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mercoledì 10 gennaio 2018

I Comitati di Resistenza Popolare conducono un'operazione armata a Nablus, nella Cisgiordania occupata!

Stiamo ricevendo aggiornamenti da fonti affidabili riguardo una operazione armata condotta da militanti dei Comitati Popolari di Resistenza a Nablus, nella Cisgiordania sottoposta a occupazione sionista.

Non é ancora chiato, tuttavia, che forma abbia preso quest'azione di resistenza, né quale sia il suo bilancio.

L'azione sarebbe la prima di questo tipo condotta dai Comitati Popolari in Cisgiordania.
I Comitati Popolari finora si sono segnalati come attivi solamente nella Striscia di Gaza, dalla quale hanno più volte colpito obiettivi sionisti con razzi e hanno partecipato a respingere le aggressioni militari di Tel Aviv con i loro combattenti delle Brigate Salah ad-Din.

mercoledì 1 novembre 2017

Reportage esclusivo da Gaza mostra i volti dei sette martiri del tunnel di Kissufim, le immagini dei loro funerali e il corale impegno della Resistenza Palestinese a vendicarli!

Abbiamo qui in apertura i volti dei sette combattenti della Resistenza Palestinese (Saraya Al-Quds e Brigate Ezzedine al-Qassam) che sono morti sotto il bombardamento dei codardi sionisti mentre stavano scavando un tunnel in direzione di Kissufim.

Figli indomiti di un popolo oppresso essi avevano tutti i diritti di preparare la vendetta contro gli strangolatori e gli affamatori della Striscia di Gaza, anche se sono caduti nello svolgere la loro missione (o nel correre in aiuto ai loro camerati) altri mille giovani ne seguiranno le orme.

La conta dei martiri non ha mai scoraggiato le nuove leve, nè a Gaza, né in Libano, né in Siria, in Irak o in Iran.

martedì 31 ottobre 2017

Bombardamento sionista causa il collasso di un tunnel della Jihad Islamica; mobilitazione generale della Resistenza Palestinese!

Una unità del genio delle Brigate Al-Quds, ala militare del Movimento per la Jihad Islamica in Palestina stava scavando un tunnel fuori dalla parte meridionale della Striscia di Gaza in direzione di Kissufim.

Era una legittima operazione di resistenza armata contro il regime ebraico che da anni assedia e strangola il ghetto di Gaza.

I sionisti, avvedutisi tramite sensori e computer dell'opera degli scavatori palestinesi hanno risposto con un bombardamento aereo, secondo alcune fonti lanciando fino a cinque ordigni contro il tunnel.

mercoledì 19 luglio 2017

Conferenza congiunta della Resistenza Palestinese: "Il prezzo per l'aggressione sionista ad Al-Aqsa si rivelerà troppo alto!"

Le Brigate Ezzedine al-Qassam, le Saraya al-Quds, le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, le Brigate Abu Ali Mustafa e le Brigate Salah ad-Din, estensioni armate di Hamas, della Jihad Islamica Palestinese, della parte non-collaborazionista di Fatah, del PFLP e dei Comitati Popolari di Resistenza hanno tenuto come annunciato la loro conferenza stampa congiunta a Gaza.

martedì 18 luglio 2017

Annunciata conferenza congiunta da parte dei maggiori movimenti armati di Resistenza Palestinese!

Nella Striscia di Gaza a momenti inizierà una conferenza stampa durante la quale i portavoce dei principali movimenti armati di Resistenza palestinese faranno il punto sulla situazione ad Al-Quds Occupata (Gerusalemme) visti gli ultimi sviluppi seguiti all'operazione di Resistenza e martirio portata recentemente a termine da Mohamed Abdulatif Jabarin, Mohammed Mfaddal Jabarin e Mohammed Ahmed Jabarin alla Porta dei Leoni.

venerdì 23 gennaio 2015

Dichiarazioni di Abu Mujahid, portavoce dei Comitati di Resistenza Popolare, al quotidiano libanese Al-Akhbar!

Il nostro pubblico più affezionato sa bene come noi consideriamo i Comitati di Resistenza Popolare una delle fazioni più interessanti dello spettro delle organizzazioni armate palestinesi, avendo dedicato numerosi articoli alle loro imprese, ai loro grandi e disinteressati sacrifici e una accurata retrospettiva alle loro origini e alla loro struttura.

venerdì 8 agosto 2014

Abu Mujahid dichiara: "Iran, Hezbollah, Siria, hanno accompagnato Gaza nella sua lotta armata!!"

