Questa foto del 2004 mostra Husayn Attiyah, allora semplice miliziano della Resistenza Sciita (Esercito del Mahdi), impegnato in combattimento contro gli invasori e occupanti americani nel corso della Battaglia di Najaf.
Il secondo scatto, molto più recente, mostra Attiyah, ormai popolare e rispettato leader della Saraya al-Salam, la milizia di Mobilitazione Popolare (Hashd al-Shaabi) più vicina al movimento sadrista, alla testa di una colonna di veicoli nel corso delle campagne che hanno portato alla distruzione del sedicente 'califfato' dell'ISIS (burattino degli Statunitensi) in terra mesopotamica.
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domenica 17 febbraio 2019
PALAESTINA FELIX rende onore a Husayn Attiyah; eroico combattente irakeno contro Usa ed ISIS, divenuto martire!
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venerdì 12 dicembre 2014
Moqtada al-Sadr lancia un appello alla lotta contro il terrorismo bigotto dell'ISIS e mobilita i suoi seguaci!
A seguito di un recente attentato terroristico dell'ISIS a Samarra il celebre chierico sciita Moqtada al-Sadr ha lanciato un appello pubblico alla compattezza di tutta la società irakena contro la minaccia takfira, avvertendo nel contempo i propri seguaci organizzati nella milizia delle 'Brigate del Giorno Promesso' (Muqawimun) di tenersi pronti a entrare in azione.
Moqtada al-Sadr ha già avuto ai propri comandi una forte organizzazione armata, l'Esercito del Mahdi, col quale inflisse gravissime perdite agli invasori occupanti americani dal 2005 al 2008, anno in cui l'Esercito Usa iniziò le operazioni di ritiro concluse il 31 dicembre 2011.
L'attentato di Samarrà ha causato nove vittime e 13 feriti più o meno gravi, ma non é il suo bilancio ad aver preoccupato Moqtada al-Sadr, quanto il fatto che per la prima volta da moltissimo tempo l'ISIS grazie a una cellula 'dormiente' sia riuscito a colpire in profondità nel territorio sciita, alla vigilia dell'importantissima festività dell'Arbaeen.
Per proteggere quanti a milioni e milioni si troveranno a Karbala durante queste giornate di festività religiosa persino l'Hezbollah libanese ha inviato suoi esperti antiterrorismo nell'Irak meridionale.
Moqtada al-Sadr ha già avuto ai propri comandi una forte organizzazione armata, l'Esercito del Mahdi, col quale inflisse gravissime perdite agli invasori occupanti americani dal 2005 al 2008, anno in cui l'Esercito Usa iniziò le operazioni di ritiro concluse il 31 dicembre 2011.
L'attentato di Samarrà ha causato nove vittime e 13 feriti più o meno gravi, ma non é il suo bilancio ad aver preoccupato Moqtada al-Sadr, quanto il fatto che per la prima volta da moltissimo tempo l'ISIS grazie a una cellula 'dormiente' sia riuscito a colpire in profondità nel territorio sciita, alla vigilia dell'importantissima festività dell'Arbaeen.
Per proteggere quanti a milioni e milioni si troveranno a Karbala durante queste giornate di festività religiosa persino l'Hezbollah libanese ha inviato suoi esperti antiterrorismo nell'Irak meridionale.
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mercoledì 17 settembre 2014
Forze irakene conquistano Al-Dhabetiya e puntano verso Jurf al-Sakhar!!
Almeno settanta mercenari dell'ISIS/Daash sono morti nel Nord dell'Irak quando il loro convoglio é stato completamente distrutto dall'aviazione di Bagdad (non quella di Obama o di altri indefessi parlatori a conferenze internazionali che comprendono i massimi finanziatori del terrorismo wahabita).
Inoltre le forze congiunte dell'Esercito di Bagdad e delle milizie volontarie sciite hanno conquistato l'abitato di Al-Dhabetiya ripulendolo da ogni presenza wahabita e respingendo gli estremisti e hanno iniziato una serie di operazioni tese a liberare anche la località di Jurf al-Sakhar.
L'impiego di artiglieria, mortai pesanti ed elicotteri di appoggio é stato fondamentale per ottenere questi risultati che dimostrano come l'Irak non abbia bisogno di nessuna 'coalizione internazionale' per liberarsi dalla minaccia del Daash ma solo del coraggio dei suoi soldati e dei suoi cittadini e dell'aiuto dei suoi alleati più sinceri e fidati.
Inoltre le forze congiunte dell'Esercito di Bagdad e delle milizie volontarie sciite hanno conquistato l'abitato di Al-Dhabetiya ripulendolo da ogni presenza wahabita e respingendo gli estremisti e hanno iniziato una serie di operazioni tese a liberare anche la località di Jurf al-Sakhar.
L'impiego di artiglieria, mortai pesanti ed elicotteri di appoggio é stato fondamentale per ottenere questi risultati che dimostrano come l'Irak non abbia bisogno di nessuna 'coalizione internazionale' per liberarsi dalla minaccia del Daash ma solo del coraggio dei suoi soldati e dei suoi cittadini e dell'aiuto dei suoi alleati più sinceri e fidati.
