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lunedì 11 marzo 2013

Moqtada al-Sadr si trova a Beirut per incontri ad alto livello con i leader di Amal ed Hezbollah!

Abbiamo ricevuto notizia che nella giornata di oggi, lunedì 11 marzo, il leader religioso e politico irakeno Moqtada al-Sadr, figura fondamentale del panorama sciita nel paese mesopotamico, ha raggiunto Beirut accompagnato da un piccolo 'cadre' dei suoi più stretti collaboratori, tra cui si contano numerosi membri del blocco parlamentare sadrista.

Una fonte riferita proprio al blocco sadrista ha riferito alla Agenzia Nazionale Iraki News che Moqtada al-Sadr spenderà tutto il suo soggiorno nella capitale libanese in incontri con i leader di Amal, Hezbollah e altre formazioni politiche locali. Sembra, ma non é possibile confermarlo con certezza, che la maggior parte delle discussioni verteranno sulla situazione siriana e sui passi necessari da parte del blocco sadrista per accelerare una sua soluzione in linea con gli interessi politici e strategici dell'Asse della Resistenza.

E' la prima volta, dal rientro di Moqtada al-Sadr in Irak dopo il suo soggiorno di studio e perfezionamento teologico nella città sacra iraniana di Qom, che il leader sciita si imbarca in un viaggio 'diplomatico'.

lunedì 11 aprile 2011

Moqtada al Sadr: "Via le truppe americane rimaste e i 'contractor' stranieri dal territorio irakeno"

Il celebre e rispettato chierico irakeno Moqtada al-Sadr, da poco rientrato in patria dopo un periodo di studi e perfezionamento teologico nella città sacra iraniana di Qom, ha rilasciato, in coda a una massiccia manifestazione popolare tenutasi nella capitale Bagdad, una dichiarazione in cui invita, in maniera inequivocabilmente chiara, truppe ed agenti americani ancora presenti nel paese ad abbandonarlo il prima possibile.

Decine di migliaia di persone hanno preso parte, nelle strade della capitale a marce e manifestazioni per ricordare la caduta di Saddam Hussein, il cui 'regno' si sgretolò esattamente otto anni fa dopo poche settimane di campagna militare da parte della coalizione di invasori guidati e capeggiati dagli Stati Uniti d'America; nonostante l'attacco militare al paese ne abbia causato la caduta il rapporto fra i cittadini irakeni e quel che resta delle forze Usa sul loro territorio é tutto meno che idilliaco: la lunga storia di connivenza e sostegno della Casa Bianca al regime di Hussein nel corso degli anni '80, i dieci anni di embargo seguiti alla Guerra del Golfo del 1991, e soprattutto il caos e l'instabilità seguiti all'invasione del 2003 hanno contribuito a esasperare gli animi di una popolazione che, se all'alba degli anni '80 era indicata come un esempio di modernità, sviluppo e welfare nel mondo arabo é oggi materialmente, culturalmente e anche spiritualmente prostrata.
Circa vent'anni videro gli Usa passare da migliore alleato e sostenitore di Saddam Hussein (nella foto impegnato a ricevere calorosamente un giovanile Donald Rumsfeld) a suoi nemici in due guerre, nonché poi carcerieri, giudici e infine boia.
Si può quindi ben capire quanta presa possano avere parole determinate ed esplicite come quelle pronunciate da Al-Sadr, che non ha esitato a chiedere non solo il ritiro delle truppe di occupazione ancora presenti sotto l'insincera definizione di "personale non combattente", ma anche (e forse soprattutto) quello di agenti mercenari e guardie del corpo (i cosiddetti "contractors") come quelli assoldati dall'infame agenzia 'Blackwater', macchiatasi di abusi, saccheggi, stupri e altre indegnità nel corso delle sue attività nel paese.

"Questo raduno, questa marcia, segna l'inizio di una nuova campagna anti-occupazione da parte di quella che con ogni probabilità é non solo la forza politica più influente del paese, ma soprattutto quella meglio posizionata per vedere il proprio prestigio e il proprio potere crescere e moltiplicarsi nel prossimo futuro", così Jane Arraf, corrispondente da Bagdad di Al-Jazeera, ha commentato l'evento. La reporter ha altresì ricordato come l'organizzazione armata ispirata e diretta dal leader religioso, il cosiddetto "Esercito del Mahdi" dal 2004 al 2007 condusse la più vigorosa e riuscita campagna di resistenza armata contro gli occupanti americani e i loro alleati europei e occidentali.

