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venerdì 23 novembre 2018

SCACCO MATTO! Con più navi e una vera e propria "Grande Muraglia di Missili" la Cina domina gli Usa anche in campo marittimo!


Trasformando le barriere coralline e gli atolli nel Mar Cinese meridionale in isole artificiali fortificate, complete di missili terra-aria antiaerei, la Cina ha trasformato "quello che era una "Grande Muraglia di sabbia solo tre anni fa in una Grande Muraglia di missili", ha detto oggi il comandante navale degli Stati Uniti nel Pacifico.

La militarizzazione delle vie d'acqua vitali per la navigazione commerciale è stata una delle principali preoccupazioni di Washington e dei suoi ormai pochi e sparuti lacché asiatici negli ultimi anni. Ma le sfide sempre più aggressive alla Cina portate dalle navi militari americane che operano in quello che gli Stati Uniti e i loro alleati considerano (ma NON SONO) acque internazionali - compresa una vicina collisione di due navi a settembre - sollevano lo spettro di un incidente mortale che potrebbe degenerare in guerra. E se scoppia una guerra, le basi sulle isole diventano un'estensione strategica verso Sud della difesa terrestre cinese contro navi e aerei statunitensi, conosciuta come dottrina Anti-Access / Area Denial (A2 / AD).

Mentre la Cina costruisce più navi da guerra per la sua marina e continua a militarizzare la sua guardia costiera, Pechino ha già da tempo superato la flotta che gli Stati Uniti possono impegnare nella regione, almeno se si conta il numero di scafi in acqua. Il capo del comando indo-pacifico (INDOPACOM), l'Ammiraglio Philip Davidson, ha parlato all'annuale conferenza di sicurezza di Halifax dove ha detto:

sabato 19 maggio 2018

"Ce ne bastano sei!" La Marina della Repubblica Popolare Cinese prevede la costruzione di altre quattro superportaerei!

Nel corso degli ultimi dodici anni la Marina dell'Armata di Liberazione del Popolo ha messo in linea una portaerei (con la seconda attualmente in fase di prove in mare), ventun cacciatorpediniere, venticinque fregate e ventiquattro corvette; inoltre dal 2002 a oggi ha acquisito dieci sottomarini nucleari da attacco o porta-SLBM e poco meno di una quarantina di moderni ed efficienti sottomarini diesel-elettrici.

Non c'é da stupirsene visto che, nonostante i colossali investimenti per la Nuova Via della Seta, la maggior parte delle materie prime per le fabbriche cinesi e dei beni che da esse inondano i mercati di tutto il mondo passano ancora per le vie di commercio marittimo: la Repubblica Popolare Cinese non ha alcuna intenzione di lanciarsi in inutili "corse agli armamenti" contro gli Usa o altri paesi, ma ha il dovere e il diritto di sviluppare una forza navale adatta a proteggere i propri interessi, anche attraverso un costante pattugliamento delle vie di comunicazione navale.

sabato 12 maggio 2018

Una ferrovia tra Mongolia Interna e Iran permette risparmio di 20 giorni rispetto ai trasporti navali!

Venti giorni in meno rispetto a quanti ne impiegherebbe un bastimento con lo stesso carico partendo da Shanghai o da Canton e attraccando a Bandar Khomeini con un oltre mille tonnellate di semi di girasole.

Questo il risparmio di tempo realizzato grazie alla nuova ferrovia Bayannour-Teheran tra Mongolia Interna (provincia della Repubblica Popolare Cinese) e Repubblica Islamica dell'Iran, che é stata inaugurata ieri con la partenza proprio di un carico di 1150 tonnellate di semi di girasole, popolarissimi in Iran (così come in tutto il Medio Oriente e il Caucaso) come snack, specialmente durante le partite di calcio.

La ferrovia attraversa Turkmenistan e Kazakhstan, snodandosi per oltre 8000 Km.

E' la realizzazione pratica di una parte della Nuova Via della Seta, il corridoio commerciale inattaccabile dalle potenze imperialiste anglosassoni (potenze che si basano sulla capacità delle loro flotte di mettere in pericolo la sicurezza dei commerci navali) che Beijing ha elaborato come veicolo primario dello Spostamento a Est dell'asse del potere mondiale.

sabato 7 aprile 2018

"Occhi Essi Hanno, Ma Non Vedono"; ecco, su PALAESTINA FELIX la MAPPA CHE SPIEGA TUTTO!

In questa mappa a grandissima scala si vedono in rosso i tracciati della Nuova Via della Seta.

In blu, sui mari quella della Cintura Marittima.

