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mercoledì 3 ottobre 2012

Processo in contumacia per Ahmed Shafiq, ex-uomo di punta del regime di Mubarak latitante presso i corrotti emiri del Golfo!

Come abbiamo già scritto in passato Ahmed Shafiq, ex-uomo di punta del regime di Mubarak, che ha cercato senza successo di opporsi alla scalata alla Presidenza di Mohammed Mursi ed é quindi prontamente fuggito negli Emirati Arabi Uniti dopo la sconfitta alle elezioni é stato oggetto di provvedimenti restrittivi della magistratura egiziana nelle ultime settimane, per il ruolo avuto nelle maleversazioni e nel peculato su cui si fondava la cleptocrazia del deposto tiranno del Cairo.

Adesso Adel Saeed, Portavoce dell'Ufficio della Procura Generale egiziana, ha dichiarato che, stante la grande massa di prove e testimonianze contro Shafiq emerse e raccolte negli ultimi mesi, un processo verrà istruito contro di lui per molteplici imputazioni tra cui corruzione, concussione, malversazione di fondi e proprietà pubblica e peculato e il procedimento avrà seguito anche in mancanza dell'imputato principale che, se condannato, verrà quindi fatto oggetto di una ufficiale richiesta di estradizione internazionale.

La maggior parte dei reati ascritti a Shafiq si sarebbero consumati durante i suoi otto anni spesi come Ministro dell'Aviazione e il più grave di essi sarebbe stato la vendita di beni immobiliari dello Stato a un trust capitanato dai figli del dittatore, Alaa e Gamal Mubarak. Shafiq, dal Golfo Persico ha dichiarato che il procedimento contro di lui costituisce una "persecuzione politica".
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martedì 11 settembre 2012

Mandato di cattura per il latitante Ahmad Shafiq: l'Egitto chiederà l'estradizione agli Emirati Arabi?

L'ex-candidato presidenziale dei Generali filo-americani e filo-sionisti, Ahmad Shafiq, fuggito negli Emirati Arabi subito dopo la sua sconfitta elettorale per mano di Mohammed Mursi del Partito di Libertà e Giustizia, dopo essere stato inserito in un elenco di fermandi nel caso che si fosse ripresentato entro i confini nazionali egiziani ha visto il proprio nome comparire su un mandato di cattura, spiccato nei suoi confronti per le numerose malversazioni di patrimonio pubblico e gli episodi di corruzione che lo videro protagonista nel corso della sua 'carriera' sotto l'ex-autocrate Hosni Mubarak.

Se prima era necessario che Shafiq tornasse in Egitto perché la Magistratura prendesse provvedimenti nei suoi confronti adesso il Cairo potrebbe arrivare a chiedere alle autorità degli UAE anche la sua estradizione visto il numero e la pognanza degli addebiti nei suoi confronti.

Tuttavia é molto probabile che, pur richiesta, la traduzione in Egitto dell'ex-candidato presidenziale non verrà concessa visto quanto intensamente gli emirati petroliferi del Golfo avevano preso parte alla campagna elettorale di Shafiq, visto come un argine attorno a cui ricompattare i resti del regime Mubarakista, alleato di Arabia Saudita, Qatar e altri sceicchi conservatori.
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venerdì 31 agosto 2012

Ahmed Shafiq inserito in una lista speciale del Ministero degli Interni egiziano: se tornerà in patria verrà arrestato!

 L'ex Premier dell'Era Mubarak nonché candidato presidenziale sconfitto Ahmad Shafiq é stato recentemente inserito in una lista del Ministero Egiziano che prevede il suo fermo immediato qualora si presenti ai confini del paese per entrarvi. Il provvedimento é stato preso a seguito delle indagini lanciate sul suo conto riguardo l'assegnazione irregolare di 40mila metri quadrati di demanio a un progetto speculativo voluto dai fratelli Alaa e Gamal Mubarak, rampolli dell'ex Autocrate del Cairo.

