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martedì 13 giugno 2017

Ancora su Corbyn, il New York Times e l'insostenibile cretineria dei sinistrati italiani...

Giusto perché pochi giorni fa parlavamo dei risultati delle elezioni inglesi, torniamo a parlare di Jerry Corbyn.

Nonostante il risultato elettorale laburista abbia avuto il merito di strozzare la ciabatta dell'inventrice di "Errìpòtter", i sinistrati europei, ansiosi di aver trovato un nuovo "guru" da lodare tipo Zapatero e Tsipras non si rendono conto che una parte del consenso elettorale é stato riversato sul partito di "opposizione" dai padroni del vapore mediatico per tentare di mettere i bastoni tra le ruote alla "Brexit", che Theresa May voleva fosse rapida e netta.

domenica 11 giugno 2017

E' ufficiale: i giornalisti inglesi HANNO LA FACCIA COME IL CULO!!!

Premetto, accingendomi a scrivere questo articolo, che non sono affatto un "ammiratore" di Jeremy Corbyn che considero l'ennesima "fregatura" della "sinistra istituzionale" come Zapatero, Tsipras, Schulz e altri simili cialtroni.
L'informazione mainstream, lo sapete tutti benissimo, fa schifo.
Altrimenti, tanto per dirne una, non sareste tutti qua a leggere notizie che non trovereste mai sul Cor$era, su la Busarda dei sionisti Elkann, sulla Repubblica del sionistissimo di sei cotte DeBenedetti, o sullo straccio da sinaogoga conosciuto come Il Messaggero (per "menorahti").

Ma in certi paesi fa anche più schifo che da noi.
Tipo in Inghilterra, paese oppresso da un clima infame, da una cucina schifosa e da una popolazione tanto triste da far sembrare i nativi di Vimodrone simili a quelli di Rio de Janeiro durante il Carnevale.

lunedì 22 settembre 2014

Candidata laburista inglese dice LA VERITA' su Tel Aviv e l'ISIS: viene sospesa dal partito!

Una volta esisteva l'Inghilterra: orgogliosa e indipendente, anche se rapace, piratesca e affamatrice, adesso l'Inghilterra che ancora tanti piccoloborghesi europei idolatrano e idealizzano non esiste più, sostituita da un calderone incerto di gente che occupa il territorio una volta reclamato dai Sovrani di Londra, che si agita scompostamente al ritmo dettato dagli stregoni dei media e del consumismo, una colonia sionista dove si sperimenta la creazione di un'umanità senza radici, abbrutita da ogni punto di vista: culturale, umano, sociale, affettivo, lavorativo.

In questa triste contrada Vicki Kirby, che vedete nella foto qui sopra, era una giovane candidata laburista per la costituenza di Woking (la cittadina dove il grande narratore -e mediocre socialista riformista- Herbert Wells faceva atterrare i Marziani della sua 'Guerra dei Mondi').

L'imperfetto é d'obbligo visto che la Kirby é stata prontamente 'trombata' dagli higher-ups del suo partito appena ha 'twittato' la pura verità sul rapporto Tel Aviv-ISIS, domandandosi come mai fosse possibile che questo 'terribile movimento terrorista estremista islamico' non abbia mai non solo attaccato fisicamente il regime ebraico, ma nemmeno lanciato minacce o dichiarazioni contro di esso!

Apriti cielo! Chi critica il vitello d'oro sionazista non può fare politica in Inghilterra!

Consigliamo a Vicki Kirby di iscriversi al Partito del Rispetto del grande George Galloway: i rischi saranno molti (anche quelli di aggressione fisica) ma nessuno censurerà mai i suoi pensieri e la accuserà, Orwellianamente, di "Psicoreato anti-sionista"!!

giovedì 10 febbraio 2011

Tzipi Livni accusa Netanyahu di indebolire Israele, replica il Likud: "Stia zitta, lei ha perso contro Hezbollah e contro Hamas!"


Tzipi Livni, la criminale di guerra israeliana impossibilitata a viaggiare all'estero per timore di venire raggiunta da mandati di cattura e ingiunzioni a comparire di fronte a corti penali (per via del suo ruolo strumentale nella pianificazione ed esecuzione delle aggressioni sioniste contro il Libano e la Striscia di Gaza), ha recentemente attaccato il Governo di ultradestra razzista e fondamentalista guidato da Benji Netanyahu.

