche per le necessità contingenti, diede da subito buoni risultati, fornendo un'amalgama di 'veterani' reduci da precedenti esperienze di militanza in altri gruppi (formazioni di Sinistra, ma soprattutto Fatah, specie dopo la morte di Yasser Arafat) e di 'nuove leve' che si affacciavano per la prima volta all'esperienza della Resistenza armata.
Organizzata la loro componente militare nelle 'Brigate Salah ad-Din' i Comitati Popolari si segnalarono da subito per l'estrema flessibilità dei loro metodi operativi, dimostrandosi in grado di mutuare alcuni protocolli da altre organizzazioni e contemporaneamente di introdurne di nuovi e insospettati, dimostrandosi molto efficienti nelle operazioni combinate portate avanti con altri gruppi.
Come d'uso con le organizzazioni della Resistenza palestinese, solo le loro operazioni più distanti nel tempo possono essere attribuite con certezza, i dettagli su quelle più recenti sono trattenuti per evitare di aiutare le forze sionaziste nei loro sforzi di repressione, comunque gli attacchi dei Comitati e delle loro Brigate agli insediamenti sionisti illegali hanno avuto molta parte nella decisione del boia Sharon di ritirarsi dalla Striscia di Gaza.
Con la scomparsa di Arafat e la totale 'svendita' di ogni prospettiva di Resistenza da parte di Fatah i Comitati Popolari hanno visto aumentare molto il loro seguito in Cisgiordania ma hanno anche dovuto confrontarsi con gli arresti e le persecuzioni da parte degli apparati di sicurezza dell'ANP ormai collaborazionista con Israele, specialmente dopo il fallito golpe del 2006 che però ha lasciato Abbas e complici in controllo della West Bank.
E' quasi certo che i Comitati Popolari abbiano organizzato sia l'attentato esplosivo contro il convoglio americano a Beit Hanoun e abbiano organizzato l'assalto alla residenza di Moussa Arafat, congiunto del defunto Yasser, nel quale egli venne ucciso per aver perseguitato a lungo gli uomini della Resistenza in Cisgiordania.
Si dice che i Comitati popolari abbiano tra i 2000 e i 3000 aderenti a tempo pieno e un numero molto maggiore di membri part-time e simpatizzanti; tra i membri full-time l'adesione alle Brigate Salah ad-Din é altissima tanto che alcuni osservatori indicano come 'meramente cosmetica' la distinzione tra aderenti a tempo pieno e militanti dell'ala armata.
Anche se presi di mira dalle imboscate sioniste (il fondatore Samhadana é stato martirizzato nel 2006, il suo successore Al-Qaisi nella primavera 2012) i Comitati Popolari hanno trovato modo di rafforzarsi, stabilendo una fruttuosa collaborazione con Hezbollah, di cui ammirano apertamente metodi e risultati, arrivando a omaggiarne persino il glifo sulla loro bandiera ufficiale.
Nel corso degli otto giorni di scontro con l'Esercito sionista l'anno scorso a novembre 2012, tredici loro militanti sono caduti come martiri, ma in compenso dalle loro posizioni di Gaza i membri dell'organizzazione hanno lanciato razzi e colpi di mortaio verso le posizioni dell'Esercito di Tel Aviv fino all'ultimo minuto di conflitto.
sabato 6 aprile 2013
Una Terza Intifada diventa più probabile? Le posizioni (opposte) in merito di Hezbollah e del satrapo collaborazionista Abbas!
Ancora una volta le insensate violenze delle forze di occupazione militare sionista in Cisgiordania hanno fatto vittime tra la popolazione civile durante la crudele repressione delle proteste attorno a Tulkarem scoppiate per stigmatizzare la morte per cancro dell'ennesimo prigioniero politico palestinese lasciato senza cure dalla criminale negligenza sanitaria del regime ebraico.
