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domenica 24 giugno 2012

Altri morti e feriti a Gaza, come al solito nell'assordante e ipocrita silenzio dei paesi occidentali!

Continuano i caroselli assassini di jet e droni robotizzati sionazisti sopra il ghetto assediato di Gaza: Ussama Ali, 42enne, residente civile di Gaza City, é il nome dell'ultima vittima della frenesia assassina delle forze armate sionaziste, che sembrano essersi scatenate in una vera e propria ridda infernale sopra la Striscia litoranea; se si dovesse aspettare una presa di posizione o anche solo un richiamo da parte delle ipocrite e corrotte 'democrazie' occidentali, le SS di Tel Aviv avrebbero tutto l'agio di sterminare fino all'ultimo Palestinese, visto che anche questa volta l'Unione Europea, gli Usa, il Canada, l'Australia e gli altri paesi occidentali si fanno notare solo per il loro silenzio che lascia Israhell libero di esplicare tutta la propria ferina malvagità. In particolare Fawzi Barhoum, portavoce del Movimento di Resistenza Hamas, ha dichiarato ai microfoni dell'Agence France Presse che il computo delle vittime é ormai salito a 16 e che con il continuo totale e acritico sostegno degli Usa, l'ipocrita e immorale silenzio europeo e le dichiarazioni di 'solidarietà' meramente e unicamente verbali dei paesi arabi le forze militari sioniste potranno farlo lievitare ulteriormente nei prossimi giorni. Hamas, ha però avvisato Barhoum, non resterà a guardare e già ora sta preparandosi a rispondere a tono alle aggressioni sioniste e a "punire" l'arroganza e il cinismo degli attaccanti. Barhoum ha invitato la Lega Araba a decidere attive misure di sanzione e rappresaglia contro l'entità sionista di occupazione e ha invitato l'organizzazione Fatah e il suo 'Governo' di Ramallah a interrompere ogni sorta di cooperazione con il regime sionista, fino a quando questo insiste nell'attaccare militarmente i civili della Striscia di Gaza.
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martedì 29 maggio 2012

Folla inferocita attacca e incendia la sede della campagna elettorale di Shafiq, il candidato del vecchio regime sostenuto dai brogli dello SCAF!

Migliaia di Egiziani sono scesi in piazza ieri sera in una enorme manifestazione contro i tentativi di restaurazione messi in opera da ciò che resta dell'apparato del regime di Mubarak in occasione delle elezioni presidenziali che hanno visto a sorpresa (una 'sorpresa' preparata a suon di brogli e voti comperati alle fasce più misere di popolazione) l'Ex-premier Ahmed Shafiq superare Aboul Fotouh e Amr Moussa e raggiungere il ballottaggio subito dopo il candidato dell'Ikhwan Mohammed Mursi.
Una dependance del quartier generale elettorale di Shafiq é stata data alle fiamme nel corso delle proteste, come riferito dall'Agence France Presse. Non si riportano feriti o intossicati e l'unica "perdita" lamentata dallo staff del candidato é quella dei pamphlet e dei volantini immagazinati nell'area incendiata. Secondo le cifre ufficiali Shafiq sarebbe riuscito a "rastrellare" qualcosa come cinque milioni e mezzo di voti, contro i cinque milioni e settecentocinquantamila di Mursi.
Molti egiziani sono rimasti scandalizzati dal risultato, in controtendenza rispetto a ogni statistica e a ogni indagine demoscopica e moltissimi di loro ascrivono la tesi di una massiccia campagna di sostegno all'Ex-primo ministro messa in atto negli ultimi mesi dal Consiglio Supremo delle Forze Armate, che avrebbe tutto l'interesse a mettere sulla poltrona più alta dello Stato una figura legata alla vecchia nomenklatura, che impedisca un reale "repulisti" e una attenta persecuzione dei responsabili di crimini e abusi durante l'epoca della dittatura.
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mercoledì 28 settembre 2011

ONU, Usa e UE condannano i programmi sionisti di "pulizia etnica" a Gerusalemme Est e a Gilo!


Il Sottosegretario ONU per gli Affari Politici, B. Lynn Pascoe ha dichiarato in un recente comunicato stampa che l'approvazione di oltre mille nuove unità abitative nelle colonie illegali ebraiche in Cisgiordania é "inaccettabile" e "particolarmente preoccupante" per le Nazioni unite, al cui Consiglio di Sicurezza é stato appena relazionato in merito; le dichiarazioni sono state raccolte e diffuse dall'Agenzia France Presse.

"Abbiamo ripetutamente dichiarato che l'attività di insediamento e colonizzazione dei territori occupati militarmente é illegale e totalmente in contrasto con gli impegni sottoscritti dallo Stato ebraico ai tavoli della trattativa da Oslo in avanti"; lo Stato dell'Apartheid ha approvato la costruzione dei nuovi insediamenti a Gilo e nella parte orientale di Gerusalemme ed essi costituiscono solo una parte dei programmi di espansione delle colonie, che si inquadrano nel tentativo israeliano di compiere una "pulizia etnica" sul terreno in modo da rendere vano e vuoto ogni 'negoziato'.