Sono le due grandi arterie di materie prime, merci, capitali, cultura, know-how, che la Repubblica Popolare Cinese sta aprendo per fare sì che il "Secolo Asiatico" sia un secolo di crescita, sviluppo e guadagno reciproco per l'Est e per l'Ovest come ai tempi della "Pax Mongolica" quando la sicurezza e la rapidità delle vie di comunicazioni terrestri tra XIII e XV secolo permisero l'avvio del Rinascimento in Europa.

sabato 6 dicembre 2014

Benvenuti nel Secolo Asiatico: tra sei anni la Marina Cinese avrà 62 navi in più dell'U.S. Navy!!

351 a 289; no, non é il punteggio di un'epica sfida a "cirulla" o a scopone, ma il confronto tra le unità maggiori della Marina dell'Armata di Liberazione Popolare cinese e la U.S. Navy come apparirà tra sei anni.

Il dato emerge da uno studio commissionato dal Congresso Usa, che sancisce, a 70 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la fine del predominio statunitense sui mari del pianeta.

Nel corso della Guerra Fredda l'URSS, impero eurasiatico sostanzialmente "tellurico" non sfidò mai gli Stati Uniti direttamente sul campo della flotta, mantenendo é vero un copioso potenziale marittimo con unità temibilissime come gli incrociatori nucleari Kirov, i sottomarini balistici Tifone e quelli da attacco Oscar, ma preferì sviluppare mezzi antinave aerei o con base a terra più per avere la capacità di interdire strozzature marittime e poter colpire le navi Usa a distanza senza dover per forza mandare in acqua flotte equivalenti come cercarono di fare, fallendo, i Tedeschi nella Prima Guerra Mondiale e i Giapponesi nella Seconda.

La Cina invece ha storicamente interessi navali, rafforzati dal suo enorme ruolo economico sviluppato negli ultimi 20 anni, ovvio che debba dotarsi di una grande flotta e, con le sue capacità di spesa militare decuplicate negli ultimi lustri é riuscita, infine, a surclassare la flotta che fu dei Nimitz, degli Stennis, dei Vinson.

Tra l'altro la Cina ha meno 'impegni globali' degli Usa e quindi può concentrare le sue più numerose navi da guerra in teatri ristretti, mentre le 289 navi di Washington devono coprire tutto il globo per poter sostenere le declinanti fortune politico-militari americane.

Se si aggiunge che Beijing ha un alleato come Mosca, a sua volta dotata di una poderosa flotta di superficie e sottomarina, si capisce bene che il periodo di supremazia della talassocrazia statunitense sia ormai giunto definitivamente al capolinea.

domenica 4 maggio 2014

Zoabi: "La Siria, oltre a unirsi all'SCO é interessata a un progressivo avvicinamento alle potenze del BRICS!"

Omran Ahed al-Zoabi, Ministro siriano dell'Informazione ha dichiarato, pochi giorni dopo la rivelazione che il Governo siriano ha inviato richiesta ufficiale di adesione all'Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione che nel prossimo futuro Damasco cercherà un sempre più sstretto rapporto con le potenze del blocco emergente dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica).

Zoabi ha affermato che tale intenzione é già stata espressa nel corso di un recente colloqui con Ilyas Umakhanov (Viceportavoce del Consiglio Federale  Russo); certamente, visti i rapporti preferenziali tra Assad e Putin (nel quadro della storica alleanza russo-siriana) é ovvio che sarà proprio Mosca il più forte sponsor della Siria nel processo di avvicinamento a queste realtà geopolitiche.

Il Ministro dell'Informazione ha concluso augurandosi che Mosca svolga "un ruolo preponderante" nel processo di ricostruzione del paese mediorientale una volta archivata definitivamente la pratica della liquidazione del movimento terrorista mercenario, ormai in rotta in tutti i teatri di scontro.

martedì 29 aprile 2014

La Siria esprime interesse a entrare nell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai: il blocco eurasiatico si rafforza!!

Il Ministro del Commercio Estero della Repubblica Araba di Siria Hayyan Salman ha dichiarato che il Governo del paese ha inviato una richiesta ufficiale di ammissione alla SCO, l'Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione che comprende Cina, Russia, Kazakhistan, Kyrgizistan, Tajikistan e Uzbekistan (più India, Iran, Mongolia, Afghanistan e Pachistan come osservatori).

La notizia é interessante e lodevole visto che dimostra come Assad stia "pensando al domani", associando il suo paese a un forte blocco di potenze emergenti che non sono interessate solo a libera circolazione e legami economici ma anche a saldi rapporti militari e di sicurezza.

