Sherif el Sebaie é uno dei molti propagandisti a gettone che per anni ha sgomitato per trovare un posto alla tavola apparecchiata della (dis)informazione italiana su Medio Oriente e affini.
Il fatto di essere egiziano gli conferiva un'aria di esotismo e di mistero, molto apprezzata nel panzanificio filosionista e filoimperialista del Bel Paese, soprattutto perché lo assimilava al suo "Maestro Jedi", l'impareggiabile Pinocchio d'Egitto Magdi Allam.
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domenica 26 novembre 2017
Piccoli Magdi Allam (meno intelligenti) crescono: Sherif el Sebaie, nuovo nano acrobata alla Corte dei Saoud!
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mercoledì 28 settembre 2016
A Tel Aviv muore Shimon Peres: mai Premio Nobel per la pace fu coinvolto in tante guerre!
A quindici giorni dal primo, massiccio infarto che lo ha colpito all'età di novantatre anni è deceduto allo Sheba Medical Center di Ramat Gan (Tel Aviv), Shimon Peres; con un curriculum politico che lo ha visto via via ricoprire le cariche di Ministro dei Trasporti, Ministro della Difesa -per due volte-, Ministro delle Finanze, Ministro degli Esteri -per ben tre volte-, Primo Ministro -ancora per tre volte-, Presidente di Israele e un precedente stato di servizio militare che lo ha visto passare da militante dell'Haganah ad architetto dell'aggressione internazionale contro l'Egitto di Nasser (1956) fino a fondatore del programma nucleare segreto di Dimona, è chiaro che ci troviamo di fronte a una delle figure di spicco dello Stato ebraico e che, una lettura attenta della sua biografia può permettere di capire molto delle dinamiche e delle vicende che hanno riguardato quest'entità e l'intero teatro mediorientale.
Come molti dei fondatori di Israele Peres nacque nel 1923 in una condizione di agiatezza e privilegio: la sua famiglia, residente nell'attuale Bielorussia (allora però territorio polacco) apparteneva all'alta borghesia ebraica e si era arricchita col commercio di legnami; ancora prima di terminare le scuole primarie il giovane Szymon Perski (questo il suo vero nome) parlava quattro lingue: Ebraico, Yiddish, Russo e Polacco, a cui presto aggiunse gli "indispensabili" Francese e Inglese.
Nella sua gioventù Peres flirtò con l'integralismo ebraico, arrivando persino a sfasciare violentemente la radio di casa (in quegli anni un accessorio costosissimo) quando "sorprese" i suoi genitori ad ascoltarla nel giorno di Sabato, ma entro la metà degli anni '30, quando la famiglia decise di trasferirsi nella Palestina sottoposta a mandato britannico, aveva già abbandonato ogni velleità ortodossa.
L'immigrazione della sua famiglia in Palestina, dove rapidamente egli divenne "Shimon Peres" è interessante e istruttiva, specie di fronte alla vulgata che vorrebbe l'influsso di immigrati ebrei in Medio Oriente come unicamente conseguente agli eventi del Nazismo e delle sue persecuzioni in Europa: i ricchi e agiati cittadini polacchi Perski si trasferirono nei pressi di Tel Aviv ben prima di aver potuto subire la benché minima angheria, unicamente in omaggio all'ideologia colonizzatrice di Theodor Herzl, che aveva decretato la Palestina "terra nullius" pronta a venire 'arricchita' e 'redenta' dalla presenza ebraica, in barba a ciò che potevano pensare o volere i suoi abitanti legittimi.
Dopo un periodo di lavoro in vari "Kibbutz", Peres intraprese un rapidissimo "cursus honorum" politico-militare sotto l'ala protettrice di David Ben Gurion, allora leader del Partito dei Lavoratori (Mapai) ma trovò anche il tempo di condurre insieme a un giovane Moshe Dayan una spedizione illegale nel Negev (1944), dove i giovani sionisti fecero misurazioni e rilevamenti per una sua futura invasione e colonizzazione (la distruzione delle comunità beduine nell'area è a tutt'oggi in pieno svolgimento, in un cono d'ombra e silenzio anche maggiore di quello che avvolge l'occupazione della West Bank o l'assedio di Gaza, visto che gli Arabi semi-nomadi della zona fanno anche meno notizia dei Palestinesi urbanizzati, che quantomeno sono rappresentati da organizzazioni come Fatah, Hamas ed altre sigle minori).
Sposatosi nel 1945, si inserì nei ranghi della milizia mapaista dell'Haganah, prendendo parte ai combattimenti che seguirono l'unilaterale dichiarazione dello Stato di Israele e che videro, oltre alla guerra contro le truppe egiziane, giordane e contro i contingenti inviati da altri stati vicini, anche un certo grado di lotta intestina tra le stesse organizzazioni armate ebraiche, che in qualche caso esplose in combattimenti veri e propri.
Come molti dei fondatori di Israele Peres nacque nel 1923 in una condizione di agiatezza e privilegio: la sua famiglia, residente nell'attuale Bielorussia (allora però territorio polacco) apparteneva all'alta borghesia ebraica e si era arricchita col commercio di legnami; ancora prima di terminare le scuole primarie il giovane Szymon Perski (questo il suo vero nome) parlava quattro lingue: Ebraico, Yiddish, Russo e Polacco, a cui presto aggiunse gli "indispensabili" Francese e Inglese.
Nella sua gioventù Peres flirtò con l'integralismo ebraico, arrivando persino a sfasciare violentemente la radio di casa (in quegli anni un accessorio costosissimo) quando "sorprese" i suoi genitori ad ascoltarla nel giorno di Sabato, ma entro la metà degli anni '30, quando la famiglia decise di trasferirsi nella Palestina sottoposta a mandato britannico, aveva già abbandonato ogni velleità ortodossa.
L'immigrazione della sua famiglia in Palestina, dove rapidamente egli divenne "Shimon Peres" è interessante e istruttiva, specie di fronte alla vulgata che vorrebbe l'influsso di immigrati ebrei in Medio Oriente come unicamente conseguente agli eventi del Nazismo e delle sue persecuzioni in Europa: i ricchi e agiati cittadini polacchi Perski si trasferirono nei pressi di Tel Aviv ben prima di aver potuto subire la benché minima angheria, unicamente in omaggio all'ideologia colonizzatrice di Theodor Herzl, che aveva decretato la Palestina "terra nullius" pronta a venire 'arricchita' e 'redenta' dalla presenza ebraica, in barba a ciò che potevano pensare o volere i suoi abitanti legittimi.
Dopo un periodo di lavoro in vari "Kibbutz", Peres intraprese un rapidissimo "cursus honorum" politico-militare sotto l'ala protettrice di David Ben Gurion, allora leader del Partito dei Lavoratori (Mapai) ma trovò anche il tempo di condurre insieme a un giovane Moshe Dayan una spedizione illegale nel Negev (1944), dove i giovani sionisti fecero misurazioni e rilevamenti per una sua futura invasione e colonizzazione (la distruzione delle comunità beduine nell'area è a tutt'oggi in pieno svolgimento, in un cono d'ombra e silenzio anche maggiore di quello che avvolge l'occupazione della West Bank o l'assedio di Gaza, visto che gli Arabi semi-nomadi della zona fanno anche meno notizia dei Palestinesi urbanizzati, che quantomeno sono rappresentati da organizzazioni come Fatah, Hamas ed altre sigle minori).
Sposatosi nel 1945, si inserì nei ranghi della milizia mapaista dell'Haganah, prendendo parte ai combattimenti che seguirono l'unilaterale dichiarazione dello Stato di Israele e che videro, oltre alla guerra contro le truppe egiziane, giordane e contro i contingenti inviati da altri stati vicini, anche un certo grado di lotta intestina tra le stesse organizzazioni armate ebraiche, che in qualche caso esplose in combattimenti veri e propri.
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lunedì 22 settembre 2014
Candidata laburista inglese dice LA VERITA' su Tel Aviv e l'ISIS: viene sospesa dal partito!
Una volta esisteva l'Inghilterra: orgogliosa e indipendente, anche se rapace, piratesca e affamatrice, adesso l'Inghilterra che ancora tanti piccoloborghesi europei idolatrano e idealizzano non esiste più, sostituita da un calderone incerto di gente che occupa il territorio una volta reclamato dai Sovrani di Londra, che si agita scompostamente al ritmo dettato dagli stregoni dei media e del consumismo, una colonia sionista dove si sperimenta la creazione di un'umanità senza radici, abbrutita da ogni punto di vista: culturale, umano, sociale, affettivo, lavorativo.
In questa triste contrada Vicki Kirby, che vedete nella foto qui sopra, era una giovane candidata laburista per la costituenza di Woking (la cittadina dove il grande narratore -e mediocre socialista riformista- Herbert Wells faceva atterrare i Marziani della sua 'Guerra dei Mondi').
L'imperfetto é d'obbligo visto che la Kirby é stata prontamente 'trombata' dagli higher-ups del suo partito appena ha 'twittato' la pura verità sul rapporto Tel Aviv-ISIS, domandandosi come mai fosse possibile che questo 'terribile movimento terrorista estremista islamico' non abbia mai non solo attaccato fisicamente il regime ebraico, ma nemmeno lanciato minacce o dichiarazioni contro di esso!
