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IERI CI AVETE VISUALIZZATO PER UN TOTALE DI 82 ORE!!!!
Ottanta
e due
ore.
Peraltro il molesto "troll degli idrocarburi" coi suoi "quattordici zerozerosette" non si é fatto vedere, eppure, con "tutto quel seguito" (immaginario) gli sarebbe facilissimo riempire i miei poveri video di dislike...voi che ne pensate?
Alla seduta dell'UNSC tenutasi ieri, Repubblica Federale Russa e Repubblica Popolare Cinese hanno entrambe posto il 'veto' a una risoluzione elaborata da Spagna, Nuova Zelanda ed Egitto che domandava l'estensione ad Aleppo di almeno sette giorni di cessate-il-fuoco per motivi umanitari.
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato a maggioranza schiacciante (ma, ahinoi, non 'vincolante'!) una risoluzione che invita il regime ebraico di occupazione della Palestina a unirsi all'NNPT, Trattato per la Nonproliferazione Nucleare, che Tel Aviv ha sempre rifiutato di sottoscrivere.
La votazione ONU si é conclusa 161 contro cinque a favore del "Sì", con diciotto nazioni astenute. Ovviamente se la questione anziché all'Assemblea Generale si fosse dibattuta al Consiglio di Sicurezza gli Usa avrebbero fatto scattare (insieme probabilmente a UK e Francia) il loro 'veto', ma siccome la risoluzione non era vincolante si sono limitati a votare contro.
L'attivista Mary Hughes Thompson, co-fondatrice del Movimento Free Gaza, ha dichiarato nel corso di una intervista con l'emittente iraniana in lingua inglese PressTV che le forze del regime sionista "non saranno in grado" di reprimere la nuova ondata di Resistenza che sta crescendo e montando nella Cisgiordania occupata.
"Non vedo proprio come questa nuova esplosione di Resistenza possa venire soffocata", ha detto ai microfoni dell'emittente aggiungendo che le consuete tattiche del regime sionista "si riveleranno inefficaci" contro i nuovi metodi adottati dal popolo palestinese per difendersi dall'occupazione e dall'invasione.
In chiusura al proprio intervento la Thompson ha stigmatizzato il Governo di Washington per "l'effettiva impunità" che il suo sostegno e i suoi 'veto' in sede di Consiglio di Sicurezza garantiscono al regime ebraico, proteggendolo da sanzioni e contromisure della comunità internazionale.
Passati da molto tempo gli anni gloriosi in cui il grande conservatore e patriota francese Charles de Gaulle aveva il coraggio di portare avanti la Grandeur gallica disobbedendo platalmente ai diktat e alle pressioni di Washington e Londra, ormai Parigi é diventata una succursale della Casa Bianca e di Tel Aviv sia che all'Eliseo sieda il sionista ungherese Sarkozy sia che vi si insedi l'imbarazzante Hollande.
Servilmente appecorato agli ordini NATO e sionisti il rappresentante francese all'ONU ha presentato una mozione per deferire la Siria alla Corte Penale Internazionale (evidentemente per il "crimine" di aver sfidato e vinto l'arroganza imperialista globale) ma tale eventualità é stata sconfitta dall'intervento all'unisono di Russia e Cina che hanno silurato col loro Veto la mozione.
Churkin, rappresentante russo al Palazzo di Vetro, ha chiosato: "Gli Stati Uniti dovrebbero ratificare la Convenzione della CPI e aderirvi, e non limitarsi a cercare di usarla quando fa loro comodo".
Mentre la macchina propagandistica delle potenze imperialiste subisce i sempre più forti contraccolpi delle molteplici fonti ufficiali che dimostrano chiaramente come sia pressoché impossibile che il recente attacco chimico avvenuto in Siria sia stato commesso da altri se non dai terroristi wahabiti al soldo di Sauditi, Turchi e Israeliani, la situazione si fa favorevole per un incremento della pressione diplomatica che blocchi una volta per tutte ogni opzione militare unilaterale contro Damasco, adesso che anche il Congresso americano, il Parlamento britannico e l'ONU domandano a gran voce che nessuna missione d'attacco priva di mandato ufficiale internazionale venga lanciata.