Lo sdegno che questi atti hanno provocato in tutti gli strati della popolazione palestinese, non solo nella West Bank, ma anche in Gaza e nelle comunità della Diaspora ha portato ancora più alla ribalta la prospettiva di una possibile mobilitazione popolare di massa nelle forme di una "Terza Intifada"; ovviamente le varie forze politiche interpretano questa possibilità secondo i loro canoni ideologici e i loro indirizzi dottrinari e operativi.
Se per l'Hezbollah libanese che per primo ha dimostrato come l'unico modo di ottenere risultati positivi con Israele é l'esercizio della lotta e della resistenza armata portata alle sue ultime conseguenze, tanto che il canale media ufficiale dell'organizzazione; "Al-Manar" ha invitato i Palestinesi a prendere l'iniziativa scavalcando i loro rappresentanti confusi, abbagliati da prospettive personalistiche o ormai collusi con l'Occupazione, il leader collaborazionista di Fatah ha condannato l'idea in principio, ritenendola 'pericolosa'...'pericolosa' per chi?
Per il popolo palestinese costantemente e impunemente massacrato da Israhell? Certo la sua situazione non potrà peggiorare in una nuova insurrezione! Se invece il cacicco Abbas parlava di 'pericoli' per la sua SCADUTISSIMA poltrona di Satrapo dell'ANP (su cui il suo culone ha maturato ormai quattro anni di 'straordinario') allora forse ha ragione, qualche 'pericolo' ci può essere, ma al Palestinese della strada, che cosa può importare di ciò?
Lo sdegno che questi atti hanno provocato in tutti gli strati della popolazione palestinese, non solo nella West Bank, ma anche in Gaza e nelle comunità della Diaspora ha portato ancora più alla ribalta la prospettiva di una possibile mobilitazione popolare di massa nelle forme di una "Terza Intifada"; ovviamente le varie forze politiche interpretano questa possibilità secondo i loro canoni ideologici e i loro indirizzi dottrinari e operativi.
Se per l'Hezbollah libanese che per primo ha dimostrato come l'unico modo di ottenere risultati positivi con Israele é l'esercizio della lotta e della resistenza armata portata alle sue ultime conseguenze, tanto che il canale media ufficiale dell'organizzazione; "Al-Manar" ha invitato i Palestinesi a prendere l'iniziativa scavalcando i loro rappresentanti confusi, abbagliati da prospettive personalistiche o ormai collusi con l'Occupazione, il leader collaborazionista di Fatah ha condannato l'idea in principio, ritenendola 'pericolosa'...'pericolosa' per chi?
Per il popolo palestinese costantemente e impunemente massacrato da Israhell? Certo la sua situazione non potrà peggiorare in una nuova insurrezione! Se invece il cacicco Abbas parlava di 'pericoli' per la sua SCADUTISSIMA poltrona di Satrapo dell'ANP (su cui il suo culone ha maturato ormai quattro anni di 'straordinario') allora forse ha ragione, qualche 'pericolo' ci può essere, ma al Palestinese della strada, che cosa può importare di ciò?
sabato 5 gennaio 2013
Taher Halalhleh e Khader Adnan partecipano a una manifestazione della Jihad Islamica a favore dei prigionieri politici!
Anche nei territori occupati di Cisgiordania il Movimento per la Jihad Islamica in Palestina, nonostante le politiche repressive dei 'gendarmi di Sion', i collaborazionisti dell'autorità nazionale palestinese, sta prendendo sempre più piede ed estendento l'appeal del suo messaggio di Lotta e Resistenza a fasce sempre più ampie della popolazione, esasperata dall'ignavia di Abbas e sodali, che si contentano di vuoti 'riconoscimenti' come quello dell'ONU e anche dell'operato di certi settori di Hamas, apparentemente più ansiosi di mettersi in buoni rapporti coi Fratelli Musulmani e con gli emiri wahabiti del petrolio che di combattere l'occupazione sionazista.
In questa preziosa testimonianza fotografica vediamo come a una recente manifestazione di solidarietà con i cinque prigionieri politici attualmente in sciopero della fame nelle carceri sioniste e per il rilascio immediato dei Parlamentari palestinesi imprigionati da Tel Aviv abbiano fatto la loro apparizione Khader Adnan e Taher Halahleh, a loro volta ex-prigionieri politici che, come abbiamo dolorosamente testimoniato, arrivarono sull'orlo della morte autoinfliggendosi lunghissimi digiuni di protesta.