La resistenza armata venne interrotta non tanto come 'resa' di fronte al tanto propagandato (ma in realtà largamente inefficace) "surge" di truppe e armamenti ordinato da Bush come estrema misure 'elettorale' per permettere ai candidati repbblicani di asserire che l'occupazione della Mesopotamia si era risolta in un successo, ma piuttosto per la decisione di Al-Sadr di trasferirsi in iran per rafforzare le sue credenziali teologiche. In una società che tributa molto rispetto all'anzianità dei leader spirituali (considerandola sinonimo di esperienza, saggezza e pacatezza di giudizio) il 'giovane' Moqtada costituisce infatti un'anomalia piuttosto rilevante: buona parte della sua primitiva popolarità, infatti, derivava dall'essere figlio di Mohammad Mohammad Sadeq al-Sadr, grande Ayatollah irakeno e strenuo oppositore di Saddam Hussein e dei suoi eccessi; motivo per cui venne assassinato nel febbraio del 1999 insieme a due suoi figli (quindi fratelli di Muqtada) all'uscita della Moschea di Najaf.

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mercoledì 5 gennaio 2011

Moqtada al-Sadr torna definitivamente in Irak, accoglienza entusiasta a Najaf


Sayyed Moqtada al-Sadr é rientrato dall'Iran questo pomeriggio in patria, dove ha ricevuto una trionfale accoglienza dai suoi seguaci e sostenitori riunitisi per l'occasione a Najaf; la comunità sciita irakena, la cui importanza é ormai in costante ascesa in tutti i settori della vita pubblica (politica, sociale ed economica) dopo gli anni di costrizione dovuti alla preminenza degli elementi sunniti legati al clan di Saddam Hussein prima e ai fantocci dell'occupazione militare angloamericana poi ha celebrato il rientro del giovane leader religioso con tutto l'entusiasmo del caso.

Era l'una, ora italiana (le tre a Bagdad), quando Moqtada al-Sadr, figlio del Grande Ayatollah Mohammed Sadeq al-Sadr, rispettato teologo sciita a sua volta, capo del "blocco sadrista" che é blocco principale dell'Alleanza nazionale irachena (159 seggi su 325) e che controlla gli strategici ministeri dell'Edilizia, delle Risorse idriche, del Turismo e dell'Archeologia, dello Sviluppo, del Lavoro e del Welfare (più un Ministero senza portafoglio), capo di una milizia che vuole ripetere in Mesopotamia la vittoriosa Resistenza di Hezbollah, definito dalla scrittrice e commentatrice anti-imperialista Naomi Klein come "Il più grande e pericoloso ostacolo per i piani statunitensi di dominio dell'Irak", al-Sadr sembra avere tutte le carte in regola per dominare il palcoscenico politico iracheno per molti decenni a venire.

Moqtada, infatti, é riuscito a volgere a proprio vantaggio l'elemento della giovane età che, all'indomani dell'invasione e dell'occupazione del suo paese sembrava dovergli precludere le luci della ribalta (nell'Islam sciita infatti é molto raro per un aspirante leader vedere premiate le sue ambizioni se ha meno di 50 anni), a tutto vantaggio dell'anziano e canuto Ayatollah Ali Sistani.

Ora, nell'ottavo anno di occupazione straniera, molti iracheni ritengono che la linea attendista e moderata di Sistani sia perdente e poco dignitosa e che al contrario l'insurrezione dell'Esercito del Mahdi (la milizia Sadrista) abbia segnato il punto di svolta e di riscossa dell'onore nazionale, non soltanto per la maggioranza sciita, ma per tutti gli iracheni. Rafforzato nelle sue credenziali religiose da quattro anni di studio nella città sacra di Qom, al-Sadr ha potuto incontrare Ali Sistani in serata per quello che molti interpreteranno come un virtuale "passaggio delle consegne", dal leader di ieri a quello di domani ed oltre.
Il santuario di al-Musumeh, a Qom, dove Moqtada ha vissuto e ha studiato dal 2007 ad oggi.
La visita a Sistani é venuta terza in una scaletta che ha prima previsto l'omaggio alla tomba dell'Imam Alì, radice storica dello sciismo duodecimano, e quello più personale (ma a sua volta anche religioso e politico) al sepolcro del padre Mohammed, che dal 1991 prese a organizzare attorno a sé un primo nucleo di sciismo politicizzato in opposizione al regime sunnita di Saddam Husssein, che lo fece uccidere il 18 febbraio 1999 in un agguato in cui perirono anche due fratelli di Moqtada. Mohammed al-Sadr sapeva di essere nel mirino, tanto che durante la sua ultima predica del venerdì, prima di venire colpito, aveva indossato pubblicamente il sudario, dichiarando a tutti di essere pronto al sacrificio.

Ora Moqtada, già insignito del titolo di "Hujjat al-Islam", (Segno dell'Islam), solo un grado al di sotto di quello di Ayatollah, sembra in grado di riuscire nello scopo che le pallottole dei sicari preclusero al padre.