Certamente, con i propri legami a Russia, Cina e alleati eurasiatici ancora più espliciti e rafforzati Sauditi, Sionisti, Yankee e loro manutengoli NATO ci penserebbero cinque o sei volte prima di reiterare le loro aggressioni terroristiche a fini di 'regime change' con cui hanno colpito il popolo e i cittadini siriani negli ultimi tre anni.

venerdì 20 gennaio 2012

La Thailandia riconosce lo Stato palestinese, una nuova, grave sconfitta diplomatica per Israele!


Il Governo Thailandese ha formalmente annunciato il suo riconoscimento ufficiale della Palestina come Stato autonomo e indipendente, cogentemente col suo impegno a rispettare il Diritto di autodeterminazione dei popoli; Bangkok é dunque il primo paese dell'Asia Sudorientale a riconoscere la Palestina, ma siamo certi che non sarà affatto l'ultimo. La coraggiosa decisione thailandese costituisce anche una netta risposta alla politica di blandizie tentata da Tel Aviv che voleva convincere con varie 'contropartite' il paese ad assumere una posizione filosionista.

Simili mezzucci possono riuscire con i paesi europei, la codardia e bassezza dei cui dirigenti apparentemente non conoscono limiti, ma il tentativo di applicarli in Asia si é risolto nell'ennesimo scacco per il regime dell'Apartheid ebraico. La delegazione dell'Anp all'Onu ha annunciato nella giornata di ieri di aver ricevuto comunicazione ufficiale da parte thailandese dell'avvenuto riconoscimento, di cui sono state inviate informative a tutte le missioni diplomatiche alle Nazioni Unite; in esse si specifica che i confini riconosciuti dalla Thailandia per lo Stato di Palestina sono "Quelli antecedenti all'aggressione israeliana del 1967".

Riyad al-Maliki, dell'Anp ha dichiarato: "Con questo sono 131 i paesi che riconoscono la Palestina, abbiamo iniziato da subito le procedure per stabilire rapporti diplomatici ufficiali e per aprire un'ambasciata adeguata nella capitale thailandese".
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giovedì 7 aprile 2011

La Turchia gioca le sue carte in Libia e si allena col "soft power" in attesa di inaugurare il suo 'Secolo asiatico'


L'iniziativa diplomatica turca per addivenire a un accordo tra lealisti gheddafiani e insorti cirenaici ci dice molto di molte cose: dell'aria che spira tra Ankara e Istanbul e di come il Primo Ministro Recep Erdogan e, forse ancora di più il suo Mazzarino con delega agli Esteri, Ahmet Davutoglu, intendono proiettare il morbido potere accumulato dalla repubblica turca in questi anni.

Innanzi tutto: "Come mai proprio un'iniziativa turca?" risposta semplicistica, perché Ankara ha centinaia di milioni di euro investiti in Libia, forse altrettanti che l'Italia, oltre ventimila turchi vivevano e lavoravano in Libia solo che, al confronto di quanto accaduto ai nostri connazionali, costoro sono stati rapidamente evacuati in tutta sicurezza appena le proteste anti-Gheddafi hanno iniziato a farsi violente -mentre il bel gagà della Farnesina annaspava alla disperata ricerca di un'idea su che cosa dire o che cosa fare-; risposta complicata, per quanto fastidioso per gli interessi commerciali e gli investimenti turchi l'impasse libico costituisce, d'altro canto una importante occasione di mettere alla prova il prestigio e il 'clout' internazionale accumulato dal duo Erdogan-Davetoglu, perdipiù in un'arena (l'ex possedimento ottomano) non immediatamente adiacente all'Anatolia, da cui quindi é lecito non aspettarsi eccessivi contraccolpi se qualcosa andasse veramente male.
Ieri gli italiani si vantavano di spaventare i beduini con gli aeroplani nella loro guerra per conquistare la Libia agli Ottomani, oggi non é detto che siano proprio i Turchi a sostituire l'Italia come partner privilegiato della nuova Libia post-Gheddafi.
Attualmente la Turchia condanna i raid Nato e l'avventurismo francese, cerca di mediare tra insorti e lealisti, trasporta container su container di aiuti umanitari, che non comprendono bandierine e striscioni come quelli di Sarkozy, ma la cui provenienza é nota a tutti e molto apprezzata, con ogni carico la consapevolezza del coinvolgimento turco nella crisi aumenta anche a livello popolare e la gratitudine cresce. Gli occhi (e le aspirazioni) del leader dell'AKP e del suo Ministro degli Esteri (già ordinario di Relazioni Internazionali all'Ateneo di Marmara, mica un maestro di sci!) tuttavia, sono già sollevati e fissati su un orizzonte più distante, un traguardo chiamato BRICZaT.