Ovviamente in prima fila a tenere alte le fiamme che stanno 'grigliando' la determinazione guerrafondaia del 'Premio Nobel' Obama e dei nani umani e morali suoi alleati sono stati come la Russia e la Cina, che infallibilmente metteranno il veto a ogni risoluzione ONU che chieda attacchi contro Assad e il suo popolo e storici alleati della Siria come l'Iran che ancora una volta si dimostra chiave di volta delle vicende mediorientali e vera potenza emergente della regione.
I Presidenti iraniano e russo Hassan Rohani e Vladimir Putin si sono sentiti a lungo al telefono ieri sera concordando in pieno sul fatto che sia necessario aumentare le pressioni diplomatiche e stabilire una volta per tutte che attacchi militari non sanzionati dall'ONU come quelli del 1999 contro la Serbia e del 2003 contro l'Irak sono fuori dal Diritto Internazionale e non possono e non devono venire tollerati.
Si spera che, con il deragliamento della possibilità di un attacco militare a breve scadenza, le diplomazie riescano a far prevalere più miti consigli: una estensione della missione investigativa ONU in Siria e la ripresa della preparazione per una conferenza internazionale sulla crisi.
Una 'quattro giorni' cinese per Faysal Miqdad, vice di Walid Moallem, capo della diplomazia di Damasco, é il culmine della 'campagna d'asia' intessuta dallo Stato siriano che cerca tra le potenze emergenti del Ventunesimo Secolo gli appoggi necessari a far fronte con saldezza all'aggressione scatenata negli ultimi 24 mesi contro Damasco dalla NATO, dagli Usa, da Israele e dalle potenze arabe reazionarie degli emiri wahabiti.
Hua Chunying, portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, parlando a una conferenza stampa ha detto che le intenzioni di Damasco e della Repubblica Popolare coincidono: l'obiettivo dichiarato é quello di portare a una soluzione complessiva della situazione attraverso il dialogo e il confronto". Miqdad nei prossimi giorni incontrerà il Ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi e il suo vice Zhai Jun.
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Dopo le inaccettabili minacce turche contro il suo territorio e la sua indipendenza (immediatamente "stoppate" in sede ONU dal pronto veto russo) la Repubblica Araba Siriana ha deciso di dimostrare la sua prontezza a rispondere colpo su colpo a ogni velleità 'interventista' di Ankara o di altri stati NATO con una vasta e approfondita esercitazione militare aeronavale che ha dimostrato ulteriormente (se non fosse bastato il jet turco abbattuto mesi fa) la preparazione e la responsività militare di Damasco.
Intanto Russia e Cina hanno posto il veto a qualunque ipotesi di risoluzione ONU contro il Governo siriano, frustrando le speranze della 'malvagia strega dell'Ovest' Hilary Clinton che sperava di poter sfruttare l'eco del recente attentato (che molti analisti ritengono opera di servizi segreti arabi e occidentali e non delle cellule wahabite presenti in Siria).
Anche il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha esteso le proprie condoglianze, quelle del suo movimento e degli sciiti libanesi, al Presidente, al Governo e al popolo di Siria, ricordando il ruolo fondamentale di Damasco nella lotta e nella Resistenza di Hezbollah dalla liberazione del Libano meridionale fino alla guerra d'estate del 2006, nonché la sua importanza geostrategica come "ponte di comunicazione tra Libano e Iran".
Nasrallah ha ricordato come i razzi da battaglia che colpirono Haifa e il centro di Israele nel corso della guerra dei 33 giorni fossero arrivati a Hezbollah tramite la Siria e come la Resistenza palestinese a Gaza abbia grandemente beneficiato della solidarietà siriana. "Il progetto israeliano e americano vuole prevenire l'esistenza di Stati forti, autonomi e indipendenti nel Mondo Arabo, vuole imporre la sua supremazia su entità deboli e divise, sionisti e americani non possono accettare l'esistenza di eserciti forti e pronti a difendere gli interessi dei propri popoli e dei propri Governi, per questo la Siria, che é lo Stato più forte, autonomo, indpendente della regione viene presa di mira".
