Come c'era da aspettarsi, dietro la conflagrazione nei cieli del Kashmir che ha portato due potenze nucleari sulla soglia dello scontro, possiamo trovare l'ansia sionista e yankee di spingere l'India contro Iran e Cina
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venerdì 1 marzo 2019
Sionisti e yankee soffiano sul fuoco dell'escalation India-Pachistan!
Video caricato ieri sul nostro sempre più cliccato Canale Youtube.
Come c'era da aspettarsi, dietro la conflagrazione nei cieli del Kashmir che ha portato due potenze nucleari sulla soglia dello scontro, possiamo trovare l'ansia sionista e yankee di spingere l'India contro Iran e Cina
Tra l'altro, poche ore dopo, abbiamo trovato online un articolo firmato da Robert Fisk che diceva più o meno le stesse cose (Fisk ogni tanto ci azzecca, quando riesce a superare i suoi pregiudizi da anglosassone).
Come c'era da aspettarsi, dietro la conflagrazione nei cieli del Kashmir che ha portato due potenze nucleari sulla soglia dello scontro, possiamo trovare l'ansia sionista e yankee di spingere l'India contro Iran e Cina
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martedì 8 novembre 2011
I cittadini turchi rifiutano di fare parte dello 'Scudo missilistico' a stelle e strisce: "non saremo la colonia militare di nessuno!"
Contrasti e ossimori della recente politica estera turca: se da una parte salutiamo col giusto entusiasmo le decisioni di Ankara di interrompere le relazioni con Israele e di premere l'acceleratore sulla piena autonomia e indipendenza del proprio settore delle tecnologie militari (come ampiamente riportato qui, qui, qui e qui) dall'altra parte non possiamo dirci preoccupati se non veramente sconcertati da certe improvvide iniziative come la 'sponda' offerta in terra turca ai cosiddetti 'oppositori' siriani (mercenari e criminali al soldo di Usa e Israele) la 'disponibilità' a ospitare un impianto radar del cosiddetto 'scudo missilistico' di Washington, bisognoso di nuovi punti d'appoggio visti i mal di pancia che ha suscitato in Est Europa.
Nel primo caso bisogna ricordare ai politici turchi che giocare il ruolo del Pachistan laddove gli Usa e Israele vogliano far fare alla Siria la fine dell'Afghanistan non é mossa avveduta né salutare, visto come si é ridotto attualmente il 'Paese dei Puri', letteralmente occupato e con la sovranità nazionale scempiata dalla 'Guerra di Obama', combattuta a colpi di droni assassini; nel secondo é chiaro che offrire ospitalità a strutture e apparati puntati contro l'Iran é una scelta che corre direttamente in senso contrario alla Storia, che vede l'influenza di Washington nella regione appannarsi e sgretolarsi tanto più rapidamente quanto quella di Teheran si consolida e si rafforza.
Di avviso non molto differente sono i cittadini turchi che recentemente si sono dati convegno per fondare la "Piattaforma contro lo Scudo missilistico di Malatya", impegnati in un massiccio drive per la raccolta di firme che ha ricevuto migliaia di adesioni da tutto il paese e che per il prossimo 19 novembre hanno messo in programma il loro primo raduno ufficiale. Il portavoce della Piattaforma, Ali Ekber Baytemur ha dichiarato: "Le nostre firme diranno forte e chiaro quanto siamo contrari a questo 'scudo', faremo resistenza a questo progetto in ogni modo e fino alla fine". Manifestazioni locali si sono già svolte a ripetizioni nel villaggio e nella provincia di Kurecik, dove dovrebbe sorgere l'impianto radar, a poca distanza dal confine con l'Iran.
Proprio in Iran il Presidente Ahmadinejad ha recentemente fatto riferimento alla questione del radar Usa in terra turca durante un'intervista rilasciata al quotidiano egiziano Al-Akhbar, dichiarando: "E' evidente che la questione (di questo impianto radar americano) é stata imposta alla nazione turca da politici miopi e superficiali, che non sanno valutare il reale e profondo interesse di coloro che li hanno messi al potere". Una sostanziale fetta dell'elettorato del partito AK attualmente al potere con la maggioranza parlamentare assoluta é decisamente contraria ai legami della Turchia con gli Usa e la Nato; questo nodo sarà sufficiente per scatenare frizioni, o addirittura scissioni, al suo interno?
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giovedì 27 ottobre 2011
Un altro drone-assassino di Obama precipita in terra d'Africa, la Somalia sempre più "tabù" per i robot del Pentagono!
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| Nome da fantascienza per i robot-assassini del Pentagono, che cercano di richiamare alla mente l'alieno dell'omonimo film di J. McTiernan |
Circa 15 soldati somali sarebbero rimasti coinvolti nell'esplosione, riportando ferite che vanno dal lieve al critico (in quattro casi); tutti i feriti sono stati portati in territorio keniota e sarebbero ora curati nell'ospedale più vicino. Il Kenya é diventato il Pakistan del Corno d'Africa, fornendo appoggio logistico e retroterra alle missioni imperialistiche di Washington, tra cui anche gli aereoporti dove vengono stoccati e fatti decollare i robot assassini volanti.