Apriti cielo! Chi critica il vitello d'oro sionazista non può fare politica in Inghilterra!
Consigliamo a Vicki Kirby di iscriversi al Partito del Rispetto del grande George Galloway: i rischi saranno molti (anche quelli di aggressione fisica) ma nessuno censurerà mai i suoi pensieri e la accuserà, Orwellianamente, di "Psicoreato anti-sionista"!!
In questa triste contrada Vicki Kirby, che vedete nella foto qui sopra, era una giovane candidata laburista per la costituenza di Woking (la cittadina dove il grande narratore -e mediocre socialista riformista- Herbert Wells faceva atterrare i Marziani della sua 'Guerra dei Mondi').
L'imperfetto é d'obbligo visto che la Kirby é stata prontamente 'trombata' dagli higher-ups del suo partito appena ha 'twittato' la pura verità sul rapporto Tel Aviv-ISIS, domandandosi come mai fosse possibile che questo 'terribile movimento terrorista estremista islamico' non abbia mai non solo attaccato fisicamente il regime ebraico, ma nemmeno lanciato minacce o dichiarazioni contro di esso!
Apriti cielo! Chi critica il vitello d'oro sionazista non può fare politica in Inghilterra!
Consigliamo a Vicki Kirby di iscriversi al Partito del Rispetto del grande George Galloway: i rischi saranno molti (anche quelli di aggressione fisica) ma nessuno censurerà mai i suoi pensieri e la accuserà, Orwellianamente, di "Psicoreato anti-sionista"!!
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giovedì 11 settembre 2014
E' l'11 Settembre, ricordiamo il sacrificio di Salvador Allende assassinato dagli sgherri sionisti e fascisti al soldo di CIA e ITT!!
Salvador Allende e la democrazia socialista cilena vennero assassinati 41 anni fa nel Palazzo della Moneda.
I loro assassini erano generali fascisti che agivano per conto della CIA, della multinazionale dell'elettronica ITT e dell'ebreo Henry Kissinger.
Nonostante fossero dei fascisti i generali cileni erano molto amici del regime razzista di Tel Aviv e molti ricchi e influenti ebrei cileni divennero ministri e ambasciatori di quel regime infame.
Il Cile dei generali insieme ad altri lerci regimi sudamericani venduti a Washington e Tel Aviv diede asilo al peggio della (neo)fascisteria italica sotto la protezione di CIA e Mossad e la usò come manovalanza nell'Operazione Condor.
Il Cile dei generali sionisti e fascisti applicò le ricette dei 'Chicago Boys' e aumentò a dismisura il gap tra i super-ricchi e i lavoratori poveri, chiamando l'aumento del PIL e del reddito nelle fasce agiate "sviluppo economico".
Per questo PALAESTINA FELIX combatte il sionismo.
Per questo PALAESTINA FELIX combatte l'imperialismo Usa.
Per questo PALAESTINA FELIX (pur senza cadere nella trappola del 'facile' antifascismo caciarone e cialtrone da centro sociale) sarà sempre nemico di quei regimi che usano il militarismo e una patina di (finto) nazionalismo per mettersi al servizo di Usa e Israele (vedi Ucraina).
Per questo PALAESTINA FELIX ogni undici settembre onora il Presidente Allende e i martiri della democrazia socialista cilena e SOLTANTO loro!
I loro assassini erano generali fascisti che agivano per conto della CIA, della multinazionale dell'elettronica ITT e dell'ebreo Henry Kissinger.
Nonostante fossero dei fascisti i generali cileni erano molto amici del regime razzista di Tel Aviv e molti ricchi e influenti ebrei cileni divennero ministri e ambasciatori di quel regime infame.
Il Cile dei generali insieme ad altri lerci regimi sudamericani venduti a Washington e Tel Aviv diede asilo al peggio della (neo)fascisteria italica sotto la protezione di CIA e Mossad e la usò come manovalanza nell'Operazione Condor.
Il Cile dei generali sionisti e fascisti applicò le ricette dei 'Chicago Boys' e aumentò a dismisura il gap tra i super-ricchi e i lavoratori poveri, chiamando l'aumento del PIL e del reddito nelle fasce agiate "sviluppo economico".
Per questo PALAESTINA FELIX combatte il sionismo.
Per questo PALAESTINA FELIX combatte l'imperialismo Usa.
Per questo PALAESTINA FELIX (pur senza cadere nella trappola del 'facile' antifascismo caciarone e cialtrone da centro sociale) sarà sempre nemico di quei regimi che usano il militarismo e una patina di (finto) nazionalismo per mettersi al servizo di Usa e Israele (vedi Ucraina).
Per questo PALAESTINA FELIX ogni undici settembre onora il Presidente Allende e i martiri della democrazia socialista cilena e SOLTANTO loro!
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mercoledì 14 maggio 2014
L’Accordo di Gaza del 2014 fa di Hamas uno strumento di Israele?
RIPRENDIAMO E PUBBLICHIAMO IN TOTO DAL SITO "PALESTINA ROSSA", PERCHE' QUEST'ARTICOLO SINTETIZZA ED ESPLICA MIRABILMENTE TUTTI I NOSTRI "CAVEAT" E LE NOSTRE PERPLESSITA' SULLA RECENTE, ENNESIMA, "RICONCILIAZIONE" HAMAS-FATAH.
L’accordo fra le due principali organizzazioni ‘governative’ palestinesi, Fatah e Hamas (che ormai ha quasi del tutto abbandonato l’Asse della Resistenza), è stato salutato con favore da molti analisti (fra cui molti vicini alla causa palestinese) tranne rare eccezioni. Purtroppo, anche questa volta, c’è un solco profondo fra la realtà e le illusioni. Di conseguenza è bene chiarire, sia pur sinteticamente, i risvolti di questo matrimonio che, per quanto mi riguarda, non credo durerà a lungo. Cominciamo intanto con il contestualizzare gli eventi.
Prima di entrare nel merito dell’accordo è bene ricordare che entrambe le organizzazioni vengono da un momento difficile che ha visto erodere sensibilmente il loro consenso all’interno della società palestinese.
Fatah ha visto calare sensibilmente il suo prestigio fin dagli Accordi di Oslo del 1993. La corrente laica e nazionalista della Resistenza palestinese, nel momento in cui ha formalmente riconosciuto lo Stato di Israele, ha cominciato gradualmente a perdere credibilità non solo agli occhi degli stessi palestinesi ma anche di tutti quei movimenti che nel mondo si battono contro le politiche imperialiste e neocolonialiste. Il suo leader, Yasser Arafat, che in molti sospettano essere stato assassinato dal servizio segreto israeliano, non è riuscito a risollevare le sorti di questa organizzazione che ormai da molto tempo si limita a giustapporsi allo stato israeliano che tuttora occupa la Cisgiordania.
Hamas, per parte sua, ha scelto di appoggiare il progetto statunitense di destabilizzazione della Siria baathista, alleata strategica della Resistenza libanese che ha in Hezbollah il suo baricentro. In questo modo Hamas si è necessariamente riavvicinata alla Fratellanza Musulmana, operando oggettivamente una svolta a “destra” ed assumendo posizioni che da un certo punto di vista potrebbero essere definite come reazionarie. Tutto ciò ha contribuito a indebolire il prestigio sia di Hamas che di Fatah, e una gran parte del popolo palestinese ha accolto con scetticismo questo patto, nonostante sia stato ovviamente enfatizzato dai gruppi dirigenti palestinesi.
La rivista online della sinistra palestinese, Palestina Rossa, che svolge un importante attività di controinformazione, ci comunica che: "Un sondaggio ancora operativo (al momento in cui scriviamo questo documento) sul sito dell’agenzia Màan news rivela che appena l’ 11.9% dei palestinesi approva l’accordo, l’84.6% è scettico e il 3.5% non sa esprimere opinione al riguardo".
Il dato sullo scetticismo è molto importante e significativo perché rivela quanto in realtà le due parti siano sostanzialmente sfiduciate dai palestinesi, o quanto meno considerate poco credibili, e questo anche a causa delle politiche attuate precedentemente’ ( Alcune riflessioni sulla ‘’riconciliazione’’, 9 maggio 2014 ). Credo che abbiamo il dovere di essere rispettosi della volontà del popolo palestinese e quindi non possiamo non porci una domanda, anche se scomoda per molti: chi rappresenterà in un prossimi futuro il malcontento e la sfiducia più o meno generalizzata della maggioranza del popolo palestinese nei confronti delle organizzazioni governative ?
La domanda per ora non ha risposta; saranno i fatti a determinarlo. Facciamo un passo indietro e vediamo che, nel 2012, ci fu un interessante tentativo di riappacificazione fra Hamas e Fatah avvenuto a Doha in Qatar. Cito due interessanti passaggi tratti da una ampia documentazione del sito Palestina Rossa: "L’Emirato aveva scagliato tutto il proprio peso alle spalle della Fratellanza Mussulmana in Egitto mentre questa guadagnava con successo i rami esecutivo e legislativo del governo egiziano" (Riconciliazione palestinese: una storia di documenti, 7 maggio 2014).
