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mercoledì 7 novembre 2018

SENTI COME POMPA POMPEO!!! Accusa l'Iran di causare la carestia in Yemen!


L'Arabia Saudita mantiene un blocco dello Yemen e bombarda indiscriminatamente siti civili, ma il Segretario di Stato americano Mike Pompeo dice che la fame nel paese è colpa dell'Iran.

Ovvio, no? L'Iran, inoltre, si prepara a rubare il Natale.

martedì 14 agosto 2018

Mentre continuano, senza sosta, i combattimenti, almeno due milioni di afghani affrontano la prospettiva della carestia e della fame!

La scarsità delle precipitazioni nevose nel corso dell'autunno e dell'inverno passato ha gettato l'Afghanistan in una crisi idrica che rischia di esporre centinaia di migliaia di persone alla carestia e alla fame.

In Afghanistan siccità locali si ripetono secondo cicli semi-regolari variabili dai tre ai cinque anni e siccità maggiori, che coinvolgono quasi tutto il paese, colpiscono ogni dieci-dodici anni.
Ovviamente negli ultimi 40 anni, col paese in stato di guerra pressoché continua e permanente, questi eventi naturali sono diventati molto più pericolosi e devastanti.

lunedì 13 febbraio 2012

Fondazione umanitaria iraniana inaugura a Mogadiscio istituto di formazione per ragazze orfane e indigenti!


La Fondazione Umanitaria Imam Khomeini ha aperto una nuova istituzione educativa e formativa nella capitale somala di Mogadiscio, per aiutare le giovani donne e le ragazze del paese africano ad appropriarsi di conoscenze importanti per una vita lavorativa e familiare all'insegna della sicurezza e dell'affermazione; l'istituto, situato nel quartiere Hamar Wayne é ben dotato di materiali didattici e tecnici e può ospitare senza problemi settanta studentesse per turno.

"Per ora i laboratori sono centrati sull'informatica, l'economia domestica, il cucito e la sartoria; sono programmi mirati a ragazze orfane o provenienti da famiglie a basso e bassissimo reddito", dichiara Abdul Zahar Alsaidi, dirigente della Fondazione, a latere della cerimonia di inaugurazione, che ha riunito parlamentari e ministri del Governo centrale somalo. E' previsto che alla fine del corso e al superamento dell'esame finale alle studentesse venga affidata una borsa sufficiente a mettere in piedi un piccolo business, in maniera da instaurare un circolo virtuoso di formazione e lavoro indipendente.

Il Parlamentare Mohamed Omar Dalha, ha lodato l'impegno iraniano nel suo paese che si é articolato su vari piani, da quello puramente e strettamente emergenziale, con gli aiuti alimentari e sanitari per i profughi causati dalla siccità e dalla carestia fino a iniziative come queste e come i centri di istruzione e diffusione del Corano.
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martedì 7 febbraio 2012

La Mezzaluna Rossa iraniana riceve ringraziamenti per gli sforzi in Somalia e progetta la prossima fase degli interventi necessari!


Il Presidente della Società somala per la Mezzaluna Rossa, Ahmad Mohammad Hassan nel corso di un incontro ufficiale ha espresso "profonda gratitudine" per il significativo contributo iraniano all'aiuto umanitario che ha permesso di contenere disagi e sofferenze per la popolazione nel corso della carestia seguita alla grave siccità del 2011, che ha colpito tutto il Corno d'Africa.

"La Mezzaluna Rossa iraniana ha giocato un ruolo molto importante nel controllare la fame e le epidemie conseguite alla siccità, sono stati i primi ad arrivare, con i loro convogli, coi loro campi profughi prefabbricati, con le loro cliniche modernamente attrezzate e gestite da personale qualificato, non hanno lesinato sforzi nel tentativo di recarci aiuto".

Nonostante gli sforzi siano riusciti in ultimo a far degradare lo stato di calamità da "carestia" a "grave emergenza umanitaria" tuttavia centinaia di migliaia di persone sono state ridotte al rango di rifugiati e tuttora alloggiate in campi di fortuna, specialmente attorno alla capitale, Mogadiscio e appena oltre i confini con stati meno gravemente colpiti come l'Etiopia o il Kenya.