Il giorno precedente, martedì, 30 persone sono state massacrate e oltre 100 ferite dagli attacchi portati ad Afmadow questi bombardieri radiocomandati, di dubbia utilità nella lotta contro le milizie Al-Shabab, ma imbattibili quando si tratta di colpire scuole, ambulatori, mercati, carovane di profughi e altri obiettivi civili.
Anche questo Predator precipitato sembra essere rimasto vittima dell'epidemia di malware che recentemente ha contagiato i cervelli elettronici degli UAV americani, su cui abbiamo recentemente riferito.
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lunedì 10 ottobre 2011
Epidemia di 'malware' tra i droni-terminator del Pentagono, intanto ne cadono tre in Somalia...coincidenza?
"Predator" e "Reaper", nomi inquietanti che sembrano uscire dritti dritti dalle saghe di fantascienza hollywoodiane, nomi scelti per battezzare i droni senza pilota, i robot-terminator dell'Impero a stelle e strisce che, pilotati da migliaia di chilometri di distanza lanciano morte e distruzione su civili incapaci di difendersi, senza creare al 'pilota remoto' nemmeno l'incomodo di annusare l'odore del sangue e udire le grida di agonia delle sue vittime, come erano invece costretti a fare invece i suoi meno tecnologici 'antenati' in Korea e Vietnam.
Ma adesso i robot assassini di Washington sono in pericolo, lo riporta l'autorevole rivista 'Wired' e la minaccia é rappresentata da un malware, una sorta di virus informatico che, anziché mandarli in 'crash' ha diligentemente registrato ogni loro spostamento e ogni comando loro impartito dalla base aerea di Creech, nel deserto del Nevada. Il software, comunemente chiamato 'keylogger' é parente di quelli usati da genitori apprensivi per monitorare le scorribande internettiane dei pargoli e dai capufficio tirannici per controllare che i dipendenti non si diano a usi dispersivi o personali delle connessioni internet lavorative.
La tecnologizzazione della guerra e la sua crescente informatizzazione lascia infatti il fianco scoperto alle rappresaglie e alle contromisure di esperti hacker a cui spesso non servono i budget miliardari del Pentagono per assestare colpi formidabili al Behemoth d'oltreoceano; a fine 2009 alle forze di Resistenza attive in Irak é bastato un software commerciale del valore di appena 26 dollari per 'crackare' il software dei droni senza pilota e scaricare ore e ore di riprese dei Predator.
Il 'colpo' attuale tuttavia é molto maggiore, visto che, senza farsi notare, il malware ha consentito ai suoi controllori di conoscere in tempo reale le mosse dei robot assassini, dando loro un vantaggio identico a quello di avere una 'talpa' nella stessa stanza di controllo remoto del Nevada. Sarà un caso ma, recentemente, ben tre droni senza pilota sono precipitati in Somalia, una coincidenza? Oppure dopo il keylogger gli hacker anti-terminator hanno trovato il modo di colpire i cervelli elettronici dei velivoli, dopo aver loro 'letto nella mente'?
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giovedì 22 settembre 2011
La Resistenza afghana distrugge dieci autocisterne NATO nella regione di Khyber!
Non conosce soste la campagna di "interdizione logistica" con cui le forze della Resistenza afghana e pachistana riescono, molto meglio che non se le affrontassero direttamente sul campo di battaglia, ad 'azzoppare' e impedire l'operatività delle forze di occupazione NATO (Organizzazione Terrorista NordAtlantica); ben dieci sono state le autocisterne di combustibile andate letteralmente in fumo nella zona di Landi Kotal Tehsil, nella regione di Khyber (ove si trova lo storico passo tra Afghanistan e Pachistan immortalato nelle opere di Rudyard Kipling) nella notte tra ieri e oggi, come riportato dall'emittente iraniana in lingua inglese PressTV.
A quanto riferito dal canale 'all news' almeno due persone del convoglio di cisterne sono morte e si lamenterebbero diversi feriti, invece i combattenti che hanno effettuato l'agguato sono riusciti a dileguarsi senza lamentare perdite. Con ogni probabilità i morti sono poveri civili pachistani, pagati una miseria dagli invasori occidentali per compiere il pericoloso tragitto attraverso le valli e i passi di confine per portare in Afghanistan i rifornimenti necessari all'armata NATO che da dieci anni occupa illegalmente il paese centroasiatico.
A quanto riferito dal canale 'all news' almeno due persone del convoglio di cisterne sono morte e si lamenterebbero diversi feriti, invece i combattenti che hanno effettuato l'agguato sono riusciti a dileguarsi senza lamentare perdite. Con ogni probabilità i morti sono poveri civili pachistani, pagati una miseria dagli invasori occidentali per compiere il pericoloso tragitto attraverso le valli e i passi di confine per portare in Afghanistan i rifornimenti necessari all'armata NATO che da dieci anni occupa illegalmente il paese centroasiatico.
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