“Inoltre Hamas aveva deciso il trasferimento del proprio ufficio politico da Damasco a Doha, segno che era disposta a riconsiderare le alleanze e ristrutturare la propria ideologia in un epoca nella quale il Qatar sembrava avesse la supremazia”. L’incontro di Doha coincide (1) con l’inizio del piano statunitense di destabilizzazione della Siria,(2) ma, soprattutto, con lo spostamento a destra di Hamas che ritorna sotto il protettorato dellaFratellanza Musulmana. La questione è interessante e ha iniziato a palesarsi proprio intorno al 2012.
Già allora l’esponente siriano, Ouday Ramadan, vicino al governo di Assad, spiegò le ragioni politiche della svolta “reazionaria” della Resistenza islamica palestinese: "Lo spostamento di Hamas è da inquadrare nell’ambito di uno spostamento di rotta complessivo della dirigenza Usa". Contrariamente a Bush, Obama, che proviene da una famiglia islamica, ha cambiato rotta aprendo al dialogo con l’Islam cosiddetto “moderato, cioè con le gerarchie e i gruppi sociali dominanti al potere nella gran parte dei paesi arabi e mussulmani”. Una volta gli Usa erano alleati in Afghanistan con i fondamentalisti islamici, oggi non hanno fatto altro che rispolverare le vecchie conoscenze’ (Stefano Zecchinelli, Intervista ad Ouday Ramadan, pubblicata su Comunismo e Comunità e Osservatorio anticapitalista).
Un giudizio molto duro che corrisponde però alla realtà dei fatti. Il piano Kerry prevede infatti un Medio Oriente islamizzato. La dirigenza statunitense che fa capo al duo Obama – Brzezinski cerca in tutti i modi di saldare le componenti ‘imperialistiche intelligenti’ (termine utilizzato dallo stesso Brzezinski), cioè del sionismo storico con l’ala moderata della dirigenza palestinese. Non potrebbe esserci migliore interlocutore da questo punto di vista della Fratellanza Musulmana, organizzazione collusa con gli USA e con Israele. Giunti a questo punto non possiamo non porci ulteriori domande:”
Il cosiddetto “governo tecnico di transizione”, guidato da Abu Mazen è da ricollegarsi, in qualche modo, all’ennesima svolta a destra di Hamas? “- In parole ancora più povere:”Abu Mazen vuol dare ad Israele la garanzia che la Resistenza islamica ha abdicato in via definitiva al suo proposito di combattere il sionismo e potrebbe addirittura arrivare a riconoscere lo stesso stato di Israele? E’ questo che sta succedendo? Gli israeliani hanno intensificato i loro attacchi – con l’arroganza che gli è propria, anche in virtù della loro schiacciante superiorità militare – contro i territori palestinesi, ma dalle agenzie di stampa israeliane veniamo a sapere che (riporto il commento di Ariel Toaff sostenitore delMeretz): ”Il negoziatore e diplomatico palestinese Nabil Shaath, uno dei principali artefici della recente unione tra Fatah e Hamas, ha partecipato alla giornata di studio sulla pace indetta da Meretz a Tel Aviv e si e’ incontrato con Zehava Gal-On e gli altri leader del partito della sinistra israeliana”.
E ancora: “Nel pubblico si sono notati, e neppure tanto in incognito, i rappresentanti di Netanyahu, che del resto non si e’ opposto all’ingresso di Nabil Shaath a Tel Aviv e alla sua partecipazione al convegno di Meretz’. Il Likud è un partito di estrema destra se non addirittura fascista (questa cosa trova riscontro nella realtà fattuale e nelle dichiarazioni dei suoi dirigenti); che cosa ci facevano i suoi rappresentanti ad una riunione della sinistra israeliana (per di più della sinistra ‘socialista’ israeliana) con i rappresentanti palestinesi? Le perplessità aumentano nè potrebbe essere diversamente. La società israeliana presenta dei tratti – razzismo interno ed esterno, neo-colonialismo e una dose massiccia di sciovinismo nazionalista – che appartenevano anche ai regimi fascisti degli anni ’30.
Questi aspetti sono stati peraltro sottolineati e documentati dallo storico israeliano Ilan Pappe che ha parlato di vera e propria pulizia etnica in corso Palestina. Potrebbe quindi a riaprirsi uno spazio politico per quelle forze politiche palestinesi di sinistra (marxiste) come il FPLP che sostiene che: “Limitare il concetto di resistenza popolare al contesto pacifico, lo svuota del suo contenuto rivoluzionario mentre l’intifada è il più grande esempio di creatività del nostro popolo; pacifica, violenta, popolare, tribale, all’interno della quale diverse fazioni politiche, economiche e culturali hanno avuto un ruolo fondamentale nella capacità di sconvolgere il nemico, perfino nel neutralizzare la sua capacità militare e superarlo politicamente e moralmente’ (Palestina Rossa, Testo integrale del documento del FPLP nel corso dell’ultima riunione del Consiglio Centrale Palestinese tenutasi a Ramallah, 10 maggio 2014).
Che cosa significa questo? Che la pace, per questa organizzazione, è impossibile con uno stato imperialista, ultranazionalista e razzista, e che lo stesso Stato ebraico, così come oggi è configurato, rappresenta di per sé una minaccia costante per il popolo palestinese e per la stabilità di tutta l’area mediorientale. Ancora una volta il futuro della pace e della democrazia sembrerebbe passare per la Resistenza all’occupazione israeliana, cosa del resto ben nota ad eminenti intellettuali come Edward Said che si è sempre contraddistinto per la sua grandissima lucidità.e capacità di analisi politica.
L’accordo fra le due principali organizzazioni ‘governative’ palestinesi, Fatah e Hamas (che ormai ha quasi del tutto abbandonato l’Asse della Resistenza), è stato salutato con favore da molti analisti (fra cui molti vicini alla causa palestinese) tranne rare eccezioni. Purtroppo, anche questa volta, c’è un solco profondo fra la realtà e le illusioni. Di conseguenza è bene chiarire, sia pur sinteticamente, i risvolti di questo matrimonio che, per quanto mi riguarda, non credo durerà a lungo. Cominciamo intanto con il contestualizzare gli eventi.
Prima di entrare nel merito dell’accordo è bene ricordare che entrambe le organizzazioni vengono da un momento difficile che ha visto erodere sensibilmente il loro consenso all’interno della società palestinese.
Fatah ha visto calare sensibilmente il suo prestigio fin dagli Accordi di Oslo del 1993. La corrente laica e nazionalista della Resistenza palestinese, nel momento in cui ha formalmente riconosciuto lo Stato di Israele, ha cominciato gradualmente a perdere credibilità non solo agli occhi degli stessi palestinesi ma anche di tutti quei movimenti che nel mondo si battono contro le politiche imperialiste e neocolonialiste. Il suo leader, Yasser Arafat, che in molti sospettano essere stato assassinato dal servizio segreto israeliano, non è riuscito a risollevare le sorti di questa organizzazione che ormai da molto tempo si limita a giustapporsi allo stato israeliano che tuttora occupa la Cisgiordania.
Hamas, per parte sua, ha scelto di appoggiare il progetto statunitense di destabilizzazione della Siria baathista, alleata strategica della Resistenza libanese che ha in Hezbollah il suo baricentro. In questo modo Hamas si è necessariamente riavvicinata alla Fratellanza Musulmana, operando oggettivamente una svolta a “destra” ed assumendo posizioni che da un certo punto di vista potrebbero essere definite come reazionarie. Tutto ciò ha contribuito a indebolire il prestigio sia di Hamas che di Fatah, e una gran parte del popolo palestinese ha accolto con scetticismo questo patto, nonostante sia stato ovviamente enfatizzato dai gruppi dirigenti palestinesi.
La rivista online della sinistra palestinese, Palestina Rossa, che svolge un importante attività di controinformazione, ci comunica che: "Un sondaggio ancora operativo (al momento in cui scriviamo questo documento) sul sito dell’agenzia Màan news rivela che appena l’ 11.9% dei palestinesi approva l’accordo, l’84.6% è scettico e il 3.5% non sa esprimere opinione al riguardo".
Il dato sullo scetticismo è molto importante e significativo perché rivela quanto in realtà le due parti siano sostanzialmente sfiduciate dai palestinesi, o quanto meno considerate poco credibili, e questo anche a causa delle politiche attuate precedentemente’ ( Alcune riflessioni sulla ‘’riconciliazione’’, 9 maggio 2014 ). Credo che abbiamo il dovere di essere rispettosi della volontà del popolo palestinese e quindi non possiamo non porci una domanda, anche se scomoda per molti: chi rappresenterà in un prossimi futuro il malcontento e la sfiducia più o meno generalizzata della maggioranza del popolo palestinese nei confronti delle organizzazioni governative ?