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martedì 16 settembre 2014
Moqtada al-Sadr: "Se gli americani tornassero sul suolo irakeno siamo pronti a fargli assaggiare nuovamente l'Inferno!"
Non ha alcun dubbio Moqtada al-Sadr, leader sciita, erede del celeberrimo Mohammed Sadeq al-Sadr (cui é intitolata l'area sciita di Bagdad, 'Sadr City') su quello che accadrebbe se Obama, approfittando del 'pretesto' dell'ISIS cercasse di far tornare truppe Usa sul suolo mesopotamico dopo la completa, ignominiosa ritirata del 31 dicembre 2011.
Esattamente come aveva promesso nell'autunno di tre anni fa, se soldati Usa dovessero tornare in Irak "Saremo pronti a fare assaggiar loro nuovamente l'Inferno". L'Esercito del Mahdi, la milizia sciita sadrista, era infatti riuscita a mandare in crisi il meccanismo di occupazione americano tra 2005 e 2007 e soltanto precipitosi accordi per la ritirata definitiva da completarsi nel triennio 2008-2011 (e non come vantato dai media menzogneri, alcun inutile 'surge' di truppe) avevano disinnescato l'insurrezione di Sadr City, di Bassora, di tutti gli sciiti irakeni.
Con l'avanzata dei takfiri dell'ISIS nel Nord del paese l'Esercito del Mahdi si é riattivato in forze e attualmente combatte valorosamente fianco a fianco con le truppe regolari a Nord di Amerli (zona turcommanna sciita), recentemente ha contribuito alla liberazione del villaggio di Al-Bouhassan.
Esattamente come aveva promesso nell'autunno di tre anni fa, se soldati Usa dovessero tornare in Irak "Saremo pronti a fare assaggiar loro nuovamente l'Inferno". L'Esercito del Mahdi, la milizia sciita sadrista, era infatti riuscita a mandare in crisi il meccanismo di occupazione americano tra 2005 e 2007 e soltanto precipitosi accordi per la ritirata definitiva da completarsi nel triennio 2008-2011 (e non come vantato dai media menzogneri, alcun inutile 'surge' di truppe) avevano disinnescato l'insurrezione di Sadr City, di Bassora, di tutti gli sciiti irakeni.
Con l'avanzata dei takfiri dell'ISIS nel Nord del paese l'Esercito del Mahdi si é riattivato in forze e attualmente combatte valorosamente fianco a fianco con le truppe regolari a Nord di Amerli (zona turcommanna sciita), recentemente ha contribuito alla liberazione del villaggio di Al-Bouhassan.
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domenica 14 settembre 2014
L'Esercito Irakeno e l'Armata del Mahdi conquistano Al-Bouhassan, senza aerei di Obama e senza Pershmer...ga!
Il nuovo sforzo offensivo dell'Esercito irakeno sostenuto e integrato dai volontari sciiti dell'Armata del Mahdi (milizia sadrista) é riuscito nella giornata di ieri a liberare dalla presenza takfira il villaggio di Al-Bouhassan, a Nord dell'abitato di Amerli, già liberato in precedenza dall'assedio dell'ISIS.
La nuova vittoria é ESCLUSIVAMENTE frutto degli sforzi congiunti di fanteria, artiglieria, elicotteri e jet irakeni e dei coraggiosi volontari accorsi da tutto l'Irak per ricacciare indietro la canaglia wahabita di Al-Bagdadi: non un fantomatico aereo americano si é visto nei cieli della Provincia di Salahuddine, né un 'guerriero' curdo si é azzardato ad affrontare a viso aperto i militanti del Daash (i Curdi preferiscono le retrovie dove possono dare interviste a boccaloni reporter occidentali e papparsi i rifornimenti Usa e Nato di denaro e armi).
Nel corso del week-end, inoltre, circa 150 militanti dell'ISIS sono stati eliminati da bombardamenti aerei nella Provincia di Anbar, a Ovest di Haditha e nei dintorni dell'abitato di Fallujah dove stavano cercando di infiltrarsi per compiere attacchi e attentati contro la popolazione civile che ha rifiutato di accettare il loro eretico messaggio di odio settario e si é schierata apertamente con le forze del Governo centrale.
La nuova vittoria é ESCLUSIVAMENTE frutto degli sforzi congiunti di fanteria, artiglieria, elicotteri e jet irakeni e dei coraggiosi volontari accorsi da tutto l'Irak per ricacciare indietro la canaglia wahabita di Al-Bagdadi: non un fantomatico aereo americano si é visto nei cieli della Provincia di Salahuddine, né un 'guerriero' curdo si é azzardato ad affrontare a viso aperto i militanti del Daash (i Curdi preferiscono le retrovie dove possono dare interviste a boccaloni reporter occidentali e papparsi i rifornimenti Usa e Nato di denaro e armi).
Nel corso del week-end, inoltre, circa 150 militanti dell'ISIS sono stati eliminati da bombardamenti aerei nella Provincia di Anbar, a Ovest di Haditha e nei dintorni dell'abitato di Fallujah dove stavano cercando di infiltrarsi per compiere attacchi e attentati contro la popolazione civile che ha rifiutato di accettare il loro eretico messaggio di odio settario e si é schierata apertamente con le forze del Governo centrale.