BRICZaT? Già, tra le potenze emergenti del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) qualche osservatore e commentatore di Geopolitica comincia a inserire anche il Sudafrica (Zuidafrika, in afrikaans) e, a questa estensione, Erdogan e soprattutto Davetoglu vogliono appiccicare un'appendice tronca con la 'T' di Turchia. Ma la Repubblica già di Kemal e dei generali nazionalisti e filo-occidentali, ora portata allo splendore dalla 'democrazia musulmana' dell'AKP, ha veramente le carte in regola per fare tale 'salto di qualità', per proporsi come potenza 'tout court' sull'agone mondiale?

In mancanza di sfere di cristallo funzionanti (rubiamo questa metafora a Miguel Martinez, certi che non se la prenderà troppo...) consideriamo qualche dato...in tre decadi la Turchia avrà probabilmente la quarta o terza economia d'Europa, ben differenziata e forte nel settore manufatturiero, un solido know-how tecnico scentifico, garantito dal crescente livello delle sue università e del suo settore della ricerca, con in più una popolazione superiore a quella tedesca e un esercito forte e moderno, giusto perché non si sa mai. I presupposti, dunque, parrebbero esserci.

Per indovinare, o forse meglio intuire le vie che Ankara potrebbe percorrere nel tentativo di raggiungere quel Radioso sol dell'Avvenir, potrebbe essere utile sfogliare le pagine di un libro di dieci anni fa, pubblicato a Istanbul e intitolato "Stratejik Derinlik: Turkiye'nin Uluslararasi Konumu". L'autore, guardacaso, é proprio Ahmet Davetoglu e traducendo l'intestazione del volume si ha "La Profondità Strategica e la Posizione internazionale della Turchia". Profondità strategica! Ecco un bel concetto foriero di parecchie illuminanti rivelazioni se correttamente interpretato e analizzato.

Nel volume l'autore colloca la Turchia al centro di tre aree sistemate concentricamente: la prima, immediata, comprendente Balcani, Bacino del Mar Nero e Caucaso, la mediana, Mediorientale e Mediterranea di Levante e la terza, più remota, Centrasiatica, Caspica, del Mar Rosso e del Golfo Persico. Nel mondo bipolare della Guerra Fredda la Turchia era monca e muta, non poteva fare altro che montar la guardia al Caucaso armi in mano, temendo il momento i cui i sovietici avessero tentato di forzarsi la via verso Tabriz o verso il Bosforo, ma, in un mondo multipolare a decisa preminenza asiatica la Turchia diventa una valvola vitale nelle relazioni Est-Ovest.

Il Centro di Guerra navale di Annapolis negli Usa sa benissimo che ben sette punti nodali del traffico marittimo passano per paesi musulmani (Dardanelli, Bosforo, Suez, Bab el-Mandeb, Hormuz, Malacca, Sonda e Lombok), di questi ben due sono in mano ad Ankara e, con il crescente prestigio che l'AKP sta acquisendo negli ambienti dell'Islam politico internazionale (essendo il primo e finora unico partito politico musulmano arrivato al potere senza violenza ed essendoci rimasto per oltre un decennio) e il rafforzarsi dei legami tra Turchia e Iran non é detto che almeno due (Suez e Hormuz) e forse altri di questi 'chokepoint' non debbano presto rientrare nella sfera d'influenza turca.

La liason strategica tra Ankara e Teheran potrebbe diventare, all'inizio del XXI Secolo quello che l'Intesa Franco-Tedesca rappresentò nell'ultima parte del Ventesimo, una partnership tra stati-nazione duramente e ferocemente contrastanti per la maggior parte della loro storia (esattamente come francesi e tedeschi), ma capaci, insieme, di dare l'abbrivo a un fantastico processo di stabilizzazione e crescita che si spera abbia maggiore respiro ambizione e solidità dell'illusione unitaria di Bruxelles, naufragata fra egoismi paralizzanti, imbarazzante servilismo verso Israele e Usa, ossessioni liberiste e bancarie che prendono il posto dell'attenzione al Sociale e al Lavoro.

Ovviamente le potenze che vogliono opporsi al decollo economico e politico della Turchia, cioé Washington e Tel Aviv, cercheranno di ostacolare in tutti i modi questa intesa e di frustrare tutti gli sforzi diplomatici e di immagine di Erdogan e Davetoglu, sarà proprio nel rapporto tra le opportunità che si aprono e le minacce legate alle pedine israelo-americane nella regione (l'Arabia Saudita, i curdi del Nord dell'Irak e così via...) che dovrà navigare la leadership di Ankara; a ogni 'colpo di timone' si potrà giudicare quanto la distanza tra il traguardo agognato e la realtà vada aumentando o, di converso, rimpicciolendosi fino eventualmente a sparire.

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