Una vera e propria 'convention' di pendagli da forca e ceffi da galera si é tenuta recentemente a Doha, in Qatar, e non parliamo di una riunione di famiglia di Casa Al-Thani! Il meeting di cattivi soggetti infatti riguardava ricercati appartenenti al partito di Saddam Hussein e al suo regime, che si sono dati alla macchia dopo il 2003 (spesso scappando con grandi quantità di denaro o attingendo a conti segreti aperti negli emirati del Golfo Persico).
Alla riunione partecipavano anche esponenti dei servizi segreti qatarioti (creatori e finanziatori dell'ISIS), della famiglia reale Al-Thani e di altre agenzie e Governi del GCC; insomma una bella collezione di burattini e burattinai del terrorismo takfiro che da anni imperversa tra Mesopotamia e Siria, per eseguire gli ordini di Washington e Tel Aviv!.
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martedì 8 settembre 2015
Il Qatar ospita meeting di ricercati irakeni nell'evidente tentativo di istigarli contro Bagdad!
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martedì 21 aprile 2015
Il cellulare di Ibrahim al-Dhouri svela insospettabili collegamenti dell'ISIS con politici irakeni di primo piano!
L'agenda del cellulare di Izzat Ibrahim al-Dhouri, già gerarca del regime di Saddam, quindi riciclatosi nelle file takfire dell'ISIS, recuperato dopo la sua uccisione da parte delle forze di sicurezza irakene a Est di Tikrit sta facendo tremare tutti quei politici irakeni che a qualunque livello hanno intrattenuto relazioni o contatti col 'Daash' o con le sue formazioni progenitrici negli ultimi anni.
Sembra certo che tra i contatti telefonici di Dhouri ci fossero oltre a noti criminali ormai contumaci come Tarek al-Hashemi anche esponenti sunniti entrati nell'area di Governo come Dhafer al-Aani, Usama al-Nujayfi, Saleh al-Mutlaq e persino rappresentanti curdi come Ayad Allawi.
Sembra certo che tra i contatti telefonici di Dhouri ci fossero oltre a noti criminali ormai contumaci come Tarek al-Hashemi anche esponenti sunniti entrati nell'area di Governo come Dhafer al-Aani, Usama al-Nujayfi, Saleh al-Mutlaq e persino rappresentanti curdi come Ayad Allawi.
sabato 12 gennaio 2013
Najaf, Bassora, Bagdad! Tutto l'Irak si mobilita per sostenere il Premier Nouri al-Maliki!
Un venerdì e un sabato di colossali manifestazioni si sono incaricati di informare le cancellerie e i servizi segreti delle potenze imperialiste che se pensavano di potere estendere la loro strategia destabilizzatrice dalla Siria (dove é in uno stato di riflusso probabilmente terminale) all'Irak nel tentativo di indebolire l'asse della Resistenza Teheran-Bagdad-Damasco-Beirut ancora una volta hanno fatto i conti senza l'oste.
Da diverse settimane si sono moltiplicate le frizioni tra il Governo di Bagdad guidato dal Premier Al-Maliki e l'enclave semi-autonoma curda da una parte e gruppi sunniti (più o meno compromessi col regime saddamita o con gli estremisti wahabiti -quando non con entrambe!-) della Provincia di Anbar dall'altra, ma nonostante questo la stragrande maggioranza degli Irakeni sta con Al-Maliki e col suo Governo e lo ha dimostrato con enormi raduni di folla in tutte le città principali: Najaf, Bassora e Bagdad, anche poche ore fa.
In particolare i dimostranti pro-governativi chiedono che non vengano abolite le stringenti norme anti-baath che proibiscono a chiunque facesse parte a qualunque titolo del passato regime di Saddam Hussein di proporsi o ricoprire una carica pubblica o amministrativa.
Da diverse settimane si sono moltiplicate le frizioni tra il Governo di Bagdad guidato dal Premier Al-Maliki e l'enclave semi-autonoma curda da una parte e gruppi sunniti (più o meno compromessi col regime saddamita o con gli estremisti wahabiti -quando non con entrambe!-) della Provincia di Anbar dall'altra, ma nonostante questo la stragrande maggioranza degli Irakeni sta con Al-Maliki e col suo Governo e lo ha dimostrato con enormi raduni di folla in tutte le città principali: Najaf, Bassora e Bagdad, anche poche ore fa.