"La procura investigativa ha deciso di mettere l'ex-Generale Ahmed Shafiq nella lista dei fermandi a seguito delle sempre più incriminanti certezze sul suo ruolo nella malversazione del patrimonio pubblico", ha dichiarato l'ufficiale giudiziario Usama al-Saediy. Le accuse risalgono al periodo (ben otto anni) da lui speso come Ministro dell'Aviazione. Subito dopo la sua sconfitta elettorale Shafiq, annusando l'aria pesante, ha rapidamente abbandonato l'Egitto trasferendosi negli Emirati Arabi Uniti, sotto la protezione dei corrotti oligarchi petroliferi che ne avevano finanziato la campagna elettorale.

La cosa ironica é che, nella lista dei passeggeri da fermare, per una lentezza burocratica, figura ancora Mohammed Mursi, suo vincitore nella disfida presidenziale, attualmente proprio in viaggio diplomatico in Iran per il vertice dei Paesi Non-allineati di Teheran.
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martedì 5 giugno 2012

I fratelli Gamal e Alaa Mubarak 'rimbalzano' da un processo all'altro, accuse di Insider Trading e Riciclaggio per loro!


Non si é ancora spenta l'eco della loro assoluzione al processo che ha visto invece il loro genitore condannato all'ergastolo che subito nuovi sviluppi giudiziari coinvolgono la ex-coppia di "rampolli dorati"di quella che fino a un anno e mezzo fa era la famiglia più ricca, potente, invidiata e temuta d'Egitto che, come precedentemente annunciato su queste pagine, sono rimasti in custodia anche dopo l'assoluzione, essendo nel frattempo stati raggiunti da altre accuse, nella fattispecie riguardanti i reati di 'Insider Trading' e di riciclaggio di denaro. Solo per il primo capo di imputazione gli si chiede conto di circa trecento milioni di Euro (oltre due miliardi di lire egiziane) che i due avrebbero guadagnato manipolando con informazioni riservate le quotazioni borsistiche di alcuni titoli.

 Gli avvocati che assistono il "Clan Mubarak" hanno già annunciato che i due fratelli rimarranno in carcerazione preventiva in attesa che venga istruito il nuovo processo, ostentando però sicurezza riguardo alla loro assoluzione anche da questi addebiti. Intanto nella capitale e nelle più importanti città d'Egitto continuano a sussesguirsi le manifestazioni di malcontento riguardo l'assoluzione degli alti ufficiali di polizia che erano accusati insieme ai Mubarak e ad El-Adly. E' evidente la volontà della giunta militare di transizione (SCAF) di non condurre una vera inchiesta sui processi decisionali che portarono alla morte di oltre novecento persone durante la fase più cruenta delle proteste, ma di avere invece cercato di placare il popolo con alcune condanne simboliche, lasciando al sicuro gli anelli medi e medio-bassi della catena decisionale della repressione.
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venerdì 1 giugno 2012

Domani il verdetto al processo cairota contro Mubarak per i morti del 2011!

Il verdetto del processo contro l'ex-autocrate egiziano Hosni Mubarak dovrebbe venire emesso domani, secondo quanto annunciato da Nile TV e apparentemente confermato dall'ambiente giudiziario della capitale. Le accuse principali contro l'Ex-"faraone" riguardano l'avere espressamente raccomandato l'uso di forza letale per tentare di reprimere le massicce proteste di inizio 2011 che portarono, a soli due mesi dalle elezioni-farsa di novembre che dovevano confermare il suo potere e dargli modo di preparare la successione verso il figlio-delfino Gamal, alle sue dimissioni.
Oltre 830 persone furono uccise in quei giorni, dalle forze di polizia oppure dai mazzieri reclutati dal suo partito tra i dipendenti di aziende pubbliche, i criminali comuni e gli ultrà calcistici della squadra "protetta" del regime (il club Al-Ahly). L'Ex-Presidente rischia la pena di morte se la sua responsabilità nell'uso della violenza risulterà diretta e innegabile.
In una notizia correlata, alle accuse che pendono invece sulla testa dei due figli di Mubarak, Gamal appunto e Alaa, che finora annoveravano capi dì accusa come corruzione, appropriazione indebita e interesse privato in atti pubblici, si sono recentemente aggiunti addebiti di "insider trading", il reato che prevede il traffico di informazioni riservate per trarre vantaggi economici o manipolare i listini di quotazione borsistica.
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lunedì 19 dicembre 2011

E Dieci! Nuovo attentato esplosivo al metanodotto che dal Sinai va verso Israele


Il tratto di tubature metanifere che da Al-Arish va verso Israele é stato sottoposto al decimo attacco dinamitardo dallo scorso febbraio, circa cinque chilometri a Sud della cittadina.

