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giovedì 3 gennaio 2019

Esercito Yemenita e Comitati Popolari (Ansarullah) fanno il punto sulle operazioni del 2018!

Un portavoce delle Forze Armate Yemenite ha rilasciato un rapporto consuntivo delle operazioni delle forze armate di Sanaa e dei Comitati Popolari di Ansarullah (ormai completamente integrate in una omogenea forza di difesa nazionale) effettuate contro gli invasori sauditi ed emiratini e i loro mercenari africani nel corso dei 12 mesi del 2018.

Tra di esse, come si vede chiaramente dall'infografica riportata qui sopra, si contano:

domenica 30 settembre 2018

KHUZESTANI CUCKOO!! Uno dei terroristi di Ahvaz era un cittadino iraniano con gravi problemi psichici!

Hassan Darwishi, uno dei terroristi dell'attentato di Ahvaz ucciso dalle forze di sicurezza iraniane sul posto, soffriva di problemi psicologici ed era stato sottoposto a cure specifiche presso una clinica del settore.

Darvishi è stato ucciso in una sparatoria con le forze di sicurezza dopo che lui e altri quattro terroristi hanno massacrato ben 26 persone tra cui donne, ragazzi e bambini. Quando i familiari di Hassan Darvishi sono stati convocati dagli investigatori degli organi di intelligence competenti, il padre ha detto che suo figlio aveva problemi mentali ed era sotto trattamento.

domenica 23 settembre 2018

Dopo lo shock e l'orrore in Iran inizia il lutto per le vittime di Ahvaz: bilancio aggiornato a 24 morti!

La foto introduttiva a questo post non ha veramente bisogno di commento e vorremmo invitare il nostro pubblico a notare ed evincere le differenze con i piagnistei occidentali a base di gessetti colorati e altre simili manifestazioni d'impotenza.

Nello scatto che vedete riportato qui sopra si vede un popolo stretto intorno a valori comuni, compreso nel dolore del momento, che però sta già elaborando l' arsenale emotivo necessario alla riscossa; la reazione iraniana non si limiterà al cordoglio e certamente non diventerà un 'piagnisteo isterico' come quelli che abbiamo visto in azione troppe volte in Europa.

sabato 22 settembre 2018

INIZIA LA VENDETTA IRANIANA! Abbattuti due dei terroristi takfiri responsabili per la strage di Ahvaz!

Abbiamo ricevuto questa foto accompagnata dalla didascalia "Uccisi due terroristi responsabili dell'attentato di Ahvaz".

Non si conosce il loro nome né la loro nazionalità ma ambienti governativi e militari iraniani hanno già accusato l'Arabia Saudita di essere dietro al codardo attacco che ha colpito le celebrazioni per il 38esimo anniversario della Guerra Iran-Irak.



AGGIORNAMENTO: ad Ahvaz uccise undici persone, almeno 21 quelle ferite!

Takfiri.

Gente che se si trovasse davanti a un soldato dell'Artesh, a un Guardiano della Rivoluzione o a un militante dei Basij sarebbe morto prima ancora di poter dire "a".

Gente che solo colpendo alle spalle, vigliaccamente, riesce a nuocere e a provocare danno (seppur temporaneo) all'Iran, al suo popolo e alla sua Rivoluzione.

sabato 10 marzo 2018

Il bilancio dell'invasione saudita dello Yemen si mantiene disastroso anche nei primi due mesi del 2018!



  • 314 veicoli militari assortiti
  • 47 veicoli blindati
  • 8 carri armati
  • 319 miliziani e mercenari
  • 141 soldati regolari
Sono queste le perdite inflitte nei mesi di gennaio e febbraio 2018  dalle forze armate yemenite e dai combattenti dei Comitati Popolari di Ansarullah agli aggressori sauditi, ai loro lacché di altri piccoli stati del Golfo e ai mercenari al loro servizio (che siano vendipatria leali all'Ex-vicepresidente traditore Hadi, estremisti wahabiti o disperati africani e pachistani reclutati per pochi dollari).

All'inizio dell'anno abbiamo similmente pubblicato una sommatoria di tutte le perdite subite da Sauditi e lacché nel corso del 2017.

martedì 6 marzo 2018

Un trasporto Antonov-26 si schianta atterrando a Hymemim: 32 i martiri!

Invitiamo tutti i lettori e gli amici di PALAESTINA FELIX a rivolgere un pensiero ai trentadue martiri della solidarietà e della fratellanza russo-siriana che si sono immolati nello schianto che ha colpito un aereo da trasporto Antonov-26 in fase di avvicinamento finale alla pista di atterraggio dell'aeroporto di Hymemim.

I loro nomi si uniscono a quelli dei numerosi altri caduti che hanno dato le loro vite per mantenere la Siria libera dalla morsa dell'oscurantismo takfiro e dell'oppressione anglo-americo-sion-imperialista.

sabato 13 gennaio 2018

Una nuova raffica di perdite per gli invasori sauditi in Yemen! Diversi veicoli distrutti in imboscate e agguati!