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giovedì 4 settembre 2014
Il Generale Qassem Soleimani, il 'Rommel Iraniano', era sul campo a coordinare l'avanzata su Amerli!!
Altro che i "bombardamenti americani" (che sono stati la miseria di quattro e che sono caduti ridicolmente fuori bersaglio, tanto che l'aviazione irakena si é lamentata che gli apparecchi Usa non facevano altro che intasarle i corridoi aerei necessari ai SUOI, molto più efficaci, attacchi al suolo); la recente, sfolgorante vittoria conseguita contro l'ISIS ad Amerli, Sulaiman Bek e Yankaja ha un "padre" tutto 'Made in Iran', proveniente per la precisione dal piccolo villaggio di Rabor, nella Provincia di Kerman. Il Generale dell'IRGC Qassem Soleimani!
Avevamo già detto come il 'padre' della Niruye-e-Qods si fosse immediatamente trasferito dalla Siria all'Irak quando la minaccia dell'ISIS esplose all'inizio dell'estate 2014; dopo aver contribuito decisivamente a rinsaldare le difese delle forze regolari irakene e fermare quindi le avanzate takfire Suleimani si é impegnato a supervisionare il reclutamento, l'equipaggiamento e l'addestramento di base delle nuove leve delle milizie sciite (Badr Militia, Mahdi Army, Hezbollah Irakeno) e, ora, le sta coordinando e guidando sul campo, evidentemente con risultati decisivi.
Non bisogna dare alcun credito alle menzogne dei media occidentali che parlano, appunto, di fantomatici 'bombardamenti usa' e di 'peshmerga curdi' (che come sciacalli seguono da distante i combattimenti e poi si gettano sui takfiri in ritirata o sulle case vuote per derubarli e saccheggiarle) come importanti nelle vittorie delle forze governative: queste vittorie sono a marca totale iraniana e sciita.
Avevamo già detto come il 'padre' della Niruye-e-Qods si fosse immediatamente trasferito dalla Siria all'Irak quando la minaccia dell'ISIS esplose all'inizio dell'estate 2014; dopo aver contribuito decisivamente a rinsaldare le difese delle forze regolari irakene e fermare quindi le avanzate takfire Suleimani si é impegnato a supervisionare il reclutamento, l'equipaggiamento e l'addestramento di base delle nuove leve delle milizie sciite (Badr Militia, Mahdi Army, Hezbollah Irakeno) e, ora, le sta coordinando e guidando sul campo, evidentemente con risultati decisivi.
Non bisogna dare alcun credito alle menzogne dei media occidentali che parlano, appunto, di fantomatici 'bombardamenti usa' e di 'peshmerga curdi' (che come sciacalli seguono da distante i combattimenti e poi si gettano sui takfiri in ritirata o sulle case vuote per derubarli e saccheggiarle) come importanti nelle vittorie delle forze governative: queste vittorie sono a marca totale iraniana e sciita.
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sabato 21 giugno 2014
In Irak torna in azione l'Esercito del Mahdi per difendere il popolo dalla minaccia wahabita!!
Con una grande e importante manifestazione pubblica l'Esercito del Mahdi, la milizia sciita di Moqtada al-Sadr che negli anni oscuri dell'umiliante occupazione straniera costituì l'UNICO VERO baluardo contro l'arroganza anglo-americana (i cosiddetti 'insorti' qaedisti, essendo una creazione della CIA come l'ISIL, si interessavano solo di uccidere e perseguitare sciiti anziché agire contro gli occupanti) ha dimostrato di essere ancora vivo, attivo e bene equipaggiato come sempre, sfilando in parata per le vie di Baghdad con tanto di mortai, artiglieria, complessi lanciarazzi e vettori missilistici chiaramente ispirati a quelli a disposizione di Hezbollah o dell'IRGC iraniana.
Con questo potente organismo schierato contro i pochi, codardi aderenti dell'ISIL/Daash e gli sparuti seguaci del ridicolo Izzat al-Duri, sarà questione di giorni trasformare le battute d'arresto dei miliziani wahabiti stranieri aizzati contro la Mesopotamia dai denari di Riyadh in vere e proprie rotte da cui pochissimi riusciranno a uscire indenni.
Ormai tutte le maggiori autorità religiose sciite si sono apertamente schierate a favore della massiccia mobilitazione dei loro fedeli in difesa dello Stato multiconfessionale e multietnico che solamente poche settimane fa aveva tenuto con successo le sue elezioni politiche, dimostrando di non lasciarsi intimidire dalla campagna di terrore takfira.
Ormai tutte le maggiori autorità religiose sciite si sono apertamente schierate a favore della massiccia mobilitazione dei loro fedeli in difesa dello Stato multiconfessionale e multietnico che solamente poche settimane fa aveva tenuto con successo le sue elezioni politiche, dimostrando di non lasciarsi intimidire dalla campagna di terrore takfira.
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lunedì 11 marzo 2013
Moqtada al-Sadr si trova a Beirut per incontri ad alto livello con i leader di Amal ed Hezbollah!