Secondo una dichiarazione di ufficiali locali cariche attivate a distranza da "sconosciuti attentatori arrivati in fuoristrada" avrebbero squarciato i tubi senza tuttavia provocare incendi visto che le stazioni di pompaggio verso l'entità ebraica sono ferme da molte settimane.

Nessuna rivendicazione del gesto é stata segnalata; tuttavia le autorità sospettano clan beduini e attivisti opposti ai legami commerciali con Tel Aviv, come quelli già arrestati nel recente passato.

Intanto, al Cairo e nelle maggiori città egiziane la folla rimprovera violentemente al Consiglio Supremo delle Forze Armate di non essersi sufficientemente distaccato dalle politiche e dagli atteggiamenti del passato regime di Mubarak.
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martedì 29 novembre 2011

Nono attacco esplosivo ai gasdotti del Sinai, ancora in fiamme le tubature!


L'agenzia stampa britannica Reuters riporta che, per la nona volta dal gennaio 2011, le tubature del metanodotto che veniva usato per rifornire a costo zero di gas il regime ebraico (secondo le clausole dell'umiliante capitolazione di Camp David) sono state soggette a un attacco esplosivo.

Una sezione di tubazioni a Ovest di Al-Arish é saltata in aria nella giornata di lunedì; pochi minuti dopo la prima esplosione una seconda, circa un centinaio di metri più avanti, ha fatto alzare ulteriori fiamme.

Gli attacchi sarebbero stati portati a termine nell'area di Al-Sabel; non ci sarebbero state rivendicazioni.
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sabato 26 novembre 2011

Ottavo attacco esplosivo nel Sinai contro il gasdotto che riforniva Israele; pochi i danni, i tubi sono ormai a secco!


Ignoti sabotatori hanno nuovamente colpito, per l'ottava volta da febbraio, il gasdotto che attraverso la penisola del Sinai riforniva, durante il regno di Hosni Mubarak, il regime ebraico di occupazione con il metano egiziano, praticamente 'regalato' a prezzi assurdamente inferiori al suo valore di mercato, secondo quanto imposto dagli Usa con le clausole dell'umiliante capitolazione di Camp David, accettata da Anwar Sadat al momento di prostituire sé stesso, la sua carica e l'eredità della rivoluzione Nasserita alle misere prebende promesse dall'imperialismo occidentale, da pagarsi con l'umiliazione della nazione e l'impoverimento del popolo schiacciato dalle 'liberalizzazioni' e dalle privatizzazioni a favore di pochi boiardi ammanigliati col potere (che si ingraziavano a furia di mazzette e bustarelle).

Tornando all'attacco, testimoni oculari hanno visto diversi sabotatori mascherati collocare cariche esplosive sotto le tubazioni a 60 chilometri a Ovest di Al-Arish, nel Nord del Sinai, prima di dileguarsi e fare brillare il tutto con comandi a distanza, secondo quanto riportato dall'Agence France Presse nella serata di ieri. Nonostante il gran numero di esplosivi collocati le esplosioni hanno causato incendi limitati visto che ormai nelle tubature praticamente non passa più metano.

Gli Egiziani, fin dal trionfo della Rivoluzione di Piazza Tahrir hanno chiesto apertamente lo smantellamento di ogni impianto di pompaggio in direzione del regime sionista; secondo un sondaggio effettuato da Synovate per conto dell'emittente iranian PressTV e pubblicato lo scorso 3 ottobre 73 cittadini egiziani su 100 vogliono l'eliminazione del gasdotto verso Israele, il 9 per cento é a favore e il 12 per cento non ha espresso opinioni in merito.
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martedì 15 novembre 2011

Le forze di sicurezza egiziane arrestano due degli attentatori responsabili delle esplosioni di venerdì scorso al metanodotto!