Anche l'UE, per bocca del suo responsabile della Politica Estera Lady Catherine Ashton e il Segretario di Stato Clinton hanno condannato l'iniziativa: chissà come la prenderà l'AIPAC e le altre organizzazioni della lobby sionista che tanto generosamente hanno finanziato le campagne elettoriali della famiglia Clinton, sia negli anni '90 che oltre (l'elezione dell'outsider Bill Clinton nel 1992 é comunemente ritenuta frutto della 'vendetta' della lobby ebraica per i toni inappellabili con cui George Bush Sr. dopo la Guerra del Golfo obbligò un men che entusiasta Rabin a firmare gli Accordi di Oslo).
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mercoledì 31 agosto 2011

Al-Maliki: "Non resteranno truppe Usa in Irak sotto nessuna forma dopo il dicembre 2011"


Il Primo Ministro irakeno Nouri al-Maliki ha dichiarato che a partire dal 2012 non rimarrà nessuna base, insediamento o altra forma di permanenza di truppe Usa nel paese, cogentemente con gli accordi stipulati con l'ex-Presidente Bush nel 2008 "Tale accordo sarà implementato secondo la tabella di marcia come lo é stato finora e, nel nuovo anno non rimarranno truppe americane in Irak sotto alcuna forma" ha dichiarato il premier sciita all'Agenzia France Presse.

Soprannominato SOFA (Status of Forces Agreement) l'accordo ha obbligato il Pentagono a cessare le operazioni in Irak entro l'anno scorso: da allora i 50mila militari rimasti nel paese si sono dedicati a operazioni di supporto delle forze locali, addestramento e simili. In coincidenza con alcuni tentativi di sondaggio dei politici locali per un'eventuale estensione della presenza militare americana in Mesopotamia si erano registrate vibrate proteste, tra cui quelle dell'influente leader religioso Moqtada al-Sadr che aveva minacciato un ritorno alla lotta armata qualora le truppe Usa avessero cercato di prolungare la loro presenza.

Il Vicepreseidente irakeno Tarek al-Hashemi aveva anche dichiarato che, lungi dall'essere un aiuto o un vantaggio, una prolungata presenza militare usa a nove anni dell'invasione avrebbe rappresentato "nient'altro che un problema e una difficoltà", sottolineando come, senza più truppe straniere sul suo territorio la situazione di sicurezza del paese "migliorerà sicuramente".
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martedì 9 agosto 2011

"Saleh non tornerà in Yemen", primo effetto del processo a Mubarak?

Ali Abdullah Saleh, sempre più "ex" autocrate yemenita ha lasciato nel corso del week-end la clinica militare saudita dove chirurghi stranieri lo hanno sottoposto alla lunga serie di interventi e terapie necessarie dopo che, circa due mesi addietro, l'allora presidente dell'Arabia Felix era rimasto coinvolto in un attacco esplosivo (ancora oggi non si sa se condotto con una carica piazzata nel suo palazzo o con un lancio di razzi/bombe da mortaio), riportando gravi ustioni e ferite. Attorno a lui ci furono undici morti e ben 124 feriti, a testimonianza della potenza di fuoco impiegata contro di lui.

Saleh, il viso irrimediabilmente irrigidito dalla chirurgia plastica, era tornato in video qualche tempo fa, promettendo un suo pronto ritorno in patria per affrontare la sempre più montante protesta popolare che, anche in sua assenza, non si é per niente placata, anzi, si é rafforzata chiedendo un immediato passaggio a un'amministrazione di transizione che prepari elezioni democratiche e spiani la strada al "dopo". Adesso, dimesso dalla clinica, l'entourage del 'Presidente' fa sapere che egli rimarrà in una residenza protetta sotto l'ala dei suoi patron sauditi; nella decisione alcuni osservatori di cose mediorientali vedono un brusco 'dietrofront' forse dovuto alle recenti immagini del processo a Mubarak, che potrebbero aver calmierato anche i più zelanti proponenti di un rapido ritorno a Sanaa.

Una fonte yemenita a Ryiadh, parlando con un reporter dell'Agenzia France Press sotto condizione di anonimità, avrebbe rivelato che Saleh sarà ospitato nel Palazzo delle Conferenze della capitale saudita e che, nonostante un deciso miglioramento delle sue condizioni, ha ancora severi problemi di mobilità e deambulazione. Negli scorsi giorni le proteste in Yemen sono state bagnate dal sangue di due dimostranti assassinati ad Aden dalle forze di sicurezza ancora fedeli alla declinante 'stella' di Ali Abdullah Saleh, padre-padrone del paese fin dal 1978.
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