L'emittente in lingua araba Al-Masirah ha riportato che un veicolo militare saudita nella regione di Najran é saltato su una mina o su un IED collocato sulla sua strada da combattenti yemeniti, risultando distrutto e causando la morte di tre soldati di Riyadh.

Poco dopo il quotidiano Al-Sabq ha riportato una notizia simile ma parlando di un solo militare morto; non sappiamo se si riferisse a un altro agguato o se riportasse lo stesso evento di Al-Masirah con dettagli diversi.

sabato 6 gennaio 2018

Saudita esasperato dagli aumenti appicca il fuoco a una stazione di servizio!

Avete mai visto un consumatore esasperato dagli aumenti dare fuoco a una pompa di benzina?

Ebbene, grazie al filmato che proponiamo qui di seguito potrete vedere proprio questo spettacolo.
La cosa buffa é che qualunque automobilista europeo considererebbe una manna i prezzi del carburante praticati in Arabia Saudita, anche dopo il loro aumento del 127 per cento avvenuto pochi giorni fa.

Ma bisogna contare che al contrario dei Principi i regnicoli sauditi sopravvivono con stipendi bassissimi per cui la 'stangata' sui carburanti é stata per loro dolorosissima.

giovedì 4 gennaio 2018

Sauditi e mercenari in Yemen hanno perso 1300 uomini, 40 tank, 200 blindati e centinaia di camion nel corso del 2017!

BILANCIO DELLE PERDITE UMANE E MATERIALI DEL CORPO DI SPEDIZIONE SAUDITA CONTRO LO YEMEN NEL CORSO DELL'ANNO SOLARE 2017.


  • 399 militari sauditi (Esercito regolare e Guardia Nazionale)
  • 894 mercenari al servizio di Casa Saoud
  • 39 carri armati (tra cui 8 M-1 Abrams di fabbricazione americana)
  • 196 veicoli blindati
  • 1337 camion, jeep e altri veicoli leggeri per uso militare

martedì 2 gennaio 2018

Batosta per gli automobilisti sauditi! Prezzo della benzina più che raddoppiato dall'oggi al domani! E Casa Saoud deve introdurre l'IVA per far fronte alla voragine del bilancio statale!!

Sempre più a rotoli i conti pubblici di Riyadh.

In un elemento di vera crisi strutturale che in un sistema informativo veramente libero e indipendente avrebbe occupato per giorni e giorni le prime pagine di tutti i quotidiani internazionali il regime wahabita di Riyadh non solamente ha dovuto introdurre proprio nella giornata di ieri un'Imposta sul Valore Aggiunto (per la prima volta nella sua storia), ma ha anche aumentato le accise sul carburante (prima praticamente inesistenti) portando il suo costo al consumo a salire del 127 per cento dall'oggi al domani.

Il costo della benzina, in passato fortemente calmierato, era già salito considerevolmente dal 2015 al 2017; adesso ha toccato livelli inauditi per il più grande esportatore di petrolio del mondo.

martedì 6 dicembre 2016

Onore ai caduti russi in Siria, combattenti e non-combattenti, testimoni eterni di un legame storico!

Questo articolo a momenti verrà pubblicato anche sul quotidiano online L'Opinione Pubblica, col quale mi pregio di collaborare e dove i miei scritti sono tutti consultabili a questa pagina web.

Non ci crederete, ma tutti gli articoli che ho pubblicato per L'OP sono firmati: "Paolo Marcenaro"!!

L'intervento russo in Siria ha "compiuto" poco più di un anno e, come ci si poteva aspettare nel quadro di un'operazione in cui i comandi di Mosca non hanno avuto remore o timori nel mettere da subito "scarponi sul terreno", né a impiegare unità aeree in contesti in cui una certa capacità di risposta ostile era prevedibile se non probabile, esso è già costato un certo numero di vite.

Il recente episodio dell'ospedale mobile di Aleppo, si badi bene, risulta tuttavia più grave e sconvolgente perché coinvolge personale non combattente impegnato in una missione umanitaria, che avrebbe dovuto essere rispettato e salvaguardato da ogni azione ostile (anche perché il bombardamento della struttura non ha garantito alcun vantaggio ai terroristi che lo hanno effettuato, non avendo indebolito gli assedianti né tantomeno allentato la loro presa sugli ultimi quartieri aleppini da essi circondati).

La donna medico e la paramedico che hanno trovato la morte nel proditorio attacco alla struttura sanitari uniscono quindi i loro nomi (non ancora rivelati) alla lista dei ventuno militari russi che hanno trovato la morte aiutando la Siria e i Siriani ad affrontare l'aggressione terroristico-imperialista.

In esclusiva per il pubblico di PALAESTINA FELIX le foto delle due martiri russe uccise ad Aleppo!

Queste donne dai visi dolci e rassicuranti erano il medico e la paramedico che sono rimaste uccise nell'Ospedale Mobile del Ministero della Difesa che stava accogliendo e curando gli abitanti di Aleppo quando é stato bersagliato da tiri di mortaio dei terroristi takfiri.