In particolare i dimostranti pro-governativi chiedono che non vengano abolite le stringenti norme anti-baath che proibiscono a chiunque facesse parte a qualunque titolo del passato regime di Saddam Hussein di proporsi o ricoprire una carica pubblica o amministrativa.
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mercoledì 9 gennaio 2013
Manifestazioni in tutto l'Irak a favore del Premier in carica Nouri al-Maliki, la popolazione si fida di lui e lo sostiene!
Basra, Kut, Diwaniyah, Karbala e Samawa in Irak sono state animante nella giornata di ieri dai cortei e dalle dimostrazioni di migliaia di persone (dozzine di migliaia, forse anche di più nella città di Basra) che esprimevano il loro sostegno al Premier in carica Nouri al-Maliki e alla sua leadership.
In particolare i manifestanti chiedono che venga mantenuta la legge che impedisce alle personalità coinvolte con il passato regime di Saddam Hussein di ricoprire cariche pubbliche, avvertendo che permettere ai saddamiti di tornare nell'apparato statale esaspererebbe le frizioni settarie e portrebbe a scontri imprevedibili.
Maliki, ha visto il suo prestigio rafforzarsi nelle ultime settimane per la maniera calma e determinata con cui ha affrontato i casi della latitanza in Turchia dell'ex-vicepresidente Tarik Hashemi (condannato a morte per avere pianificato ed ordinato numerosi omicidi), quello delle minacce separatiste curde (fomentate da Usa e Israele in funzione anti-iraniana) e i torbidi nella regine di Anwar (al confine con la Siria, dove agiscono bande di terroristi wahabiti).
Un ulteriore 'tonico' alle sue quotazioni politiche é stato dato dalla recente festività dell'Arbaeen, svoltasi a Karbala e dintorni senza che vi fossero incidenti o attentati, pure programmati dalle forze qaediste dell'estremismo sunnita.
In particolare i manifestanti chiedono che venga mantenuta la legge che impedisce alle personalità coinvolte con il passato regime di Saddam Hussein di ricoprire cariche pubbliche, avvertendo che permettere ai saddamiti di tornare nell'apparato statale esaspererebbe le frizioni settarie e portrebbe a scontri imprevedibili.
Maliki, ha visto il suo prestigio rafforzarsi nelle ultime settimane per la maniera calma e determinata con cui ha affrontato i casi della latitanza in Turchia dell'ex-vicepresidente Tarik Hashemi (condannato a morte per avere pianificato ed ordinato numerosi omicidi), quello delle minacce separatiste curde (fomentate da Usa e Israele in funzione anti-iraniana) e i torbidi nella regine di Anwar (al confine con la Siria, dove agiscono bande di terroristi wahabiti).
Un ulteriore 'tonico' alle sue quotazioni politiche é stato dato dalla recente festività dell'Arbaeen, svoltasi a Karbala e dintorni senza che vi fossero incidenti o attentati, pure programmati dalle forze qaediste dell'estremismo sunnita.
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venerdì 29 giugno 2012
Nouri al Maliki, capo del Governo irakeno dichiara:"Inutili i negoziati, bisogna tornare alle urne ed eleggere un nuovo Parlamento!"
Il Premier irakeno Nouri al-Maliki capo del Governo di coalizione risultato dalle politiche del 2010 ma via via paralizzato dal progressivo sgretolamento del cartello elettorale "Al-Irakiya", abborracciato su ordine degli occupanti militari americani forzando in una tesa alleanza la "Lista del Rinnovamento" guidata dall'assassino e terrorista latitante in Turchia Tarik al-Hashemi, la "Lista Nazionale" di Iyad Allawi e il "Fronte Nazionale del Dialogo" di Al-Mutlaq. Questa 'Armata Brancaleone' riuscì a prendere due seggi in più dell'alleanza sciita guidata da Maliki, ma non poté evitare che le sue contraddizioni interne la consumassero lentamente fino a portare alla paralisi il Governo che essa sosteneva.
Generosamente e senza risparmio, per tutti questi ultimi mesi, Al-Maliki ha cercato rimedio all'incresciosa situazione attraverso il dialogo e il confronto ma senza risultati apprezzabili; in ultimo, come segnalato puntualmente su queste stesse pagine, Al-Maliki ha dovuto affrontare (e sconfiggere senza troppi problemi) i tentativi di tronconi e pezzi della coalizione disintegrata di sostenere un voto di sfiducia nei suoi confronti, con il sostegno nemmeno troppo segreto dei potentati sunniti del Golfo e della Turchia, ansiosi di intromettersi nelle questioni interne del paese mesopotamico.
