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venerdì 15 giugno 2018

Diserzioni, ribellioni e scontri tra le fazioni takfire nel Sud della Siria!

Importanti sviluppi nel Sud della Siria dove l'offerta di pace del Governo di Damasco sembra essere riuscita a provocare una frattura, forse insanabile, tra le varie fazioni takfire della zona.

lunedì 15 dicembre 2014

La Cina costruisce il suo ruolo internazionale offrendo a Bagdad assistenza e bombardamenti anti-ISIS!!

Diverse testate e agenzie internazionali hanno ripreso le recenti dichiarazioni del Ministro degli Esteri irakeno Ibrahim Jafari il quale ha rivelato che nel corso del meeting ONU anti-terrorismo tenutosi lo scorso settembre al Palazzo di Vetro il responsabile del dicastero Esteri della Repubblica Popolare Cinese, Wang Yi, avrebbe offerto a Bagdad il suo sostegno nella lotta contro l'ISIS, prospettando la possibilità di scambio di intelligence, addestramento militare, vendita di munizioni avanzate (soprattutto missili e bombe guidate) e persino attacchi aerei contro le posizioni del 'califfato'.

Quest'ultimo particolare ha colpito la fantasia collettiva, visto che rappresenterebbe il primo caso di intervento diretto di Beijing in un conflitto esterno da quando la Cina ha assunto il ruolo di potenza emergente. Ci sarebbe da notare che, anche se si verificasse, questo intervento sarebbe coerente con la visione cinese del 'Mutuo sviluppo attraverso la Stabilità e la Cooperazione', laddove gli interventi militari Usa e occidentali sono invece mirati a mantenere intere regioni nel caos e nell'instabilità.

Interrogato in merito il Ministero degli Esteri cinese non ha commentato la dichiarazione anche se il portavoce Hong Lei ha confermato in seguito che l'offerta di intelligence e addestramento é stata effettivamente avanzata. Se apparecchi cinesi dovessero compiere missioni contro l'ISIS é ovvio che dovrebbero farlo dal territorio iraniano visto che non esistono altre potenze filocinesi nell'area.

Questo sarebbe coerente con il progressivo avvicinamento Teheran-Beijing in molte materie collegate con la Difesa e la tecnologia militare.

lunedì 12 agosto 2013

Rivelazione: I colloqui tra 'Bandar Bush' e Putin erano parte di un piano saudita per rovinare le relazioni Mosca-Teheran

Ci era sembrato strano fin dall'inizio che un personaggio addentro ai meccanismi della diplomazia e della geopolitica internazionale come il Principe Bandar 'Bush' bin Sultan fosse andato a Mosca sperando DAVVERO di poter convincere Vladimir Putin, già capo del KGB in Germania Est, ad abbandonare un alleato quasi cinquantennale in cambio di 15 miliardi di dollari di contratti e qualche altro 'cotillon', una tale superficialità si potrebbe aspettarsela da qualche rozzo senatore Usa mai uscito dagli Stati Uniti prima della propria elezione, ma non da un Principe che bene o male i palcoscenici internazionali li ha sempre bazzicati da quarant'anni a questa parte.

Leggiamo oggi in uno scritto di M. K. Bhadrakumar, veterano del Dipartimento di Stato indiano e già ambasciatore in Uzbekistan e Turchia (quindi con una certa esperienza in merito) che nemmeno Bandar Bush sperava di convincere Putin, il suo gioco era leggermente più sottile e consisteva, dopo il previsto 'Nyet' del Cremlino, nel mettere in giro voci sufficienti a far credere dalle parti di Teheran che Putin si fosse soffermato a considerare l'opzione di 'scaricare' Assad molto più a lungo di quanto non abbia fatto in realtà, con l'intenzione, ovviamente, di far circolare un mefitico 'venticello' di calunnia tra Mosca e Teheran, indebolendone l'unità di visione e di intenti.

Adesso anche questo tentativo é stato 'colpito e affondato' e già si parla di intensi contatti tra la Russia e la Repubblica Islamica volti a rassicurare quest'ultima che nemmeno per un istante il Presidente Putin abbia seriamente valutato l'opzione di abbandonare il suo più fedele alleato arabo. 

giovedì 8 agosto 2013

I Sauditi avevano offerto 15 miliardi di dollari di contratti a Putin per abbandonare Assad; la sua risposta? "Nyet!"

Sperava di poter "comperare" Vladimir Putin, il Principe Bandar bin Sultan "Bandar Bush" recatosi a Mosca la scorsa settimana sperava che 'bastassero' quindici miliardi di dollari di contratti militari e 'guarentigie' sul non passaggio di gasdotti potenzialmente concorrenti con gli interessi energetici russi in una ipotetica Siria "Post-Assad" per convincere il Cremlino ad abbandonare un'alleanza pluridecennale come quella che lo lega con i governanti di Damasco.

Mirabile il contegno del Presidente, che, fedele alla sua fama di imperscrutabilità, ha lasciato parlare a lungo il Principe saudita, che si affannava a magnificare le "molte" possibilità di ulteriori investimenti russi in Arabia anche dopo la conclusione del mega-contratto da  quindici miliardi di $, nonché lo rassicurava su come Riyadh si sarebbe assicurata di garantire gli interessi petroliferi e metaniferi russi impedendo che oleodotti e gasdotti 'concorrenti' venissero fatti passare su suolo siriano. Alla fine, dopo averlo fissato intensamente negli occhi, Putin avrebbe fatto capire al suo interlocutore che, per Mosca, rapporti come quelli costruiti in quasi mezzo secolo verso la Siria, non sono da considerarsi "in vendita" sia pure con contropartite così ingenti.

Il colloquio tra i due si sarebbe chiuso sull'orlo dello scontro con un Bandar Bush, che, visibilmente contrariato dal rifiuto, avrebbe rudemente informato Putin che "l'opposizione siriana" (il coacervo di sigle terroriste takfire in lotta tra loro) non si presenterà a nessuna 'Conferenza di Pace' a Ginevra o altrove. Putin, traendo le conseguenze di ciò, avrebbe commentato che dunque alla situazione siriana non resterà altra soluzione se non quella militare.