Tuttavia la Mezzaluna Rossa iraniana non ritiene affatto di aver terminato il suo lavoro in Somalia, come confermato dal suo Presidente Abolhassan Faqih: "Credo che la profilassi sanitaria sia il campo dove concentrare i nostri sforzi ora, senza dimenticare che la gente beneficia di più da programmi di aiuto che letteralmente la 'aiutino ad aiutarsi', quindi attraverso la creazione di possibilità di istruzione, formazione, lavoro".

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sabato 4 febbraio 2012

In Somalia si passa dalla "Carestia" alla "Grave Emergenza Umanitaria"; non sembra, ma é un progresso!


Le Nazioni Unite hanno annunciato che le condizioni in Somalia sono migliorate abbastanza da "abbassare" il livello di allarme nel disastrato e devastato paese del Corno d'Africa da 'carestia' a 'grave emergenza umanitaria', dal quinto (e massimo) livello di gravità al quarto. A questo risultato hanno contribuito certamente i numerosi e copiosi invii di aiuti medici e alimentari della Repubblica Islamica iraniana tramite la sua Organizzazione della Mezzaluna Rosssa (22 convogli di aiuto, un ospedale da campo e cinque cliniche mobili, circa 18 campi profughi eretti nel paese) mentre le azioni militari sponsorizzate o compiute dagli Stati Uniti e da Israele nel paese, direttamente o tramite i loro 'askari coloniali' etiopici e kenioti hanno probabilmente impedito che l'emergenza potesse venire degradata al terzo rango o sotto ancora.

Ad ogni modo, non é certo il momento di stappare lo champagne, visto che, sempre stando alle cifre ONU, almeno 2 milioni e 300mila persone rimangono in condizioni di "seria emergenza alimentare" e necessitano di aiuto e sostegno immediato. Questa percentuale equivale a poco meno di un terzo della popolazione somala totale. In tutto il Corno d'Africa altri sei milioni e 200mila persone abbisognano, a qualche livello, di aiuto umanitario.

Il direttore della FAO Jose Graziano de Silva ha avvertito che senza misure urgenti entro tre mesi "la sopravvivenza di quelle popolazioni potrebbe non essere garantita" aggiungendo che "In questo momento il Corno d'Africa costituisce la priorità principale per l'intera FAO; nonostante la gravità della situazione siamo pienamente convinti che l'emergenza sia recuperabile e riparabile e che possa benissimo esistere, nel futuro, un Corno d'Africa senza problemi umanitari, sanitari e alimentari".
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martedì 23 agosto 2011

Il Ministro degli Esteri iraniano arriva in Somalia con 25 tonnellate di aiuti umanitari, mentre a Teheran si preparano altri tre convogli di cibo e medicine per Mogadiscio!


Il Ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehi, é arrivato in queste ore nella capitale somala, Mogadiscio, per rendersi personalmente conto delle necessità locali e della situazione umanitaria, nel paese africano devastato dalla carestia e dalle epidemie che a essa si sono accompagnate. Mentre i paesi occidentali e imperialisti, veri responsabili della tragedia del Corno d'Africa, non sanno fare di meglio che parlare e parlare della questione, oppure cercare di prenderla come scusa per una nuova occupazione militare del paese, la Repubblica iraniana non ha esitato a inviare sul campo uno dei suoi policymaker di punta, insieme a una delegazione della Mezzaluna rossa iraniana, per interfacciarsi direttamente con le autorità locali e prendere iniziative concrete di aiuto umanitario.

Il capo della diplomazia di Teheran visiterà i campi profughi dove si ammassano gli sfollati dalle regioni più colpite dalla siccità e supervisionerà gli sforzi della Mezzaluna rossa nell distribuzione di aiuti alimentari e sanitari. Nella giornata di ieri il quarto convoglio di aiuto iraniano, compendente 25 tonnellate di riso e cereali é stato consegnato alle autorità somale e ai gruppi umanitari già operanti nel paese. La Repubblica islamica ha già inviato oltre 120 tonnellate di cibo e medicinali nell'ex-colonia italiana.

