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martedì 1 settembre 2015

La Repubblica Islamica alla ricerca di sistemi per il riutilizzo del gas naturale residuo dalle estrazioni petrolifere!

Secondo dati recenti la Repubblica Islamica dell'Iran brucia ogni anno 10 miliardi e mezzo di gas naturale residuo dalle operazioni di estrazione petrolifera. Il greggio, infatti, esce dai pozzi mescolato ad acqua e a gas metano e se una parte di questa miscela viene re-iniettata nel pozzo per facilitare l'estrazione di ulteriore petrolio un'altra, spesso considerevole parte, viene bruciata ("flaring gas").
La distruzione di questo gas, oltre a essere uno spreco, costituisce anche un fattore di inquinamento; infatti le zone in cui da più tempo in Iran si estrae petrolio con questi sistemi hanno anche alti tassi di inquinamento atmosferico da residui di idrocarburi. Solo Russia e Nigeria, rispettivamente con 35 miliardi e 15 miliardi di metri cubi l'anno, distruggono più 'flaring gas' dell'Iran; Irak (10,4 miliardi di metri cubi), Usa (5 miliardi) e Algeria (4,9 miliardi) seguono in questa classifica.

sabato 24 settembre 2011

Israhell alla canna del gas? Non proprio, visto che i giacimenti di Yam Tethys sono in rapida via di esaurimento!


Ci perdonino i nostri lettori più seriosi per l'infantile calembour del titolo, ma la tentazione per ironizzare un po' su una vera e propria tragedia, cioé l'esaurimento delle risorse naturali palestinesi per mano dell'illegale regime ebraico di occupazione ha avuto temporaneamente la meglio. Il tumore sionista in terra di Palestina, infatti, come tutte le metastasi sottrae sangue e nutrimento all'organismo sano, indebolendolo e fiaccandolo; é di pochi giorni fa la notizia (riportata dall'outlet sionista "Globes") che le pompe estrattive del pozzo Mari B del giacimento metanifero offshore di Yam Tethys hanno iniziato a portare a galla acqua salata anziché gas naturale, segno eloquente del prossimo esaurimento del giacimento.

Riflettete con noi, il metano di quel giacimento si trovava in acque territoriali Palestinesi, doveva venire estratto a beneficio dei Palestinesi, invece gli invasori ebrei lo hanno occupato, vi si sono attaccati come sanguisughe e lo hanno PROSCIUGATO; chi compenserà i Palestinesi e i loro discendenti del furto subito? Chi farà pagare il regime dell'Apartheid per questo latrocinio? Anche per questo, ribadiamo, siamo totalmente scettici e critici verso l'elemosina ONU di un 'riconoscimento' dello Stato palestinese sui confini del 1967; perché anche quando arrivasse esso lascerebbe aperta la questione della Palestina occupata dal 1948, dove anzi, proprio in virtù dei 'confini' del riconoscimento probabilmente i sionisti si sentirebbero in qualche modo 'autorizzati' a permanere e a continuare nella loro opera di sfruttamento e distruzione del patrimonio naturale di pertinenza palestinese.

Gli analisti del mercato sionista delle commodities hanno già previsto un rialzo dei prezzi delle bollette elettriche e una più pesante dipendenza da diesel e altre forme di generazione dell'elettricità più costose e inquinanti (e di nuovo Israhell in questo modo danneggerà e contaminerà ulteriormente la terra di Palestina illegalmente occupata). Tra questa notizia e la pressoché totale interruzione del pompaggio di gas dall'Egitto (al centro di un vastissimo scandalo di corruzione che coinvolge la stessa famiglia Mubarak e che costituisce uno dei principali capi d'accusa contro i figli dell'ex dittatore) le prospettive per Israhell si fanno sempre più 'buie' e le tensioni con Libano e Turchia per lo sfruttamento dei giacimenti sottomarini del Mediterraneo Orientale sempre più probabili e pericolose.
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giovedì 28 ottobre 2010

Gheishuri porta avanti l'assedio chimico di Israele contro i Palestinesi

A corredo del presente articolo presentiamo fotografie esclusive dell'impianto chimico israeliano Gheishuri, situato tra l'imbocco meridionale di Tulkarem e la cittadina di Artah, abitata da Palestinesi.

I residenti di Artah sono letteralmente assediati dai fumi dell'industria, che produce pesticidi e diserbanti, oltre che vernici e solventi; talmente forti e penetranti sono gli effluvi di Ghaishuri da costringerli a portare mascherine e filtri su bocca e naso persino all'interno delle loro case.

Questi parchi industriali israeliani nei pressi di insediamenti palestinesi costituiscono un esempio di "guerra chimica indiretta" e un grave pericolo per la salute delle vittime esposte ai loro scarti e alle loro emanazioni. Altri esempi nella zona circostante comprendono fabbriche di componenti elettronici, che impiegano acidi, metalli pesanti e altre sostanze contaminanti e pericolose.

Il tasso di tumori, leucemie e altre gravi affezioni come asma e malattie della pelle é straordinariamente più alto ad Artah che in altre zone della Palestina.

Il decreto del governo sionista che permette di stabilire impianti industriali vicino alle case Palestinesi é stato emanato dall'esecutivo guidato dal criminale di guerra Sharon, che autorizzò 9 aree industriali situate esattamente sui margini della Striscia di Gaza e della Cisgiordania.

Siamo pronti a giurare che i Roberto Saviano e gli altri prezzolati tromboni del fascismo sionista, che recentemente si sono detti pronti a trasferirsi armi e bagagli in Israele, non gradirebbero "altrettanto" un soggiorno ad Artah, compreso di graziose e pratiche mascherine di garza e cellulosa.