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Nonostante tutte le prove portate a smentita della rozza e interessata lettura del recente, tragico massacro di Houla, dove molti civili siriani appartenenti a sette diverse (sciiti, sunniti, alawiti) sono stati uccisi dai terroristi wahabi al soldo di Sauditi, Turchi e Qatarioti nel tentativo di innescare una guerra civile settaria, gli Stati Uniti guidati da Barack Obama e da Madama Clinton non demordono e puntano a una risoluzione ONU che 'condanni' Assad per il crimine compiuto dai loro alleati.
A questo grave torto si oppone con tutte le forze la Russia che, indicando giustamente come emettere una risoluzione di condanna mentre l'inchiesta degli osservatori ONU é ancora in pieno svolgimento vorrebbe solo e soltanto lasciarsi andare a pregiudizi di parte ignorando l'effettivo svolgimento degli eventi, minacciando di mettere il veto a qualunque documento che Washington e i suoi vassalli volessero far passare per sostenere a qualunque livello la legittimità di interventi per il cambio forzato di regime in Siria, dove ricordiamo che la popolazione é stretta nella sua totalità attorno al Presidente Assad e al suo piano di riforme e democratizzazione della società, già sancito dal referendum costituzionale di febbraio e dalle elezioni politiche di maggio.
In una videointervista che includiamo qui sopra il giornalista Neil Clark, del britannico 'Guardian' mette in guardia come il comportamento delle potenze occidentali stia in tutto e per tutto mimando quello tenuto negli anni '90 riguardo alla Jugoslavia, dove il sostegno a milizie armate fece da preludio all'intervento militare diretto. Clark in parte é in errore, giacché in Jugoslavia esisteva un effettivo stato di ribellione verso un Governo centrale, mentre in Siria gli unici a essere in armi sono terroristi di professione infiltrati dall'estero, mentre tutti i Siriani, tranne pochi fanatici, sono fedeli ad Assad, ma tuttavia il suo monito é altrimenti preciso, specie quando indica che la pertinace volontà americana di forzare un cambio di regime a Damasco si configura come un 'passo di avvicinamento' a un futuro attacco contro l'Iran.
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"Ogni leader di ogni paese dovrebbe avere ben presente la propria quota di responsabilità; lei certamente é conscio e consapevole della sua", ha dichiarato Lavrov incontrando il Presidente Bashir Assad. Lavrov portava al capo di stato siriano un messaggio personale del Presidente Medvedev, il cui contenuto é rimasto coperto dal più stretto riserbo. Parlando in una conferenza stampa tenutasi ieri Lavrov ha confermato che Mosca e Damasco concordano nella convinzione che per far progredire la situazione in Siria sia "essenziale" portare avanti il prima possibile il processo di riforma istituzionale che prevede l'adozione di una nuova Costituzione e la sua ratifica popolare per mezzo di un referendum.
Nel suo viaggio siriano Sergei Lavrov é stato accompagnato da Mikhail Fradkov, capo dei servizi di informazione esteri (SVR).
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Russia e Cina hanno 'affondato' coi loro veti la bozza di risoluzione che, nonostante avvertimenti e ammonimenti gli Usa, i nani della Nato e i corrotti sceicchi del petrolio hanno avuto il coraggio di presentare al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, istigati dalla lobby sionista internazionale che vorrebbe disperatamente scatenare contro il legittimo Governo di Assad un "intervento umanitario" per cercare di mettere in difficoltà l'Iran e Hezbollah privandoli di un valido e prezioso alleato.
Il Viceministro degli Esteri Gennady Gatilov, presente a Nuova York durante il voto sulla bozza di risoluzione ha dichiarato: "Non é uso della nostra tradizione diplomatica quello di transigere sui principi, essi erano direttamente coinvolti nella questione al vaglio e abbiamo agito di conseguenza". Mosca e Pechino avevano già rimandato al mittente una bozza di risoluzione che accusava il Governo di inesistenti "violenze" contro la popolazione e voleva colpire il paese mediorientale con sanzioni nello scorso ottobre.
