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lunedì 26 novembre 2018
Della vigliaccheria francese approfitta la Cina, che con CNPC sostituisce TOTAL nello sviluppo del ricchissimo giacimento iraniano di gas "South Pars"!!
Teheran afferma che il colosso energetico statale cinese CNPC ha sostituito Total nel progetto del gas South Pars multimiliardario dopo che la società francese ha lasciato l'Iran a causa del ritorno delle sanzioni statunitensi.
Il Ministro iraniano del Petrolio Bijan Zangeneh ha detto domenica all'agenzia di stampa ICANA che CNPC inizierà le operazioni nel progetto, senza fornire ulteriori dettagli.
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martedì 13 novembre 2018
Trump non capisce nemmeno le regole base del mercato! Sanziona l'Iran e poi pretende che il prezzo del petrolio si abbassi!
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto oggi che spera che l'Arabia Saudita e l'OPEC non ridurranno le ore di produzione di petrolio dopo che il ministro saudita ha annunciato che il prossimo mese il paese ridurrà la produzione.
"Speriamo che l'Arabia Saudita e l'OPEC non taglieranno la produzione di petrolio: i prezzi del petrolio dovrebbero essere molto più bassi in base alla fornitura!" Trump ha scritto su Twitter lunedì pomeriggio, ha riferito The Hill.
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martedì 23 ottobre 2018
Ministro saudita dell'Energia ammette che non è possibile per Riyadh coprire l'ammanco di petrolio necessario agli Usa a causa delle loro sanzioni anti-Iran!
Il Ministro dell'Energia saudita afferma che il suo paese non sarebbe in grado di compensare la possibile scomparsa del petrolio dalle forniture americane una volta che gli Stati Uniti reimporranno le sanzioni contro l'Iran.
Parlando in un'intervista rilasciata lunedì con l'agenzia di stampa russa TASS, Khalid al-Falih ha detto che l'Arabia Saudita dovrà utilizzare le sue riserve petrolifere se vorrà coprire 3 milioni di barili al giorno di perdita di petrolio dall'Iran.
Tuttavia, ha aggiunto, non vi è alcuna garanzia che i prezzi del petrolio non aumenterebbero una volta che le sanzioni anti-Iran entreranno in vigore all'inizio di novembre.
Parlando in un'intervista rilasciata lunedì con l'agenzia di stampa russa TASS, Khalid al-Falih ha detto che l'Arabia Saudita dovrà utilizzare le sue riserve petrolifere se vorrà coprire 3 milioni di barili al giorno di perdita di petrolio dall'Iran.
Tuttavia, ha aggiunto, non vi è alcuna garanzia che i prezzi del petrolio non aumenterebbero una volta che le sanzioni anti-Iran entreranno in vigore all'inizio di novembre.
sabato 19 marzo 2016
"Hazzad non può draspordareh il ghazz!" E però in Siria si riaprono dozzine di pozzi di metano chiusi per la guerra!
Certo che fare lo iettatore da blog deve essere una carriera molto grama e arida di soddisfazione, alcuni portasfiga telematici poco fa ci informavano che 'Assad non può trasportare il Gas!'; tuttavia, chissà come, il Governo siriano ha iniziato proprio in queste giornate a riaprire non uno ma dozzine e dozzine di pozzi di metano che erano stati chiusi per gli eventi dell'aggressione terroristica, per venire incontro alle necessità energetiche delle zone pacificate.
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giovedì 17 marzo 2016
A Sadad il Governo Siriano inizia a estrarre metano dal ricco giacimento scoperto vicino all'autostrada Homs-Damasco!
Quante volte negli ultimi mesi abbiamo letto che l'ISIS minacciava di entrare a Sadad dopo aver conquistato posizioni tra Qurayteen e Maheen?
Ma perché i seguaci del takfiro bagdadi volevano così disperatamente arrivare a Sadad?
Forse per ucciderne la popolazione assira, ferocemente leale ad Assad?
O piuttosto perché vicino all'autostrada Homs-Damasco era stato scoperto un giacimento di metano capace di esprimere (nelle giuste condizioni), mezzo milione di metri cubi di gas al giorno?
Ma perché i seguaci del takfiro bagdadi volevano così disperatamente arrivare a Sadad?
Forse per ucciderne la popolazione assira, ferocemente leale ad Assad?
O piuttosto perché vicino all'autostrada Homs-Damasco era stato scoperto un giacimento di metano capace di esprimere (nelle giuste condizioni), mezzo milione di metri cubi di gas al giorno?
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martedì 1 settembre 2015
La Repubblica Islamica alla ricerca di sistemi per il riutilizzo del gas naturale residuo dalle estrazioni petrolifere!
