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sabato 26 febbraio 2011

Netanyahu se la prende per il "sì" tedesco alla Risoluzione anti-coloni: la Merkel lo 'sculaccia'...al telefono!


Nuova debacle diplomatica per il povero Benji Netanyahu, che, dopo avere espresso disappunto per l'annunciato voto favorevole della Repubblica federale tedesca alla bozza di risoluzione anti-colonie presentata al Consiglio di Sicurezza dell'ONU (e prontamente silurata dagli Stati Uniti, asserviti alla 'Lobby a Sei Punte'), parlando al telefono con la burrosa Dama Merkel la ha vista, o meglio, sentita, smettere i panni dell'affidabile patronessa del sionismo, e indossare quelli della virago castigatrice, esprimendo la sua forte disistima per l'azione politico-diplomatica di Benji nei termini più netti.

"Lei non ha fatto as-so-lu-ta-men-te niente per portare avanti il 'processo di pace'!" é stata una delle tante espressioni censorie dell'ex "Ragazza dell'Est", che ha poi rincarato la dose: "Come si permette, come OSA criticare il nostro operato?". La telefonata conferma e sottolinea l'impazienza e la delusione che si diffondono nelle capitali europee a guida conservatrice per la maniera sorniona e opportunistica con cui lo Stato ebraico continua nella sua politica di aggressione, persecuzione e pulizia etnica contro i Palestinesi.

Netanyahu, a corto di giustificazioni come lo scolaretto 'beccato' dalla maestra senza il compito fatto, non é riuscito altro che a balbettare debolmente la sua intenzione di "lanciare una nuova iniziativa con un discorso che terrò tra due o tre settimane". Pure, Dama Merkel, di cui abbiamo precedentemente testimoniato la disponibilità a fornire Israele di avanzati sistemi d'arma per i suoi 'assassini mirati' e di rimpinzare il 'Tribunale per il Libano' di filosionisti di tre e quattro cotte per trasformarlo in un'arma politica al servizio di Tel Aviv, aveva già dato voce al suo disappunto con la condotta politica del governo di ultradestra razzista presieduto da Netanyahu, nel corso di un suo recente viaggio nello Stato ebraico.

Delle due l'una: o il rimprovero di Dama Merkel non era stato espresso in maniera abbastanza esplicita da venire captato dalle deboli 'antenne radar' di Netanyahu o il povero Benji, pur occupando lo scranno governativo più alto, é talmente succube delle componenti più estremiste e fasciste del suo gabinetto, da non aver modo di influenzarne l'azione o le decisioni. Imbecillità o impotenza congenita? Qualunque diagnosi si riveli corretta le prospettive sono bige per il capo del Likud e per lo status internazionale della sua ammucchiata di coloni fanatici, sostenitori dell'Apartheid, catorci militaristi e altri scombinati.

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giovedì 10 febbraio 2011

Tzipi Livni accusa Netanyahu di indebolire Israele, replica il Likud: "Stia zitta, lei ha perso contro Hezbollah e contro Hamas!"


Tzipi Livni, la criminale di guerra israeliana impossibilitata a viaggiare all'estero per timore di venire raggiunta da mandati di cattura e ingiunzioni a comparire di fronte a corti penali (per via del suo ruolo strumentale nella pianificazione ed esecuzione delle aggressioni sioniste contro il Libano e la Striscia di Gaza), ha recentemente attaccato il Governo di ultradestra razzista e fondamentalista guidato da Benji Netanyahu.

Cercando di cavalcare l'ondata emotiva che sta scuotendo lo Stato ebraico di fronte al crollo di storici servitori e lacché come Saad Hariri, Ben Ali e Mubarak la Livni ha imputato al premier in carica di "mancare di polso" e di avere avviato il Paese su una china discendente, lungo la quale "Israele sta progressivamente indebolendosi".