Il portavoce ufficiale dei Comitati Popolari di Resistenza, Abu Mujahid, in una conferenza stampa tenuta poche ore fa ha ufficialmente esteso il sentito ringraziamento della sua organizzazione e della sua ala armata (Le Brigate Salah ad-Din) a tutti quegli Stati e quelle entità che hanno partecipato alla lotta di Gaza rifornendo la Resistenza Palestinese con armi, fondi, consulenza tecnica e tattica.
"Iran, Hezbollah e Siria sono i primi e i massimi recipienti della nostra gratitudine" ha concluso Mujahid, confermando quello che su queste pagine i nostri lettori hanno sempre potuto leggere ed ascoltare: nessuno come l'Asse della Resistenza é vicino e partecipe della lotta armata del Popolo Palestinese per affermare i propri diritti inalienabili contro l'arroganza e la prepotenza del regime ebraico.
I Comitati Popolari, fondati nel corso della Seconda Intifada da Jamal Abu Samhadana; né il suo martirio nel 2006, e neppure quello del suo successore Al-Qaisi nel 2012 sonìo riusciti a spegnere l'entusiasmo dei suoi militanti che anche nel corso degli ultimi combattimenti a Gaza si sono distinti in più di un'occasione.

domenica 27 luglio 2014

Sessantasette sionisti evacuati per ferite da Gaza solo nelle ultime 24 ore; Hamas: "Da soli abbiamo eliminato novanta invasori!!"

Come abbiamo già segnalato la cosiddetta 'tregua' non ha riguardato per niente i combattimenti di terra visto che i soldati sionisti hanno continuato a cercare di individuare bunker e tunnel della Resistenza e i gruppi armati palestinesi hanno dato battaglia per proteggere le loro strutture. Tale difesa ha avuto un successo incredibile visto che solamente nelle ultime ventiquattro ore di scontro ben sessantasette militari di Tel Aviv sono stati evacuati urgentemente per ferite verso l'ospedale "Barzilai" di Ashkelon.

Se si considera l'usuale rapporto tra feriti gravi e perdite bisogna dedurre che non meno di otto-dieci soldati invasori saranno caduti sotto i colpi della Resistenza. Intanto in un comunicato ufficiale le Brigate Al-Qassam di Hamas hanno dichiarato di poter contare novanta sionisti uccisi solamente dalle loro operazioni militari. Tenendo conto degli abbattimenti effettuati da altre formazioni (Brigate Al-Quds, Brigate Abu Ali Mustafa, Brigate Salah ad-Din, Brigate Al-Aqsa...) se ne deduce che probabilmente la  cifra di cento sionisti eliminati é errata per difetto e che quella sostenuta da Tel Aviv di quarantaquattro perdite é totalmente mendace e fantasiosa.

Ormai la cifra di perdite inflitte ai soldati sionazisti é vicinissima al 'record' inflitto durante "Cast Lead" cinque anni e mezzo fa; speriamo che venga presto superato, e non di poco.

sabato 26 luglio 2014

Diciannove soldati sionisti abbattuti dalla Resistenza palestinese nelle ultime ventiquattr'ore di scontri!!

Continuano a ritmo sostenuto le perdite sioniste durante il tentativo malcongegnato e peggio eseguito dell'esercito di Tel Aviv di sottomettere militarmente la Resistenza palestinese. Nonostante l'orrendo numero di vittime civili (settecentottantuno finora) le forze militari della Striscia di Gaza hanno continuato a colpire tanto le unità militari quanto le città della Palestina Occupata.

Nelle prime ore di venerdì 25 luglio le Brigate Qassam hanno abbattuto dieci militari sionisti nel Nord della Striscia; più tardi é toccato alle Brigate Al-Quds della Jihad islamica di eliminare otto soldati distruggendo un veicolo con un missile guidato. Infine le Brigate Salah ad-Din dei Comitati Popolari hanno comunicato di avere a loro volta eliminato un invasore con un loro tiratore scelto.

Questi numero portano il totale delle perdite sioniste vicino al centinaio, anche se finora Tel Aviv ne ammette solo quarantacinque. Nel corso dell'Operazione Piombo Fuso furono centoventuno i sionisti eliminati dalla Resistenza.

giovedì 16 gennaio 2014

Sionisti "preoccupati" per l'arrivo a Gaza di avanzati missili antiaerei: che possano abbattere i loro jet assassini!!

Leggiamo su "Rai al-Youm" che i comandi militari sionazisti sarebbero "molto preoccupati" dalla possibilità che partite di missili spalleggiabili antiaerei abbiano raggiunto in questi ultimi mesi la Striscia di Gaza e particolarmente siano arrivati in mano a militanti delle Brigate al-Quds e delle Brigate Salah ad-Din, organizzazioni militari rispettivamente della Jihad Islamica Palestinese e dei Comitati Popolari di Resistenza.

Famose per i loro legami con l'Iran e con Hezbollah le due organizzazioni avrebbero fatto la 'parte del leone' nel ricevere gli aiuti tecnici, militari e finanziari della Repubblica Islamica e della potente organizzazione sciita libanese, da quando Hamas ha tradito la fiducia di Teheran e di Nasrallah assumendo posizioni gravemente ambigue sulla questione siriana.

