Visualizzazione post con etichetta Processo di Pace. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Processo di Pace. Mostra tutti i post

domenica 29 luglio 2012

Mohamed abu Hadid descrive le torture a cui é stato sottoposto dagli sgherri di Fatah, i 'gendarmi coloniali' dell'Occupazione sionista!

Il prigioniero politico palestinese Mohamed abu Hadid he descritto in dettaglio le angherie e le torture a cui é stato sottoposto per opera dei collaborazionisti di Fatah, che non si fanno scrupolo ad arrestare e seviziare i loro stessi compatrioti cisgiordani per compiacere il "bwana" sionista nella perversa logica della 'coordinazione per la sicurezza' che rende Palestinesi aguzzini di altri Palestinesi: il bel 'risultato' del 'Processo di Pace di Oslo', che non ha mai beneficiato nessuno se non l'occupazione sionazista, i cancerosi insediamenti di estremisti giudei e i politici di Tel Aviv.

Abu Hadid ha dichiarato ai microfoni del Palestinian Information Center che il 3 ottobre 2010 é stato catturato e arrestato dalle forze di sicurezza di Fatah che vennero a prelevarlo direttamente nel ristorante gestito dalla sua famiglia per "interrogarlo riguardo all'attentato di Bani Naim" -un atto di legittima resistenza armata all'occupazione sionista, con cui comunque lui non aveva alcunché a che fare-.

Una volta portato al 'quartier generale della sicurezza di Fatah' Hadid si trovò in mezzo a dozzine di altri cittadini cisgiordani fermati apparentemente a caso e subito dopo iniziarono maltrattamenti e torture. Insieme agli altri prigionieri Hadid venne messo in catene e tenuto forzatamente sveglio per giorni e giorni, forse cinque, forse sette, fino a quando non perse totalmente la nozione del tempo; quando alla fine gli venne permesso di dormire di nuovo dovette farlo per terra su un pavimento di pietra (la tecnica della deprivazione del sonno é tipica dei torturatori israeliani ed é stata da questi insegnata ai loro servi di Fatah).

Quindi venne 'passato' dalle carceri di Al-Khalil a quelle di Gerico, dove venne sottoposto alla tortura della sedia, a pestaggi a sospensione prolungata da una sbarra di metallo, all'isolamento prolungato fino a venire rinchiuso in una cella refrigerata.

Questa é Fatah con cui Hamas vorrebbe "riconciliarsi".
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

giovedì 4 agosto 2011

Inviato ONU per il Medio Oriente chiede inchiesta ufficiale sull'uccisione dei due profughi di Qalandyia!


L'inviato ONU per il Medio Oriente Robert Serry ha espresso profonda preoccupazione riguardo alla recente uccisione di due abitanti del campo profughi palestinese di Qalandyia, nella Cisgiordania occupata, per opera di una "squadra d'assalto" dell'esercito sionista, impegnata in un'azione di aggressione e terrore conclusasi, oltre che con i due omicidi, col rapimento di altri due Palestinesi.

Serry ha richiesto che le forze sioniste di occupazione si impegnino a usare il massimo dell'autocontrollo nell'uso della violenza e ad aprire un'inchiesta riguardo alla dinamica degli eventi che hanno portato alla morte dei due civili. Relazionando il Consiglio di Sicurezza in merito l'inviato ha avvertito che il processo politico per la soluzione della situazione palestinese stia ormai da mesi "languendo in un persistente e profondo stato comatoso", che incidenti di questo tipo contribuiscono a rendere irreversibile.

Ha altresì aggiunto che gli sforzi per la ricerca di un terreno comune dal quale far ripartire il dialogo si sono dimostrati estremamente difficili, date le differenze e la mancanza di fiducia tra le parti. I cosiddetti "colloqui di pace" sono in fase di stallo dal settembre 2010, da quando il Governo di Estrema Destra guidato da Benji Netanyahu ha deciso di dare "via libera" ai progetti di ampliamento incondizionato degli insediamenti ebraici illegali costruiti su terra palestinese rubata.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille! Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

domenica 20 febbraio 2011

Hamas: "Il veto Usa all'ONU dimostra che l'unica via per la conquista dei Diritti nazionali palestinesi é la Resistenza"


Ismail Radwan, portavoce del Movimento di Resistenza Hamas, ha sostenuto in un recente comunicato che il veto statunitense alla bozza di Risoluzione Onu contro l'attività israeliana di espansione e costruzione di colonie ebraiche illegali dimostra "oltre ogni ragionevole dubbio" la posizione ipocrita e parziale di Washington, costituzionalmente incapace di assumere un atteggiamento di disapprovazione e condanna degli abusi e dei torti perpetrati dallo Stato sionista.

