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venerdì 14 settembre 2012

Un taxi elettrico per Gaza! L'ingegno palestinese sfida e batte il brutale assedio sionazista!

Mettere insieme i materiali per costruire un piccolo veicolo elettrico: poche centinaia di dollari. Assemblarli con perizia e talento affinati da dozzine di progetti ingegneristici: il corrispettivo di altrettante ore-uomo di un tecnico provetto e di un operaio specializzato. Creare un veicolo in grado di sfidare e vincere le ristrettezze imposte dall'illegale assedio sionazista contro Gaza: non ha prezzo.
Munther al-Qassas, tassista della Striscia con l'hobby dell'ingegneria, che rischiava di rimanere senza lavoro e senza reddito a causa della costante penuria di carburante nel ghetto palestinese ha sfidato e battuto i pettoruti generali di Tsahal e i crudeli burocrati sionisti con le loro "liste della fame" creando dal niente un veicolo totalmente elettrico capace di procedere per le strade della Striscia a 20 Km/h e capace di trasportare invalidi e mutilati che non mancano mai "grazie" ai costanti assalti aerei dei "pirati a sei punte" e ai bombardamenti di droni e artiglieria contro la popolazioen civile.

Confermando una volta di più che la necessità é la madre delle migliori invenzioni il veicolo di Al-Qassas usa come accumulatori vecchie batterie automobilistiche e ha bisogno di cinque ore di ricarica prima di poter portare il suo inventore e i suoi clienti a destinazione.
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domenica 15 aprile 2012

Ashraf al-Qudra avverte: "L'assedio sionista priva i pazienti di Gaza di farmaci essenziali!"


Il Dr. Ashraf al-Qudra, portavoce del Ministero della Salute di Gaza ha lanciato l'allerta per un nuovo, imprevisto impoverimento delle scorte di farmaci e medicinali nei magazzini del ghetto palestinese assediato, dove circa 180 tipi di preparati e poco più di 200 tipi di generi consumabili sono pressoché esauriti tra gli scaffali del Direttorato Generale per la Farmacia.

Qudra ha affermato che la deteriorazione della situazione é di certo la più grave tra tutte quelle sperimentate finora nella Striscia costiera confermando come l'assedio sionista abbia i suoi effetti più immediati e devastanti proprio contro la fascia più bisognosa e indifesa della popolazione palestinese, quella dei malati e dei ricoverati. Oltre ai farmaci attualmente esauriti o quasi esauriti altri 150 tipi di medicinali lo saranno entro i prossimi 90 giorni, se non vengono prese misure efficaci e risolutive.

Insieme alla situazione dell'energia elettrica, che coi suoi frequenti ammanchi e blackout mette in pericolo il funzionamento di apparecchiature salvavita, la penuria di farmaci e medicine é sicuramente il problema più grande della Striscia assediata, problema che si riflette soprattutto su malati cronici bisognosi di terapie regolari e prolungate per migliorare la propria qualità della vita. Al-Qudra ha espresso la speranza che il Comitato Internazionale della Croce e Mezzaluna Rossa e l'Organizzazione Sanitaria Mondiale si incarichino di affrontare rapidamente l'emergenza.
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giovedì 8 marzo 2012

Manifestazione a Gaza per indurre l'Egitto a rifornire la Striscia di carburante!


Dimostranti palestinesi hanno picchettato l'ambasciata egiziana a Gaza con bandiere e striscioni per invitare il Governo del Cairo a supplire alla penuria di carburante ed energia causata nel ghetto assediato dallo strangolamento economico sionista; la maggior parte degli astanti erano pazienti delle strutture sanitarie dell'enclave litoranea la cui salute dipende in qualche modo da terapie legate alla regolarità della fornitura elettrica, messa gravemente in forse dalla carenza di combustibile che ha forzato recentemente la chiusura dell'ultimo gruppo generatore della centrale elettrica della Striscia.

I palestinesi riunitisi a Gaza hanno espresso che, per una soluzione definitiva della questione l'intera Striscia venga connessa permanentemente alla rete elettrica egiziana, mentre, in un evento correlato, l'Autorità per l'Energia e le Risorse Naturali di Gaza ha comunicato al Governo del Cairo di avere completato le procedure tecniche per ricevere la promessa fornitura di combustibile diesel che dovrebbe perlomeno calmierare l'attuale emergenza. Un'area nei pressi di Rafah sarebbe stata approntata per ricevere quanto recentemente promesso dall'Egitto.