In questa preziosa testimonianza fotografica vediamo come a una recente manifestazione di solidarietà con i cinque prigionieri politici attualmente in sciopero della fame nelle carceri sioniste e per il rilascio immediato dei Parlamentari palestinesi imprigionati da Tel Aviv abbiano fatto la loro apparizione Khader Adnan e Taher Halahleh, a loro volta ex-prigionieri politici che, come abbiamo dolorosamente testimoniato, arrivarono sull'orlo della morte autoinfliggendosi lunghissimi digiuni di protesta.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
sabato 29 dicembre 2012
Meeting a Dubai tra Shafiq, Dahlan e agenti del Mossad, cosa sta tramando lo spionaggio ebraico?
Numerosi contatti negli Emirati Arabi Uniti ci hanno segnalato che nelle ultime ore in quel di Dubai si sarebbe tenuto un vertice tra Tamir Pardo del Mossad, l'ex candidato presidenziale egiziano Ahmad Shafiq e l'ex-membro di Fatah ed ex-responsabile della Sicurezza dell'ANP, Mohamed Dahlan.
Come ricorderanno bene i nostri lettori Shafiq é fuggito di gran carriera dall'Egitto appena perse il ballottaggio contro Mohammed Mursi, rifugiandosi tra gli Emiri filo-americani e filo-sionisti che finora lo hanno protetto da tutti gli avvisi di garanzia e i mandati di comparizione spiccati nei suoi confronti per la partecipazione all'allegro regime di tangenti e mazzette della cleptocrazia mubarakiana.
Mohamed Dahlan, già "Ras" di Gaza ai tempi del predominio di Fatah, che con Mubarak stava tramando un golpe interno anti-Abbas poco prima della rivoluzione del 2011. E' uscito con le ossa rotte dal confronto interno con l'ex-delfino di Arafat, si é visto incriminato per tutta una serie di malversazioni e appropriazioni (ma anche omicidi) ed é stato espulso da Fatah venendo ridotto a 'paria' della politica palestinese.
Ovvio che un uomo senza più alcun appoggio cerchi di sfruttare gli ultimi agganci che gli rimangono: quelli con Israele e il Mossad, che lui aiutò ad assassinare il dirigente di Hamas Mahmoud al-Mabouh inviando due suoi dipendenti a "preparare il terreno" alla squadra-omicidi sionista prenotando e pagando auto a noleggio e stanze d'albergo poi utilizzate dai sicari.
Come ricorderanno bene i nostri lettori Shafiq é fuggito di gran carriera dall'Egitto appena perse il ballottaggio contro Mohammed Mursi, rifugiandosi tra gli Emiri filo-americani e filo-sionisti che finora lo hanno protetto da tutti gli avvisi di garanzia e i mandati di comparizione spiccati nei suoi confronti per la partecipazione all'allegro regime di tangenti e mazzette della cleptocrazia mubarakiana.
Mohamed Dahlan, già "Ras" di Gaza ai tempi del predominio di Fatah, che con Mubarak stava tramando un golpe interno anti-Abbas poco prima della rivoluzione del 2011. E' uscito con le ossa rotte dal confronto interno con l'ex-delfino di Arafat, si é visto incriminato per tutta una serie di malversazioni e appropriazioni (ma anche omicidi) ed é stato espulso da Fatah venendo ridotto a 'paria' della politica palestinese.