Il veto americano, ha commentato inoltre Radwan, costituisce l'ennesimo schiaffo subito dalla fazione Fatah e dimostra come i tentativi di appellarsi a "parti terze" nella speranza di ottenere giustizia per i Palestinesi siano in realtà vane chimere, inconsistenti come il tanto vantato 'Processo di Pace' che in realtà serve solo come paravento a Israele per portare avanti piani di giudaizzazione e di pulizia etnica della Cisgiordania, del Negev e di Gerusalemme Est sempre più profondi e accurati.

"Adesso anche l'ultima 'foglia di fico' é caduta, Fatah dovrebbe trarne le conseguenze e ritirarsi definitivamente dall'impostura di negoziati e trattative; solo con una risoluta ripresa delle operazioni di Resistenza, che comprendano e contemplino anche l'opzione militare sarà possibile segnare dei punti in favore della Causa nazionale palestinese e recuperare almeno parte dell'onore e della credibilità inutilmente compromesse e sperperate dalla disgraziata firma degli 'Accordi di Oslo' fino ad oggi".

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

giovedì 25 novembre 2010

Tavola Calda "Da Bibi", cucina casalinga al sapore di Apartheid!


Gruviera Cisgiordana: Ha più buchi dell'autorità di Fatah

Salsa piccante al Napalm e Fosforo Bianco: Scotta!

Colomba della pace in Casseruola: Grigliata su braci di Uliveti sradicati e incendiati

Media Statunitensi: Il vostro cervello fritto nella propaganda filosionista

Crema di funghi alla moda degli insediamenti illegali: Spuntano come prataioli!!

Minestrone di retorica sul processo di pace: Potete riscaldarlo quanto volete!

Salame Kosher della "Soluzione a Due Stati": Se ci credete i veri salami siete voi!

Chef Bibi: "Un congelamento? Ma se qui é dal 1948 che non vediamo un congelatore!!!"

domenica 21 novembre 2010

Ex-dirigente AIPAC: "Posso provare lo spionaggio in Usa a favore di Israele"


Steve Rosen, ex-dirigente numero due dell'AIPAC, (la potentissima organizzazione filosionista che controlla e manipola la politica statunitense a esclusivo vantaggio di Israele) sta facendo causa ai suoi ex-datori di lavoro per venti milioni di dollari e, quel che é peggio, minaccia di rivelare in aula come l'organizzazione gestisca un vasto e capillare network per lo spionaggio a favore dello stato ebraico; spionaggio, ovviamente, ai danni del 'buon alleato' statunitense.

L'accusa di spionaggio sta al centro stesso della vicenda, inizialmente essa era stata elevata a carico del solo Rosen, precisamente nel 2005, anno in cui l'AIPAC decise di fare a meno della sua cooperazione dopo 23 anni di onorato servizio a difesa degli interessi di Israele.

Mentre l'inchiesta giudiziaria contro Rosen faceva il suo corso magnati e possidenti della numerosa e ricca comunità ebraica usa colmavano Rosen e famiglia di prebende e regalie: Chaim Saban e Daniel Avraham, mogul televisivo il primo, "re" dei bibitoni 'Slim Fast' il secondo furono fra i donatori più generosi, ma la 'filantropa' Lynn Schusterman insistette per pagare le salatissime tasse universitarie della figlia di Rosen; in breve, la famiglia Rosen ricevette oltre un milione e seicentomila dollari.

Il flusso di denaro si interruppe nel 2009, quando l'inchiesta contro Rosen venne archiviata.

Del resto, una volta cessato il pericolo che Rosen svelasse qualche altarino compromettente dell'AIPAC, perché continuare a pagarlo?

Forse però meno fretta sarebbe stata consigliabile visto che, privato del ruscelletto di denaro che lo gratificava, Rosen decise, improvvisamente, di citare in giudizio l'AIPAC per "licenziamento senza giusta causa".

In omaggio ai migliori stereotipi dei court-drama made in Usa le udienze di tale procedimento sono state punteggiate da dettagli poco edificanti, come l'asserzione da parte di colleghi che Rosen era solito avere incontri extraconiugali negli uffici dell'organizzazione e che mantenesse un "vasto" archivio di pornografia digitale sul PC del suo ufficio.

