Il capo del Parlamento della Repubblica Islamica iraniana, Ali Larijani, ha dichiarato che l'Iran ha già trasferito alla resistenza di Gaza conoscenze e tecnologie avanzate di cui ha bisogno per la fabbricazione
di armi e per affrontare con l'occupazione israeliana.
In un'intervista con la catena Al-Alam, Larijani ha chiesto agli Stati islamici di fornire informazioni veritiere in merito agli aiuti finanziari e militari ai
palestinesi. Spingendosi poi a commentare la possibilità di una tregua a Gaza ha detto:
"Vogliamo un cessate il fuoco che concluda questa guerra e ponga fine al blocco contro Gaza, che è un'altra guerra anch’essa".
Larijani in questo contesto, ha criticato la chiusura del valico di Rafah da parte dell'Egitto, definendolo "errore storico che porterà conseguenze sgradevoli per il nuovo Governo egiziano."
"La consegna di farmaci a Gaza è ancora vietata," ha fatto sapere Larijani.
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venerdì 25 luglio 2014
Larijani: Avanzate tecnologie belliche iraniane già da lungo trasferite a Gaza!!
lunedì 30 dicembre 2013
Know How made in Iran per gli ingegneri petroliferi di Bagdad!
La Compagnia Nazionale Iraniana per le Trivellazioni ha dichiarato che la Repubblica Islamica é pronta a condividere le proprie conoscenze tecniche con i colleghi irakeni, a partire dallo sfruttamento delle risorse nel Sud del paese. Mohammed Reza Takayedi ha rivelato che grazie a un accordo appena siglato, nuovi ingegneri petroliferi irakeni verrano formati e perfezionati dagli Iraniani.
Con l'esperienza maturata in oltre settanta progetti di trivellazione petrolifera la Compagnia Nazionale Iraniana può fornire l'intera gamma di servizi tecnici e consulenze specialistiche a Bagdad, sempre più desiderosa di affrancarsi dagli accordi con le avide multinazionali energetiche occidentali.
La scorsa Estate Iran e Irak avevano firmato un accordo in base al quale Teheran fornirà al vicino occidentale 25 milioni di metri cubi di metano pronto all'uso per un ricavo complessivo di 3.7 Milioni di Dollari.
martedì 2 luglio 2013
Terminati a Bushehr i lavori sulla petroliera 'Aframax' "Sorocama", ormai pronta a unirsi alla flotta venezuelana!
Dieci mesi dopo avere adagiato in acqua il maestoso scafo da 250 metri di lunghezza e 44 di larghezza i cantieri navali iraniani di Bushehr hanno terminato i lavori di preparazione della prima delle quattro petroliere modello 'Aframax' (navi capaci ancora di valicare il Canale di Suez ma non quello di Panama) che stanno venendo costruite nella Repubblica Islamica per conto del Venezuela.
Ali Saeedlou, Vicepresidente iraniano per gli Affari Internazionali ha dichiarato che tempi e modalità di consegna del nuovo vascello ai committenti venezuelani verranno discussi ai margini della prossima conferenza del Forum dei Paesi Esportatori di Gas cui parteciperanno sia il Presidente iraniano sia quello venezuelano, Nicolas Maduro.
Questo brillante esempio di cooperazione economica tra Teheran e Caracas non fa che riaffermare la natura vincente della scelta di intensificare e approfondire sempre più i rapporti economici tra i due paesi, fortemente voluta da Mahmoud Ahmadinejad e da Hugo Chavez.
Ali Saeedlou, Vicepresidente iraniano per gli Affari Internazionali ha dichiarato che tempi e modalità di consegna del nuovo vascello ai committenti venezuelani verranno discussi ai margini della prossima conferenza del Forum dei Paesi Esportatori di Gas cui parteciperanno sia il Presidente iraniano sia quello venezuelano, Nicolas Maduro.
Questo brillante esempio di cooperazione economica tra Teheran e Caracas non fa che riaffermare la natura vincente della scelta di intensificare e approfondire sempre più i rapporti economici tra i due paesi, fortemente voluta da Mahmoud Ahmadinejad e da Hugo Chavez.
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giovedì 13 dicembre 2012
Imprenditore palestinese dedica un profumo al razzo M-75; artefice della vittoria di Gaza!