Cercando di cavalcare l'ondata emotiva che sta scuotendo lo Stato ebraico di fronte al crollo di storici servitori e lacché come Saad Hariri, Ben Ali e Mubarak la Livni ha imputato al premier in carica di "mancare di polso" e di avere avviato il Paese su una china discendente, lungo la quale "Israele sta progressivamente indebolendosi".

Tuttavia il tentativo di addossare a Netanyahu tutta la colpa delle grandi sollevazioni di massa che stanno rimodellando il volto del Medio Oriente é un gioco di piccolo cabotaggio politico, che mostra tutta la meschinità e la ristrettezza di vedute (reale o pretesa) della figlia del noto terrorista ebreo Eitan Livni; infatti un'analisi appena meno partigiana e interessata degli eventi mediorientali dell'ultimo decennio vede la Livni, Shaul Mofaz ed Ehud Olmert altrettanto colpevoli quanto Benji Netanyahu, Avigdor Lieberman e il rabbino Ovadia dello Shas...tutti i rappresentanti dell'attuale scusa israeliana per una classe dirigente hanno, con le loro scelte, le loro prese di posizione, le loro dichiarazioni e rodomontate, contribuito a gettare sassi lungo la china che ora sta producendo la valanga.

Meglio cercare altre angolazioni tramite cui attaccare Netanyahu, come si incarica di fare la portavoce della rappresentanza parlamentare di Kadima, Dalia Itzik, che sceglie l'approccio 'fiscale' e, montando su un cavallo di battaglia solido e collaudato, accusa l'Esecutivo di avere "alzato le tasse", più di qualunque gabinetto precedente.

In risposta a tale "fuoco incrociato" il parlamentare del Likud Ophir Okonis ha replicato: "Il pubblico israeliano è ancora 'traumatizzato' dai tre anni di Governo di Kadima, contrassegnati da una lunga sequenza di fallimenti economici, politici, militari e di relazioni internazionali", vantandosi che se si tenessero nuove elezioni nell'immediato la coalizione di partiti di destra, etnocentrici e religiosi (sostenuta dalla nuova formazione militarista creata dall'ex-laburista Ehud Barak), si assicurerebbe di nuovo la maggioranza dei seggi.

mercoledì 1 dicembre 2010

Altro che vignette! La Società civile danese fa sentire la sua presenza in Palestina con la nuova "Danish house"!

Membri dell'Europarlamento hanno aperto la prima "Danish house" nella città di Ramallah, nella parte centrale della Cisgiordania.

La delegazione, in visita alla città nel quadro delle relazioni europee con il Consiglio legislativo palestinese, é composta dall'irlandese Proinsias De Rossa (laburista), dal francese Christian Garrigues (neogollista) e dalla danese Margrete Auken (socialista); tutti e tre gli esponenti del Parlamento, a prescindere dalle differenze politiche, sono dediti alla causa della solidarietà con la Palestina: l'irlandese De Rossa ha un'esperienza personale di opposizione all'occupazione militare inglese dell'Irlanda del Nord, Garrigues un anno fa aveva cercato di visitare Gaza, per portare l'attenzione del mondo sul disumano assedio israeliano, la Auken, ministro della Chiesa evangelica protestante e parlamentare ecologista e di Sinistra, è direttamente coinvolta nel progetto "Danish house".

E' questa una iniziativa frutto di un'organizzazione no-profit, non-governativa e politicamente indipendente che facilita il dialogo e gli scambi culturali fra i professionisti danesi e palestinesi.

Il direttore di Danish house Nathalie Khankan e il co-fondatore Ali Khillieh hanno tenuto un breve discorso presentando la storia e i successi fin qui ottenuti dal progetto. Dopo un tour della facility i delegati hanno discusso con rappresentanti dei media locali delle relazioni fra UE e Palestina, soffermandosi su come l'Unione debba fare di più e impegnarsi direttamente con il suo peso non solo politico ma anche economico e d'immagine per una positiva evoluzione della situazione odierna, totalmente in stato di stallo e immobilità.

Tutti i membri del trio parlamentare hanno auspicato che anche il coinvolgimento della Società civile europea, ad esempio con iniziative simili a quella del progetto DHIP, possano finalmente affrettare tale presa di coscienza collettiva.