Tuttavia il tentativo di addossare a Netanyahu tutta la colpa delle grandi sollevazioni di massa che stanno rimodellando il volto del Medio Oriente é un gioco di piccolo cabotaggio politico, che mostra tutta la meschinità e la ristrettezza di vedute (reale o pretesa) della figlia del noto terrorista ebreo Eitan Livni; infatti un'analisi appena meno partigiana e interessata degli eventi mediorientali dell'ultimo decennio vede la Livni, Shaul Mofaz ed Ehud Olmert altrettanto colpevoli quanto Benji Netanyahu, Avigdor Lieberman e il rabbino Ovadia dello Shas...tutti i rappresentanti dell'attuale scusa israeliana per una classe dirigente hanno, con le loro scelte, le loro prese di posizione, le loro dichiarazioni e rodomontate, contribuito a gettare sassi lungo la china che ora sta producendo la valanga.

Meglio cercare altre angolazioni tramite cui attaccare Netanyahu, come si incarica di fare la portavoce della rappresentanza parlamentare di Kadima, Dalia Itzik, che sceglie l'approccio 'fiscale' e, montando su un cavallo di battaglia solido e collaudato, accusa l'Esecutivo di avere "alzato le tasse", più di qualunque gabinetto precedente.

In risposta a tale "fuoco incrociato" il parlamentare del Likud Ophir Okonis ha replicato: "Il pubblico israeliano è ancora 'traumatizzato' dai tre anni di Governo di Kadima, contrassegnati da una lunga sequenza di fallimenti economici, politici, militari e di relazioni internazionali", vantandosi che se si tenessero nuove elezioni nell'immediato la coalizione di partiti di destra, etnocentrici e religiosi (sostenuta dalla nuova formazione militarista creata dall'ex-laburista Ehud Barak), si assicurerebbe di nuovo la maggioranza dei seggi.

giovedì 30 dicembre 2010

Persino Jeffrey Goldberg dubita della democrazia israeliana!!


Traduciamo ora per il pubblico Italiano un articolo stilato dal reporter e commentatore Ebreo-americano Jeffrey Goldberg; Goldberg, autore del libro "Prisoners: a Story of Friendship and Terror" ha un'esperienza pluridecennale di questioni medio-orientali e africane e collabora regolarmente con The Atlantic, le sue riflessioni sono significative perché mostrano come anche l'intellighenzia ebraica progressista e in passato decisamente filosionista stia rapidamente ripensando le sue posizioni, allarmata e disgustata dalla sempre più marcata natura militarista e razzista del regime di Tel Aviv.

Esiste la concreta possibilità che un giorno gli israeliani possano decidere di fare a meno della democrazia per mantenere il potere nelle mani dell'etnia ebraica? Alcune persone, ovviamente, obietteranno che Israele già nei fatti ha cessato di essere una democrazia nel momento in cui ha deciso di rendere permanente l'occupazione di ampie zone della Cisgiordania. Io voglio sperare che sia prematuro parlare di una possibile o effettiva "morte della democrazia" in Israele legata allo status della West Bank, ma mentirei a me stesso se negassi che in momenti di dubbio o sconforto il pensiero abbia attraversato la mia testa: che gli israeliani possano prendere la conscia, ferma decisione di preservare il carattere etnico/razziale del loro Stato a scapito di quello parlamentare, rappresentativo, democratico.

Come ho scritto recentemente c'é molto poco che il Governo di destra attualmente in carica abbia detto (per non dire fatto) per suggerire l'idea di poter un giorno liberarsi dalla 'droga pesante' degli insediamenti, in cui ultimamente sta indulgendo con tutta l'estasi di un tossicodipendente in periodo di vacche grasse; quello che é più inquietante é che proprio questa espansione territoriale in Cisgiordania porterà prima o poi al "redde rationem"...quando Stato di Israele e West Bank non saranno più distinguibili cosa faranno i politici? Daranno la cittadinanza ai Palestinesi o gliela rifiuteranno?

La prima opzione renderebbe gli israeliani ebrei più o meno la metà di una popolazione mista di ebrei e arabi, negando il carattere 'razzialmente ebraico' di Israele, la seconda automaticamente escluderebbe Israele dal novero delle nazioni democratiche.

