Il 13 settembre di 26 anni fa si compiva, tra grandi fanfare mediatiche, la più grande truffa contro il Popolo di Palestina, la firma dei perniciosi, falsi, bugiardi "Accordi di Oslo".
A oltre un quarto di secolo da quella data, il nuovo Segretario Generale della Jihad Islamica Palestinese ha emanato un comunicato di memoria e di monito.
L'organizzazione di Ziad Nakhala, che mai si é piegata a nessun accordo con le "lingue biforcute" di Tel Aviv e Washington ha dichiarato che:
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martedì 17 settembre 2019
Segretario della Jihad Islamica Palestinese ammonisce nel ventiseiesimo anniversario della "Truffa di Oslo"
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giovedì 13 settembre 2018
ANNIVERSARI FUNESTI: 25 anni fa venivano firmati i disastrosi 'Accordi di Oslo'!
Sugli 'Accordi di Oslo' credo che sia abbastanza evidente come possiamo pensarla.
Diciamo pure che quei fedayeen che un quarto di secolo fa in questa stessa data nel campo di Ain Hilweh davano fuoco ai poster di Arafat chiamandolo 'traditore', non stavano facendo nulla di sbagliato.
E non per crudeltà nei confronti del 'Padre della Palestina', ma basta vedere gli effetti di quella disastrosa resa senza condizioni, nel presente, per capire quanto tragico sia stato quell'errore.
Bisognava avere una sconfinata fiducia nella capacità degli Usa di ricattare il regime sionista, (perché solo col ricatto e la minaccia si poteva ottenere qualcosa) per fidarsi della 'soluzione' proposta a Madrid (Oslo ne fu la ratifica), ma la lobby a sei punte si mosse in maniera massiccia alle elezioni del 1992 e garantà che a Bush Sr succedesse il governatore dell'Arkansas, totalmente in mano 'eletta' (come ha confermato il matrimonio di sua figlia, "giocata" come una pedina nel 'Game of Thrones' della Dinastia Clinton...capite ora perché la democrazia é una truffa e un inganno?).
Diciamo pure che quei fedayeen che un quarto di secolo fa in questa stessa data nel campo di Ain Hilweh davano fuoco ai poster di Arafat chiamandolo 'traditore', non stavano facendo nulla di sbagliato.
E non per crudeltà nei confronti del 'Padre della Palestina', ma basta vedere gli effetti di quella disastrosa resa senza condizioni, nel presente, per capire quanto tragico sia stato quell'errore.
Bisognava avere una sconfinata fiducia nella capacità degli Usa di ricattare il regime sionista, (perché solo col ricatto e la minaccia si poteva ottenere qualcosa) per fidarsi della 'soluzione' proposta a Madrid (Oslo ne fu la ratifica), ma la lobby a sei punte si mosse in maniera massiccia alle elezioni del 1992 e garantà che a Bush Sr succedesse il governatore dell'Arkansas, totalmente in mano 'eletta' (come ha confermato il matrimonio di sua figlia, "giocata" come una pedina nel 'Game of Thrones' della Dinastia Clinton...capite ora perché la democrazia é una truffa e un inganno?).
domenica 22 marzo 2015
Saleh Zaidan (DFLP) dichiara: "L'OLP deve lasciarsi alle spalle i vincoli degli Accordi di Oslo!"
Il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina ha dichiarato che il processo politico tra Autorità Palestinese e occupazione sionista é ormai in un vicolo cieco di fronte alle continue violazioni da parte del regime ebraico di ogni accordo concluso con l'Anp e i suoi 'negoziatori'.
Saleh Zaidan, ufficiale anziano del DFLP ha dichiarato in una nota stampa pubblicata nella giornata di sabato 21 marzo che l'esecuzione delle decisioni prese dal Comitato Centrale dell'OLP aprirebbe la strada a una nuova fase di rapporti con l'occupazione.
Saleh Zaidan, ufficiale anziano del DFLP ha dichiarato in una nota stampa pubblicata nella giornata di sabato 21 marzo che l'esecuzione delle decisioni prese dal Comitato Centrale dell'OLP aprirebbe la strada a una nuova fase di rapporti con l'occupazione.
venerdì 1 agosto 2014
Le Brigate di Resistenza Nazionale: "Il richiamo delle riserve sioniste non ci fa nessuna paura!"
Il DFLP é una organizzazione filiata alla fine degli anni '60 da una costola maoista e filocinese del PFLP (che rimaneva filosovietico e leninista), che, conseguentemente con lo split sino-sovietico e il successivo avvicinamento tra Nixon e Pechino, commise l'errore storico di abbandonare il 'fronte del rifiuto' e benedire i tragici Accordi di Oslo.
Per fortuna da allora dirigenti e militanti del Fronte Democratico hanno potuto apprezzare la vastità del loro errore e, piano piano, si sono riavvicinati alle posizioni dell'Asse della Resistenza, ivi compreso il mantenimento di loro cellule armate nella Striscia di Gaza.
Con la recente aggressione armata sionista anche queste (denominate Brigate di Resistenza Nazionale) si sono attivate per confrontare e respingere gli attacchi sionisti; in risposta allo strombazzamento mediatico riguardo "la mobilitazione di altri 16.000 riservisti di Tel Aviv" il loro portavoce ufficiale, Abu Khalid, ha letto un comunicato in cui la dirigenza del DFLP e della sua ala armata si dichiara assolutamente non impressionata da tale mossa.