Abbiamo ricevuto notizia che nella giornata di oggi, lunedì 11 marzo, il leader religioso e politico irakeno Moqtada al-Sadr, figura fondamentale del panorama sciita nel paese mesopotamico, ha raggiunto Beirut accompagnato da un piccolo 'cadre' dei suoi più stretti collaboratori, tra cui si contano numerosi membri del blocco parlamentare sadrista.
Una fonte riferita proprio al blocco sadrista ha riferito alla Agenzia Nazionale Iraki News che Moqtada al-Sadr spenderà tutto il suo soggiorno nella capitale libanese in incontri con i leader di Amal, Hezbollah e altre formazioni politiche locali. Sembra, ma non é possibile confermarlo con certezza, che la maggior parte delle discussioni verteranno sulla situazione siriana e sui passi necessari da parte del blocco sadrista per accelerare una sua soluzione in linea con gli interessi politici e strategici dell'Asse della Resistenza.
E' la prima volta, dal rientro di Moqtada al-Sadr in Irak dopo il suo soggiorno di studio e perfezionamento teologico nella città sacra iraniana di Qom, che il leader sciita si imbarca in un viaggio 'diplomatico'.
Una fonte riferita proprio al blocco sadrista ha riferito alla Agenzia Nazionale Iraki News che Moqtada al-Sadr spenderà tutto il suo soggiorno nella capitale libanese in incontri con i leader di Amal, Hezbollah e altre formazioni politiche locali. Sembra, ma non é possibile confermarlo con certezza, che la maggior parte delle discussioni verteranno sulla situazione siriana e sui passi necessari da parte del blocco sadrista per accelerare una sua soluzione in linea con gli interessi politici e strategici dell'Asse della Resistenza.
E' la prima volta, dal rientro di Moqtada al-Sadr in Irak dopo il suo soggiorno di studio e perfezionamento teologico nella città sacra iraniana di Qom, che il leader sciita si imbarca in un viaggio 'diplomatico'.
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lunedì 8 agosto 2011
Al-Sadr: "Se gli Usa manterranno truppe in Irak a gennaio 2012 l'unica risposta sarà la resistenza armata!"
L'influente leader sciita irakeno Moqtada al-Sadr ha lanciato un avvertimento nel corso del week-end: se una qualunque forma di presenza militare Usa permarrà nel paese dopo il dicembre 2011, l'immediato e diretto risultato sarà "Una ripresa delle operazioni armate contro le truppe straniere; ogni forma di presenza militare straniera in Irak verrà trattata come un nemico e affrontata con mezzi militari". La notizia, riportata dall'Agenzia France Press, é rimbalzata presso tutti gli outlet nazionali e regionali.
Oltre a capeggiare una forza politica chiave per la sopravvivenza del Governo in carica, Al-Sadr può contare sulla fedeltà di una milizia (l'Esercito del Mahdi) che ha contrastato con successo le forze angloamericane tanto a Bagdad (nel sobborgo sciita della capitale, 'Sadr City') quanto a Bassora, nel sud del paese; solo quando sono addivenute a un accordo con Sadr, firmando una tregua, le truppe occupanti hanno potuto avere accesso a certe zone senza subite agguati, attentati, perdite.
Nonostante le recenti dichiarazioni di segno contrario del Ministro degli Esteri, circola con insistenza la voce che alcuni esponenti del Governo al-Maliki vorrebbero permettere la permanenza di una certa quota di truppe americane anche dopo il 2011. Secondo gli accordi firmati da Bush Jr. nel 2008 le truppe da combattimento americane hanno lasciato definitivamente l'Irak nell' agosto del 2010, quelle che restano dovrebbero seguirle entro il dicembre 2011.
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venerdì 29 luglio 2011
Il Ministro degli Esteri irakeno: "Nessuna possibilità di proroga alla permanenza delle truppe Usa nel paese!"
Con poche, nette e chiare affermazioni il Ministro degli Esteri Hoshyar Zebari ha rapidamente demolito ogni speranza americana di poter in qualche modo prolungare la presenza delle proprie truppe di occupazioni in terra mesopotamica oltre la scadenza del 30 dicembre 2011, chiaramente indicata dagli accordi siglati con l'ex-inquilino della Casa Bianca George Bush Jr. nel 2008, a pochi mesi dalla scadenza del suo mandato presidenziale.
zebari si é soffermato a considerare che, anche qualora agli Usa riuscisse di strappare un contemporaneo (e impossibile) consenso a Parlamento, Primo Ministro e Presidente, la proroga della permanenza delle truppe potrebbe estendersi solo per un paio d'anni, trascorsi i quali le cose sarebbero punto e daccapo. L'analista politico Abdul Zahra al-Majid, interrogato dalla televisione iraniana in lingua inglese PRESSTV ha dichiarato che nei mesi scorsi gli Usa si sono mobilitati per trovare sistemazioni alternative alle loro truppe nell'area mediorientale, ottenendo a ogni richiesta dinieghi più o meno cortesi ma tutti equalmente fermi.