La mia segreta speranza é sempre stata quella che gli israeliani, realizzando finalmente la pognanza di tale scelta (alcuni pare addirittura che lo abbiano già fatto), sceglieranno per il meglio. estricandosi in qualche modo dalla ragnatela degli insediamenti che rischierebbero di soffocare la loro democrazia, ma un paio di recenti conversazioni avute con abitanti di Gerusalemme mi hanno via via convinto che per un gran numero di cittadini ebrei di Israele la democrazia sia sempre meno importante; costoro si radunano grosso modo nei seguenti gruppi: gli haredim ultra-ortodossi il cui peso numerico aumenta sempre più col passare degli anni, i sefarditi provenienti dagli stati Arabi e Mediorientali, un gruppo sociale piuttosto compatto e proletario i cui interessi alla Knesset sono rappresentati dagli odiosi rabbini oscurantisti dello Shas, i coloni ultranazionalisti e fondamentalisti, che sembrano disposti ad appoggiarsi a qualunque politico permetta loro di occupare più terra e ampliare le loro colonie e infine gli immigrati russi fra cui é molto diffuso il sostegno ad Avi Lieberman, l'attuale Ministro degli Esteri.

Diciamo che, in via ipotetica, un giorno del prossimo futuro il Primo Ministro Lieberman (non ridete! non deve fare ridere!) propone una legge che, coerentemente con le iniziative di certi religiosi, proibisce de facto agli Ebrei di vendere o locare immobili agli arabi, oppure che annetta permanentemente a Israele la maggior parte della West Bank per garantire la 'sicurezza' ai coloni...automaticamente questo includerebbe in Israele milioni di Palestinesi, ma Lieberman dichiara che essi non sono "veri" cittadini di Israele e che se vogliono votare devono andare a farlo in Giordania o in qualche altro Stato. Cosa succederebbe a quel punto? La Corte Suprema interverrebbe? Dichiarerebbe l'incostituzionalità di tale provvedimento? Io lo spero ma non posso esserne sicuro, per quanti israeliani conosco che apprezzino e rispettino la democrazia non sono certo che possano avere la forza o la determinazione di lottare per essa e di certo dubito che molti Ebrei all'estero abbiano già simbolicamente 'fatto una croce' su Israele, disgustati dal suo militarismo e dai suoi atteggiamenti discriminatori.
Propaganda bellica e articoli sull'antisemitismo affidati al noto neocon Hitchens...questa copertina dà ben l'idea di quanto filosionista sia la testata su cui scrive Goldberg...se persino lui dubita della democrazia israeliana...

Sono apocalittico? Forse, anzi, certamente. Sto esagerando il problema? Un poco, ma non tanto quanto mi sentirei tranquillo nel sapermi esagerato, anzi, forse non lo sto esagerando affatto. Sta il fatto che Israele potrà avere una stampa libera e una magistratura indipendente ma dall'altro lato é sempre meno simile al Paese che conoscevo e amavo venticinque anni fa, la crescita di potere e influenza dei quattro gruppi che ho evidenziato lo ha cambiato in maniera radicale e niente affatto per il meglio; mi riservo di mostrarvi come e quanto in articoli futuri.

Copyright: Jeffrey Goldberg 2010.

Traduzione: Redazione di Palaestina Felix.

sabato 18 dicembre 2010

Israele, paese dell'Apartheid, progetta barriera di confine e lager di detenzione contro gli immigrati africani