Ovvio che un uomo senza più alcun appoggio cerchi di sfruttare gli ultimi agganci che gli rimangono: quelli con Israele e il Mossad, che lui aiutò ad assassinare il dirigente di Hamas Mahmoud al-Mabouh inviando due suoi dipendenti a "preparare il terreno" alla squadra-omicidi sionista prenotando e pagando auto a noleggio e stanze d'albergo poi utilizzate dai sicari.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Etichette:
Abbas,
Ahmed Shafiq,
ballottaggio,
Cisgiordania,
Dahlan,
Dubai,
Egitto,
Elezioni,
Europarlamento,
Fatah,
Gaza,
Golpe,
Hamas,
Mahmoud al-Mabhouh,
Mohammed Mursi,
Tamir Pardo,
UAE,
West Bank
lunedì 5 novembre 2012
Qualcunio spieghi al cacicco Abbas che il Diritto al Ritorno non é commerciabile, soprattutto dai venduti come lui!
Ultimamente molti strali di "Palaestina Felix" si sono concentrati su quella parte della dirigenza di Hamas che pare più interessata a ricevere denaro dai petro-monarchi sunniti e conservatori, fantocci degli Usa e nemici dell'Iran e dell'Asse della Resistenza, che non di servire gli interessi e i desideri del Popolo di Palestina. Gli atti e le iniziative assunte da questi dirigenti corrotti e venali (come Khaled Mishaal e Moussa abu Marzouk) ci facevano letteralmente "rimpiangere" i giorni non lontanissimi in cui stigmatizzavamo ferocemente Mahmud Abbas e i 'cacicchi' della fazione Fatah (che illegittimamente amministrano per conto dell'occupante sionista la Cisgiordania) e indicavamo invece Hamas come forza di Resistenza "sana" e fedele ai principi della lotta di liberazione.
Le recenti "sparate" del satrapo Abbas, attaccato alla poltrona tarlata di "Presidente dell'Anp" nonostante che il suo mandato sia scaduto 46 mesi orsono, ci hanno ulteriormente ricordato quei giorni. L'idiota Abbas, che occupa uno scranno la cui legittimità é più scaduta di uno yogurt ormai verde e impellicciato di muffa dovrebbe venire informato che il "Diritto al Ritorno" dei profughi palestinesi e dei loro discendenti non é materia che un ufficiale eletto possa trattare, a meno che non sia legittimato da un ipotetico referendum che coinvolga tutti i membri della Diaspora Palestinese: certo non può venire maneggiato come 'merce di scambio' da un 'Presidente' screditato e che dovrebbe essersi dimesso da anni come lui!
Il tentativo di Abbas di mettersi in luce agli occhi del "Bwana" sionista con la 'promessa' di abbandonare ogni pretesa di "Diritto al Ritorno" in occasioni di eventuali (in realtà impossibili) riprese dei 'negoziati di pace' dimostra solo il servilismo e l'abiezione morale del personaggio e dell'organizzazione che a lui fa riferimento: Fatah, da gruppo di guerriglieri a coterie di camerieri!
POSCRITTO
"Menzione Speciale" per gli eunuchi imbecilli responsabili del "blog" Frammenti Vocali in Medio Oriente sostenitori di una 'pacioccosa' linea buonist-veltroniana che credono che si possa essere 'amici della Palestina' in maniera 'radical chic' e 'politicamente corretta'. Questi colossali idioti (che non devono avere visto un Palestinese nemmeno disegnato) alla fragorosa calata di braghe da parte di Mahmud Abbas/Abu Mazen hanno fatto partire urrà ed applausi lodando il suo "enorme coraggio" per aver messo in vendita i Diritti inalienabili (riconosciuti dall'ONU) di milioni di persone. Vi informiamo di una cosa, massa di idioti ridicoli, le reazioni dei PALESTINESI VERI sono state, come potrete vedere da questo link, DEL TUTTO DIVERSE dalle vostre, pensateci un attimo (se ne siete capaci) e chiedetevi come mai!
Le recenti "sparate" del satrapo Abbas, attaccato alla poltrona tarlata di "Presidente dell'Anp" nonostante che il suo mandato sia scaduto 46 mesi orsono, ci hanno ulteriormente ricordato quei giorni. L'idiota Abbas, che occupa uno scranno la cui legittimità é più scaduta di uno yogurt ormai verde e impellicciato di muffa dovrebbe venire informato che il "Diritto al Ritorno" dei profughi palestinesi e dei loro discendenti non é materia che un ufficiale eletto possa trattare, a meno che non sia legittimato da un ipotetico referendum che coinvolga tutti i membri della Diaspora Palestinese: certo non può venire maneggiato come 'merce di scambio' da un 'Presidente' screditato e che dovrebbe essersi dimesso da anni come lui!