Secondo dati recenti la Repubblica Islamica dell'Iran brucia ogni anno 10 miliardi e mezzo di gas naturale residuo dalle operazioni di estrazione petrolifera. Il greggio, infatti, esce dai pozzi mescolato ad acqua e a gas metano e se una parte di questa miscela viene re-iniettata nel pozzo per facilitare l'estrazione di ulteriore petrolio un'altra, spesso considerevole parte, viene bruciata ("flaring gas").
La distruzione di questo gas, oltre a essere uno spreco, costituisce anche un fattore di inquinamento; infatti le zone in cui da più tempo in Iran si estrae petrolio con questi sistemi hanno anche alti tassi di inquinamento atmosferico da residui di idrocarburi. Solo Russia e Nigeria, rispettivamente con 35 miliardi e 15 miliardi di metri cubi l'anno, distruggono più 'flaring gas' dell'Iran; Irak (10,4 miliardi di metri cubi), Usa (5 miliardi) e Algeria (4,9 miliardi) seguono in questa classifica.
La distruzione di questo gas, oltre a essere uno spreco, costituisce anche un fattore di inquinamento; infatti le zone in cui da più tempo in Iran si estrae petrolio con questi sistemi hanno anche alti tassi di inquinamento atmosferico da residui di idrocarburi. Solo Russia e Nigeria, rispettivamente con 35 miliardi e 15 miliardi di metri cubi l'anno, distruggono più 'flaring gas' dell'Iran; Irak (10,4 miliardi di metri cubi), Usa (5 miliardi) e Algeria (4,9 miliardi) seguono in questa classifica.
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domenica 9 novembre 2014
L'Iran costruirà raffinerie in Indonesia per venire incontro al fabbisogno energetico di questo paese!!
Il Direttore Generale con delega al Petrolio e al Gas del Ministero indonesiano per le Miniere e l'Energia, Naryanto Wagimin ha dichiarato ai media indonesiani che raffinerie per un valore complessivo di 3 miliardi di dollari Usa verranno costruite nelle province occidentali di Banten e Giava Ovest grazie alla cooperazione con l'Iran.
"Ci sono ancora molti dettagli da definire", ha puntualizzato Wagimin, "avremo bisogno di ulteriori riunioni coi nostri partner iraniani per discutere i vari passi da compiere". Wagimin ha anche affermato che le autorità indonesiano hanno trovato il greggio iraniano adatto a venire raffinato nell'impianto di Cilacap, nella parte sudoccidentale della Provincia di Giava Centro.
Anche le nuove raffinerie verranno tutte alimentate con petrolio iraniano. Fino agli anni '80 l'Indonesia era un forte esportatore di petrolio, ma con la crescita della sua popolazione e del fabbisogno energetico interno é arrivata negli ultimi anni a consumare 1.600.000 barili di petrolio al giorno mentre é in grado di estrarne a malapena 800.000.
L'Iran si é detto disponibile a fornire a Giacarta fino a 300.000 barili di petrolio al giorno per un periodo minimo di 20 anni, diventando fornitore di quasi un quinto del fabbisogno indonesiano. Le nuove raffinerie verranno finanziate al 30 per cento dall'iraniana Nakhle Barani Pardis e al 70 per cento dall'indonesiana Kreasindo.
"Ci sono ancora molti dettagli da definire", ha puntualizzato Wagimin, "avremo bisogno di ulteriori riunioni coi nostri partner iraniani per discutere i vari passi da compiere". Wagimin ha anche affermato che le autorità indonesiano hanno trovato il greggio iraniano adatto a venire raffinato nell'impianto di Cilacap, nella parte sudoccidentale della Provincia di Giava Centro.
Anche le nuove raffinerie verranno tutte alimentate con petrolio iraniano. Fino agli anni '80 l'Indonesia era un forte esportatore di petrolio, ma con la crescita della sua popolazione e del fabbisogno energetico interno é arrivata negli ultimi anni a consumare 1.600.000 barili di petrolio al giorno mentre é in grado di estrarne a malapena 800.000.
L'Iran si é detto disponibile a fornire a Giacarta fino a 300.000 barili di petrolio al giorno per un periodo minimo di 20 anni, diventando fornitore di quasi un quinto del fabbisogno indonesiano. Le nuove raffinerie verranno finanziate al 30 per cento dall'iraniana Nakhle Barani Pardis e al 70 per cento dall'indonesiana Kreasindo.
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giovedì 25 settembre 2014
In Iran c'é ancora petrolio fino al 2074 e continuano le ricerche di nuovi bacini e giacimenti di idrocarburi!!