Queste 'preoccupazioni' potrebbero spiegare gli inutili raid avvenuti vicino al campo profughi di Nuseirat nei quali é rimasto gravemente ferito un bimbo di appena tre anni di nome Bahjet Dalal.

venerdì 8 novembre 2013

"I Comitati di Resistenza Popolare dalla Seconda Intifada all'alba della Terza" un dossier speciale di PALAESTINA FELIX!

Mentre si moltiplicano le provocazioni e le tensioni nei territori palestinesi illegalmente occupati dal regime ebraico e le aggressioni contro la Striscia di Gaza e appare sempre più probabile l'esplosione di una nuova insurrezione generalizzata a tredici anni dall'inizio dell'Intifada delle Moschee abbiamo realizzato su richiesta esplicita di Stefano Bonilauri di "Stato & Potenza" una sintetica storia dei Comitati Popolari di Resistenza, organizzazione palestinese nata proprio in seguito allo scoppio della rivolta del 2000.
Jamal Abu Samhadana, già membro di Al-Fatah e ufficiale dei Battaglioni Tanzim creò i primi embrioni di ciò che divennero in seguito i "Comitati Popolari di Resistenza" dopo lo scoppio dell'Intifada delle Moschee precipitata dalla provocazione di Ariel Sharon contro Al-Aqsa per difendere i campi profughi della Striscia di Gaza dalle incursioni armate sioniste (ricordiamo che all'epoca il regime ebraico manteneva una presenza in tutta la Striscia e vi controllava numerose colonie militarizzate piene di miliziani armati).

Samhadana era originario di Rafah, nel Sud estremo della Gaza Strip e anche per questo i gruppi più forti dei Comitati Popolari si formarono proprio in quella zona ma ben presto le adesioni al gruppo si estesero ben al di là di quella 'culla', (a tutt'oggi la roccaforte del gruppo si trova nel campo profughi di Jabalyia, nell'estremo Nord della Striscia) e cellule vennero formate anche nella West Bank.
Il reclutamento, anche per le necessità contingenti, diede da subito buoni risultati, fornendo un'amalgama di 'veterani' reduci da precedenti esperienze di militanza in altri gruppi (formazioni di Sinistra, ma soprattutto Fatah, specie dopo la morte di Yasser Arafat) e di 'nuove leve' che si affacciavano per la prima volta all'esperienza della Resistenza armata.

Organizzata la loro componente militare nelle 'Brigate Salah ad-Din' i Comitati Popolari si segnalarono da subito per l'estrema flessibilità dei loro metodi operativi, dimostrandosi in grado di mutuare alcuni protocolli da altre organizzazioni e contemporaneamente di introdurne di nuovi e insospettati, dimostrandosi molto efficienti nelle operazioni combinate portate avanti con altri gruppi.

Come d'uso con le organizzazioni della Resistenza palestinese, solo le loro operazioni più distanti nel tempo possono essere attribuite con certezza, i dettagli su quelle più recenti sono trattenuti per evitare di aiutare le forze sionaziste nei loro sforzi di repressione, comunque gli attacchi dei Comitati e delle loro Brigate agli insediamenti sionisti illegali hanno avuto molta parte nella decisione del boia Sharon di ritirarsi dalla Striscia di Gaza.

Con la scomparsa di Arafat e la totale 'svendita' di ogni prospettiva di Resistenza da parte di Fatah i Comitati Popolari hanno visto aumentare molto il loro seguito in Cisgiordania ma hanno anche dovuto confrontarsi con gli arresti e le persecuzioni da parte degli apparati di sicurezza dell'ANP ormai collaborazionista con Israele, specialmente dopo il fallito golpe del 2006 che però ha lasciato Abbas e complici in controllo della West Bank.

E' quasi certo che i Comitati Popolari abbiano organizzato sia l'attentato esplosivo contro il convoglio americano a Beit Hanoun e abbiano organizzato l'assalto alla residenza di Moussa Arafat, congiunto del defunto Yasser, nel quale egli venne ucciso per aver perseguitato a lungo gli uomini della Resistenza in Cisgiordania.

Si  dice che i Comitati popolari abbiano tra i 2000 e i 3000 aderenti a tempo pieno e un numero molto maggiore di membri part-time e simpatizzanti; tra i membri full-time l'adesione alle Brigate Salah ad-Din é altissima tanto che alcuni osservatori indicano come 'meramente cosmetica' la distinzione tra aderenti a tempo pieno e militanti dell'ala armata.
Anche se presi di mira dalle imboscate sioniste (il fondatore Samhadana é stato martirizzato nel 2006, il suo successore Al-Qaisi nella primavera 2012) i Comitati Popolari hanno trovato modo di rafforzarsi, stabilendo una fruttuosa collaborazione con Hezbollah, di cui ammirano apertamente metodi e risultati, arrivando a omaggiarne persino il glifo sulla loro bandiera ufficiale.