Il tentativo di Abbas di mettersi in luce agli occhi del "Bwana" sionista con la 'promessa' di abbandonare ogni pretesa di "Diritto al Ritorno" in occasioni di eventuali (in realtà impossibili) riprese dei 'negoziati di pace' dimostra solo il servilismo e l'abiezione morale del personaggio e dell'organizzazione che a lui fa riferimento: Fatah, da gruppo di guerriglieri a coterie di camerieri!
POSCRITTO
"Menzione Speciale" per gli eunuchi imbecilli responsabili del "blog" Frammenti Vocali in Medio Oriente sostenitori di una 'pacioccosa' linea buonist-veltroniana che credono che si possa essere 'amici della Palestina' in maniera 'radical chic' e 'politicamente corretta'. Questi colossali idioti (che non devono avere visto un Palestinese nemmeno disegnato) alla fragorosa calata di braghe da parte di Mahmud Abbas/Abu Mazen hanno fatto partire urrà ed applausi lodando il suo "enorme coraggio" per aver messo in vendita i Diritti inalienabili (riconosciuti dall'ONU) di milioni di persone. Vi informiamo di una cosa, massa di idioti ridicoli, le reazioni dei PALESTINESI VERI sono state, come potrete vedere da questo link, DEL TUTTO DIVERSE dalle vostre, pensateci un attimo (se ne siete capaci) e chiedetevi come mai!
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!
Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Etichette:
Abbas,
Anp,
Cacicco,
Camerieri,
Diritto al Ritorno,
Hamas Fatah,
Presidente,
Resistenza,
Satrapo
sabato 14 gennaio 2012
"Povero squalo!" le autorità giudiziarie giordane sequestrano i beni di Mohamed Dahlan, il corrotto aiutante del Mossad!
Fonti giornalistiche giordane riportano che l'autorità giudiziaria del reame ascemita avrebbe ordinato negli scorsi giorni il congelamento e la confisca di tutti gli assetti mobili e immobili riconducibili a Mohammed Dahlan, ex-capo della sicurezza di Fatah, ex-'boss' di Gaza (prima del fallimento del Colpo di Stato con cui la fazione di Abbas ha tentato di rovesciare il Governo di Hamas), uomo di fiducia di Israele, facilitatore di assassini del Mossad e contrabbandiere (insieme ai suoi soci curdi) di armi israeliane inviate in aiuto a Gheddafi.
Il quotidiano Al-Rai ha citato una fonte anonima all'interno della Banca Centrale giordana secondo la quale l'Ufficio del Procuratore Generale di Amman, Mohammed Sourani avrebbe inviato una lettera ufficiale alla direzione dell'istituto di credito "raccomandando" di bloccare ogni proprietà di Dahlan, di suo fratello e "di una terza persona collegata ai primi due".
La fonte avrebbe spiegato che la decisione di bloccare le proprietà di Dahlan e soci sarebbe stata presa nell'ambito del processo istruito contro di lui dall'Anp. Lo scorso giugno Fatah lo ha espulso dai suoi ranghi e l'Anp lo ha messo sotto accusa per omicidio e "attività contrarie alla sicurezza nazionale". Ovviamente tutti sapevano in che genere di attività era coinvolto Dahlan ma il vero motivo per la sua caduta in disgrazia é da individuarsi (come in tempi non sospetti avevamo indicato su queste pagine) nel suo maldestro e sfortunatissimo tentativo di "chiedere la testa" di Mahmud Abbas tra dicembre 2010 e gennaio 2011, con il sostegno di Mubarak e dei suoi servizi segreti. Caduto "il faraone" in seguito alla rivolta di Piazza Tahrir a Dahlan non sono rimasti padrini o sponsor che potessero salvarlo dalla vendetta di Abbas.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Etichette:
Abbas,
Cisgiordania,
Colpo di Stato,
Conflitto Hamas-Fatah,
Dahlan,
Fatah,
Gaza,
Hamas,
Inchiesta,
Indagine,
Karni,
Sospensione,
West Bank
domenica 13 novembre 2011
Zahar: "Hamas non ha trattato direttamente con i sionisti e non lo farà mai, la trattativa diretta sarebbe come un riconoscimento!"