Adesso il bilancio della strage é di due morti, entrambe donne, e di un ferito sempre grave che lotta contro la morte.

giovedì 10 settembre 2015

Oltre quattrocento i takfiri uccisi a Zabadani! Circa 200 fatti prigionieri; rapporto perdite più di 7:1 in favore di Siriani ed Hezbollah!

Il quotidiano libanese 'Daily Star' ha pubblicato un bilancio parziale dell'operazione vittoriosa delle Forze Armate siriane e dei combattenti sciiti libanesi di Hezbollah nella cittadina di Zabadani, posizione chiave del confine siro-libanese ormai completamente in mano alle forze alleate dopo poco più di due mesi di intensissimi combattimenti urbani.

lunedì 7 settembre 2015

Re Salman taglia sanità ed educazione ai suoi "regnicoli" per il persistere dei bassi prezzi petroliferi!

"Stiamo lavorando, per tagliare spese non necessarie", ha dichiarato il Ministro delle Finanze del regime wahabita di Riyadh, Ibrahim al-Assaf, ai microfoni della rete Usa CNBC, ma i giri di parole non servono a nascondere che saranno i poveri 'regnicoli' sauditi, che campano malamente con un posto di impiegato pubblico ottenuto con raccomandazioni e spinterelle da qualche Sottosegretario o da un parente influente, che non partecipano ai festini a base di whisky e champagne dei Principi del petrolio, a pagare il conto del crollo delle entrate di uno Stato che senza il petrolio non avrebbe niente da vendere, nemmeno le coperte di lana di cammello (che ormai nessuno sa più intessere).

sabato 3 gennaio 2015

Finalmente domato il disastroso incendio al terminal petrolifero di Sidra, che ha divorato quasi due milioni di barili di greggio!!

Nove giorni e un milione e ottocentomila barili dopo l'inizio dell'incendio al terminal di Sidra finalmente gli eroici pompieri libici, malissimo attrezzati e poco addestrati se non nell'uso del proprio coraggio e del loro ingegno sono riusciti ad avere ragione delle fiamme appiccate da un attacco dei miliziani islamisti di 'Fajr Libya' che evidentemente ormai disperano di poter entrare in possesso delle strutture petrolifere di Al-Hilal (Sidra, appunto, Mersa el-Brega e Ras Lanuf) e quindi cercano di danneggiarle o distruggerle per impedire che il Governo legittimo e le truppe del Generale Haftar possano usarle per finanziarsi.

Due mega-cisterne delle diciassette che erano presenti in loco sono andate totalmente in fumo e altre quattro sono rimaste meno gravemente danneggiate; quindi un parziale successo l'attacco dei terroristi sostenuti da Erdogan e dal sovrano di Doha lo ha ottenuto.

I dati sono stati confermati da Al-Mabrook al-Buseif, dirigente della Corporazione Nazionale Petrolifera della Libia, che ha ribadito l'appello all'Italia e agli Usa affinché forniscano personale specializzato e attrezzature avanzate alle autorità competenti, in maniera da poter fronteggiare con maggiore rapidità e minori costi eventuali nuove, future emergenze.

lunedì 8 dicembre 2014

La Repubblica Iraniana aumenta il proprio budget militare di due miliardi di Euro!

Il Presidente della Repubblica Islamica Iraniana Hassan Rohani ha ufficialmente proposto all'assemblea dei Majlis (il Parlamento di Teheran) la bozza di bilancio 2015, un documento di programmazione economica che comprende spese complessive per 238 miliardi di Euro.

In particolare, nelle previsioni di spesa si nota un aumento del 32,5 per cento della quota di risorse dedicate alla difesa, che ammontavano a sei miliardi e 100 milioni di Euro nel 2014 e il prossimo anno aumenteranno a circa otto miliardi e 100 milioni.

Questo considerevole aumento dimostra come la Repubblica Islamica, che ha investito tantissimo in questi ultimi trent'anni per rendersi il più possibile autonoma e indipendente per tutto quanto concerne le proprie politiche di Difesa, non abbia alcuna intenzione di farsi intimidire dalle cospicue spese belliche annunciate in questi mesi dalle monarchie reazionarie del Golfo, allineate ai diktat dell'imperialismo americano e sionista.

domenica 23 novembre 2014

Prospettive e bilancio sulla situazione siriana dopo quaranta mesi di guerra, lotte, sacrifici. Quanto dista la Vittoria?

Ho avuto il piacere di comporre questo lungo articolo per inaugurare la nuova veste grafica di "Stato e Potenza", testata online ufficiale del Movimento Socialismo Patriottico, che invito tutti i miei lettori a seguire e consultare.
Sono ormai passati tre anni e mezzo dall’inizio dell’aggressione imperialista contro la Repubblica Araba di Siria, i giorni, le settimane, i mesi si sono avvicendati e con loro le notizie di attentati, esecuzioni, spregi e devastazioni inflitti a uno dei più splendidi paesi del Vicino Oriente e del Mondo Arabo e alla sua stoica, coraggiosa popolazione da un’Armata Brancaleone di mercenari, traditori, fanatici, tagliagole ed estremisti raccolta, inquadrata, foraggiata e spronata dai peggiori bastioni della reazione controrivoluzionaria e del bigottismo più becero che offende e infanga secoli di splendida tradizione culturale e religiosa dell’Islam, a loro volta eterodiretti e manipolati dai burattinai di Washington, Londra e Tel Aviv.