Le forze di sicurezza del Cairo avrebbero catturato due membri del commando che pochi giorni orsono ha portato a termine il settimo attentato esplosivo contro il metanodotto che smista il gas egiziano verso la Giordania e che fino a qualche tempo fa provvedeva anche a rifornire il regime ebraico. L'agenzia stampa mediorientale (MENA) ha rivelato i nomi degli arrestati: sarebbero Abdel Karim Mohammed Ahmed e Ahmed Salem Awad, ambedue parti di un gruppo denominato 'Al Takfeer wal Hijra' e sarebbero stati fermati e quindi tratti in arresto durante una retata a Al-Arish.

I due avrebbero rivelato che a capo del gruppo impegnato ad attaccare il metanodotto in questi ultimi mesi vi sarebbe un certo Mohammed al-Teehi. Il comunicato ufficiale delle forze di sicurezza recita che quest'ultima operazione smentisce chi sosteneva che il Governo di transizione abbia problemi a mantenere il controllo sul suo territorio e che, anche grazie all'intensificazione delle misure di sicurezza, presto tutti i tratti del gasdotto del Sinai saranno al sicuro da proditori attentati esplosivi come quelli che si sono ripetuti da febbraio a oggi.
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venerdì 11 novembre 2011

Ancora in fiamme i metanodotti del Sinai! Settimo attacco esplosivo in nove mesi


Doppia esplosione nella giornata di ieri lungo le tubature e le condotte che servono a portare il metano dall'Egitto alla Giordania e che, prima della deposizione di Mubarak, erano servite a rifornire a prezzi assurdamente bassi anche il regime ebraico, come imposto dalle clausole della ignominiosa capitolazione firmata a Camp David da Anwar Sadat (e che gli valse la condanna a morte tre anni più tardi dopo la sua sigla, con l'attentato del 1982). La prima esplosione, all'una antimeridiana di giovedì 10 novembre, si é registrata a 40 chilometri Ovest da Al-Arish, nel Nord del Sinai, secondo quanto riportato dalla France Presse.

La seconda, presso una stazione di pompaggio vicino a Mazar, ha scatenato un vasto incendio con altissime fiamme che é stato possibile prima contenere e infine domare soltanto molto tardi nella giornata. Testimoni oculari riportano di aver visto una squadra di uomini scendere da un camion e piazzare cariche esplosive lungo il gasdotto, che sono poi state fatte brillare tramite controllo a distanza, dopo che il commando era risalito sul mezzo e si era allontanato.

Il Ministro dell'Energia del Governo ad interim, Abdullah Ghorab, ha dichiarato che "quanto prima" l'Egitto installerà avanzati pacchetti di sorveglianza e sicurezza lungo il metanodotto; per cercare di arginare questi attacchi distruttivi, attribuiti alla popolazione beduina della penisola.

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martedì 27 settembre 2011

Quinto attacco esplosivo in pochi mesi contro il gasdotto egiziano ad Al-Arish, nella Penisola del Sinai!


Dopo l'esplosione che ha squassato l'aria nelle prime ore di martedì 27 settembre, una nuova lingua ruggente di gas in fiamme segna il punto in cui ignoti attentatori hanno dinamitato, per la quinta volta consecutiva, la stazione di pompaggio del metanodotto del Sinai presso Al-Arish.

L'impianto garantisce l'afflusso di gas combustibile egiziano verso la Giordania e, fino a pochi mesi fa, anche verso il regime dell'occupazione sionsita. In seguito alle proteste che hanno causato la caduta di Mubarak, tuttavia, questo secondo flusso si é praticamente arrestato, anche se non si arrestano gli attentati contro gli impianti.

Naturalmente tali gesti devono essere inquadrati in dinamiche complesse, dove entrano in gioco anche le condizioni delle popolazioni beduine native del Sinai e il loro trattamento da parte delle autorità egiziane. L'interruzione del flusso di metano verso Israele ha spinto il regime sionista a intensificare lo sfruttamento dei giacimenti offshore, uno dei quali si é recentemente esaurito, e causando comunque un deciso aumento della bolletta energetica.