Sempre riguardo alla questione delle sanzioni Vitali Churkin, inviato russo all'ONU ha dichiarato: "Ogni genere di approccio sanzionatorio é fondamentalmente sbagliato, così come ogni tentativo di utilizzare il Consiglio di Sicurezza come arma per favorire la parte cui Usa, occidente e monarchie arabe hanno finora concesso ogni genere di aiuto e appoggio, nella speranza di far degenerare la situazione abbastanza da scatenare un intervento armato internazionale". Le dichiarazioni cinesi in merito sono state di tenore simile.
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Nella giornata di oggi il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha lanciato un chiaro e fermo monito ad Americani, sionisti e ai loro servi sciocchi, i nani della NATO, avvertendoli che anche nella sua forma 'rivista' la bozza di risoluzione sulla questione siriana rimane "profondamente e gravemente deficitaria" e Mosca ha ogni intenzione di 'silurarla' col veto se verrà anche solo menzionata in sede di Consiglio di Sicurezza, la notizia, diffusa attraverso i canali televisivi russi é stata poi ripresa dall'Agence France Presse.
"Vogliono un altro scandalo? Benissimo, sapremo come accontentarli" ha dichiarato Lavrov, riferendosi alla precedente bocciatura di una risoluzione iniqua, parziale e insensatamente persecutoria nei confronti del Governo di Damasco, avvenuta a ottobre 2011. "La bozza di risoluzione é totalmente distante dalla realtà e non c'è motivo di portarla in discussione al Consiglio, visto che la nostra posizione e quella cinese in merito é chiarissima e inequivocabile".
Lavrov ha annunciato, al momento della sua partenza da Mosca, che ha intenzione di incontrare il Segretario di Stato Hilary Clinton (portavoce dell'ala più filosionista dell'amministrazione Obama) a Monaco di Baviera, e che nutre speranze di indurla a considerare i cambiamenti necessari per poter portare una risoluzione condivisa all'attenzione del massimo organo delle Nazioni Unite. "Spero al riguardo che pregiudizi e interessi di parte non prevalgano sul buon senso!".
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Nella giornata di ieri, dopo le critiche e le condanne arrivate a Israele da parte di ONU, UE, Inghilterra e persino Stati Uniti anche la Repubblica Russa ha aggiunto il proprio disappunto alla lunga lista di stigmatizzazioni cui Tel Aviv si é esposta con il suo fanigerato piano per espandere le colonie ebraiche illegali a Gerusalemme Est, nel tentativo di stravolgere gli equilibri demografici ed etnici 'falsando' la situazione che vede la Città Santa caratterizzata da secoli e secoli di costante presenza araba (cristiana e musulmana).
Il portavoce del Ministero degli Esteri russo Aleksandr Ukashevitch ha dichiarato in un comunicato stampa che la decisione di espandere gli insediamenti, avvertendo il governo sionista che tali iniziative non possono che riflettersi negativamente sul "già precario processo di pace" e peggiorare una situazione "molto tesa" portando possibilmente a scontri e confronti violenti.
Ukashevitch si é giustamente riferito alle colonie degli Ebrei fondamentalisti come a "strutture illegittime", che vanno contro gli sforzi internazionali di creare una cornice condivisibile nella quale ambo le parti in causa possano accettare di riprendere il dialogo e le trattative. Con la censura russa praticamente tutti i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu (quelli dotati di diritto di veto) si sono espressi contro l'espansione delle colonie ebraiche illegali; sarebbe sperabile che alle parole seguissero i fatti, ma, vista la forza con cui le lobby filosioniste stringono da presso i Governi di USA, Uk e Francia, la cosa sembra di difficile realizzazione.