La domanda per ora non ha risposta; saranno i fatti a determinarlo. Facciamo un passo indietro e vediamo che, nel 2012, ci fu un interessante tentativo di riappacificazione fra Hamas e Fatah avvenuto a Doha in Qatar. Cito due interessanti passaggi tratti da una ampia documentazione del sito Palestina Rossa: "L’Emirato aveva scagliato tutto il proprio peso alle spalle della Fratellanza Mussulmana in Egitto mentre questa guadagnava con successo i rami esecutivo e legislativo del governo egiziano" (Riconciliazione palestinese: una storia di documenti, 7 maggio 2014).
“Inoltre Hamas aveva deciso il trasferimento del proprio ufficio politico da Damasco a Doha, segno che era disposta a riconsiderare le alleanze e ristrutturare la propria ideologia in un epoca nella quale il Qatar sembrava avesse la supremazia”. L’incontro di Doha coincide (1) con l’inizio del piano statunitense di destabilizzazione della Siria,(2) ma, soprattutto, con lo spostamento a destra di Hamas che ritorna sotto il protettorato dellaFratellanza Musulmana. La questione è interessante e ha iniziato a palesarsi proprio intorno al 2012.
Già allora l’esponente siriano, Ouday Ramadan, vicino al governo di Assad, spiegò le ragioni politiche della svolta “reazionaria” della Resistenza islamica palestinese: "Lo spostamento di Hamas è da inquadrare nell’ambito di uno spostamento di rotta complessivo della dirigenza Usa". Contrariamente a Bush, Obama, che proviene da una famiglia islamica, ha cambiato rotta aprendo al dialogo con l’Islam cosiddetto “moderato, cioè con le gerarchie e i gruppi sociali dominanti al potere nella gran parte dei paesi arabi e mussulmani”. Una volta gli Usa erano alleati in Afghanistan con i fondamentalisti islamici, oggi non hanno fatto altro che rispolverare le vecchie conoscenze’ (Stefano Zecchinelli, Intervista ad Ouday Ramadan, pubblicata su Comunismo e Comunità e Osservatorio anticapitalista).
Un giudizio molto duro che corrisponde però alla realtà dei fatti. Il piano Kerry prevede infatti un Medio Oriente islamizzato. La dirigenza statunitense che fa capo al duo Obama – Brzezinski cerca in tutti i modi di saldare le componenti ‘imperialistiche intelligenti’ (termine utilizzato dallo stesso Brzezinski), cioè del sionismo storico con l’ala moderata della dirigenza palestinese. Non potrebbe esserci migliore interlocutore da questo punto di vista della Fratellanza Musulmana, organizzazione collusa con gli USA e con Israele. Giunti a questo punto non possiamo non porci ulteriori domande:”
Il cosiddetto “governo tecnico di transizione”, guidato da Abu Mazen è da ricollegarsi, in qualche modo, all’ennesima svolta a destra di Hamas? “- In parole ancora più povere:”Abu Mazen vuol dare ad Israele la garanzia che la Resistenza islamica ha abdicato in via definitiva al suo proposito di combattere il sionismo e potrebbe addirittura arrivare a riconoscere lo stesso stato di Israele? E’ questo che sta succedendo? Gli israeliani hanno intensificato i loro attacchi – con l’arroganza che gli è propria, anche in virtù della loro schiacciante superiorità militare – contro i territori palestinesi, ma dalle agenzie di stampa israeliane veniamo a sapere che (riporto il commento di Ariel Toaff sostenitore delMeretz): ”Il negoziatore e diplomatico palestinese Nabil Shaath, uno dei principali artefici della recente unione tra Fatah e Hamas, ha partecipato alla giornata di studio sulla pace indetta da Meretz a Tel Aviv e si e’ incontrato con Zehava Gal-On e gli altri leader del partito della sinistra israeliana”.
E ancora: “Nel pubblico si sono notati, e neppure tanto in incognito, i rappresentanti di Netanyahu, che del resto non si e’ opposto all’ingresso di Nabil Shaath a Tel Aviv e alla sua partecipazione al convegno di Meretz’. Il Likud è un partito di estrema destra se non addirittura fascista (questa cosa trova riscontro nella realtà fattuale e nelle dichiarazioni dei suoi dirigenti); che cosa ci facevano i suoi rappresentanti ad una riunione della sinistra israeliana (per di più della sinistra ‘socialista’ israeliana) con i rappresentanti palestinesi? Le perplessità aumentano nè potrebbe essere diversamente. La società israeliana presenta dei tratti – razzismo interno ed esterno, neo-colonialismo e una dose massiccia di sciovinismo nazionalista – che appartenevano anche ai regimi fascisti degli anni ’30.
Questi aspetti sono stati peraltro sottolineati e documentati dallo storico israeliano Ilan Pappe che ha parlato di vera e propria pulizia etnica in corso Palestina. Potrebbe quindi a riaprirsi uno spazio politico per quelle forze politiche palestinesi di sinistra (marxiste) come il FPLP che sostiene che: “Limitare il concetto di resistenza popolare al contesto pacifico, lo svuota del suo contenuto rivoluzionario mentre l’intifada è il più grande esempio di creatività del nostro popolo; pacifica, violenta, popolare, tribale, all’interno della quale diverse fazioni politiche, economiche e culturali hanno avuto un ruolo fondamentale nella capacità di sconvolgere il nemico, perfino nel neutralizzare la sua capacità militare e superarlo politicamente e moralmente’ (Palestina Rossa, Testo integrale del documento del FPLP nel corso dell’ultima riunione del Consiglio Centrale Palestinese tenutasi a Ramallah, 10 maggio 2014).
Che cosa significa questo? Che la pace, per questa organizzazione, è impossibile con uno stato imperialista, ultranazionalista e razzista, e che lo stesso Stato ebraico, così come oggi è configurato, rappresenta di per sé una minaccia costante per il popolo palestinese e per la stabilità di tutta l’area mediorientale. Ancora una volta il futuro della pace e della democrazia sembrerebbe passare per la Resistenza all’occupazione israeliana, cosa del resto ben nota ad eminenti intellettuali come Edward Said che si è sempre contraddistinto per la sua grandissima lucidità.e capacità di analisi politica.
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lunedì 28 ottobre 2013
Drone sionista attacca struttura di Hamas nel Nord della Striscia di Gaza ma non causa alcun danno né vittime!
In un nuovo grave episodio di pirateria armata che passa totalmente sotto silenzio sugli ipocriti media del mondo imperialista un drone assassino sionazista ha attaccato con missili la zona Nord dell'enclave palestiense assediata, come hanno riportato le fonti di sicurezza di Hamas e del legittimo goveno palestinese.
Il robot volante sionista ha scaricato due missili contro una vecchia struttura d'addestramento dei miliziani di Hamas, senza rendersi conto che essa era deserta e disusata da parecchi mesi, in conseguenza di ciò non si sono registrati danni materiali. Nella giornata di ieri milianti della Resistenza hanno lanciato bombe da mortaio contro l'inseiamento illegale di occupanti di Eshkol.
Per fortuna non si sono avuti feriti visto che la sempre più grave emergenza sanitaria probabilmente avrebbe afflitto negativamente la possibilità di prestare a eventuali vittime le cure più adeguate.
Il robot volante sionista ha scaricato due missili contro una vecchia struttura d'addestramento dei miliziani di Hamas, senza rendersi conto che essa era deserta e disusata da parecchi mesi, in conseguenza di ciò non si sono registrati danni materiali. Nella giornata di ieri milianti della Resistenza hanno lanciato bombe da mortaio contro l'inseiamento illegale di occupanti di Eshkol.
Per fortuna non si sono avuti feriti visto che la sempre più grave emergenza sanitaria probabilmente avrebbe afflitto negativamente la possibilità di prestare a eventuali vittime le cure più adeguate.
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sabato 20 luglio 2013
Inghilterra, monarchia sionista: denunciare l'Apartheid del regime ebraico é ormai "psicoreato" anche per i Deputati!
Il deputato liberaldemocratico David Ward é stato sospeso "a divinis" dalla nonentità a capo dei Libdem d'Inghilterra (Nick Clegg, uno al cui confronto Attlee era un gigante della politica dalla personalità magnetica: "La macchina si fermò, nessuno e nulla ne scesero, era Nick Clegg") per il gravissimo reato orwelliano di aver 'osato' dire la verità su Israele, cioé che é un regime oppressivo nel quale si pratica la discriminazione etnica e vigono leggi razziali.
Ward, eletto nella circoscrzione di Bradford Est, era già stato più volte 'ripreso' e 'ammonito' per i suoi commenti puntuali e veritieri sul regime sionazista, e adesso sarà sospeso fino al 13 settembre. Le critiche di Ward verso Israele erano perfettalmente politiche, legittime e corrette e in nessun modo possono essere accusate della trita e frusta imputazione di 'antisemitismo', parola ormai resa insignificante e vuota dal costante ricorso cui vi fa la macchina della propaganda ebraica filoisraeliana.