Nel corso degli otto giorni di scontro con l'Esercito sionista l'anno scorso a novembre 2012, tredici loro militanti sono caduti come martiri, ma in compenso dalle loro posizioni di Gaza i membri dell'organizzazione hanno lanciato razzi e colpi di mortaio verso le posizioni dell'Esercito di Tel Aviv fino all'ultimo minuto di conflitto.

mercoledì 2 gennaio 2013

Dichiarazione di inizio anno delle Brigate Salah ad-Din, milizia armata dei Comitati Popolari di Gaza!

Gennaio 2013, tempo di bilanci degli ultimi 12 mesi e di dichiarazioni e prospettive per i seguenti 12.
Le Brigate Salah ad-Din, braccio armato dei Comitati di Resistenza Popolare, organizzazione palestinese attiva soprattutto nella Striscia di Gaza e nota per i suoi intensi e profondi contatti con l'Hezbollah libanese, hanno annunciato, con un comunicato rilasciato nella giornata di ieri, che in tutto il corso del passato anno le perdite subite dai loro ranghi ammontano ad appena 13 unità.
La dichiarazione fa giustizia di molte rodomontesche dichiarazioni sioniste che, come nel caso dell'ultimo confronto militare contro Gaza, dichiarano di avere eliminato numeri del tutto assurdi e ridicoli di combattenti palestinesi. La maggior parte dei caduti, secondo il comunicato delle Brigate, si sono avuti nei reparti di artiglieria mobile, particolarmente negli otto giorni di guerra aperta contro l'occupazione sionista a fine novembre.
Ma fra i caduti va anche incluso il leader dei Comitati di Resistenza, Sceicco Zuhair al-Qaisi, caduto vittima di un codardo attacco aereo sionista alla vigilia della scorsa primavera: possa, dal Cielo degli Eroi, avere testimoniato dell'abnegazione dei suoi seguaci nel vendicare il suo sacrificio. Le Brigate Salah ad-Din hanno rivendicato il lancio di centinaia e centinaia proiettili razzo e bombe di mortaio contro obiettivi sionisti, nonché l'uccisione di quattro militari dell'Occupazione.
Le Brigate Salah ad-Din si confermano fedeli ed entusiastiche esecutrici delle direttive dei Comitati di Resistenza Popolare, che vedono nella lotta armata senza "se" e senza "ma" l'unica via praticabile per contrastare la politica annessionista dell'occupazione israeliana e per arrivare, finalmente, alla liberazione di tutta la Palestina.
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venerdì 23 novembre 2012

Palaestina Felix presenta in esclusiva le riflessioni di Ali Reza Jalali sulla 'Guerra degli Otto Giorni'!

Ancora una volta ospitiamo uno scritto di Ali Reza Jalali, che ci vantiamo di annoverare ormai tra i collaboratori fissi di questo blog giornalistico e informativo. Il giurista ed esperto di cose mediorientali ci elargisce oggi le sue riflessioni su 'chi ha vinto e chi ha perso' nel recente confronto militare a Gaza.
Apparentemente si è raggiunto un accordo per un cessate il fuoco tra i sionisti e la resistenza palestinese; ciò vuol dire in primo luogo che la nuova e imprevedibile forza strategica dei gruppi armati della Striscia di Gaza (Brigate Ezzeddin Qassam, Brigate Al-Quds, Brigate Salah ad-Din e Brigate Abu Ali Mustafa) ha costretto il regime di Tel Aviv alla resa e alla rinuncia per ciò che concerne l’avanzata di terra.

Infatti i razzi di produzione iraniana che hanno colpito Tel Aviv e Gerusalemme, facendosi beffa del tanto vantato sistema antimissilistico Iron Dome, han fatto capire ai sionisti che un inasprimento della loro offensiva sarebbe stato punteggiato da ulteriori rappresaglie. Il regime di occupazione infatti, da qualche anno si trova in una posizione molto difficile, che cercava di essere alleggerita grazie al complotto imperialista-sionista-arabo contro la Siria di Assad, uno dei principali sponsor della resistenza antisionista a Gaza. Se la guerra fosse andata "come doveva" i principali arsenali della Resistenza sarebbero stati colpiti subito dopo l'assassinio del leader delle Brigate Qassam, 'Iron Dome' avrebbe fermato i pochi razzi scampati al 'first strike' e dopo una breve e violenta campagna aerea i Merkava e i Sabra dell'IDF avrebbero nuovamente sfondato le frontiere di Gaza, seminando morti a migliaia come quattro anni fa.