"L'entità sionista può mobilitare tutte le componenti della sua macchina militare, ma nessuna sproporzione di mezzi e uomini in campo convincerà mai il Popolo di Palestina ad abbandonare le armi o il sentiero della Lotta e della Resistenza".
Per fortuna da allora dirigenti e militanti del Fronte Democratico hanno potuto apprezzare la vastità del loro errore e, piano piano, si sono riavvicinati alle posizioni dell'Asse della Resistenza, ivi compreso il mantenimento di loro cellule armate nella Striscia di Gaza.
Con la recente aggressione armata sionista anche queste (denominate Brigate di Resistenza Nazionale) si sono attivate per confrontare e respingere gli attacchi sionisti; in risposta allo strombazzamento mediatico riguardo "la mobilitazione di altri 16.000 riservisti di Tel Aviv" il loro portavoce ufficiale, Abu Khalid, ha letto un comunicato in cui la dirigenza del DFLP e della sua ala armata si dichiara assolutamente non impressionata da tale mossa.
"L'entità sionista può mobilitare tutte le componenti della sua macchina militare, ma nessuna sproporzione di mezzi e uomini in campo convincerà mai il Popolo di Palestina ad abbandonare le armi o il sentiero della Lotta e della Resistenza".
sabato 15 settembre 2012
Hamas: "Gli Accordi di Oslo, fallimento totale, devono venire annullati per il bene dei Palestinesi!"
Il Movimento musulmano di Resistenza Hamas ha dichiarato, nel 19esimo anniversario della loro siglia, che gli 'Accordi di Oslo' si sono rivelati un completo e totale fallimento e che la loro definitiva cancellazione rappresenta una "necessità nazionale" per la ripresa di un Progetto Nazionale per la Libertà e l'Indipendenza della Palestina, attraverso l'opzione della Resistenza e la difesa dei Diritti inalienabili del suo Popolo.
"E' necessario rimuovere i 'ceppi di Oslo' dai polsi e dalle caviglie dell'OLP e rinnovare i suoi obiettivi primari, la persecuzione delle costanti nazionali palestinesi che costituiscono la base sulla quale si é dato il via al processo di riconciliazione tra Hamas e Fatah, bisogna terminare quanto prima la collaborazione tra Fatah e l'Occupazione sionista e unire gli sforzi di Resistenza, la riconciliazione deve andare ben al di là della semplice preparazione di un processo elettorale che avrebbe ben poco significato in un'atmosfera di collaborazionismo e oppressione".
Il Movimento Hamas, ha inoltre salutato ed espresso la propria solidarietà a tutti i prigionieri politici e ai martiri della causa nazionale palestinese.
"E' necessario rimuovere i 'ceppi di Oslo' dai polsi e dalle caviglie dell'OLP e rinnovare i suoi obiettivi primari, la persecuzione delle costanti nazionali palestinesi che costituiscono la base sulla quale si é dato il via al processo di riconciliazione tra Hamas e Fatah, bisogna terminare quanto prima la collaborazione tra Fatah e l'Occupazione sionista e unire gli sforzi di Resistenza, la riconciliazione deve andare ben al di là della semplice preparazione di un processo elettorale che avrebbe ben poco significato in un'atmosfera di collaborazionismo e oppressione".
Il Movimento Hamas, ha inoltre salutato ed espresso la propria solidarietà a tutti i prigionieri politici e ai martiri della causa nazionale palestinese.
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martedì 10 luglio 2012
La Jihad Islamica silura l'iniziativa di Abbas: "Nessun 'negoziato' con Israele porterà mai vantaggi ai Palestinesi!"
Il Movimento per la Jihad Islamica in Palestina, in un comunicato rilasciato nella giornata di ieri ha seccamente e nettamente condannato l'Ex-presidente dell'Anp Mahmud Abbas (che continua a occupare il posto pur avendo il mandato scaduto da tre anni e mezzo) che recentemente ha "difeso" l'opzione negoziale con le autorità sioniste di occupazione e il cosiddetto 'Processo di Pace', carcassa putrescente di un'impostura iniziata Oslo 19 anni e fa e sepolta sotto una montagna di violazioni da parte sionista.
Il rappresentante del Movimento Sceicco Khader Habib ha dichiarato in conferenza stampa di fronte ai microfoni e alle telecamere di numerosi canali, testate e agenzie d'informazione mediorientali e arabe che Abbas, per quanto si ostini a proporre i 'negoziati' con Israele come mezzo per mantenere la sua declinante importanza e rilevanza politica non potrà mai apportare alcun beneficio al popolo di Palestina tramite essi.
"Ogni occasione di incontro con i suoi rappresentanti costituisce una legittimazione del regime ebraico di occupazione e permette a esso di persistere nelle sue offese, nei suoi attacchi e nella sua persecuzione dei Palestinesi di Cisgiordania e di Al-Quds. Il Generale Mofaz con cui Abbas é tanto lieto di incontrarsi é un assassino dalle mani sporche di sangue, forse anche di quello dell'Ex-capo di Abbas, Yasser Arafat". Saleh Zeidan, a sua volta presente alla conferenza, la ha conclusa indicando che la maggioranza del popolo palestinese é contro la ripresa di ogni forma di contatto e negoziato con Tel Aviv.
Il rappresentante del Movimento Sceicco Khader Habib ha dichiarato in conferenza stampa di fronte ai microfoni e alle telecamere di numerosi canali, testate e agenzie d'informazione mediorientali e arabe che Abbas, per quanto si ostini a proporre i 'negoziati' con Israele come mezzo per mantenere la sua declinante importanza e rilevanza politica non potrà mai apportare alcun beneficio al popolo di Palestina tramite essi.