Negli scorsi mesi il leader della comunità sciita Moqtada al-Sadr, figlio del noto martire fatto assassinare da Saddam Hussein aveva dichiarato, direttamente e per bocca di portavoce, che qualora l'impegno al ritiro Usa non fosse stato onorato secondo gli accordi allora i suoi seguaci si sarebbero considerati sciolti dagli accordi di tregua in vigore dopo gli scontri armati del 2004-2008 che hanno visto le truppe occupanti (inglesi e americane) e i loro lacché iracheni incapaci di vincere la determinata resistenza dell'Esercito del Mahdi.
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venerdì 27 maggio 2011
Come promesso, le masse sciite irachene si mobilitano contro ogni opzione di permanenza delle truppe Usa nel paese!
Una imponente manifestazione di protesta ha riempito le strade di 'Sadr City', il sobborgo sciita di Bagdad intitolato al religioso sciita fatto uccidere da Saddam Hussein il cui figlio Moqtada guida oggi una delle fazioni politiche più potenti e influenti del paese, controllando sette ministeri 'strategici' nel Governo guidato da Nouri al-Maliki; circa 70mila persone si sono radunate agitando bandiere nazionali e scandendo slogan contro gli Usa e contro il protrarsi della loro occupazione militare del paese mesopotamico, che dovrebbe avere termine, da accordi bilaterali siglati tre anni addietro, con il termine del 2011.
Moqtada al-Sadr, frustrando le aspettative dei suoi più accesi sostenitori, non ha presenziato, mandando in sua vece Salah al-Obeidi ad arringare la folla; l'intervento di Obeidi si é centrato sulla lode per la maniera composta e pacifica con cui l'immenso raduno si é svolto, prova chiara che il paese é stabile e non ha bisogno della 'sorveglianza' di truppe straniere sul suo territorio. Il Presidente del Parlamento irakeno, Ousama al-Nujaifi ha definito la marcia "una chiara e concreta prova dell'unità del popolo iracheno sulle questioni di interesse nazionale comune".
Con una simile mobilitazione popolare contro ogni prospettiva di estensione della missione per i quarantaseimila militari usa ancora in Irak le possibilità che i generali del Pentagono convincano un titubabte Maliki a sacrificare quasi certamente la sua carriera politica per questo scopo si fanno decisamente scarse, se non addirittura nulle.
Moqtada al-Sadr, frustrando le aspettative dei suoi più accesi sostenitori, non ha presenziato, mandando in sua vece Salah al-Obeidi ad arringare la folla; l'intervento di Obeidi si é centrato sulla lode per la maniera composta e pacifica con cui l'immenso raduno si é svolto, prova chiara che il paese é stabile e non ha bisogno della 'sorveglianza' di truppe straniere sul suo territorio. Il Presidente del Parlamento irakeno, Ousama al-Nujaifi ha definito la marcia "una chiara e concreta prova dell'unità del popolo iracheno sulle questioni di interesse nazionale comune".
Con una simile mobilitazione popolare contro ogni prospettiva di estensione della missione per i quarantaseimila militari usa ancora in Irak le possibilità che i generali del Pentagono convincano un titubabte Maliki a sacrificare quasi certamente la sua carriera politica per questo scopo si fanno decisamente scarse, se non addirittura nulle.
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sabato 21 maggio 2011
Al-Sadr avverte gli americani: "Se non sarete fuori dall'Irak a Dicembre l'Esercito del Mahdi tornerà in armi per le strade!"
Moqtada al-Sadr, l'influente chierico sciita il cui movimento politico conta ben sette ministeri "chiave" nell'Esecutivo di Nouri al-Maliki ha esplicitamente messo in guardia i generali americani (e tramite loro la Casa Bianca) dalle conseguenze del prolungare oltre il termine stabilito tre anni fa la permanenza delle truppe di occupazione nel paese mesopotamico, invaso nel 2003 sull'onda dell'avventurismo militare bushevico fomentato dalla lobby neocon filosionista dei Perle, dei Wolfowitz e dei Rumsfeld.
L'avvertimento, lanciato nella Grande Moschea di Kufa durante le preghiere del venerdì é stato quindi reiterato da Dhiya al-Showki, capo del Comitato Sociale del movimento sadrista, che ha invitato il Primo Ministro Nouri al Maliki a dare seguito fino in fondo agli accordi sottoscritti nel 2008, all'ingresso di Obama alla Casa Bianca, secondo i quali tutte le forze militari Usa dovranno essere fuori dall'Irak al 1 gennaio 2012.
Per rendere più chiaro cosa accadrebbe in caso contrario, la milizia sciita leale ad Al-Sadr, l'Esercito del Mahdi, ha in programma una parata senza armi per le strade di Baghdad, riguardo la quale le autorità locali non hanno avuto altra scelta al di fuori della concessione immediata del nulla osta e relative autorizzazioni. Nelle parole di un comandante della milizia nei sobborghi sciiti della capitale (soprannominati 'Sadr City' in onore del padre di Moqtada, ucciso da Saddam Hussein) "Vogliamo dimostrare agli americani che rifiutiamo la loro occupazione, e che se tenteranno di estenderla vi saranno gravi conseguenze!".