Secondo le ultime stime, riviste al rialzo con la scoperta di nuovi, promettenti giacimenti, la Repubblica Islamica dell'Iran potrà continuare a estrarre ed esportare greggio almeno fino all'anno 2074, soprattutto tenendo conto del fatto che la diversificazione energetica del mercato interno, con grandi investimenti nel nucleare ma anche nelle fonti rinnovabili, ridurranno drasticamente la quota di petrolio necessario all'autoconsumo.
L'annuncio é stato dato dal Vicedirettore della NIOC (compagnia statale petrolifera) Bahman Soleimani, il quale ha detto che nonostante l'accresciuta richiesta e l'aumento di estrazione realizzato anche quest'anno ci sono "almeno" 157 miliardi di barili ancora da sfruttare sotto il suolo e le acque territoriali dell'Iran. Nel 1979 si considerava che la riserva petrolifera dell'Iran si sarebbe esaurita prima della fine del secolo.
Altre prospezioni e analisi sono in corso nei Monti Zagros, nel Mar dell'Oman e nel Mar Caspio alla ricerca di ulteriori giacimenti, non solo di petrolio, ma anche di gas naturale, che, stando alle valutazioni attuali, sarà ancora abbondante fino ai primi anni del 23esimo secolo.
L'annuncio é stato dato dal Vicedirettore della NIOC (compagnia statale petrolifera) Bahman Soleimani, il quale ha detto che nonostante l'accresciuta richiesta e l'aumento di estrazione realizzato anche quest'anno ci sono "almeno" 157 miliardi di barili ancora da sfruttare sotto il suolo e le acque territoriali dell'Iran. Nel 1979 si considerava che la riserva petrolifera dell'Iran si sarebbe esaurita prima della fine del secolo.
Altre prospezioni e analisi sono in corso nei Monti Zagros, nel Mar dell'Oman e nel Mar Caspio alla ricerca di ulteriori giacimenti, non solo di petrolio, ma anche di gas naturale, che, stando alle valutazioni attuali, sarà ancora abbondante fino ai primi anni del 23esimo secolo.
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giovedì 7 febbraio 2013
Il Mukhabarat al-Jawiyya di Assad cattura in Turchia il pericoloso leader terrorista Riyadh al-Ahmad!
A poco più di un mese dall'uccellagione del brigadiere disertore Mustafa Sheikh uno dei pochissimi altri ufficiali siriani traditori passati alla parte dei mercenari wahabiti e qaedisti sostenuti da Usa, Francia, Turchia, Israele, Qatar e Arabia Saudita é caduto 'caldo caldo' nella rete tesa per lui dai membri del Servizio Segreto dell'Aeronautica (che Assad Padre rese una delle agenzie di intelligence più temibili del Medio Oriente), il famoso e rispettato Mukhabarat al-Jawiyya
Riyadh al-Ahmad era solo un normale capitano nell'Esercito di Assad, il fatto che, dopo il Brigadiere Sheikh, egli fosse rimasto come "uno dei più alti in grado tra i disertori delle forze armate" fa ben capire quanto misero e totalmente trascurabile sia stato l'esodo dalle file lealiste in questi due anni di campagna terrorista contro la Siria e la sua gente (si calcolano in meno di 5000 i militari, poliziotti e altri uomini dello Stato che abbiano disertato i loro posti; inoltre, molti di loro non sono finiti nelle fila degli insorgenti, ma si sono dati all'esilio o alla latitanza).
Al contrario del Brigadiere Sheikh, catturato attorno a Daraya nello squagliamento totale delle sue 'milizie' schiacciate e distrutte nelle battaglie di fine 2012, il Capitano Al-Ahmad é stato catturato in pieno territorio turco, con una operazione 'dietro le linee' che fa rivivere in chi scrive lo spirito di avventurosa esaltazione che sperimentava, ragazzino, nel leggere o nel guardare le gesta fictionalizzate di Gregory Peck, Lee Marvin, Clint Eastwood e altri 'regolari' delle pellicole belliche avventurose ispirate alle pagine di MacLean o di Nathanson.
Ancora più indicativo é il fatto che l'ardita missione in territorio turco non sarebbe potuta andare così bene senza l'aiuto prezioso di un gruppo denominatosi "Basaharians", turchi di etnia araba avversi alla politica anti-Assad di Erdogan e ansiosi di aiutare in ogni maniera il regime di Damasco a vincere la sua partita contro la destabilizzazione terrorista.
Nel passato recente i Basaharians avrebbero avvertito i servizi segreti siriani di concentramenti di truppe, armi, convogli al confine Nord, aiutando quindi le forze lealiste a prendere le più opportune contromisure.