1. Un attacco graduale e ben congegnato
Sulla genesi e lo sviluppo del vero e proprio complotto internazionale che si é serrato attorno alla Siria Baathista fino dall’inizio delle prime ‘manifestazioni’ durante la primavera del 2011 hanno già scritto pagine splendide l’ottimo Alessandro Lattanzio e il formidabile, compianto Costanzo Preve, quindi lo scrivente, per evitare di tediare i lettori con una goffa parafrasi dei concetti già magistralmente enunciati da questi, li rimanda ai loro saggi e articoli in merito; scopo di questo pezzo sarà semplicemente quello di tracciare una ‘scaletta’ dei punti salienti della vicenda siriana, in particolare dal punto di vista militare, che per chi scrive ha sempre costituito la chiave di lettura privilegiata per gli eventi storici e, in particolar modo, per quelli mediorientali degli ultimi novanta-cento anni.

L’attacco internazionale alla Siria iniziò in maniera subdola, non vi fu una data precisa per il suo principio: piano piano, a macchia di leopardo, i media imperialisti iniziarono a riportare notizie di ‘manifestazioni anti-regime’ in varie città del paese, seguite immancabilmente (come accade da Timisoara in poi) da fumosi rapporti di ‘sanguinaria repressione’ da parte del ‘tiranno Assad’. In realtà quello che accadeva in villaggi e cittadine siriane era quanto mai semplice: iniziavano a circolare voci preoccupanti (e infondate) messe in giro invariabilmente nelle moschee infiltrate di attivisti dell’Ikhwan, la popolazione, stupita e preoccupata, si riuniva in un posto pubblico (piazza, parco…) per chiedere conto di quanto aveva udito; a quel punto (prima che le forze pubbliche potessero intervenire) cecchini appostati strategicamente aprivano il fuoco sulla folla, dando gioco agli agitatori dei Fratelli Musulmani di gridare che: “Assad fa sparare sul suo popolo!”.

Non pochi furono ingannati da quelle messinscene, anche individui decenti, che magari avevano fondate ragioni di essere scontenti dello stato di cose in Siria e che così si trovarono coinvolti nelle azioni di sobillatori e provocatori professionisti, già a libro paga di Ankara, Doha e Riyadh.
Nell’estate 2011 un pattern chiaro era ormai emerso: centri della ‘rivolta’ erano diventate immediatamente Daraa, al Sud del paese, vicino al Golan occupato dai sionisti e alla frontiera con la Giordania ascemita, e Hama, storico centro della sedizione islamista già duramente (ma evidentemente non abbastanza) colpito da Assad padre nel corso degli anni ’80, da qui le provocazioni si erano estese ad Idlib e Homs. Proprio questa ‘estensione’ dimostra come, entro certi limiti, il piano imperialista era stato ben studiato: anziché fare iniziare l’attacco dalla lunga frontiera con la Turchia (che in quanto paese NATO colmo di installazioni e personale Usa sarebbe stato un ‘trampolino’ ideale), questo avrebbe permesso alle forze lealiste di manovrare per linee interne e cercare di bloccare le attività terroriste sui confini; il bubbone venne fatto esplodere nella Siria centro-occidentale, con la speranza di farlo metastasizzare verso la frontiera libanese e quindi di circondare con le sue innervature le due metropoli principali del paese: Damasco a Sud (stretta tra Daraa, il Golan e la frontiera col Libano) e Aleppo a Nord (col confine turco subito sopra e le arterie stradali verso le altre grandi città del Centro che avrebbero vomitato terroristi, armi e munizioni per far cadere la città da Sud).

Se questo piano fosse riuscito, una volta cadute Aleppo e Damasco la Siria sarebbe stata distrutta, forse un bastione alawita sarebbe rimasto intorno a Laodicea/Latakia e Tartous, ma il resto del paese sarebbe stato alla mercé degli islamisti sunniti di una o dell’altra tendenza terroristica (cioé filo-saudita qaedista o filo-qatariota ikhwanita).
Fortunatamente, ciò non accadde.