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lunedì 11 aprile 2011
Moqtada al Sadr: "Via le truppe americane rimaste e i 'contractor' stranieri dal territorio irakeno"
Il celebre e rispettato chierico irakeno Moqtada al-Sadr, da poco rientrato in patria dopo un periodo di studi e perfezionamento teologico nella città sacra iraniana di Qom, ha rilasciato, in coda a una massiccia manifestazione popolare tenutasi nella capitale Bagdad, una dichiarazione in cui invita, in maniera inequivocabilmente chiara, truppe ed agenti americani ancora presenti nel paese ad abbandonarlo il prima possibile.
Decine di migliaia di persone hanno preso parte, nelle strade della capitale a marce e manifestazioni per ricordare la caduta di Saddam Hussein, il cui 'regno' si sgretolò esattamente otto anni fa dopo poche settimane di campagna militare da parte della coalizione di invasori guidati e capeggiati dagli Stati Uniti d'America; nonostante l'attacco militare al paese ne abbia causato la caduta il rapporto fra i cittadini irakeni e quel che resta delle forze Usa sul loro territorio é tutto meno che idilliaco: la lunga storia di connivenza e sostegno della Casa Bianca al regime di Hussein nel corso degli anni '80, i dieci anni di embargo seguiti alla Guerra del Golfo del 1991, e soprattutto il caos e l'instabilità seguiti all'invasione del 2003 hanno contribuito a esasperare gli animi di una popolazione che, se all'alba degli anni '80 era indicata come un esempio di modernità, sviluppo e welfare nel mondo arabo é oggi materialmente, culturalmente e anche spiritualmente prostrata.
"Questo raduno, questa marcia, segna l'inizio di una nuova campagna anti-occupazione da parte di quella che con ogni probabilità é non solo la forza politica più influente del paese, ma soprattutto quella meglio posizionata per vedere il proprio prestigio e il proprio potere crescere e moltiplicarsi nel prossimo futuro", così Jane Arraf, corrispondente da Bagdad di Al-Jazeera, ha commentato l'evento. La reporter ha altresì ricordato come l'organizzazione armata ispirata e diretta dal leader religioso, il cosiddetto "Esercito del Mahdi" dal 2004 al 2007 condusse la più vigorosa e riuscita campagna di resistenza armata contro gli occupanti americani e i loro alleati europei e occidentali.
La resistenza armata venne interrotta non tanto come 'resa' di fronte al tanto propagandato (ma in realtà largamente inefficace) "surge" di truppe e armamenti ordinato da Bush come estrema misure 'elettorale' per permettere ai candidati repbblicani di asserire che l'occupazione della Mesopotamia si era risolta in un successo, ma piuttosto per la decisione di Al-Sadr di trasferirsi in iran per rafforzare le sue credenziali teologiche. In una società che tributa molto rispetto all'anzianità dei leader spirituali (considerandola sinonimo di esperienza, saggezza e pacatezza di giudizio) il 'giovane' Moqtada costituisce infatti un'anomalia piuttosto rilevante: buona parte della sua primitiva popolarità, infatti, derivava dall'essere figlio di Mohammad Mohammad Sadeq al-Sadr, grande Ayatollah irakeno e strenuo oppositore di Saddam Hussein e dei suoi eccessi; motivo per cui venne assassinato nel febbraio del 1999 insieme a due suoi figli (quindi fratelli di Muqtada) all'uscita della Moschea di Najaf.
Decine di migliaia di persone hanno preso parte, nelle strade della capitale a marce e manifestazioni per ricordare la caduta di Saddam Hussein, il cui 'regno' si sgretolò esattamente otto anni fa dopo poche settimane di campagna militare da parte della coalizione di invasori guidati e capeggiati dagli Stati Uniti d'America; nonostante l'attacco militare al paese ne abbia causato la caduta il rapporto fra i cittadini irakeni e quel che resta delle forze Usa sul loro territorio é tutto meno che idilliaco: la lunga storia di connivenza e sostegno della Casa Bianca al regime di Hussein nel corso degli anni '80, i dieci anni di embargo seguiti alla Guerra del Golfo del 1991, e soprattutto il caos e l'instabilità seguiti all'invasione del 2003 hanno contribuito a esasperare gli animi di una popolazione che, se all'alba degli anni '80 era indicata come un esempio di modernità, sviluppo e welfare nel mondo arabo é oggi materialmente, culturalmente e anche spiritualmente prostrata.
"Questo raduno, questa marcia, segna l'inizio di una nuova campagna anti-occupazione da parte di quella che con ogni probabilità é non solo la forza politica più influente del paese, ma soprattutto quella meglio posizionata per vedere il proprio prestigio e il proprio potere crescere e moltiplicarsi nel prossimo futuro", così Jane Arraf, corrispondente da Bagdad di Al-Jazeera, ha commentato l'evento. La reporter ha altresì ricordato come l'organizzazione armata ispirata e diretta dal leader religioso, il cosiddetto "Esercito del Mahdi" dal 2004 al 2007 condusse la più vigorosa e riuscita campagna di resistenza armata contro gli occupanti americani e i loro alleati europei e occidentali.