Uno dei pochi prodotti dell'agricoltura palestinese che gli attacchi e l'assedio shylockiano da parte del regime ebraico di occupazione non sono ancora riusciti a distruggere del tutto sono gli agrumi. Oltre che per il loro valore alimentare essi sono preziosi anche dal punto di vista delle essenze aromatiche ed é proprio con un ricco bouquet di agrumi della Striscia di Gaza che l'imprenditore palestinese Rajaey Odwan ha realizzato la nuova fragranza "M-75" in omaggio al modello di razzo 'fai-da-te' con il quale le Brigate Qassam di Hamas sono riuscite a colpire Tel Aviv nella scorsa 'Guerra degli Otto Giorni'.
Gli M-75 sono la dimostrazione pratica della dichiarazione da parte iraniana di non aver fornito ad Hamas solo missili e droni, ma anche 'know-how' su come costruirsi autonomamente i propri vettori balistici in maniera che la Resistenza palestinese sia in grado di difendersi anche in futuro indipendentemente dalla disponibilità della Repubblica Islamica o dell'Asse della Resistenza.
L'azienda di Odwan, la 'Continental Style Perfume Company' ha dichiarato che le vendite dell'aroma "M-75" hanno sorprendentemente superato anche le più rosee aspettative; persino nel più grande ghetto a cielo aperto del mondo le persone vogliono annusare l'odore della vittoria!
Gli M-75 sono la dimostrazione pratica della dichiarazione da parte iraniana di non aver fornito ad Hamas solo missili e droni, ma anche 'know-how' su come costruirsi autonomamente i propri vettori balistici in maniera che la Resistenza palestinese sia in grado di difendersi anche in futuro indipendentemente dalla disponibilità della Repubblica Islamica o dell'Asse della Resistenza.
L'azienda di Odwan, la 'Continental Style Perfume Company' ha dichiarato che le vendite dell'aroma "M-75" hanno sorprendentemente superato anche le più rosee aspettative; persino nel più grande ghetto a cielo aperto del mondo le persone vogliono annusare l'odore della vittoria!
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sabato 8 settembre 2012
La Iran Marine Industries vara la sua prima petroliera per il Venezuela, sempre più saldo l'Asse Caracas-Teheran!
"Sorocama" é la nuova petroliera che presto si aggiungerà alla flotta della compagnia statale venezolana degli idrocarburi, la PDVSA, lo scafo, completato all'85 per cento é stato lanciato in acqua dal bacino di carenaggio do Bushehr per ricevere gli ultimi ritocchi.
Lunga un quarto di chilometro, larga 44 metri e alta 21 la 'Sorocama' verrà poi seguita da altre tre petroliere. L'Iran trova nella capacità di soddisfare le proprie necessità interne con le conoscenze e la forza lavoro locale la possibilità di proporsi nel mercato internazionale come un partner affidabile per quei paesi che non si fidano delle aziende occidentali e imperialiste.
Iran e Venezuela hanno siglato molte intese per la cooperazione nell'edilizia popolare, nella fabbricazione di automobili, biciclette e macchine da lavoro e presto espanderanno i loro accordi all'industria militare e della Difesa.
Lunga un quarto di chilometro, larga 44 metri e alta 21 la 'Sorocama' verrà poi seguita da altre tre petroliere. L'Iran trova nella capacità di soddisfare le proprie necessità interne con le conoscenze e la forza lavoro locale la possibilità di proporsi nel mercato internazionale come un partner affidabile per quei paesi che non si fidano delle aziende occidentali e imperialiste.
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martedì 5 luglio 2011
Jalili: "Nessun ostacolo alla creazione di un Asse d'intesa Iranian-Egiziano contro la prepotenza Usa e Sionista!"
In una recente intervista rilasciata all' "Al-Ahram", il più diffuso e prestigioso quotidiano d'Egitto, il Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale Iraniana, Saeed Jalili ha dichiarato che il potenziale per un "saldo e solido asse di intesa tra il Cairo e Teheran" é uno dei più grandi 'assi' da giocare contro l'avventurismo e l'aggressività Usa e israeliana nell'area, elementi che, lasciati senza contrappeso, potrebbero scatenare instabilità e conflitti ancora più devastanti di quelli attualmente in atto. Palestina, Libia, Irak, Afghanista sono tuttora incendiate dall'oppressione imperialista, che cerca disperatamente di imporre la propria volontà con le armi e il terrore a popolazioni che non vogliono saperne di piegarsi verso Washington e Tel Aviv.
