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lunedì 2 luglio 2012

Il criminale Yitzhak Jazernicki Shamir muore a 96 anni: una vita spesa al servizo dell'ingiustizia e del Male!

Yitzhak Shamir, assassino e criminale di guerra, da diciassette reso idiota e demente dall'Alzheimer, ha finito i suoi giorni terreni all'età di novantasei anni, concludendo una vita spesa a diffondere l'ingiustizia senza doverne rendere conto a nessun tribunale terreno; nella speranza che un più alto giudice stia ponendo riparo alla cosa ricordiamo in queste brevi righe i punti salienti della sua esistenza.

Nato Yizhak Jazernicki in Polonia, nel 1915, a soli vent'anni decise di lasciare l'Europa per invadere la Palestina, aiutato dalle agenzie sioniste che ormai da decenni "paracadutavano" da ogni dove violenti ebrei invasori con la complicità del Mandato britannico; appena arrivato si unì ai terroristi dell'Irgun, l'organizzazione responsabile di centinaia di attacchi contro civili palestinesi e colpevole, tra le altre cose, della bomba all'Hotel King David che fece 137 vittime.

Non essendo abbastanza violenta e criminale per i suoi gusti però Shamir lasciò l'organizzazione terrorista per unirsi alla 'Banda Stern', responsabile tra le altre cose dell'omicidio del negoziatore ONU Conte Folke Bernadotte e di sua moglie, assassinio nel quale egli ebbe un ruolo da protagonista. Dopo il 1948 Shamir divenne una spia del Mossad agendo a Parigi e nel 1965 decise di darsi alla politica militando nelle formazioni più violente ed estremiste della Destra. Nel 1978, quando il Governo di Destra del Likud guidato dall'ex-terrorista dell'Irgun Menachem Begin chiese di ratificare gli 'Accordi di Camp David' con Sadat egli fu uno dei pochi ad astenersi, non avendo capito quanto squilibrato e sbilanciato a favore del regime ebraico fosse quel 'trattato'.
 Alla fine degli anni '80 divenne Primo Ministro e si guadagnò eterna infamia quando, nel corso della Prima Intifada, ordinò ai militari sionazisti di "rompere gambe e braccia" ai ragazzi palestinesi che lanciavano pietre agli occupanti. Le orrende immagini di soldati ebrei che gongolanti si affrettarono a tradurre le sue parole in fatti rimarranno eterne testimoni della barbarie di un individuo che non aveva diritto di cittadinanza nel Ventesimo Secolo. Sconfitto alle elezioni del 1992 cominciò a dare segni di demenza senile e venne tolto dall'attenzione del pubblico.

Possa la Storia ricordarlo come il criminale che é stato!
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mercoledì 25 gennaio 2012

Il popolo irlandese blocca l'accesso al Dail durante la visita di rappresentanti sionisti: "Chi opprime i Palestinesi non é benvenuto!"



Pochi popoli quanto gli Irlandesi sanno che cosa voglia dire lottare per i propri diritti, quindi pochi popoli quanto gli Irlandesi sono sinceramente e disinteressatamente solidali con la Palestina. Quando si é diffusa la notizia che i sionisti Reuven Rivlin e Yitzhak Herzog erano stati invitati a visitare Dublino i membri della "Campagna irlanedese di Solidarietà con la Palestina" hanno subito capito che bisognava dare un segnale.

Centinaia di attivisti si sono riuniti davanti al Palazzo del Dail, con striscioni, bandiere e cartelli, scandendo slogan contro i rappresentanti sionisti e dichiarando a gran voce che il cittadino irlandese non vuole, coi soldi delle sue tasse, finanziare giri turistici a chi opprime, assedia, tormenta e uccide civili innocenti a Gaza e in Cisgiordania.
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giovedì 9 giugno 2011

Il likudnik razzista Yariv Levin vorrebbe impedire ad Haneen Zoabi di prendere parte alla 'Freedom Flotilla 2'

Yariv Levin, a guardarlo, non metterebbe nemmeno paura: mingherlino e occhialuto, con le spalle cascanti e gli arti disertati dai muscoli che si ritrova sembra il classico individuo che abbia bisogno di ancorarsi a qualcosa appena inizia a spirare un alito di vento, per evitare di venir trascinato chissà dove. Eppure, come tanti altri 'mingherlini' (ad esempio Heinrich Himmler) anche Levin ha cercato nelle politiche estremiste e nel razzismo più becero di esternare quella violenza che non é in grado di esercitare fisicamente. Parlamentare del Likud, ha recentemente cercato di far passare in aula una mozione per "proibire ad Haneen Zoabi di lasciare il paese e partecipare alla spedizione della Freedom Flotilla 2".