Ancora una volta, secondo le stesse parole del Portavoce dell'Authority Ahmed Abul Amrin, per la sopravvivenza del ghetto palestinese assediato si sono rivelati fondamentali i "Tunnel della Vita", arterie di contrabbando attraverso le quali lo stesso Governo di Hamas ha ammesso che una minima quantità di diesel, sufficiente a riattivare per poche ore al giorno almeno un generatore della centrale elettrica, é stata procurata, sia pure con gravi rischi e un alto prezzo.
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sabato 3 marzo 2012

Haniyeh: "La penuria di energia a Gaza non modificherà di un millimetro la posizione di Hamas, del Governo, della Resistenza!"


Il Premier palestinese Ismail Haniyeh, parlando nel corso delle preghiere del venerdì, ha dichiarato che l'attuale crisi energetica di Gaza, provocata dal perdurante assedio sionazista, al contrario di quanto sperano i suoi fomentatori e i suoi architetti di Tel Aviv e Washington non modificherà "nemmeno di un millimetro" la posizione dell'Esecutivo, del Movimento Hamas e del fronte della Resistenza, che rimane fedele ai suoi obiettivi e ai suoi intenti e non é intenzionato a rilasciare alcuna concessione, 'riconoscimento' o altro nei confronti del campo dell'occupazione sionista.

"Vi sono partiti, forze, schieramenti che vorrebbero che il nostro Governo, il nostro Movimento, assumessero un'atteggiamento pacioso, rilassato, conciliatore e sottomesso, ma noi daremo uno schiaffo alle loro aspettative trovando una soluzione definitiva e radicale al problema dell'approvvigionamento energetico, che tuttavia conservi intatta la nostra dignità e i nostri intenti". Haniyeh ha lasciato intendere che sono a buon punto i contatti con diversi stati arabi, specialmente con l'Egitto, mediati da diverse personalità islamiche per fare in modo che Gaza riceva dall'esterno l'energia che non può più produrre autonomamente.

"E' bene che queste forze e questi partiti cessino di fare pressioni verso di noi perché deve essere loro chiaro una volta per tutte che né la penuria di corrente elettrica né nessun altro genere di penuria riusciranno a farci modificare atteggiamento e intenzioni". In conclusione Haniyeh ha dichiarato che spera quanto prima di vedere risolto il problema dell'elettricità a Gaza visto che é uno di quelli che ha causato più disagi e sofferenze alla popolazione civile, la quale tuttavia ha regito esemplarmente stringendosi attorno al Governo, alle forze di Hamas e agli altri rappresentanti del Fronte della Resistenza.
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mercoledì 6 aprile 2011

L'Egittto potrebbe fornire a Gaza i Megawatt di energia che le mancano!


Suhail Sakik, Direttore della Centrale elettrica di Gaza, ha ufficialmente rivolto richiesta all'Egitto di rilanciare un vecchio progetto di collegamento della rete elettrica della Striscia alla rete del Sinai, in maniera da risolvere una volta per tutte la costante penuria di energia che affligge l'enclave costiera assediata da Israele ormai da quasi cinque anni.

"Gaza vive in un costante regime di emergenza energetica a causa di un persistente ammanco del 30% dell'elettricità richiesta dai suoi abitanti e dalle loro attività", ha dichiarato Sakik in una conferenza stampa organizzata da Pal Think e intitolata: "A due anni dalla Conferenza di Sharm sulla Ricostruzione di Gaza". Fu proprio durante quel meeting del 2009 che l'Egitto, allora ancora languente sotto il giogo di Mubarak, si impegnò a fornire a Gaza 'almeno' 150 MW attraverso la propria rete elettrica.

