Forze navali della Repubblica Islamica iraniana hanno tratto in salvo un mercantile americano che mentre transitava per il Golfo di Aden si é visto attaccato da almeno una dozzina di lance pirata provenienti dal Corno d'Africa.
Il segnale di SOS lanciato dalla nave Usa veniva prontamente captato da vascelli iraniani che si trovavano nel Mar di Oman, che entravano immediatamente in azione. Una volta sopraggiunti sul luogo del tentato assalto ai natanti iraniani non é servito nemmeno esplodere i canonici 'colpi di avvertimento' visto che appena notato il loro arrivo gli aspiranti pirati hanno immediatamente voltato la prua, allontanandosi a tutta velocità.
L'apparecchio, probabilmente decollato proprio dall'ex possedimento di Sua Maestà britannica, sarebbe precipitato nei dintorni del porto di Kisimayo, secondo quanto confermato indirettamente da un ufficiale dell'Esercito somalo. Pare che il drone stesse agendo in sostegno alla presenza militare keniota al di là del confine. I militari di Nairobi, infatti, sono da tempo diventati la nuova 'longa manus' dell'imperialismo angloamericano nell'area, sostituendo gli Etiopi che anni addietro, dopo un disastroso periodo di occupazione militare del vicino paese (una volta rivale per la supremazia nel Corno d'Africa, ai tempi di Menghistu e di Siad Barre), batterono in ritirata a causa delle gravi perdite inflitte loro dai guerriglieri musulmani.
Tuttavia, forse memore di quanto la presenza militare etiope avesse alienato al "Governo centrale" le simpatie della popolazione il Presidente somalo (pure appoggiato dalle potenze imperialiste) Sheik Sharif Ahmed ha dichiarato più volte la propria contrarietà alla presenza militare keniota su suolo somalo. Tuttavia, come i nostri lettori possono bene immaginare, il mezzo keniota Obama se ne fa assai delle opinioni e delle preferenze del Presidente Ahmed.
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Nome da fantascienza per i robot-assassini del Pentagono, che cercano di richiamare alla mente l'alieno dell'omonimo film di J. McTiernan
Il Colonnello Aden Dheere, delle forze armate somale, ha riferito che un ennesimo 'Predator' a stelle e strisce (siamo ormai oltre la dozzina), si é schiantato a terra alla periferia della cittadina di Dhoobley, situata circa a venti chilometri dal confine keniota e a 500 Km dalla capitale Mogadiscio. L'impatto, risultato nella totale distruzione dell'apparecchio, probabilmente fatto saltare in aria dai suoi 'controllori' una volta che é sparito dal radar, si sarebbe verificato nelle prime ore di mercoledì 26 ottobre.
Circa 15 soldati somali sarebbero rimasti coinvolti nell'esplosione, riportando ferite che vanno dal lieve al critico (in quattro casi); tutti i feriti sono stati portati in territorio keniota e sarebbero ora curati nell'ospedale più vicino. Il Kenya é diventato il Pakistan del Corno d'Africa, fornendo appoggio logistico e retroterra alle missioni imperialistiche di Washington, tra cui anche gli aereoporti dove vengono stoccati e fatti decollare i robot assassini volanti.
"Hasta la vista, Baby!" é proprio il caso di citare la famosa battuta di Schwarzy che, quanto a 'Terminator' si é dimostrato certo più solido e coriaceo dei droni UAV dell'aviazione Usa e della CIA che, infettati da un pervicace 'malware' (di probabile origine cinese) continuano a cadere dal cielo, specialmente sul Corno d'Africa, dove ormai sono oltre dieci i velivoli a controllo remoto precipitati al suolo.
Gli ultimi due della serie, secondo quanto riferito da un ufficiale dell'Esercito somalo, sono caduti vicino a Bilis Kokaani, cittadina dal nome quasi finnico ma che in realtà si trova 448 chilometri a Sudovest di Mogadiscio. Testimoni oculari avrebbero riferito che, subito dopo essere precipitati, entrambe sono esplosi con grande fragore; detonazione delle munizioni che portavano per le loro missioni assassine o distrutti a distanza per non farne cadere i resti in mano ad agenti avversari?
Tra lo scorso venerdì e sabato, circa 50 persone, per la maggior parte civili, sono morte in attacchi aerei condotti con velivoli senza pilota; mentre paesi arabi e musulmani si affrettano a mandare aiuti in cibo e medicine al popolo somalo, colpito dalla peggiore siccità degli ultimi 60 anni, gli Stati Uniti 'lanciano' centinaia di migliaia di dollari di equipaggiamenti sopra il paese...sottoforma di razzi Hellifre e bombe guidate Maverick!