Jalili ha anche espresso in termini inequivoci la prontezza del suo paese a cooperare finanziariamente e tecnologicamente a progetti congiunti col Cairo, specialmente nell'ambito del settore energetico. Secondo il dignitario iraniano la caduta dell'autocrazia di Mubarak non é che un passo lungo un sentiero di rivendicazioni e affermazioni che saranno al contempo nazionali, democratiche e islamiche esattamente sulla scorta di quanto avvenuto in Iran nel 1979 con la caduta del pupazzo occidentale Reza Palhevi e l'avvento della Repubblica Islamica.
Anche in questo momento, ha articolato Jalili, vediamo gli Usa impegnati in tutta una serie di iniziative pericolose e dalle conseguenze imprevedibili, che non solo mettono in grave rischio la pace e la stabilità per milioni di persone ma, in ultimo, non fanno che rendere questa nazione e i suoi governanti sempre più odiati, ponendo le basi di successive future rivolte contro i suoi interessi e contro coloro che se ne fanno lacché.
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mercoledì 22 giugno 2011
Firmato accordo di produzione aeronautica tra l'Iran e la compagnia ucraina Antonov!
Dimitri Kiva, Segretario del colosso ucraino dell'aviazione, la compagnia Antonov, ha annunciato durante lo svolgimento del Paris Air Show che la sua azienda e il Governo della Repubblica Iraniana si sono impegnati a costruire 78 vettori passeggeri a medio raggio An-148 entro la fine del 2011. La produzione dei modelli avverrà in Iran presso le strutture della Iran Aircraft Manufacturing Industrial Company; il Ministero della Difesa di Teheran ha già accumulato esperienza nel produrre il "148" fin dal 2009.
A seconda della configurazione interna il "148" é capace di trasportare tra i 68 e i 99 passeggeri lungo tragitti di 3000-3500 km. L'Iran ha già positive esperienze nella cooperazione aeronautica con la Antonov, riguardanti la produzione su licenza del vettore passeggeri "An-140", la cui produzione in Iran é cominciata nel 2003. Il turboelica "140" é capace di trasportare 52 passeggeri su rotte corte ed é in servizio in Iran sia con la compagnia aerea HESA che con le forze dell'IRIAF.
L'Iran ha bisogno di rinnovare una flotta aerea civile obsolescnete, ereditata dal precedente regime dello Shah Reza Palhevi.
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giovedì 7 aprile 2011
La Turchia gioca le sue carte in Libia e si allena col "soft power" in attesa di inaugurare il suo 'Secolo asiatico'
L'iniziativa diplomatica turca per addivenire a un accordo tra lealisti gheddafiani e insorti cirenaici ci dice molto di molte cose: dell'aria che spira tra Ankara e Istanbul e di come il Primo Ministro Recep Erdogan e, forse ancora di più il suo Mazzarino con delega agli Esteri, Ahmet Davutoglu, intendono proiettare il morbido potere accumulato dalla repubblica turca in questi anni.
Innanzi tutto: "Come mai proprio un'iniziativa turca?" risposta semplicistica, perché Ankara ha centinaia di milioni di euro investiti in Libia, forse altrettanti che l'Italia, oltre ventimila turchi vivevano e lavoravano in Libia solo che, al confronto di quanto accaduto ai nostri connazionali, costoro sono stati rapidamente evacuati in tutta sicurezza appena le proteste anti-Gheddafi hanno iniziato a farsi violente -mentre il bel gagà della Farnesina annaspava alla disperata ricerca di un'idea su che cosa dire o che cosa fare-; risposta complicata, per quanto fastidioso per gli interessi commerciali e gli investimenti turchi l'impasse libico costituisce, d'altro canto una importante occasione di mettere alla prova il prestigio e il 'clout' internazionale accumulato dal duo Erdogan-Davetoglu, perdipiù in un'arena (l'ex possedimento ottomano) non immediatamente adiacente all'Anatolia, da cui quindi é lecito non aspettarsi eccessivi contraccolpi se qualcosa andasse veramente male.
BRICZaT? Già, tra le potenze emergenti del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) qualche osservatore e commentatore di Geopolitica comincia a inserire anche il Sudafrica (Zuidafrika, in afrikaans) e, a questa estensione, Erdogan e soprattutto Davetoglu vogliono appiccicare un'appendice tronca con la 'T' di Turchia. Ma la Repubblica già di Kemal e dei generali nazionalisti e filo-occidentali, ora portata allo splendore dalla 'democrazia musulmana' dell'AKP, ha veramente le carte in regola per fare tale 'salto di qualità', per proporsi come potenza 'tout court' sull'agone mondiale?