Ma la realtà si é incaricata di andare in direzione del tutto diversa, cosa che ha convinto Netanyahu ad approfittare della prima 'scappatoia' offertagli dall'alleato Usa in collaborazione con l'Egitto di Mursi e mettere la parola fine su un'avventura che rischiava di costargli moltissimo in prospettiva elettorale (e non é per nulla detto che non gli costi effettivamente parecchio).
Bisogna notare anche il fatto che la posizione di alcuni leader di Hamas come K. Meshaal, dichiaratosi sostenitore dei ribelli siriani, abbia tuttavia affermato apertamente che senza le armi e i soldi dell’Iran Gaza non esisterebbe più. Questo è un duro colpo anche per l’asse del collaborazionismo mediorientale, formato da Qatar, Arabia Saudita e Turchia. Se Meshaal, uno dei loro nuovi uomini fidati, deve ammettere che l’aiuto dell’Iran, alleato della Siria, è fondamentale per l’esistenza di Gaza contro i sionisti, ciò è un’implicita ammissione del fallimento non solo dei piani sionisti, ma anche della poca credibilità dell’Emiro al-Thani e di Erdogan dinnanzi ai loro stessi alleati.

L'Iran ha confermato esplicitamente il suo appoggio ai palestinesi: "Teheran ha messo in guardia gli Stati Uniti e gli alleati occidentali del regime israeliano dal compiere una nuova aggressione" dato che "l'Iran continuerà a sostenere la Resistenza palestinese". Secondo quanto riferito dall'emittente statale iraniana Press Tv, il generale di brigata Mohammad Reza Naqdi, comandante della forza dei volontari iraniani "Basiji", ha dichiarato che "siamo pronti ad aiutare la gente a Gaza e non negheremo sostegno finanziario o qualsiasi attrezzatura che siamo in grado di fornire loro". Ieri l'Iran aveva ufficializzato infatti che l'appoggio a Gaza è anche di natura "militare", in particolare attraverso la fornitura di know how per la costruzione dei nuovi Fajr-5 che, per la prima volta, hanno esposto le principali città israeliane agli attacchi di rappresaglia.

Evidentemente i Palestinesi, anche quelli più anti-Assad, stanno capendo che l’aver dato per scontata la caduta di Damasco è stato un errore. Detto ciò però sappiamo bene come Hamas nella sua grande maggioranza (principalmente ci riferiamo al braccio politico, non al braccio armato ancora fedele all’Asse della Resistenza), ormai abbiamo svoltato verso la linea turca, ovvero antisionismo a parole, e filoimperialismo nei fatti. Addirittura alcuni analisti ipotizzano che il Hamas possa diventare un po’ troppo politico, fino magari, in futuro, un ipotetico nuovo processo di Oslo, forse con Haniyeh al posto del vecchio Arafat.
In tutto ciò notiamo inoltre la passività di Abu Mazen, sparito dalla disputa, e l’inerzia della Turchia, da alcuni, il cui corso 'neo ottomano' qualche anno fa aveva portato alcuni osservatori a definirlo, troppo frettolosamente, come il paese emergente del mondo islamico. Sul campo di battaglia invece, abbiamo apprezzato la grande preparazione strategica dei cosiddetti gruppi minori palestinesi, coma la Jihad islamica e il PFLP-GC di A. Jibril. Questi movimenti quando si tratta di parole e di “trattati di pace” non sono molto attivi, ma quando c’è da combattere, in virtù del loro stretto legame con i Paesi rivoluzionari della regione come la Siria e l’Iran, per non dire del fraterno legame con Hezbollah, essi si dimostrano sempre all’avanguardia, e non sono nemmeno influenzabili economicamente, come invece è accaduto ad altri gruppi palestinesi, pronti sempre a svendersi per il biblico piatto di lenticchie.

Addirittura i media italiani filosionisti si sono accorti di ciò. Il sito de “La Stampa” di Torino (proprietà dei sionisti Elkann) riporta: “la Jihad Islamica, fortemente ideologizzata e dunque meno sensibile ai tanti soldi del Qatar, non ha sul lungo termine alcuna intenzione di raggiungere la pace con Israele.” Per non dire del grande impegno dei resistenti delle Brigate Salah ad-Din e del gruppo di Ahmed Jibril, uno dei pochi della vecchia guardia palestinese a non aver tradito il suo popolo e la Causa rivoluzionaria.
Infine un commento anche sull’operato del regime di Riyadh; qualcuno ha sentito qualche reazione dei regnanti sauditi?