La tenace e combattiva parlamentare del Balad, ovviamente, ha replicato con la calma fermezza che le é propria: "Il signor Levin non decide dei miei movimenti, né io attendo il benestare suo o della Knesset per portare avanti le mie scelte e le mie battaglie politiche; ovviamente il prossimo passo del signor Levin vorrebbe essere quello di consegnarmi una lista dettagliata di cosa possa o non possa fare e probabilmente anche pensare, sostenere o contestare. Purtroppo per lui e per tutti coloro che la pensano come lui tali 'inviti' saranno da me sempre respinti al mittente".

La Zoabi ha approfittato dell'occasione per dimostrare per l'ennesima volta come "In Parlamento e nella società civile -che é quella che elegge il Parlamento inviandovi elementi del calibro del mingherlino in questione NdR- Israele é sempre più preda di impulsi razzisti e autoritari, ormai le regole del gioco politico sono dettate da una cerchia di politicanti razzisti che pretendono di proiettare le loro ubbie a tutti i livelli". In questo scenario, ha concluso la Zoabi bisogna fare quadrato attorno a ogni posizione etica, umanitaria e nazionale: lottando contro la confisca di terre e immobili palestinesi, per il riconoscimento e l'affermazione dell'identità nazionale palestinese, per far cessare quanto prima il regime dell'occupazione e dell'apartheid.
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lunedì 30 maggio 2011

Kadima accusa Netanyahu della debacle di Rafah, scordandosi di esser stato al potere fino a due anni fa!


In un comunicato rilasciato lo scorso sabato il partito 'Kadima', fondato dal criminale di guerra Ariel Sharon e responsabile tanto dell'invasione del Libano nel 2006 quanto delle bestiali campagne di bombardamenti su Gaza tra 2008 e 2009 ha dichiarato che la riapertura incondizionata del varco di frontiera di Rafah tra Gaza ed Egitto al traffico di viaggiatori é una debacle politico-diplomatica della coalizione di estrema destra guidata da Benji Netanyahu, che dovrebbe assumersi la responsabilità politica di tale fallimento.

"L'apertura unilaterale di Rafah, avvenuta senza alcun coordinamento con Israele", sostengono i portavoce del partito, "costituisce un grave smacco per l'Esecutivo, che ha lasciato che la situazione politica regionale gli degenerasse attorno senza prendere misure d'emergenza e permettendo che Israele rimanesse isolato, in posizione indebolita, mentre Hamas si é rafforzato".

Ci fa molto piacere vedere i sionisti di varie fatte che si azzuffano, e speriamo anzi che continuino, in maniera che le loro lotte intestine indeboliscano sempre più il Regime dell'Apartheid, ma bisognerebbe ricordare ai seguaci di Sharon che l'apertura di Rafah é la diretta conseguenza della politica estera superba e spocchiosa da "padrone della piantagione" che Israele ha portato avanti nei confronti dell'Egitto per gli ultimi tre decenni, decenni in cui Sharon, gli Sharoniti e i componenti dei Governi del 2006 e del 2008-2009 sono stati spesso e volentieri al potere.

Si può criticare Netanyahu per la sua condotta in politica estera degli ultimi mesi, una condotta insipiente e arrogante che si riassume così: "punta i piedi e minaccia la Casa Bianca perché prenda le tue difese", ma tentare di negare che essa é la stessa seguita dal partito Kadima e dai suoi dirigenti quando erano al potere sarebbe un'ingenuità imperdonabile, che nemmeno la salma attaccata alle macchine del fondatore del loro partito (sopra) potrebbe commettere, o una dimostrazione ipocrisia tanto marchiana quanto devastante, perché dimostra all'elettorato sionista che il partito che vorrebbe succedere al Likud come epicentro di una nuova coalizione governativa di fronte a un'oggettiva e incontrovertibile sconfitta della politica estera israeliana non sa proporre di meglio che un infantilmente ingenuo "blame game".
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mercoledì 4 maggio 2011

Il terrorista Shaul Mofaz auspica che Israele riprenda la sua campagna di assassinii


Shaul Mofaz, che ha ricoperto l'incarico di Ministro della Guerra, macchiandosi di numeosi crimini contro le organizzazioni di Resistenza palestinese e contro la popolazione civile di Gaza e Cisgiordania, pensa di avere la soluzione giusta per "punire" i Palestinesi che hanno ritrovato l'unità politica e la concliazione nazionale con la firma del protocollo d'intesa siglato ieri al Cairo: riprendere la campagna di omicidi contro i leader della Resistenza.

Tale suggerimento bene evidenzia la criminale mentalità sionista, incapace di accettare le scelte democratiche del popolo palestinese, come ampiamente dimostrato dal 2006 in avanti, quando Hamas vinse regolarmente e democraticamente le elezioni legislative monitorate dall'ONU e dall'Unione Europea. Israele nel corso degli anni si é reso responsabile di sanguinosi omicidi che hanno mietuto dozzine se non centinaia di vittime soprattutto tra passanti civili, coinvolti nelle esplosioni di razzi e missili lanciati da aerei, elicotteri o droni senza pilota, oppure nelle deflagrazioni di congegni esplosivi collocati dai terroristi dello Shin Bet o da collaborazionisti prezzolati.