I Libdem avevano già perso la deputata Barsonessa Jennifer Tonge, anche lei coraggiosa 'whistleblower' riguardo ai crimini e agli abusi sionisti, che ha preferito dimettersi dal partito piuttosto che restare in una struttura ormai sotto il pieno controllo della piovra sionista, come quasi tutto il resto della politica britannica, Regina e Casa di Windsor compresi...
Ward, eletto nella circoscrzione di Bradford Est, era già stato più volte 'ripreso' e 'ammonito' per i suoi commenti puntuali e veritieri sul regime sionazista, e adesso sarà sospeso fino al 13 settembre. Le critiche di Ward verso Israele erano perfettalmente politiche, legittime e corrette e in nessun modo possono essere accusate della trita e frusta imputazione di 'antisemitismo', parola ormai resa insignificante e vuota dal costante ricorso cui vi fa la macchina della propaganda ebraica filoisraeliana.
I Libdem avevano già perso la deputata Barsonessa Jennifer Tonge, anche lei coraggiosa 'whistleblower' riguardo ai crimini e agli abusi sionisti, che ha preferito dimettersi dal partito piuttosto che restare in una struttura ormai sotto il pieno controllo della piovra sionista, come quasi tutto il resto della politica britannica, Regina e Casa di Windsor compresi...
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venerdì 8 marzo 2013
Bouthaina Shaaban ringrazia pubblicamente Cina, Russia, Brasile e India a nome del Presidente siriano Assad!
Il consigliere personale del Presidente siriano Bashir el-Assad, il Dott. Bouthaina Shabaan, ha ringraziato tutto il "gruppo di contatto" dei 'paesi emergenti' (BRICS) e segnatamente Russia, Cina, India e Brasile per l'opera di sostegno, solidarietà e diffusione della verità intrapresa in questi ultimi 24 mesi riguardo la situazione siriana e l'aggressione imperialista scatenata contro la Repubblica Araba e il suo popolo, che ha impedito che in Siria si ripetesse il triste copione visto negli ultimi anni contro Libia, Irak, Afghanistan e Repubblica Serba con bombardamenti 'democratici' della NATO e l'abbattimento di un governo 'scomodo' per l'arroganza imperialista occidentale e sionista.
Il Dott. Shabaan aveva appena incontrato il Ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid nel corso di un suo tour di "ringraziamento" nelle capitali di tutti i 'paesi emergenti' presso cui ha personalmente espresso il calore e la riconoscenza del Presidente Assad verso i governi amici augurandosi che, man mano che aumenta la loro influenza e autorevolezza (che é già grande, ma cresce e si sviluppa ogni giorno di più che ci addentriamo nel Ventunesimo Secolo) i membri del BRICS sapranno produrre uno sforzo decisivo per la definitiva soluzione della situazione interna siriana.
Il Dott. Shabaan aveva appena incontrato il Ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid nel corso di un suo tour di "ringraziamento" nelle capitali di tutti i 'paesi emergenti' presso cui ha personalmente espresso il calore e la riconoscenza del Presidente Assad verso i governi amici augurandosi che, man mano che aumenta la loro influenza e autorevolezza (che é già grande, ma cresce e si sviluppa ogni giorno di più che ci addentriamo nel Ventunesimo Secolo) i membri del BRICS sapranno produrre uno sforzo decisivo per la definitiva soluzione della situazione interna siriana.
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martedì 18 dicembre 2012
Dietro le quinte lo spionaggio occidentale ammette: "Nessun segno di cedimento da parte siriana, il popolo continua a sostenere Assad!"
Mentre con totale "sprezzo del ridicolo" i media occidentali venduti alla vulgata sionista e imperialista si sottopongono a ogni possibile contorcimento verbale nel tentativo di accreditare 'sconfitte' delle truppe di Assad o improbabili 'scollamenti' dell'Asse della Resistenza ben distanti da microfoni e telecamere gli 'Smiley' e i 'Burattinai' delle agenzie spionistiche della NATO si scambiano note pessimistiche e venate di frustrazione e fastidio in cui si nota come, a quasi due anni dall'inizio dell'offensiva anti-Assad non vi sia alcun segno di progressi per il fronte terrorista.
I documenti intercettati e pubblicati dal canale libanese Al-Manar denotano come ogni maggiore operazione che abbia visto coinvolti i mercenari wahabiti (uniti di volta in volta a fondamentalisti indigeni o a elementi della criminalità organizzata locale) si sia risolta con un grave rovescio e che anche la leggendaria generosità dei nababbi sunniti di Qatar e Arabia Saudita si sia piuttosto "raffreddata" di fronte alla sequela di costose sconfitte.
Inoltre voci sempre più insistenti danno ormai per firmati tutta una serie di contratti per la ricostruzione e il potenziamento della rete infrastrutturale siriana dopo il termine delle ostilità: segno chiaro che Assad non ha alcuna intenzione di fare 'passi indietro'; la parte del leone nella contrattazione degli appalti in questione l'avrebbero fatta le aziende russe e iraniane.
I documenti intercettati e pubblicati dal canale libanese Al-Manar denotano come ogni maggiore operazione che abbia visto coinvolti i mercenari wahabiti (uniti di volta in volta a fondamentalisti indigeni o a elementi della criminalità organizzata locale) si sia risolta con un grave rovescio e che anche la leggendaria generosità dei nababbi sunniti di Qatar e Arabia Saudita si sia piuttosto "raffreddata" di fronte alla sequela di costose sconfitte.
Inoltre voci sempre più insistenti danno ormai per firmati tutta una serie di contratti per la ricostruzione e il potenziamento della rete infrastrutturale siriana dopo il termine delle ostilità: segno chiaro che Assad non ha alcuna intenzione di fare 'passi indietro'; la parte del leone nella contrattazione degli appalti in questione l'avrebbero fatta le aziende russe e iraniane.
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martedì 12 giugno 2012
Ebrei ortodossi (e antisionisti) contestano con scritte e graffiti il 'Luna Park Olocaustico' dello Yad Vashem
Lo Yad Vashem di Tel Aviv, meta favorita di politici occidentalisti (preferibilmente con passato fascista) ansiosi di provare "quanto sono democratici", sta alla comprensione delle persecuzioni naziste come il 'Castello di Dracula' di un qualunque luna-park di periferia sta allo studio e all'analisi della vita e dell'opera di Vlad Tepes. Una simile istituzione non meriterebbe nemmeno l'appellativo di 'museo' perché in essa le testimonianze storiche che pure vi sono conservate non sono organizzate secondo criteri critici e accademici ma secondo una narrativa propagandistica, volta a suscitare emozioni piuttosto che a stimolare pensieri. Nello Yad Vashem, ricordiamo, non vi é accenno o menzione alcuna agli altri milioni di vittime delle politiche concentrazionarie e razziste del nazismo (slavi, zingari, comunisti, omosessuali, testimoni di geova e altri), e il nazismo stesso non viene analizzato criticamente, ma semplicemente presentato come un 'babau', simbolo del male assoluto in quanto tale. Ora, a dimostrazione che tale narrativa olocaustica non fa presa proprio su tutti gli Ebrei residenti nella Palestina occupata, ci hanno pensato gli autori di una contestazione plateale le cui azioni non possiamo evitare di plaudire e approvare. "SE HITLER NON FOSSE ESISTITO I SIONISTI LO AVREBBERO INVENTATO" "GRAZIE HITLER, GRAZIE ALL'OLOCAUSTO CHE HAI PREPARATO I SIONISTI SONO RIUSCITI A GRASSARE QUESTO STATO ALLE NAZIONI UNITE!" "EBREI, SVEGLIATEVI! IL MALVAGIO REGIME SIONISTA NON VI PROTEGGE, VI METTE SOLO IN PERICOLO!" Queste sono le scritte vergate a caratteri cubitali da almeno due mani differenti (lo testimonierebbero diversità nella scrittura) sulle mura esterne del 'baraccone' Yad Vashem dopo averlo raggiunto nottetempo attraverso il bosco che circonda la struttura. Ovviamente gli ipocriti 'soloni' del regime, capitanati dall'imbonitore circense Avner Shalev (Direttore del 'museo') hanno lanciato alte grida e si sono strappati capelli e vesti come sacerdoti del tempio che abbiano visto profanata l'arca santa. Ma sapete chi con ogni probabilità é responsabile dell'atto contestatorio?
"Lo and Behold!", ebbene sì, sarebbero stati EBREI ORTODOSSI, talmente ortodossi da credere che dichiarare uno 'Stato ebraico' in Palestina sia stato un atto empio e ingiusto, in quanto contrario ai decreti divini che volevano il Popolo di Israele nomade e disperso fino all'arrivo del Messia che, lui solo, potrà ricostruire Israele, dove e come non é dato sapere. Considerando che tutti i 'padri' del sionismo erano atei e materialisti, non sorprende che questi Ebrei che continuano a vivere strettamente secondo le leggi di Mosé non abbiano alcuna simpatia per la loro ideologia e il suo frutto avvelenato.
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sabato 12 maggio 2012
Il Palestinian Return Center onora la coraggiosa Lady Tonge, paladina dei Diritti dei Palestinesi!