Sotto la dittatura di Mubarak l'Egitto riforniva lo Stato ebraico di metano a prezzi incredibilmente più bassi di quelli praticati pure dai più grandi esportatori di gas mondiale (come Algeria, Qatar, Russia o Iran) grazie al versamento di copiose mazzette che finivano in tasca anche ai due figli del 'Faraone'.
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sabato 24 settembre 2011

Israhell alla canna del gas? Non proprio, visto che i giacimenti di Yam Tethys sono in rapida via di esaurimento!


Ci perdonino i nostri lettori più seriosi per l'infantile calembour del titolo, ma la tentazione per ironizzare un po' su una vera e propria tragedia, cioé l'esaurimento delle risorse naturali palestinesi per mano dell'illegale regime ebraico di occupazione ha avuto temporaneamente la meglio. Il tumore sionista in terra di Palestina, infatti, come tutte le metastasi sottrae sangue e nutrimento all'organismo sano, indebolendolo e fiaccandolo; é di pochi giorni fa la notizia (riportata dall'outlet sionista "Globes") che le pompe estrattive del pozzo Mari B del giacimento metanifero offshore di Yam Tethys hanno iniziato a portare a galla acqua salata anziché gas naturale, segno eloquente del prossimo esaurimento del giacimento.

Riflettete con noi, il metano di quel giacimento si trovava in acque territoriali Palestinesi, doveva venire estratto a beneficio dei Palestinesi, invece gli invasori ebrei lo hanno occupato, vi si sono attaccati come sanguisughe e lo hanno PROSCIUGATO; chi compenserà i Palestinesi e i loro discendenti del furto subito? Chi farà pagare il regime dell'Apartheid per questo latrocinio? Anche per questo, ribadiamo, siamo totalmente scettici e critici verso l'elemosina ONU di un 'riconoscimento' dello Stato palestinese sui confini del 1967; perché anche quando arrivasse esso lascerebbe aperta la questione della Palestina occupata dal 1948, dove anzi, proprio in virtù dei 'confini' del riconoscimento probabilmente i sionisti si sentirebbero in qualche modo 'autorizzati' a permanere e a continuare nella loro opera di sfruttamento e distruzione del patrimonio naturale di pertinenza palestinese.

Gli analisti del mercato sionista delle commodities hanno già previsto un rialzo dei prezzi delle bollette elettriche e una più pesante dipendenza da diesel e altre forme di generazione dell'elettricità più costose e inquinanti (e di nuovo Israhell in questo modo danneggerà e contaminerà ulteriormente la terra di Palestina illegalmente occupata). Tra questa notizia e la pressoché totale interruzione del pompaggio di gas dall'Egitto (al centro di un vastissimo scandalo di corruzione che coinvolge la stessa famiglia Mubarak e che costituisce uno dei principali capi d'accusa contro i figli dell'ex dittatore) le prospettive per Israhell si fanno sempre più 'buie' e le tensioni con Libano e Turchia per lo sfruttamento dei giacimenti sottomarini del Mediterraneo Orientale sempre più probabili e pericolose.
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domenica 18 settembre 2011

Ladri di terra, di acqua, di risorse! Si moltiplicano angherie e vessazioni sioniste contro i Palestinesi dei territori occupati


L'Autorità nazionale palestinese, egemonizzata in Cisgiordania dalla fazione Fatah, ha accusato il regime dell'Occupazione di avere iniziato operazioni di furto e sfruttamento di un giacimento di petrolio greggio e gas naturale vicino a Ramallah, a esclusivo beneficio dell'entità sionista, configurando un vero e proprio latrocinio di risorse naturali che dovrebbero venire sfruttate prima di tutto a favore degli abitanti della zona.

La denuncia, subito ripresa dall'agenzia stampa ufficiale della Repubblica popolare cinese, la Xinhua, puntualizza come tale operazione si inquadri in un progetto generalizzato di sottrazione e sfruttamento doloso di risorse idriche, agricole, minerarie e del suolo che defrauda i cittadini Palestinesi come e peggio le popolazioni sottoposte a dominio coloniale europeo venivano defraudate delle loro ricchezze naturali nei secoli passati.