Mofaz e i suoi compagni del partito 'Kadima' (fondato dal criminale di guerra Ariel Sharon, attualmente in coma irreversibile) hanno cercato di collegare il loro deprecabile e ripugnante invito all'assassinio con la pretesa 'uccisione di Bin Laden' annunciata con grande fanfara dall'Amministrazione Obama, apparentemente senza riflettere sulla natura eminentemente vuota, priva di alcuna prova a sostegno e puramente propagandistica di questa "notizia".

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sabato 26 febbraio 2011

Netanyahu se la prende per il "sì" tedesco alla Risoluzione anti-coloni: la Merkel lo 'sculaccia'...al telefono!


Nuova debacle diplomatica per il povero Benji Netanyahu, che, dopo avere espresso disappunto per l'annunciato voto favorevole della Repubblica federale tedesca alla bozza di risoluzione anti-colonie presentata al Consiglio di Sicurezza dell'ONU (e prontamente silurata dagli Stati Uniti, asserviti alla 'Lobby a Sei Punte'), parlando al telefono con la burrosa Dama Merkel la ha vista, o meglio, sentita, smettere i panni dell'affidabile patronessa del sionismo, e indossare quelli della virago castigatrice, esprimendo la sua forte disistima per l'azione politico-diplomatica di Benji nei termini più netti.

"Lei non ha fatto as-so-lu-ta-men-te niente per portare avanti il 'processo di pace'!" é stata una delle tante espressioni censorie dell'ex "Ragazza dell'Est", che ha poi rincarato la dose: "Come si permette, come OSA criticare il nostro operato?". La telefonata conferma e sottolinea l'impazienza e la delusione che si diffondono nelle capitali europee a guida conservatrice per la maniera sorniona e opportunistica con cui lo Stato ebraico continua nella sua politica di aggressione, persecuzione e pulizia etnica contro i Palestinesi.

Netanyahu, a corto di giustificazioni come lo scolaretto 'beccato' dalla maestra senza il compito fatto, non é riuscito altro che a balbettare debolmente la sua intenzione di "lanciare una nuova iniziativa con un discorso che terrò tra due o tre settimane". Pure, Dama Merkel, di cui abbiamo precedentemente testimoniato la disponibilità a fornire Israele di avanzati sistemi d'arma per i suoi 'assassini mirati' e di rimpinzare il 'Tribunale per il Libano' di filosionisti di tre e quattro cotte per trasformarlo in un'arma politica al servizio di Tel Aviv, aveva già dato voce al suo disappunto con la condotta politica del governo di ultradestra razzista presieduto da Netanyahu, nel corso di un suo recente viaggio nello Stato ebraico.

Delle due l'una: o il rimprovero di Dama Merkel non era stato espresso in maniera abbastanza esplicita da venire captato dalle deboli 'antenne radar' di Netanyahu o il povero Benji, pur occupando lo scranno governativo più alto, é talmente succube delle componenti più estremiste e fasciste del suo gabinetto, da non aver modo di influenzarne l'azione o le decisioni. Imbecillità o impotenza congenita? Qualunque diagnosi si riveli corretta le prospettive sono bige per il capo del Likud e per lo status internazionale della sua ammucchiata di coloni fanatici, sostenitori dell'Apartheid, catorci militaristi e altri scombinati.

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giovedì 10 febbraio 2011

Tzipi Livni accusa Netanyahu di indebolire Israele, replica il Likud: "Stia zitta, lei ha perso contro Hezbollah e contro Hamas!"


Tzipi Livni, la criminale di guerra israeliana impossibilitata a viaggiare all'estero per timore di venire raggiunta da mandati di cattura e ingiunzioni a comparire di fronte a corti penali (per via del suo ruolo strumentale nella pianificazione ed esecuzione delle aggressioni sioniste contro il Libano e la Striscia di Gaza), ha recentemente attaccato il Governo di ultradestra razzista e fondamentalista guidato da Benji Netanyahu.

Cercando di cavalcare l'ondata emotiva che sta scuotendo lo Stato ebraico di fronte al crollo di storici servitori e lacché come Saad Hariri, Ben Ali e Mubarak la Livni ha imputato al premier in carica di "mancare di polso" e di avere avviato il Paese su una china discendente, lungo la quale "Israele sta progressivamente indebolendosi".