Il "Palestinian Return Center" ha ospitato una serata di gala per onorare personaggi che hanno avuto il coraggio, nel vigliacco e servile panorama della politica britannica, totalmente infiltrata, corrotta e piegata alla sottomissione dal denaro e dalla violenza della lobby sionista, di prendere posizioni a favore della Libertà, della Giustizia e del Diritto riguardo alla Questione Palestinese, denunciando l'illegittimità dell'occupazione ebraica e il diritto del Popolo di Palestina a costruire in suo luogo uno Stato democratico sulla base "Un uomo un voto".
Visto il grande successo della soirée é stato deciso che essa diventerà un appuntamento annuale nel calendario di eventi e iniziative dell'organizzazione.
Alla preparazione dell'evento hanno partecipato gruppi culturali musulmani, organizzazioni civiche e opinion leader palestinesi e arabi, ma la vera 'star' della serata é stata la Baronessa Jennifer Tonge, che ha ricevuto l'omaggio degli organizzatori per le sue campagne a sostegno della causa palestinese che l'hanno portata alle dimissioni dal suo gruppo parlamentare, totalmente asservito all'oro e ai ricatti di Sion.
Mahed al-Zaar, Direttore Generale del PRC, ha parlato con ammirazione del suo impegno e della sua determinazione, così lodandoli: "Troppo spesso in politica la prima lealtà va al tornaconto personale o partitico e non alla Giustizia o ai Diritti Umani, ma la Baronessa Tonge ha saputo costituire una lodevole eccezione a questa norma e ha sostenuto la bandiera della Giustizia non solo a favore dei Palestinesi, ma degli Arabi, degli Africani e di tutti coloro che si vedono oppressi e sfruttati".
Altri interventi altrettanto elogiativi si sono registrati da parte di Manual Hassassian, rappresentante dell'Anp in Inghilterra, dell'Ex-ministro Clare Short di Arafat Shoukri, di Martin Linton e infine di Sabah al-Mukthar, capo della Arab Solicitors Association.
Visto il grande successo della soirée é stato deciso che essa diventerà un appuntamento annuale nel calendario di eventi e iniziative dell'organizzazione.
Alla preparazione dell'evento hanno partecipato gruppi culturali musulmani, organizzazioni civiche e opinion leader palestinesi e arabi, ma la vera 'star' della serata é stata la Baronessa Jennifer Tonge, che ha ricevuto l'omaggio degli organizzatori per le sue campagne a sostegno della causa palestinese che l'hanno portata alle dimissioni dal suo gruppo parlamentare, totalmente asservito all'oro e ai ricatti di Sion.
Mahed al-Zaar, Direttore Generale del PRC, ha parlato con ammirazione del suo impegno e della sua determinazione, così lodandoli: "Troppo spesso in politica la prima lealtà va al tornaconto personale o partitico e non alla Giustizia o ai Diritti Umani, ma la Baronessa Tonge ha saputo costituire una lodevole eccezione a questa norma e ha sostenuto la bandiera della Giustizia non solo a favore dei Palestinesi, ma degli Arabi, degli Africani e di tutti coloro che si vedono oppressi e sfruttati".
Altri interventi altrettanto elogiativi si sono registrati da parte di Manual Hassassian, rappresentante dell'Anp in Inghilterra, dell'Ex-ministro Clare Short di Arafat Shoukri, di Martin Linton e infine di Sabah al-Mukthar, capo della Arab Solicitors Association.
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sabato 5 maggio 2012
La Jihad Islamica si prepara a "tagliare i tentacoli della piovra sionista" a partire da Eilat!
Il Movimento per la Jihad Islamica in Palestina, storica formazione della Resistenza contro l'occupazione sionista e la persecuzione del Popolo di Palestina ha da sempre riconosciuto la necessità di combattere l'entità ebraica di occupazione non solo 'sul campo', con azioni armate, o sul piano politico, ma anche su quello intellettuale, diffondendo la conoscenza degli scopi, degli schemi, dei complotti dei generali e politici di Tel Aviv e della potente lobby internazionale che li sostiene e porta avanti in tutto il mondo, prima di tutto e specialmente nell'Occidente superficiale e corrotto, i loro interessi.
Nell'ambito di questa 'guerra delle idee' che può portare tanti importanti risultati come (e forse anche più) della 'guerra delle armi' e di quella politica, l'organizzazione ha da poco dato alle stampe un saggio dal titolo "Umm Rashrash: Vita e Morte per l'Occupazione", agile volume di 159 pagine nelle quali tuttavia, con mirabile sintesi, si spiega e si articola la vitale importanza che la cittadini di Umm Rashrash (Eilat nella lingua dell'invasione sionista) rivesta nei piani di Tel Aviv contro l'Africa e i paesi musulmani di quel continente.
Situata in fondo allo stesso profondo seno di mare sul quale si affaccia Aqaba nella propaganda ebraica Umm Rashrash/Eilat viene raffigurata come una specie di Riccione sionista, tutta palmeti, promenade, bagni di mare e balere e invece essa costituisce in realtà il 'trampolino' da cui Sion lancia i suoi tentacoli verso la Somalia, il Sudan, il Kenya, il Sud Sudan, l'Uganda e tutti quegli altri paesi nei quali nel corso degli ultimi anni abbiamo denunciato traffici di armi, destabilizzazione, uso di droni per spionaggio e assassinio, tutte attività volte a destabilizzare i paesi musulmani africani e a portare avanti l'agenda delle multinazionali occidentali (molte a guida sionista) e dell'imperialismo più becero e rapace.
Intuendo ciò i coraggiosi fedayeen della Resistenza lanciarono la loro operazione contro i militari sionisti proprio a Umm Rashrash la scorsa estate e, quando blateravano di 'vittime civili' i corifei dell'Hasbara nascondevano dietro le loro menzogne i piani sionisti contro l'Africa, magari senza neppure saperlo! Chi combatte contro Sion oggi lo fa per tutto il Terzo Mondo, non solo per la Palestina, anche se la Palestina ovviamente é esposta più direttamente alle minacce e alle offese di quel regime. Leggere il volume della Jihad Islamica significa armarsi di conoscenza, la stessa conoscenza che la propaganda israeliana vorrebbe tenere distante dalle masse, soprattutto quelle anestetizzate e obnubilate dell'opinione pubblica occidentale.
Nell'ambito di questa 'guerra delle idee' che può portare tanti importanti risultati come (e forse anche più) della 'guerra delle armi' e di quella politica, l'organizzazione ha da poco dato alle stampe un saggio dal titolo "Umm Rashrash: Vita e Morte per l'Occupazione", agile volume di 159 pagine nelle quali tuttavia, con mirabile sintesi, si spiega e si articola la vitale importanza che la cittadini di Umm Rashrash (Eilat nella lingua dell'invasione sionista) rivesta nei piani di Tel Aviv contro l'Africa e i paesi musulmani di quel continente.
Situata in fondo allo stesso profondo seno di mare sul quale si affaccia Aqaba nella propaganda ebraica Umm Rashrash/Eilat viene raffigurata come una specie di Riccione sionista, tutta palmeti, promenade, bagni di mare e balere e invece essa costituisce in realtà il 'trampolino' da cui Sion lancia i suoi tentacoli verso la Somalia, il Sudan, il Kenya, il Sud Sudan, l'Uganda e tutti quegli altri paesi nei quali nel corso degli ultimi anni abbiamo denunciato traffici di armi, destabilizzazione, uso di droni per spionaggio e assassinio, tutte attività volte a destabilizzare i paesi musulmani africani e a portare avanti l'agenda delle multinazionali occidentali (molte a guida sionista) e dell'imperialismo più becero e rapace.
Intuendo ciò i coraggiosi fedayeen della Resistenza lanciarono la loro operazione contro i militari sionisti proprio a Umm Rashrash la scorsa estate e, quando blateravano di 'vittime civili' i corifei dell'Hasbara nascondevano dietro le loro menzogne i piani sionisti contro l'Africa, magari senza neppure saperlo! Chi combatte contro Sion oggi lo fa per tutto il Terzo Mondo, non solo per la Palestina, anche se la Palestina ovviamente é esposta più direttamente alle minacce e alle offese di quel regime. Leggere il volume della Jihad Islamica significa armarsi di conoscenza, la stessa conoscenza che la propaganda israeliana vorrebbe tenere distante dalle masse, soprattutto quelle anestetizzate e obnubilate dell'opinione pubblica occidentale.
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venerdì 16 marzo 2012
Leader qaedista invita a uccidere i dimostranti sciiti in Arabia Saudita: Al-Qaeda fa sempre il gioco della CIA e del Mossad
Mentre la protesta sciita si estende e si radica sempre più nell'Est dell'Arabia Saudita, nelle province affacciate sul Golfo Persico, che potrebbero benissimo secedere dalla corte di Riyadh e dare vita a un nuovo Stato indipendente (peraltro ricchissimo di petrolio, visto che il greggio che finanzia lo stile di vita satrapico della corrotta corte saudita viene proprio dalle province orientali) ecco che, puntuale, i burattinai della filiale della CIA targata 'Al-Qaeda' (per chi ci crede) si affrettano a manipolare i propri inefficienti pupazzi, recentemente sconfitti in Siria, per cercare di istigare una guerra settaria contro di essi.