In mancanza di sfere di cristallo funzionanti (rubiamo questa metafora a Miguel Martinez, certi che non se la prenderà troppo...) consideriamo qualche dato...in tre decadi la Turchia avrà probabilmente la quarta o terza economia d'Europa, ben differenziata e forte nel settore manufatturiero, un solido know-how tecnico scentifico, garantito dal crescente livello delle sue università e del suo settore della ricerca, con in più una popolazione superiore a quella tedesca e un esercito forte e moderno, giusto perché non si sa mai. I presupposti, dunque, parrebbero esserci.
Per indovinare, o forse meglio intuire le vie che Ankara potrebbe percorrere nel tentativo di raggiungere quel Radioso sol dell'Avvenir, potrebbe essere utile sfogliare le pagine di un libro di dieci anni fa, pubblicato a Istanbul e intitolato "Stratejik Derinlik: Turkiye'nin Uluslararasi Konumu". L'autore, guardacaso, é proprio Ahmet Davetoglu e traducendo l'intestazione del volume si ha "La Profondità Strategica e la Posizione internazionale della Turchia". Profondità strategica! Ecco un bel concetto foriero di parecchie illuminanti rivelazioni se correttamente interpretato e analizzato.
Nel volume l'autore colloca la Turchia al centro di tre aree sistemate concentricamente: la prima, immediata, comprendente Balcani, Bacino del Mar Nero e Caucaso, la mediana, Mediorientale e Mediterranea di Levante e la terza, più remota, Centrasiatica, Caspica, del Mar Rosso e del Golfo Persico. Nel mondo bipolare della Guerra Fredda la Turchia era monca e muta, non poteva fare altro che montar la guardia al Caucaso armi in mano, temendo il momento i cui i sovietici avessero tentato di forzarsi la via verso Tabriz o verso il Bosforo, ma, in un mondo multipolare a decisa preminenza asiatica la Turchia diventa una valvola vitale nelle relazioni Est-Ovest.
Il Centro di Guerra navale di Annapolis negli Usa sa benissimo che ben sette punti nodali del traffico marittimo passano per paesi musulmani (Dardanelli, Bosforo, Suez, Bab el-Mandeb, Hormuz, Malacca, Sonda e Lombok), di questi ben due sono in mano ad Ankara e, con il crescente prestigio che l'AKP sta acquisendo negli ambienti dell'Islam politico internazionale (essendo il primo e finora unico partito politico musulmano arrivato al potere senza violenza ed essendoci rimasto per oltre un decennio) e il rafforzarsi dei legami tra Turchia e Iran non é detto che almeno due (Suez e Hormuz) e forse altri di questi 'chokepoint' non debbano presto rientrare nella sfera d'influenza turca.
La liason strategica tra Ankara e Teheran potrebbe diventare, all'inizio del XXI Secolo quello che l'Intesa Franco-Tedesca rappresentò nell'ultima parte del Ventesimo, una partnership tra stati-nazione duramente e ferocemente contrastanti per la maggior parte della loro storia (esattamente come francesi e tedeschi), ma capaci, insieme, di dare l'abbrivo a un fantastico processo di stabilizzazione e crescita che si spera abbia maggiore respiro ambizione e solidità dell'illusione unitaria di Bruxelles, naufragata fra egoismi paralizzanti, imbarazzante servilismo verso Israele e Usa, ossessioni liberiste e bancarie che prendono il posto dell'attenzione al Sociale e al Lavoro.
Ovviamente le potenze che vogliono opporsi al decollo economico e politico della Turchia, cioé Washington e Tel Aviv, cercheranno di ostacolare in tutti i modi questa intesa e di frustrare tutti gli sforzi diplomatici e di immagine di Erdogan e Davetoglu, sarà proprio nel rapporto tra le opportunità che si aprono e le minacce legate alle pedine israelo-americane nella regione (l'Arabia Saudita, i curdi del Nord dell'Irak e così via...) che dovrà navigare la leadership di Ankara; a ogni 'colpo di timone' si potrà giudicare quanto la distanza tra il traguardo agognato e la realtà vada aumentando o, di converso, rimpicciolendosi fino eventualmente a sparire.
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