"Ogni occasione di incontro con i suoi rappresentanti costituisce una legittimazione del regime ebraico di occupazione e permette a esso di persistere nelle sue offese, nei suoi attacchi e nella sua persecuzione dei Palestinesi di Cisgiordania e di Al-Quds. Il Generale Mofaz con cui Abbas é tanto lieto di incontrarsi é un assassino dalle mani sporche di sangue, forse anche di quello dell'Ex-capo di Abbas, Yasser Arafat". Saleh Zeidan, a sua volta presente alla conferenza, la ha conclusa indicando che la maggioranza del popolo palestinese é contro la ripresa di ogni forma di contatto e negoziato con Tel Aviv.
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sabato 7 luglio 2012
Dirigente storico di Fatah muore in Giordania a 73 anni, un esempio fulgido di dedizione alla Causa palestinese!
Il celebre leader di Fatah, già membro del Comitato Centrale e più volte 'braccio destro' di Yasser Arafat, Hani al-Hasan, é morto nella giornata di ieri nella capitale giordana Amman, all'età di 73 anni. Nato nel 1937 ad Haifa, nel Nord della Palestina già colpita dalla selvaggia immigrazione di ebrei invasori, portata avanti con ogni mezzo dalle organizzazioni sioniste spalleggiate e protette dagli occupanti coloniali inglesi, si rese attivo fin da ragazzo nel movimento di Resistenza palestinese e, anche quando si recò in Germania Occidentale per gli studi universitari, tenne a battesimo la prima filiale europea dell'OLP proprio in quel paese insieme ad Hayel Abdelhamid. Laureatosi in Ingegneria perfezionò la sua preparazione con un dottorato a Mosca e divenne intimo e collaboratore fidato di Arafat che più volte gli affidò delicatissimi incarichi che culminarono con la nomina a Vicecapo del Comitato Centrale di Fatah con delega alle Relazioni Estere.
Nonostante la sua ferma contrarietà al "Processo di Pace" fosse ben nota egli accettò le decisioni della maggioranza e rimase collaboratore vicino e fedele del Leader anche dopo il suo ritorno definitivo a Gaza nel 1995; nel 2002 venne nominato Ministro degli Interni nell'amministrazione dell'ANP. Dopo la morte di Arafat venne silurato dal cacicco Mahmud Abbas a causa di una sua franca e aperta dichiarazione ai microfoni della stampa durante la quale accusò Mohammed Dahlan di essere un agente degli Americani che mirava a scatenare un conflitto aperto con Hamas (cosa che avvenne puntualmente tra la fine del 2006 e il 2007).
Vendicato nelle sue convinzioni dal maldestro tentativo di 'golpe' anti-Abbas tentato poco più di un anno fa da Dahlan, che ha causato la sua espulsione da Fatah e una serie di procedimenti giudiziari contro di lui, Hani Al-Hasan rimane un fulgido esempio di militanza per la Causa palestinese, lasciando dietro di sé un sentiero di duro lavoro, sacrificio, sobrietà, onestà di cui sarebbe difficile trovare l'eguale tra gli attuali capetti collaborazionisti di quella che fu la principale forza propulsiva dell'OLP. Persino il Segretario del Politburo di Hamas, Khaled Mishaal, ha esteso le proprie condoglianze per la sua morte alla famiglia e alla dirigenza di Fatah appena raggiunto dalla notizia, nella notte tra venerdì e sabato.
Nonostante la sua ferma contrarietà al "Processo di Pace" fosse ben nota egli accettò le decisioni della maggioranza e rimase collaboratore vicino e fedele del Leader anche dopo il suo ritorno definitivo a Gaza nel 1995; nel 2002 venne nominato Ministro degli Interni nell'amministrazione dell'ANP. Dopo la morte di Arafat venne silurato dal cacicco Mahmud Abbas a causa di una sua franca e aperta dichiarazione ai microfoni della stampa durante la quale accusò Mohammed Dahlan di essere un agente degli Americani che mirava a scatenare un conflitto aperto con Hamas (cosa che avvenne puntualmente tra la fine del 2006 e il 2007).
Vendicato nelle sue convinzioni dal maldestro tentativo di 'golpe' anti-Abbas tentato poco più di un anno fa da Dahlan, che ha causato la sua espulsione da Fatah e una serie di procedimenti giudiziari contro di lui, Hani Al-Hasan rimane un fulgido esempio di militanza per la Causa palestinese, lasciando dietro di sé un sentiero di duro lavoro, sacrificio, sobrietà, onestà di cui sarebbe difficile trovare l'eguale tra gli attuali capetti collaborazionisti di quella che fu la principale forza propulsiva dell'OLP. Persino il Segretario del Politburo di Hamas, Khaled Mishaal, ha esteso le proprie condoglianze per la sua morte alla famiglia e alla dirigenza di Fatah appena raggiunto dalla notizia, nella notte tra venerdì e sabato.
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venerdì 6 luglio 2012
Arafat avvelenato? Le rivelazioni 'ad orologeria' di Al-Jazeera distraggono l'opinione pubblica mediorientale!