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Due droni Predator, robot assassini dell'Impero, sono precipitati in Somalia, tutti e due nella zona di Mogadiscio. Mentre chi ha a cuore le sorti della popolazione civile si sta mobilitando in questi giorni per cercare, con progetti di aiuto e sostegno, di porre un argine alla marea di sofferenza e disperazione generata dalla più grave siccità in sessant'anni, altri stati continuano a considerare la Somalia (e in generale tutta l'Africa) come nient'altro che una scacchiera per i loro giochi di egemonia imperialistica globale, come per esempio gli Usa, che ormai da anni hanno riempito il cielo del Corno d'Africa con le loro macchine omicide guidate a distanza.
Ma proprio la teleguida potrebbe costituire il 'tallone d'achille' dei terminator di Washington giacché sembra che i due droni schiantatisi al suolo (uno nei pressi dell'aeroporto internazionale di Aden Adde mercoledì sera, uno addirittura nel bel mezzo di Florenza Street, durante la notte) non siano rimasti vittime di guasti o di fuoco da terra ma invece abbiano avuto i delicati apparati elettronici di navigazione "fritti" dall'impulso di una contromisura elettronica, di origine cinese.
Di solito non é costume di questa testata azzardare ipotesi non confermate (non siamo mica Debkafile!) ma, crediamo opportuno ricordare ai nostri lettori come poco tempo fa diversi droni Usa abbiano fatto la stessa fine sopra l'Iran (i rottami vennero anche mostrati a una delegazione di tecnici russi in cambio di non meglio precisate 'contropartite') e, proprio in questi giorni, delegazioni ufficiali iraniane siano presenti nella capitale africana. Chi ha orecchie per intendere, intenda.
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Un chiaro messaggio per l'ennesimo membro del club dei satrapi autoritari graditi all'occidente imperialista e neo-colonialista, l'ex-caporale Ali Abdullah Saleh, che, attraverso trentadue anni di repressioni, persecuzioni, una sanguinosa guerra civile che risultò nell'annessione senza condizioni del progressista e socialista Yemen del Sud, ha fatto il bello e il cattivo tempo dalla capitale di Sanaa, la magica città dalle dozzine di cupole di alabastro, che una volta era il centro pulsante della cosiddetta "Arabia Felix", i cui cieli ora vengono solcati dai droni Predator americani, avvoltoi meccanici in cerca di vittime umane nella loro insensata "Guerra al -o piuttosto 'tramite il'- terrore".
"Aiman (Yemen), que olim Arabia Felix", si legge su una carta rinascimentale...
Attraverso trentadue anni di dominio ininterrotto Ali Saleh ha avuto modo di assistere alla parabola discendente e all'esecuzione del suo vecchio amico e alleato Saddam Hussein e, risolutissimo a rimanere sul cadreghino e con il collo lontano dal cappio svendette prontamente il suo Paese agli americani in cerca di avamposti contro "la minaccia di Al Qaeda" (il comodo spauracchio creato dalla CIA e dall'ISI), dai quali controllare le rotte del Mar Rosso e dell'Oceano indiano e tenere d'occhio il Corno d'Africa, vicino a cui passano tutte le materie prime che vanno a nutrire l'efficiente industria manifatturiera cinese.
Ali Saleh (a sinistra in entrambe le foto), da amicissimo di Saddam Hussein ad amicissimo del suo assassino...
Saltellando da un mandato all'altro con percentuali di rielezione che variano dal 77 al 91.2 per cento Saleh si é esteso i mandati presidenziali da cinque a sette anni (tutte quelle elezioni troppo ravvicinate erano un assillo, si vede) e ha creato una camera di "consiglieri presidenziali" composta (udite! udite!!) da centoundici membri dotati di poteri legislativi, rendendo così largamente ridondante e inutile il Parlamento.
...nonché ottimo amico di altri burattini dell'imperialismo come il curdo talabani e il traditore dei Palestinesi Abu Mazen!
Non contento di un potere talmente assoluto e incontrastato da avere eguali solo in quello di Kim Jong Il e Lukashenko Saleh stava progettando di estendere la propria rieleggibilità in maniera da rimanere in sella fino al 2023 (altrimenti avrebbe dovuto abbandonare lo scranno "solo" nel 2013), ma, imprevedibilmente, il popolo ci si é messo di mezzo, scendendo in strada a protestare sulla scorta di quanto é accaduto in Tunisia e sembra si stia ripetendo anche in Egitto.
Nei cieli dell'Arabia una volta "Felix" ronzano come grassi tafani i droni Predator, comandati a distanza da piloti che siedono a migliaia di chilometri dall'Asia...e se fra qualche giorno i loro obiettivi non si trovassero più in qualche remota zona tribale di gole rocciose, ma fra le cupole traforate di Sanaa??