Questa é stata la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso e, senza alcuna intenzione di continuare questo stillicidio di frantumazione parlamentare e imboscate orchestrate dall'estero per altri due anni (si dovrebbe tornare alle urne per il Parlamento nel 2014) Maliki ha dichiarato che é necessario andare a elezioni anticipate dove, si spera, questa volta non ci saranno intromissioni americane a falsare il risultato con alleanze forzose dirette contro la lista sciita.
Bisognerà vedere se, per raggiungere lo scioglimento del Parlamento, il Premier cercherà una maggioranza interna di deputati che sostengano la mozione, o tenterà invece la via presidenziale. Nella Costituzione irakena infatti il Parlamento può auto-sciogliersi con un voto a maggioranza assoluta oppure venire licenziato d'accordo tra il Primo Ministro e il Presidente della Repubblica.
Generosamente e senza risparmio, per tutti questi ultimi mesi, Al-Maliki ha cercato rimedio all'incresciosa situazione attraverso il dialogo e il confronto ma senza risultati apprezzabili; in ultimo, come segnalato puntualmente su queste stesse pagine, Al-Maliki ha dovuto affrontare (e sconfiggere senza troppi problemi) i tentativi di tronconi e pezzi della coalizione disintegrata di sostenere un voto di sfiducia nei suoi confronti, con il sostegno nemmeno troppo segreto dei potentati sunniti del Golfo e della Turchia, ansiosi di intromettersi nelle questioni interne del paese mesopotamico.
Questa é stata la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso e, senza alcuna intenzione di continuare questo stillicidio di frantumazione parlamentare e imboscate orchestrate dall'estero per altri due anni (si dovrebbe tornare alle urne per il Parlamento nel 2014) Maliki ha dichiarato che é necessario andare a elezioni anticipate dove, si spera, questa volta non ci saranno intromissioni americane a falsare il risultato con alleanze forzose dirette contro la lista sciita.
Bisognerà vedere se, per raggiungere lo scioglimento del Parlamento, il Premier cercherà una maggioranza interna di deputati che sostengano la mozione, o tenterà invece la via presidenziale. Nella Costituzione irakena infatti il Parlamento può auto-sciogliersi con un voto a maggioranza assoluta oppure venire licenziato d'accordo tra il Primo Ministro e il Presidente della Repubblica.
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mercoledì 31 agosto 2011
Al-Maliki: "Non resteranno truppe Usa in Irak sotto nessuna forma dopo il dicembre 2011"
Il Primo Ministro irakeno Nouri al-Maliki ha dichiarato che a partire dal 2012 non rimarrà nessuna base, insediamento o altra forma di permanenza di truppe Usa nel paese, cogentemente con gli accordi stipulati con l'ex-Presidente Bush nel 2008 "Tale accordo sarà implementato secondo la tabella di marcia come lo é stato finora e, nel nuovo anno non rimarranno truppe americane in Irak sotto alcuna forma" ha dichiarato il premier sciita all'Agenzia France Presse.
Soprannominato SOFA (Status of Forces Agreement) l'accordo ha obbligato il Pentagono a cessare le operazioni in Irak entro l'anno scorso: da allora i 50mila militari rimasti nel paese si sono dedicati a operazioni di supporto delle forze locali, addestramento e simili. In coincidenza con alcuni tentativi di sondaggio dei politici locali per un'eventuale estensione della presenza militare americana in Mesopotamia si erano registrate vibrate proteste, tra cui quelle dell'influente leader religioso Moqtada al-Sadr che aveva minacciato un ritorno alla lotta armata qualora le truppe Usa avessero cercato di prolungare la loro presenza.
Il Vicepreseidente irakeno Tarek al-Hashemi aveva anche dichiarato che, lungi dall'essere un aiuto o un vantaggio, una prolungata presenza militare usa a nove anni dell'invasione avrebbe rappresentato "nient'altro che un problema e una difficoltà", sottolineando come, senza più truppe straniere sul suo territorio la situazione di sicurezza del paese "migliorerà sicuramente".
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