2. I Siriani non cadono nella trappola – Reazione governativa sul ‘doppio binario’
A dispetto di tutti gli sforzi della coalizione internazionale anti-Assad, divenne ben presto chiaro alla maggior parte della popolazione siriana che quello che andava accadendo nel paese era tutto meno che una ‘sollevazione spontanea’ e ben presto le diserzioni e i pronunciamenti contro il regime che pure avvennero anche da parte di ufficiali dell’Esercito o di funzionari governativi (evidentemente scontenti o previamente corrotti, come il Sindaco di Homs) rimasero episodi isolati e ben presto si interruppero del tutto. La stessa scelta della bandiera coloniale dell’epoca Sykes-Picot, anche solo a livello epidermico ed emotivo, fu un clamoroso autogoal del campo imperialista. Per ‘ovviare’ allo scarso entusiasmo dei Siriani veri e propri per la ‘rivolta colorata’ cucinata da CIA, Mossad e NATO, Qatar e Arabia Saudita vennero invitati a lanciare le loro ‘legioni straniere’ contro la Siria, e a quel punto fu chiaro che contro la Repubblica Araba era in corso un attacco esterno e che, amante o meno di Assad, il posto di ogni Siriano era a difesa della sua terra e della sua Storia contro chi ne avrebbe voluto fare volentieri un altro buco nero di fanatismo come la Libia post-Gheddafi.

Nonostante questo i primi mesi di lotta anti-terrorismo da parte delle forze siriane furono caratterizzati da una reazione parcellizzata, locale ed episodica, volta a confrontare ogni atto, ogni attacco dei sediziosi e dei militanti stranieri come un avvenimento isolato e non come una parte di un vasto piano organico di destabilizzazione; molti errori furono commessi e la mancanza di un comando e di un controllo centralizzati permise a molte cellule armate di innestarsi in zone da cui poi sarebbe stato arduo e costoso compito sloggiarle. Chi vide molto chiaramente la situazione e prese le necessarie misure per sostenere il proprio più importante alleato arabo fu Mosca (che invece aveva agito in maniera indecisa nel caso dell’attacco contro la Libia): l’invio dalle basi della Flotta del Nord verso il Mediterrano Orientale di una flotta guidata dalla portaerei Kusnetzov fu un potentissimo segnale verso l’Occidente, il Cremlino non avrebbe lasciato braccare Assad da una folla di esaltati come era successo al Ras sirtino.

Questa dichiarazione implicita iniziò a minare l’unità di intenti dei due principali partner NATO dell’attacco contro Damasco: Parigi (che considera la Siria parte della sua sfera d’interesse, in quanto ex-dominio coloniale) e Washington, la scollatura tra Eliseo e Casa Bianca, che sembravano marciare nuovamente d’amore e d’accordo dopo i ‘tempi bui’ di Bush Jr e Chirac, non divenne mai aperta ostilità, ma pure fu fondamentale per evitare il precipitare della situazione verso un aperto intervento occidentale come era invece successo nel caso libico.

Inoltre dopo i primi mesi di attacco, Assad e i suoi consiglieri si convinsero che l’aggressione doveva venire affrontata su un doppio binario: mobilitazione massiccia di tutte le risorse militari del paese per affrontarne la parte armata e, parallelamente, una profonda riforma e revisione della forma statale, da sottoporre al giudizio popolare e tramite la quale andare a nuove elezioni politiche e presidenziali per dimostrare al mondo che il popolo siriano era ancora unito e non esisteva nessuna ‘guerra civile’, termine di cui invece gli outlet giornalistici imperialisti abusavano ogni giorno in tragicomici esempi di ‘giornalismo giallo’ che parlavano di ‘milizie filo-governative’ responsabili di ogni nefandezza e di ‘reparti dell’Esercito passati ai rivoltosi come in Libia’.

Il referendum costituzionale si tenne a febbraio 2012 (la flotta russa era attraccata a Tartous a gennaio) e in primavera si ebbero le prime vere e proprie battaglie contro mercenari stranieri e terroristi che portarono alla liberazione di importanti zone delle città più colpite dall’attività eversiva come Homs, in particolare Baba Amr, che fu la prima parte della città a rientrare completamente sotto il controllo governativo (poi seguita da Karm al-Zeitoun, Khaldiya, Homs Vecchia, fino alla completa liberazione dell’area metropolitana avvenuta il 2 maggio scorso).

3. Estate 2012, attacco contro Aleppo e Damasco (‘Operazione Vulcano’)
Ancora più rapida fu la ripresa di Idlib, che dopo la primavera 2012 non é più stata teatro di grandi scontri armati, ma già l’internazionale terrorista aveva messo gli occhi sul suo prossimo obiettivo e, un po’ nella speranza di dissipare il concentramento di forze che (finalmente) affluivano verso le metropoli della Siria centrale, un po’ per coinvolgere più direttamente la Turchia neo-ottomana di Erdogan nel conflitto, venne sferrato l’attacco contro Aleppo, la ‘Capitale del Nord’ e probabilmente il centro economico più importante dell’intero paese.

L’assalto contro Aleppo, preparato sul finire della Primavera del 2012 entrò nel vivo tra la fine di giugno e l’inizio di luglio dello stesso anno e, per garantire che aiuti consistenti non potessero raggiungere la metropoli, venne temporizzata poco dopo il suo inizio anche un’altra ambiziosissima offensiva terroristica, questa volta contro il fulcro stesso dello Stato siriano e del potere di Assad: Damasco. Con un attacco esplosivo contro il Ministero della Difesa, nel quale perse la vita il Ministro Dawoud Rahjia (primo cristiano a occupare quell’incarico nella storia della Siria repubblicana) insieme a diversi suoi collaboratori, anche la capitale (in particolare l’hinterland orientale della stessa) venne presa di mira dai terroristi.