Sappiamo benissimo che questi addebiti servono per impressionare le vecchiette e le casalinghe della giuria, Rosen le ha controbattute, fino a che i suoi ex-colleghi non hanno svelato nomi e cifre del flusso di denaro che lo ha investito per i primi quattro anni del suo dorato licenziamento; questo, per quanto indebolisca la sua accusa, é in un certo senso un autogoal, perché svela come i supporter più ricchi e affluenti dell'AIPAC si siano mobilitati in suo favore, forse temendo che il licenziato facesse rivelazioni compromettenti.

Il che sembra proprio quel che sta per succedere, Rosen ha annunciato: "Posso produrre dichiarazioni giurate di impiegati dell'AIPAC, documenti interni e altre evidenze che proveranno come la raccolta di informazioni segrete a beneficio di Israele sia una pratica comune all'interno dell'organizzazione".

Le cose sembrano proprio farsi interessanti e inoltre, per tutti gli amici del popolo palestinese e della sua causa, c'é la certezza che tutti i cent e tutti i dollari spesi dall'AIPAC per infangare Rosen e cercare di smentirlo saranno sottratti alle campagne filosioniste che investono il Congresso e la Casa Bianca.

lunedì 15 novembre 2010

Per uno Stato unico, laico e democratico nella Palestina storica (13-20 novembre 2010)

Abbiamo già segnalato, più di una volta nei nostri articoli, quanto ormai screditata, assurda e impossibile appaia ogni giorno di più ogni vagheggiata "Soluzione a due Stati", a causa dell'ipocrizia e della malafede israeliana che ha portato il cosiddetto "Processo di pace" (o "Road map", o chiamatelo un po' come vi pare) a impantanarsi in uno stillicidio di meeting inconcludenti, angherie sempre più marcate, continue occupazioni e furti di terra, acqua e risorse naturali, economiche e storico-culturali della Palestina.

Man mano che la favola della "Soluzione a due Stati" mostrava sempre più apertamente la sua vera natura, fra tutti i veri amici e sostenitori del popolo ebraico e di quello palestinese e fra tutti coloro che credono veramente alla democrazia ha iniziato a farsi strada la consapevolezza che l'unica via di uscita dal conflitto israelo-palestinese stia nella creazione di UNO STATO, sul suolo della Palestina storica; uno stato che dovrà essere multietnico, laico e tollerante, per garantire la libertà e la rappresentatività di tutte le proprie comunità.
La nobile, dolce illusione...
Per diffondere la consapevolezza e la coscienza che solo all'interno di una tale cornice politico-organizzativa può trovarsi la soluzione all'attuale tragica e costosissima degenerazione del "percorso" iniziato nel 1993 con i fallaci "Accordi di Oslo", la branca italiana di ISM (International Solidarity Movement) e l'associazione Viva Palestina hanno organizzato un "tour" di incontri conferenza dal titolo: "Per uno Stato unico, laico e democratico, nella Palestina storica".
...e la meschina, amara realtà.
Iniziato sabato a Torino il periplo di seminari presentati e condotti da Ghada Karmi e Kevin Ovenden è proseguito poi con tappe a Ivrea (domenica) e a Milano e Varese (lunedì pomeriggio e lunedì sera) e continuerà nei prossimi giorni a Trieste (martedì 16), a Cagliari (mercoledì 17), a Napoli (giovedì 18) e Roma (venerdì 19) per concludersi poi a Pisa nel pomeriggio di sabato 20 novembre.

Durante gli incontri la Karmi, autrice del saggio "Sposata a un altro uomo – Per uno Stato laico e democratico nella Palestina storica", (tradotto a cura di ISM-Italia e pubblicato per "DeriveApprodi") e Ovenden, recentemente tornato dall'esperienza di "Viva Palestina 5", il convoglio di aiuti umanitari che ha raggiunto Gaza per infrangere l'assedio sionista, guideranno il pubblico attraverso tematiche variegate come la necessità di colpire gli interessi economici israeliani tramite il boicottaggio, il "debunking" della disinformazione sulla presunta "atomica iraniana", il ruolo dell'arte nella lotta per la democrazia in Palestina, il Rapporto Goldstone sui crimini di guerra israeliani a Gaza.

Nel corso dei vari incontri, inoltre, interverranno in qualità di ospiti giornalisti e intellettuali come Gianni Vattimo, Iain Chambers, Flavia Donati.

Il volantino esplicativo di orari, luoghi e programmi dei seminari è consultabile e scaricabile a questo indirizzo.