Come se non bastasse, tali operazioni costituiscono una sfacciata e flagrante violazione dei cosiddetti "Accordi di Oslo", confermando una volta di più (se mai ce ne fosse stato alcun bisogno) che per il regime ebraico tali 'accordi' non hanno rappresentato altro se non un comodo paravento dietro il quale continuare impunemente le proprie politiche di colonizzazione, sfruttamento, occupazione illegale e giudeizzazione forzata dei territori palestinesi.

Interrogati a proposito di questo furto, rappresentanti dell'Occupazione sionista hanno cercato di giustificarlo citando l'interruzione del flusso di metano a prezzo super-scontato che, negli anni precedenti, raggiungeva Israele dall'Egitto sottoposto al giogo del dittatore Mubarak. Come ricorderanno bene in nostri lettori la 'svendita' a prezzi del tutto irragionevoli di enormi quantità di metano egiziano (con il fitto sottobosco di corruttela che ne stava alla base) costituisce uno dei principali capi di imposizione per l'ex-'Faraone' e i suoi due figli Alaa e Gamal. Privato del metano rubato agli Egiziani ora lo stato dell'Apartheid vuole rubarlo ai Palestinesi!
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mercoledì 3 agosto 2011

Come cadono i potenti: I "Magnifici Mubarak" dai ricevimenti di gala alla gabbia degli imputati!


Si é aperto oggi al Cairo il processo all'ex dittatore Mubarak e ai suoi due figli: il 'delfino' Gamal, che era pronto ad assumere il ruolo del padre entro il 2015 e Alaa, che preferiva sfruttare l'influenza dei familiari per trafficare coi beni del demanio e intascare bustarelle e tangenti.

Accusati di una lunghissima serie di reati che vanno dalla corruzione alla cospirazione alla complicità in omicidio (per via degli 846 dimostranti uccisi tra gennaio e febbraio 2011), rischiano lunghissime pene detentive e, se verrà provato un loro esplicito ordine per l'uso di forza letale contro i manifestanti, persino la pena di morte.

Le foto degli anni scorsi che vedono i "Magnifici Mubarak" vestiti di impeccabili completi di Brioni con cravatte Brooks Brothers, sottobraccio alle loro vistose consorti, spalla a spalla con presidenti, primi ministri e teste più o meno coronate stridono fortemente con le foto diffuse oggi di tre persone in tuta bianca rinchiuse dentro una gabbia metallica ad ascoltare gli addebiti contro di loro.

Al contrario di quanto accennato in precedenza il tribunale é stato allestito non in un Centro Congressi della capitale, ma in una accademia di polizia della vastissima periferia del Cairo, in modo da poter garantire più rigide misure di sicurezza.

Molti osservatori si chiedono se ai Mubarak verranno inflitte pene esemplarie e se gli elementi del vecchio ordinamento sopravvissuti nel Governo di Transizione li useranno come 'capri espiatori' per coprire le loro corresponsabilità e connivenze in tre decadi esatte di regime autoritario.
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lunedì 18 luglio 2011

La Reuters riporta: "Mubarak in coma!", é vero o é solo un trucco per non pagare dazio?

L'agenzia britannica Reuters ha ripreso una nota della tv di Stato egiziana (Nile TV), secondo la quale l'ex uomo forte del Cairo sarebbe scivolato in coma nell'ospedale in cui era tenuto in custodia; il suo rappresentante legale, Farid el-Deeb, avrebbe dichiarato di essere stato informato dell'aggravarsi delle sue condizioni e di essersi subito diretto verso la cittadina di Sharm el-Sheik, per verificare di persona il suo stato.

"Tutto ciò che so, finora, é che l'ex-Presidente si trova in coma completo"; alcuni osservatori, a rischio di essere considerati cinici, hanno già messo in dubbio la veridicità dei bollettini medici, notando come l'improvviso aggravarsi delle condizioni di Mubarak sia 'appropriatamente' arrivato alla vigilia del processo che, insieme ai due figli, doveva vederlo accusato di corruzione, appropriazione indebita, malversazione delle risorse dello stato e possibilmente anche cospirazione e omicidio per gli ordini di repressione dei moti popolari che hanno portato, tra gennaio e febbraio, all'uccisione di 846 manifestanti.