Arafat commise il più grave errore della sua lunga carriera politica quando, dopo essersi pubblicamente schierato a favore di Saddam Hussein (che si professava amico della Palestina solo se e quando faceva comodo a lui) poco prima della Guerra del Golfo del 1991, di fronte all'apparentemente irresistibile avanzata del 'Nuovo Ordine Mondiale' di Bush Sr. accettò di 'riconoscere israele' e di barattare una semi-autonomia da Bantustan con la piena rivendicazione dei Diritti palestinesi e la liberazione di tutto il territorio occupato dai sionisti.
In quella occasione l'apparente perdita dei principali sponsor internazionali e regionale della Causa palestinese (URSS, Irak...), unita alla età avanzata del leader storico dell'OLP cospirarono nel convincerlo che "poco sarebbe stato meglio di niente" e lo resero, magari anche malgrado le sue stesse intenzioni, un burattino di quelle stesse forze che egli aveva combattuto anche con gradi successi nei precedenti decenni della sua vita.
Adesso, otto anni dopo la sua morte, Arafat sta venendo di nuovo utilizzato come "specchietto per le allodole" da quelle stesse forze che lo manovrarono dalla Conferenza di Oslo in poi: le tardive 'rivelazioni' del canale Qatariota Al-Jazeera riguardo un suo possibile avvelenamento a base di Polonio, infatti, non servono alcuno scopo se non quello di distrarre l'opinione pubblica araba e mediorientale dalle gravissime difficoltà in cui arrancano i reami petroliferi del Golfo, retti dai corrotti emiri sunniti rimasti ultimi scherani dell'egemonia imperialista Usa nella regione.
L'Arabia Saudita si dibatte nell'incertezza dovuta alla senilità e alla cattiva salute dei pochi superstiti tra i "Sette Sudairi", insieme al Qatar Riyadh vede i suoi sforzi di sedici mesi contro la Siria non portare a nessuno dei risultati sperati (cacciata di Assad e cambio di regime), il Barhein sperimenta proteste sempre più massicce e diffuse che sembrano preludere all'inevitabile cacciata dei sovrani Al-Khalifa; in questo scenario, "ripescare" una storia come quella dell'avvelenamento di Arafat non é altro che un espediente di 'Distrazione di Massa'. Un giochino dell'Emiro del Qatar (ormai burattinaio di Al-Jazeera dopo le defezioni di tutti i giornalisti seri e indipendenti dalla rete) a cui Palaestina Felix non vuole prestare attenzione o spazio.
In quella occasione l'apparente perdita dei principali sponsor internazionali e regionale della Causa palestinese (URSS, Irak...), unita alla età avanzata del leader storico dell'OLP cospirarono nel convincerlo che "poco sarebbe stato meglio di niente" e lo resero, magari anche malgrado le sue stesse intenzioni, un burattino di quelle stesse forze che egli aveva combattuto anche con gradi successi nei precedenti decenni della sua vita.
Adesso, otto anni dopo la sua morte, Arafat sta venendo di nuovo utilizzato come "specchietto per le allodole" da quelle stesse forze che lo manovrarono dalla Conferenza di Oslo in poi: le tardive 'rivelazioni' del canale Qatariota Al-Jazeera riguardo un suo possibile avvelenamento a base di Polonio, infatti, non servono alcuno scopo se non quello di distrarre l'opinione pubblica araba e mediorientale dalle gravissime difficoltà in cui arrancano i reami petroliferi del Golfo, retti dai corrotti emiri sunniti rimasti ultimi scherani dell'egemonia imperialista Usa nella regione.
L'Arabia Saudita si dibatte nell'incertezza dovuta alla senilità e alla cattiva salute dei pochi superstiti tra i "Sette Sudairi", insieme al Qatar Riyadh vede i suoi sforzi di sedici mesi contro la Siria non portare a nessuno dei risultati sperati (cacciata di Assad e cambio di regime), il Barhein sperimenta proteste sempre più massicce e diffuse che sembrano preludere all'inevitabile cacciata dei sovrani Al-Khalifa; in questo scenario, "ripescare" una storia come quella dell'avvelenamento di Arafat non é altro che un espediente di 'Distrazione di Massa'. Un giochino dell'Emiro del Qatar (ormai burattinaio di Al-Jazeera dopo le defezioni di tutti i giornalisti seri e indipendenti dalla rete) a cui Palaestina Felix non vuole prestare attenzione o spazio.
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martedì 27 marzo 2012
Rabbino razzista spara a zero sul sionista Peter Beinart per il suo articolo anti-settler sul NY Times: ancora una volta le nostre previsioni si realizzano!
L'individio che vedete nel video qui sopra è Amiel Hirsh, un rabbino razzista membro della cerchia che controlla i media, la politica e la finanza americana e la manipola e la devia a danno del 99 per cento dei cittadini di quel paese e a favore del ristrettissimo gruppo di fanatici sostenitori di Israele e della Lobby a Sei Punte.
Nel video il rabbino razzista Hirsh si lancia in una intemerata contro Peter Beinart che, in una recente edizione del quotidiano sionista 'New York Times' aveva opinato, in un suo editoriale che la causa del Sionismo non era altro che danneggiata dall'acritico e imbarazzante livello di sostegno garantito ai fanatici ebrei armati delle colonie illegali garantito dal Governo Netanyahu, e sostenuto da molte organizzazioni ebraiche e sioniste in tutto il mondo, cosa che rendeva l'uno e le altre direttamente complici delle aggressioni, delle devastazioni, dei ferimenti e degli omicidi compiuti da questi teppisti armati.