In un 'messaggio audio' recentemente rilasciato il leader qaedista Said al-Shihri, presunto leader di Al-Qaeda nella Penisola Arabica invita i takfiri wahabiti a "uccidere gli sciiti che manifestano contro il Re", cercando di allettare i potenziali assassini con la prospettiva di 'appropriarsi dei loro beni'. Mentre, da veri fannulloni, i sauditi di setta sunnita si limitano a collezionare prebende da parte della corte i loro (per ora) concittadini sciiti sono infatti notoriamente commercianti e imprenditori attivi e la maggior parte delle imprese e delle aziende del paese sono di loro proprietà, ovvio che il rozzo leader qaedista usi l'argomento della rapina per invitare i suoi seguaci all'assassinio e al latrocinio.
Argomento di riflessione interessante sarebbe quello del come mai, in un momento in cui grazie ai movimenti della Primavera Araba i leader filo-occidental e filo-sionisti del Mondo Arabo sono stati cacciati o stanno venendo indeboliti "Al-Qaeda" si sia fatta notare per il tentativo di rovesciare il più anti-imperialista dei Presidenti Arabi (Assad) e, ora, per quello di correre in aiuto al più corrotto e compromesso con Israele e Usa dei governanti della regione. Più passa il tempo e più il buratto di Al-Qaeda perde la cartapesta e il cartongesso e mostra la mano di America e Israele che lo manovra dall'interno.
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venerdì 9 marzo 2012
Continuano ad ampio raggio le operazioni antiterrorismo in Siria: i provocatori al soldo di Usa e Israele non hanno più dove rifugiarsi!
Sulla scorta delle vittorie di Homs e Baba Amr le forze armate e di sicurezza della Repubblica Siriana hanno lanciato dozzine e dozzine di blitz e rastrellamenti nelle zone di confine del paese, quelle dove, stante la lamentabile porosità dei confini con Libano, Giordania, Irak e Turchia é stato più facile negli ultimi mesi fare affluire militanti, denaro, armi e munizioni per istigare l'insorgenza terrorista architettata da Usa, Israele, Arabia Saudita e Qatar con lo scopo di rovesciare il Governo di Assad e indebolire l'Asse della Resistenza che, dopo il ritiro Usa da Bagdad, si stende ormai dall'Iran fino al Mediterraneo attraverso la Repubblica Islamica, la Mesopotamia (dove é in continua crescita l'influenza degli sciiti di Moqtada al-Sadr), la Siria di Assad e infine il Libano governato da Amal ed Hezbollah.
Notizie di scontri e sparatorie nelle campagne attorno Taibet al-Imam, nei pressi del Fiume Oronte, sono state seguite dall'annuncio della morte di dozzine di militanti wahabiti e del sequestro di diverse riserve di armi e munizioni, molte delle quali, "incidentalmente" sono risultate di marca francese e israeliana, confermando ulteriormente (se mai ve ne fosse bisogno) il vasto coinvolgimento di potenze imperialiste straniere nel proditorio attacco alla sovranità siriana e alla volontà del suo popolo, fiducioso nella capacità delle riforme iniziate dal Presidente Assad di rispondere alle istanze di cambiamento emerse in seno alla società.
Un grande convoglio di armi sarebbe stato intercettato e sequestrato anche nella regione settentrionale di Tal Abyad, sul confine turco, nelle campagne attorno a Raqqa. Inoltre, quattro congegni esplosivi, piazzati da militanti armati lungo l'incrocio delle strade tra Trembleh e Sarakeb, nei dintorni di Idlib, sono stati individuati e disinnescati da artificieri e unità del Genio, prima che potessero mietere vittime,
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sabato 3 marzo 2012
Il Moloch sionista pretende il suo sacrificio! Lady Jennifer Tonge costretta a dimettersi per le sue posizioni filopalestinesi!
Lentamente, costantemente, senza temere alcun anticorpo o alcuna resistenza la metastasi sionista si estende sempre più in profondità nei media, negli ambienti finanziari che sempre più controllano e condizionano le nostre vite, negli organismi internazionali ed europei che sempre più servono gli interessi di banche e corporazioni e sempre meno quelli di popoli e cittadini; se già negli Stati Uniti ormai da lungo tempo é praticamente impossibile fare una qualunque carriera politica ('progressista' o 'conservatrice' che sia) senza rendere omaggio alla lobby sionista che distribuisce i finanziamenti necessari alle campagne elettorali di gubernatori, deputati, senatori o presidenti a seconda delle istruzioni che arrivano da Tel Aviv, adesso tocca all'Inghilterra pagare dazio e tributo a Sion, sacrificando a questo Moloch vorace una delle sue figure più libere, indipendenti, spontanee e fuori dagli schemi.
Ci raggiunge la notizia che la Baronessa Lady Jennifer Tonge, già membro eletto del Parlamento insignita di un titolo non ereditabile per i suoi numerosi meriti civici nel giugno del 2005, come tale ha avuto garantito il diritto alla (ormai quasi totalmente rappresentativa) 'Camera dei Lord' nella quale, tuttavia, in riconoscimento delle sue competenze, il suo partito di riferimento (il Liberaldemocratico) la aveva nominata portavoce riguardo alle politiche sanitarie. Adesso, grazie a una malevola, pretestuosa, infamante campagna portata avanti dai corifei di Sion che si annidano e si nascondono nel territorio inglese Lady Jennifer Tonge ha dato le dimissioni da quello che era il suo partito per non essere costretta a ritrattare le parole pronunciata all'Università del Middlesex durante le manifestazioni Antiapartheid mirate contro il regime ebraico di segregazione etnica e persecuzione razziale che occupa attualmente la Palestina. Dichiarazioni che aveva reso fianco a fianco con il coraggioso Ken O'Keefe, ex-marine americano di origine irlandese convertitosi alla causa dei perseguitati e degli oppressi.
Che cosa ha detto Lady Tonge di così inescusabile? Ovviamente, niente che una persona con un minimo di senso comune e umanità non possa sottoscrivere e condividere con tutto il cuore: "Fai attenzione 'israele'" ha detto Lady Tonge all'Università del Middlesex, "Prima o poi il popolo americano si stancherà della tua lobby e dirà: 'il troppo é troppo; prima o poi gli Usa si stancheranno di versare l'equivalente di miliardi di sterline all'anno nelle tue casse e allora 'israele', allora raccoglierai quello che hai seminato in sessantatré anni di disgrazata esistenza!". Ovviamente l'invertebrato Nick Clegg 'leader' dei liberaldemocratici inglesi si é subito mobilitato per soddisfare i suoi padroni sionisti e ha chiesto una ritrattazione delle dichiarazioni di Lady Tonge, la quale, piena di quell'orgoglio e quella dignità britannica che Clegg e compagni di sinedrio hanno venduto per un pugno di denari, ha preferito andarsene, continuando la sua battaglia per la verità e la giustizia da indipendente.
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venerdì 17 febbraio 2012
Vigliacchi terroristi al servizio di Usa e Israele uccidono lo Sceicco Sadeq, noto e rispettato leader religioso siriano!
Come tutte le belve feroci anche i tagliagole terroristi finanziati da Usa, Arabia Saudita e Israele nel tentativo di rovesciare il legittimo Governo siriano si stanno dimostrando più meschini e crudeli mano a mano che vengono messi con le spalle al muro; dopo la rapida e profonda operazione di 'bonifica' contro i loro focolai di attività, dopo l'intensificata vigilanza al confine da parte delle autorità di paesi confinanti come Libano e Irak, dopo la massiccia reazione popolare a favore dello sforzo di riforma istituzionale del Presidente Bashir Assad, é sempre più chiaro che i loro giorni siano contati e che non vi sia la menoma possibilità che i loro piani e le loro trame vadano a buon fine; proprio per questo, come appunto le belve messe all'angolo, essi ultimamente colpiscono in maniera sempre più disperata e vigliacca, per rabbia e frustrazione, senza nemmeno più il razionale di cercare di fare apparire il Governo responsabile delle loro atrocità.
Se ne é avuta la prova nelle tarde ore di ieri, presso Qadam Assali, quando l'imam della Moschea damascena di Anas bin Malek é stato ucciso da provocatori terroristi mentre si trovava a bordo della sua auto, di ritorno verso la sua casa di Al-Bweideh, nella cintura circostante la capitale. Crivellato di proiettili, il religioso non ha avuto scampo. Figura nota e rispettata dai musulmani sunniti, l'imam aveva sempre rifiutato di giustificare o ancora peggio sostenere le azioni di coloro che, armati dalle potenze arroganti dell'imperialismo e del sionismo, avocavano motivi 'religiosi' per la loro campagna di sangue e violenza indiscriminata.