Il fondatore e leader storico del Movimento di Resistenza Hamas, Mahmoud al-Zahar, ha ribadito che non esiste la minima intenzione "oggi o nel futuro" di aprire alcun 'negoziato' con Israele; parlando col quotidiano londinese Al-Hayat, in una intervista pubblicata sabato Zahar ha chiarito che tutti i contatti con l'entità sionista nell'accordo di liberazione degli oltre mille prigionieri politici andato in porto il mese scorso sono stati presi da terze parti in Egitto e poi riferiti alla dirigenza di Hamas, che continua ad aderire strettamente alla sua politica di "nessun riconoscimento, nessun negoziato" con il regime ebraico.
"Del resto", chiarisce Zahar, "se avessimo parlato direttamente con gli occupanti sionisti in qualche modo, a qualche livello, ciò avrebbe implicato un riconoscimento di una loro qualche legittimità, cosa che vogliamo evitare ad ogni costo". Tuttavia ha poi affermato che trattative indirette tramite terze parti sono accettabili e verrano sicuramente ripetute quando possano portare ad esiti positivi e benefici per i Palestinesi e per la loro Causa, mentre ha fortemente stigmatizzato le trattative portate avanti da Abbas e da Fatah, previa l'umiliazione di un 'riconoscimento' dell'occupazione sionista, che hanno mostrato in 18 anni la loro completa inutilità.
Zahar ha poi criticato Israele per la sua campagna di bombardamenti immediatamente successiva alla liberazione dei prigionieri e per la costante politica di assedio economico della Striscia di Gaza, un provvedimento che viene prolungato nella fallace speranza che possa in qualche modo nuocere alla popolarità di Hamas presso la popolazione, che invece é ai suoi massimi storici proprio per gli sforzi esercitati dal Movimento e dal Governo legittimo da esso espresso per alleviare le sofferenze degli abitanti e, in questo particolare momento, anche per la liberazione dei detenuti politici.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
lunedì 3 ottobre 2011
Ramadan Abdullah, leader della Jihad Islamica, interviene alla Conferenza sull'Intifada in corso a Teheran!
Il leader del Movimento per la Jihad Islamica in Palestina, il celebre economista Ramadan Abdullah (già docente a Tampa e all'Università della Florida del Sud), presente a Teheran per i lavori della Quinta Conferenza internazionale sull'Intifada Palestinese, ha dichiarato che il cammino della Lotta e della Resistenza non ha alternative e rappresenta l'unica strada che i Palestinesi possano percorrere per ristabilire i loro Diritti inalienabili; la notizia é stata riportata dal canale iraniano di lingua inglese PressTV e dall'agenzia stampa ufficiale della Repubblica popolare cinese, Xinhua.
Abdullah nel corso del suo intervento si é rivolto al Presidente 'de facto' dell'Anp (col mandato scaduto da due anni e nove mesi), Mahmud Abbas, affinché interrompa una volta per tutte la pretesa di 'negoziati' con l'occupazione sionista, notando che più tale infingimento viene protratto più a lungo si fornisce a Tel Aviv un paravento dietro il quale continuare indisturbata le sue operazioni di insediamento illegale, colonizzazione e giudeizzazione forzata di terra palestinese.