In un nostro commento vedevamo con favore l'articolo di Beinart come segno di una fessura e di uno scollamento all'interno del fronte sionista, che si sarebbe dovuto capitalizzare per creare attrito e frizione nel campo dei nostri nemici, in maniera da scinderli in fazioni pro- e anti- coloni armati, per averne più facilmente ragione. Ancora una volta, aspettando un po' di tempo una nostra previsione dà segno di volersi realizzare, cosa per cui, senza volerci da soli assegnare le bende e la verga degli indovini aruspici, rivendichiamo quantomeno un po' di riconoscimento delle nostre capacità di analisi e proiezione dei dati politici e invitiamo i nostri lettori e sostenitori a impegnarsi per approfondire e radicalizzare lo "split" nel campo sionista, da cui molti effetti positivi potrebbero sortire per la Causa palestinese.
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martedì 20 marzo 2012
Il New York Times pubblica un editoriale contro la continua espansione delle colonie illegali!
Chiunque abbia una pur vaga idea della potenza e della pervasività della 'Lobby a Sei Punte' nel panorama dei media mainstream americani sa certamente quanto filosionista sia la testata del New York Times; orbene, sulle sue pagine recentemente si é potuto leggere un editoriale a firma P. Beinart riguardo la necessità "per salvare Israele" di boicottare e disincentivare la continua espansione e metastasi delle colonie ebraiche illegali in Cisgiordania.
Naturalmente Beinart non é altro che un illuso se crede che bloccare o persino ridurre l'afflusso di occupanti illegali in Cisgiordania possa essere sufficiente a 'salvare Israele'; il regime ebraico di occupazione della Palestina é condannato dalla sua stessa natura illegale e criminale; anche qualora tutti i coloni ebrei armati venissero ritirati dalla West Bank rimarrebbe sempre la questione dell'occupazione illegale della Palestina del '48. "Israele" (per usare l'impreciso termine usato da Beinart, che la redazione di 'Palaestina Felix' normalmente rifiuta su basi sintattiche e politiche) non potrebbe venire 'salvato' neppure dal ritorno in terra di Gesù Cristo, esso é un'entità illegale e come tale deve scomparire e scomparirà.
Tuttavia l'articolo é significativo in quanto segnala la presenza di una fessura all'interno del fronte sionista: il fatto che esistano sionisti convinti dell'indifendibilità delle colonie ebraiche deve essere di sprone a tutti i difensori dei Diritti della Palestina e dei Palestinesi a moltiplicare i loro sforzi e il loro impegno: se sapremo massimizzare le divisioni tra i sionisti potremo segnare importanti punti a favore della nostra causa, del resto, i sionisti stessi non riuscirono a ingannare i Palestinesi proprio dividendoli al loro interno ai tempi dei fallaci e inutili 'Accordi di Oslo'? Bene, adesso bisogna fare la stessa cosa, ma con ancora maggiore determinazione ed efficacia, assestando ai nostri nemici un colpo dal quale, sperabilmente, non si possano riprendere mai più.
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giovedì 8 dicembre 2011
Netanyahu tenta ancora di ricattare Fatah con i soldi delle sue stesse tasse! Abbas rifiuta di ritirare la candidatura all'ONU
Il regime di occupazione ebraico ha nuovamente minacciato di non consegnare all'Autorità nazionale palestinese le tasse che raccoglie a suo nome, l'inusuale procedura, lo ricordiamo, é stata inclusa nei fallaci 'Accordi di Oslo' per permettere ai governanti sionisti di mantenere sempre e comunque l'organo di autogoverno palestinese in condizione di minorità, dovendo dipendere da un governo straniero (perdipiù ostile come quello di Tel Aviv) per poter ricevere il denaro necessario a pagare stipendi e spesa pubblica. Il regime di Apartheid ha sempre usato questo sistema per tenere sotto scacco Fatah e il Governo di Ramallah.
Benji Netanyahu e complici pensano di poter ricattare Fatah e la sua leadership facendo loro ritirare la richiesta di ammissione della Palestina all'Assemblea Generale ONU, procedura che non richiede voto al Consiglio di Sicurezza (Dove USA e Inghilterra, fedeli esecutori degli ordini sionisti, metterebbero il veto), ma solo la maggioranza all'Assemblea dei membri, che é più che assicurata. Tuttavia in una inusuale dimostrazione di 'spina dorsale' Abbas ha già fatto sapere che simili minacce non avranno effetto e che il processo in atto all'ONU é ormai 'irreversibile'.
Ogni mese lo Stato ebraico mette le mani su circa cento milioni di dollari di tasse versate dai Palestinesi della Cisgiordania e poi le gira all'Anp di Ramallah, che dal 2007 a oggi é stata totalmente gestita e 'occupata' in ogni suo ganglio dagli uomini di Fatah, dopo il fallimento del loro tentato Colpo di Stato contro il Governo legittimamente uscito dalle libere elezioni del 2006.
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martedì 29 novembre 2011
Il regime ebraico continua a perseguitare i pescatori di Gaza: due di essi rapiti mentre compiono il loro lavoro!
Motovedette della marina sionista hanno rapito due pescatori palestinesi poche centinaia di metri al largo del Campo Profughi di Shati nella parte occidentale del ghetto costiero, mentre nella serata di ieri stavano gettando le reti non soltanto nella zona di pesca permessa dagli Accordi di Oslo, ma addirittura in quella molto più ristretta normalmente imposta dalle autorità sioniste nell'ambito delle loro politche persecutorie volte alla creazione dello stato di carestia permanente nella Striscia di Gaza.