Riyadh al-Ahmad era solo un normale capitano nell'Esercito di Assad, il fatto che, dopo il Brigadiere Sheikh, egli fosse rimasto come "uno dei più alti in grado tra i disertori delle forze armate" fa ben capire quanto misero e totalmente trascurabile sia stato l'esodo dalle file lealiste in questi due anni di campagna terrorista contro la Siria e la sua gente (si calcolano in meno di 5000 i militari, poliziotti e altri uomini dello Stato che abbiano disertato i loro posti; inoltre, molti di loro non sono finiti nelle fila degli insorgenti, ma si sono dati all'esilio o alla latitanza).
Al contrario del Brigadiere Sheikh, catturato attorno a Daraya nello squagliamento totale delle sue 'milizie' schiacciate e distrutte nelle battaglie di fine 2012, il Capitano Al-Ahmad é stato catturato in pieno territorio turco, con una operazione 'dietro le linee' che fa rivivere in chi scrive lo spirito di avventurosa esaltazione che sperimentava, ragazzino, nel leggere o nel guardare le gesta fictionalizzate di Gregory Peck, Lee Marvin, Clint Eastwood e altri 'regolari' delle pellicole belliche avventurose ispirate alle pagine di MacLean o di Nathanson.
Ancora più indicativo é il fatto che l'ardita missione in territorio turco non sarebbe potuta andare così bene senza l'aiuto prezioso di un gruppo denominatosi "Basaharians", turchi di etnia araba avversi alla politica anti-Assad di Erdogan e ansiosi di aiutare in ogni maniera il regime di Damasco a vincere la sua partita contro la destabilizzazione terrorista.
Nel passato recente i Basaharians avrebbero avvertito i servizi segreti siriani di concentramenti di truppe, armi, convogli al confine Nord, aiutando quindi le forze lealiste a prendere le più opportune contromisure.
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lunedì 21 gennaio 2013
Circa un miliardo di barili di greggio nel giacimento scoperto dagli Irakeni nella provincia di Maysan!
La scoperta di un giacimento da un miliardo di barili di petrolio farebbe fare i salti mortali a chiunque ma, quando capita in un paese che ha già riserve di greggio calcolate in circa 143 miliardi di barili causa, piuttosto che euforia sfrenata, un moderato compiacimento. E' quello che é successo in Irak quando, con le prime prospezioni intraprese autonomamente da 30 anni a questa parte la Compagnia Statale Irakena per il Petrolio ha individuato nella Provincia di Maysan il deposito a nove zeri.
Al confine col vicino Iran, il bacino petrolifero probabilmente é imparentato con quelli più superficiali che si trovano appena oltre confine nel territorio iraniano del Khuzestan (che fornirono uno dei molti 'obiettivi' per la Guerra Iran-Irak voluta dal dittatore di Bagdad Saddam Hussein). La scoperta del giacimento a seguito di ricerche intraprese dalla società governativa é importante anche come simbolo, segno che l'Irak vuole dire la sua nella gestione del suo patrimonio sotterraneo e non affidarsi supinamente alle compagnie Russe, Cinesi, Francesi e di altre nazionalità tradizionalmente presenti sul suo territorio.
In questa maniera l'Irak si renderebbe più autonomo e indipendente dal punto di vista economico, in ciò imitando gli ultratrentennali sforzi di altri paesi vicini. Oltre ai 143 miliardi di barili stimati l'Irak possiederebbe anche qualcosa come 3 200 000 000 000 000 000 (tre trillioni e due) di metri cubi di gas metano intrappolati sotto la sua superficie.
Al confine col vicino Iran, il bacino petrolifero probabilmente é imparentato con quelli più superficiali che si trovano appena oltre confine nel territorio iraniano del Khuzestan (che fornirono uno dei molti 'obiettivi' per la Guerra Iran-Irak voluta dal dittatore di Bagdad Saddam Hussein). La scoperta del giacimento a seguito di ricerche intraprese dalla società governativa é importante anche come simbolo, segno che l'Irak vuole dire la sua nella gestione del suo patrimonio sotterraneo e non affidarsi supinamente alle compagnie Russe, Cinesi, Francesi e di altre nazionalità tradizionalmente presenti sul suo territorio.
In questa maniera l'Irak si renderebbe più autonomo e indipendente dal punto di vista economico, in ciò imitando gli ultratrentennali sforzi di altri paesi vicini. Oltre ai 143 miliardi di barili stimati l'Irak possiederebbe anche qualcosa come 3 200 000 000 000 000 000 (tre trillioni e due) di metri cubi di gas metano intrappolati sotto la sua superficie.
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