L'agenzia di stampa siriana SANA ha riportato come, proprio il giorno della sua eventuale morte, anche l'imam di Anas bin Malek aveva aderito a una dichiarazione congiunta di leader religiosi musulmani che aveva condannato come "harram" (abominevoli) i delitti dei terroristi che, nelle ultime settimane, avevano assassinato persone mutilandone i corpi e tentato di sabotare infrastrutture pubbliche come oleodotti e altri apparati.
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venerdì 10 febbraio 2012
Il Presidente Ahmadinejad incontra il leader religioso siriano Hassoun e dichiara: "La Repubblica Islamica vi sarà a fianco nei momenti di difficoltà!"
Il Presidente ha elaborato questi concetti nel corso del suo recente incontro col Gran Muftì siriano Sceicco Ahmed Badreddine Hassoun; affermando inoltre che "Lo scopo principale di questa campagna di ingerenza e aggressione dell'Occidente e dei suoi servi arabi contro Damasco é poi in ultima analisi il tentativo di proteggere il regime sionista, ora che l'Egitto ha eletto democraticamente un Parlamento ostile a Tel Aviv e che ha ogni intenzione di lasciar decadere i cosiddetti 'Accordi di Camp David' o di rivederli profondamente".
Tuttavia Ahmadinejad ha anche dichiarato che il vantaggio non é in mano all'Occidente, che agisce in maniera frettolosa e confusionaria, mentre il pallino della situazione rimane ai popoli, ai movimenti e agli Stati allineati con la Resistenza, i quali, mantenendo la loro unità potranno affrontare con successo questa e altre minacce. In risposta il Muftì Hassoun ha lodato le politiche e le posizioni della Repubblica Islamica e ha salutato nell'Iran un simbolo da imitare di unità e solidarietà col mondo islamico tutto, al di là di steccati settari e nazionali.
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mercoledì 14 dicembre 2011
Bestiale! Il regime ebraico inasprisce la persecuzione dei Palestinesi musulmani, vuole vietare il richiamo dell'Adhan!
Allahu Akbar (quattro volte)
Ash-hadu al-la ilaha illa llah (due volte)
Ash-hadu anna Muhammadan rasulullah (due volte)
Hayya 'ala s-salah (due volte)
Hayya 'ala 'l-falah (due volte)
Allahu Akbar (due volte)
La ilaha illallah (una volta)
Ash-hadu al-la ilaha illa llah (due volte)
Ash-hadu anna Muhammadan rasulullah (due volte)
Hayya 'ala s-salah (due volte)
Hayya 'ala 'l-falah (due volte)
Allahu Akbar (due volte)
La ilaha illallah (una volta)
"Dio é grande, Testimonio che non vi é Dio all'infuori di Allah, Testimonio che Maometto é il messaggero di Allah, Venite al Salat, Venite alla salvezza, Dio é grande, Non c'é Dio all'infuori di Allah". Queste parole costituiscono, nella sua forma più essenziale e basilare, l'Adhan, il richiamo alla preghiera che da quattordici secoli risuona dai minareti delle moschee di tutto il mondo, vocalizzato da abili e stentorei muezzin, oggi a volte aiutati da impianti di fonodiffusione; esso é un potentissimo e fondamentale richiamo per il fedele musulmano, ma, in realtà parla a tutto il mondo, essendo testimonianza vivente di una delle più grandi creazioni della Storia e della Cultura umana: la religione Islamica, il culto più praticato al mondo e quello che più rapidamente espande i suoi confini e moltiplica e incrementa il numero dei propri adepti.
Bisogna essere 'bigotti a rovescio' come gli ultrà atei dell'UAAR o razzisti islamofobi come i seguaci di Borghezio, Wilders e Hirsi Ali per non emozionarsi profondamente nel sentire il richiamo alla preghiera che si diffonde dalla moschea, così come bisogna essere ben aridi, duri e meschini di cuore per non sentire il trasporto emotivo dello scampanio delle chiese cristiane o qualunque sincera, sentita, manifestazione di fede religiosa. Eppure, grazie alla perversa ideologia colonialista e razzista del sionismo (parto dannato della mente malvagia di Teodoro Herzl) l'Adhan, il richiamo musulmano alla preghiera potrebbe venire interdetto e proibito, non solo facendo un crimine e un torto contro le anime e le coscienze di milioni di credenti, ma quel che é peggio portandolo a compimento in una terra che DA SEMPRE é stata particolarmente imporante e collegata con la nascita e la diffusione di questa fede: la Palestina!
Responsabile di questo affronto alla Storia e alla Cultura palestinese, araba e mondiale la deputata Anastassia Michaeli, del famigerato partito razzista di Avigdor Lieberman, responsabile di alcune delle più odiose iniziative razziste del governo di Estrema Destra di Benji Netanyahu. Se la proposta di legge passasse al Parlamento sionista allora in tutti i territori palestinesi occupati sarebbe passibile di interruzione sotto il pretesto di "impedire rumori in pubblico". Il Premier Netanyahu, vigliacco come al solito, ha cercato di giustificare il provvedimento persecutorio e razzista citando in causa certi provvedimenti presi in Europa, dove i partiti islamofobi e razzisti hanno mano libera.
Il che dimostra come la tolleranza verso il razzismo e la xenofobia, grave cancro morale dell'Europa moderna, serve solo da esempio e da 'foglia di fico' per i razzisti e i bigotti di altre parti del mondo. Ovviamente il coraggioso popolo di Palestina é pronto a lottare per difendere la propria Religione e la propria Cultura anche qualora il disgraziato disegno di legge dovesse passare, anche i Palestinesi cristiani lotterebbero a fianco dei loro fratelli musulmani perché la libertà di parola, di culto e di espressione non conosce barriere di censo, di classe sociale, di religione o di setta.
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giovedì 15 settembre 2011
I Giordani non vogliono essere da meno degli Egiziani e a gran voce chiedono: "Fuori l'ambasciatore sionista!"
Migliaia di cittadini giordani si sono riuniti di fronte all'ambasciata Usa ad Amman, bruciando vessilli statunitensi e sionisti e chiedendo a gran voce la chiusura della rappresentanza diplomatica americana, di quella di Tel Aviv e l'espulsione dei rispettivi ambasciatori.
Cantando slogan contro l'imperialismo americano, contro Israele, contro il sionismo internazionale e contro l'oppressione del Popolo palestinese i dimostranti riunitisi ieri hanno condannato senza appello le politiche della Casa Bianca nella regione, chiedendo l'immediata espulsione di tutti gli incaricati americani dal paese.
Le proteste di ieri sono state soltanto una prova generale per la "marcia di un milione di persone" che porterà folle di dimostranti davanti all'ambasciata sionista nella giornata di oggi. Molti osservatori ritengono possibile il rinnovarsi di un attacco alla sede sionista, mirato a rimuovere la bandiera dal palazzo, a imitazione di quanto accaduto ormai due volte al Cairo durante simili manifestazioni.
Il regime ebraico ha annunciato uno stato d'allerta generale a tutte le sue ambasciate nel mondo, dopo che cittadini cairoti sono penetrati nei suoi uffici locali saccheggiando e disperdendo documenti ufficiali e costringendo l'ambasciatore Ythzak Levanon a fuggire precipitosamente proprio pochi giorni dopo il suo rientro ufficiale in Egitto.
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lunedì 16 maggio 2011
Israele massacra quattordici civili nell'anniversario della "Nakba"!
Ci sono stati almeno quattordici morti e due centinaia di feriti (di cui dozzine in gravi e gravissime condizioni) nel giorno in cui, marciando pacificamente verso i confini dello Stato dell'Apartheid, profughi palestinesi dal Libano, dalla Siria, dalla Giordania e dall'Egitto hanno ricordato ai governanti e ai generali di Tel Aviv che sessantatré anni di esilio dalla loro terra natale non hanno per nulla risolto a 'favore' di Israele la questione dei profughi della Diaspora palestinese, che il Diritto al Ritorno é sempre valido e sempre innegabile, che la sabbia scorre nella clessidra della Storia e che presto il Regime ebraico dovrà pagare per tutti i suoi crimini, da Deir Yassin in avanti.
Con la consueta vigliaccheria i soldati sionisti, armati ed equipaggiati di tutto punto, si sono rifugiati in cima a edifici e zone sopraelevate, come ratti di fronte all'acqua che monta e che rischia di travolgerli, per poi aprire il fuoco con armi a proiettili e candelotti di gas urticante e vescicante, di fronte a loro migliaia di palestinesi rispondevano come potevano, spesso mettendo in crisi gli uomini dell'IDF, costringendoli a cedere terreno, a scappare di fronte alla giusta furia di un popolo che lotta per la sua Storia e la sua Terra.
Oltre che sui confini altre manifestazioni si sono tenute nella West Bank, a Gaza e a Gerusalemme; dove la forza repressiva sionista era stata messa in allarme in precedenza e si é mostrata meno sorpresa dalla determinazione dei manifestanti. Proprio il fattore sorpresa chiarisce ed evidenzia la debacle dell'intelligence di Tel Aviv, che non era riuscita a prevedere o a quantificare esattamente la portata e la coordinazione delle manifestazioni sui confini, specialmente su quello siriano.
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