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Saeb Erekat, capo negoziatore dell'Anp, temporaneamente ancora egemonizzata dalla fazione Fatah, ha recentemente ringraziato il Governo di Madrid per la sua intenzione di riconoscere uno Stato palestinese appena sarà chiaro ed evidente che il cosiddetto 'processo negoziale' con Israele é bloccato a causa della pervicacia di quest'ultimo a proseguire sulla strada della costruzione e dell'ampliamento di colonie, dell'annessione unilaterale di terre, dell'Apartheid e della persecuzione etnica.
Erekat ha definito la decisione spagnola "un passo nella giusta direzione"; il Presidente de facto dell'Anp, Mahmud Abbas, ha annunciato ufficialmente che, finora, ben 130 paesi in tutto il mondo hanno accettato di riconoscere un Stato palestinese delimitato dai confini indicati nella Risoluzione Onu 242, basati sulla situazione antecedente all'aggressione israeliana del 1967.
E' noto che il regime ebraico abbia mobilitato la potente lobby internazionale filosionista nel tentativo di convincere con lusinghe o minacce alcuni stati a ritirare il loro sostegno alla causa nazionale palestinese. Gli Stati Uniti, il cui sistema mediatico e politico é totalmente in mano ad agenti sionisti, si sono detti pronti a imporre il veto su qualunque risoluzione ONU di riconoscimento di uno Stato palestinese. Tuttavia la battaglia va avanti, il denaro e il potere delle 'Lobby a Sei Punte' non devono e non possono soffocare la voce della maggioranza della popolazione mondiale, che sta con la Palestina contro l'Apartheid sionista.
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Nuova debacle diplomatica per il povero Benji Netanyahu, che, dopo avere espresso disappunto per l'annunciato voto favorevole della Repubblica federale tedesca alla bozza di risoluzione anti-colonie presentata al Consiglio di Sicurezza dell'ONU (e prontamente silurata dagli Stati Uniti, asserviti alla 'Lobby a Sei Punte'), parlando al telefono con la burrosa Dama Merkel la ha vista, o meglio, sentita, smettere i panni dell'affidabile patronessa del sionismo, e indossare quelli della virago castigatrice, esprimendo la sua forte disistima per l'azione politico-diplomatica di Benji nei termini più netti.
"Lei non ha fatto as-so-lu-ta-men-te niente per portare avanti il 'processo di pace'!" é stata una delle tante espressioni censorie dell'ex "Ragazza dell'Est", che ha poi rincarato la dose: "Come si permette, come OSA criticare il nostro operato?". La telefonata conferma e sottolinea l'impazienza e la delusione che si diffondono nelle capitali europee a guida conservatrice per la maniera sorniona e opportunistica con cui lo Stato ebraico continua nella sua politica di aggressione, persecuzione e pulizia etnica contro i Palestinesi.
Delle due l'una: o il rimprovero di Dama Merkel non era stato espresso in maniera abbastanza esplicita da venire captato dalle deboli 'antenne radar' di Netanyahu o il povero Benji, pur occupando lo scranno governativo più alto, é talmente succube delle componenti più estremiste e fasciste del suo gabinetto, da non aver modo di influenzarne l'azione o le decisioni. Imbecillità o impotenza congenita? Qualunque diagnosi si riveli corretta le prospettive sono bige per il capo del Likud e per lo status internazionale della sua ammucchiata di coloni fanatici, sostenitori dell'Apartheid, catorci militaristi e altri scombinati.
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Il Ministro degli Esteri siriano, Walid Muallem, ha dichiarato che il veto statunitense alla Risoluzione ONU che avrebbe dovuto condannare gli insediamenti ebraici illegali é stato "un evento disgraziato e vergognoso". Muallem ha dichiarato che comunque quel che é accaduto la scorsa settimana non mette la parola "fine" alla questione; le richieste palestinesi in merito riprenderanno forza e abbrivio attraverso un processo di ricomposizione dell'unità di intenti fra Hamas e Fatah e una nuova coordinazione degli sforzi di lotta contro l'occupazione e la pulizia etnica di stampo sionista.