Fonti del sindacato della pesca di Gaza hanno rivelato all'agenzia Palestine Information Center che i natanti sionisti hanno letteralmente inseguito l'Hasaka palestinese lanciando bengala e raffiche di mitra e cannoncino contro di essi fino a quando non sono riusciti a bloccarli e a trascinarli in una località sconosciuta. La persecuzione dei pescatori, così come gli attacchi militari contro i terreni agricoli della Striscia sono necessari a colpire la grande capacità della popolazione di Gaza, sotto l'illuminata guida del Governo legittimo, di procurarsi da sé il cibo necessario in barba allo shylockiano strangolamento sionista.
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martedì 27 settembre 2011
Colono ebreo degli insediamenti illegali ammazza bambino palestinese di 8 anni investendolo di proposito con la sua auto!
Un bimbo palestinese di otto anni é morto nella giornata di ieri dopo essere stato volontariamente investito da un colono ebreo degli insediamenti illegali che, come funghi velenosi, sono sorti in questi anni di "trattative" tra il regime dell'Apartheid e l'Anp della fazione Fatah tutto attorno alla città cisgiordana di Al-Khalil. La vittima, Fareed Jabir, stava camminando sul marciapiede di una via del quartiere di Buq'a, quando l'auto, condotta dal colono, é salita di proposito sulla sede pedonale per centrarlo, travolgendolo e lasciandolo esanime al suolo.
Trasportato immediatamente all'ospedale di Kiryat Arba il piccolo Fareed é stato quindi inviato d'urgenza all'Ospedale Hadassah, non appena i sanitari si sono resi conto della gravità estrema delle ferite riportate; fratture multiple scomposte, schiacciamento del torace, schegge d'osso negli organi e nel sangue. Purtroppo il cuore della giovane vittima ha cessato di battere poco dopo il suo arrivo all'unità di rianimazione.
![]() |
| "Pubblicità Regresso" di un autosalone israeliano, ispirata ai sempre più frequenti attentati contro Palestinesi da pirati della strada degli insediamenti. |
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mercoledì 21 settembre 2011
Le manifestazioni propagandistiche volute a Jenin dalla fazione Fatah sono una totale delusione!
Da tempo é nota la nostra posizione critica sulla richiesta di "riconoscimento" dello Stato palestinese all'ONU, sulla base dei confini riconosciuti dalla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza 242; innanzitutto perché tale mossa subordina la soddisfazione delle richieste non-negoziabili del popolo di Palestina a una sorta di "beneplacito" esterno, da ottenere all'Assemblea generale ONU, secondariamente perché Fatah ha usato la questione come scusa per bloccare il processo di riconciliazione, terzo perché anche qualora 'magicamente' per effetto del Riconoscimento ONU l'occupazione si ritirasse oltre la Cisgiordania e oltre Gerusalemme Est e ogni insediamento illegale sparisse per magia resterebbe comunque la questione delle terre palestinesi occupate nel 1948 e dell'illegittima entità sionista che sorge da allora su di esse, questione che bisognerebbe affrontare e risolvere radicalmente (come radicalmente é stata risolta la questione del Sudafrica dell'Apartheid, con la sua dissoluzione in uno stato veramente democratico e rappresentativo).
La richiesta di 'riconoscimento ONU' fa sembrare che la legittimità di uno Stato sia qualcosa di esterno da mendicare a una assise internazionale, mentre essa discende direttamente dalla volontà del popolo e il popolo palestinese non vuole venire messo 'in riserva' nei territori del 1967, ma vuole uno Stato 'dal mare al fiume' su tutto il territorio originariamente abitato da Palestinesi prima dell'arrivo degli invasori Ebrei. La questione del 'riconoscimento' é stata usata da Fatah come 'distrazione' dal prosieguo del processo di Riconciliazione nazionale quando é apparso chiaro che l'influenza, il potere e la corruzione dei cacicchi della fazione di Abbas non sopravvivranno alla popolarità di Hamas, conquistata con la coerenza, la resistenza e l'onestà.
Prova di ciò é stato il lamentabilissimo e tiepido 'turnout' alla manifestazione di propaganda voluta da Fatah a Jenin, dove appena poche centinaia di 'ultrà' di Abbas e cacicchi vari si sono radunati brandendo come smorti sudari i vessilli di Fatah, gialli come le bandiere di quarantena, agitando tristi totem come una sedia con il ritratto di Arafat, leader carismatico ma malaccorto e peggio consigliato, che recentemente é stato ricordato (e criticato) per essersi fatto 'uccellare' da Clinton e Rabin nel 'trappolone' di Oslo, una svolta sbagliata che ha regalato ai Palestinesi nient'altro che diciott'anni di tribolazioni, angherie e frustrazioni.
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mercoledì 14 settembre 2011
Hamas e Al-Ahrar ricordano il 18esimo anniversario dei fallaci 'Accordi di Oslo': "Un errore madornale che ha fatto solo il gioco sionista!"
Il Movimento musulmano di Resistenza Hamas, impegnato nella Causa di riscatto nazionale e liberazione della Palestina ha ricordato con un comunicato emesso poche ore fa il diciottesimo anniversario dei cosiddetti 'Accordi di Oslo' definendoli come una perniciosa chimera che ha ottenuto il solo risultato di deviare gli sforzi palestinesi per il raggiungimento della libertà e della dignità, conseguibili solo attraverso la Resistenza all'occupazione, convincendo qualche illuso e molti ipocriti che fosse possibile 'trattare' con l'occupazione sionista e i suoi complici e spalleggiatori internazionali.