Ovviamente tra la capitale effettiva e quella economica, i generali di Assad (tra cui Jassem al-Furaji e Ali Abdullah Ayyoob, subentrati nei posti lasciati vacanti dall’attentato) non ebbero dubbi su quale bisognasse salvare per prima. La cosiddetta ‘Operazione Vulcano’ dei terroristi venne sventata, al costo di lasciare parte di Aleppo in mano ai loro complici del Nord e di abbandonare temporaneamente il controllo sul cosiddetto ‘Ghouta Orientale’. Comunque si vede che anche nei momenti di maggiore intensità delle loro offensive i mercenari della NATO e dei regimi reazionari arabi non riuscirono mai a conseguire una netta vittoria sulle forze siriane e questo pattern divenne una costante dell’evoluzione delle vicende militari.

Una rinnovata spinta offensiva terrorista nell’autunno-inverno 2012-2013, che minacciò di interrompere i collegamenti tra la capitale e il suo hub aeronautico internazionale, vide l’emersione di un fenomeno che di lì a poco sarebbe intervenuto a modificare sensibilmente i rapporti di forza: la comparsa di milizie sciite volontarie che si dedicarono dapprima alla semplice guardia e protezione dei luoghi sacri dello sciismo siriano, ma in seguito divennero un’importante forza sul campo. Al principio del 2013, per arginare il fenomeno dell’usura delle unità militari regolari costrette a presidiare e pattugliare zone di territorio liberato dai terroristi, venne fondata ufficialmente la Forza di Difesa Nazionale, milizia popolare con limitate capacità di intervento sul campo di battaglia, ma più che sufficientemente qualificata a montare la guardia alle aree liberate, lasciando le truppe dell’Esercito libere di concentrarsi ‘a rotazione’ sui rimanenti fronti caldi.

Nel Nord continuava la battaglia di Aleppo: a costo di gravi perdite materiali e inauditi saccheggi delle zone industriali e lavorative, letteralmente sciacallate dai mercenari della NATO fedeli a Erdogan, il controllo della parte vitale della città non sfuggiva alle forze di Assad, che anzi trasformavano la Prigione Centrale in un imprendibile Alcazar, mentre cominciava a notarsi, tra le file terroriste, l’avvisaglia di una minacciosa metamorfosi. Fino a quel momento i gruppi principali dell’aggressione mercenaria erano stati il cosiddetto ‘FSA’ e il Fronte al-Nusra, affiancato da minori sigle islamiste, ma in seguito a una scissione prese forza e iniziò a emergere tra i fanatici una posizione ancora più estrema, quella del cosiddetto Stato Islamico di Irak e Levante (cioè di ‘Shams’, termine con cui si indicano Siria e Libano) o, in acronimo inglese, ISIS.

4. 2013: Interviene Hezbollah (Qusayr e Qalamoun) – Obama minaccia bombardamenti
Con l’inizio del 2013, visto il continuo fermento di attività terroristica sul confine siro-libanese, che andava coinvolgendo e colpendo i villaggi libanesi sulla direttrice Bekaa-Damasco, il Movimento libanese sciita Hezbollah decise di averne avuto abbastanza e iniziò a inviare truppe combattenti direttamente in Siria, ragionando che, dopo essere cresciuta ed essersi rafforzata notevolissimamente tra anni ’90 e primi anni 2000 anche grazie al sostegno di Damasco, fino a poter battere gli invasori sionisti sul campo due volte tra 2000 e 2006, la Resistenza libanese non poteva permettere la caduta di Assad col rischio di trovarsi schiacciata tra sionisti a Sud, estremisti del 14 Marzo a Nord e uno stato-fallito (o peggio una sorta di sceiccato wahabita) a Est, isolata da ogni possibile aiuto che potesse venirle dall’Iran amico.

Il primo gesto degli Hezbollah in Siria fu di contribuire decisivamente alla riconquista di Qusayr, che aveva resistito con successo nel 2012 a un attacco terroristico ma la cui periferia Nord ancora era infestata di elementi armati: nel corso di nemmeno due settimane, dall’ultima decade di maggio ai primi giorni di giugno 2013, il controllo governativo era ristabilito su tutto l’abitato con 3500 militanti stranieri tra morti, feriti e catturati. Intanto una nuova offensiva verso Aleppo impedì che le zone sotto controllo governativo venissero isolate dal resto del paese e cominciò a respingere i terroristi. L’arrivo dell’autunno permise una nuova imponente battaglia nella zona del confine col Libano che si concluse con una vittoria e la riconquista completa della zona del Qalamoun, mettendo praticamente fine al flusso di uomini, armi, finanziamenti e rifornimenti che islamisti e filosauditi libanesi avevano riversato quasi indisturbati verso la Siria per due anni e mezzo.