Muallem, rispondendo alle domande dei cronisti presenti alla conferenza stampa ha dichiarato: "Chiunque conti sui veti della Casa Bianca per tacitare la Questione Palestinese é un illuso perché, con tutto il loro peso economico e militare, nemmeno gli Stati Uniti d'America hanno il potere di trasformare l'ingiusto in giusto e per questo motivo la questione degli insediamenti illegali continuerà a spuntare fuori e a venire riproposta, fino a che il consenso internazionale non avrà ragione delle opposizioni parziali e interessate di Washington".
Il Ministro ha anche dichiarato che la fazione Fatah, attualmente in controllo della Cisgiordania, dovrebbe smetterla di farsi illusioni sul "processo di pace" e sul potere 'taumaturgico' delle assise internazionali; un rafforzamento dei legami con altre importanti organizzazioni della Resistenza palestinese potrebbe sortire effetti molto più significativi e duraturi di qualunque campagna diplomatica.
In chiusura, il responsabile degli Esteri di Damasco ha sottolineato l'importanza del prossimo meeting della Lega Araba, programmato per tenersi in Irak; sottolineando come esso costituirà, con ogni probabilità, la prima occasione di confronto con le nuove realtà arabe e nordafricane uscite dalle rivolte popolari di gennaio e febbraio.
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La Jihad islamica in Palestina ha attaccato duramente gli Stati Uniti per avere stravolto col loro veto la seduta del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in cui sarebbe stata approvata a larghissima maggioranza (14 voti a 1) la risoluzione di condanna degli insediamenti ebraici illegali in Cisgiordania, costruiti su terra palestinese occupata con la violenza e l'arroganza dell'impunità che proprio il supino e codardo sostegno americano a Israele rende possibile.
Khaled al-Batesh, leader dell'organizzazione di Resistenza, ha dichiarato in una conferenza stampa tenutasi nelle scorse ore che il veto é stato uno schiaffo in piena faccia per coloro che avevano "scommesso" sul successo del cosiddetto 'processo di pace' che si é rivelato solo un comodo scudo dietro il quale i sionisti razzisti hanno potuto programmare e portare avanti le loro aggressioni alla Palestina e ai Palestinesi.
Al-Batesh ha ribadito che contro l'Entità sionista e il proliferare canceroso dei suoi insediamenti illegali non vi é "alcuna speranza di pace o di accordo" e che la fazione Fatah, vista e verificata l'ipocrisia e la parzialità di quello che avrebbe dovuto essere l'onesto mediatore americano dovrebbe abbandonare il tavolo dei negoziati e riprendere la via della lotta a fianco di quelle organizzazioni e di quei gruppi che non si sono lasciati sviare e rabbonire dalle illusorie promesse di Israele e dell'Occidente.
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Ismail Radwan, portavoce del Movimento di Resistenza Hamas, ha sostenuto in un recente comunicato che il veto statunitense alla bozza di Risoluzione Onu contro l'attività israeliana di espansione e costruzione di colonie ebraiche illegali dimostra "oltre ogni ragionevole dubbio" la posizione ipocrita e parziale di Washington, costituzionalmente incapace di assumere un atteggiamento di disapprovazione e condanna degli abusi e dei torti perpetrati dallo Stato sionista.
Il veto americano, ha commentato inoltre Radwan, costituisce l'ennesimo schiaffo subito dalla fazione Fatah e dimostra come i tentativi di appellarsi a "parti terze" nella speranza di ottenere giustizia per i Palestinesi siano in realtà vane chimere, inconsistenti come il tanto vantato 'Processo di Pace' che in realtà serve solo come paravento a Israele per portare avanti piani di giudaizzazione e di pulizia etnica della Cisgiordania, del Negev e di Gerusalemme Est sempre più profondi e accurati.
"Adesso anche l'ultima 'foglia di fico' é caduta, Fatah dovrebbe trarne le conseguenze e ritirarsi definitivamente dall'impostura di negoziati e trattative; solo con una risoluta ripresa delle operazioni di Resistenza, che comprendano e contemplino anche l'opzione militare sarà possibile segnare dei punti in favore della Causa nazionale palestinese e recuperare almeno parte dell'onore e della credibilità inutilmente compromesse e sperperate dalla disgraziata firma degli 'Accordi di Oslo' fino ad oggi".