La centrale termoelettrica di Gaza é in deficit di output a causa delle draconiane misure sioniste contro l'importazione di gasolio e altri combustibili nella Striscia, una situazione che si é soltanto aggravata quando, a seguito del Colpo di Stato tentato dalla fazione Fatah contro il legittimo Governo palestinese di Hamas, l'Unione Europea ha interrotto i finanziamenti per Gaza, continuando a inviare il proprio denaro a coloro che avevano cercato di rovesciare con le armi un risultato elettorale riconosciuto come legittimo e regolare dagli stessi osservatori europei.

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giovedì 10 febbraio 2011

Pirati aerei sionisti bombardano magazzino medico di Gaza per esasperare l'emergenza sanitaria!


Con un'operazione di vera e propria "pirateria aerea" che non ha nulla da invidiare ai crimini di guerra più efferati del Ventesimo Secolo le forze armate sioniste hanno colpito la Striscia di Gaza nella giornata di mercoledì 9 febbraio, distruggendo un deposito di aiuti medici e colpendo obiettivi secondari da Jabaliya nel Nord dell'enclave costiera fino al varco di confine di Rafah, attualmente chiuso, nel Sud.

Incendi e fiamme hanno completato l'opera di distruzione, mentre i vigili del fuoco palestinesi, colpiti dalla penuria di carburante e di provviste antincendio, si sono prodigati nel tentativo di mettere in salvo il massimo quantitativo possibile di medicinali, apparati clinici e scorte di materiali medicali. La decisione di colpire un deposito di materiale sanitario denuncia la fredda e scientifica crudeltà con cui i generali dello Stato ebraico sono intenzionati a colpire il più duramente possibile la popolazione Palestinese, "colpevole" di avere scelto di resistere alle angherie e alle persecuzioni sioniste sotto la guida del movimento musulmano di Resistenza, Hamas.

Il portavoce dei Servizi di Emergenza di Gaza, Abu Adham, ha dichiarato che ben otto civili sono stati feriti più o meno gravemente dai missili e dalle bombe sioniste; fra di essi due bambini e tre donne. Le vittime della piratesca aggressione israeliana sono state tradotte all'ospedale Kamal Adwan. Nell'attacco a Rafah invece i feriti sono stati due.

domenica 23 gennaio 2011

Continuano le vessazioni sioniste verso Gaza assediata, questa volta tocca al gas domestico


Le compagnie di combustibile della Striscia di Gaza hanno confermato che la maggior parte delle stazioni di ricarica delle bombole per gas domestico nel territorio assediato sono state chiuse a causa della stretta voluta dalle autorità sioniste responsabili delle politiche di strangolamento economico nei confronti dell'enclave palestinese. Le stazioni rimaste aperte funzionano unicamente in virtù delle loro riserve, che di questo passo andranno esaurite in circa due giorni, tre al massimo.

Le autorità sioniste per lo strangolamento di Gaza permettono usualmente il pompaggio giornaliero di 120 tonnellate di gas nel territorio circondato dalle truppe israeliane su tre lati e chiuso dal quarto dalla frontiera con l'Egitto e, in certi periodi riducono ulteriormente la quantità immessa, per costringere i Palestinesi a intaccare le loro riserve. Gaza, per soddisfare completamente le proprie esigenze, avrebbe bisogno almeno di 300 tonnellate di gas pompato ogni giorno.

Mentre a Gaza City, a Rafah, a Khan Younis le bombole si svuotano e si accumulano inerti e inservibili, si moltiplicano gli sforzi di attivisti e organizzazioni arabe e internazionali per intercedere a favore dei civili di Gaza, vittime dell'ennesima angheria sionista, parte della disumana punizione collettiva che lo Stato ebraico impone a quanti hanno avuto il coraggio di scegliere liberamente i loro leader e a voler essere governati da loro.

"Democrazia" é una brutta parola per le orecchie sioniste, e coloro che la scelgono vanno puniti con la carestia programmata, con lo strozzamento economico portato avanti mese per mese, anno per anno. Fattorie, panifici, industrie, officine, scuole e ospedali stanno risentendo degli effetti del blocco israeliano e, a meno di una pronta e sentita protesta a livello internazionale, la popolazione civile di Gaza si troverà entro 48-72 ore di fronte a una nuova, drammatica crisi umanitaria. A rigore della Legge internazionale sarebbe dovere di Israele lasciar transitare verso Gaza il necessario affinché i suoi abitanti possano condurre una vita dignitosa.