Ovviamente quella della 'trattativa' era solo un'illusione, giacché le trattative sono possibili solo e soltanto quando le due parti sono su un piano di parità e si rispettano reciprocamente: il regime ebraico, invece, come già mostrato a Camp David e in altre simili 'trattative' non riconosce alcuna entità o organizzazione come propria 'pari' ed é soltanto interessato a ottenere capitolazioni e rese senza condizioni, accettazione acritica delle proprie richieste e licenza di travalicare ogni limite preventivamente stabilito facendola franca.
Illuminante, a questo proposito, la politica degli insediamenti illegali e degli 'avamposti' dei miliziani ebraici fanatizzati. Hamas ha accusato il 'Processo di Pace' di aver trasformato Fatah da organizzazione politica della Resistenza a gendarme degli interessi sionisti, mettendo Palestinesi contro Palestinesi per il guadagno e il vantaggio dell'occupazione sionista, augurandosi che questa via sbagliata imboccata quasi vent'anni fa sia presto abbandonata per una rinnovata unità nazionale sotto una leadership saggia, forte e determinata.
Anche il movimento palestinese Al-Ahrar, nato dalla scissione di una parte dei militanti di Fatah che non accettavano la linea filoisraeliana imposta da Abbas e dai suoi cacicchi, ha commentato l'anniversario definendo la capitolazione di Oslo "un grave peccato compiuto dall OLP, il cui prezzo viene ancora oggi pagato non da chi lo ha commesso, ma dagli indifesi civili palestinesi".
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giovedì 1 settembre 2011
UFree lancia campagna di mobilitazione per la pronta liberazione del giornalista palestinese Samir Allawi!
Il Network europeo con base a Oslo per il Sostegno ai Diritti Umani dei Prigionieri palestinesi, UFree, ha intimato al Regime dell'Occupazione sionista di rilasciare quanto prima il reporter palestinese di Al Jazeera Samir Allawi, incarcerato con speciose e infondate accuse dopo che si era rifiutato di diventare "confidente" del Mossad.
Allawi era stato accostato da esponenti del servizio di spionaggio estero dello Stato ebraico in quanto il suo ruolo di caporedattore dell'emittente qatariana in Afghanistan gli dava modo di entrare in contatto con notizie esclusive e delicate, che evidentemente facevano molta gola ai burattinai del cosiddetto "Istituto"; dopo aver rifiutato recisamente di diventare collaborazionista di Israele il quarantaseienne giornalista si é trovato bloccato al varco di confine del Ponte Allenby mentre si apprestava a lasciare la Cisgiordania occupata dove si era trattenuto qualche giorno per visitare i suoi familiari e immediatamente gettato in carcere in "detenzione amministrativa".
UFree considera l'Occupazione sionista "pienamente responsabile dal punto di vista morale e penale" delle buone condizioni psicofisiche del prigioniero e ha invitato tutti gli attivisti e le ONG locali e internazionali di unirsi a una vasta campagna di pressione per il rilascio del detenuto e contro le prolungate e frequenti violazioni delle Libertà e dei Diritti dei detenuti politici.
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lunedì 15 agosto 2011
I parlamentari giordani: "Espelliamo l'ambasciatore sionista e tronchiamo ogni rapporto col regime di Tel Aviv!"
Con un memorandum firmato e presentato al Presidente della camera bassa del Parlamento, Feysal Fayez, tredici deputati giordani hanno richiesto che, in risposta all'annunciato ampliamento delle colonie ebraiche illegali a Gerusalemme Est, il regno ascemita espella tutto il personale diplomatico sionista dalla capitale Amman e interrompa definitivamente ogni relazione ufficiale con lo Stato ebraico. La notizia é stata riportata dall'Agenzia stampa ufficiale della Repubblica Popolare Cinese, la Xinhua.
La Giordania, insieme all'Egitto, sarebbe l'unico paese arabo a intrattenere relazioni diplomatiche ufficiali con Tel Aviv; mentre il Cairo aveva permesso l'apertura di un'ambasciata israeliana sul suo territorio in conseguenza dell'umiliante "accordo di pace" di Camp David (in cui si forfettava la sovranità sul Sinai, si subordinavano gli interessi egiziani ai diktat 'sionisti', si svendevano decenni di orgoglio nazionale per un piatto di minestra servito da Washington sotto forma di 'aiuti'), il predecessore del reuccio Abdullah, il nanerottolo Hussein, accettò di ospitare un'ambasciata israeliana nel 1994, quando, sull'onda degli illusori 'Accordi di Oslo' sembrava che la via della collaborazione con Israele, dell'accettazione supina della sua occupazione della Palestina, avesse definitivamente soppiantato quella della Resistenza e della sfida all'arroganza sionista.
Da diversi mesi, da quando sull'onda delle proteste e dei movimenti della "Primavera Araba" anche il popolo giordano ha iniziato a chiedere profonde riforme della maniera paternalistica e autoritaria con cui la corte ascemita amministra il paese, sempre più spesso e sempre con maggior forza si ripetono anche gli appelli alla definitiva interruzione dei rapporti con Israele, che la maggior parte della popolazione non vuole riconoscere o accettare.
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lunedì 18 luglio 2011
La marina sionista attacca di nuovo la barca dei diritti che difende i pescatori di Gaza!