Tuttavia il tentativo di addossare a Netanyahu tutta la colpa delle grandi sollevazioni di massa che stanno rimodellando il volto del Medio Oriente é un gioco di piccolo cabotaggio politico, che mostra tutta la meschinità e la ristrettezza di vedute (reale o pretesa) della figlia del noto terrorista ebreo Eitan Livni; infatti un'analisi appena meno partigiana e interessata degli eventi mediorientali dell'ultimo decennio vede la Livni, Shaul Mofaz ed Ehud Olmert altrettanto colpevoli quanto Benji Netanyahu, Avigdor Lieberman e il rabbino Ovadia dello Shas...tutti i rappresentanti dell'attuale scusa israeliana per una classe dirigente hanno, con le loro scelte, le loro prese di posizione, le loro dichiarazioni e rodomontate, contribuito a gettare sassi lungo la china che ora sta producendo la valanga.

Meglio cercare altre angolazioni tramite cui attaccare Netanyahu, come si incarica di fare la portavoce della rappresentanza parlamentare di Kadima, Dalia Itzik, che sceglie l'approccio 'fiscale' e, montando su un cavallo di battaglia solido e collaudato, accusa l'Esecutivo di avere "alzato le tasse", più di qualunque gabinetto precedente.

In risposta a tale "fuoco incrociato" il parlamentare del Likud Ophir Okonis ha replicato: "Il pubblico israeliano è ancora 'traumatizzato' dai tre anni di Governo di Kadima, contrassegnati da una lunga sequenza di fallimenti economici, politici, militari e di relazioni internazionali", vantandosi che se si tenessero nuove elezioni nell'immediato la coalizione di partiti di destra, etnocentrici e religiosi (sostenuta dalla nuova formazione militarista creata dall'ex-laburista Ehud Barak), si assicurerebbe di nuovo la maggioranza dei seggi.

lunedì 17 gennaio 2011

Barak getta la maschera: creerà nuovo partito di destra e militarista per meglio sostenere l'Apartheid di Netanyahu


In una giornata di caos, minacce, comunicati rabbiosi e promesse di vendetta, che ben riflette il clima incerto e tumultuoso in cui versa l'odierna società israeliana i ministri laburisti Isaak Herzog, Avishai Braverman e Benyamin Ben Eliezer hanno rassegnato le dimissioni dalla compagine governativa dopo che il loro ex-capo e compagno di partito Ehud Barak ha annunciato la sua intenzione di creare un nuovo partito nazionalista e militariste per essere più "in sintonia" con l'Esecutivo di Estrema destra in cui svolge le funzioni di Ministro della Guerra.

La nuova formazione nazionalista, che si chiamera "Atzmaouth", si dichiara fin dall'annuncio della sua creazione "risolutamente sionista", aderendo quindi in pieno all'ideologia colonialista, razzista e segregatoria che ha informato l'esistenza di Israele fin dalla sua fondazione nei fuochi e nel sangue della "Nakba", l'Olocausto nazionale palestinese consumatosi fra il 1947 e il 1948.

I dimissionari, dal canto loro, hanno tratto vaticinii di sventura dalla mossa di Barak, preconizzando che con il fatale indebolimento del Partito Laburista che da essa necessariamente avrà luogo, verrà messa la pietra tombale sulla possibilità che una coalizione "progressista" possa sconfiggere le forze di Destra nelle prossime elezioni politiche.
"Progressiste" o "Conservatrici" le bombe sioniste ammazzano allo stesso modo!
Forse però gli ex-ministri non si ricordano che, anche con la "progressista" coalizione Labour-Kadima al Governo, capeggiata da Barak, Olmert e la Livni, Israele si rese odioso e inviso alla comunità internazionale con le sue aggressioni militari contro il Libano e la Striscia di Gaza...ormai il militarismo e la violenza sono tanto radicati nella mentalità israeliana, per cortesia di oltre 60 anni di indottrinamento al razzismo sionista, che qualunque cambio di coalizione governativa per i Palestinesi e le altre vittime usuali del fascismo ebraico ha lo stesso effetto che avrebbe, per un pedone, venire travolto per strada, ora da una macchina con una certa targa, ora da una macchina con una targa differente.

Instabile e riottoso per natura, il Parlamento dello Stato ebraico, la Knesset, avrà dunque un contendente in più alla palma di partito più virulentemente sionista e razzista: i militaristi di Atzmaouth, resta da vedere quanti del piccolo drappello di deputati laburisti (13 in tutto, su 120 parlamentari dell'intera assise) sceglieranno di seguire il Ministro della Guerra nella sua svolta a destra. Per dare un'idea al lettore di quanto polverizzato e litigioso sia il Parlamento israeliano basterà dire che, prima della scissione di Barak, il Partito Laburista, con appena 13 deputati era tuttavia il membro più numeroso della violenta coalizione che sostiente l'esecutivo Netanyahu...al quale fra qualche giorno spetterà il dubbio onore di guidare un Governo sostenuto da un'alleanza in cui il maggior partito avrà sì e no otto-dieci parlamentari.