Il capo della Mezzaluna rossa iraniana, Abolhassan Fakih ha dichiarato che il quinto e il sesto convoglio di aiuti stanno venendo preparati all'aeroporto militare di Payam, 40 chilometri a Ovest di Teheran, dopodiché un settimo convoglio, questa volta navale e consistente in ben cinquemila tonnellate di aiuti, partirà alla volta del Corno d'Africa. La peggiore siccità in 60 anni, più grave anche di quella che colpì la regione negli anni '80, ha coinvolto circa 12 milioni di persone tra Etiopia, Kenya e Somalia. La Repubblica iraniana é convinta che aiutare la Somalia a uscire dall'emergenza umanitaria prima, e a trovare una sua stabilità politica poi, sia la via maestra anche per risolvere problemi come quello della pirateria nelle acque del Golfo di Aden e nell'Oceano Indiano occidentale.
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lunedì 15 agosto 2011

Pescatore palestinese ferito dalle motovedette sioniste di fronte a Beit Lahiya!


Un pescatore palestinese di 42 anni é stato colpito e ferito in maniera moderatamente grave nelle scorse ore al largo di Beit Lahiya, quando, nel corso della sua quotidiana battuta di pesca, l'uomo si é trovato improvvisamente sotto il fuoco delle motovedette israeliane, nonostante che egli si trovasse non solo ben addentro al limite consentito dai fantomatici (e mai applicati) 'Accordi di Oslo' per la pesca costiera, ma persino all'interno di quello arbitrariamente imposto da Israele dall'inizio del suo illegale blocco ed assedio quadriennale della Striscia di Gaza.

Evidntemente a Israele non interessa imporre "limiti" all'attivita dei pescatori di Gaza, il Regime dell'Apartheid vuole totalmente impedirla, visto che, attraverso la pesca, gli abitanti di Gaza si procurano cibo che i pettoruti generali sionisti non possono computare nelle loro "tabelle della fame", compilate con tutta la precisa pignoleria tipica degli Shylock e degli Eichmann.

Il pescatore ferito, le cui generalità non sono ancora state rilasciate, é riuscito a riguadagnare la riva e a farsi quindi trasportare a una struttura ospedaliera dove le sue condizioni sono state giudicate alquanto serie, risultando in una prognosi di tre settimane.
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venerdì 5 agosto 2011

I servizi sociali di Hamas distribuiscono cibo alle famiglie meno abbienti di Gaza durante il Ramadan!



Come sanno perfettamente tutti coloro che non sono stupidi o disinformati (o sionisti!) il motivo per cui il Regime ebraico mantiene la Striscia di Gaza sotto assedio risiede principalmente nella fallace speranza che, esasperata dalle sofferenze e dalle privazioni la popolazione del ghetto costiero si allontani da Hamas o, addirittura, gli si rivolti contro.

Seguendo questa linea di pensiero allora gli inglesi sottoposti alle bombe naziste avrebbero dovuto ribellarsi contro la Corona e Winston Churchill, la popolazione di Leningrado assediata avrebbe dovuto inalberare le bandiere con la svastica ed accogliere le SS a braccia aperte, la popolazione di Beirut avrebbe dovuto srotolare il tappeto rosso davanti agli invasori di Ariel Sharon.

La Storia insegna, che situazioni di assedio rinforzano e compattano la popolazione attorno alle autorità costituite, e anziché minarne la popolarità, la rafforzano enormemente. Naturalmente, che dette autorità si impegnino al massimo per smussare e ammortizzare i peggiori effetti dell'assedio, ovviamente, non fa che aiutare tale meccanismo e, come si vede da queste immagini, la struttura di Servizio Sociale di Hamas non lesina certo sforzi per distribuire alle famiglie più povere della Striscia i viveri con cui permettere loro spezzare il digiuno diurno del Ramadan.