La resistenza armata venne interrotta non tanto come 'resa' di fronte al tanto propagandato (ma in realtà largamente inefficace) "surge" di truppe e armamenti ordinato da Bush come estrema misure 'elettorale' per permettere ai candidati repbblicani di asserire che l'occupazione della Mesopotamia si era risolta in un successo, ma piuttosto per la decisione di Al-Sadr di trasferirsi in iran per rafforzare le sue credenziali teologiche. In una società che tributa molto rispetto all'anzianità dei leader spirituali (considerandola sinonimo di esperienza, saggezza e pacatezza di giudizio) il 'giovane' Moqtada costituisce infatti un'anomalia piuttosto rilevante: buona parte della sua primitiva popolarità, infatti, derivava dall'essere figlio di Mohammad Mohammad Sadeq al-Sadr, grande Ayatollah irakeno e strenuo oppositore di Saddam Hussein e dei suoi eccessi; motivo per cui venne assassinato nel febbraio del 1999 insieme a due suoi figli (quindi fratelli di Muqtada) all'uscita della Moschea di Najaf.
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domenica 9 gennaio 2011
Il primo discorso pubblico di Moqtada al-Sadr invita tutti gli iracheni a "rifiutare" l'occupazione straniera
Il leader sciita Moqtada al-Sadr, nel corso delle prime giornate dal suo ritorno definitivo dall'Iran (dove ha speso quattro anni studiando nella città sacra di Qom), ha chiamato il popolo iracheno alla Resistenza contro gli ultimi cascami della presenza militare americana nel paese, chiedendo non solo ai suoi seguaci, ma anche ai sunniti e ai membri di altre sette di "respingere" la stessa idea di una presenza straniera nella loro patria.
Nel discorso tenuto a Najaf, lo stesso giorno del suo rientro in patria, al-Sadr ha definito gli Stati uniti, ma anche la Gran Bretagna e Israele, come "nemico comune" del popolo iracheno tutto, riscuotendo il plauso incondizionato del pubblico, costituito per la maggior parte da residenti del quartiere di al-Hanana. "Resisteremo agli occupanti, con ogni mezzo, culturale, civile, politico e anche militare" ha detto Moqtada "Non tutti possono portare un'arma, le armi sono destinate a coloro che hanno il diritto di portarle, ma siamo un popolo e lotteremo uniti"; nel corso della sua concione, però, il leader si é espresso duramente contro quei gruppi e quegli individui che prendono di mira civili e colpiscono nel mucchio.
Il Blocco Sadrista, parte dell'Alleanza nazionale irachena, é stato ricompensato per il suo lusinghiero successo elettorale con ben sette ministeri: dell'Edilizia, delle Risorse idriche, del Turismo e dell'Archeologia, dello Sviluppo, del Lavoro e del Welfare, più un Ministero senza portafoglio.
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mercoledì 5 gennaio 2011
Moqtada al-Sadr torna definitivamente in Irak, accoglienza entusiasta a Najaf
Sayyed Moqtada al-Sadr é rientrato dall'Iran questo pomeriggio in patria, dove ha ricevuto una trionfale accoglienza dai suoi seguaci e sostenitori riunitisi per l'occasione a Najaf; la comunità sciita irakena, la cui importanza é ormai in costante ascesa in tutti i settori della vita pubblica (politica, sociale ed economica) dopo gli anni di costrizione dovuti alla preminenza degli elementi sunniti legati al clan di Saddam Hussein prima e ai fantocci dell'occupazione militare angloamericana poi ha celebrato il rientro del giovane leader religioso con tutto l'entusiasmo del caso.
Era l'una, ora italiana (le tre a Bagdad), quando Moqtada al-Sadr, figlio del Grande Ayatollah Mohammed Sadeq al-Sadr, rispettato teologo sciita a sua volta, capo del "blocco sadrista" che é blocco principale dell'Alleanza nazionale irachena (159 seggi su 325) e che controlla gli strategici ministeri dell'Edilizia, delle Risorse idriche, del Turismo e dell'Archeologia, dello Sviluppo, del Lavoro e del Welfare (più un Ministero senza portafoglio), capo di una milizia che vuole ripetere in Mesopotamia la vittoriosa Resistenza di Hezbollah, definito dalla scrittrice e commentatrice anti-imperialista Naomi Klein come "Il più grande e pericoloso ostacolo per i piani statunitensi di dominio dell'Irak", al-Sadr sembra avere tutte le carte in regola per dominare il palcoscenico politico iracheno per molti decenni a venire.
Moqtada, infatti, é riuscito a volgere a proprio vantaggio l'elemento della giovane età che, all'indomani dell'invasione e dell'occupazione del suo paese sembrava dovergli precludere le luci della ribalta (nell'Islam sciita infatti é molto raro per un aspirante leader vedere premiate le sue ambizioni se ha meno di 50 anni), a tutto vantaggio dell'anziano e canuto Ayatollah Ali Sistani.