In particolare quest'ultima accusa, se provata in aula, potrebbe portare gli imputati davanti al patibolo, per colmo di ironia, proprio secondo la legislazione di emergenza imposta dallo stesso Mubarak per tutto il trentennio del suo 'regno' sul Paese del Nilo.

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martedì 12 luglio 2011

Quarto attentato esplosivo contro i terminal del gasdotto egiziano verso Israele!


Attaccanti non identificati hanno nuovamente dinamitato un terminal del gasdotto che attraverso la Penisola del Sinai garantisce l'esportazione del metano egiziano verso il regno ascemita di Giordania e, fino ad alcuni mesi orsono, anche in direzione dello Stato ebraico; secondo quanto riportato dall'agenzia Associated Press e dall'emittente iraniana in lingua inglese PRESSTV l'esplosione é avvenuta nelle prime ore del martedì, presso El-Arish, nella parte del Sinai più vicina proprio a Israele.

Gli attaccanti hanno preso ogni precauzione per evitare di ferire guardiani e tecnici dell'impianto: loro obiettivo era la struttura di pompaggio, non il suo personale. E' ormai il quarto attacco di questo tipo dall'11 febbraio, quando il tiranno Hosni Mubarak venne costretto alle dimissioni da settimane di colossali e ininterrotte proteste e agitazioni popolari.

L'Egitto, per imposizione dell'autocrate filo-americano e filo-sionista forniva a Israele il 45 per cento del suo fabbisogno di metano per generazione di energia elettrica, a un prezzo ridicolmente fuori mercato, la cui applicazione ha cagionato un danno di miliardi di Euro all'erario del Cairo.
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lunedì 4 luglio 2011

Nuovo attentato esplosivo al gasdotto del Sinai, colpita una stazione di pompaggio!


Secondo quanto riportato da fonti delle forze di sicurezza egiziane il gasdotto del Sinai sarebbe stato teatro nelle prime ore di stamane di un nuovo attentato esplosivo che ha costretto a interrompere il flusso di metano verso il regno Ascemita di Giordania.

Uomini a volto coperto armati di granate a mano e fucili d'assalto avrebbero costretto il personale di una stazione di pompaggo ad abbandonare i loro posti per poi piantare cariche esplosive e farle brillare.

L'incendio che si é subito sviluppato ha impegnato fino a poco fa i vigili del fuoco e sarebbe attualmente sotto controllo. Dal momento della caduta di Mubarak il gasdotto é sotto costante attacco, visto che uno dei molti modi in cui Israele esercitava la propria prepotenza verso Il Cairo era proprio farsi fornire metano a profusione a prezzi totalmente assurdi, garantiti solo dal versamento di laute tangenti ai corrotti burocrati del regime.
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giovedì 2 giugno 2011

Si terrà il 3 agosto il processo a Hosni Mubarak e ai suoi due figli: i tre rischiano la pena di morte!


E' Stato stabilito che il processo all'ex-dittatore egiziano Hosni Mubarak, detronizzato dall'insurrezione popolare che ha scosso tutto il mondo arabo all'inizio dell'anno si terrà il 3 agosto 2011. Insieme all'Ultimo Faraone verranno messi sul banco degli accusati anche i suoi due figli: il 'delfino' Gamal, di cui ancora pochi mesi fa noi stessi prevedevamo l'ascesa al 'trono' vista l'età avanzata del genitore e l'apparente solidità del suo regime e Alaa, che alle aspirazioni politiche preferiva il mondo degli affari in cui la profonda corruzione che regnava sotto l'egida del NPD gli consentiva di incamerare enormi ricchezze svendendo il patrimonio naturale del paese ad amici e complici e incamerando laute tangenti.