A fine estate 2013, con l’impostura dell’attacco chimico effettuato dai terroristi e di cui prontamente l’Occidente tentò di incolpare Assad, si corse seriamente il rischio di vedere un intervento militare unilaterale USA-Francia (tornate temporaneamente in sintonia sulla questione) contro Damasco e le zone governative del paese (senza la partecipazione di Londra, dove David Cameron venne bloccato da uno ‘scomodo’ voto parlamentare contro ogni tipo di coinvolgimento militare in Siria, fatto che ebbe importanti conseguenze) ma la determinazione e l’intuito politico del Cremlino trasformarono la possibile minaccia in un trionfo diplomatico che disinnescò per sempre l’obamiana ‘red line’ delle armi chimiche, di cui Assad si liberò constatandone l’inutilità nella situazione militare presente e l’obsolescenza come fattore di equalizzazione a fronte dell’arsenale nucleare sionista (sempre in crescita nel totale disinteresse dei paesi che invece vorrebbero strozzare nella culla il nucleare civile iraniano).

5. Tra ISIS e vittorie governative, prospettive per il futuro della Siria
Il 2014 si aprì con la definitiva emersione dell’ISIS come il principale gruppo islamico del fronte terrorista, posto che usurpò al Fronte Al-Nusra a suon di scontri intestini anche molto violenti (il cosiddetto FSA era già tramontato come forza significativa, nonostante in alcune aree avesse ancora una limitata presenza significativa) e con il rafforzamento del suo controllo sulla parte più deserta e spopolata del paese (nondimeno tatticamente importante visto che consentiva una continuità territoriale con le zone dell’Irak in cui era già presente).

Tuttavia la minaccia a Est non venne immediatamente ‘affrontata di petto’, giacché nella primavera 2014 il focus delle operazioni dell’Esercito era quello di bonificare le aree di campagna tra le varie città principali dell’Ovest per consentire un ordinato svolgimento delle elezioni presidenziali, la cui tenuta doveva suggellare la transizione alla nuova architettura costituzionale approvata nel 2012 e accettata dalla cittadinanza con il referendum confermativo e ancora con la massiccia partecipazione alle successive elezioni politiche (che si erano tenute nel maggio successivo al referendum).

Si può discettare se e quanto questo possa essere stato un errore, specie di fronte al fatto che le elezioni democraticamente tenute anche di fronte al più cavilloso e pignolo ‘controllo’ internazionale contano meno di zero di fronte alla volontà imperialista di destabilizzare e far crollare gli stati ‘scomodi’ anche se sostenuti dal più completo e totale appoggio popolare (vedi Cuba, Venezuela, Ucraina e persino il disconoscimento della chiara e ampia vittoria elettorale di Hamas nelle elezioni palestinesi del 2006), comunque Assad vinse larghissimamente la corsa al rinnovo del mandato presidenziale e l’ISIS divenne una presenza almeno semi-solida nell’Est della Siria.

Il resto del 2014 é passato con lo strangolamento della ‘sacca’ di Ghouta Est, nel Rif Dimashq, ormai arrivato a buon punto, con l’aggiramento sul fianco destro di quello che rimane delle forze terroriste a Nord di Damasco e con il collegamento tra le zone liberate della Provincia di Hama e quelle della Provincia di Idlib che rende sempre più impossibile spostamenti e riposizionamenti degli sbrindellati avanzi di quelle che pochi mesi fa erano ‘brigate’ terroriste di molte migliaia di uomini. L’ISIS stesso é sulla difensiva a Deir Ezzour dove il liberatore del campo profughi di Yarmouk, il Generale druso Issam Zahr Eddine lo ha cacciato dalla parte occidentale della città e dall’Isola di Sakr.

Nella sua disgrazia, che le ha causato 140mila vittime, milioni di profughi interni e inenarrabili privazioni la Siria ha tuttavia avuto molte fortune: essere stata protagonista del più importante e riuscito esperimento di creazione di una nazione del Mondo Arabo nel Secondo Dopoguerra, avere avuto un leader eccezionale come Hafez Assad negli anni ’70, ’80 e ’90, essersi riconosciuta pienamente nella figura di suo figlio Bashar, che non ha il carisma aggressivo del padre, ma rifulge tuttavia di qualità umane in cui é facile riconoscersi, avere in Mosca un alleato fedele e in Teheran un amico disinteressato, aver beneficiato della gratitudine di Hezbollah, movimento con cui nel 1985-87 aveva avuto persino scontri armati (nel corso della confusa Guerra Civile Libanese) ma che poi é diventato per Damasco (specie dopo il 1991) un interlocutore onesto e franco.