Motovedette israeliane, intercettate dall'imbarcazione "Oliva", armata dal Civil Peace Service per documentare gli abusi e gli attacchi sionisti contro i natanti da pesca palestinesi nelle acque prospicenti la Striscia di Gaza l'hanno nuovamente attaccata nel tentativo di farla rovesciare e affondare. "Ci troviamo tra 1600 e 2400 metri dalla costa di Gaza, secondo quanto stabilito negli 'Accordi di Oslo' le imbarcazioni palestinesi hanno tutto il diritto di transitare e pescare in queste acque e potrebbero farlo fino a 32000 metri dalla costa", ha dichiarato Joe Catron, volontario del CPS.
"Vedete chiaramente la marina sionista che perseguita e tormenta i natanti palestinesi, creando vortici e onde nel tentativo di disturbare la loro navigazione", perscatori di Gaza hanno dichiarato che ormai il loro settore, che prima dell'assedio israeliano dava lavoro e pane a centinaia di famiglie, é stato quasi totalmente distrutto. Le motovedette israeliane non si fanno scrupolo di aprire il fuoco con mitragliatrici e cannoncini contro i vascelli da pesca e a volte prendono di mira anche i pescatori sulla riva e le rimesse e gli alaggi dei pescherecci.
"I sionisti cercano di eliminarci, non vogliono che Oliva riporti i loro crimini contro i palestinesi, non vogliono che il mondo conosca il trattamento che riservano a lavoratori che cercano soltanto di sfamare sé stessi e le loro famiglie", dichiara Alix Robinson del CPS. Il Regime dell'Apartheid ha scatenato il regime di strangolamento economico contro Gaza come vendetta contro la legittima e democratica vittoria elettorale di Hamas nel 2006, da allora l'enclave costiera di Gaza, popolata da un milione e mezzo di persone é sprofondata nella crisi umanitaria, contro la quale poco possono fare i pur generosi sforzi dei convogli e delle carovane umanitarie che recano al ghetto assediato essenziali rifornimenti di cibo e medicine.
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sabato 7 maggio 2011
L'ONU impone a Israele di consegnare ai Palestinesi le entrate fiscali che spettano loro
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha ingiunto nella giornata di ieri al Primo Ministro sionista Benji Netanyahu di sbloccare immediatamente le entrate fiscali spettanti all'Autorità palestinese, congelate da Tel Aviv dopo le notizie sulla firma dell'accordo di riconciliazione tra Hamas e Fatah.
In una ennesima prova di quanto illusori, parziali e squilibrati siano i cosiddetti "accordi di pace" che si trascinano agonizzanti dal 1993, a causa della pertinace ostinazione israeliana ad abbandonare tutta la terra palestinese indebitamente occupata e ricoperta di insediamenti illegali, al Regime dell'Apartheid di Tel Aviv viene lasciata facoltà di 'strangolare' economicamente l'Anp qualora essa "non si comporti bene" (cioé non si sottometta ai diktat dell'Occupazione), visto che é Israele a raccogliere oneri doganali e altre imposte e poi a "girarli" a Ramallah.
Finora Israele aveva bloccato 105 milioni di dollari destinati all'Anp, evidentemente sperando che queste improvvisate "sanzioni" avrebbero fatto recedere Mahmud Abbas dalla sua intenzione di riappacificarsi con Hamas. Pieno di fiducia e di buona volontà come ogni Segretario ONU che si rispetti Moon ha invitato Israele: "A seguire e valutare il processo di unificazione palestinese man mano che si evolve ed avanza".
Il leader delle Nazioni Unite ha ricordato che la sua organizzazione ha sempre spinto per il superamento del "divide" interno palestinese e ha dichiarato che lui e i suoi collaboratori stanno "studiando attentamente" i documenti firmati al Cairo.
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domenica 20 febbraio 2011
Hamas: "Il veto Usa all'ONU dimostra che l'unica via per la conquista dei Diritti nazionali palestinesi é la Resistenza"
Ismail Radwan, portavoce del Movimento di Resistenza Hamas, ha sostenuto in un recente comunicato che il veto statunitense alla bozza di Risoluzione Onu contro l'attività israeliana di espansione e costruzione di colonie ebraiche illegali dimostra "oltre ogni ragionevole dubbio" la posizione ipocrita e parziale di Washington, costituzionalmente incapace di assumere un atteggiamento di disapprovazione e condanna degli abusi e dei torti perpetrati dallo Stato sionista.
Il veto americano, ha commentato inoltre Radwan, costituisce l'ennesimo schiaffo subito dalla fazione Fatah e dimostra come i tentativi di appellarsi a "parti terze" nella speranza di ottenere giustizia per i Palestinesi siano in realtà vane chimere, inconsistenti come il tanto vantato 'Processo di Pace' che in realtà serve solo come paravento a Israele per portare avanti piani di giudaizzazione e di pulizia etnica della Cisgiordania, del Negev e di Gerusalemme Est sempre più profondi e accurati.
"Adesso anche l'ultima 'foglia di fico' é caduta, Fatah dovrebbe trarne le conseguenze e ritirarsi definitivamente dall'impostura di negoziati e trattative; solo con una risoluta ripresa delle operazioni di Resistenza, che comprendano e contemplino anche l'opzione militare sarà possibile segnare dei punti in favore della Causa nazionale palestinese e recuperare almeno parte dell'onore e della credibilità inutilmente compromesse e sperperate dalla disgraziata firma degli 'Accordi di Oslo' fino ad oggi".
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