Sembrano essere spariti, anche se, purtroppo per noi, ciò non è avvenuto, comunque il loro ruolo “rivoluzionario” in Siria, in Palestina sembra del tutto assente. Al massimo possono pensare di sostenere i salafiti di Gaza o di Beirut, sempre pronti a dar fastidio ai gruppi della Resistenza, come omaggio ai loro alleati di Tel Aviv. E Gaza si prepara, a Dio piacendo, ad alcune notti tranquille, per modo di dire, visto che l’assedio, malgrado la caduta di Mubarak continua ininterrotto.
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giovedì 22 novembre 2012

Gaza ha bisogno di nuove armi per sostituire e rimpiazzare quelle sparate contro israhell: entra in azione l'Asse della Resistenza!

Il flusso di armi nella Striscia di Gaza continua, secondo fonti di Hezbollah, nonostante il recente assalto israeliano in corso alla Striscia e le difficoltà di fare uso della Siria come condotto per le armi. Hezbollah e le unità della Guardia Rivoluzionaria iraniana specializzata in contrabbando di armi dalla Siria, Libano, Iran, Sudan e altri paesi nella Striscia di Gaza sarebbero in allerta per ricostituire il prima possibile le scorte di razzi e proiettili lanciati contro obiettivi sionisti nel corso degli ultimi otto giorni.

Queste armi di solito partono dai porti iraniani o siriani. Da lì, si dirigono in Sudan, dove sono trasportati nel Sinai egiziano, su cui il Governo del Cairo ha un controllo superficiale e lacunoso, per poi giungere a Gaza attraverso tunnel. Ma ci sono anche altre vie per queste unità per raggiungere Gaza. Le fonti dicono che le linee di comunicazione tra la resistenza in Libano e i vari gruppi a Gaza, in particolare Hamas, sono rimaste aperte e attive anche durante i giorni di guerra.
Fazioni della Resistenza stanno attualmente valutando il danno inflitto agli arsenali missilistici a lunga gittata che Israele dichiara di aver distrutto nel raid dopo l'assassinio del capo militare di Hamas Ahmad al-Jaabari. Ma sembra che le milizie palestinesi abbiano imparato la lezione dall'aggressione del 2008 contro Gaza e dalla guerra del 2006 in Libano, dal momento che un gran numero di arsenali "strategici" sono stati frazionati, dispersi e messi al sicuro da qualunque offesa per mezzo di bombardamenti e raid aerei.

Fonti di Hezbollah hanno dichiarato ad Al-Akhbar che l'attenzione è ora sul trasporto di grandi quantità di missili a lunga gittata, molti dei quali hanno già raggiunto la Striscia dall'inizio dell'ultimo assalto israeliano. Di recente, le forniture di armi verso la Striscia avevano subito una battuta d'arresto importante dopo l'esplodere dell'insorgenza mercenaria in Siria, paese che era diventato il canale principale per armare le fazioni della resistenza dalla seconda Intifada. Tuttavia, l'Iran e Hezbollah sono riusciti a mantenere le linee di rifornimento aperte, nonostante questa complicazione.
Le strategie per il contrabbando di armi verso la Palestina occupata si sono evolute nel tempo. Lo sviluppo più notevole è avvenuto nel 1990, quando Hezbollah ha deciso di creare un'unità speciale per l'operazione. All'epoca, le armi potevano raggiungere Gaza sporadicamente e in piccole quantità, a causa dei meticolosi controlli di sicurezza in Giordania e in Egitto. Anche ottenere una granata nella Striscia era considerato un successo.

Hezbollah è stato in grado di aumentare il flusso di armi, ma l'esercito israeliano si accorse dei nuovi schemi di contrabbando riuscendo ad assassinare molti dei responsabili coinvolti, tra cui Ali Dib (AKA Abu-Hassan Salameh), il figlio di Ahmad Jibril (AKA Abu-Jihad ), Ali Saleh, Ghaleb Awali, e Mohammad Suleiman, un generale dell'esercito siriano. Membri di Hamas sono stati presi di mira all'interno della Siria prima che la fazione palestinese si schierasse contro il Governo siriano che ne ha ospitato la dirigenza a Damasco per quasi tredici anni.
L’ultimo assassinio israeliano riuscito di un membro di Hamas, che lavorava sul trasferimento di armi, è avvenuto nel 2010, quando Mahmoud al-Mabhouh fu ucciso dai servizi segreti israeliani in un albergo a cinque stelle a Dubai, avvenuto grazie alla cooperazione dell'ex-Capo della Sicurezza di Fatah a Gaza, Mohamed Dahlan. Anche l’assassinio nel 2008 del comandante di Hezbollah Imad Mughniyeh a Damasco potrebbe essere attribuito, in parte, alla guerra di Israele contro la rete di contrabbando delle armi della resistenza per la Palestina occupata. In seguito al ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza nel 2005, le fazioni della resistenza hanno iniziato ad aumentare il loro arsenale di armi.