Le accuse che i tre si troveranno ad affrontare saranno soprattutto di corruzione, malversazione ma anche riguardanti gli ordini di reprimere la rivolta popolare nel sangue, che, a un sommario conteggio, sono costati tra le ottocento e le novecento vite. Per queste accuse, sotto il codice penale egiziano attualmente vigente (che é lo stesso voluto da Sadat e Mubarak al tempo del loro 'voltafaccia' filo-occidentale e filo-israeliano) potrebbero vedersi infliggere la pena capitale.

Fonti giudiziarie affermano che il procedimento si celebrerà alla Corte criminale di Cairo Nord, e che il tribunale sarà presieduto dal Giudice Ahmed Rifati.
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venerdì 6 maggio 2011

L'Egitto é sempre più 'De-Mubarakizzato'! Condannato a 12 anni di reclusione l'ex-Ministro degli Interni!!


Come cadono i "colossi" del recente passato! E' ancora fresca la notizia del trasferimento dell'ex 'Faraone' del Cairo dalla residenza protetta di Sharm a una ben meno comoda detenzione in ospedale carcerario che ci raggiunge l'agenzia secondo la quale il già Ministro dell'Interno di Mubarak, Habib al-Adly sarebbe stato condannato a dodici anni di carcere per accuse di corruzione e interesse in atti pubblici.

Le tribolazioni giudiziarie non sono però finite per l'ex responsabile degli Interni, visto che il suo nome compare in numerosissimi faldoni d'inchiesta riguardo la persecuzione politica degli oppositori e il fallito tentativo di repressione violenta del dissenso durante le manifestazioni di inizio 2011 che portarono in ultimo alla deposizione del regime.

Questa é la prima sentenza definitiva a colpire un "boiardo" della corte di Mubarak, lo stesso Hosni é indagato per istanze plurime di corruzione e per molti degli stessi addebiti elevati contro Al-Adly (che eseguiva puntualmente gli ordini del 'Presidente'), mentre i figli di Mubarak, Alaa e Gamal, figurano in dozzine di procedimenti per corruzione e interesse privato in atti pubblici.

Il movimento politico Mubarakista, Il Partito Nazionale Democratico, é stato sciolto in aprile e tutte le proprietà di questo e della famiglia Mubarak sono state congelate. L'opinione pubblica egiziana vuole vedere Mubarak e soci sul banco degli accusati per le morti causate dal tentativo di repressione, che stime della Commissione indagativa istituita dalla Giunta di transizione indicano in 846 (più 6400 feriti).

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lunedì 25 aprile 2011

Mubarak passa dalla residenza di Sharm a una meno confortevole detenzione in ospedale carcerario!


Il procuratore della Repubblica egiziana ha ordinato al Ministro dell'Interno di approntare il prima possibile il trasferimento dell'ex-presidente Hosni Mubarak dalla sua attuale residenza sorvegliata all'ospedale Mazraa, presso la prigione di Turah; la notizia é stata riportata dall'agenzia di stampa statale Mena.

L'ottuagenario ex-autocrate del Cairo é sotto inchiesta per i tentativi di repressione delle pacifiche proteste popolari di gennaio 2011, che lasciarono sul terreno centinaia di morti durante i quasi venti giorni di ininterrotti scioperi e manifestazioni, oltre che per la famigerata questione degli accordi svantaggiosi stipulati con Israele per la vendita di gas metano sottocosto, che avrebbero cagionato un danno alle casse statali configurabile nei miliardi di Euro.

Mubarak é finora rimasto sorvegliato in una residenza di Sharm el-Sheik, la rinomata località balneare sulle coste del Mar Rosso, dove ha ricevuto trattamenti per le sue afflizioni cardiache; i suoi rampolli Alaa, uomo d'affari coinvolto a più livelli nella gestione semi-privata di settori strategici dell'economia egiziana e Gamal, 'delfino' pronto alla successione all'anziano padre, sono rimasti a loro volta sorvegliati e a disposizione delle autorità riguardo a diverse inchieste per corruzione e per corresponsabilità nella tentata repressione dei moti popolari.

Si calcola che in tutto il paese vi siano stati circa 800 morti nei 18 giorni di manifestazioni e rivolte.

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