 Israele da paese del "Muro del Pianto" a "Paese dei Muri" tout-court, dopo aver scempiato la Cisgiordania con il "muro di separazione" che frammenta e spezzetta la continuità geografica, economica e sociale delle comunità palestinesi e ruba la terra più fertile e i pozzi d'acqua più ricchi per riservarli all'esclusivo uso e consumo del 'popolo eletto' ora si prepara ad alzare una nuova barriera di cemento, acciaio, filo spinato e torrette di guardia, questa volta per assicurarsi di tenere ben fuori dai propri confini gli indesiderati immigrati africani, lasciandoli nelle amorevoli mani della sbirraglia di Mubarak.
Questa volta a essere circondati dagli anfibi e dai fucili spianati dell'Esercito più (im)morale del mondo non ci sono arabi palestinesi ma neri africani.
La nuova barriera di separazione sarà completata da un adiacente campo di prigionia per radunare e sorvegliare tutti gli africani che saranno sorpresi nel sacro territorio israeliano, in attesa di rimandarli nei paesi di origine, da cui la guerra, la guerriglia, le persecuzioni politiche o la pura e semplice miseria li hanno costretti a fuggire alla volta del più vicino pezzetto di 'Occidente' disponibile.
Un immigrato africano in Israele chiede: "Diritti Umani per Tutti". In Israele? Hai proprio sbagliato paese amico mio...
Come tutti gli stati 'sviluppati' anche Israele a parole stigmatizza e rimprovera gli immigrati illegali, poi nella realtà dei fatti li cerca e ne ha bisogno...e si capisce...chi se non gli immigrati africani è disposto a rompersi la schiena dieci, dodici o quattordici ore al giorno nei frutteti e negli orti delle colonie ebraiche illegali costruite in terra Palestinese, riempiendo canestro dopo canestro di arance, pompelmi o pomodori che poi verranno impacchettati e venduti a caro prezzo negli Usa o in Europa? Non certo la "jeunesse dorée" dei figli dei coloni fondamentalisti ebrei, loro orti e filari li frequentano solo quando si tratta di incendiarli e vandalizzarli, ma ci sono i "cushi" (parola ebraica per "negri") disposti a farlo per una manciata di nuovi shekel, ormai nei kibbutz e nelle colonie non si vede più un bianco a fare un lavoro manuale.

E' triste che il lavoro di questi migranti, vittime del colonialismo e dell'imperialismo occidentale che li hanno trasformati in rifugiati, vada a diretto vantaggio di coloro che a loro volta vittimizzano, perseguitano e angariano il popolo palestinese ma, ovviamente, non per questo gli africani che lavorano nello Stato ebraico possono aspettarsi un trattamento migliore di quello che tocca agli arabi, anzi, per quanto la loro presenza sia "nuova" nella società israeliana, la loro estrema 'diversità' li ha girà resi bersagli perfetti per le ubbìe razziste e segregazioniste che hanno sempre più libero corso nell'Apartheid sionista.
Manifestanti razzisti anti-africani nel quartiere di Hatikvah
"L'influsso di immigrati dall'Africa nera" ha detto recentemente il primo ministro Netanyahu "sta crescendo e minaccia gli equilibri e l'aspetto dello Stato israeliano come lo conosciamo, deve quindi essere fermato" e alle sue intenzioni fanno eco gli slogan rauchi e la mobilitazione virulenta degli israeliani razzisti come quelli che si sono riuniti il mese scorso ad Hatikva per "protestare" contro il grande numero di africani che vive nel quartiere (perché molti proprietari di appartamenti di nascosto stipano fino a dodici-quindici immigrati in un quadrilocale estorcendo da ciascuno l'equivalente di un affitto e minacciando di denunciarli alla polizia se si ribellano). Fra i cittadini israeliani "indignati" dalla presenza africana si sentiva ripetere spesso e volentieri la parole "kooshi", "kooshaneem", "kooshanot", equivalenti ebraiche di "negraccio", "sporco negro" e via articolando, si sentivano ripetere le stesse piacevolezze che infarciscono un discorso di Mario Borghezio e dei vari identitaristi razzisti dell'estrema destra europea: "Gli africani sono bestie", "bevono e orinano per strada", "girano coi loro caftani senza niente sotto", "rubano", "guardano le nostre donne".
Gli agitatori razzisti Marziel (sx) e Ben Ari (dx) stanno probabilmente studiando di sostituire la parola "Ebrei" con "negri" nei "Protocolli dei Savi di Sion" e poi diffondere il famoso testo dell'Okhrana fra i loro elettori.
Come stercorari attratti dall'odore di letame i corrispettivi locali dei Borghezio e dei Le Pen, Michael Ben-Ari e Baruch Marziel, erano presenti a questa elevata adunanza, pronti a trarre il massimo profitto dalla montante ondata razzista che sta velocemente trasformando Israele nell'incarnazione realizzata di tutto il peggio che l'Occidente capitalista sa esprimere in questo inizio di Ventunesimo secolo: militarismo, razzismo e xenofobia.