Le più grandi difficoltà per l'importazione di armi erano i regimi egiziano e giordano, che controllano i confini con la Palestina. Così, è stato istituito un canale di comunicazioni che collega i rappresentanti della Guardia rivoluzionaria iraniana, l'esercito siriano, Hezbollah e Hamas per coordinare la fornitura di armi. Canali aggiuntivi includono altre fazioni della resistenza palestinese, come la Jihad Islamica, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e alcuni membri delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, le Brigate Salah ad-Din, così come il PFLP-GC.
Dal 2005, le unità di trasferimento hanno mandato numerosi tipi di armi leggere e medie, mortai, missili a medio e lungo raggio, oltre a diversi tipi di munizioni e materiali che possono essere utilizzati per la fabbricazione di razzi e bombe. Hanno anche lavorato sul trasferimento di centinaia di combattenti da Gaza verso la Siria e l'Iran, dove sono stati addestrati sulle tattiche militari e sull'uso di attrezzature speciali.

Articolo redatto originariamente da: Hassan Illeik
Fonte: Al Akhbar (Quotidiano Libanese)
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lunedì 12 novembre 2012

Alla barbarie sionazista contro i civili di Gaza rispondono puntuali i razzi della Resistenza!

Non si é arrestata, la cieca, vigliacca, codarda offensiva sionista contro la popolazione del ghetto assediato di Gaza, anzi, rispetto a poche ore fa, altre vittime hanno aggiunto il loro sangue a quello già versato finora dai carnefici con la Stella di Davide. Secondo gli ultimi bilanci sono sette i morti e dozzine e dozzine i feriti (alcuni dei quali gravissimi e destinati presto a morire per le conseguenze sanitarie dello shylockiano strangolamento della Striscia).
Ma in risposta alle aggressioni e provocazioni di Tel Aviv una grandinata di razzi lanciati dalle Brigate Al-Quds, dalle Brigate Abu Ali Mustafa, dalle Brigate Salah ad-Din é piovuta contro le basi di miliziani ebrei fanatici nel Negev e contro le infrastrutture militari sioniste ad Ashkelon. Dove sono le Brigate Qassam? Forse i traditori dell'Asse della Resistenza Mishaal e Marzouk stanno tenendo loro tirato "il freno a mano"?
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lunedì 29 ottobre 2012

Continua la risposta palestinese alle aggressioni israeliane: Fatah, servile come sempre, condanna la Resistenza armata!

Agli ultimi attacchi e bombardamenti sionazisti che per l'ennesima volta hanno infranto una tregua non ufficiale appena poche ore dopo averla sottoscritta, hanno fatto seguito le raffiche di razzi artigianali e proiettili "Grad" da 122mm che i militanti delle Brigate al-Quds, delle Brigate Salah ad-Din e delle Brigate al-Qassam (queste ultime sempre più svincolate e indipendenti dalla leadership di Hamas abbagliata dall'oro saudita e qatariota) hanno lanciato contro obiettivi militari e acquartieramenti di fantatici armati nella parte di Palestina occupata dal regime ebraico.

Sderot, Eshkol e Hof Ashkelon sono state colpite ripetutamente, senza che il fallace e fasullo sistema "Iron Dome" sia riuscito a intercettare alcunché, grazie alla perizia con cui i miliziani della Resistenza armata palestinese riescono ormai a lanciare le loro raffiche, troppo ravvicinate e veloci da poter venire 'allacciate' dai radar centimetrici comprati da Israhell coi denari americani e tedeschi.

Dimostrando una volta di più il suo servilismo e la piaggeria nei confronti dei desiderata sionisti  l'organizzazione Fatah per bocca di Dimitri Dilani ha condannato la reazione sostenendo che essa "rafforza la Destra radicale israeliana"; già perché accucciarsi e rotolarsi sulla pancia come fanno da diciannove anni i 'cagnolini addestrati' di Fatah invece porta vittorie e conquiste per la Causa palestinese, vero??

Abu Ataya, portavoce delle Brigate Salah ad-Din dei Comitati Popolari di Resistenza invece ha dichiarato che nonostante tutti i tentativi del nemico occupante sionista di seminare dissenso e discordia tra le fila della militanza armata la lotta e le rappresaglie di tutte le fazioni dedite alla Resistenza senza 'se' e 'ma' continueranno ancora puntualmente e con sempre maggiore coordinazione e intensità.
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mercoledì 24 ottobre 2012

Quattro i palestinesi massacrati da Israhell a Gaza: Brigate Qassam e Salah ad-Din rispondono insieme!

Mentre il grasso e paffuto Emiro Al-Thani giocava a fare "l'amico dei palestinesi" (ma solo 'palestinesi' con la 'p' minuscola come Mishaal e Marzouk possono abbassarsi a scodinzolare di fronte al corrotto sardanapalo qatariota) Israhell continuava con sadica perseveranza a massacrare i civili del ghetto a cielo aperto di Gaza, nelle ultime ore é salito a quattro il bilancio delle vittime degli ultimi raid sionazisti sulla Striscia, cortesia dei blackout e della scarsità di medicine e attrezzi ospedalieri causata dall'assedio shylockiano.