Nella giornata precedente era toccato alla Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei prendere la parola alla Conferenza, con un intervento nel quale era stata duramente condannata ed esposta come chimerica e strumentale ai soli interessi sionisti la cosiddetta 'Soluzione a Due Stati' la cui accettazione si risolverebbe in un implicito riconoscimento della 'legittimità' dell'occupazione sionista delle terre palestinesi violate con la 'Nakba' del 1948 e col conseguente olocausto di migliaia di villaggi e cittadine arabe; distrutte dalle milizie ebraiche con stragi e massacri che fecero impallidire quelle compiute in Europa dalle SS naziste solo pochi anni prima.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
domenica 2 ottobre 2011
Grande manifestazione ad Al-Khalil per la liberazione dei detenuti arrestati da Fatah per compiacere i 'bwana' israeliani!
Centinaia di famiglie palestinesi hanno organizzato un sit-in nel pieno centro della città di Al-Khalil, nella Cisgiordania occupata, chiedendo il rilascio di tutti i detenuti politici in mano alle forze di sicurezza di Fatah, asservite ai Diktat sionisti oggi come ieri, come se la firma del cosiddetto 'accordo di riconciliazione' avvenuta pochi mesi fa non avesse mai avuto luogo.
I dimostranti hanno espresso la loro disapprovazione per il mancato concretarsi delle promesse fatte al momento della firma, al Cairo, secondo le quali i loro figli, padri, mariti, parenti avrebbero dovuto tornare in libertà da lungo tempo ormai. Le critiche ad Abbas e alla sua 'fretta' di mendicare un riconoscimento ONU per uno Stato inesistente, sottomesso a un'umiliante occupazione militare e a una costante cancerosa espansione di colonie e insediamenti illegali non si sono certo fatte aspettare.
"Fatah deve rilasciare ogni prigioniero politico, altrimenti come é possibile forzare Israele a fare lo stesso?", si é sentito ripetere a più riprese durante la manifestazione; "l'era della paura é finita per sempre, il popolo Palestinese dimostrerà di non avere niente da invidiare a Egiziani, Tunisini, Libici e a tutti gli altri arabi che hanno lottato o stanno lottando per la loro libertà, per la loro autonomia, per la loro indipendenza".
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Etichette:
Abbas,
Al-Fatah,
Al-Khalil,
Detenuti,
Manifestazione,
ONU,
Primavera Araba,
Riconciliazione,
Sit-in
venerdì 30 settembre 2011
Il Ministro egiziano Mohamed Amir avverte il regime dell'Apartheid: "Sarete considerati pienamente responsabili delle vostre scelte arroganti e ingiuste!"
Il Ministro egiziano Mohamed Kaml Amir ha dichiarato che la Comunità internazionale nel suo complesso e il cosiddetto "Quartetto" in particolare sono da considerarsi direttamente responsabili della recente decisione del Governo sionista di ampliare con 1.100 'unità abitative' gli insediamenti illegali in Cisgiordania; decisione perircolosa e provocatoria, che deriva dall'incapacità del consesso delle nazioni di far pagare a Israele il fio delle sue violazioni e delle sue violenze contro la Palestina e i Palestinesi.
La dichiarazione arriva dagli Usa, dove il Ministro si trova attualmente in seguito alla convocazione dell'Assemblea Generale ONU che dovrà, tra l'altro, valutare la richiesta di Abbas e della fazione Fatah di riconoscere uno Stato palestinese sui confini indicati dalla Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza. Amir ha dichiarato che "la costante scelta di iniziative provocatorie e illegali da parte israeliana é garantita dall'inattività dei paesi occidentali, sempre pronti a condonare e passare sopra alle atrocità più palesi: l'assedio di Gaza, la strage della Mavi Marmara, il costante aumento delle colonie illegali!".
Amir ha dichiarato "tutta la preoccupazione egiziana" riguardo la continua metastasi degli insediamenti, che sono stati ingranditi negli ultimi mesi da ben seimila unità abitative "uno stato dei fatti facilitato anche dal totale caos in cui versa l'Anp, ansiosa solo di arrestare oppositori politici di parte palestinese". Il Ministro ha rivolto un ammonimento al regime ebraico, avvertendolo che sarà considerato pienamente e totalmente responsabile delle conseguenze di queste scelte sbagliate e arroganti.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.
Iscriviti a:
Post (Atom)






