Ora, nell'ottavo anno di occupazione straniera, molti iracheni ritengono che la linea attendista e moderata di Sistani sia perdente e poco dignitosa e che al contrario l'insurrezione dell'Esercito del Mahdi (la milizia Sadrista) abbia segnato il punto di svolta e di riscossa dell'onore nazionale, non soltanto per la maggioranza sciita, ma per tutti gli iracheni. Rafforzato nelle sue credenziali religiose da quattro anni di studio nella città sacra di Qom, al-Sadr ha potuto incontrare Ali Sistani in serata per quello che molti interpreteranno come un virtuale "passaggio delle consegne", dal leader di ieri a quello di domani ed oltre.
Il santuario di al-Musumeh, a Qom, dove Moqtada ha vissuto e ha studiato dal 2007 ad oggi. |
Ora Moqtada, già insignito del titolo di "Hujjat al-Islam", (Segno dell'Islam), solo un grado al di sotto di quello di Ayatollah, sembra in grado di riuscire nello scopo che le pallottole dei sicari preclusero al padre.
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sabato 4 dicembre 2010
"Effetto Hezbollah" anche in Irak con il movimento di Moqtada al-Sadr?
A otto mesi dalle elezioni politiche irachene il ruolo centrale del movimento sciita guidato da Moqtada al-Sadr, figlio del grande capo religioso a cui é intitolato il più grande sobborgo sciita di Bagdad (Sadr City, da Mohammad Baqir al-Sadr) appare, in prospettiva, come il risultato più evidente e consolidato, nonostante tutte le manovre sottobanco e le procrastinazioni portate avanti dall'amministrazione Obama per marginalizzare il giovane leader e per cercare di restituire un ruolo alla principale pedina americana in Irak, lo sfiatato e screditato Allawi: dilazioni e tentativi che si sono risolti con un enorme buco nell'acqua.
Giovane e impetuoso, Moqtada al-Sadr ha avuto molte difficoltà a fare accettare la sua autorità, pur corroborata dalla sua illustre ascendenza, in una comunità come quella sciita, che ha molto rispetto per l'autorità religiosa ma preferisce solitamente vederla incarnata in una figura anziana, tradizionale garanzia di prudenza e saggezza; fra il 2004 e il 2008 egli ha a più riprese guidato i suoi seguaci dell' "Esercito del Mahdi" in scontri armati con gli occupanti stranieri e con le forze irachene da essi controllate, trovandosi anche ai ferri corti con quello che ora, nella coalizione di Governo uscita dalle urne primaverili, é il suo più stretto alleato in funzione anti-Allawi, il premier Nouri al-Maliki, di etnia sciita, capo del blocco "Stato e Legalità".
Adesso, con 29 deputati eletti nelle ultime consultazioni, con l'Esercito del Mahdi sempre attivo ed ancor meglio equipaggiato e addestrato di due anni fa, capace di aggiungere la forza delle armi agli argomenti politici del suo leader, una retorica pubblica che non ha mai abbandonato i cavalli di battaglia della resistenza all'occupazione occidentale e della liberazione del suolo patrio dalla loro presenza, Moqtada al-Sadr preoccupa Washington per la decisa possibilità di incarnare, fra Tigri ed Eufrate, una nuova manifestazione del "Fenomeno Hezbollah", secondo il cui templato un movimento di Resistenza sciita, ben inserito e intrecciato nella società, con un'alternanza di metodi diplomatici e militari può assumere la preminenza in uno scenario che Washington preferirebbe lasciare appannaggio dei propri agenti e dei propri proxy.
Naturalmente, un così rilevante successo e una così invidiabile posizione non sono frutto del caso: Moqtada oltre un anno prima delle elezioni dello scorso marzo mise in piedi un "Comitato di strategia elettorale" che venne da loro stessi denominato "La Macchina", che aveva come scopo ultimo trovare la maniera migliore per sfruttare a proprio vantaggio il complicato e farragginoso sistema elettorale messo in piedi su ordine di Washington nel tentativo di favorire Allawi, il pupillo della Casa Bianca. Gli sforzi di esperti demografi, statistici e osservatori politici generarono un massivo database che aiutò il movimento sadrista a ottenere i risultati più brillanti di tutta la coalizione in cui era inserito (l'Alleanza nazionale irakena).
Sulle pagine del Los Angeles Times Patrick Cockburn, autore del libro "Muqtada" ha definito il movimento sadrista "l'unica forza genuinamente interconnessa e sostenuta dalla società civile irakena"; altri cronisti del foglio californiano fanno notare come, raggiunto a metà ottobre l'accordo fra Sadr e al-Maliki quest'ultimo si sia subito "sdebitato" facendo liberare dozzine di leader e militanti incarcerati in occasione degli scontri di due anni fa. Quando, in seguito al clima di cooperazione fra "Stato e Legalità" e l'"Alleanza nazionale irakena" verrà nominanto un Esecutivo ai sadristi potrebbero toccare posizioni chiave come le amministrazioni carcerarie, la coordinazione e supervisione delle forze di polizia e sicurezza, forse anche nel Ministero della Difesa.
Moqtada al-Sadr ha certamente molta strada da percorrere prima di giungere ai livelli di prestigio e influenza di cui gode un Hassan Nasrallah, ma, se il buon giorno si deve vedere dal mattino, sembra essere messo in posizione strategica e privilegiata per riuscire a emularne il successo.
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