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mercoledì 30 marzo 2011

Abbas Sayyed continuerà lo sciopero della fame a rischio della vita!


Arrivato a rifiutare il cibo ormai da quattro intere settimane, severamente minato nel fisico dalla sua estrema scelta di Resistenza, Abbas al Sayyed, comandante delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio militare del Movimento musulmano di Resistenza Hamas, che era rinchiuso fino a pochi giorni fa nella galera sionista di Rimon, ha espresso, in una lettera inviata al suo avvocato, che non ha intenzione di interrompere la sua protesta fino a che tutte le sue richieste non verranno accolte.

Trasferito d'urgenza nella struttura ospedaliera della prigione di Ramleh, Sayyed é costantemente monitorato, ma ormai i suoi livelli di glicemia sono costantemente critici ed egli non può nemmeno issarsi seduto senza venire colto da spasmi di nausea e vertigine.

La sua lettera, che meriterebbe di venire inserita in un volume con le più belle e toccanti testimonianze delle vittime del regime ebraico dell'Apartheid, in un passaggio recita: "Nonostante abbia piena fiducia che entro poco sarò di nuovo libero, a Dio piacendo, mi sono impegnato in questo sciopero della fame per precise motivazioni di principio...potevo rimanere quieto e buono mentre il direttorie della prigione di Rimon, e i suoi ufficiali e il loro personale calpestavano e si facevano beffe non solo dei miei diritti, ma anche di quelli dei miei compagni di prigionia, oppure potevo prendere una posizione di lotta, una posizione di orgoglio, pazienza, dignità e fede...ho scelto la seconda opzione, raccomandandomi a Dio per tutto ciò che potrà venirne...".


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sabato 26 marzo 2011

Abbas al-Sayyed, al sedicesimo giorno di sciopero della fame, trasferito all'ospedale di Ramleh


La vita di Abbas al-Sayyed, leader delle Brigate al-Qassam rinchiuso nella prigione sionista di Rimon (Tulkarem), é ormai in serio pericolo, avendo il prigioniero raggiunto il sedicesimo giorno di sciopero della fame totale in protesta contro le inumane condizioni di detenzione imposte non soltanto a lui, ma a tutti i detenuti della Resistenza rinchiusi nella struttura.

Ikhlas al-Sayyed, moglie del prigioniero, ha dichiarato a un reporter del "Palestine Information Center" che, a causa delle sue gravissime condizioni di salute, Abbas sarebbe stato da poco trasferito nell'ospedale carcerario di Ramleh e che, nonostante tutto, la sua determinazione a continuare lo sciopero non si sarebbe affatto indebolita.
Prigionieri palestinesi in mano a Israele: costoro, rispetto al Al-Sayed, sono dei veri e propri 'privilegiati', avendo quantomeno l'accesso ad elettricità e televisione, oltre a non essere tenuti in isolamento.
"Le condizioni di prigionia in cui viene costretto mio marito dovrebbero essere una 'punizione' per essere riuscito a rilasciare una dichiarazione ai rappresentanti della TV Al-Jazeera durante l'udienza per il rinnovo della detenzione in isolamento oltre due settimane addietro", la signora Al-Sayyed, che non vede il marito da oltre un anno, ha invitato tutte le organizzazioni umanitarie che si interessano dei prigionieri palestinesi in Israele a mobilitarsi in suo favore.

Dopo il ricovero di Al-Sayyed a Ramleh le autorità israeliane, cedendo dopo un lungo e durissimo braccio di ferro, hanno acconsentito a fargli ricevere la visita del suo legale, l'avvocato Mohammed Abdeen.

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sabato 12 marzo 2011

Abbas al-Sayyed dichiara lo sciopero della fame contro le inumane condizioni di prigionia


Abbas al-Sayyed, comandante delle Brigate Ezzedin al-Qassam (braccio militare del movimento Hamas), attualmente rinchiuso nella prigione sionista di Rimon (Tulkarem), dove i suoi persecutori vorrebbero che rimanesse fino alla morte, é recentemente entrato in totale sciopero della fame, per protestare contro le indegne e inumane condizioni di prigionia a cui non soltanto lui, ma anche i suoi compagni di prigonia, sono sottoposti.

Ne ha dato la notizia Ikhlas Al-Sayyed, sua moglie, che ha riportato come, a seguito della richiesta di aiuto e miglioramento delle condizioni carcerarie lanciata durante la sua udienza di Appello, Abbas sarebbe stato duramente torturato da secondini e autorità carcerarie israeliane: "Tra le ritorsioni subite da mio marito, a parte la confisca di tutti gli effetti personali che aveva con sé in cella, la più grave é certo quella dell'isolamento sotterraneo, dove é stato tenuto per giorni interi, recluso in uno spazio talmente ristretto da somigliare a un loculo".

L'isolamento totale sotterraneo é l'ultima trovata sionista per aggravare ulteriormente le condizioni di prigionieri che, normalmente, spendono mesi e mesi, oltre un anno nel caso di Abbas al-Sayyed, in celle di isolamento, venendo quindi sottoposti a uno stress emotivo e mentale facilmente immaginabile. L'isolamento costituisce la più comune e frequente forma di tortura a cui Israele sottopone i prigionieri della Resistenza palestinese, visto che non lascia tracce evidenti sul corpo, ma distorce e segna profondamente la psiche e l'anima dei carcerati, che a lungo andare diventano larve d'uomo stranite e disadattate come i naufraghi delle isole deserte.

Questo é il moderno "Arcipelago Gulag" dell'Apartheid israeliano, a denunciare il quale non vi sono pasciute lobby interessate come quelle foraggiate dal Dipartimento di Stato americano e dalla CIA come ai tempi della Guerra Fredda.

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