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Come in precedenza annunciato gli Stati Uniti hanno usato il loro potere di veto all'ONU, l'anacronistica e assurda garanzia che da sessantasei anni rende cinque paesi nell'assise che dovrebbe rispecchiare le istanze di tutti i popoli e le nazioni della Terra "più uguali degli altri", come i maiali nella celebre novella didattica di George Orwell, per silurare e affondare il progetto di Risoluzione che, con il voto positivo di tutti gli altri membri permanenti e temporanei del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, avrebbe rappresentato una forte presa di posizione morale e legale contro la tracotanza e l'impudenza con cui lo Stato ebraico continua imperterrito nella sua politica di esproprio, colonizzazione e giudaizzazione forzata di territori che non solo la Storia e il Diritto assegnano ai Palestinesi (questo é vero di TUTTA la Palestina, anche quella occupata nel 1948 con la Nakba), ma persino le ipocrite e squilibrate trattative post-Oslo riconoscono come terreno del fantomatico "Stato Palestinese", quello che Israele non ha nessuna intenzione di vedere fondato e riconosciuto, figuriamoci quanto voglia rispettarlo e conviverci.
Persino stati totalmente infiltrati da sodali e fiancheggiatori della lobby sionista ai più alti livelli come il Regno Unito, la Germania della Merkel e la Francia di Sarkozy hanno dichiarato, nell'annunciare le loro intenzioni di voto all'ONU, che ritengono gli insediamenti illegali di coloni ebrei fondamentalisti come una "gravissima violazione del Diritto internazionale". Le leggi e i protocolli vigenti infatti impediscono esplicitamente a uno Stato che occupi territori stranieri di trasferirvi popolazione e/o di annetterlo unilateralmente, fu proprio su questa base, infatti, che la dichiarata annessione del Kuwait come "diciannovesima provincia dell'Irak", annunciata da Saddam Hussein dopo la sua invasione dell'Emirato nell'agosto 1990 venne refutata dall'ONU, portando all'attacco militare multilaterale contro Bagdad.
Israele, ventun anni dopo, continua imperterrito a fare la stessa medesima cosa che voleva fare Saddam Hussein, ma nessuno si azzarda a scatenare "Tempeste nel Deserto" contro di lui. Come si potrebbe, visto che grazie all'AIPAC e alle altre agenzie della lobby sionista il Governo a stelle e strisce é praticamente nel taschino di Benji Netanyahu? Ancora più insopportabile di una chiara e aperta dichiarazione di sostegno ai crimini sionisti é la vigliacca e meschina giustificazione tentata dall'ambasciatrice Usa all'ONU, Susan Rice che ha avuto la faccia tosta di dichiarare che: "Il nostro veto non significa che gli Stati Uniti o l'Amministrazione Obama sostengano il processo di colonizzazione dei territori palestinesi".
Abbiamo già avuto in passato, con il ridicolo e umiliante balletto sul "congelamento per sei mesi" delle attività di colonizzazione (da ottenersi in cambio di dozzine di cacciabombardieri che Israele avrebbe poi avuto agio di impiegare contro Gaza, contro il Libano o contro la Siria o l'Iran), quanto efficace e rispettato sia l'approccio dell'abbronzatissimo Presidente Obama nelle sue relazioni con Tel Aviv e i suoi crimini. Nabil Abu Rdainah, rappresentante all'ONU dell'ex Presidente dell'Anp Mahmoud Abbas (tuttora facente funzione) ha stigmatizzato la decisione Usa indicando come, seppure la Risoluzione Onu non avrebbe certo avuto il potere di far sparire le centinaia e centinaia di costruzioni illegali che occupano ed espropriano ettari su ettari di terra cisgiordana, essa almeno avrebbe potuto costituire un primo gradino di un processo di condanna, disconoscimento e infine sanzione internazionale di Israele, una forma di pressione psicologica.
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