L’aggressione é finita? La guerra é vinta? Purtroppo la risposta a questi due interrogativi é la stessa e non é positiva, ma al ‘no’ iniziale chi scrive sente di poter far seguire un rincuorante ‘non ancora’ e, se i Siriani troveranno nei loro cuori e nelle loro anime ulteriori scorte di pazienza e abnegazione (capitali dei quali hanno già speso molto in questi quaranta mesi) e se nessun anello della catena di solidarietà che si é stesa intorno a Damasco si lascerà erodere o tranciare (e non ce ne sono veramente segni all’orizzonte) allora tale diniego sarà solamente temporaneo e alla fine la Siria potrà tornare a battere come il vivido, erubescente cuore del Mondo Arabo e un importantissimo snodo dell’Asse della Resistenza.

sabato 12 luglio 2014

Aggiornamento su vittime e distruzioni nel ghetto assediato di Gaza! Guardate le opere del "popolo eletto"!!!

Corrediamo questo articolo con tre immagini che sono altrettanti PUGNI NELLO STOMACO perché siamo convinti che i nostri lettori debbano avere a disposizione questo materiale da far vedere a loro eventuali conoscenti che si permettano di criticare la Resistenza Palestinese o di schierarsi a favore del regime ebraico di occupazione e dei suoi 'pogrom' militari contro il ghetto di Gaza. Ogni volta che sentite qualcuno esprimere simili opinioni prendete il vostro smartphone, il vostro tablet o il vostro portatile e mostrate ai vostri interlocutori queste immagine, poi ditegli che é moralmente corresponsabile dello strazio di questi bambini.
Facciamo il punto delle perdite e delle distruzioni: per ora le forze armate sionaziste hanno massacrato 112 abitanti di Gaza, tra cui quattro intere famiglie, ventotto bambini e ragazzi sotto i diciotto anni, diciassette donne e tredici ultrasessantenni. Il numero dei feriti é arrivato a ottocento (vi preghiamo di ricordare che anche alcune delle foto più scioccanti finora pubblicate riguardano 'feriti'). Sono state distrutte undici moschee, una banca, una scuola, un intero ospedale, otto ambulanze e un veicolo della stampa. Colpire ospedali e ambulanze costituisce un CRIMINE DI GUERRA.

mercoledì 10 aprile 2013

F-18 Usa si schianta nel Golfo Persico mentre il Pentagono 'mette a terra' 17 squadriglie di aerei per tagli al bilancio!

Gli Stati Uniti d'America, esaurita definitivamente la loro "finestra di unipolarismo" dovuta alla dissoluzione dell'Unione Sovietica dal 1989-1991 (una fase di predominio internazionale durata a ben vedere solo un ventennio) si stanno avviando a un declino imperiale sempre più marcato mano a mano che le ristrettezze economiche impediranno alla Casa Bianca di mantenere rodato a sufficienza l'elefantiaco apparato militare esteso su quasi tutto il globo che già adesso, davanti agli impegni imposti da Obama per 'fare presenza' e non lasciare intuire all'opinione pubblica diffusa quanto esso si sia in effetti indebolito, comincia già preoccupantemente a scricchiolare e mostrare la corda.

Gli indizi sono già tutti "scritti sul muro" per chi abbia la conoscenza e la pazienza di riconoscerli e metterli in fila: tanto per cominciare nella giornata di ieri un F-18 'Super Hornet' si é schiantato sul ponte della portaerei 'Eisenhower' attualmente distaccata presso la Quinta Flotta di base in Barhein, nel cuore del corrotto emirato di Al-Khalifa, che rimane sul trono torturando e massacrando la propria popolazione in rivolta. Che un incidente del genere abbia colpito un apparecchio che, dopo il chimerico F-22, dovrebbe essere il più moderno nella linea di volo americana (l'F-18 'Super' infatti é un profondo redesign del normale 'Hornet' che secondo i pundit aeronautici dovrebbe contare come un modello a sé stante) é estremamente indicativo.

Mai comunque come l'annuncio dato di recente che il Pentagono metterà "a terra" almeno fino a Settembre 2013 ben 17 squadriglie dell'aviazione che, per effetto dei tagli "a cascata" risultati dal fallimento dell'Amministrazione Obama di scongiurare una volta per tutte la 'Fiscal Cliff' entro lo scorso mese di marzo hanno forzato alla cancellazione di ben 44.000 ore di volo d'addestramento necessarie a mantenere i Top Gun dell'USAF oltre la soglia minima di operatività.

I reparti colpiti saranno: una squadriglia di F-22, quattro di F-15, sei di F-16, tre di A-10 (di cui una sarà sciolta per sempre), due di bombardieri strategici B-1 e una di vetusti B-52. La situazione non é rosea nemmeno per i reparti restanti però molti dei quali per effetto dei tagli si vedranno degradare l'operatività da: 'Combat Mission Ready' a 'Basic Mission' (cioé da unità pronta per l'impiego bellico a unità in grado unicamente di compiere routinarie attività da tempo di pace).

Le squadriglie 'grounded' rimarranno a terra fino a settembre quando toccherà ai 'contafagioli' dell'Amministrazione cercare di mettere insieme le risorse necessarie (prendendole da dove?) per riattivare almeno una frazione dei reparti, altrimenti molti di essi rischiano di dovere essere sciolti.