Il fatto che il movimento musulmano di Resistenza sia pressoché immune dai fenomeni di vasta e sfacciata corruzione che contraddistinguono la fazione Fatah e la sua fittizia 'Autorità nazionale palestinese', rende il meccanismo ancora più efficiente e ammirevole.
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sabato 16 luglio 2011

Aggiornamento: recuperato il corpo di uno dei sepolti vivi nei tunnel di Rafah, colpiti dalle bombe sioniste


E' con viva commozione che comunichiamo la notizia, ripresa da fonti mediche della Striscia di Gaza, che il corpo del giovane Mohammed Ibrahim al-Bayouk, 22enne, é stato riportato alla luce dalle profondità della terra che si era chiusa sopra di lui quando, mercoledì scorso, il piratesco attacco aereo sionista contro i "tunnel della vita" che consentono alla popolazione del ghetto palestinese assediato di non morire di fame troppo rapidamente, aveva fatto collassare il passaggio sotterraneo nel quale lavorava.

Adham Abu Salmiyya, portavoce delle unità di Pronto Soccorso di Gaza ha dichiarato che il corpo di Bayouk é stato recuperato dopo tre giorni di lavoro indefesso; rendiamo omaggio alla costanza e all'abnegazione degli uomini che lo hanno recuperato, alla loro "pietas" che consentirà alla famiglia Bayouk, gravissimamente colpita, di avere almeno la parziale consolazione di offrire al giovane defunto un funerale appropriato.

Con la morte di Bayouk sono tre gli abitanti della Striscia assassinati da Israele con gli attacchi militari degli ultimi 12 giorni, cui bisogna aggiungere 13 feriti, alcuni dei quali, molto gravi, potrebbero aggiungersi da un momento all'altro alla lista dei morti.
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domenica 23 gennaio 2011

Continuano le vessazioni sioniste verso Gaza assediata, questa volta tocca al gas domestico


Le compagnie di combustibile della Striscia di Gaza hanno confermato che la maggior parte delle stazioni di ricarica delle bombole per gas domestico nel territorio assediato sono state chiuse a causa della stretta voluta dalle autorità sioniste responsabili delle politiche di strangolamento economico nei confronti dell'enclave palestinese. Le stazioni rimaste aperte funzionano unicamente in virtù delle loro riserve, che di questo passo andranno esaurite in circa due giorni, tre al massimo.

Le autorità sioniste per lo strangolamento di Gaza permettono usualmente il pompaggio giornaliero di 120 tonnellate di gas nel territorio circondato dalle truppe israeliane su tre lati e chiuso dal quarto dalla frontiera con l'Egitto e, in certi periodi riducono ulteriormente la quantità immessa, per costringere i Palestinesi a intaccare le loro riserve. Gaza, per soddisfare completamente le proprie esigenze, avrebbe bisogno almeno di 300 tonnellate di gas pompato ogni giorno.

Mentre a Gaza City, a Rafah, a Khan Younis le bombole si svuotano e si accumulano inerti e inservibili, si moltiplicano gli sforzi di attivisti e organizzazioni arabe e internazionali per intercedere a favore dei civili di Gaza, vittime dell'ennesima angheria sionista, parte della disumana punizione collettiva che lo Stato ebraico impone a quanti hanno avuto il coraggio di scegliere liberamente i loro leader e a voler essere governati da loro.

"Democrazia" é una brutta parola per le orecchie sioniste, e coloro che la scelgono vanno puniti con la carestia programmata, con lo strozzamento economico portato avanti mese per mese, anno per anno. Fattorie, panifici, industrie, officine, scuole e ospedali stanno risentendo degli effetti del blocco israeliano e, a meno di una pronta e sentita protesta a livello internazionale, la popolazione civile di Gaza si troverà entro 48-72 ore di fronte a una nuova, drammatica crisi umanitaria. A rigore della Legge internazionale sarebbe dovere di Israele lasciar transitare verso Gaza il necessario affinché i suoi abitanti possano condurre una vita dignitosa.