A raccogliere la sfida sionista sono sorti all'unisiono i combattenti delle Brigate Ezzedine Al-Qassam (ormai sempre più svincolate da una leadership di Hamas che ha deciso per la sottomissione ai diktati degli sceicchi e una subservienza ai disegni americani per il Medio Oriente) e delle Brigate Salah ad-Din dei Comitati di Resistenza Popolare, l'organizzazione filo-Hezbollah che già nel recente passato aveva proclamato una mobilitazione generale contro gli attacchi di Tel Aviv.

Ultimamente le Brigate Qassam avevano lanciato attacchi concertati contro obiettivi militari sionisti di concerto con le Brigate Al-Quds della Jihad Islamica Palestinese, organizzazione filoiraniana che come i Comitati Popolari non ha rinunciato alla via della Resistenza armata come unico viatico alla liberazione della Palestina.
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martedì 16 ottobre 2012

Lunga vita alla Resistenza palestinese! Il Primo SA-7 é stato sparato contro un apparecchio sionazista!

Fonti affidabili riferiscono che per la prima volta in assoluto un missile antiaereo spalleggiabile 'Strela' di fabbricazione russa é stato sparato dal ghetto assediato di Gaza contro un velivolo sionazista che incrociava nei cieli sopra la Striscia.

Il lancio del missile antiaereo, che pur mancando il bersaglio ha convinto il codardo pilota sionista a desistere dalla missione omicida che era stato inviato a compiere (si sa, i sionisti si sentono forti solo quando possono incrudelire contro 'nemici' che ritengono inermi, come donne, vecchi, bambini e civili disarmati; contro avversari in grado di rispondere al fuoco perdono tutta la burbanza), segnala l'apertura di una nuova fase nello scontro militare tra la superpotenza sionazista e la Resistenza palestinese.

Finora droni e jet con la "svastica a sei punte" erano sicuri di non correre alcun rischio volando sopra Gaza e riversando contro le sue case, le sue scuole, i suoi ospedali e i suoi cittadini bombe guidate, razzi e missili. Tuttavia si sapeva che da tempo Hezbollah, l'Iran e anche la Siria, i paesi cioé dell' "Asse della Resistenza" stessero cercando di fornire ai gruppi palestinesi loro alleati missili antiaerei spalleggiabili (MPSAM), da tempo presenti nei loro arsenali.

Hezbollah aveva sparato missili 'Strela' e 'Igla' contro i jet sionisti nella guerra d'estate di 6 anni fa. Non si sa ancora con certezza a quale gruppo armato appartenesse lo 'Strela' lanciato contro il velivolo sionista: alcuni dicono ai Comitati Popolari di Resistenza (vicini a Hezbollah), altri alla Jihad Islamica palestinese rifornita dall'Iran.
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lunedì 15 ottobre 2012

Due militanti della Resistenza popolare assassinati vigliaccamente a Gaza da bombe sioniste, le Brigate Salah ad-Din si mobilitano!

Nella serata di ieri un nuovo bombardamento sionazista sulla Striscia di Gaza assediata ha colpito, insieme a due militanti dei Comitati di Resistenza popolare, anche cittadini civili del ghetto palestinese assediato. Si é trattato del terzo raid sionista, dopo i due che nella giornata di sabato e nelle prime ore di domenica sono costati la vita a molte vittime e il ferimento e la mutilazione di numerosi altri abitanti, una dozzina in tutto, tra cui almeno cinque bambini.

Prontamente é arrivata la dichiarazione delle Brigate Salah-ad-Din, braccio armato dei Comitati di Resistenza, che comunicando in Ezzuddin abu Nusayira e Ahmed Fatayer i nomi dei due caduti hanno dichiarato la loro immediata partecipazione a ogni operazione di rappresaglia come quelle intraprese recentemente dalla Jihad Islamica palestinese e, dopo qualche tentennamento, anche dalle Brigate Al-Qassam di Hamas, che hanno lanciato oltre sessanta razzi contro le basi militari e gli acquartieramenti dei miliziani ebrei di Sderot e Eshkol.
"Ci troviamo di fronte all'ennesima offensia sionista condotta col massimo sprezzo delle vite dei civili e nell'usuale silenzio degli osservatori internazionali; questo nuovo crimine, tuttavia, aumenta solo la nostra determinazione a persistere sul sentiero della Resistenza e della lotta contro l'occupazione; invitiamo tutte le altre fazioni palestinesi ad attivarsi per far pagare il fio dei suoi crimini all'entità sionista con tutti i mezzi possibili ed efficaci".
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